Neodarwinismo alla deriva #3: ancora una prova a sfavore della teoria neodarwiniana

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Schema della struttura molecolare del VATPase.

 

L’articolo è di gennaio 2012 e avrebbe voluto essere una prova dei meccanismi della Sintesi moderna.

 

In realtà solo una forte influenza di preconcetti impedisce di vedere che si tratta invece di una confutazione.

 

L’articolo in oggetto è apparso su Nature il 9 gennaio 2012 con il titolo “Evolution of increased complexity in a molecular machine“, nella nota di presentazione appare una premessa che è già una importante ammissione:

Nonostante le molte speculazioni, una forte evidenza dei meccanismi attraverso i quali questi assemblaggi si sono evoluti è carente.

Si comincia quindi con l’ammettere che le spiegazioni con le quali si è realizzata la complessità sono in fondo solo “speculazioni”. Bene, è già qualcosa. Lo studio è quindi finalizzato ad avere qualche chiarimento in questo senso. L’argomento è stato trattato in italiano con un articolo apparso su link2universe intitolato Scienziati Ricreano l’Evoluzione Della Complessità Usando una “Macchina del Tempo Molecolare”.

Come prima cosa possiamo vedere come ad ogni passaggio della notizia si aggiunga nel titolo qualcosa che prima non c’era (questo sì che è un meccanismo “evolutivo”!), in questo caso appare la “macchina del tempo”. A parte questa licenza l’articolo espone chiaramente l’esperimento e le sue implicazioni:

Quali esattamente sono stati i piccoli passi dell’evoluzione che hanno prodotto queste costruzioni è da molto tempo stato un mistero per gli scienziati ed è stato molto spesso usato come argomento da parte di creazionisti che in questa complessità non spiegata vedevano la dimostrazione di un disegno divino. Ora, grazie ad un nuovo studio pubblicato su Nature, un team di scienziati dell’Università di Chicago e dell’Università di Oregon, hanno dimostrato come poche mutazioni, altamente probabili, possano aver aumentato la complessità delle macchine molecolari, più di 800 milioni di anni fa.

Innanzitutto segnaliamo come ogni difficoltà della Sintesi moderna venga automaticamente ridotta ad argomento “creazionista”, come per sminuirne la portata. Comunque, a detta dei ricercatori tale difficoltà sarebbe adesso superata grazie al loro studio. Vediamo dunque di cosa si tratta:

Resuscitando biochimicamente alcuni antichissimi geni e testando le loro funzioni nei organismi moderni, i ricercatori hanno mostrato che un nuovo componente è stato incorporato nella macchina per via della perdita selettiva di funzioni piuttosto che un’apparizione improvvisa di nuove capacità.

In pratica la ricerca ha confermato quello che andiamo dicendo da sempre: le mutazioni casuali comportano una dannosa perdita di funzioni, non l’acquisizione di nuove capacità, vedi CS-Quel che Lenski non ha detto… (storia di una mancata evoluzione) e CS-Neodarwinismo alla “deriva” #2: le mutazioni casuali generano malattie, non evoluzione. Ma qui emerge con tutta la sua forza la capacità del paradigma di forzare le conclusioni al limite della illogicità:

Il gruppo ha scoperto che il terzo componente dell’anello presente nei Funghi ha avuto origine quando un gene che codificata una delle sub-unità del vecchio anello a due proteine, è stato duplicato ed i geni figli poi si sono dispersi per due diverse linee evolutive.
L’antenato pre-duplicazione si è dimostrato essere molto più versatile di entrambi i sui discendenti…

I ricercatori hanno concluso che le funzioni della proteina ancestrale erano partizionate tra le coppie duplicate e l’aumento nella complessità era dovuto alla perdita complementare di funzioni ancestrali piuttosto che il guadagno di nuove funzioni.

Ecco quindi dimostrato che le due “linee evolutive” (o sarebbe meglio chiamarle le due linee di discendenza) sono meno versatili di quella originale in quanto portatrici ciascuna di una perdita di funzione. Dove tutti possono constatare che si tratta di un punto a sfavore dell’origine della complessità per mutazioni casuali, la forza del paradigma spinge i ricercatori a giungere a conclusioni del tutto opposte:

“E’ contro-intuitivo ma è semplice: la complessità è aumentata perché funzioni delle proteine sono state perse, non guadagnate. Così come nella società, la complessità aumenta quando gli individui e le istituzioni si dimenticano come essere generalisti e diventano sempre più dipendenti da specialisti con capacità sempre più ristrette.” ha spiegato Thornton.

La conclusione è davvero sconcertante: “la complessità è aumentata perché funzioni delle proteine sono state perse, non guadagnate”.

Non è “contro intuitivo”, è contro la ragione e la verità dei fatti. Se partiamo ad es. da uno smartphone e poi in seguito ad un guasto non trasmette più gli SMS mentre un altro non fa più le foto, per fare le stesse funzioni me ne servono due distinti, vuol dire che è aumentata la “complessità”? Sì, quella della mia giornata, non quella dei due telefoni!

Il paragone con lo sviluppo delle società è chiaramente fuorviante, gli specialisti in una società sono persone che “apprendono” conoscenze e competenze più degli altri, non che le perdono! Se il paragone fosse corretto dovremmo ritenere che se nel tempo qualcuno perde la capacità di camminare, qualcun’altro quella di udire, altri ancora diventano muti… stiamo assistendo ad una “specializzazione”!

 

Questo esperimento dimostra quindi l’esatto contrario di quanto asseriscono gli autori, fornendo in questo modo un caso esemplare di “pubblicazione” preconcetta, nella quale si falsano le conclusioni per aderire ad un modello prestabilito.

La questione della complessità irriducibile resta dunque aperta.

Un ultima considerazione che va fatta è sull’effetto antiscientifico e diseducativo di questo atteggiamento preconcetto. Uno studente che fosse indotto a dare spazio a considerazioni “contro intuitive” come quelle proposte in questo caso, sarebbe una persona abituata ad “aggiustare” i fatti a proprio vantaggio allontanandosi dalla corretta “adaequatio rei et intellectus”.

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

20 commenti

  1. per non dire che e’ contro ogni logica dicono che e’ controintuitivo!!

    sono fantastici! e’ contro ogni logica eppure e’ cosi’….se ti perdi i soldi ci guadagni……davvero, chiudi gli occhi e credici!!!

    potevano sCrivere “e’ diversamente logico”!

    • Beh..come scritto sotto,in verità la frase di Thornton è corretta ed ha senso logico ed è corretto dire che è “contro-intuitivo”.
      Il problema nasce dal fatto appunto che nell’articolo di John Easton,quello tradotto in italiano,si mira a dare risposta a ‘creazionisti’ riguardo ad una cosa che in verità è estranea a quello studio..
      C’è invero però una frase un po’ enigmatica,che è:
      “”we were able to establish exactly how each protein’s function changed over time and identify the specific genetic mutations that caused the machine to become more elaborate.””
      dove non si capisce molto cosa intenda con quell’ ‘elaborate’…
      Un termine che indicherebbe un affaticarsi,un lavorare con zelo su un obiettivo,quindi in buona sostanza raggiungere una buona funzionalità in una cosa estrapolando.
      Pagando uno scotto si può progredire e raggiungere un diverso grado di elaborazione di una funzionalità.
      Ma per pagare lo scotto devo poter pagare…
      La cosa importante quindi è appunto la differenza fra le due complessità.
      Quello che spiega questo esperimento,con grande delusione per John Easton è accettato placidamente anche da qualsivoglia creazionista…
      Di controparte,se si volesse applicare pesantemente all’evoluzione delle specie,quanto si ottiene da questo studio,se ne uscirebbe che l’antenato comune,oltre che tutte le “biological pathway” dovrebbe possedere un’infinità di funzioni…se non erro..
      Ad ogni modo ,certo,John Easton e chi ha ben accolto quella logica può essere sicuramente definito,a ragione,diversamente logico.

      • Leonetto, soffermiamoci su questa tua considerazione:

        “Di controparte,se si volesse applicare pesantemente all’evoluzione delle specie,quanto si ottiene da questo studio,se ne uscirebbe che l’antenato comune,oltre che tutte le “biological pathway” dovrebbe possedere un’infinità di funzioni…se non erro..”

        dovrebbe veramente far riflettere.

        Se con un ragionamento analogo a quello usato per la teoria del Big Bang, dovessimo “riavvolgere” il tempo, dovremmo arrivare ad una cellula che contiene tutte le capacità e che gradualmente le perde.

        Questo implicherebbe due clamorose conseguenze:

        1) L’origine della vita, a partire da una siffatta cellula, diventa ancor più inspiegabile.

        2) L’evoluzione altro non è che l’effetto dell’entropia e quindi tutte le specie sono destinate, dato un tempo sufficientemente lungo, ad estinguersi!

        • Ma infatti è un’assurdità,ovvero,dandola per vera,lasciando perdere come si arrivati a quell’istante di partenza, non si avrebbe ‘logicamente’ nessun problema ad accettarla.Le conseguenze certo sarebbero quello,a meno di non “intervenire artificialmente”.
          Il problema è che è un errore marchiano….
          Un’altra cosa ,abbastanza ‘curiosa’,è che se questo potesse definirsi principio forte,rigurdo a questa cosa,un principio debole vorrebbe tante “specie archetipo” da cui poi si sarebbero diramate tutte le varietà delle medesime specie.Il che porta comunque a diverse estinzioni.
          Il che è precisamnete quello che postula il creazionismo,quello che si usa definire “possibile”.
          Perchè poi diciamolo,l’origine della vita e disquisire sull’antenato comune non è cosa prettamente che riguarda il neodarwinismo,però è inevitabilmente appeso per aria senza esse.
          Quello che viene da questo studio ,ovviamente mi verrebbe da dire,va applicato dove deve essere applicato,e non come vorrebbe l’articolista,infatti,non porta nulla di nuovo relativamente ai problemi del neodarwinismo ed assolutamente non ha nulla,nulla a che vedere con l’ID,nello specifico riguardo la complessità irriducibile….
          Forse l’articolista non ha chiare alcune cose..
          Ad un certo punto è anche un poco assurdo che Behe debba spiegare certe cose ,come riporta Evoluzione.tk nell’altro commento..

          • P.s.
            Da ciò si conviene che si tratta dell’ennesimo autorete di un qualche divulgatore scientifico neodarwinista..
            Che volendo minare una qualche cosa sostenuta dall’ID o da creazionisti o da antievoluzionisti in generale finisce per dire,per scrivere qualcosa che giova alla loro causa..

  2. Più che complessità pare che qui si abbia a che fare con complicazioni…La cosa importante è che,ovviamente,si parla di evoluzione “semplicemente” come discendenza con modificazioni e che piuttosto che complessità si parla appunto di “complicazioni” ed alla formazione di “sotto-specie”.
    In buona sostanza,vuoi anche per la sopravvivenza,per la selezione naturale,si arriva ad una varietà di elementi specializzati in varie cose da un qualcosa che aveva tutte quelle funzioni in origine.
    Però appunto è come,giustamente,col paragone dello smarthone,si possono avere una fotocamera,una videocamera,un PDA,un tablet,una torcia,un cellulare,una crono-sveglia,una calcolatrice etc..
    e potrei avere uno smartphone con tutte quelle funzioni,il problema è che non c’entra nulla con la complessità…
    Non c’entra con la complessità,con la complessità irriducibile,con l'”evoluzione”,con l’origine di nuove “specie”…
    Banalmente si tratta dell’ennesima microevoluzione infiocchettata…
    La complessità ,quella di cui parla l’ID,prevederebbe un sistema di parti collegate fra loro e dipendenti,interagenti fra di loro,non c’entra nulla…
    Qui si parla di complessità intesa in senso generale come “molteplicità di elementi”,il problema è che anche in questo caso gli elementi sono ‘sotto-prodotti’,specializzati o meno,di un ‘prodotto’.
    Si forza decisamnte troppo per indirizzare verso una visione delle cose e della realtà che non si può definire in altri termini se non fuorviante..
    E poi non si comprende quando si dice che la “lotta al neodarwinismo” è una lotta per la ragione…

  3. Se partiamo ad es. da uno smartphone e poi in seguito ad un guasto non trasmette più gli SMS mentre un altro non fa più le foto, per fare le stesse funzioni me ne servono due distinti, vuol dire che è aumentata la “complessità”? Sì, quella della mia giornata, non quella dei due telefoni!

    Behe nella sua critica riportò un esempio simile paragonando una persona sana che attraversa la strada con un cieco che porta un uomo senza gambe dall’altra parte con la stessa efficienza …la presenza di uno o dell’altro soggeto disagiato che adempie ai compiti che il suo compagno non può svolgere non rappresenta certo un miglioramento alla loro condizione fisica, ne tanto meno spiega in alcun modo come le capacità motorie e visive si formarono

    la complessità emersa in questa ricerca sta quindi tutta nel numero di parti che interagiscono tra loro in possesso delle medesime capacità preesistenti di un singolo elemento più semplice già presente in natura nell’organismo originale, davvero un bel risultato!

    • Davvero un bel risultato…

      Quello che è incredibile è che sui dati ottenuti ci possano essere interpretazioni così “diversamente logiche”,come dice sopra rocco.

      • era cio che volevo sottolineare!

        ““E’ contro-intuitivo ma è semplice: la complessità è aumentata perché funzioni delle proteine sono state perse, non guadagnate. Così come nella società, la complessità aumenta quando gli individui e le istituzioni si dimenticano come essere generalisti e diventano sempre più dipendenti da specialisti con capacità sempre più ristrette.” ”

        non e’ controintuitivo ma semplicemente illogico. ma non potendo dire illogico allora utilizzano controintuitivo. ma riducendo la questione ai minimi termini si puo’ benissimo ravvisare la forzatura.

        fatto confermato nella parte successiva della frase “la complessità aumenta quando gli individui e le istituzioni si dimenticano come essere generalisti e diventano sempre più dipendenti da specialisti con capacità sempre più ristrette” che sembra voler spiegare ma semplicemente sposta il punto del problema della complessita’.

        confondendo per me volutamente i termini “complesso” e “specialistico” e riferendo la complessita non al singolo ma a un insieme di singoli piu’ semplici che danno vita a un sistema ,quello si, complesso.

        mi corregga prof se non ho capito!

        • “[…]e riferendo la complessita non al singolo ma a un insieme di singoli piu’ semplici che danno vita a un sistema,quello si, complesso. ”

          Posto che controintuitivo per quel che va dicendo,come ho cercato di spiegare su è corretto,e che è invece illogica la posizione dell’articolista,direi che come si evince da questa frase tu abbia capito il nocciolo della questione.
          Parlare di complessità come moltitudine di elementi specializzati e non come insieme specializzato di elementi..
          Il problema è che ciò che viene dimostrato,come detto non interviene in risoluzione di nessun problema del neodarwinismo,ne controbatte alcuna critica mossa ad esso.E men che meno si occupa della complessità irriducibile dell’ID…

  4. “Se partiamo ad es. da uno smartphone e poi in seguito ad un guasto non trasmette più gli SMS mentre un altro non fa più le foto, per fare le stesse funzioni me ne servono due distinti, vuol dire che è aumentata la “complessità”? Sì, quella della mia giornata, non quella dei due telefoni!”

    Complimenti professore: non solo riesce a far comprendere anche ad un ignorante come me le giuste critiche che la “sintesi moderna” non riesce a superare, ma, nel farlo, riesce anche a farmi ridere di gusto. Leggere i suoi post è diventata una piacevole ed istruttiva abitudine quotidiana. Spero di poterla incontrare, un giorno o l’altro, a qualche conferenza (magari dalle parti di Lucca?.

    Saluti e… continui così!

    • Caro Giancarlo,
      per me è invece un vero piacere leggere interventi come il suo!
      Mi fa piacere sapere di averla tra i lettori quotidiani, e comunque non userei il termine “ignorante”, semmai… “discente”! 🙂

      Riguardo la tendenza ad usare esempi tratti dalla vita quotidiana (se possibile divertenti) per illustrare gli argomenti, è un’abitudine acquisita con l’insegnamento, rende le cose più piacevoli sia a chi insegna che a chi sta ad ascoltare, e lei me ne dà una conferma.

      Se dovesse essere organizzata una conferenza da quelle parti sarei certamente molto contento di partecipare e incontrarla.
      Chissà…

  5. Quindi, per andare all’esempio della trappola della gentile signora del CICAP, all’inizio quel coso poteva essere e “conteneva” qualunque arma: una trappola per topi, un cannone al plasma, un teletrasporto per topi, uno sbagiullatore elettronico, un fucile a compensazione di fase… Poi, perdendo informazione, e’ diventata una semplice trappola per topi… semplice!
    Interessante…
    Fuor di metafora, allora il primo procariote, avrebbe avuto “in se'” tutta l’informazione per costruire l’uomo, anzi molta di piu’, che poi, con l’evoluzione ha perso… Verrebbe da chiedere: chi o cosa ha messo tutta quell’informazione all’inizio, nella prima cellula?
    Beh… non c’e’ che dire, un ottimo argomento per i creazionisti!!!

    • No..di fatto la “storiella” della trappola per topi sarebbe stato un tentativo per spiegare ,quantomeno concettualmente,la possibilità di una complessità attraverso ‘piccoli’ passi.
      In questo caso no.
      Qui si ‘gioca’ semplicemente definendo complessità “molteplicità di elementi”,ma è tremendamente fuorviante!
      Cioè in buona sostanza è stata ribaltata completamnete la faccenda.
      E tuttavia io credo che sia possibile che molti vengano confusi leggendo quell’articolo.

      Il punto è comprendere la differenza che sussiste,mi ripeto, fra un “un sistema di parti collegate fra loro e dipendenti,interagenti fra di loro” e una moltitudine di elementi con specializzazioni differenti.

      Si tratta ne più ,ne meno,di quello che siamo soliti vedere già da tempo,parlare di ‘specie’,’evoluzione’,’varietà’,’complessità’etc..senza definire correttamente ciò di cui si va parlando e così si dice una cosa,magari anche vera e corretta,però se ne va a lasciar intendere un’altra..non so se è chiaro il meccanismo…

      • P.s.
        Però se volessi fare un parallelismo ed applicare quanto viene detto qui alla trappola per topi si sarebbe una cosa del genere ,però eran proprio posti differentemente le due cose..

      • di fatto la “storiella” della trappola per topi sarebbe stato un tentativo per spiegare ,quantomeno concettualmente,la possibilità di una complessità attraverso ‘piccoli’ passi.

        Ma questi “piccoli passi” come avverrebbero se non “aggiungendo” informazione (o come dice l’articolo odierno, perdendo informazione, perdendo da qualcosa che c’era gia’ mi sembra, no?)

    • L’esempio di Piero:

      “Quindi, per andare all’esempio della trappola della gentile signora del CICAP, all’inizio quel coso poteva essere e “conteneva” qualunque arma: una trappola per topi, un cannone al plasma, un teletrasporto per topi, uno sbagiullatore elettronico, un fucile a compensazione di fase… Poi, perdendo informazione, e’ diventata una semplice trappola per topi… semplice!”

      non è da applicarsi all’ID ma alle teorie proposte dagli autori dello studio e quindi rappresenta un esempio di una conseguenza logica dell’impostazione neodarwiniana.

      Comunque molto divertente! 😀

      • L’esempio di Piero non è da applicarsi all’ID ma alle teorie proposte dagli autori dello studio e quindi rappresenta un esempio di una conseguenza logica dell’impostazione neodarwiniana.

        Ovviamente, prof., ovviamente.
        Credevo che si fosse capito… forse Leonetto mi sta attaccando l’allergia ai segni di interpunzione? 😉