Severgnini: il progetto Erasmus serve per accoppiarsi

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Sembra un articolo di “Lercio” e invece è apparso sul Corriere.

Vorrebbe essere una difesa del programma Erasmus e dell’Europa, ma finisce col diventare una stroncatura.

 

Quel milione di bambini nati da coppie Erasmus“, con questo titolo apparso sul Corriere della Sera l’otto ottobre scorso Beppe Severgnini ci introduce ai vantaggi del programma di studio europeo Erasmus (un programma che prevede il soggiorno di studio degli studenti in un paese diverso da quello di origine), cercando di convincerci che siamo spesso ingiusti a criticare i frutti dell’Unione Europea che invece, come si premura di raccontarci Severgnini, ci regala soddisfazioni non da poco: un milione di piccoli europei.

“Potremmo chiamarla, o chiamarlo, «The Million Euro Baby», se il titolo non fosse così cinematografico. La Commissione europea ha calcolato che un terzo degli studenti Erasmus ha conosciuto il partner durante l’esperienza all’estero. «Stimiamo che da queste coppie, a partire dal 1987, sia nato un milione di bambini», ha dichiarato Androulla Vassiliou, commissaria uscente per l’Istruzione, la Cultura e la Gioventù. “

Quello che in realtà emerge dalle prime righe è che non sappiamo assolutamente nulla dei bambini nati da coppie conosciutesi nel corso del programma Erasmus (anche perché la maggior parte degli studenti al termine si separa per tornare al paese di provenienza), ma grazie ai dati resi noti sappiamo che un terzo degli studenti ha trovato un partner. Quest’affermazione però non va a supportare la tesi dell’articolista, ma quella di chi accusa l’Erasmus di essere un programma dove gli studenti passino la maggior parte del tempo a divertirsi e in avventure erotiche più che a studiare, tanto che al riguardo è stato coniato il termine “Erasmus-Orgasmus“, che come tutti possono intuire con l’istruzione e la cultura non avrebbe molto a che fare.

Non accorgendosi del fatto che con le affermazioni riportate si andava a confermare la diceria dell’Erasmus-Orgasmus, Severgini passa subito a bacchettare i politici che non hanno dato sufficiente risalto alla bella notizia che all’Erasmus si copula:

Secondo voi, quanti leader politici hanno commentato la notizia con orgoglio? Quanti hanno capito che altri programmi Ue producono norme europee, mercati europei, prodotti europei; mentre il programma di scambi universitari Erasmus, da ventotto anni, produce europei. Un sostantivo, senza aggettivi. E costa lo 0,7% della politica agricola comune.

Il surrogato del Club Med che emerge dai dati diffusi dovrebbe dunque suscitare addirittura orgoglio: “Signori, non sappiamo quanto si studi nel programma Erasmus, ma di sicuro siamo riusciti a far accoppiare i vostri figli, anche quei secchioni che a casa avevano difficoltà”, questo avrebbero dovuto in realtà commentare i politici, ma invece niente. Ecco perché secondo Severgnini la gente si fa una cattiva idea dell’Europa, perché non sa quanto ci si diverte all’Erasmus e invece pensa solo a lamentarsi del trascurabile fatto che la disoccupazione giovanile in Italia viaggia verso il 45% (La Stampa “Disoccupazione giovanile verso il 45 per cento“), e si sa, le colpe sono tutte nazionali perché l’Europa non sbaglia una mossa:

«The Million Euro Baby». Nessun governante, nei 28 Paesi, ha ricordato il traguardo, che io sappia. Tanti, invece, sono impegnati a scaricare sull’Unione responsabilità e colpe: anche responsabilità nazionali, anche colpe che i governi dovrebbero assumersi. La Conferenza di alto livello sul lavoro, in programma oggi a Milano, offrirà probabilmente ulteriori, malinconici esempi di questa tendenza.
L’Europa è diventata il capro espiatorio delle inadempienze nazionali. È facilissimo attaccarla: non può difendersi. Un club non può farci niente, se i soci vanno in giro a parlarne male. Ma i soci del club europeo non sono soltanto i governanti, di ogni nazionalità e credo politico. Siamo tutti noi e dovremmo essere meno cinici di chi ci guida.

Capito? Smettetela di parlare male dell’Europa, sono i singoli stati che sbagliano, le cose vanno male perché non facciamo quello che l’Europa ci chiede, insomma basta lamentarsi dell’Europa, razza di ingrati.

E infine, forse inconsapevolmente, Severgnini dice una verità che dovrebbe suscitare una rivoluzione all’istante:

Un ex-presidente del Consiglio, privatamente, giorni fa lo ha ammesso: «Senza lo scudo delle norme di bilancio Ue, chi governa l’Italia non potrebbe resistere alla pressioni di sindacati, industriali, amministrazioni locali, interessi vari».

Quindi la UE serve ai governi per resistere alle ‘pressioni’ della società civile, di quelle forze cioè che rappresentano i cittadini nelle associazioni di categoria e nelle assemblee elettive locali: sindacati, industriali, Comuni. Questo lo avevamo capito, che la UE fosse uno strumento per mettere a tacere la volontà delle nazioni e dei rispettivi popoli si era intuito, ma che adesso questa sia anche un vanto è sintomatico di un potere di tipo oligarchico che ritiene di essere un’élite aristocratica che non ha bisogno di ascoltare coloro che governa.

Ma non basta, nel concludere l’articolo l’autore ci informa anche di credere alle favole:

È irritante aver bisogno di guardiani? Ovvio. Si può evitare? Certo, basta mostrare di poterne fare a meno. Se facessimo le riforme che promettiamo – lavoro, giustizia, fisco, scuolail cielo economico sopra l’Italia schiarirebbe all’improvviso. Non dimentichiamo che 600 miliardi del nostro debito pubblico sono in mano a fondi stranieri. Se decidessero che parliamo tanto e facciamo poco – se concludessero che di noi non ci si può fidare – sarebbero guai seri. Chiedete a Silvio Berlusconi: ne sa qualcosa, il 2011 non è così distante. 

Dopo aver ammesso che l’EU assolve il ruolo di ‘guardiano’ (carceriere è un sinonimo), Beppe ci dice che potremmo farne a meno, basterebbe solo starcene da soli in cella, semplice no? Infatti se accettassimo di buon grado di precarizzarci tutti quanti e di non avere più orari di lavoro regolamentati (vuoi mettere il brivido del supermercato aperto tutta la notte?), se il fisco potesse finalmente drenare senza inefficienze tutto quello che produciamo nei primi sei mesi dell’anno, se la scuola potesse ridurre ancora un po’ i soldi a disposizione e anche la giustizia spendesse un po’ di meno, allora incredibilmente “il cielo economico sopra l’Italia schiarirebbe all’improvviso”, un vero miracolo!

E poi Severgnini ci ricorda candidamente che 600 MLD di debito pubblico sono in mano a fondi stranieri, senza dire che questo è un problema perché non abbiamo più la sovranità monetaria, ci racconta che se non facciamo i buoni ci alzano lo spread… come è accaduto a Berlusconi. Proprio così, come se dopo la pubblicazione del libro di Friedman e di altre testimonianze, non fosse a tutti noto che l’aumento dello spread che portò alle dimissioni di Berlusconi altro non era che una manovra politica per portare a Palazzo Chigi Mario Monti. “Berlusconi ne sa qualcosa” dice Severgnini, e allora andasse a domandarglielo, chissà cosa gli risponde…

Che bello vedere tanto candore, l’Europa è bella perché ci fa da guardiano, è bella perché ci costringe a demolire lo stato sociale in nome di un deficit del 3% che è un dogma calato dall’alto, è bella perché ci ha consegnato nelle mani dello spread in grado di far cadere governi eletti democraticamente (che piacciano o no). E chi se ne importa se è proprio facendo quello che voleva l’Europa che siamo finiti in crisi economica, è proprio perché finora tutti i governi hanno eseguito le indicazioni di Bruxelles che la disoccupazione giovanile sfiora il 45%.

Ma chi può pensare a quel miserabile 45% di giovani disoccupati (che sicuramente è colpa loro perché sono bamboccioni, l’ha detto Padoa Schioppa…) mentre nei centri Erasmus i loro coetanei che hanno capito tutto, futuri dirigenti d’Europa, trombano alla grande? 

E allora un grazie a Beppe Severgnini, la lettura del suo articolo non solo ha confermato quello che già si era capito, ma ci ha permesso di andare oltre, di vedere come ragionano quelli con la minestra assicurata, quelli che “i sacrifici sono necessari” solo perché non toccano loro.

Ma soprattutto un grazie per aver mostrato il modo in cui si vorrebbe convincere le persone a sostenere le scelte di una classe politica europea marziana, una classe dirigente lontana dalla realtà delle persone che governa. Un modo di agire che potrebbe finire nella bakuniana risata che li seppellirà.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

25 commenti

  1. La disoccupazione giovanile in Italia è colpa dell’Italia, non è dell’Europa.
    Infatti i giovani volenterosi e preparati che emigrano in altri paesi UE il lavoro lo trovano: http://www.corriere.it/economia/14_ottobre_07/modello-tedesco-attira-piu-italiani-24percento-l-emigrazione-berlino-39f80b10-4e3d-11e4-b38c-5070a4632162.shtml

    Il problema è LOCALE, proprio dell’Italia(della classe dirigente italiana), inutile e sciocco fare scaricabarile sull’Europa!

    • Enzo Pennetta on

      Non mi sembra che emerga un panorama desiderabile in Germania, ma lei l’ha lettol’articolo che ha linkato?
      “Francesca invece voleva fare un’esperienza che la «responsabilizzasse» e ha scelto la sua città europea preferita. A distanza di due settimane dal loro arrivo a Berlino, Roberto studia tedesco e Francesca, che già lo parlava bene, ha ottenuto due lavori: commessa in un negozio di abbigliamento per 6 giorni al mese (450 euro di stipendio) e cameriera in un ristorante in cui si accontenta per ora di guadagnare 5 euro l’ora. «Ma per fortuna ci sono le mance – spiega – e poi in entrambi i casi ho un regolare contratto».”
      Vale la pena emigrare per questo?

      • Questo è quello che hanno trovato in 2 settimane, senza nemmeno aver frequentato corsi di integrazione culturale. Quindi per i due ragazzi ci sono grosse speranze di miglioramento per il futuro, mentre l’Italia a ragazzi 20enni non qualificati, offre solo lavori a nero sottopagati, senza alcuna speranza!
        E la speranza di poter migliorare è importantissima, specie da giovani, non si può stare a 20 anni in paese che ti condanna tutta la vita a rimanere schiavo dei pessimi piccoli imprenditori italiani.
        Quindi si, sicuramente vale la pena aprirsi una possibilità di futuro all’estero, anche se non ti stendono un tappeto rosso, perché tanto l’Italia nei prossimi 20 anni è destinata solo a peggiorare. Dobbiamo prendere atto che il nostro è un paese economicamente, culturalmente, e civilmente FINITO!
        La crescita non tornerà mai più, SI SALVI CHI PUO’!

      • Diciamo che i ggiovani (radice di tutti i mali, è sempre colpa loro…) non vedono di buon grado la schiavitù, non essendo ancora rimbambiti come i vecchi. L’articolo che hai linkato propone 1500/2000 € di stipendio mensile, senza giorni liberi; apparentemente un’offerta dignitosa. Ma provando a fare un paio di calcoli si scopre che al netto di uno stipendio mensile di 1500 € si prendono 5 € all’ora, ben al di sotto della media europea e al limite dello schiavismo; non mi sorprende che i ragazzi italiani rifiutino dato che non sono ricattabili con permesso di soggiorno o simili…
        Te lo dice un ggiovane sfaticato che per prendere qualche soldo in più è andato a lavorare fino alle 22:00 del 31 dicembre, mentre la maggior parte degli italiani era a casa a gozzovigliare.

        • Luca, non mi sembra che si dia la colpa ai giovani, i 5 Euro l’ora che indichi come soglia dello schiavismo e al di sotto della media europea sono esattamente gli stessi 5 Euro l’ora che percepisce a Berlino la ragazza riportata nell’articolo linkato sopra.
          Sotto accusa non sono i giovani, ci tengo a precisarlo, ma un sistema economico che produce sfruttamento e disoccupazione.

          • Si prof ho capito. La mia era una risposta al post di Domenico.
            Noi giovani vogliamo andare all’estero perché intravediamo maggiori possibilità di benessere in un paese straniero. Il cosiddetto belpaese è al 23° posto per quanto riguarda la media degli stipendi europei; com’è possibile costruirsi un futuro con appena 20000 € all’anno? Inoltre se sei laureato sarai sicuramente più valorizzato all’estero che in Italia, dove scalano le posizioni e fanno carriera solamente gli amici degli amici, anche per i lavori più infimi. Gli altri paesi accolgono a braccia aperte tecnici specializzati formati con i soldi pubblici italiani; zero spese, solo guadagni. E così, mentre l’Italia continua a perdere le proprie punte di diamante, rimangono solamente gli inetti e i parassiti. Mi domando: ma quando non ci sarà più nessuno da cui succhiare il sangue finalmente inizieranno a divorarsi a vicenda?

        • L’Erasmus è uno strumento e come tutti gli strumenti può essere usato bene o male. Nel complesso, sulla base della mia esperienza indiretta (conosco molti amici che lo hanno fatto), ritengo che sia un’ottima opportunità, che rimpiango di non aver colto. Al di là degli aspetti edonistici, permette di migliorare la conoscenza di lingue straniere, di aprire i propri orizzonti mentali e di fare un’esperienza di vita quasi “senza paracadute” (ci si deve reinventare quasi da zero in un posto sconosciuto) che certamente contribuisce alla crescita personale. Inoltre può essere un’opportunità di crescita anche culturale se si prendono sul serio gli esami fatti all’estero e/o se si sfrutta l’erasmus per scrivere la tesi. Poi, ovvio, ci sono anche tanti fannulloni che prendono l’esperienza come pretesto per fare sesso facile con ragazze più disinvolte delle italiane. Ma allora il rimedio è quello di rendere maggiormente selettivo l’accesso alla possibilità di fare l’Erasmus (limitandolo agli studenti più seri e brillanti), non quello di buttare via uno strumento che è buono. Quanto poi ai giovani italiani disposti a fare di tutto all’estero mentre in italia fanno gli schizzinosi, si tratta di una cosa verissima. Anche nel ricco nord-est sono sempre più i giovani che emigrano, specie in UK ed Australia, alla ricerca di un lavoro. Tutti contentissimi: limitandomi ai miei conoscenti più stretti posso citare il caso di mio cugino che in Italia si rifiuta di coltivare i campi di proprietà della famiglia, mentre in Inghilterra ha svolto con grande entusiasmo il ruolo di cameriere in una catena stile Starbucks; un altro amico lavorava da commesso stabile in Italia ed ora è in Australia in un appartamento da 30mq che si arrabbatta tra un lavoretto e l’altro ecc. ecc.

  2. La verità, come spesso accade, può stare nel mezzo: l’Europa a guida tedesca non fa certo gli interessi italiani, ma un debito al 130% del pil è opera tutta nostra costruita “sapientemente” nel corso degli anni inseguendo il facile consenso con spese scriteriate e improduttive.

    Al primo anno di Economia però si insegna (economia politica) che i bilanci pubblici si mettono a posto con sacrifici per tutti quando le cose vanno bene, mentre si utilizza la spesa pubblica per contrastare le crisi e noi ci siamo trovati costretti a fare giusto il contrario, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

    • Esattamente, l’Europa non ci obbliga mica all’austerità( quella è una balla inventata dai nostri politicanti da strapazzo), il problema è che con un debito del genere, e con un’economia in decrescita, non è facile trovare finanziatori del debito italiano, e poi comunque bisogna rientrare dal debito, altrimenti non ti finanzia più nessuno.
      Quindi la Germania non ha proprio nessuna responsabilità di quel che avviene in Italia!

      • Mah la creme…
        La selezione per il progetto Erasmus e’ praticamente inesistente, piu’ limitata ad attivita’ secondarie e al massimo sull’indirizzamento a diverse sedi.
        Che il progetto fosse piu’ che un modo di studiare, un modo di svegliarsi fuori, e’ sempre stato piuttosto ovvio. C’e’ chi ha bisogno anche di quello.

        Io me ne sono tenuto alla larga, dato che i migliori istituti non erano coperti dal progetto e comunque non me lo sarei potuto permettere, ma molte persone ne hanno tratto esperienze positive, e anche vivere la notte e socializzare a volte fa parte di quelle esperienze formative anche per l’individuo. Dipende dalla persona…

        Il progetto ha il merito di aver cercato di formare Europei, non solo in termini di gravidanze piu’ o meno indesiderate, ma soprattutto formando una rete di connessioni ed amicizie fra persone differenti di paesi differenti.
        Ho perso il conto di quanti weekend lunghi mi sono fatto a casa di “amici di erasmus” di amici miei…

        Per quanto riguarda il vivere all’estero mah, in Italia semplicemente non ci sono opportunita’ di crescere professionalmente, e questo e’ colpa della generazione precedente alla nostra.
        Personalmente ho avuto discrete occasioni, lavorare con grandi personaggi ma soprattutto con una flessibilita’ e risorse infattibili in Italia. Si ha piu’ spazio, si e’ meno ingessati, e piu’ risorse per lavorare, non vedo perche’ dovrei stare in Italia e intralciare il mio lavoro, per un morboso attaccamento alla patria magari?

        Dato che si e’ parlato perfino di stipendi, la borsa su cui sono adesso e’ discretamente prestigiosa (ma neanche cosi’ speciale) e mi garantisce 2700 euro al mese…
        In Italia riservare tali cifre per i giovani e’ un evento piu’ unico che raro, in un ambito completamente teorico poi…

        Che poi, appunto, non e’ neanche cosi’ tanto, considerata la posizione e l’impegno. La cosa strana e’ che qua ne sono consapevoli, e nel privato sono disponibili ad offrire ben di piu’ per una persona valida, dato che riconoscono che il rendimento si misura su ben altre cifre.
        In Italia una cosa del genere sembrerebbe aver trovato l’Eldorado e lamentarsi uno sputo in faccia alla miseria.
        L’ambizione e’ quasi punita, ad ogni livello.

        Questo e’ il vero motivo per cui la gente se ne va da un paese che si accontenta di quello che capita, delle furberie, del sopravvivere con lo stipendio in nero… E il progetto Erasmus aiuta la gente ad aprire gli occhi su queste tematiche, e grazie al cielo, ho gia’ visto troppi talenti sprecati in un paese senza uscita in troppi pochi anni…

  3. Mi viene un dubbio pero’: quanti bambini sono nati da coppie che si sono conosciute, che so, in una biblioteca?
    Un po’ strano il concetto che esprime questo articolo.
    E io? Che non ho fatto Erasmus ma mi sono trovato direttamente un lavoro in una Universita’ estera, dove la mia tesi ERA il lavoro? Sono una anomalia?
    L’unica cosa che mi sento di sottolineare e’ il cartello pubblicitario, quello e’ vero, troppe volte ci sono state feste specifiche… bo mi sa di provincialismo estremo, e questo si’ che lo criticherei.

  4. Ok, Craxi però avrebbe dovuto essere “lungimirante” quando governava, ossia in quei tre anni circa degli anni’80 in cui era a capo del Governo e l’Italia cresceva, proprio quando molti economisti gli chiedevano di non far esplodere la spesa pubblica, ma di contenerla perché l’economia andava bene. Ovviamente il nostro si guardò bene dall’ascoltarli e così, sopratutto per gli enormi incrementi di spesa di quegli anni, ci troviamo oggi in questa situazione.

    Troppo facile quindi crescere sulle spalle delle future generazioni che si trovano poi a dover ripagare i debiti contratti da predecessori che hanno scialacquato pensando solo al loro immediato tornaconto.

    Ricordo che ai tempi, giovane studente di Economia, mi dicevo “ecco, poi toccherà pagare tutto a noi, ma ai nostri governanti poco importa di indebitare il Paese, tanto quando arriverà il conto loro probabilmente non ci saranno più” (mi chiedevo se non pensassero almeno ai nostri figli, ma poi, scherzando, concludevo che forse facevano bene perché gli italiani non facevano più figli e quindi il debito sarebbe rimasto a carico degli immigrati che non lo avrebbero pagato comunque…)

      • Come si può leggere nel link che ha postato, un conto è l’esercizio annuale e un conto quanto si eredita dai passivi degli esercizi precedenti che è stato coperto con dei prestiti ovviamente onerosi e da qui la spesa per interessi (prestiti che vanno continuamente rinnovati alle mutevoli condizioni di mercato).

        Proprio il fatto che ci siano stati avanzi primari solo di recente dovrebbe impedire ogni possibile elogio o rimpianto dei politici che hanno gestito la cosa pubblica nei decenni precedenti, perché tutto ciò significa appunto che hanno gettato al vento risorse davvero molto consistenti.
        Massimo rispetto quindi per i defunti, ma non è il caso di tentare di rivalutarli più del dovuto, perché siamo in difficoltà sopratutto per le sciagurate decisioni sulla spesa pubblica che presero a quei tempi.

        • Assolutamente lungi da me l’idea di rivalutare quei personaggi della prima repubblica che ci hanno consegnato a questa situazione, anche se in fatto di esperienza politica erano dei giganti in confronto agli attuali.
          Comunque resta il fatto che non è il disavanzo ereditato il problema, ma la moneta ‘straniera’ che dobbiamo prendere a prestito e su cui paghiamo interessi indebiti. Mutatis mutandis avviene a noi quello che ai paesi africani avveniva e avviene con i prestiti in dollari.

          • Su questo non posso concordare, se c’è stato un vantaggio dell’euro sulla lira è stato quello di abbassare di molto i tassi di interesse. Se c’è una colpa dei politici contemporanei è quella di non aver approfittato di questa situazione favorevole per i debitori.
            Dovessimo tornare alla lira sarebbero sì dolori con gli interessi. Del resto tutti dovrebbero ricordare l’inflazione a due cifre che sino a non tanto tempo fa ci offriva la nostra moneta nazionale. I titoli di stato rendevano il 20% e oltre, ma i salari si svalutavano nello stesso modo. Pare passato un secolo e magari molti non ricordano, ma io che ho sempre fatto due conti ricordo bene e non rimpiango questa situazione, perché anche allora vivevo del mio stipendio (e le aziende per cui lavoravo non esportavano…).

          • Che dire, io invece rispetto a questa situazione quella vecchia con tutta la sua inflazione la rimpiango, e guardandomi intorno credo che siamo in tanti.
            E oltre alle colpe dei nostri governanti c’è soprattutto una moneta studiata male, proprio in modo da portare a questa situazione.

  5. @ Enzo Pennetta:
    Caro prof.,
    ho fatto leggere ad un mio amico questo suo articolo ed egli mi ha presentato due obiezioni:
    1) lo scopo dell’Erasmus, come gli conferma anche il suo stesso relatore, non è tanto quello di studiare all’estero una data materia ma fare un’esperienza formativa completa e per unire tutti i popoli europei, per cui la nascita di coppie con figli in un Erasmus è un buon segno a tal fine, anche perché i figli sono indizio che le coppie formatisi fossero anche stabili.
    2) Talvolta usare l’UE come scudo contro le pressioni del popolo può essere utile per i politici perché, benché nessuno dei due tra UE e forze civili abbia sempre ragione, è più pericoloso acconsentire sempre al popolo che all’UE.

    • Che le esperienze formative siano complete non c’erano dubbi… ma francamente se non serve ad imparare una data materia allora è un programma butta soldi che rivela la mentalità di chi l’ha pensato.
      Su punto 2 non si capisce perché i politici dovrebbero schermarsi dietro l’UE se la pensassero diversamente. Sono messi lì perché proni alle direttive UE, altrimenti vengono rimossi, Berlusconi-Monti docet, la realtà è sotto gli occhi di tutti.