Grazie, ma non “LABevo”…

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Gli amici di Pikaia potrebbero pensare che ce l’abbia con loro, ma le cose non stanno così.

 

 

Vorremmo occuparci anche di altro, ma come si fa a non commentare certe iniziative?

 

 

Il portale dell’evoluzionePikaia” ha avviato la meritoria iniziativa di istituire uno spazio dedicato alla didattica dell’evoluzione, come è stato comunicato con l’articolo “LABevo 1” pubblicato il 9 ottobre scorso, e nel quale è possibile leggere quanto segue:

Da oggi apre un nuovo spazio dedicato alla didattica dell’evoluzione. Verranno proposti materiali utilizzabili in contesti formativi (scuole, musei, corsi, manifestazioni…). Sarà possibile commentare e discutere nel merito, chiedere consulenze, proporre modifiche anche in relazione all’età e tipologie dei destinatari, ai contesti, …

 Ed effettivamente come si può non concordare con l’idea di fornire alle scuole e ad ogni altra attività formativa del materiale didattico?

Ma qui sorge un problema, gli ideatori dell’iniziativa, forse consapevoli dell’inconsistenza della spiegazione neo-darwiniana dell’evoluzione, hanno pensato di dare all’iniziativa un nome davvero denso di significato: LABevo.

Come viene dichiarato tale nome deriva dalla fusione delle parole Laboratorio ed evoluzione (LABORATORIO DI DIDATTICA PER L’EVOLUZIONE), ma come direbbe Freud, nello stesso nome è stato inserito un messaggio altamente rivelatore, infatti quello che viene immediatamente percepito non è LABORATORIO DI DIDATTICA PER L’EVOLUZIONE, ma la semplice affermazione:

La bevo

In poche parole, a voler essere freudiani, sembrerebbe proprio che l’insegnamento del darwinismo consista nel “darla a bere” agli studenti.

 Ma al di là delle facili battute andiamo a vedere qual è il materiale che vien emesso a disposizione per insegnare l’evoluzione, infatti nella pagina di Pikaia viene indicato un link dal quale scaricarlo in formato PDF, e le indicazioni per il target della lezione:

LABEVO 1: PESCI E PADELLE (in allegato)

Destinatari: tutti, da 8 anni in su.
Quali tematiche evoluzionistiche: riproduzione – variazione – media e dispersione – selezione artificiale- selezione naturale – adattamento – speciazione – ricombinazione.
Conoscenze specifiche necessarie: nessuna.

 

 La prima lezione Labevo dunque su una serie di tematiche veicolate dall’esercizio “Pesci e padelle“. La fascia di età consigliata è dagli 8 anni in su, ma credo che sarebbe meglio non salire troppo.

 L’esercizio, che dovrebbe far sperimentare praticamente tutti i punti fondamentali della teoria neo-darwiniana, si basa sul disegnare dei pesci a partire da un disegno iniziale e sperimentare poi l’  “evoluzione”:

L’inizio dell’esercizio

 

L’esercizio si snoda poi secondo la logica del “passaparola” già affrontata precedentemente su CS – Scientific American: giochetti spacciati per scienza, quando a proporre un metodo analogo era stata nientemeno che la rivista Scientific American, e sul quale era anche stato pubblicato un video:

 

 Un brutto cartone animato con una musichetta da fare concorrenza ai Teletubbies, per non parlare della grafica… va bene che i ragazzi vanno preparati ad accettare le “Just so stories” che gli verranno somministrate quando saranno cresciuti, ma almeno si potrebbe usare qualcosa di meno angosciante!

Ma c’è una sorpresa finale: i due esempi di didattica dell’evoluzione darwiniana sono in realtà degli argomenti contro di essa.

1) L’esercizio suggerito su Pikaia potrebbe essere svolto innumerevoli volte, ma gli studenti troverebbero solo pesci. Più tondi o meno tondi, ma sempre e solo pesci. Quindi niente verifica dell’evoluzione.

2) L’esercizio proposto da Scientific American, mostra un’evoluzione, ma per ottenerla si sono dovuti fare dei veri e propri “salti”, si sono formati degli “hopeful monsters” incompatibili col gradualismo darwiniano.

 Insomma, come sostenuto da sempre, il darwinismo va insegnato… ma bene. Infatti solo andando alle logiche conseguenze si vede quanto sia inconsistente l’ipotesi su cui si basa.

Questo era “Labevo1”.

Sembra proprio che, per venire incontro a tutte le esigenze, ci sarà anche un Labevo2…

 Staremo a vedere.

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

2 commenti

  1. Michele Forastiere on

    Veramente buffo… si fa per dire. Insomma, i pesci tondi vengono selezionati (consapevolmente) dall’ allevatore per entrare meglio in padella; i pesci allungati sono invece selezionati dalla pressione selettiva dell’ambiente (sono più agili, si infilano meglio nei buchi della scogliera…). Bene, ci si può stare: si parla del solito, buon vecchio meccanismo che spiega la comparsa delle varietà in una data specie – la microevoluzione .
    E la macroevoluzione , vale a dire la comparsa di vere novità evolutive? Niente, la si lascia aleggiare sullo sfondo, dichiarando solo, nell’ultimo paragrafo dell’esercitazione (che si può reperire nel link che hai indicato), che essa poggia per gli organismi unicellulari sulle rare mutazioni puntiformi favorevoli del genoma. D’accordo, sappiamo che questo è l’assunto alla base del neo-darwinismo. Però c’è una cosa che mi lascia perplesso: alla fine dell’esercitazione si afferma che negli ” organismi con cicli riproduttivi molto più lenti solo la ricombinazione e quindi la riproduzione sessuale può fornire la variabilità necessaria per la selezione attraverso la selezione “. Ehm… che vuol dire?!? A parte la buffa (spero involontaria) tautologia, si vuole far passare l’idea che la ricombinazione sia fonte non solo di variabilità microevolutiva, ma anche di novità genetica? E come si concilia questo con la stabilità delle specie?
    E poi, confesso che mi ha lasciato un po’ di ghiaccio questa osservazione, espressa in forma di domanda-risposta:
    Che cosa sarebbe successo alla popolazione se non ci fossero stati i diversi svantaggiati? …
    Tutti i pesci sarebbero stati predati e la popolazione si sarebbe estinta.
    Insomma, anche gli “svantaggiati” servono in fondo a qualcosa… a far sopravvivere meglio i pochi eletti “avvantaggiati”. Vabbé, anche questo fa parte dell’immagine della Natura selezionatrice “coi denti e gli artigli rossi di sangue” … non voglio fare polemica a questo proposito. Però mi chiedo: dunque la popolazione degli “svantaggiati” non deve essere eliminata per selezione naturale, perché è utile alla sopravvivenza della specie nel suo complesso; dunque la sua frequenza allelica non deve tendere a zero rispetto a quella dei normali e degli “avvantaggiati”, durante tutto il tempo necessario al raggiungimento di un numero sufficiente di individui di quest’ultimo tipo . Non so, c’è qualcosa che non mi torna…

    • Ciao Michele,
      dato che entrambi lavoriamo nel campo dell’istruzione sono molto interessato alle tue considerazioni sulla didattica dell’evoluzione.

      In effetti mi sembra che nell’esercitazione proposta su Pikaia inevitabilmente vengano ripresentati tutti gli errori della teoria darwiniana (e non poteva essere che così), quello che invece va evidenziata è l’incoerenza tra le prove e le conclusioni: a cosa potrà mai portare fare delle innumerevoli copie di un disegno iniziale?
      Per quanto possa essere deformato rappresenterà sempre lo stesso oggetto rivelando che in assenza di novità non c’è evoluzione. Come giustamente osservi, si ribadisce che la macroevoluzione è solo la microevoluzione protratta nel tempo.
      Ma allora i ragazzi dovrebbero alla fine trovare di aver disegnato dei rettili… ma non credo proprio che potrebbe accadere.

      La tautologia alla fine dovrebbe essere un refuso:
      “per la selezione attraverso la selezione”
      diventa
      “per l’evoluzione attraverso la selezione”.

      Ma anche questo è un argomento inconsistente, come giustamente fai notare, la frase:

      “organismi con cicli riproduttivi molto più lenti solo la ricombinazione e quindi la riproduzione sessuale può fornire la variabilità necessaria per la selezione attraverso la selezione”

      e la precedente:

      “Nella riproduzione sessuale è proprio la “ricombinazione” di caratteri dei due genitori la maggiore fon-te di variabilità”

      sono in realtà infondate, come può infatti la riproduzione sessuale garantire la novità necessaria per l’evoluzione?

      La ricombinazione fornisce “variabilità” all’interno di un insieme dato di geni, non può invece fornire geni nuovi. Quindi niente evoluzione.

      Se i docenti che eseguiranno questa esercitazione andassero alle logiche conseguenze dovrebbero iniziare ad avere uno sguardo critico verso il darwinismo.

      Ma non ci faccio troppo affidamento.