Darwinismo: controreplica a MicroMega -2

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Dopo aver constatato che il “darwinsmo” è costituito da un insieme di teorie, e che esso è lo strumento principale dell’ateismo, affrontiamo adesso la scientificità della teoria darwiniana.

 

Ma con MicroMega sorprendentemente su una cosa siamo d’accordo: il conflitto è politico.

 

Siamo contenti che finalmente sia stato ammesso.

 

Dunque la teoria darwiniana è in realtà un insieme di teorie che nel tentativo di risolvere i problemi che sono emersi strada facendo, sono andate a costituire un complesso che vede spesso le sue componenti entrare in conflitto. Una realtà evidenziata dal recente caso Dawkins-Wilson, sul qualeil 24 giugno The Guardian titolava Richard Dawkins in furious row with EO Wilson over theory of evolution.

Riguardo tale insieme di teorie darwiniane, Pierfranco Pellizzetti nella sua risposta a Roberto Timossi su MicroMega ha espresso la tesi che non sia falsificato nel senso kuhniano del termine:

Ciò premesso, ne consegue che ha poco senso pretendere di smascherare la non-scientificità dell’evoluzionismo in quanto declinato in una pluralità di teorie (e non in una sintesi olistica): scientifico, in quanto non ancora falsificato, è il “paradigma evoluzionistico” imperante; all’interno del quale la scienza “normale” (à la Thomas Kuhn) sperimenta differenti ipotesi esplicative.

Paradigma di certo non falsificato dai tentativi di rimettere a nuovo il suo predecessore (Creazionismo), riverniciato terminologicamente in Progetto Intelligente.

E qui sta il grande errore di Pellizzetti e tutti coloro che in ambito darwiniano utilizzano lo stesso argomento. Il punto non è se il darwinismo sia stato o meno falsificato, il vero punto della questione sulla non scientificità del darwinismo non è infatti sulla sua avvenuta o meno falsificazione, ma sulla mancanza di un criterio di falsificabilità.

Quello che il darwinismo non fornisce è infatti un evento che se verificato falsificherebbe la teoria. Senza timore di essere smentiti affermiamo che un tale criterio non è stato fornito, e che quindi il darwinismo non si può considerare un teoria scientifica. Esattamente come l’ID.

Il criterio di falsificabilità fornito da Haldane e ripreso da Richard Dawkins riguarda infatti l’evoluzione in sé, la successione dei viventi nella storia della Terra, non la spiegazione che questa successione fornisce il darwinismo:

Come rispose J. B. S. Haldane quando gli chiesero che cosa avrebbe potuto smentire l’evoluzione: «Conigli fossili nel Precambriano».

R. Dawkins – L’illusione di Dio.

Pellizzetti deve dunque cambiare argomento, non è l’ID a pretendere di falsificare il darwinismo, esso non è falsificabile. Quindi non è scienza.

Riguardo poi al paragone con la teoria tolemaica Pellizzetti afferma:

Ritornando al palleggiamento sul “chi è l’oscurantista”, da quale parte starebbe il tentativo di riportare in auge il paradigma tolemaico a scapito di quello copernicano?

Quello che sfugge all’articolista di MicroMega è che il paragone con la teoria tolemaica e quella copernicana, vedrebbe il darwinismo nei panni di quella tolemaica, non di quella copernicana.

In campo astronomico infatti dominavano le interpretazioni di tipo egizio, quelle che vedevano il sole e la luna come divinità, poi venne la teoria Aristotelico-tolemaica e al moto degli astri venne data un’interpretazione fisica. Così le teorie evoluzionistiche, di cui il darwinismo è oggi egemone, diedero nell’800 una spiegazione fisica del come fossero nate le specie.

Ma poi il sistema tolemaico si frammentò in una serie di sotto-teorie che risolvevano ciascuna un problema ma spesso entravano in conflitto tra loro (vi ricorda qualcosa?), alla formulazione originale si aggiunsero quindi epicicli, deferenti, l’equante, l’eccentrico. Ciononostante ad un certo punto il sistema andò in crisi perché alla prova dei fatti non permetteva di osservare gli eventi attesi: il calendario era difettoso e andava riformato.

Così oggi, allo stesso modo, il darwinismo è un insieme di teorie spesso in contrasto tra loro, e le sue previsioni non sono confermate dall’osservazione: dopo migliaia di generazioni batteriche e di mutazioni casuali non si osserva l’emergere nessuna mutazione benefica, vedi PNASGenomic evolution during a 10,000-generation experiment with bacteria. E riguardo ai fossili, a 150 anni dalla pubblicazione dell’Origine delle specie continuano a mancare i passaggi intermedi, rendendo sempre più difficile sostenere il gradualismo previsto dalla teoria.

Ma le sorpresa è che sulla conclusione dell’articolo di Pellizzetti si può essere d’accordo:

il conflitto tra la ragione teologica e quella scientifica è meramente politico. La posta in palio è la visione del mondo da cui ricavare criteri al servizio di primazie assolutamente concrete: i presidiatori dell’Antico Ordine o i ricercatori di un qualche orientamento di senso/significato nel Caso e nella Necessità?
Semmai – se proprio vogliamo insistere in materia di tassonomie – “scientifico” (nonché democratico e liberatorio) è il lavoro di smascheramento/disvelamento delle reali poste in palio: proseguire il cammino verso il disincanto o virare all’indietro, verso consolazioni anestetiche.

Proprio da queste parole conclusive emerge il motivo per il quale il paradigma darwiniano sopravvive alla sua mancanza di prove e alla sua non falsificabilità (che lo rende non scientifico): esso è lo strumento per affermare la visione del mondo secondo “Caso e Necessità”  (con la maiuscola nell’originale).

Ecco dunque che alla fine viene data ragione a Timossi quando lega il darwinismo all’ateismo, il suo unico errore, come dicevamo, è nell’aver ravvisato nel darwinismo “l’ultima ridotta” dell’ateismo mentre ne è invece il principale strumento offensivo.

La scienza, come affermato su MicroMega, è democratica e liberatoria, e il suo metodo se applicato veramente ci libera dalla pretesa dimostrazione della teoria darwiniana.

Le reali poste in palio sono l’esatto contrario di quelle prospettate su MicroMega: iniziare un cammino verso l’incanto di un universo meraviglioso e ordinato, o virare all’indietro verso disperazioni dolorifiche.

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

14 commenti

  1. “[…]affrontiamo adesso la scientificità della teoria darwiniana.”

    Quanto meno Ri-affrontiamo…

    Ad ogni modo,ribadirei inanzi tutto che, oltre il criterio di falsificabilità, non si vede sul tavolo neanche qualche elemento corroborante…

    Per poi ribadire come offra una visione diversa il parlare di “origine delle specie” dal parlare di “evoluzione” grazie a Spencer et all..
    vedasi anche commenti qua:
    http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/05/darwinismo-e-cambiamenti-climatici-un-binomio-sospetto/

    Paradossalmente per loro,ma non si rendon conto di essere i buoi che danno dei cornuti agli asini.
    L’ID non è scienza,giustissimo,sono d’accordo,come non potrei?
    Mi riallaccio a tal proposito al mio commento qua in cui vado anche a far riferimento a :”:”Perché non possiamo non dirci darwinisti “”:
    http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/06/amici-del-cicap-che-ne-direste-di-insegnare-il-darwinismo-nellora-di-religione/

    Conseguentemente,esiste una contrapposizione riguardo la storia naturale ma non esiste una contrapposizione fra un ipotesi fedele alla scienza ed una che la rinnega,come vorrebbero passasse o di una connessa alla conoscenza ed una all’ignoranza etc etc etc..

    Ma c’è di più,perchè se il creazionismo,laddove non nasca da un abuso “letterale” o “allegorico”,rappresenta una fede,un credo non smentita ,forse anche non smentibile, dai fatti delle scienze naturali,(nonostante incessanti tentativi di sostituirla con storie alternative evoluzionistiche, materialistiche o teistiche varie che siano..)il neodarwinismo non rappresenta una fede,ma neanche una scienza,quindi uno ha il “diritto” di esistere,giacchè l’ha mantenuto e/o ritrovato,l’altro si trova in una situazione peggiore,peggiore dell’ID stesso,diventa un ipotesi che è teoria quanto può esserlo la teoria del multiverso non certo quella gravitazionale come vorrebbero far credere o come la teoria della relatività..

    E come dici Enzo sottolineo:
    “Senza timore di essere smentiti”

  2. Speriamo in una evoluzione di quelli di micromega. Magari in senso scientifico e non scientista.

    Per il resto, continuare a ritenersi dei “portatori di luce” darwiniana, contro gli “oscurantisti creazionisti” non favorisce molto la scientificità del dibattito. Un po’ d’umiltà sarebbe molto utile. Comunque, gli estensori di micromega non fanno altro che portare ragioni filosofiche (per quanto traballanti), non scientifiche, confondendo i piani del discorso. E’ una totale assurdità.

    • “Speriamo in una evoluzione di quelli di micromega. Magari in senso scientifico e non scientista.”

      E cioè?
      L’unico “senso scientifico” del termine è:
      “Qualunque modificazione genetica che avviene negli organismi viventi da una generazione all’altra”
      (biologico)
      Il significato principe invece,come ricordavo:
      http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/05/darwinismo-e-cambiamenti-climatici-un-binomio-sospetto/
      non è certo prettamente ‘scientifico’,ma è applicabile un po’ ovunque e tutti ,di fatto, pensano alla medesima cosa con questo termine,giustamente…
      Se si vuole alludere al significato biologico di cui sopra,beh allora è circoscritta alla microevoluzione(per come la intendiamo a ragione qui), ed è anche più di una teoria (dell’evoluzione)e non è messa in dubbio.
      Ma quando si estende,come si legge anche in questo articolo,non ha più senso metterla in quei termini,serve soltanto a eludere problemi, a creare confusione,a nascondere falle,a generalizzare eccessivamente…
      In tal caso si deve parlare invece di “origine delle specie”(ovviamente non specie biologiche altrimenti si torna quanto sopra),a quello Darwin e altri cercarono di trovare spiegazione,è quello il punto centrale e ciò che viene dibattuto,non tanto a come le specie si “evolvessero nel tempo” cosa che è senza discussione;Ma da dove spuntarono gli archetipi delle varie specie.
      E nemmeno è alla fine troppo corretto far passare evoluzione come “successione di qualcosa nel tempo”,dal momento che ,di fatto,il suo significato primo da “svolgere” è riferito in verità più ad un esercizio fisico -ginnico o simile,anche a quelle che fanno in cielo le “frecce tricolori”…
      Ed è quindi qui che si arriva alla conclusione..l’evoluzione diviene spiegazione dell’origine delle specie,del problema,che non è più così un problema,micro e macro evoluzione diventano solo termini per indicare fasi di un macro-processo evolutivo.E così l’evoluzione, fatto(per la microevoluzione,quella vera),divenendo spiegazione(impropria) dell’origine delle specie(imponendo condizioni opportune di caso -necessità contingenze), fa si che anche questa divenga parte del fatto.
      Non è quindi neanche correttissimo,se vogliamo,dire che l’evoluzione è l’oggetto di studio e il neodarwinismo ciò che la dovrebbe spiegare,da li t.d.e.
      Infatti l’evoluzione è un processo,riconducibile anche coem visto ad eventi naturali,ad eventi propri della storia dei viventi che il neodarwinismo “usa” per spiegare anche l’origine delle specie(e talvolta l’abiogenesi)
      L’oggetto di studio è la ‘storia’ dei viventi:origine e cambiamento nel tempo,non l’evoluzione,non sono in realtà sinonimi…altrimenti si fa filosofia.
      Da una parte come dicono le parole si sta entro la forma dall’altra si esce dalla forma…
      Posson essere sinonimi?
      Pertanto la critica a questo sistema(neodarwinista) non viene compresa ed a ragione,dalle masse e da molti scienziati,in buona fede,anche grazie alla demoinizzazione dell’avversario,molti vedono un assurdo in questa critica ,un andar contro la scienza, mentre invece è un disperato tentativo di soccorso della stessa.

      P.S:
      Quanto invece a “portatori di luce” direi che fanno bene a definirsi tali..anzi concordo appieno,in senso latino del termine ovviamente…