Gas Wars – Le Guerre del Gas. (Parte prima)

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Solo chi ha una visione d’insieme può capire gli accadimenti di questo periodo storico, e la guerra del gas, che in realtà si divide in molte guerre, è un elemento determinante.

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Gas Wars – La Guerra del Gas.

Alfonso Pozio ENEA CR Casaccia, Via Anguillarese, 301 – 00123 – Roma

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Introduzione.

“Cui Prodest?”, dicevano i latini. “A chi giova?”, chi ha interesse perché la situazione sia e permanga tale. Ci chiediamo costantemente la causa e la finalità delle guerre che stanno devastando il Medio Oriente come anche di quella che contrappone Filo-Russi ed Ucraini in Europa. La risposta più banale è quella di contrapposizioni legate al nazionalismo, al fanatismo religioso ma se ci ponessimo l’utile domanda “Cui Prodest?” forse arriveremmo ad una conclusione diversa. In questo articolo tenteremo di rispondere al quesito analizzando semplicemente come questi conflitti possano modificare la produzione e la distribuzione del gas naturale. In questo modo, evidenzieremo che più che di guerre religiose o indipendentiste, questi conflitti nascondono enormi interessi economici. Si tratta di una vera e propria guerra del gas.

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Le vie del gas non sono infinite.

La produzione del gas naturale e la sua distribuzione rappresentano fattori determinanti per la stabilità geopolitica. Per comprendere quello che sta accadendo in Medio Oriente ed in Ucraina in questo momento è necessario capire bene il panorama della produzione e distribuzione del gas naturale verso l’Europa che rappresenta il maggior consumatore di gas proveniente da queste aree di produzione o di transito. La Tabella 1 mostra indicativamente i consumi di gas naturale dei Paesi UE dal 1995 al 2011.

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Secondo i dati riportati da Eurogas, nel 2014 nella UE sono stai consumati 409 miliardi di metri cubi di gas naturale. Allo stato attuale l’Europa si rifornisce di gas naturale acquistandolo da diversi paesi in prevalenza Russia, Algeria, Libia, etc. In Europa il gas arriva da tre nodi principali: il Nord Africa (Algeria e Libia), la Russia (da cui passa anche quello asiatico) e la parte settentrionale del vecchio continente (sull’asse Mare del Nord/NorvegiaOlanda). Dal Nord Africa partono 4 gasdotti: il Transmed (capacità 35 mld m3 /anno), che collega l’Algeria all’Italia (Mazara del Vallo) attraverso la Tunisia; il Greenstream (capacità 11 mld m3 /anno) che collega la Libia all’Italia (Gela); il Transmaghreb (capacità 12 mld m3 /anno), che collega l’Algeria alla Spagna attraverso il Marocco e, infine, il Medgas, che collega direttamente l’Algeria alle coste spagnole (capacità 8 mld m3 /anno). In totale dall’Africa possono arrivare fino a circa 65 mld di m3 /anno

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E’ in fase di realizzazione il Galsi un gasdotto che dovrebbe collegare Algeria a Sardegna e da qui arrivare poi a Piombino (Fig. 1). Esiste inoltre una rete di gasdotti nel mare del Nord (Langeled Gas Pipeline) che collega Norvegia, Inghilterra e Olanda (capacità 26 mld m3 /anno). Infine, l’Europa centrale è attraversata dai gasdotti Tenp e Transitgas (capacità 16 mld m3 /anno) che dall’Olanda, attraverso la Germania, portano gas di produzione olandese e del Mare del Nord in Svizzera e Italia (Passo Gries). La Fig. 1 mostra una mappa delle principali infrastrutture di trasporto del gas in Europa. Come si vede, oltre i gasdotti esistono anche un certo numero di terminali di ri-gassificazione che consentono l’approvvigionamento attraverso navi metaniere che trasportano il gas naturale in forma liquida. I gasdotti in arrivo dalla Russia (Fig. 2) sono altrettanti: il Nord Stream (capacità 22,5 mld m3 /anno), inaugurato nel 2011 e lungo 1.224 km. La capacità di trasporto di questo gasdotto è in realtà di 55 mld di m3 /anno ma al momento gli accordi con la UE prevedono una limitazione nelle forniture da parte di Gazprom. Questo gasdotto collega la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico; lo Yamal (capacità 33 mld m3 /anno), che dalla Russia percorre quasi 4.200 km attraverso Bielorussia e Polonia per arrivare in Germania; il Tag (capacità 41 mld m3 /anno), che passa attraverso Austria, Italia (Tarvisio) e Slovenia, il Blue Stream (capacità 14 mld m3 /anno), che trasporta gas naturale alla Turchia attraverso il Mar Nero ed infine, il West Gas Stream (16 mld m3 /anno) che raggiunge sempre la Turchia passando e passa attraverso Ucraina, Romania e Bulgaria.

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Dall’Asia centrale arrivano in Turchia due ulteriori gasdotti: il gasdotto BTE (BakuTblisi-Erzurum) (Fig. 3) anche noto come South Caucasus Pipeline (capacità 8,8 mld m3 /anno), che trasporta il gas dal campo di Shah Deniz in Azerbaijan fino in Turchia passando per la Georgia (il BTE procede parallelo ad un oleodotto, il Baku– Tbilisi–Ceyhan). Il gasdotto è lungo 700 km ed è gestito da un consorzio di cui fanno parte la British Petroleum (UK) al 28.8 %, la SOCAR (Azerbaijan) al 16.7 %, la Statoil (Norvegia) al 15.5 %, la Total (Francia), la Lukoil (Russia), e la National Iranian Oil Company tutte al 19% ed infine la Turkish Petroleum con il 9% delle azioni. Il secondo gasdotto è quello tra Iran e Turchia il gasdotto Tabriz–Ankara (capacità 14 mld m3 /anno) lungo 2.577 km da Tabriz nel Nord Ovest dell’Iran ad Ankara in Turchia. Questo gasdotto, data la sua posizione, è stato più volte colpito dai militanti del partito curdo di azione (PKK).

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Come abbiamo visto le vie del gas verso l’Europa non sono infinite. Analizziamo ora caso per caso le problematiche di natura geopolitica legate ai vari gasdotti.

La roulette del gas russo.

Per quanto riguarda le forniture di gas dalla Russia è importante sottolineare che, il rapporto di scambio e cooperazione Russia – Unione Europea è secondo l’analisi di George Friedman, politologo USA, il principale elemento che impensierisce gli Stati Uniti. Recentemente Friedman, nel corso di una conferenza presso il Chicago Council of global affairs in occasione della presentazione del suo ultimo libro, Europe – Destined for Conflict?, ha affermato che: “I e II guerra mondiale come anche la guerra fredda sono nate dal timore per gli Stati Uniti di un alleanza forte tra Germania e Russia in quanto tale alleanza è l’unica che può minacciare l’imperialismo americano”.

L’attuale politica americana consisterebbe dunque secondo Friedman nello stringere un cordone sanitario intorno alla Russia limitando al massimo gli spazi di manovra e di scambio con l’Unione Europea e con la Germania che ne rappresenta il motore. La situazione Ucraina, sempre secondo Friedmann, sarebbe intimamente legata a tale politica. Il gasdotto Transgas proveniente dalla Russia attraversa proprio l’Ucraina ed alimenta diversi paesi europei (Fig. 4). Inoltre, una parte del gasdotto russo che alimenta il Blue Stream verso la Turchia entra in Ucraina da Voronez e passando attraverso le regioni ucraine al confine orientale della Russia rientra in territorio russo a Rostov. Il controllo di quest’area è dunque cruciale per poter inviare il gas dalla Russia direttamente in Turchia senza ostacoli da parte di alcuno. Questo spiega chiaramente l’origine dell’ingerenza russa rispetto alle regioni separatiste di Donetsk e Luhansk. A George Friedman fa eco William Engdahl, consulente di rischio strategico e docente universitario, laureato in scienze politiche alla Princeton University e autore di vari best-seller sul petrolio e la geopolitica che in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” ha tracciato un quadro geopolitico molto chiaro della politica russofoba di Obama e di alcuni paesi UE in rapporto alle forniture di gas. Engdahl, riferendosi alle sanzioni economiche verso la Russia le definisce “il ricatto di Washington” imposto alla UE.

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Il conflitto Ucraina-URSS sembra creato ad arte dagli Stati Uniti allo scopo di limitare la capacità di fornitura della Russia all’Europa o quanto meno di controllarla. Facendo leva sul nazionalismo ucraino gli USA hanno fatto fuori la leadership ucraina fedele a Mosca. La risposta Russa è stata prima di tutto l’annessione della Crimea che potrebbe rappresentare un punto di ingresso in Europa alternativo al passaggio sul suolo Ucraino e, secondo, l’appoggio all’indipendenza delle regioni orientali attraverso cui già passa il gasdotto russo che alimenta il Blue Stream verso la Turchia. L’escalation della crisi ucraina ha un antefatto legato alla progettazione di un nuovo gasdotto russo il South Stream, che avrebbe dovuto by-passare l’Ucraina e connettere direttamente Russia ed Unione europea, eliminando ogni Paese extra-comunitario dal transito (Fig. 5). Questo gasdotto era un progetto sviluppato congiuntamente da Eni (Italia), Gazprom (Russia), EDF (Francia) e Wintershall (Germania).

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Il tracciato era diviso in due grossi tronconi, la sezione offshore nel Mar Nero e quella su terra. Il tratto nel Mar Nero sarebbe stato lungo circa 900 km ed in alcuni punti sarebbe arrivato alla profondità di -2.250 m; non era stato ancora fissato il tragitto preciso che, tuttavia, probabilmente doveva partire dal porto russo di Beregovaya fino ad arrivare a quello bulgaro di Varna. Il tratto continentale non era stato ancora determinato ed erano allo studio due diverse linee. Una era prevista dentro la penisola Balcanica, e da qui verso l’Austria, mentre l’altra era prevista verso l’Italia, passando per la Grecia ed il canale di Otranto. Sebbene non esistevano ancora né accordi intergovernativi con l’Austria né accordi commerciali con la principale compagnia austriaca, la OMV, un importante tassello verso la realizzazione del gasdotto era stata l’acquisizione da parte di Gazprom del 50% della società che controlla l’hub gasifero di Baumgarten, possibile punto di approdo del braccio nord del South Stream. La capacità del gasdotto inizialmente prevista era di 31 miliardi di metri cubi all’anno; successivamente, con la firma del secondo addendum al memorandum di intesa, sarebbe stata raddoppiata arrivando a 63 miliardi di metri cubi/anno. Sebbene lo studio di fattibilità non fosse stato ancora terminato, le prime stime sul costo totale del progetto erano progressivamente cresciute fino a toccare la cifra di 19-24 miliardi di euro. L’Italia era fortemente interessata al progetto South Stream. Malgrado gli accordi esistenti tra Russia e tutte le nazioni interessate al progetto (Italia, Bulgaria, Grecia, Serbia, Slovenia, Austria, Turchia), la crisi Ucraina ha di fatto bloccato quel progetto. La Bulgaria si è incredibilmente opposta al passaggio del gasdotto benché la maggioranza dei bulgari fossero favorevoli. La giornalista Szilvia Batkov ha scritto che: “l’opinione generale tra i bulgari è che la Bulgaria e la sua gente siano stati usati semplicemente come “pedine” nel gioco degli scacchi della UE/USA contro gli interessi del gas russo”. In seguito al mancato permesso da parte del governo bulgaro per il passaggio delle condutture gasifere sul proprio territorio e alle divergenze con l’Unione europea (dovute principalmente alle sanzioni occidentali riguardo il ruolo della Federazione nella guerra dell’Ucraina orientale), Putin ha annunciato il ritiro della Federazione Russa dal progetto energetico, e la rinuncia (ufficialmente solo sospensione a tempo indeterminato) alla realizzazione del gasdotto South Stream. La decisione è stata palesata il 1º dicembre 2014 nel corso di una conferenza stampa con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. In quell’occasione però Putin ha proposto un’alternativa che avrebbe incanalato il gas russo attraverso la Turchia per arrivare alla soglia della Grecia, membro UE, dove vari stati europei avrebbero potuto “prenderselo o lasciarlo lì”. Il vantaggio per Gazprom e per la Russia era che non sarebbero stati responsabili per la costruzione dei necessari gasdotti nell’UE. Quando annunciò la decisione, Putin affermò apertamente: “Se l’Europa non lo vuole realizzare, significa che non verrà realizzato. Indirizzeremo il flusso di energia verso altre regioni del mondo. Non abbiamo ottenuto i permessi necessari dalla Bulgaria, perciò non possiamo continuare con il progetto. Non possiamo impegnarci in tutto l’investimento per poi venire fermati al confine bulgaro. Ovviamente, questa è la scelta dei nostri amici in Europa.” Più chiaro di così si muore. Nel contempo, il Cremlino ha comunicato l’applicazione ad Ankara di uno sconto di circa il 6% sulle forniture energetiche dal 2015. Ora, meno di sei mesi dopo questo annuncio, Russia e Turchia hanno concluso un accordo per cominciare le consegne di gas di Gazprom tramite un nuovo “Turkish Stream” ora in costruzione, l’AD di Gazprom Alexei Miller il 7 maggio ha infatti annunciato che: “Si è raggiunto un accordo per l’inizio dello sfruttamento e delle consegne di gas [russo]attraverso il Turkish Stream nel dicembre del 2016.” La dichiarazione ha fatto seguito all’incontro di Miller con il ministro turco per l’energia e le risorse naturali, Taner Yildiz. Il nuovo gasdotto dovrebbe viaggiare attraverso la Turchia fino a uno snodo sul confine turco-greco, per venire poi distribuito ai clienti europei. La capacità del Turkish Stream sarà di 63 miliardi di metri cubi.

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Mamma il Gas Turco. La crisi ucraina nelle intenzioni di Washington avrebbe dovuto impedire il potenziamento della rete gas dalla Russia attraverso la fine del progetto South Stream. In alternativa, si sarebbero dovute concretizzare nuove possibilità di approvvigionamento provenienti da altre zone dell’Asia attraverso la Turchia.

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La più importante di queste alternative dovrebbe essere il Nabucco, un rete di gasdotti che dall’Azerbaijan attraverso la Georgia e la Turchia arriverebbe in Europa (Fig. 7). Si tratta del cosiddetto “Southern Gas Corridor”, un gasdotto di 3500 km che dovrebbe collegare il gigantesco campo di gas di Shah Deniz in Azerbaijan all’Europa. E’ stato ipotizzato un ulteriore allungamento di questo corridoio attraverso la costruzione del gasdotto Trans Caspian che passando sotto il Mar Caspio dovrebbe collegare Turkmenistan e Kazakistan all’Unione Europea bypassando sia la Russia che l’Iran. Questo progetto è fortemente osteggiato sia dall’Iran che dalla Russia ed allo stato attuale non appare molto praticabile in quanto il Mar Caspio è un mare chiuso che bagna Iran, Russia, Azerbajan e Turkmenistan e la cui suddivisione territoriale è incerta. Il progetto attuale del “Southern Gas Corridor” prevede il collegamento di tre gasdotti (Fig. 8), il South Caucasus Pipeline (SCP) la cui capacità dovrebbe essere incrementata dagli attuali 8 a 25 mld m3 /anno e che attraversa Azerbaijan e Georgia. Il Trans Anatolian Pipeline (TANAP) che attraverserebbe la Turchia per 2000 km (16 mld m3 /anno) dal confine con la Georgia fino al confine greco ed infine il Trans Adriatic Pipeline (TAP) attraverso Grecia, Albania ed Italia (10 mld m3 /anno). La differenza di capacità tra TANAP e TAP verrebbe assorbita dalla Turchia per il consumo interno. Il progetto è strategico per Azerbaijan e Turchia. Permetterebbe all’Azerbaijan di esportare in Europa ed alla Turchia di diventare un nodo regionale del trasporto del gas. La costruzione iniziata formalmente nel Marzo 2015 dovrebbe terminare nel 2018. Nabucco, infatti, porterebbe il gas dalle regioni del Caucaso e del Mar Caspio senza transitare dal territorio russo. Questo progetto aiuterebbe i paesi europei a non essere dipendenti da Mosca come prevede l’agenda USA e, infatti, è stato voluto dall’UE nell’ottica di diversificare le fonti di approvvigionamento. Molto dipenderà, comunque, dalle politiche che verranno attuate nell’area e in Medio Oriente. Nabucco, a differenza di South Stream è appoggiato dunque degli Stati Uniti in funzione Anti-Russa.

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Va precisato che, il progetto Nabucco inizialmente prevedeva due gasdotti per il collegamento con l’Europa. Il gasdotto Nabucco-Ovest (anche noto come gasdotto Turchia–Austria) (Fig. 8). Questo gasdotto avrebbe dovuto trasportare il gas dal confine Turchia-Bulgaria al confine con l’Austria passando attraverso paesi UE (Bulgaria, Romania, Ungheria). Tuttavia questo progetto è stato accantonato nel 2103 privilegiando la costruzione del secondo ramo il sopracitato gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline). Questo gasdotto partirà in prossimità di Kipoi, al confine tra Grecia e Turchia, dove si collegherà al Trans Anatolian Pipeline (TANAP).

Proseguirà quindi sulla terra ferma, attraversando la Grecia Settentrionale, nel suo tratto più lungo, muovendo in direzione ovest attraverso l’Albania fino ad approdare sul litorale Adriatico. Il tratto sottomarino inizierà in prossimità della città Albanese di Fier e attraverserà l’Adriatico per connettersi alla rete italiana di trasporto del gas in Salento. TAP si snoderà lungo circa 870 chilometri (di cui 545 chilometri in Grecia; 211 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia). Toccherà la massima altitudine a 1800 metri tra i rilievi albanesi e la massima profondità a 820 metri sotto il livello del mare.

In Grecia il gasdotto sarà lungo 545 chilometri circa, partendo da Kipoi al confine con la Turchia, per terminare al confine con l’Albania, a sud ovest di Ieropigi. In Albania il gasdotto sarà lungo 211 chilometri circa, partendo da Bilisht Qendër nella regione di Korça, al confine con la Grecia, per approdare a 17 chilometri a nord ovest di Fier, fino a 400 metri verso l’entroterra rispetto alla linea di costa. Il tratto sottomarino nelle acque territoriali albanesi misurerà circa 37 chilometri. Nell’attraversamento dell’Adriatico il gasdotto percorrerà circa 105 chilometri di fondali dalla costa albanese a quella italiana. TAP approderà in Salento, nel comune di Melendugno, in prossimità di San Foca. La condotta sottomarina attraverso le acque territoriali italiane misurerà circa 25 chilometri, mentre il tratto sulla terra ferma 8 chilometri.

La scelta della localizzazione del punto di approdo e del tracciato a terra è stata fatta tra diverse alternative, al fine di individuare la più idonea sotto il profilo ambientale, sociale e della sicurezza. Come si vede dal quadro esposto, la tesi di Friedman è dimostrata. L’interesse europeo sul gas non può prescindere dall’interesse USA che non vede di buon occhio un’alleanza Europa-Russia. In questa guerra del gas è prioritario controllare le vie di accesso verso l’Europa.

Per l’amministrazione americana i gasdotti dalla Russia devono essere limitati o perlomeno devono passare attraverso paesi “alleati” come la Turchia. Tuttavia, la Turchia per quanto membro della Nato ed alleato storico degli USA, molto disinvoltamente stringe accordi con tutti (Russia, Iran, etc). La Turchia del resto rappresenta il punto di passaggio obbligato dalla Russia stessa, dal Medio Oriente e dal Mar Caspio. Se dovesse scoppiare una guerra del gas la Turchia sarebbe il punto massimo di attrito tra gli interessi USA, Russia ed Unione Europea.

(Continua)

 

Gas Wars – Parte seconda

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About Author

Alfonso Pozio ha conseguito il PhD in Ingegneria dei Materiali ed il MSc in Chimica presso l'Università di Roma "La Sapienza". Attualmente svolge attività di ricercatore presso il Centro ENEA della Casaccia. La sua attività è focalizzata allo sviluppo di materiali associati alle energie rinnovabili ed alle tecnologie di produzione dell'idrogeno. Il Dr. Pozio ha collaborato o è stato consulente di diverse aziende private tra cui Arcotronics, Chimet, De Nora, Exergy, Engelhard, Erreduegas, Ferrania, FN, Genport, Innova, Lux Sevenstars e Roen Est.

15 commenti

  1. Per prima cosa voglio dare il benvenuto ad Alfonso Pozio che pubblica per la prima volta su CS ed esordisce con un interessantissimo articolo di geopolitica veramente di alto livello per il quale lo ringraziamo.

  2. Benvenuto nella squadra, Dr. Pozio! Complimenti per la minuziosa ricerca e per il brillante curriculum!

  3. MenteLibera65 on

    Anche io mi unisco al benvenuto ed al ringraziamento per questo approfondito articolo.
    E’ evidente come la guerra fredda, finita in teoria con la caduta del muro di Berlino, sia in realtà proseguita in modo non ufficiale attraverso mille azioni volte , da parte americana, a mantenere il controllo sulla possibilità di ogni possibile alleanza esterna alla Nato.
    D’altra parte la Russia resta la più grande potenza nucleare dopo gli Stati Uniti, e questo ha un effetto determinante sulle strategia americane, indipendentemente dalla fine dell’Unione Sovietica.

  4. Giorgio Masiero on

    Un articolo prezioso, di dati, informazioni e conoscenza. Grazie, dott. Pozio.

  5. Vi ringrazio per l’accoglienza che mi avete riservato e spero in futuro di poter offrire altri contributi utili all’arricchimento del sito Critica Scientifica.

  6. Salve a tutti voi,
    una cosa che non mi è chiara: se con queste azioni si cerca di limitare il potere economico (strategico) della Russia perché si consente alla Turchia (alleato NATO e dell’Occidente in generale) di lasciar passare i loro tubi del gas?
    E poi, se messa alle strette, mi pare di capire, a chi lo venderebbe, se non all’Europa, il gas la Russia? L’unica soluzione è il conflitto?
    L’entrata della Turchia in UE potrebbe essere una conferma del piano di isolazionismo nei confronti della Russia?

    • Provo a rispondere alla giusta considerazione Dom.
      La Turchia in questo momento sta facendo il ‘triplo gioco’ contando sul fatto che tutti hanno bisogno di lei.
      Gli USA hanno avuto il permesso di usare le basi turche, inoltre attraverso il confine turco passano gli aiuti ai combattenti contro Assad (ISIS compreso a quanto pare) e quindi devono mandare giù le aperture a Mosca sul gasdotto.
      I russi a loro volta devono passare per il Bosforo e hanno interesse al gasdotto e devono chiudere un occhio alla guerra che la Turchia muove ad Assad e il sostegno all’ISIS.
      La Turchia nella UE secondo me a questo punto non ci vuole entrare, gioca meglio da “cane sciolto” e ha visto il trattamento riservato alla Grecia.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Saluto e ringrazio in primo luogo l’Ingegner Pozio.Mi scuso con tutti i lettori e invio una comunicazione al Prof.Pennetta.
        Enzo stamane leggevo online una pagina scientifica del Il Fatto Quotidiano con notizie interessantissime sul nuovo ritrovamento ovvero l’ominide(?) Homo Nalidi(se non erro così viene definito).Ho notato la prudenza nell’evitare di abbinare il nome H.Nalidi all’altra classica cioè “scimmie”.Anche se(secondo i ricercatori sudafricani,che saluto)H.N poteva essere un validissimo arrampicatore(alberi).Sai “più o meno” ” a quale periodo possono risalire questi Esseri.Ciao.

        • MenteLibera65 on

          Se non si arrabbia mi permetto di dire che avevo letto la stessa notizia e volevo chiedere ad Enzo le stesse sue valutazioni…
          Speriamo ci risponda , se ha a disposizione tutti i dettagli che immagino gli servano.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Ma cavolo!Ma cosa vuole che mi arrabbi?Con lei?
            Caso chiuso.Dopo “la parte”(cosi si dice in Toscana)che mi ha fatto Giuseppe ,in pratica in sua difesa….O non rispondo(come le avevo accennato e anzi affermato)oppure….bè forse meglio cosi….almeno avrò modo di conversare con una persona che non la pensa in tutto per tutto come me…..si meglio….E poi lei è anche una persona inte……Dio sto diventando mieloso????

        • Ciao ad entrambi, al momento le notizie sono veramente scarne, da quel che leggo non c’è neanche ancora una datazione, aspettiamo quindi un po’ a dire qualcosa.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            L’ingegner Pozio mi perdonerà di nuovo se uso il suo articolo come cassa di risonanza.E ,purtroppo a sue spese,”imparerà”che su questo blog esiste un logoroico e rompi….chiamato Sto.
            Dicevo,ai signor lettori, sul caso importantissimo Homo N.
            1)età 2 milioni di anni
            2)altezza del soggetto 1,50 !!!!
            3)Peso 45 kilogrammi
            4)commento su la Nazione di Firenze che capisco e non capisco:Movenze scimmiesche….
            5)Assolutamente da non trascurare:…Prof…..Università di Pisa ….

    • Alcune risposte sono nella seconda parte dell’articolo.
      La situazione è in divenire ed alcune risposte si possono solo ipotizzare.
      A mio avviso, i tubi per gli USA si fanno passare dove li possono controllare meglio. I tubi Russi passano in Turchia perche’ per fermare il gas turco ci vuole un attimo. Basta aizzare i curdi ed armarli. Erdogan se gli USA vogliono cade come Gheddafi, come Saddam, come Morsi, come Mubarak, etc a meno che la Russia non si opponga.
      E questo Erdogan l’ha probabilmente capito. Scaltramente sa bene che la sua sopravvivenza sta nel mantenere un equilibrio. Accontentare gli USA senza scontentare la Russia aspettando di vedere come evolve la situazione.
      Non so se la Turchia entrera mai in Europa. Secondo me no. Gli USA non lo permetterebbero, del resto la richiesta è del 1995. Venti anni…
      Da piccolo ero molto grato agli USA di aver fermato Hitler ma mi sono sempre chiesto perche’ non fecero lo stesso con Stalin quando potevano.
      La risposta alla mia domanda me la fornisce Friedman che consiglio di ascoltare molto attentamente nella versione tradotta in italiano. Cinico e sprezzante ci dice ciò che in fondo abbiamo sempre intuito in questi anni.

      https://www.youtube.com/watch?v=TG_ipN712T0

      Traggo alcune conclusioni:

      Gli USA si sentono un impero, agiscono come un impero. Quello Romano per intenderci.

      “Controlliamo tutti i mari del mondo. neanche l’impero britannico ci riusci. Non abbiamo una relazione con L’Europa, abbiamo relazione con gli stati europei singoli. Non c’e’ bisogno di conquistare basta destabilizzare e controllare. Appoggiamo potenze rivali perche’ si distruggano fra loro. Lo abbiamo fatto con Iran ed Iraq.La guerra sono inevitabili possibile che gli europei non lo capiscano? Temiamo una sola cosa che Russia e Germania (Europa) stabiliscano relazioni stabili.”

      L’unica soluzione è il conflitto? Secondo Friedman è inevitabile prima o poi. Io spero di no. Auspico che la soluzione sia che l’Europa esprima una politica estera ed economica comune, un esercito comune non controllato dagli USA, che costruisca una solida alleanza economica e politica con la Russia.
      Ma perche’ questo avvenga dovremmo noi Europei svegliarci. Purtroppo non vedo autorità politiche in grado di imporsi alla sudditanza USA ed ai loro mezzi di pressione implicita o esplicita. Come dice Friedman, “non vogliamo uccidervi solo farvi un po male.”
      A noi, per fare una battuta, ci vorrebbe un tipo alla Von Bismarck.