La crisi economica e la teoria delle catastrofi (ovvero come ci fregheranno)

18

Schema dalla “Teoria delle catastrofi” di René Thom. (Catastrofe a cuspide)


“L’Europa ha bisogno di crisi”, queste parole furono pronunciate dall’attuale Premier Mario Monti nel gennaio 2011: ma per quale motivo tali crisi sono necessarie?

 

La risposta è in una teoria matematica degli anni ’70, la “Teoria delle catastrofi” alla cui luce si possono meglio leggere gli eventi contemporanei.

 

 

La “Teoria delle catastrofi” fu elaborata dal matematico francese René Thom tra gli anni ’50 e ’60 per affrontare i fenomeni caratterizzati da mutamenti discontinui. Come si vede nella figura riportata un fenomeno di biforcazione (come appare sulla superficie di controllo in basso) è la proiezione di quanto avviene sulla superficie del comportamento (superficie in alto).

Il primo passo verso una “catastrofe” si ha quando da una posizione di stabilità o di “neutralità” (punto 3), ci si sposta in una di “crisi”. Graficamente possiamo rappresentare la cosa col seguente schema:

In questo caso il fenomeno rappresentato è il comportamento di una cane che di fronte ad una “crisi” dovrà decidere se attaccare o fuggire, o per usare i termini indicati nella figura, si tratta di vedere se in lui prevarrà la “Collera” o la “Paura“.

L’instabilità una volta innescata potrebbe anche regredire al punto di partenza, oppure, al permanere della situazione che l’ha provocata, non può che portare ad una “caduta” definitiva in una delle due alternative. Ma quello che è particolarmente interessante è il fatto che finché la crisi non sarà risolta la reazione del soggetto può risolversi in modo repentino e incontrollabile in una delle due soluzioni.

Questo è il problema che si trova di fronte chi deve gestire una “crisi”: il rischio che anziché evolvere nella direzione desiderata precipiti in quella opposta.

Così, per analogia, come nell’esempio riportato, una crisi economico-sociale è la necessaria premessa per un cambiamento, ma il rischio è che si ottenga il risultato opposto, la crisi quindi va gestita.

Calandoci nel concreto, la crisi innescata ha due possibili epiloghi:

1- Prevale la “Paura”: in tal caso i paesi in crisi accetteranno di subire qualunque soluzione imposta.

2- Prevale la “Collera”: in questo caso i paesi si rivolteranno contro chi riterranno responsabile della crisi.

 

Il “gioco” di chi gestisce la crisi è a questo punto quello di continuare a spingere verso l’instabilità e contemporaneamente agire sugli elementi di “Paura”  e disinnescare quelli di “Collera”. Tornando al paragone proposto, si può immaginare la situazione in cui di fronte ad un cane lo si voglia spingere dentro una gabbia, la tecnica usata sarà quella di intimorirlo senza mai arrivare a suscitare l’aggressione.

Tutta la “crisi” sarà condotta all’interno dell’area di cuspide e l’epilogo sarà dato dalla “caduta” in una situazione irreversibile al di fuori di essa.

Riferito alla crisi economica questo esempio riconduce al prevalere della Paura o della Collera nei Paesi interessati, e questo è esattamente ciò che stiamo osservando: la Paura corrisponde all’accettazione di sacrifici e perdita di sovranità, la Collera corrisponde invece alle proposte di uscita dall’Euro e ritorno alla moneta nazionale.

Ecco che allora diventa comprensibile il tira e molla tra misure che vanno nella creazione di stati di Paura e il temporaneo allentamento della stessa quando sembra che essa possa repentinamente trasformarsi in Collera.

E infatti più volte, e su vari versanti, si sono affacciati i sintomi di un comportamento di Collera, sia da parte del Centro destra, della Sinistra che dell’antipolitica.

Quando questi sintomi di Collera iniziano a manifestarsi è allora necessario allentare la pressione per evitare che si cada nella Catastrofe indesiderata, ecco allora che vengono inviati messaggi rassicuranti, come l’attivazione del Fondo Salva Stati “MES” che con il suo nome tranquillizza l’opinione pubblica. Ma non troppo, la soluzione si intravede ma non è raggiunta. Oppure l’allentamento di pressione avviene con le parole del Govenatore della BCE, come riportato dal Corriere della Sera il 27 luglio: Draghi assicura che la Bce salverà l’ euro Fiammata dei mercati, Milano fa +5,62%.

La borsa sale del 5,62 %, gli animi si calmano e ci si allontana dalla pericolosa linea di Collera.

Ma l’ “accalappiacani” conosce il suo mestiere e sa che sta spingendo l’ “animale” verso la gabbia dandogli la sensazione che quella sia una via d’uscita. La situazione è quella descritta da Paolo Barnard nel suo intervento del 27 luglio: Non posso usare altre parole, mi si perdoni: ora siamo nella merda davvero e nell’articolo Non hanno limiti. Sarà anche peggio di così.

Come da manuale: la via di fuga altro non è che la porta d’ingresso della gabbia.

Ma cosa accadrebbe se nell’instabilità della situazione ad un certo punto prevalesse la Collera e qualche stato o leader politico proponesse di uscire dall’Euro?

Ci sarebbe allora bisogno di un cambiamento “catastrofico”, di qualcosa che incutesse tanta paura da bloccare in modo altrettanto rapido la Collera trasformandola nuovamente in paura. Dovrebbe cioè accadere qualcosa in grado di togliere bruscamente la speranza di potercela fare da soli e spingere a orecchie abbassate dentro la gabbia.

Non è una visione ottimista. E non è neanche una soluzione, si tratta solo di una chiave di lettura di quanto sta avvenendo. Per il momento è forse il massimo che possiamo permetterci.

Intanto, giusto per non dimenticare, possiamo rinfrescarci la memoria:

 

 

 

Share.

About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

18 commenti

  1. Jacques de Molay on

    Proff. perdoni l’OT, vorrei chiederle un’opinione in merito al “Barnard pensiero”: io lo avvicinai qualche tempo fa, ma me ne dissociai praticamente subito, più che altro a causa dell’assolutismo con cui l’uomo si esprime, assolutismo che credo essere inefficace nel descrivere delle realtà multiformi e sfumate come quelle della politica e dell’economia. Eppure vedo che lei non è nuovo nel citarlo nell’ambito di questi temi…

    La ringrazio!

    • Ti ringrazio per questo tuo intervento che mi offre la possibilità di chiarire alcune cose.

      La prima cosa che ci tengo a dire è che in generale quando cito qualcuno mi riferisco strettamente alle parole dell’articolo o al pensiero dell’autore specificamente nel campo interessato.

      Riguardo a Paolo Barnard mi rendo conto che lo stile è quello che è, potremmo definirlo per così dire “diretto” e senza sfumature, ma in certi casi questo può non essere un difetto.

      Ma c’è qualcos’altro su cui vorrei soffermare maggiormente l’attenzione. L’analisi di Barnard la trovo molto condivisibile nello specifico di questa fase della crisi, non condivido affatto invece l’analisi che lui fa del percorso storico degli ultimi due secoli.
      Si tratta in pratica di quanto afferma all’inizio della sua conferenza “Il più grande crimine”.
      Ma di questo vorrei parlare più approfonditamente in seguito.

      • Jacques de Molay on

        non condivido affatto invece l’analisi che lui fa del percorso storico degli ultimi due secoli.

        Eccolo qua! Proff. se prossimamente avesse modo di spendere qualche parola circa questo punto dell’analisi di Barnard, che invero mi lasciò (più che) perplesso, la cosa sarebbe estremamente gradita. Grazie ancora!

        • Esattamente Jacques, è proprio quello che intendevo dire.
          Nei prossimi giorni vorrei dedicare a questo punto un articolo.
          Grazie a te e appuntamento tra qualche giorno.

  2. Io non ho mai capito perche’ il deficit della Grecia, (ma anche se fosse l’intero debito pubblico della Grecia pari a circa 150-250miliardi di euro) possa far crollare un colosso che comprende paesi del G7 (solo Italia, Francia e Germania fanno 6000miliardi di PIL!). Anche a costo di pagare tutti gli europei l’intero debito pubblico greco, avremmo speso di meno di adesso, con questa crisi fasulla e infinita, spinta soltanto per farci perdere altra sovranita’.

  3. Io credo che la rinuncia alla sovranità, per quanto sia una questione dolorosa e lacerante non dovrebbe essere un tabù.
    Il punto non è se o se non rinunciare alla sovranità, ma

    1- per che cosa?
    2- come?
    3- a che condizioni?
    4- con la gestione di chi?

    Alla prima domanda, effettivamente la più cruciale non è facile rispondere, molto più facile indicare per cosa per cosa non si dovrebbe rinunciare: per l’euro. E’ una questione di prospettiva, se l’euro fosse la nostra moneta si potrebbe anche discuterne, ma sia che manteniamo la sovranità sia che ci rinunciamo, anche totalmente, l’euro rimarrà sempre una valuta di altri, per cui per l’euro assolutamente no.

    Alla seconda domanda ognuno potrebbe dare una risposta personale, per quanto mi riguarda: sicuramente non sotto una pressione emergenziale e certamente solo dopo una consultazione popolare con esito largamente favorevole.

    La terza è la più difficile, comunque le condizioni dovrebbero essere oggetto di trattative, e sappiamo tutti che da una parte ci sono gli atavici egoismi e supponenze di ogni singolo paese europeo e dall’altra che vista l’atteggiamento di inferiorità che la nostra Italia assume sempre verso i paesi “supposely” primi della classe e l’abitudine dei nostri politicanti a puntare al minimo (salvo poi suonare la fanfara sbandierando i grandi risultati ottenuti) direi che non c’è da stare allegri nè sui tempi di possibile realizzo ne’ sui risultati ottenibili.

    Alla quarta è semplice rispondere: non certo con questi tecnici per lo meno “sospetti”.

    Viste quindi le difficoltà ed i problemi, forse è proprio meglio che ce ne andiamo per conto nostro e abbandoniamo questa Europa matrigna.

    • La domanda aggiunta da Piero a mio parere è quella che fornisce le risposta alle altre.

      Il perché è un progetto fatto non per le popolazioni ma per le oligarchie, quindi la risposta alla prima domanda è un “Non ci interessa il vostro progetto”.

      A quel punto quale che sia il “come”, quali che siano le “condizioni” e quale che sia la “gestione”, non possono che essere insoddisfacenti.

      Non posso quindi che concordare con la conclusione:
      “… forse è proprio meglio che ce ne andiamo per conto nostro e abbandoniamo questa Europa matrigna.”

      • Volendo, si potrebbe anche aggiungere:
        CHI CAVOLO TI HA DETTO DI FARLO?
        visto che ogniqualvolta si e’ data la parola ai cittadini, essi hanno RIFIUTATO questa accozzaglia patetica di maneggioni di soldi altrui.
        Percio’ adesso ci attaccano con lo spread, e ci mettono sotto pressione, per costringere i cittadini ad accettare qualunque cosa…

  4. Non credevo che avrei mai condiviso le opinioni de “Il Manifesto”, ma stavolta non posso che citarlo.
    Questo del resto può anche servire a dimostrare che qui si valutano solo le idee e non c’è posto per i preconcetti.

    In un articolo del 31 luglio troviamo delle interessantissime conclusioni che illustrano proprio quel meccanismo di “tira e molla” di cui si parlava nell’articolo:
    “Che questo cuocere i popoli europei a fuoco lento, questo continuo stop and go, sia voluto è confermato dalle opinioni che qualche giorno fa The Guardian riportava di uno dei più influenti economisti del dopoguerra, l’ultra-liberista canadese e premio Nobel (conferito dalla Banca di Svezia) Robert Mundell…

    …Mundell guarda con sufficienza a tale interpretazione: in verità l’euro sta funzionando benissimo. Esso non è nato per unificare una Europa solidale in una comune crescita sostenibile, ma per fare piazza pulita dello stato sociale, diritti sindacali, regolazioni dei mercati e della finanza, e tutela artistica e ambientale…”

    L’intero articolo è al seguente link:

    http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120731/manip2pg/02/manip2pz/326584/

  5. Sul Corriere della Sera il prof. Monti avverte: «Lo spread alto favorirebbe un governo euroscettico».

    Vediamo se in accordo con la dinamica delle catastrofi, per evitare la svolta indesiderata questo allentamento della pressione sarà attuato.
    Probabilmente potrà essere ottenuto a prezzo di un passo verso nella direzione “desiderata”, magari a costo di ulteriori rinunce di sovranità.

    L’articolo inizia così:

    “Se lo spread dovesse rimanere a livelli troppo elevati per troppo tempo, il rischio è quello di avere in Italia un governo non europeista, non favorevole all’euro e non orientato alla disciplina fiscale.

    http://www.corriere.it/economia/12_agosto_02/monti-spread-alto-favorisce-euroscettici_fcd7c4dc-dc74-11e1-8f5d-f5976b2b4869.shtml