Neodarwinismo alla deriva #4: un genetista di Stanford afferma che le mutazioni provocano degenerazione, non evoluzione

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Gerald Crabtree, un genetista dell’università di Stanford, in due articoli pubblicati dalla rivista Trends in Genetics afferma che l’umanità è in un processo di involuzione.

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Le mutazioni nei geni che codificano per le attività cerebrali starebbero infatti compromettendo il funzionamento del cervello.

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Forse non si è neanche accorto delle implicazioni delle sue affermazioni sulla teoria neodarwiniana il prof. Gerald Crabtree, genetista della Stanford University, che ha recentemente pubblicato due articoli sulla rivista Trends in Genetics, nei quali sostiene che il genoma umano è in costante deterioramento, in particolare per quanto riguarda le capacità intellettive. La notizia è stata riportata dal Rainews  24 nell’articolo Siamo molto più stupidi di 2000 anni fa, nel quale viene efficacemente sintetizzata la situazione:

Gli ultimi studi, spiega il genetista, hanno individuato da 2mila a 5mila geni legati all’intelligenza, e ogni generazione porta due o tre mutazioni. In assenza della selezione, gli ultimi 3mila anni sono stati un tempo sufficiente per ‘inquinare’ il Dna di tutti: “In rapporto all’uomo di qualche migliaio di anni fa la nostra intelligenza è sicuramente più debole…

Il prof. Crabtree sarà certamente un darwiniano, e come potrebbe non esserlo essendo regolarmente inserito in una tranquilla carriera presso un’università non eretica come Stanford, e sembra essere dunque in preda ad una specie di orwelliano “bipensiero” che lo porta a pensare cose contrastanti senza rendersene conto.

I suoi studi affermano infatti che in assenza di selezione, il patrimonio genetico non può che deteriorarsi in tempi relativamente brevi, non c’è infatti spazio per un’ottimistica ipotesi di mutazione positiva nelle sue parole. Il ruolo della selezione per Crabtree è solo quello di eliminare le mutazioni difettose. Questo ci riporta a quanto affermava colui che per primo propose il ruolo della selezione, che non è Charles Darwin, ma Edward Blythun biologo britannico dell’800 che propose proprio la selezione naturale come mezzo per riportare le specie al loro archetipo e non verso l’evoluzione, che pure accettava.

L’accumulo di mutazioni, è dunque nocivo e non una fonte di novità, e se anche la selezione stabilizzante eliminasse i portatori delle mutazioni più svantaggiose, il ritmo della loro comparsa denunciato da Crabtree sarebbe tale da riguardare tutti gli individui “inquinare’ il Dna di tutti“, quindi anche dei meglio adattati, portando così nel tempo ad un deterioramento che la selezione stabilizzante potrebbe solo rallentare ma non eliminare del tutto.

Ma se al prof. Crabtree la minaccia che le sue affermazioni portano alla teoria neodarwiniana è sfuggita, la cosa non è passata inosservata in casa nostra, dove Marcello Buiatti, genetista presso l’Università di Firenze, ha contestato le affermazioni del collega della prestigiosa Stanford, come riferito in un articolo apparso su gaianews.it, dal titolo Uomini meno intelligenti che in passato? Falso, ma… :

Secondo il ricercatore toscano, la visione di Crabtree è superata e l’uomo non deve temere una involuzione genetica, che non ha senso in termini scientifici in quanto l’essere umano continua ad evolvere come tutti gli altri esseri viventi, anche se molto meno velocemente.

[…]

Secondo Martello Buiatti sono al massimo una decina i geni che hanno a che fare con la struttura del nostro cervello, e non migliaia come afferma Crabtree. Questo significa che la mutazione di anche solo uno di questi geni provocherebbe un enorme danno all’intero cervello. 

Ma come accade a volte, la “toppa” sembra essere peggio della falla, infatti il genetista Buiatti, non solo la visione di Crabtree sarebbe “superata”, ma il numero dei geni che hanno a che fare con la struttura del cervello non sarebbe di migliaia ma al massimo una decina! Di sicuro qualcuno si sbaglia di molto.

Insomma, la questione del deterioramento genetico viene aggirata riducendo i geni coinvolti nel funzionamento del cervello, ma non viene neutralizzata nel complesso dell’intero genoma umano, e inoltre si scopre che gli studiosi non sono per nulla d’accordo su quanti e quali geni siano responsabili dell’attività cerebrale!

E’ questo il metodo scientifico?

E’ riscontrabile anche in altre scienze un tale livello di grossolana approssimazione delle conoscenze? 

Con una fin troppo facile battuta, verrebbe da pensare che se questo è il livello a cui siamo scesi, forse il prof. Crabtree non ha tutti i torti.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

22 commenti

  1. valentino zoldan on

    Da profano mi sento disturbato da entrambe le posizioni e mi sorge una serie di domande:

    Che cos’è l’intelligenza? E’ stata definita? E’ definibile?

    Se non è definita (e a sensazione non lo è anche vedendo che la si è divisa in più “intelligenze”: spaziale, matematica, ecc.) come si fa ad affermare che ad essa sono legati migliaia, o al massimo una decina, di geni?

    Qualcosa mi sfugge ma secondo me se possiamo affermare che “tutte le strade portano a Roma” per poi definire precisamente quante queste tutte siano effettivamente stabilendo una regola chiara, possiamo anche definire, secondo quella stessa regola, quante strade portino a Pechino o a Kiev, o a Ramazzano le Pulci.
    Questo perchè tutte queste località esistono, sono esattamente collocabili in un sistema di riferimento, misurabili, definibili.

    Ma se qualcuno dicesse che, sempre seguendo la regola, “tutte le strade portano a Camelot (o ad Atlantide)” sarebbe ancora un’affermazione valida? Secondo me no perchè le ultime località citate sono dei “non luoghi”, non sappiamo cosa sono, non sappiamo dove sono, non sappiamo se ci sono, non sappiamo se mai sono state, quindi come possiamo affermare che un numero qualsiasi di strade portino a dei posti che non siamo in grado di definire?

    Forse mi sfugge qualcosa ma forse non sono l’unico in questa situazione

  2. Efettivamnte è una notizia molto sfiziosa! Non sono un genetista ma le conclsioni di Buiatti mi sembrano alquanto inverosimili. Stiamo parlando del cervello umano, l’organo più incredibile, complesso e delicato in natura, tutt’oggi più potente dell’intera rete computeristica mondiale. Come possono le sue facoltà essere regolate da una manciata di geni? Darei più credito alla ricerca del professor Crabtree che ci riporta quindi al problema della degenerazione provocata dalle mutazioni. Il percorso della specie umana, come anche delle altre, si trova esclusivamente in via di degrado? Dal punto di vista darwiniano questo sembra impossibile, ma la realtà dei fatti non può che portarcici a dubitare dei preconcetti stessi dovuti a tale visione.

    • Davvero sconcertante Adriano questa differente cifra fornita dai due genetisti, pare che la genetica sia diventata una disciplina soggettiva.

      Oltre che una tegola in testa alla teoria neodarwiniana dovuta alla constatazione di un degrado del genoma, questa confusione sul numero dei geni coinvolti dimostra anche la crisi della visione gene-centrica.

      • Mi pare chiaro che questa sia una conseguenza delle ricerche di Crabtree. Buiatti sta solo cercando si salvare la situazione, a mio dire, sparadole anche grosse. Non basta modificare un gene per aumentare ad esempio lo spessore della corteccia celebrale ed il relativo numero di cellule neurali dell’area in questione. Il cervello umano è come un’orchestra con un delicato equilibrio armonico. Non basta migliorare le performance solo di alcuni strumenti per suonare una melodia completa che non si trasformi in rumore. Ad ogni modo se sia così o meno solo il tempo potrà dircelo. Sono sicuro che in futuro saranno svolte disastrose manipolazioni per giungere al tanto desiderato stadio di super-uomo, prossima tappa del fumetto darwiniano.

        • *cerebrale

          Navigando sul web ho trovato un articolo che mi ha lasciato parecchio perplesso e che tratta proprio di involuzione. Secondo lo scienziato russo Alexander Belov il processo di evoluzione ha subito un ordine inverso partendo dagli esseri umani e giungendo fino alle attuali scimmie moderne. Un’alternativa, a mio avviso più razionale, proposta da Belov vuole invece una totale scissione tra gli antenati delle scimmie e quelli dell’Homo Sapiens. Lo scienziato è comunque sicuro del fatto che la razza umana sia geneticamente in declino. Questo genere di deliri (mi riferisco alla tesi secondo la quale le scimmie discenderebbero dall’uomo) sono conseguenza di presupposti errati. L’evoluzione, in qualsiasi senso la si guardi, è sempre presente come unica spiegazione dell’origine delle specie e viene riarrangiata in tutti i modi possibili per spiegare le nuove scoperta ma mai viene rimossa.

          • Tradotto con G.T. :

            Nel 2002, in una pubblicazione di un libro di Mosca “Detective antropologica”. A.Belova In questo libro esplosivo, ha pubblicato la prima evidenza scientifica che il mondo è in costante sviluppo di un degrado di umanità. Il paradosso è che l’involuzione sostituisce darwinismo senza distorsioni nel disegno complessivo della conoscenza biologica!

            Fonte: http://polygamist.narod.ru/0600/0610.htm

          • Ho approfondito la ricerca e quello che ho trovato mi ha lasciato ancor più di stucco. Secondo questo sedicente paleoantropologo tutte le specie deriverebbero dall’uomo e l’uomo a sua volta discenderebbe da giganti multi-arti simili alle divinità induiste Shiva, Khali e Ganesh.

            Riporto di seguito un estratto di un’intervista a Belov:

            Intervistatore: Beh, l’uomo moderno si è evoluto da superman. Una moderna zebra da superzebra?

            Alexander Belov: No, tutti gli organismi viventi sulla terra, ad eccezione di artropodi e molluschi, provengono da persone. Animali, uccelli, pesci – è il risultato della degradazione umana. La catena è questa: il popolo nel crollo della civiltà diventano selvaggi, poi uomini scimmia, scimmie e scimmie semplicemente. Una scimmia degradato in molti altri animali, ad adattarsi a diversi habitat. Per esempio, una rana. Perché le sue articolazioni e falangi? Lei non comprimere le dita dei piedi. Molto probabilmente, le falangi e le articolazioni rana ha ereditato dal suo antenato – la persona.

            Intervistatore: Perché dici “essere umano” e non un “uomo”?

            Alexander Belov: I nostri predecessori erano molto diversi da noi. Piuttosto, erano creature con molte braccia e molte gambe. Poi il loro corpo è stato diviso in due: un uomo e una donna. Erano molto più forti, più intelligenti degli esseri umani più moderni. Essi possono essere confrontati con i Titani, i Giganti ed i semidei dei miti.

            Mi chiedo perchè non gli abbiano ancora ritirato la laurea. Nel XXI secolo siamo ancora a questi livelli?!

          • Adriano, hai fatto veramente una bella ricerca, la traduzione degli articoli dal russo ancora non l’avevo mai vista fare da nessuno!

            Grazie al tuo lavoro possiamo dire che questo Belov non sembra proprio essere uno da prendere in considerazione.

            Ecco perché non si trova niente in inglese…
            Per sua fortuna!

            :mrgreen:

          • Tutto merito di Google Traduttore. Concordo pienamente riguardo il non dar spazio alla cosa, meglio non scendere tanto in basso.

  3. alessandro giuliani on

    Pseudoscienza a palate ! L’unica cosa veramente interessante (e legermente inquietante) è che certe cse si trovino scritte su un giornale della serei ‘Trends in..’ che di solito sono ottimi. Mi conferma sull’idea che chi vuol fare della scienza seria si dovrebbe attestare su un ridotto ancora non inquinato dalla follia e dall’orrore metodologico, segue elenco (incompleto) di possibili ridotti per chi voglia rifugiarcisi e vivere in pace il mestiere della scienza:
    Chimica inorganica
    Chimica organica
    Biofisica e Biochimica delle proteine
    Meccanica statistica
    Metodologia statistica
    Matematica
    Ingegneria Chimica
    Ingegeneria dei sistemi
    Ricerca Operativa
    Fisica della materia
    ……

    da alcuni di questi ben muniti ridotti si può tentare qualche sortita verso le terre bruciate di genetica, biologia molecolare e fisica teorica ma con grande rapidità, obiettivi chiari e tenendosi aperte le vie del ritorno…

  4. Il genetista Giuseppe Sermonti ha parlato prima di Crabtree di involuzione, arrivando persino a sostenere che siano state le scimmie a discendere dall’uomo e non viceversa. Comunque una cosa più verosimile del neodarwinismo spinto.

    • Sì, l’idea di Sermonti prendeva spunto dalle serie di Haeckel dove la forma infantile dovrebbe ricordare la tappa evolutiva precedente.
      Il cranio dei piccoli scimpanzè somiglia infatti a quello umano, mentre viceversa quello dei piccoli di Homo non somiglia a quello degli scimpanzè.

      Questo da solo dovrebbe bastare a liberarci per sempre dalla “legge” di Haeckel… e invece no, si parla di “pollosauri”.

      Che desolazione…

      • Quando Charles Darwin pubblicò a Londra “L’origine delle specie”, in Germania due celebri embriologi si elevarono a esprimere la loro opinione. Il vecchio Carl Ernst von Baer (1792-1876) aveva quasi settant’anni ed espresse un’opinione decisamente contraria; Ernst Haeckel (1834-1919) non era ancora trentenne e fu un entusiasta di Darwin e formulò con le modalità note la teoria della ricapitolazione.
        Chi la spuntò?

        Per quanto riguarda il prof. G.Sermonti è utile partire da Baer e tenere a mente il concetto di neotenia.
        A riguardo se ne è parlato un poco nell’ultima puntata di “Evoluzionismo un ipotesi al tramonto?” e quindi rimando alla futura recensione dei prossimi giorni riguardo questa cosa.

        Per comprendere bene invece il punto di J.C.Sanford si propone :
        http://www.origini.info/articolo.asp?id=154

        L’involuzione di Mastropaolo
        http://www.enzopennetta.it/2012/11/radio-globe-one-recensione-1011-conferenza-sul-malthusianesimo-e-santificazione-di-darwin/
        e ciò di cui parla prof. Gerald Crabtree si pongono comunque su un piano “leggermente” diverso anche se poi tutte convergono dando contro il neodarwinismo,ma non per posizione presa in partenza ma per ovvie conclusioni,quelle conclusioni che si è visto hanno raggiunto Faggin e l’abiurante Tattersall

        @Valentino Zoldan
        Ciò che dice in apertura è corretto,di fatto definire intelligenza in modo assoluto o filosofico è improponibile con estrema probabilità ma si è visto anche nei link degli articolo che ho sopra proposto come esistano modelli utili a fare griglie di valutazione,stime etc..che però di fatto permettono “buoni” risultati con stime del livello basso,ovvero per intelligenza sotto la media o per valutare quella di alcuni animali.
        E laddove si parla di intelligenza in questo senso si fa riferimento per lo più alla capacità del “problem solving” nel senso più esteso e generale del termine.
        A tal proposito lessi tempo addietro ,e purtroppo non ricordo il titolo né l’autore anche perchè non era italiano,un testo sul ragionamento,mi pare utilizzato anche nel corso di studi di scienze della formazione o qualcosa del genere,in cui si faceva una trattazione su come di fatto si possano sì delineare alcune tipologie classiche(per così dire) di ragionamento ma poi diversi sono le modalità con cui ogni persona effettua un ragionamento per giungere a delle conclusioni o soluzioni.
        Circolare,lineare,induttivo,deduttivo,intuitivo,a divisione di tempo…tante modalità di ragionamento e quindi diversi modi di arrivare a una soluzione e nessuno in realtà porta a ritenere chi lo ha applicato più intelligente di un’altro,al limite sarà più efficace in talune stuazioni o per determinate applicazioni.
        Ciò,e questo è importante,porta poi a considerare che qualora un certo modo di ragionare porti a degli errori sotto determinate contingenze,un altro potrebbe superarli,e si vede che la collaborazione fra diversi tipi di ragionamento porta a “sopravvivenza”,”longevità” nel senso più generale ed esteso del termine che non la competizione fra i vari ragionamenti.
        Ed anche questo muove contro il paradigma neodarwiniano.