Su Wired: “Perché l’obiezione di coscienza sull’aborto non dovrebbe più esistere”. Ma l’obiezione non è un diritto, è un dovere.

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wired titolo

 

Su Wired in nome della ragione e della filosofia viene negata l’obiezione di coscienza sull’aborto.

 

 

“No, i medici non dovrebbero potersi rifiutare di interrompere una gravidanza. Il motivo ce lo spiega la filosofia”, questo il sotto titolo dell’articolo “Perché l’obiezione di coscienza sull’aborto non dovrebbe più esistere” pubblicato su Wired ieri 1 aprile 2014 a firma del prof. Maurizio Mori (ordinario di bioetica, Università di Torino, presidente della Consulta di bioetica Onlus). Il primo commento dei lettori mostra immediatamente come il senso comune si scontri con i percorsi tortuosi e i sofismi, leggiamo infatti nelle prime righe:

wired interve

 

L’intervento poi prosegue in modo interessante e chi vuole può trovarlo sul sito di Wired, così come interessante è anche quello del secondo lettore:

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Ma, tornando all’articolo del prof. Mori, andiamo a vedere dove il ragionamento che viene sviluppato è fallace. In poche parole Mori sostiene che la professione di medico è assimilabile a quella di un soldato che quandosi arruola volontariamente sa che potrebbe essere chiamato a compiere azioni di guerra e ovviamente giunge alla conclusione che una volta compiuta tale scelta non sia lecito appellarsi alla possibilità di obiezione:

Chi sceglie di arruolarsi sa sin dall’inizio quali sono i compiti previsti dalla professione, e non può poi vantare titolo di fare obiezione di coscienza all’uso delle armi e all’uccidere in situazioni di guerra. 

Ma subito lo stesso autore pone una domanda centrale nell’argomentazione:

Si potrebbe discutere della validità dell’analogia tra aborto e guerra e sul fatto se l’aborto sia davvero una forma di omicidio. Si può osservare che nella tradizione occidentale, l’aborto (nelle prime fasi) non è mai stato un vero e proprio omicidio, ma se mai un omicidio anticipato: espressione assai ambigua il cui significato sarebbe tutto da chiarire.

Alla prima domanda la risposta esiste ed è anche facile, solo che non la si è voluta trovare. L’analogia non è tra aborto e guerra, come viene posta dal prof. Mori, semmai tra la professione medica e quella del militare, e si tratta di un’analogia che si ferma davanti al fatto che lo scopo per cui si fa il medico è curare i malati, quello per cui di fa il solato è uccidere il nemico, questo significa che l’atto di uccidere è l’essenza del mestiere delle armi mentre nella professione medica la morte è quello che si deve evitare con il proprio operato.

Chiaramente quindi, senza bisogno di scomodare la filosofia, se un soldato di mestiere non può sottrarsi all’ordine di uccidere un nemico perché ha dato l’assenso a tale eventualità nel momento dell’arruolamento, il medico tale assenso non solo non l’ha mai dato, ma ha invece manifestato l’intenzione di far esattamente l’opposto. Per ovviare a questa obiezione sofisticamente si evita di definire cosa sia la professione medica e si afferma semplicemente che essa oggi prevede la possibilità di praticare l’aborto e che quindi un medico obiettore semplicemente non dovrebbe fare il medico:

 Infatti, la legge oggi prevede che tra i compiti del medico ci sia anche l’aborto. Un giovane che sceglie di fare il medico sa già sin dall’inizio che l’aborto è un intervento sanitario previsto dalla professione. Ove in coscienza fosse contrario a tale pratica, semplicemente sceglierà una professione diversa

A questo punto il problema sembra essere “risolto” sacrificando la possibilità che innumerevoli promettenti medici possano più accedere alla professione per curare i malati (la società può permettere questo?), ma le cose non stanno esattamente così.

Seguendo correttamente il paragone con la professione militare dovremmo per analogia domandarci come dovrebbe comportarsi un soldato davanti ad un ordine che ritiene moralmente errato. L’obiettore è infatti uno che all’interno di una professione che condivide si rifiuta di compiere atti contrari a quella professione o addirittura criminali. Allora il ragionamento svolto nell’articolo su Wired si mostra in tutta la sua fallacia, scambiando le situazioni infatti sarebbe come se un giorno si potesse dire:

 Infatti, la legge oggi prevede che tra i compiti del soldato ci sia anche la rappresaglia. Un giovane che sceglie di fare il soldato sa già sin dall’inizio che la rappresaglia è un intervento militare previsto dalla professione. Ove in coscienza fosse contrario a tale pratica, semplicemente sceglierà una professione diversa.

Evidentemente, qualsiasi legge sia vigente, un soldato dovrebbe rifiutarsi di obbedire all’ordine di effettuare ad esempio una rappresaglia su dei civili. E non si tratta solo di un principio generale ma di un obbligo reale sancito dal diritto internazionale:

Il fatto che un soggetto abbia agito in esecuzione di un ordine non lo esime dalla propria personale responsabilità penale internazionale. Parallelamente il subordinato ha il dovere di sottrarsi dall’eseguire ordini riguardanti atti criminali.

Si tratta del 4° dei 7 punti del “Principi di diritto internazionale riconosciuti dallo Statuto e dalla sentenza del Tribunale di Norimberga”, se un soldato secondo la sua valutazione ritiene dunque che un determinato ordine sia un crimine ha il “dovere”, non il diritto, di sottrarsi dall’eseguire quell’ordine. Se dunque il cittadino dovesse avere l’intima convinzione che l’ordine ricevuto, anche se presente nell’ordinamento del suo stato, sia un atto criminale, “deve” rifiutarsi di eseguirlo. A tal riguardo lo stesso prof. Mori conferma che nessuno potrà portare elementi sufficienti a dimostrare che l’aborto non sia la soppressione di una vita umana, usa poi la bizzarra e vaga definizione di “omicidio anticipato“. Quindi l’opinione personale di chi ritiene che si tratti di una vita umana non è scientificamente smentibile e va dunque rispettata.

Il ragionamento del prof. Mori poi viene confutato in poche righe anche dall’intervento del secondo lettore che pone il problema del fatto che ben il 70% dei medici sia obiettore.

Se il paragone con il mestiere del soldato fosse svolto fino in fondo ci troveremmo di fronte ad un esercito in cui il 70% dei militari si rifiuta di eseguire determinati ordini. Hanno tutti sbagliato professione? Questo dovrebbe far riflettere.

E così gli argomenti proposti contro l’obiezione si trasformano in una dimostrazione per assurdo dell’esatto contrario: l’obiezione di un medico profondamente convinto di commettere un atto illecito, non può essere trattata come un diritto da concedere o meno in quanto essa è un dovere.  

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

14 commenti

  1. Giorgio P. on

    Casomai il parallelismo tra medico e soldato va letto al contrario: il medico (obiettore) si rifiuta di obbedire all’ordine di uccidere.

    • Già, e infatti come abbiamo visto viene evitato di definire cosa sia un medico. Si afferma solo che tra i suoi compiti ormai c’è quello di praticare l’aborto.

      Si abbandona l’idea di una definizione per finalità e se ne adotta una per elencazione. Comodo.

  2. Secondo me il lettore “pv” ha centrato il punto: perchè una grande percentuale di medici fa obiezione di coscienza? (E perchè quando si è trattato di minare questo istituto non si è fatto avanti un medico, ma un filosofo?). La “leggenda nera” vuole che ci sia il solito complottone cattolico per cui i medici obiettori fanno carriera e quelli non-obiettori subiscono orribili persecuzioni.. Se qualche medico obiettore legge magari potrebbe contribuire a fare luce su questo mistero e dare una mano agli amici di Wired, che non si sono scomodati a sentire l’altra campana (distrattoni)

    • LawFirstpope on

      Già: forse chi deve farlo che si rende davvero conto di cosa sia l’aborto.

      Ma che vuoi che importi a questi sofistti?
      Le mani mica se le sporcano loro…

    • La leggenda nera afferma soprattutto che i medici obiettori praticherebbero aborti clandestini a caro prezzo in strutture private. Senza però che siano mai forniti dati attendibili a supporto dell’affermazione secondo la quale a comportarsi così sarebbero “tutti” o “gran parte” dei medici obiettori.
      Inoltre da tale indimostrata affermazione non si trae mai quella che ne dovrebbe essere la logica conseguenza, cioè che chi venga realmente preso a comportarsi così debba essere radiato dall’ordine professionale e/o perseguito penalmente, considerandola invece una dimostrazione del fatto che l’obiezione non dovrebbe essere consentita. Rendendo, così, evidente che non si tratta di una considerazione basata su dati reali, bensì di un’argomentazione pretestuosa.

  3. LawFirstpope on

    Pauroso: chi voglia intraprendere la professione medica (salvare vite), deve mettere in conto il dovere di abortire (terminare vite) e se non vuole non faccia il medico, anche se sarebbe potuto essere il migliore del mondo nel suo campo.

    E chiaramente il criterio in base al quale si afferma questo è la sola legge positiva vigente (tralasciando l’aspetto morale naturale, cosa su cui un vero filosofo dovrebbe argomentare).
    Mi domando quali richiami al “dovere” istituzionale sarebbero potuti uscire dalle bocche di certi signori quando le leggi naziste erano in vigore…

  4. Quell’articolo su Wired non ha senso..
    Non ha la minima logica il paragonare un soldato ad un medico.
    Tanto più il far leva sul “dura lex sed lex”.Infatti è la legge che regolamenta l’obiezione di coscienza del medico. I confini dell’esercizio dell’obiezione di coscienza sono abbastanza netti ed esistono,se questi viene garantito l’obiezione del medico è legale,altrimenti il medico dovrebbe essere processato.
    La Lorenzin disse che avrebbero controllato ogni clinica e consultorio affinché si constatasse che fosse tutto ‘in regola’.
    Non penso comunque che sarebbe possibile la realizzazione di una legge ,proprio a livello generale,come micromega,wired o vari gruppi politico-ideologici vorrebbero per la 194.A meno di non ritrovarsi sotto una simil-dittatura cinese..
    Io però vorrei porre un’altro quesito,l’uso della spirale perché dovrebbe essere legale?
    Non è un vizio per cui si ‘gioca’ sull’inizio della gravidanza?
    Ci sono altri contraccetivi naturali e non,perché non mettere illegale la spirale?
    Questo secondo me ancor più sottolinea che ci sia uno stato di non-coscienza sul fatto di cosa sia uomo e cosa no.
    Della serie Haeckel e vari:
    http://www.enzopennetta.it/2014/01/pz-myers-bocciato-in-biologia/
    Poi ognuno può avere le sue idee,il suo credo e appoggiare le scelte politiche,etiche che ritiene corrette.
    Ma quelli che sono fatti dovrebbero essere noti a tutti.
    Ed ho l’impressione che per molti non lo siano..

    • Rivista fatta per fighetti che non possono vivere un solo istante senza essere connessi (wired, appunto, anche se adesso va il wireless), con la mania compulsiva di postare qualunque sciocchezza su qualunque forum per dimostare di essere vivi, che non possono vivere senza l’i-pod, l’i-pad, l’i-cess, che fanno la fila dalla notte precedente presso lo store Apple per avere il privilegio di essere i primi a spendere uno stipendio per avere un cambio un hardware modesto, un software collaudato un po’ piu’ degli altri (ma solo un po’), e soprattutto un brand da esibire alla prossima cena pizza e fichi con gli amici (“eh ma io c’ho l’ultimo uscito”). Cosa ne possono sapere di una vita di sacrifici, di privazioni per un bene ulteriore, tutto per un altro?
      Generazione infame, figlia degenere ed ingrata della decadente ricchezza occidentale (non credevo di poter cominciare a dire cose cosi’ gia’ alla mia eta’!).