Paradoxical thinking: come si vince la battaglia delle opinioni

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Uno studio pubblicato su PNAS rivela un metodo per indurre a cambiare l’opinione su un determinato argomento.

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Un metodo per ottenere dei cambiamenti di paradigma e che può essere impiegato non necessariamente in positivo.

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Lo studio in questione è stato pubblicato lo scorso giugno su PNAS con il titolo “Paradoxical thinking as a new avenue of intervention to promote peace“, come si evince dal titolo stesso in realtà quella che è stata studiata è l’applicazione di una particolare tecnica di approccio alla soluzione di situazioni di conflittualità di tipo politico e anche militare tra due fazioni. Ma come viene dichiarato è anche vero che l’ispirazione originale è nel “paradigma alternativo” elaborato da Paul Watzlawick negli anni ’70 per affrontare i preconcetti “di genere”. In pratica, come riportato su Le Scienze, il metodo consiste nel non contestare in modo frontale le convinzioni degli interlocutori, approccio che induce un blocco con conseguente rifiuto delle posizioni altrui, ma di partire da una condivisione degli assunti iniziali per poi mostrare che si giunge ad un paradosso:

La premessa dello studio – realizzato in collaborazione con il Fund for Reconciliation, Tolerance, and Peace – è che quando si mette direttamente e fortemente in discussione il punto di vista delle persone, il senso di minaccia alle convinzioni sociali che queste provano le porta facilmente a ignorare le nuove informazioni fornite, e ad aggrapparsi alle credenze consolidate. Per evitare questa forma di chiusura, Eran Halperin e colleghi hanno pensato di adottare un paradigma alternativo originariamente elaborato da Paul Watzlawick negli anni settanta per affrontare i preconcetti di genere e basato sul cosiddetto pensiero paradossale.

Invece di contrastare le opinioni delle persone, le si espone a informazioni che sono coerenti con le loro convinzioni attuali, ma presentato in un modo da rendere quelle credenze estreme o irrazionali.

 

Come è da subito evidente a chi ha familiarità con le dimostrazioni di geometria, si tratta di un’estensione ad altre tematiche della nota “dimostrazione per assurdo”, con la quale si parte dall’ipotesi contraria a quella che si vuole dimostrare e si finisce col constatare che che essa conduce ad una contraddizione, ad un assurdo. Se vogliamo fare una semplificazione del metodo dal punto di vista del discorso, si potrebbe definire il metodo del “Sì è vero quello che dici tu, ma…“.

Sin qui tutto bene e francamente niente di veramente nuovo, ma le cose cambiano se si affronta il discorso da un altro punto di vista: è possibile usare una tecnica in modo inverso per impedire volontariamente un possibile cambio di opinione? Qui ci distacchiamo dallo studio pubblicato su PNAS e andiamo a fare delle altre considerazioni, una possibile tecnica per prevenire un indesiderato cambio di opinione da parte di una persona o di un gruppo più o meno vasto di persone, passerebbe quindi attraverso la presentazione delle posizioni differenti da quella del soggetto interessato come minacciose per le proprie convinzioni più radicate, si tratta di qualcosa che ha a che fare con la ‘demonizzazione’ dell’avversario, una tecnica che in politica, e non solo, è ampiamente diffusa.

Ma in maniera molto più soft è possibile anche ricorrere ad un meccanismo più sottile come la selezione/creazione dell’avversario, siamo nel caso in cui, tra i possibili avversari, vengono scelti come immagine rappresentativa quelli che maggiormente possono indurre un blocco, ne abbiamo a proposito un’esperienza diretta quando vediamo che l’alternativa alla teoria evolutiva della Sintesi Moderna viene opposto il creazionismo anziché le contestazioni sui dati sperimentali.

Qui è inevitabile fare qualche considerazione che ci riguarda direttamente in quanto sito CS, come non riflettere sul fatto che sia proprio l’approccio totalmente basato sulle scienze sperimentali e sul metodo condiviso dalla comunità scientifica, a creare le premesse per un “paradoxical thinking” sui temi che si vanno ad affrontare? Ecco perché su siti di orientamento diverso dal nostro si tende ad ignorare gli argomenti come quelli da noi proposti e scegliere antagonisti più ‘comodi’, scelti perché non seguono un approccio scientifico e facendoli passare per l’unica opposizione esistente alle proprie idee. Si tratta della stessa filosofia che sta alla base della lotta all’insegnamento delle controversie nelle scuole USA, della forte opposizione all’Act no. 473 (se ne è parlato qui) dello stato della Louisiana che prevede appunto che si affrontino determinati temi presentandoli secondo punti di vista differenti.

Abbiamo con questo studio un’indiretta conferma dell’efficacia dell’approccio sin qui seguito, e anche una risposta al perché da parte opposta si sceglie di ignorare le critiche anziché affrontarle: forse il paradoxical thinking contro di noi non funziona, i nostri argomenti possono non essere condivisi, ma non portano ad alcun paradosso.

 

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

3 commenti

  1. Per la serie: scoperte dell’acqua calda. Questa cosa la diceva pari pari già Schopenhauer. Basta andare a leggersi “L’arte di ottenere ragione”…

    • Grazie Giuseppe per avermi ricordato “L’arte di ottenere ragione”, è un libricino molto interessante che consigli a tutti.
      E, a proposito, hai ragione, effettivamente come ho detto all’inizio dell’articolo non si tratta di nulla di nuovo, quello che però è interessante è proprio l’uso inverso che se ne può fare, per bloccare il cambio di opinione degli altri, e che ho aggiunto alla fine dell’articolo.
      Se vogliamo potrebbe essere un’aggiunta a “L’arte di ottenere ragione”…

    • Giorgio Masiero on

      Pnas scopre l’acqua calda, ha perfettamente ragione, Giuseppe. 600 anni prima di Schopenhauer l’aveva spiegato la Scolastica di Tommaso e di Scoto: si chiama argomentazione dialettica e consiste nel procedere dalla tesi dell’avversario, trarne le contraddizioni e così snervarla per affermare la propria tesi opposta. E 1500 anni prima della Scolastica è tutto bene spiegato nei dialoghi di Platone.

      Sarà perché pochissimi dei laureati che escono ogni anno dalle facoltà universitarie di tutto il mondo conoscono i classici, che molti di questi paper peer per view sembrano scritti non da scienziati, ma da tecnici rinchiusi nella loro “caverna”, che ignorano il pensiero critico, la logica e l’analisi argomentativa?

      E poi dicono più inglese e informatica e meno latino e filosofia…