La scienza è in mano ad una casta… La notizia più ignorata del momento.

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Schekman

Le principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una «tirannia» che va spezzata.

 

Questo il giudizio del premio Nobel per la medicina 2013.

 

La denuncia è grave, a maggior ragione perché è la cosa che ha pensato di dire Randy Schekman al Guardian il giorno stesso in cui ha ricevuto il premio Nobel e quindi non solo nel momento più importante per la carriera di un ricercatore, ma anche nel momento di massima visibilità. Ma non basta, la dichiarazione di Schekman era stata preceduta di un paio di giorni da quella di un altro autorevolissimo scienziato, Peter Higgs, notissimo teorizzatore del bosone di Higgs, che sempre al Gurdian aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche.

Ma se la dichiarazione di Schekman è clamorosa, altrettanto clamoroso è il silenzio con il quale è stata inghiottita dalle testate che si occupano di divulgazione scientifica, alcuni quotidiani le hanno almeno dedicato il “minimo sindacale” come Il Corriere della SeraSchekman: «Le principali riviste scientifiche danneggiano la scienza»” (poco più che un trafiletto) e l’UnitàIl Nobel Shekman: “Boicottiamo Science e Nature”“, altri hanno però vistosamente dimenticato di pubblicarla. Ma ancor più vistosa è la “dimenticanza” da parte di soggetti che fanno della divulgazione scientifica il loro argomento centrale, non una parola sull’autorevole denuncia da parte delle solite testate come Le Scienze, Oggiscienza, Query, Pikaia e perfino Focus e Ocasapiens, in genere così attente a difendere la buona scienza scegliendosi però bersagli comodi e banali come i creazionisti della Terra giovane o qualche stravagante di turno.

E allora per vedere commentato in modo decente quanto detto da Schekman dobbiamo andare su Wired, un periodico che si occupa in genere di scienza tenendo conto delle sue implicazioni più ampie, per leggere un articolo intitolato “Il Nobel che vuole boicottare le riviste scientifiche“, che inizia con le seguenti parole:

La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente… 

Le principali riviste scientifiche internazionali – Nature, Cell e Science – sono paragonate a tiranni: pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione.

 

L’accusa di “tirannia” lanciata da un neo premio Nobel dovrebbe in ogni caso meritare la massima attenzione, ma così come si usa fare per i critici di minore visibilità la tecnica è la stessa: ignorare per non dare visibilità alle idee. Ma Schekman aggiunge dell’altro, qualcosa che da sempre andiamo sostenendo:

Queste riviste, dice lo studioso, sono capaci di cambiare il destino di un ricercatore e di una ricerca, influenzando le scelte di governi e istituzioni.

Ma il suo laboratorio (all’università di Berkeley in California) le boicotterà – ha detto al Guardian –, evitando di inviare alcun genere di ricerca.

Sfruttano il loro prestigio, distorcono i processi scientifici e rappresentano una tirannia che deve essere spezzata, per il bene della scienza. Almeno così la pensa il Nobel.

 

La scienza con le sue dichiarazioni è un’autorità tale da influenzare le scelte di governi e istituzioni, e se è manipolabile da parte di chi detiene il comando delle principali testate scientifiche è automaticamente vero che le affermazioni su temi sensibili possono essere orientate in base alle convenienze dei governi stessi o delle istituzioni. Le dichiarazioni di Schekman supportano dunque indirettamente che su temi come il Global warming, la pandemia H1N1, l’eugenetica e tutte le implicazioni della visione malthusiana dell’evoluzione, la possibilità di orientare gli studi in un senso “conveniente” è reale.

 L’episodio della dichiarazione di Schekman mostra che però neanche per un Nobel per la medicina è facile denunciare i problemi della scienza, figurarsi per soggetti enormemente meno visibili. 

La denuncia di Schekman rappresenta però un incentivo ad andare avanti per tutti coloro che ritengono la scienza una realtà preziosa che deve essere difesa dalle strumentalizzazioni e da qualsiasi tentativo di piegarne i risultati a vantaggio di interessi particolari.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali.

40 commenti

  1. Giorgio Masiero on

    Bellissima analisi, coincide con quanto dicevamo qualche giorno fa criticando la visione “ingenua” della scienza (e della divulgazione scientifica, come fedele ancella della scienza!) di un caporedattore di Pikaia.
    Ancora darwinismo biologico e darwinismo sociologico mostrano gli stessi limiti di arretratezza culturale. Non solo la biologia molecolare è ferma con le sue concezioni meccanicistiche e riduzionistiche alla fisica dell’800, ma anche l’analisi sociale è ferma negli stessi ambienti al marxismo ottocentesco.

    Eppure è sotto gli occhi che nel capitalismo avanzato, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, è saltata la divisione tra struttura ed sovrastrutture: ai non vedenti raccomanderei la lettura dell’analisi della Scuola di Francoforte. Per Marx, tutte le attività simboliche, dalla politica alla religione, alla filosofia all’arte alla scienza, erano sovrastrutture al servizio dell’economia capitalistica, una loro cornice ideologica. Le stesse istituzioni statali erano tagliate sulla giusta misura per garantire l’ordine sociale.
    Ma da almeno 70 anni in Europa (da un secolo in Usa) questo non è più vero. La sovrastruttura è diventata così essenziale alla struttura, cioè alla produzione di profitto, da coincidere con la struttura. I media (nella divulgazione “scientifica” in primo luogo) sono importanti a omologare ogni individuo ai fini dei consumi. Qui sta l’ideologia. La divulgazione “scientifica”, come l’arte, la cultura e perfino la poesia sono inglobate nella produzione. E ciò avviene non come sovrastrutture, ma direttamente come strutture di profitto! Ecco l’industria culturale, l’industria editoriale, l’industria radio-tv, internet, Facebook. Poveri facebookisti che credono di essere liberi e invece lavorano inconsciamente ai profitti degli azionisti di Facebook. Non c’è più come ai tempi di Marx e Darwin una sovrastruttura “ipocrita” al servizio del padrone della struttura economica, ma la sovrastruttura si è integrata nella struttura come produttrice si profitto: a) nel terreno diretto degli investimenti e dei profitti, b) nel controllo non violento degli individui.

    In questa fase storica, la divulgazione “scientifica” è diventata il principale elettrodomestico, un prodotto al servizio non della scienza, ma della perpetuazione del sistema dei consumi: per questo la divulgazione “scientifica” deve passare necessariamente attraverso lo sradicamento di tutti i vecchi valori, con un’operazione che si annuncia come disvelamento della verità (scientifica) e che invece è la forma mitica del moderno indottrinamento di massa.

    • Credo proprio che dopo questo silenzio-censura sulle dichiarazioni molto gravi di Schekman sia davvero molto difficile credere all’ingenuità della divulgazione scientifica.
      Dopo la denuncia di Economist sul basso livello delle ricerche pubblicate, dopo la denuncia sui collegamenti tra scienziati e case farmaceutiche, dopo quella di un certo Higgs tanto strombazzato fino all’altro ieri e dopo questo clamoroso gesto del neolaureato premio Nobel, continuare a far finta che tutto vada bene e accusare chi veramente fa critica sulla scienza di essere dei provocatori, richiede veramente una forte dose di ipocrisia o in alternativa di smisurata ingenuità.

      La scienza rischia di diventare come una di quelle antiche caste sacerdotali che perpetuano i loro privilegi servendo il potere di turno.
      Ma si può sorprendere solo chi ignora che Francis Bacon l’aveva pensata proprio così la scienza, e Bacon è considerato nel mondo anglosassone il padre della Rivoluzione Scientifica.
      I divulgatori dal piccolo al grande livello che se ne rendano conto o no sono baconiani, noi galileiani, qui sta la differenza.

  2. Ciao Enzo, ti stavo per segnalare la notizia in email ma sei sempre aggiornatissimo 😀

    Tommy.

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      • Gentilissima Francesca… si permetta quanto vuole!

        Mi fa piacere che questo articolo possa essere letto sul suo interessantissimo blog.
        Ho visto tra l’altro che lei è particolarmente interessata a temi che riguardano la scienza ma anche ad altri, come ad esempio l’economia, che sono spesso trattati anche qui.
        Grazie per l’attenzione.

        Enzo Pennetta

        • Cercavo un commento passato tempo fa di un utente che dettagliava come venivano considerate le recidive dei casi di tumore, e di come venivano alterate le statistiche per i trattamenti di tal genere, pero’ non riesco piu’ a trovarlo. Se qualcuno lo ricorda (o l’autore stesso), puo’ gentilmente riproporlo? Grazie.

        • Caro Enzo,

          ho cominciato ad interessarmi oltre 30 anni fa di medicina, per motivi personali, ma poi… una ciliegia tra l’altra… e così il filo rosso che congiunge tutti gli argomenti di cui mi interesso è “portare alla luce tutto ciò che ci vogliono tenere nascosto”

          Nel 2009 con i miei quattro figli ho dato vita all’associazione Salusbellatrix, che il 13 dicembre ha computo 4 anni. Ho organizzato a Vittorio Veneto 52 conferenze, toccando innumerevoli tematiche (archivio)

          http://www.salusbellatrix.it/eventi/archivio/

          Ho fortemente voluto questo blog su Oggitreviso, per una nuova sfida: passare informazioni sul mainstream.

          Infatti i lettori di questo quotidiano online, non vanno sicuramente a leggere i “nostri” siti e blog cosiddetti alternativi, così… se Maometto non va alla montagna ecc. ecc 😉

          Cordiali saluti,

          Francesca

          • Cara Francesca,
            ho visto le iniziative che sei riuscita a realizzare e sono colpito dalle tue capacità organizzative davvero non comuni.

            Anche essere riuscita a raggiungere un gran numero di persone con il blog su Oggitreviso per portare “la montagna da Maometto” è una bella idea, e vedo che non ti fermi davanti alla possibilità di affrontare temi anche fortemente fuori dal coro e soggetti a critiche, complimenti.

            Un cordiale saluto anche da parte mia e, visto che ci siamo quasi arrivati, buon Natale.

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  6. Mi permetto di sottoporre alla attenzione dei lettori il seguente caso che riguarda il Sig. Ciufolini che, fra l’altro, ha pubblicato su queste riviste, anche se quanto segue non si riferisce direttamente a ciò. Leggete bene con attenzione, perché, fra l’altro, riguarda anche il noto sito ArXiv.

    In breve, il Sig. Ciufolini, noto autore di test di relatività generale con i satelliti LAGEOS, nel corso degli ultimi anni ha pensato bene di sottoporre ad ArXiv una serie di articoli fake, uno solo dei quali finì con l’essere effettivamente postato a fine 2007, usando vari pseudonimi. Uno di questi è “Gerhard Forst” con cui il Sig. Ciufolini postò a fine 2007 un preprint in cui criticava, con argomenti ritenuti infondati/inesistenti da chi lo ha letto, la missione concorrente Gravity Probe B. Nel Gennaio 2008, ArXiv ritrattò tale preprint aggiungendo un commento in cui affermava che G. Forst era uno pseudonimo di un fisico italiano che non voleva rivelare la propria identità, facendo seguire un link ad un articolo del Sig. Ciufolini su Nature del 2007. Tale commento rimase là per 5 anni, fino a Settembre 2013 quando esso fu modificato da ArXiv rivelando esplicitamene che G. Forst era proprio il Sig. Ciufolini. Il 19 Dicembre 2013, ArXiv ha rimosso il proprio commento sul Sig. Ciufolini e il link al di lui articolo su Nature del 2007, lasciando semplicemente scritto che G. Forst è uno pseudonimo. Questo non perché si siano sbagliati nell’identificazione del Sig. Ciufolini, ma per un improvviso, e assai poco credibile, cambiamento nelle politiche del sito, di cui, peraltro, non vi è alcuna traccia. Di seguito sono riportati tutti gli screenshots del caso

    https://www.facebook.com/GPBframedraggingArXivCiufolini

    e

    http://gravityprobebpseudonyms.wordpress.com/

    • Buonasera Sig. Iorio,
      grazie, non sapevo di questa vicenda, sarebbe interessante saperne di più sulle motivazioni che hanno indotto il fisico Ciufolini a mettere alla prova le pubblicazioni scientifiche e sapere magari anche qualche sua considerazione attuale.

      • Buonasera, Sig. Pennetta.

        Circa le motivazioni del Sig. Ciufolini, si dovrebbero evincere facilmente dal fatto, documentato nei link proposti, che egli, unico nella comunità scientifica, ha più volte citato il paper di Forst in comunicazioni a congressi scientifici in cui metteva in evidenza alcuni contributi critici (di persone reali) circa il GP-B, diretto concorrente dei suoi propri test.

        Aggiungo anche come, stando ad ArXiv, il Sig. Ciufolini abbia reiterato nel tempo la sua attività, anche se non ci è dato sapere chi fossero i bersagli delle sue successive sottomissioni.

        Infine, faccio notare che vi è un altro caso potenzialmente simile su ArXiv, ossia quello in cui uno sconosciuto, tale G. Felici, che mai né prima né dopo ha mai né pubblicato né postato nulla in vita sua, fa la sua comparsa improvvisa nel 2007 con un preprint (mai pubblicato) in cui critica il lavoro di un collega (reale). Nella fattispecie, il destinatario delle critiche del misterioso Sig. Felici fui io. Anche in quel caso, il bersaglio era un’altra misura del medesimo effetto fisico previsto dalla Relatività Generale. E anche questo proposto test poteva essere visto come concorrente dei test con i LAGEOS del Sig. Ciufolini e del GP-B. Noto anche che l’indirizzo email del Sig. Felici appartenga a yahoo, come quello usato per sottoporre il preprint di Forst. Al momento, ArXiv non ha comunicato nulla circa l’identità del Sig. Felici.

        • Circa qualche considerazione attuale da parte del Sig. Ciufolini, nel Maggio 2011 si congratulò con il team del GP-B, come si evince da questo articolo su Nature.

          http://blogs.nature.com/news/2011/05/post_76.html#comment-15949

          Faccio anche notare che l’utente “Robin” del blog annesso all’articolo di Nature citato, dopo aver difeso i risultati del Sig. Ciufolini e provato a minare la credibilità scientifica dei miei usando le virgolette per riferirsi ai mie lavori “peer-reviewed” (come se non lo fossero realmente!), il 5 Maggio 2011 abbia commentato così su Forst: ” On the ArXiv we also found the following paper:

          http://xxx.lanl.gov/pdf/0712.3934v1

          It is very interesting, no matter if this Forst is an artistic pseudonym, as probably is, or not, you should read it! “

    • Gentilissimo dott. Iorio,
      se vuole far andare di traverso il tacchino in questi giorni di Natale ad una intera “community” di un blog, posti queste stesse cose sul blog di Attivissimo!
      Si gustera’ per tutta la settimana di Natale un bel concertino di SPLUT… GULP… SGNAC…PLOP…ARRRGH… degno del miglior SuperGulp! XD

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  12. In data odierna, il Sig. Ciufolini non ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale per il ruolo di Professore Universitario di Prima Fasca nel settore 02/C1 Astronomia, Astrofisica, Fisica della Terra e dei Pianeti
    http://abilitazione-miur.cineca.it/public/documenti/giudizi/2012/Giudizi61651.pdf

    Sempre in data odierna, il sottoscritto ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale per il ruolo di Professore Universitario di Seconda Fascia nel settore 02/C1 Astronomia, Astrofisica, Fisica della Terra e dei Pianeti
    http://abilitazione-miur.cineca.it/public/documenti/giudizi/2012/Giudizi53274.pdf

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  14. CLA-MO-RO-SO!!!
    Il Sig. Ciufolini ha colpito ancora!! Adesso si spaccia per…GIANNI FELICI, da Milano!!
    Leggete qui:

    http://arxiv.org/abs/gr-qc/0703020

    I moderatori di ArXiv scrivono: “This submission has been made by G. Felici, a pseudonym of Ignazio Ciufolini, who repeatedly submits inappropriate articles under pseudonyms, in violation of arXiv policies”

    • Prof. Iorio,
      con questa vicenda è riuscito a mostrare come le pubblicazioni scientifiche possano essere anche strumentalizzate nell’ambito di conflitti personali, cosa che testimonia come la componente umana debba essere sempre tenuta presente anche nelle peer review, oltre ovviamente a quella di lobby o di altri meccanismi che possono alterare l’obiettività delle pubblicazioni.
      In questo caso mi sembra comunque che la Cornell University abbia segnalato il problema neutralizzandolo e dimostrando una capacità di saper controllare simili, e spero rare, eventualità.

      • Caro Pennetta,

        il comportamento della Cornell è stato ondivago e contraddittorio, con le loro mezze allusioni durate 5 anni, poi con l’improvvisa esposizione esplicita del Sig. Ciufolini, la conseguente ritrattazione e, proprio ieri, la conferma delle precedenti affermazioni con, anzi, raddoppio visto il nuovo caso.

        E, comunque, noti che i pre-print farlocchi di Felici-Forst NON sono MAI stati pubblicati da nessuna parte. Non so dire se il Sig. Ciufolini abbia provato a sottoporli a qualche rivista e siano stati conseguentemente rigettati, o se non ci abbia nemmeno provato.

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  17. Sono usciti in data odierna i risultati della prima tornata dell’Abilitazione Scientifica Nazionale per i ruoli di Professore di Prima e Seconda Fascia nel settore 02/A2 Fisica Teorica delle Interazioni Fondamentali.
    Il sottoscritto ha conseguito l’abilitazione come Professore di Seconda Fascia http://abilitazione-miur.cineca.it/public/documenti/giudizi/2012/Giudizi54464.pdf
    Il Sig. Ciufolini non ha conseguito l’abilitazione come Professore di Prima Fascia per il settore 02/A2 Fisica Teorica delle Interazioni Fondamentali http://abilitazione-miur.cineca.it/public/documenti/giudizi/2012/Giudizi28417.pdf

  18. Del momento?E’ un momento perpetuo…
    esempio impressionante:
    Crolla il valore scientifico del topo come modello delle malattie letali nell’uomo  (Mice Fall Short as Test Subjects for Human’Deadly Ills)
     Per decenni, i topi sono stati la specie più utilizzata nello studio delle malattie umane. Ma adesso i ricercatori hanno ottenuto la prova che il modello murino sia stato totalmente fuorviante per almeno 3 diversi tipi di patologie mortali (sepsi, traumi e ustioni). Di conseguenza, essi affermano, che anni di lavoro e miliardi di dollari sono stati sprecati seguendo false piste.
    “Il nostro articolo apre la possibilità ad una situazione parallela di essere presente”, dice il Dr. H. Shaw Warren, un ricercatore sulla sepsi all’Ospedale Generale del Massachusetts e uno degli autori principali del nuovo studio.
    L’articolo, pubblicato lunedì in “Proceedings of the National Academy of Sciences”, aiuta a spiegare perché sono falliti tutti i circa 150 farmaci, testati con enorme dispendio su pazienti affetti da sepsi. Tutti i test farmacologici si basavano sullo studio dei topi. E adesso viene dimostrato che i topi possono avere qualcosa che assomiglia alla sepsi negli uomini, ma in realtà è una condizione molto diversa da quella umana.Esperti medici non legati a questo studio hanno detto che i risultati dovrebbero cambiare il corso della ricerca a livello mondiale per tale fatale e frustrante patologia. La sepsi, una reazione potenzialmente mortale che avviene quando il corpo prova a lottare contro un’infezione, colpisce 750 000 pazienti all’anno negli USA, uccide da un quarto alla metà di essi e costa alla nazione 17 miliardi di dollari all’anno. E’ la principale causa di morte nelle unità di terapia intensiva.
    “Questo è un cambiamento rivoluzionario”, dice il Dr. Mitchell Fink, un esperto della sepsi dell’Università della California di Los Angeles, riguardo al nuovo studio.
    “E’ strabiliante”, dice il Dr. Richard Wenzel, ex direttore del dipartimento di medicina interna alla Virginia Commonwealth University e già redattore del ‘New England Journal of Medicine’. “Hanno assolutamente ragione”.
    Risposte immunitarie potenzialmente fatali avvengono quando il sistema immunitario di una persona iperreagisce a ciò che percepisce come un segnale di pericolo, incluse molecole tossiche da batteri, virus, funghi o proteine rilasciate da cellule danneggiate da traumi o ustioni, dice il Dr. Clifford S. Deautschman, che dirige le ricerche sulla sepsi all’Università della Pennsylvania e non ha fatto parte dello studio.
     Il sistema immunitario accelerato rilascia le sue proteine ​in quantità talmente elevate che i capillari iniziano a perdere sangue. La perdita diventa eccessiva, e il siero fuoriesce dai piccoli vasi sanguigni. La pressione sanguigna cala, e gli organi vitali non ricevono più sangue sufficiente. Nonostante gli sforzi, i medici e gli infermieri in un reparto di terapia intensiva o pronto soccorso possono non essere in grado di fronteggiare queste perdite, fermare l’infezione e il danno tissutale Successivamente vi è il collasso degli organi vitali.
    Il nuovo studio, che è durato 10 anni e ha coinvolto 39 ricercatori in tutto il Paese, è iniziato studiando i globuli bianchi di centinaia di pazienti con gravi ustioni, traumi o sepsi, per vedere quali geni venivano usati dai globuli bianchi nel rispondere a questi segnali di pericolo.
    I ricercatori hanno trovato alcune informazioni interessanti e accumulato un grande numero di dati, rigorosamente raccolti, che dovrebbero contribuire a far progredire il settore, ha detto Ronald W. Davis, esperto di genomica presso la Stanford University e autore principale del nuovo studio. Alcuni dati sembravano consentire la previsione di chi sarebbe sopravvissuto e chi sarebbe finito in terapia intensiva, aggrappandosi alla vita e, spesso, morendo.
    IL GRUPPO AVEVA CERCATO DI PUBBLICARE LE SUE SCOPERTE IN DIVERSI GIORNALI. Un’obiezione, afferma il dottor Davis, era stata che i ricercatori non avevano dimostrato come i topi fornissero la stessa risposta genica.
    “Erano così abituati a fare studi sui topi che per loro era quello il solo modo di convalidare le cose”, ha detto. “Hanno la cura dei topi talmente radicata che dimenticano che noi stiamo, invece, cercando di curare gli esseri umani.”
    “Questo ci ha fatto pensare”, ha continuato. «Lo stesso avviene nei topi, oppure no?”.Il gruppo decise di indagare, aspettandosi di trovare alcune somiglianze. Ma quando i dati furono analizzati, non ve ne era alcuna.”Eravamo proprio spiazzati” ha detto il dr.Davis.I fallimenti dei farmaci divennero chiari. Ad esempio, un gene poteva essere attivato spesso nei topi, mentre il gene equivalente veniva soppresso negli esseri umani. Una sostanza che agiva nei topi disattivando un gene poteva avere una risposta letale nell’uomo.Ancora più sorprendente, ha affermato il dr Warren, è che condizioni diverse nei topi – ustioni, traumi, sepsi – non creavano la stessa risposta. In ognuna di queste condizioni entravano in azione gruppi di geni diversi, mentre negli esseri umani geni equivalenti vengono utilizzati in tutte e tre le condizioni. Questo significa, ha detto il dr Warren, che se i ricercatori possono trovare un farmaco che funziona per una di quelle condizioni nell’uomo, potrebbe funzionare per tutte e tre.
    I RICERCATORI HANNO PROVATO PER PIù DI UN ANNO A PUBBLICARE IL LORO STUDIO,CHE HA DIMOSTRATO NON ESSERCI ALCUNA RELAZIONE TRA LE RISPOSTE GENETICHE DEI TOPI E QUELLE DEGLI ESSERI UMANI.LO HANNO PRESENTATO A SCIENCE E NATURE,nella speranza di raggiungere un vasto pubblico, MA ENTRAMBI I GIORNALI LO HANNO RIFIUTATO.Science e Nature hanno dichiarato che la loro politica è di non fare commenti su di un documento rifiutato, e nemmeno di far sapere se è stato presentato. Ma, Pinholster Ginger di Science ha dichiarato: la rivista accetta solo circa il 7 per cento dei circa 13.000 studi presentati ogni anno, quindi non è raro che uno studio debba girare a lungo.
    Inoltre, il dr Davis ha detto, i revisori non avevano evidenziato errori scientifici. Invece, ha dichiarato, la risposta più comune è stata “Deve essere sbagliato. Non so il motivo per cui è sbagliato, ma deve essere sbagliato.”
    I ricercatori si volsero, dunque, verso Proceeding of the National Academy of Sciences. In qualità di membro dell’accademia, il dottor Davis poteva suggerire i recensori per il suo studio e propose i ricercatori che pensava avrebbero dato al lavoro la giusta attenzione. “Se a loro non piace, voglio sapere perché”, ha detto. I revisori hanno consigliato la pubblicazione e il comitato di redazione della rivista, che valuta in modo indipendente gli studi, ha concordato.
    Alcuni ricercatori, leggendo lo studio oggi, dicono che sono stupefatti, allo stesso modo i  cui i ricercatori lo furono quando videro i dati.
    “Quando ho letto lo studio, sono rimasto sbalordito da quanto i dati provenienti dai topi siano sbagliati,” ha detto il dott. Fink. “E ‘davvero incredibile – non vi è alcuna correlazione. Questi dati sono così convincenti e così consistenti che penso che gli enti di finanziamento ne stiano prendendo nota. “Fino ad ora, ha detto,” per ottenere i finanziamenti, si doveva proporre esperimenti che utilizzavano il modello animale.”
    Eppure c’era sempre stato un indizio importante che i topi non potevano davvero imitare gli esseri umani in questo ambito: è molto difficile uccidere un topo con una infezione batterica. I topi hanno bisogno di un milione di volte più batteri nel sangue rispetto a quelli che uccidono una persona.
    “I topi possono mangiare spazzatura e cibo che è in giro ed è marcio,” ha detto il Dr. Davis. “Gli esseri umani non possono farlo. Siamo troppo sensibili “.
    “Questo è un documento molto importante”, ha dichiarato il Dr. Richard Hotchkiss, un studioso di sepsi alla Washington University che non ha partecipato allo studio. “Esso dice con forza –  di andare dai pazienti e prendere le loro cellule. Prendere i loro tessuti ogni volta che si può. Prendere le cellule dalle vie respiratorie. ”
    “Per capire la sepsi, si devono studiare i pazienti”, ha detto.

    In Italia chi ne ha parlato?????????

    • Buongiorno cassandra,
      la ringrazio per la segnalazione, in questo articolo vanno a confluire due temi caldi del momento, infatti oltre al meccanismo di pubblicazione dei lavori che tende a favorire alcuni nomi o alcune tendenze più convenienti, riguarda i limiti della sperimentazione animale.

      E il fatto di non dare spazio ad articoli come quello danneggia anche la completezza del dibattito sulla sperimentazione animale. Al riguardo si può dire che la scoperta di determinate differenze dovrebbe aiutare a non cadere negli stessi errori, resta il fatto che però se una sostanza dovesse rivelarsi fortemente tossica per il topo molto probabilmente lo sarà anche per l’uomo.
      In ogni caso il dibattito si orienterebbe verso un più ragionevole “serve o non serve” piuttosto che su presupposti diritti dei topi.

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