Pikaia: “Questioni di tifo”

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In un articolo pubblicato su Pikaia si parla della situazione del confronto sul darwinismo.

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Su qualcosa si può essere d’accordo e su qualcosa no.

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 Qui di seguito viene riportato per intero un articolo riportato su Pikaia il 19 marzo corso a firma di Michele Bellone, in esso prendendo spunto dall’intervista rilasciata al Darwin day di Terni si fanno alcune considerazioni sul confronto tra sostenitori del darwinismo e i suoi contestatori.

In esso si parla dell’evoluzione dell’antidarwinismo, ma su questo punto è bene precisare subito che anche il darwinismo è evoluto passando da quello originario alla Sintesi Moderna prima e poi alla Sintesi Estesa, una sintesi che con tutte le sue estensioni è cresciuta come un organismo che fagocita di tutto incorporandolo nel termine darwinismo, fino ad averlo fatto diventare una specie di disciplina zen dove la verità sull’evoluzione si indica con affermazioni che spesso parlano d’altro e non spiegano quello che vorrebbero spiegare. Si contesta all’antidarwinismo di prendersela con personaggi come Richard Dawkins ma non si fa autocritica sul come sia stato possibile che un simile personaggio sia diventato l’icona del darwinismo molto più di coloro che sostengono di essere il vero darwinismo scientifico e che nulla hanno fatto per evitare che le cose andassero in questo modo, basterebbe domandarsi perché Le Scienze riporta tra i Tweet segnalati quelli di Dawkins (cosa che fra l’altro fa anche lo statunitense National Center for Science Education – NCSE). Le cose stanno dunque così: il darwinismo a livello mondiale è quello rappresentato da Dawkins e non da Pikaia & Co. Ancor prima di contrastare i creazionisti i nostri darwinisti dovrebbero preoccuparsi di quale sia l’immagine comunemente diffusa del darwinismo perché è su questo terreno che hanno già perso.

Che poi la teoria darwinista non abbia i requisiti necessari per essere un scienza galileiana non dipende solamente dal fatto che non sia stata corroborata da casi di vera macroevoluzione, ma ancor più dal fatto che non esiste un criterio di falsificabilità della teoria, non esiste cioè un fatto che se verificato renderebbe non valida la teoria, basterebbe rispondere a questa semplicissima domanda citandone uno e il discorso sarebbe chiuso. Questo punto non può essere definito come una ‘bufala’, così come avviene nell’articolo su Pikaia, se proprio non si vuole rispondere indicando un criterio di falsificabilità sarebbe allora opportuno cercare di dimostrare che argomentazioni come quelle contenute nell’articolo “Sulla falsificabilità o corroborabilità del darwinismo” pubblicato sugli Atti della Fondazione Ronchi sono errate in qualche punto. Ma niente di tutto questo avviene, che la teoria neodarwiniana non soddisfi i criteri della scienza sperimentale viene liquidato con il termine ‘bufala’, tutti qui gli argomenti?

Come non concordare invece quando si chiede la fine dell’uso improprio della scienza per dimostrare che Dio esiste o no, ma come non accorgersi allora che quando si va a dichiarare come provato scientificamente il “non senso dell’evoluzione umana” si compie proprio un’operazione di questo genere? Come non accorgersi che il creazionismo è stato la reazione, ed è tuttora alimentato, da questo tipo di affermazioni?

E finalmente ci si accorge che il termine “darwinismo” è da abbandonare per una serie di motivi, principalmente per quella sua desinenza in -ismo, tipica delle ideologie, e sarebbe opportuno sostituirlo con evoluzione, così come i Darwin day, troppo legati come origine e come gestione a movimenti per l’ateismo, sarebbero da trasformare più opportunamente in “Evolution day”.

Ed ecco di seguito, per intero, l’articolo apparso su Pikaia.

 

Questioni di tifo
Un paio di settimane fa sono stato al Darwin Day di Terni, a parlare di antidarwinismo. È stato un bell’incontro, cui è seguito un dibattito vivace e stimolante. Avevo iniziato a scrivere un resoconto della giornata ma poi i pensieri hanno preso la strada che volevano loro e quindi eccomi qui a parlare di tifo. Quello da stadio, per intenderci.
Non sono un appassionato di calcio e ho sempre osservato da esterno le discussioni fra i tanti amici tifosi. Tifare vuol dire sentirsi parte di un gruppo, dimostrare lealtà e sostenersi a vicenda, anche quando si tratta di reclamare un fuorigioco o insultare un arbitro e tutta la sua stirpe andando a ritroso di parecchie generazioni. Niente di nuovo sotto il sole, dinamiche del genere sono studiatissime e, ovviamente, non si limitano al calcio. Sono molto diffuse, per esempio, anche in politica, dove chiunque abbia un colore politico anche solo minimamente diverso dal proprio ha spesso torto a prescindere.
Neanche il mondo scientifico è immune dalla sindrome delle tifoserie, soprattutto su quei temi controversi che vanno a coinvolgere aspetti etici, filosofici, politici e religiosi. Cioè tutti quegli elementi che, spesso, hanno la meglio nell’influenzare le nostre decisioni. Proviamo ora a immaginare un osservatore esterno, che assista a uno di questi dibattiti: egli vedrà due schieramenti scontrarsi con vigore, esibendo dati e citando scienziati in un turbinio di numeri, parole tecniche e prestigiosi virgolettati. Il nostro povero osservatore, che di scienza non capisce molto, si farà l’idea che gli scienziati stessi sono divisi sul tema in questione e che entrambe le posizioni sono quindi credibili dal punto di vista scientifico. Tutto ciò rappresenta un serio problema per chi fa comunicazione della scienza, poiché non sempre le evidenze scientifiche sono distribuite equamente – sia in termini di quantità che, soprattutto, di qualità – ai due lati della barricata.
Il che ci riporta all’antidarwinismo.
L’antidarwinismo esiste fin da quando Darwin ha pubblicato L’origine delle specie e da allora ha subito, ironia della sorte, una vera e propria evoluzione. Creazionismo hardcore (cioè quelli che credono che la Bibbia vada interpretata più menoletteralmente), evoluzionismo teisticointelligent design, neoantidarwinismo (di cui ho parlato qui); nella nebulosa antidarwinista c’è spazio per tutti. Le argomentazioni sono sempre le stesse, come pure le strategie retoriche. Una delle più sfruttate è quella che consiste nel mettere alla sbarra un darwinismo spesso ipersemplificato, distorto, radicale, rigidamente riduzionista e, soprattutto, impregnato fino al midollo di ateismo militante (qualcuno ha detto Richard Dawkins?), sostenendo che tutti i darwinisti sono così e che hanno dato vita a un dogma inattaccabile che condiziona tutta la ricerca in biologia. Partendo da qui, la critica antidarwinista si muove quindi su due binari: da un lato si contesta chi usa la teoria di Darwin per supportare filosofie materialistiche e atee, e per dimostrare scientificamente che non esiste alcun dio; dall’altro si sostiene che la stessa teoria darwiniana non è scienza ma filosofia. In pratica, un’opinione.
Ora, sul primo punto si potrebbe anche essere d’accordo. Darwin ha dimostrato che la scienza non ha bisogno di una divinità per spiegare i fenomeni del mondo naturale. Non ha dimostrato l’inesistenza di una qualsiasi divinità. Anche perché una dimostrazione simile non ha senso, da un punto di vista scientifico. La scienza non si occupa di divinità.
Il secondo punto, invece, è una bufala. Il problema è che questa bufala è sostenuta anche da alcuni scienziati. Pochi, non sempre molto competenti in biologia, a volte condizionati da posizioni religiose (ma ce n’è anche qualcuno ateo), spesso convinti che la vera scienza sia solo quella che può essere testata in laboratorio, il che significa che siccome non si può riprodurre in un esperimento l’evoluzione di una rana in una lucertola, allora la biologia evolutiva non è scienza.
Il punto è che tanto la figura storica di Darwin quanto la teoria dell’evoluzione si ritrovano al centro di una battaglia nella quale la scienza rischia di essere l’unica a perderci. Fin da quando pubblicò L’origine delle specie, lo scienziato inglese si sforzò di non farsi coinvolgere nel dibattito fra atei e credenti. Sono passati più di 150 anni e la situazione non è cambiata, il che ci riporta alla sindrome delle tifoserie: scienza versus fede, ennesimo round. Siccome ora ci sono anche antidarwinisti che prendono le distanze da qualsiasi forma di creazionismo (incluso quello criptico che si cela dietro all’intelligent design), il rischio è che il dibattito venga visto – dal nostro solito osservatore esterno e digiuno di scienza – come uno scontro fra una scienza darwiniana dogmatica, atea e intollerante da un lato, e una scienza antidarwiniana aperta e non dogmatica dall’altro.
Come fare per uscire da questo inghippo?
Tanto per cominciare, per contrastare gli antidarwinisti bisogna conoscerne l’evoluzione. Per esempio, alcuni di loro non propongono spiegazioni alternative finalistiche, quindi non li si dovrebbe chiamare creazionisti. D’accordo, usano gli stessi argomenti della destra fondamentalista americana, anche nei rari casi in cui non se la prendono con Darwin, però non propongono una spiegazione basata su un creatore o un qualsivoglia disegno (in realtà non propongono nulla, ma questa è un’altra storia). Ergo, non sono creazionisti. Inutile criticarli quando generalizzano – “tutti i darwinisti la pensano come Dawkins” – se poi si è i primi a farlo.
Altra cosa: bisogna raccontare meglio l’evoluzione e la teoria che la spiega, per esempio sfatando le bufale che la riguardano, spiegando che si è fatto qualche passo avanti rispetto al neodarwinismo degli anni ’30, e facendo molta più attenzione alle parole che si usano. Per fare questo è necessario migliorare la qualità sia dell’informazione nei mass media sia dell’istruzione, anche per non dover più vedere certi titoli sui giornali o certe immagini sui libri di testo.
Oltre a ciò, penso sia veramente giunto il momento di lasciar fuori la religione dal dibattito. Che senso ha usare Darwin per dimostrare che dio non esiste? Scientificamente parlando, nessuno. Qualcuno obietterà dicendo “però ci sono religiosi che pretendono di addomesticare la scienza”. È vero, e quindi? Si risponde cercando di fare la stessa cosa? La scienza non si occupa degli dei, quindi lasciamoli dove sono e togliamo agli antidarwinisti uno dei loro argomenti preferiti.
C’è poi la questione dei termini. Personalmente, “darwinismo” non mi piace, sa un po’ di ideologia. Anche per questo sono contento che la versione più recente della teoria dell’evoluzione si chiami Sintesi Estesa (la versione precedente si chiamava Sintesi Moderna ma anche neodarwinismo, quindi siamo sempre lì). Lasciamo l’ideologia agli “anti”, la scienza non ne ha bisogno. E neanche la laicità.
Infine, mi piace l’idea, accennata anche all’inizio dell’incontro di Terni e già messa in pratica in alcuni casi, di cambiare nome al Darwin Day per chiamarlo Evolution Day. Il che non significa dimenticarsi del buon vecchio Charles, bensì rendere giustizia alla sua natura di scienziato scettico e poco incline a farsi tirare la giacchetta nel dibattito fra credenti e non credenti. Trasformandolo in una bandiera lo si rende solo un facile bersaglio per chi critica la scienza per motivi che di scientifico hanno ben poco; si rischia quindi di innescare la sindrome delle tifoserie e di trasformare lo scienziato inglese in un simbolo disturbante per chiunque creda in una qualsiasi divinità. Il modo migliore per celebrare Darwin è sbugiardare le falsità che gli antidarwinisti raccontano su di lui e la sua teoria, non sbatterlo in prima linea in una battaglia che lui per primo non avrebbe voluto combattere.
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Michele Bellone

 

Concludiamo segnalando che quasi contemporaneamente all’uscita dell’articolo di Bellone su Pikaia è comparso sul sito del Comitato Antievoluzionista di Fabrizio Fratus un “Invito a Bellone” (entrambe le iniziative sono evidentemente scaturite dall’intervista a Terni), un invito che si riporta a seguire:

Gentile dott. Michele Bellone,

le nostre posizioni sul neodarwinismo sono decisamente contrapposte e in antitesi, come ho scritto in uno dei miei libri, Dio o Darwin?, il problema è l’interpretazione dei dati scientifici e non la scienza. Ho seguito le sue considerazioni sull’antievoluzionismo e su alcune questioni riportate come fatti scientifici a dimostrazione della tesi evoluzionista, nello specifico il famoso esperimento Lensky (https://www.youtube.com/watch?v=RbtoRaGmfb0) e per questo motivo la invito a partecipare alla trasmissione radiofonica in streming su http://www.radioglobeone.it con il prof. Enzo Pennetta; la assicuro nel fatto che la mia conduzione sarà estremamente corretta e impostata nella cordialità. L’intento è quello di comprendere eventuali nostri errori (mondo antievoluzionista), la ringrazio anticipatamente e resto in attesa di una sua adesione alla richiesta.

Cordialmente.

Fabrizio Fratus

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

11 commenti

  1. Giorgio Masiero on

    1. “Dawkins più di ogni altro ha fatto capire ed accettare la biologia evolutiva a livello globale” (J. Maynard Smith, biologo e genetista con 6 medaglie internazionali in scienze biologiche nel suo palmarès). “Dawkins rappresenta la più vigorosa difesa del darwinismo mai pubblicata dopo il 1859” (The Economist). Dawkins è l’icona mondiale del darwinismo. Bellone se ne faccia una ragione.

    2. Secondo il darwinismo, le specie sono soltanto un complesso contingente di adattamenti trasmessi ereditariamente da lungo tempo, un complesso che proprio per i suoi meccanismi contingenti d’origine avrebbe potuto essere diverso da quello effettivamente accaduto, se solo fosse intervenuto in condizioni ambientali diverse. Donde il “non senso dell’evoluzione” secondo Pievani. Se è così, l’assunzione di contingenza e storicità implicano l’imprevedibilità e l’incontrollabilità. Non si può pretendere, dice Bellone, che “replichiamo in laboratorio l’evoluzione di una rana in una lucertola”. Ma l’irreplicabilità implica l’infalsificabilità. Bellone se ne faccia una ragione.

    3. Le assunzioni di contingenza e storicità del darwinismo sono, appunto, “assunzioni”. In questa concezione storico-funzionalistica, il “non senso dell’evoluzione” è un’assunzione (legittima) di partenza, non un “fatto” sperimentale. Bellone lo spieghi a Pievani.

    4. Al contrario del darwinismo, noi abbiamo una concezione fisico-strutturalistica, secondo la quale il ruolo più importante nella comparsa della vita e nell’evoluzione non deriva né dalla contingenza, né dall’adattamento della selezione naturale, ma dalla necessità delle leggi della fisica. CS è evoluzionistica, ma non darwinistica. Non c’è solo l’evoluzionismo del non senso, ma anche un evoluzionismo con un senso direzionale, che parte dal Big Bang e arriva all’uomo. E mentre il primo, per sua scelta, rinuncia alla replicabilità (e quindi alla scientificità), noi pensiamo, insieme ad uno stuolo crescente di ricercatori, che il secondo abbia predittività e farà la rivoluzione in biologia nel XXI secolo. Bellone se ne faccia una ragione.

  2. Posto qui la mia risposta all’invito di Fratus, poiché non sono riuscito a inserirla direttamente sul suo blog.

    “Gentile signor Fratus, la ringrazio per l’invito a partecipare alla sua trasmissione radiofonica per parlare di evoluzione ma le comunico la mia intenzione di declinare tale invito.
    Il motivo è presto detto: ricordo bene che, nell’ultimo articolo da lei scritto sul suo blog (http://antidarwin.wordpress.com/2014/02/07/chiacchere-del-ricercatore-evoluzionista-michele-bellone/), sono stato definito un bugiardo e autore di “cialtronerie ideologiche di poco conto”, uguale a quelle tante altre persone che, pur di difendere la “più grande balla scientifica della storia”, non esitano a “manipolare ed interpretare i dati” e che si comportano “come i bambini che davanti alle verità si costruiscono realtà false per dare certezza alle loro piccole credenze”.
    A ciò si aggiunge il modo in cui riporta una parte del mio articolo, distorcendone il senso (volutamente?) per sostenere una propria tesi.
    A fronte di un simile trattamento, nonostante le sue assicurazioni mi pare evidente che non ci siano le condizioni per una trasmissione “corretta e impostata nella cordialità”.
    La ringrazio di nuovo per l’invito e le auguro buona serata.”

    • Fabrizio Fratus on

      Gentile dott. Michele Bellone,

      la ringrazio per la sua disponibilità ad avere risposto, questo comportamento le fa onore visto come i suoi colleghi trattano noi antievoluzionisti. Comprendo benissimo la sua posizione ma volevo ribadirle comunque l’invito in quanto il mio attacco “colorito” fa parte, ovviamente, del ruolo che mi sono cucito addosso e non è certo un attacco alla sua persona che, leggendo la sua lettera, dimostra essere decisamente corretta e cordiale, ma voleva essere un attacco alle tesi sostenute dal mondo evoluzionista. Come ho avuto modo di dichiarare sia in articoli, sia in pubblico come in tv o in radio io e tutti gli antievoluzionsiti possiamo essere in grande errore, ma vorremmo avere delle prove oggettive e non interpretazioni relative ad un modello prestabilito su come intepretare i dati scientifici. Detto questo le porgo ufficialmente le mise scuse pubbliche alla sua persona.

      La ringrazio ancora per la sua cordiale risposta e comunque le rinnovo l’invito ricordandole che essendo la puntata radio in diretta tutti potranno constatare il mio comportamento nei suoi riguardi… Nel caso lei ci ripensasse ribadisco la mia assoluta correttezza nel condurre la trasmissione e, vista la situazione, cercherò di mettere in difficoltà Enzo Pennetta che comunque come amico non me ne vorrà assolutamente.

      Cordialmente

      Fabrizio Fratus.

  3. @Pennetta
    “Si contesta all’antidarwinismo di prendersela con personaggi come Richard Dawkins ma non si fa autocritica sul come sia stato possibile che un simile personaggio sia diventato l’icona del darwinismo molto più di coloro che sostengono di essere il vero darwinismo scientifico e che nulla hanno fatto per evitare che le cose andassero in questo modo”
    Quindi sarebbe colpa dei darwinisti “pluralisti”, che non hanno fatto nulla – povero Gould, questa non se la merita – per contrastare l’egemonia dawkinsiana? Spero che i suoi lettori si rendano conto di quanto sia debole questo argomento, chiaro segno di chi ha finito le cartucce.
    Un po’ come il bambino che, colto con le mani nel vasetto della marmellata, dà la colpa alla madre per non aver chiuso bene il barattolo.

    “Ancor prima di contrastare i creazionisti i nostri darwinisti dovrebbero preoccuparsi di quale sia l’immagine comunemente diffusa del darwinismo perché è su questo terreno che hanno già perso.”
    Meglio i creazionisti di Dawkins, insomma. Chissà perché non sono stupito.

    “Come non accorgersi che il creazionismo è stato la reazione, ed è tuttora alimentato, da questo tipo di affermazioni?”
    Il creazionismo una reazione al “non senso dell’evoluzione umana”? Pennetta, le ricordo che il creazionismo esiste da qualche migliaio di anni e la visione teleologica e finalista ha dominato il mondo scientifico per parecchio tempo, quindi se mai sono state le filosofie materialiste a essere state delle reazioni.

    “Darwin day, troppo legati come origine e come gestione a movimenti per l’ateismo”
    Molto meglio i Mendel Day, totalmente liberi da qualsiasi tipo di influenza ideologica e religiosa, vero?

    @Masiero
    “Dawkins è l’icona mondiale del darwinismo”
    E quindi? Sbarazziamoci del darwinismo perché uno dei suoi esponenti (peraltro molto criticato) è più famoso di altri? La debolezza di questa argomentazione fa quasi simpatia.
    Senza contare che se il buon Gould fosse ancora vivo non sarebbe meno “icona” di Dawkins, anche i suoi tweet verrebbero rilanciati da Le Scienze e, soprattutto, potrebbe smentire pubblicamente le tante persone che lo citano a sproposito facendolo passare per un antidarwinista.

    “l’irreplicabilità implica l’infalsificabilità”
    Quindi lei non “crede” (in senso scientifico, prima che qualcuno fraintenda) nella deriva dei continenti?

    “un evoluzionismo con un senso direzionale, che parte dal Big Bang e arriva all’uomo.”
    Opperbacco, e questo sarebbe replicabile? E falsificabile?
    Lei è consapevole del fatto che, da quando ha iniziato a parlare di evoluzionismo del non senso ed evoluzionismo direzionale, ha abbandonato il campo scientifico per entrare in quello filosofico? Niente di male eh, l’importante è chiamare le cose col loro nome.

    “uno stuolo crescente di ricercatori”
    Chi?

    • @Greylines,
      quello che ha fatto Gould contro Dawkins è stato lasciato cadere da gli altri, i “pluralisti” (un neologismo?) come suppongo siate voi.
      Mi sa indicare un articolo apparso su Pikaia o su Linee gigie che critichi Dawkins?

      Il resto del commento sulle cartucce il vasetto della marmellata denota solo che è lei ad aver finito le cartucce e la butta su frasi retoriche.

      Riguardo al punto in cui lei scrive:
      ““Ancor prima di contrastare i creazionisti i nostri darwinisti dovrebbero preoccuparsi di quale sia l’immagine comunemente diffusa del darwinismo perché è su questo terreno che hanno già perso.”
      Meglio i creazionisti di Dawkins, insomma. Chissà perché non sono stupito.”

      Mi sembra che la sintassi fosse chiara e che lei la distorca per farmi dire cose che non ho detto. Allora pazientemente ripeto: VOI dovreste preoccuparvi di più del danno che fa al darwiismo Dawkins di quanto gliene faccia il creazionismo. A me francamnente dei danni che vengono al darwninismo, come può ben immaginare, non importa nulla. Chiaro adesso?

      Poi lei confonde il creazionismo antiscientifico con la fede, per un chiarimento al riguardo le linkoun vecchoi articolo d Forastiere:
      http://www.enzopennetta.it/2012/01/tanto-per-chiarire-repetita-juvant/

      Infine, i Mendel Day dichiarano il loro intento di ristabilire la verità su scienza e fede, i Darwin day sono nati per fare propaganda non dichiarata. Tutto qui. E non è poco…

    • Giorgio Masiero on

      @ Greylines
      “L’irreplicabilità implica l’infalsificabilità”. Confermo. La deriva dei continenti è una teoria infalsificabile. Confermo.

      “L’evoluzionismo con un senso direzionale parte dal Big Bang e arriva all’uomo”. Questa è una teoria falsificabile. Confermo. “Replicabile” a proposito di una teoria scientifica significa che fa “predizioni” replicabili, NON che tutte le sue predizioni (in quanto conseguenze logiche della teoria) sono replicabili. Per es., in cosmologia, il Big Bang non è evidentemente replicabile, ma alcune conseguenze della teoria (come la radiazione di fondo, la nucleosintesi stellare, ecc.) sono state replicate e confermate. Questo fa del Big Bang una teoria scientifica.

      • Ho letto le annotazioni di Giorgio Masiero e mi astengo dal commentare l’applicazione del punto di vista popperiano per ragioni di insufficiente competenza e quindi, su questo, osservo solamente che il ragionamento mi sembra un po’ “contorto”.
        La sentenza finale mi attizza e mi lascia perplesso perché potrebbe lasciar sottintendere che le teorie scientifiche siano asserti definitivi ed intoccabili. Invece è esattamente il contrario: anche senza scomodare il probabilismo quantistico, è dimostrato dalla storia che le teorie scientifiche godono della proprietà di essere provvisorie poiché nessuno può escludere il sorgere di futuri dati sperimentali incompatibili con esse già formulate teorie. Numerose sono quelle corrette, ritoccate, adattate per via di impreviste risultanze sperimentali successive alla loro enunciazione.
        Purtroppo il senso comune attribuisce all’aggettivo “scientifico” proprietà che non possiede e che il celebre saggio brianzolo Pier Maria Confucio riassume nella famosa (o famigerata?) sentenza “In campo scientifico l’unica certezza è il dubbio” oppure “Dubitare delle teorie scientifiche è cosa scientifica”.
        In conclusione: appioppare ad un sostantivo l’aggettivo “scientifico” non è opera di santificazione del sostantivo medesimo perché la Scienza non è una religione. La Scienza (quella con la “esse” maiuscola) rifugge da atteggiamenti superbi ed accoglie, con gratitudine, suggerimenti e correzioni, purché basate su osservazioni sperimentali (sempre da P.M.C.: “L’esperienza è la regina di ogni Scienza”).
        Seguo la questione big-bang da quando ho letto il libro di Steven Weinberg “I primi tre minuti”. Tutto bene, ci mancherebbe!, ma annotiamo che c’è anche chi (parlo di gente del mestiere) non ne è ancora del tutto convinto. Giuste le osservazioni di cui sopra.

        Pier Maria Boria, appartenente al comitato antievoluzionista

        • Giorgio Masiero on

          Io ho solo detto, Boria, che la teoria del Big Bang e’ scientifica (perche’ fa predizioni replicabili e controllabili, finora sempre corroborate), ma non ho mai sostenuto che la scienza naturale sia “definitiva ed intoccabile”. Anzi, come sanno i miei lettori di CS, penso esattamente l’opposto.

          • Caro Masiero: mi sembrava strano che non fossimo d’accordo. Tanto è vero che nella mia replica dico subito “potrebbe lasciar sottintendere” (nell’originale la frase era anche sottolineata, ma il foglio che il convento mette a disposizione non acchiappa queste finezze ortografiche).
            Colgo l’occasione per confessare che ho un sassolino nella scarpa: ogni volta che sento brandire il punto di vista popperistico mi sembra di essere un gran somaro. Tutti ne parlano di qua, lo scribacchiano di là ma l’anima del concetto mi sfugge e mi pare che sia troppo “à la page”: probabilmente ho bisogno di studiare di +.
            Ho prenotato adeguate lezioni presso il mio nipotone Marco che ha fatto la tesi su Popper: magari fra qualche tempo, zucca permettendo, sarò à la page anch’io…
            Cordialmente.

            PMB

        • Caro prof.Boria una teoria scientifica non può che rientrare o far prevedere un ingresso della stessa all’interno del metodo scientifico.
          Ci potranno essere così differenze sui margini d’errore,campi di applicazione,limitazioni etc etc..
          ma che si tratti di psicologia clinica,biologia,fisica,ingegneria,terapia occupazionale,fisioterapia,archeologia,geologia si parla certamente di scienze come invece di scienze non si parla con astrologia,alchimia…
          E così avviene anche per le teorie scientifiche.
          la teoria del B.Bang,gravitazionale,atomica,della relatività,della tettonica a placche,teoria dell’elettromagnetismo sono teorie scientifiche,neodarwinismo,ID,creation science non lo sono.

      • Posto che la tettonica a placche è scientifica e dotata anche di criteri di falsificabilità,ma la teoria della deriva dei continenti non dice brutalmente che i continenti si muoverebbero l’uno rispetto all’altro?
        Questo è falsificabile.
        Volendo anche sull’esistenza della Pangea si potrebbero avere criteri di falsificabilità.

        Tuttavia qualcuno considera questa non una pseudoscienza(ovviamente come avvenne quando fu propostada Wegner)ma neanche una scienza,ma una scienza in divenire,ancora acerba..

        Ad ogni modo, il neodarwinismo non ha corroborazioni(neanche una),non ha criterio di falsificabilità e non porta a predizioni utili né permette “ricostruzioni esatte”.

        P.s.
        È necessario tornare a ripetere per i duri di comprendonio che la critica sul piano scientifico del neodarwinismo(vedi Sintesi Estesa)non ha a che fare con le critiche della strumentalizzazione della teoria e degli strumentalizzatori della teoria.
        Sono critiche diverse.
        Non si facciano quindi “film” né si creino spettri.Le cose son chiare,se uno non riesce proprio a capirle mi spiace per lui,ma è evidentemente un suo problema.