Gas Wars – Le Guerre del Gas. (Parte seconda)

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In Medio Oriente stat gas.

Vediamo ora la situazione in Medio Oriente, anche in questo caso, l’analisi dei gasdotti aiuta a comprendere le questioni politiche in gioco. Come premessa a quanto verrà detto è importante considerare che, in Medio Oriente, l’Iran ed il Qatar insieme hanno risorse dimostrate di gas naturale pari a 58.000 mld di metri cubi. La Russia da sola raggiunge i 44.000 mld di metri cubi. Le ex repubbliche russe Azerbaijan, Turkmenistan, etc, tutte insieme raggiungono i 25.000 miliardi di metri cubi. Le vie del gas come abbiamo già detto non sono infinite ed il Medio Oriente sicuramente è una di quelle.

Premesso ciò, la rivoluzione in Libia e il successivo sgretolamento dello stato libico con l’ascesa dell’ISIS hanno reso molto instabile la fornitura di gas dal Green Stream libico. Anche in questo caso lo zampino della diplomazia USA è stato evidente, controllare le vie del gas o destabilizzarle significa in qualche modo avere il controllo dell’Europa.

Veniamo ora alla guerra in Siria, anche in questo caso è interessante collegare i fatti che avvengono con i gasdotti esistenti e/o in progettazione.

Oltre il gasdotto già esistente tra Iran-Turchia da Tabriz ad Ankara, è stata valutata la possibilità di un gasdotto Persiano, anche noto come Pharsi Pipeline o gasdotto Iran–Europa. Si tratterebbe di un gasdotto ideato per trasferire il gas naturale del golfo Persico estratto dall’Iran ai mercati europei. Questo gasdotto dovrebbe consistere in due sezioni principali: la parte iraniana del gasdotto, anche detta, Iran Gus Trunkline 9 o IGAT-9, si estenderebbe da Assaluyeh trasportando il gas dai campi di gas nella Persia del Sud fino alla città di Barzargan al confine con la Turchia. Il gasdotto Persiano sarebbe considerato l’alternativa al gasdotto Nabucco per quanto riguarda la sezione proveniente dall’Azerbaijan (SCP) e, per alcuni, tale alternativa sarebbe una fonte più affidabile di gas ed un prerequisito per la costruzione di un gasdotto che il Nabucco non avrebbe, visto che le risorse del golfo Persico sono molto superiori a quelle provenienti dall’Azerbajan che da solo non potrebbe essere un alternativa al gas russo a meno di non realizzare l’improbabile Trans Caspian Pipeline di cui abbiamo accennato.

Si comprenderebbe a questo punto il perché dell’improvvisa fine dell’embargo USA all’Iran come anche lo sblocco delle trattative sul nucleare iraniano. Si tratterebbe di un alleanza in chiave anti russa. Infatti, la costruzione di un secondo gasdotto che alimenti l’Europa via Iran oltre o parallelo al Nabucco proveniente dall’Azerbaijan, significherebbe una drastica diminuzione del gas russo verso l’Europa. L’apertura degli USA all’Iran sembra quindi la risposta da parte dell’amministrazione USA, all’accordo Russia Turchia sulla realizzazione del gasdotto Turkish-Stream.  L’ipotesi di un gasdotto Iran-Turchia sembra avvalorata da alcuni fatti. La capacità attuale di importazione dei gasdotti turchi è pari a 46,6 mld di m3/anno. Tutti i gasdotti turchi hanno la clausola prendi o paghi negli accordi bilaterali di approvvigionamento. Questa clausola obbliga la Turchia ad effettuare pagamenti periodici di quantità definite sia che il gas venga consumato o meno. In sostanza, il pagamento del gas è indipendente dal consumo. La strategia turca fino ad oggi era stata quella di tentare di rinegoziare tale clausola con i fornitori. Tuttavia, a gennaio 2015 Turchia e Iran hanno siglato un accordo per raddoppiare le importazioni di gas dall’Iran da 10 a 20 mld di metri cubi a fronte di una riduzione del prezzo. La domanda sorge spontanea. Se la Turchia non era in grado di consumare il gas importato attualmente, cosa farà con tutto questo gas in eccesso? Appaiono tre possibilità: rivenderlo, stoccarlo oppure pagarlo senza consumarlo. La Turchia  può pensare di rivendere il gas iraniano soltanto all’Europa attraverso il TAP in costruzione. Se L’Europa e le sanzioni USA permetteranno alla Turchia di procedere, allora si scatenerà una guerra dei prezzi tra il gas Azero ed Iraniano e quello russo sul mercato europeo. Del resto la Turchia non sarebbe in grado di stoccare simili quantitativi di gas a meno di non costruire nuovi impianti di stoccaggio. Sembra infine assurdo che Ankara decida di pagare un gas che non consuma a meno di una scelta di forte alleanza con l’Iran. Qualunque sia la motivazione la Turchia deve aumentare la capacità attuale dei suoi gasdotti dall’Iran che possiedono un flusso massimo di 14 mld di m3/anno o costruire appunto un nuovo gasdotto tra Iran e Turchia.

Comunque vadano le cose, la parte Europea, dovrebbe sempre attraversare la Turchia, passando per la Grecia e l’Italia. Anche In Italia il gasdotto dovrebbe dividersi in due parti: sezione nord fino alla Svizzera, Austria e Germania e sezione sud verso la Francia e la Spagna. Non è chiaro se il gasdotto Trans-Adriatico (TAP) sarà parte di questo progetto. Lunghezza del gasdotto 3300 km, capacità 37-40 bilioni di metri cubi di gas naturale per anno. Costo della sola sezione iraniana 7 bilioni di dollari, lunghezza 1800 km, costituita da 17 stazioni di compressione. Sezione turca 660 km costo 1 bilione di Euro. La maggiore difficoltà è l’attraversamento di vaste aree montuose. I campi di produzione di gas dell’Iran si trovano al di sotto del golfo persico. Attualmente l’Iran produce circa 138 miliardi di metri cubi di gas che però vengono utilizzati quasi tutti per la domanda interna.

Gas Siriano o gas Siria no?

L’altro paese che dispone del gas proveniente dal Golfo Persico è il Qatar che esporta quasi completamente la sua produzione pari a 116 miliardi di metri cubi anno con un quantitativo di circa 95 miliardi di metri cubi. Il Qatar esporta il gas naturale liquefacendolo e poi attraverso navi metaniere fino agli impianti di ri-gassificazione europei (due in Italia). L’esportazione del Qatar sta aumentando anno per anno grazie agli impianti di liquefazione già esistenti: Qatar Gas 1 e Ras Gas 1 e agli impianti Qatar Gas 2 – 3 – 4 e Ras Gas 2 e 3 in corso di completamento. Quando tali impianti andranno a regime il Qatar sarà in grado di esportare gas liquefatto (GNL) per 80 miliardi circa di metri cubi all’anno. A questa cifra andrà ad aggiungersi la quantità di gas esportata in Pakistan oltre che a Dubai e in Oman mediante gasdotto.

Come abbiamo detto, i campi del golfo persico accessibili sia dall’Iran che dal Qatar, insieme hanno risorse dimostrate di gas naturale superiori a quelle russe o a quelle delle ex repubbliche russe (Turkmenistan, etc). Questo significa che la guerra del gas si sta combattendo lungo tre direttrici. Gasdotti provenienti dalla Russia, dalle ex repubbliche russe e dal golfo persico. Tra i paesi produttori di gas il Qatar è indicato come quello a maggiore potenzialità. E’ chiaro che la costruzione di un gasdotto verso l’Europa dal medio oriente sarebbe di enorme interesse strategico per gli USA se si volesse limitare l’importazione dalla Russia.

Allo scopo esistono varie ipotesi: il progetto del gasdotto Qatar-Turchia che dovrebbe portare il gas naturale del golfo persico fino alla Turchia dove dovrebbe poi collegarsi con il gasdotto Nabucco per rifornire gli Europei e la Turchia stessa. Una possibile via di tale gasdotto sarebbe attraverso Qatar, Arabia Saudita, Giordania e Siria ed una seconda via sarebbe Qatar, Arabia Saudita, Kuwait, Iraq.

Prima della guerra in Siria e dell’accordo sul nucleare iraniano esisteva però un secondo progetto, il gasdotto Iran-Iraq-Siria anche detto gasdotto Islamico. Anche questo gasdotto avrebbe dovuto collegare il campo Iranian South Pars attraverso Iran, Iraq, Siria e Libano dove poi liquefatto sarebbe stato trasportato in Europa. Il gasdotto sarebbe stato lungo 5600 km con un diametro di 142 cm. Questo gasdotto rappresentava un alternativa sia al gasdotto Pharsi e sia al Nabucco. Il 25 giugno 2011 a Bushehr, Iran, Iraq e Siria firmarono l’intesa per l’inizio della costruzione del gasdotto. Il giornalista Dmitrij Minin della Strategic Culture Foundation fece notare che la rivolta in Siria esplose quasi nello stesso momento della firma del memorandum di Bushehr riguardante la costruzione del nuovo gasdotto Iran-Iraq-Siria.

Qatar, Arabia Saudita e Turchia sono ovviamente ostili all’accordo sul gasdotto Iran-Iraq-Siria, in quanto li emarginerebbe come esportatori di gas e possibile corridoio energetico. La possibilità che un gasdotto Iran-Iraq-Siria possa esportare gas liquido nell’UE abbassando i prezzi rispetto al GNL degli USA viene anche vista negativamente a Washington. A ciò si aggiunge che il terminale di liquefazione in Siria sarebbe stato sotto il completo controllo della flotta russa nel mediterraneo.

Le motivazioni della guerra siriana legate a questi interessi strategici sono ben descritte nell’articolo di Nafeez Ahmed sull’edizione del giornale del The Guardian del 2013. Nello stesso articolo troviamo scritto che Assad rifiutò di firmare l’accordo con il Qatar per la realizzazione del gasdotto attraverso Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia per rifornire l’Europa “per proteggere gli interessi del suo alleato Russo che è il principale fornitore di gas naturale dell’Europa”. I combattimenti in Siria e Iraq hanno sospeso il progetto, mentre il cambio di regime doveva annullarlo.

Nel 2014 Mahdi Darius Nazemroaya su Global Research fece osservare che la situazione in Siria, dove gli Stati Uniti deliberatamente distruggevano infrastrutture energetiche con la scusa di combattere il regime nascondeva anche altri aspetti. I giacimenti di gas naturale al largo della costa levantina tra Siria, Libano, Israele e Gaza detengono probabilmente grosse riserve di gas naturale. La recente scoperta dell’ENI di un grosso giacimento off-shore nel Mediterraneo orientale indica la possibilità di serie potenzialità estrattive in queste zone del mediterraneo. Questo elemento aggiunge peso all’ipotesi di una guerra del gas tra gli Stati Uniti e la Russia sul controllo delle riserve di gas nel Mediterraneo orientale. Alcuni elementi appaiono interessanti. Dal 2000, la società di costruzioni russa Strojtransgaz è attiva in Siria con contratti per la costruzione di due raffinerie di gas nella zona di Homs e per costruire la parte siriana dell’Arab Gas Pipeline tra Libano, Siria, Giordania ed Egitto. Un’altra società energetica russa, Sojuzneftegaz, ha ottenuto un appalto da Damasco per operare sul confine orientale con l’Iraq, nel 2004. Nel 2007, la Syria Gas Company (SGC) e la Strojtransgaz decisero di cooperare per sviluppare le riserve di gas naturale scoperte nel campo di Homs. Durante la crisi in Siria, Sojuzneftegaz ha siglato un importante accordo di esplorazione off-shore con Damasco, il 25 dicembre 2013.

Questi elementi insieme alle varie alternative circa la realizzazione di un gasdotto Iran-Turchia, Qatar-Turchia o Iran-Iraq-Siria per lo sfruttamento del gas proveniente dal Golfo Persico, delineano l’effettiva causa dell’instabilità in Medio Oriente. Secondo il generale Wesley Clark ex segretario genereale della NATO il piano di destabilizzazione orchestrato dagli USA in Medio Oriente rientra nella più ampia strategia di controllo sulle risorse di gas (e petrolio) di queste zone.

 

Cui Prodest.

Il quadro che abbiamo tracciato lascia comprendere l’influenza ed il peso della produzione e distribuzione del gas naturale in rapporto alla situazione geopolitica in Medio Oriente ed in Ucraina.

Possiamo riassumere così gli aspetti principali:

  1. L’obiettivo degli USA è ridurre le esportazioni del gas russo verso l’Europa e la destabilizzazione e la loro arma nella guerra energetica in Ucraina e Medio Oriente
  2. La guerra in Ucraina ha raggiunto come primo scopo quello di impedire la costruzione del gasdotto South Stream dalla Russia.
  3. La guerra in Libia rende instabile la fornitura di gas dal Green Stream.
  4. La guerra in Siria e l’instabilità in Iraq hanno reso impossibile la realizzazione del gasdotto Iran-Iraq-Siria o l’alternativa del gasdotto Qatar-Arabia-Siria-Turchia.
  5. In alternativa la concessione al nucleare iracheno potrebbe forse rilanciare il gasdotto Pharsi rispetto a quello ormai irrealizzabile tra Iran-Iraq-Siria.
  6. In ogni caso la realizzazione di uno qualsiasi di questi progetti, limiterà nel lungo termine la fornitura del gas russo.
  7. Nel breve termine invece si apre per gli USA una ghiotta opportunità di poter vendere il surplus di shale gas che si avvia ad esportare dopo aver soddisfatto la propria domanda interna.

L’ultimo punto è il più preoccupante, ovvero che la politica di destabilizzazione USA miri esclusivamente alla fornitura di gas liquido. In un rapporto recente della UE leggiamo che: “È prioritario da un lato diversificare maggiormente i fornitori di gas naturale e dall’altro mantenere volumi di importazione sostanziosi da fornitori affidabili. Secondo le previsioni, nei prossimi anni il ruolo del GNL come importante fonte di diversificazione si confermerà e tenderà ad aumentare: nuove forniture di GNL dall’America settentrionale, dall’Australia e dal Qatar e nuove scoperte nell’Africa orientale amplieranno le dimensioni e la liquidità dei mercati mondiali del GNL. Negli Stati Uniti si prevede che il primo impianto di liquefazione sulla costa orientale sia messo in servizio entro il 2015-2017 con una capacità di circa 24 miliardi m3/anno.”

Ed ancora, è una notizia attuale quella dell’esistenza di lobby sullo shale gas nell’UE. L’Ombudsman – conosciuto anche come difensore civico europeo o mediatore europeo – ha aperto in agosto un’indagine sulla Rete europea della scienza e della tecnologia sull’estrazione degli idrocarburi non convenzionali, il gruppo di esperti istituito dalla Commissione Europea per valutare i progetti di ricerca di shale gas: quello che si estrae appunto con la distruttiva tecnica del fracking. Un’indagine delle ONG Friends of the Earth e Corporate Europe ha appurato che oltre il 70% di questi “esperti” ha interessi finanziari nell’industria del fracking: e ora l’ombudsman vuole vederci chiaro, esattamente come nel maggio scorso ha deciso di far chiarezza sugli imperscrutabili “triloghi” dai quali escono i testi della normativa UE.

La creazione della rete di esperti sullo shale gas ed i suoi compiti discendono dalla comunicazione della Commissione Europea sul fracking del gennaio 2014: un documento che – di fatto – traccia il quadro entro il quale l’UE segue gli USA nell’insensata corsa verso gli idrocarburi non convenzionali. L’ombudsman chiede alla Commissione Europea di abolire il gruppo o di applicare ad esso le regole relative a trasparenza e conflitto di interessi che valgono per i gruppi di esperti UE.

Dall’altra parte i Russi hanno risposto rafforzando la zona di influenza sulle repubbliche indipendentiste ucraine. In tal modo lasciano aperta la possibilità di inviare gas in Europa sia attraverso il Blue Stream già esistente che attraverso il nuovo gasdotto Turkish Stream in costruzione. Allo stesso tempo i Russi impediscono con la loro alleanza militare alla Siria la possibilità di realizzazione di un gasdotto Qatar-Turchia. L’accordo sul nucleare iraniano attende da parte di Mosca una contromossa che ancora non si è avuta. L’Iran è da sempre un alleato dei Russi è possibile che l’accordo sul nucleare distrugga questa alleanza?

L’Europa è in particolare la Germania in tutto ciò dovrebbe mantenere una posizione neutrale ed attendista mirando essenzialmente ad una diversificazione degli approvvigionamenti. Tuttavia, la UE non può opporsi alle pressioni del principale alleato NATO (USA) e neanche a quelle del suo attuale e principale fornitore (Russia). L’interesse degli Europei è che il gas continui ad arrivare e, in un mercato libero, la competizione fra fornitori non dovrebbe che ridurne il prezzo. L’analisi della situazione tuttavia ci mostra quanto gli interessi in gioco agiscano sulla libertà degli attori implicati. Il gas russo in realtà è l’opzione migliore per l’Europa considerando la stabilità politica di questo paese e la geografia. La Russia al contrario della Turchia e del Medio Oriente (Qatar, Iran) non è destabilizzabile da parte degli USA e pertanto rappresenta una risorsa sicura su cui investire a lungo termine. Le ragioni dell’impostazione russofoba dell’amministrazione USA e di una parte della UE succube alla politica americana affondano essenzialmente in una visione imperialista degli USA che fanno del “divide et impera” il proprio modo di agire. Gli Stati Uniti fanno del loro meglio per allontanare l’Unione Europea dalla Russia, avere il sopravvento nell’accordo di libero scambio e anche manipolare i Paesi europei per acquistare il più costoso gas naturale degli USA.

Ora possiamo rispondere alla domanda Cui Prodest. La guerra fredda è finita siamo ora nella guerra del gas.

Gas wars -Parte prima

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About Author

Alfonso Pozio ha conseguito il PhD in Ingegneria dei Materiali ed il MSc in Chimica presso l'Università di Roma "La Sapienza". Attualmente svolge attività di ricercatore presso il Centro ENEA della Casaccia. La sua attività è focalizzata allo sviluppo di materiali associati alle energie rinnovabili ed alle tecnologie di produzione dell'idrogeno. Il Dr. Pozio ha collaborato o è stato consulente di diverse aziende private tra cui Arcotronics, Chimet, De Nora, Exergy, Engelhard, Erreduegas, Ferrania, FN, Genport, Innova, Lux Sevenstars e Roen Est.

32 commenti

  1. Prof ho una serie di curiosità…

    1) La distensione con l’Iran che effetto ha se è comunque un alleato russo?

    2) La destabilizzazione dell’Iraq risale al 2004. Ma non era stata attuata per motivi petrolifici?

    3) Se il discorso della “guerra del gas” fila perché provocare rivolte in Egitto (era un alleato USA), Algeria e Tunisia?

    4) Gli attacchi ISIS in suolo europeo, in particolare in Francia, non hanno ostacolato questo piano americano. Detto terra terra: i francesi sono stati tanto pirla che si sono fatti attaccare in seno da una forza, quella ISIS, alimentata dagli statunitensi?

    5) Il gas i Russi a chi lo dovrebbero vendere a questo punto, visto e considerato che molti stati dell’ex orbita sovietica o sono nella UE o sono in dirittura di arrivo?

    6) Il crollo cinese causato anch’esso? Così come un PIL russo davvero sotto il 2%? La “guerra del gas” potrebbe incrociarsi ad altri piani per il controllo economico, politico? L’influenza cinese, ad esempio nella WB, si diceva sarebbe stata massima con il superamento “storico” del PIL rispetto a quello americano, sarà ancora cosi?

    • MenteLibera65 on

      DOM,
      Penso che un conto sia seguire le rotta energetiche per misurare gli interessi politici in gioco, e provare a spiegare così alcuni fatti di politica locale e generale, ed un conto assegnare ai soli Stati Uniti la responsabilità diretta sui tanti eventi economici, sociali e politici del pianeta, come se non esistessero altri interessi uguali e contrapposti di altre grandi nazioni, e come se non esistessero eventi fuori dal controllo di qualcuno.
      Per natura tendo ad essere molto scettico (per non dire altro) rispetto a teorie di controllo totale del pianeta.
      Gli Usa sono una nazione ricca, ma nonostante tutto al loro interno vi sono circa 50 milioni di poveri, in un pease con un tasso di violenza inaudito. Se fossero davvero così in grado di determinare da soli le sorti economiche e politiche del mondo, avrebbero risolto per primo il problema della povertà e criminalità americana, altrimenti a che pro fare tutto questo ?
      Un conto è la presunta volontà di fare, un conto l’effettiva possibilità di realizzare.
      Salve.

    • La tattica della destabilizzazione è stata sviluppata e portata avanti in ambito angloamericano, non risulta di paesi a loro favorevoli e con antidemocraticissime dittature che siano stati destabilizzati (Arabia Saudita, Kuwait & Co), in questo contesto l’Egitto è un caso a parte ed anche molto complesso che è meglio stralciare, forse aveva l’unico torto di rappresentare un’area di stabilità in un meccanismo a domino che doveva coinvolgere nord Africa e medio oriente.
      Come già detto la mia provenienza è filoamericana, nessun pregiudizio quindi verso gli Stati Uniti, però di fronte alla storia degli ultimi 25 anni non posso far finta di non vedere la realtà:

      Il fatto che negli USA ci siano 50 milioni di poveri può sorprendere solo se ci si ostina a pensare che siano un paese che persegue la giustizia sociale e non il liberismo puro, una volta corretta la prospettiva i 50 milioni di poveri contro l’1% di super ricchi sempre più ricchi, diventano la prova che il sistema funziona a dovere.

      • Succede spesso che l’amore si tramuti in odio e viceversa, ma non si può dire che gli USA dei decenni precedenti fossero meglio di quelli degli ultimi 25 anni, a me sembra che prima gli americani fossero ancora più spregiudicati a operare nello scacchiere internazionale. Peraltro questa pessima fama se la sono fatta sopratutto nel dopoguerra e direi che rispetto ai vecchi tempi si siano forse leggermente moderati in anni più recenti. Sicuramente al momento sono meno interventisti (parlo di interventi diretti, i soldi sono finiti…) al limite dell’isolazionismo (altra sindrome tipicamente USA). Non capisco quindi su quali basi si potesse essere filo-USA prima di 25 anni fa…
        (Personalmente io sono filo-occidentale giusto per la scelta del meno peggio…ricordando. per una volta, non Chesterton, ma il suo conterraneo Churchill…”la democrazia è la peggior forma di governo…eccettuate tutte le altre”:)

  2. L’ENI in questa fase non viene vista come l’intrusa? Il caso Mattei non c ha insegnato niente?

    • Azzardo una risposta. L’ENI partecipa con professionalità nella ricerca e sfruttamento delle risorse di chiunque siano Russi, Egiziani, etc. Non discute su chi è proprietario delle risorse.
      TAP o South Stream credo che faccia poca differenza per loro. Cmq sono bravi se non altro per come sanno districarsi. Come era bravo Mattei.

  3. Difficile risponderle, perche’ la geopolitica non è una scienza esatta. Qualche supposizione si può fare:
    1) Le alleanze si rompono tutto a un prezzo.
    2) Sicuramente c’entra anche il petrolio o più in generale le risorse di energia. All’epoca il gas naturale non aveva l’impatto che si prevede oggi. Poi c’e’ stata Fukushima, lo shale gas. La costante è comunque destabilizzare per controllare le risorse,
    3) Con il discorso della “guerra del gas” non si pretende di giustificare tutto ciò che avviene in Medio Oriente. L’importanza dell’Egitto è nel controllo di Suez e caduto Mubarak, caduto Morsi, mi sembra che Al Sissi sia più che allineato agli USA. Algeria e Tunisia non sono alleati di Mosca. Gli USA non vogliono distruggere l’Europa ma farle capire che se si allea con i Russi può venirgliene solo male. Destabilizzare significa togliere un appoggio al proprio vantaggio, non distruggere tutto. Per ora è toccato alla Libia.
    4) Non è che i Francesi sono pirla e che non possono opporsi ad un gioco che non gestiscono. Non sappiamo poi fino in fondo che prezzo gli USA pagano ai loro alleati. La dissoluzione della Libia è stato un danno per l’Italia ma forse è un vantaggio per la Francia. Nuova elitè nuovi contratti. Divide et impera.
    5) E questo è l’aspetto più pericoloso. Cosa succederà mettendo la Russia al muro con l’inter marium federatio dal Baltico al Mar Nero? E’ la domanda di Friedman a cui gli USA non sanno esattamente rispondere. Forse venderanno gas ai cinesi o forse abbasseranno i prezzi ai tedeschi.
    6) La guerra del gas è un aspetto di una guerra più ampia sul controllo delle risorse da cui l’economia dipende. Non è la causa diretta di tutto ciò che avviene ma ciò che avviene si può capire molto bene vedendo chi controlla le risorse. La “guerra del gas” si incrocia sicuramente con altri piani, altre guerre, per il controllo economico, politico. Ma in questo momento ci spiega in particolare il perchè di una certa situazione in cui ci troviamo.

    • Dopo che la Bulgaria ha posto condizioni e la Grecia ha ceduto alle pressioni USA.
      Allora la domanda è: se l’obiettivo fosse combattere la minaccia dell’IS, perché non collaborare con i Russi?
      Risposta, perché l’IS serve per combattere Hassad e qualunque iniziativa favorisca il secondo e danneggi la prima viene bloccata.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Ti leggo l’ ultima parte dell’articolo della news online russa……..di oggi 10 sett.se vuoi posso spiegarmi meglio ma dovrei farti leggere tutto l’articolo.Puoi anche chiedermi il nome della news online se sei interessato.
        Si riferisce a soggetti istituzionali Usa.
        “Questa associazione consente agli stati uniti di affermare che ci sono centinaia di migliaia di persone disperate in fuga verso l’europa non perchè Washington ha fomentato nella regione le sue “rivoluzioni”e guerre contro regimi non graditi di iraq,siria e libia,ma per “l’eccessiva attività”della russia.

  4. stò cò frati e zappo l'orto on

    Non lo so se effettivamente Iss è facilmente manovrabile dagli Usa,probabilmente loro islamici “praticanti” se fossero obbligati a scegliere tra il laicista (di una famiglia ultra filo sovietica) Assad e i crociati anglo-franco-americani non saprei chi dei due sceglierebbero,certo è che entrambi sono per loro nemici mortali….ma però… forse gli amerikani e i loro armamenti….e i loro dollari????Certo è che per un vero islamico entrambi sono o “traditori” del Corano o l’ennesima crociata….Putin inoltre è risaputo,sicuramente, non è amato dagli islamici….docet cecenia!!!E contraccambia con molto gusto….direi….Poi Enzo come si può immaginare…..gli usa hanno usato gli afgani in chiave anti sovietica…per poi “ringraziarli”con efferati bombardamenti e stragi…….Potrebbe chi si professa vero islamico perdonare ciò….?+100 altri punti interrogativi.

  5. Articolo molto interessante, grazie all’autore per aver condiviso tutte queste informazioni. Due domande: 1) le recenti scoperte di eni al largo dell’egitto e l’ipotesi di un gasdotto che colleghi anche i giacimenti in mare di cipro ed israele cambierà qualcosa nello scenario descritto? Dobbiamo attenderci una situazione di destabilizzazione dell’egitto? Oppure le quantità che si estrarranno non saranno tali da mettere in discussione gli attuali equilibri? 2) Anche l’attuale ondata migratoria, in questo quadro, può essere vista come un “effetto collaterale” per l’europa a cui l’amministrazione usa guarda con soddisfazione?

    • 1) Al momento si parla di 850 mld di metri cubi che sono pochi per l’Europa (è il consumo di meno di tre anni) ma assicurano 10 anni di tranquillità all’Egitto. Ma alcuni tra cui ENI stessa sono convinti che ve ne sia molto di più. Se così fosse nel mediterraneo orientale cambierebbero gli equilibri. E vi sarebbero coinvolti tutti i paesi che affacciano. Libano, Siria, Cipro, Egitto. Al momento gli USA sono stati chiari, non vogliono una Siria filo russa. Non vogliono i Russi sulle coste orientali del mediterraneo. Vogliono aprire un corridoio energetico dal Qatar e la Siria gli serve .

      2) Presumo di si. L’ondata migratoria è un forte mezzo di pressione. Gli USA hanno detto che dobbiamo aspettarcene per i prossimi vent’anni. Come a dire o in Medio Oriente le cose volgono in un certo modo oppure ne subite le conseguenze. Per quanto riguarda i Siriani a me sembra che la situazione sia un po’ diversa. Si tratta di un popolo che se ne sta letteralmente andando. Svuotare la Siria è un mezzo per dividerla e spartirla in modo diverso.

  6. stò cò frati e zappo l'orto on

    Mamma mia…solo su Cs si possono leggere commenti così lucidi…..purtroppo…..

  7. Data la pertinenza dellìargomento con quello trattato nell’articolo riporto interamente questo interessante articolo di G. Gaiani:
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    Da La Bussola Quotidiana:
    Bloccare le armi russe per Assad, l’autogol occidentale
    di Gianandrea Gaiani10-09-2015

    Le pressioni di Washington su greci e bulgari hanno avuto successo e i velivoli cargo militari che da giorni stanno portando mezzi e consiglieri militari in Siria per rafforzare l’esercito di Bashar Assad non potranno più sorvolare lo spazio aereo dei due Paesi europei.

    Un portavoce del governo greco ha fatto sapere ieri che i cargo russi diretti in Siria non sorvoleranno più lo spazio aereo della Grecia. La decisione comunicata da Mosca di scegliere rotte alternative è arrivata dopo che gli Stati Uniti avevano lanciato un appello ad Atene perché negasse il suo spazio aereo per i voli sospettati di trasportare armi per il regime di Bashar Assad.

    Già il 5 settembre l’ambasciata statunitense ad Atene aveva chiesto di proibire il transito degli aerei ma le autorità greche avevano risposto negativamente adducendo le ottime relazioni con la Russia. Evidentemente Washington ha trovato nelle ultime ore forme di pressioni convincenti su una Grecia che, dopo anni di crisi economica e politica, non ha più alcuna sovranità nazionale.

    Anche la Bulgaria ha negato l’uso del proprio spazio aereo ai cargo russi con aiuti diretti in Siria. Lo ha reso noto una portavoce del ministero degli Esteri di Sofia affermando che “abbiamo sufficienti informazioni per nutrire seri dubbi sul carico di questi velivoli” ha aggiunto in riferimento alla possibilità che gli aerei trasportino anche armi per il regime.

    Armi però necessarie a combattere l’ISIS e i qaedisti che dovrebbero essere anche nemici dell’Occidente e degli Stati Uniti. Il condizionale è d’obbligo a giudicare dalla politica statunitense che in Medio Oriente ha superato in ambiguità persino quella dei Paesi arabi.

    Mosca ha sempre utilizzato queste rotte per portare aiuti umanitari e militari in Siria. Il Cremlino non nega l’invio di armi e consiglieri militari (pare una quarantina anche col compito di fornire a Damasco le informazioni d’intelligence e le immagini riprese dai satelliti russi) che non dovranno combattere ma “solo insegnare alle truppe governative a impiegarle”, come ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, ribadendo che “la Russia non ha mai fatto segreto della sua cooperazione tecnico-militare con la Siria”. La stessa portavoce ha poi affermato che la Russia potrebbe prendere inconsiderazione delle “misure extra per intensificare gli sforzi nella lotta al terrorismo” in Siria, “ma solo sulla base del diritto internazionale”. La scorsa settimana Vladimir Putin aveva definito “prematuro” parlare di un intervento diretto di truppe russe nel conflitto siriano.

    Una fonte russa ha detto al quotidiano arabo al Hayat che l’obiettivo di Mosca è “mantenere l’equilibrio militare in Siria e prevenire il collasso dell’esercito regolare, per garantire un compromesso politica che prevede l’insediamento di un organo di governo transitorio sulla base della dichiarazione di Ginevra”. Un’altra fonte ha detto che il coinvolgimento russo include l’invio di alti ufficiali e un certo numero di piloti, per condurre attacchi aerei, oltra alla consegna di un numero di cacciabombardieri inclusi gli intercettori Mig31, inutili contro i ribelli ma essenziali in caso di attacchi al regime da parte dei jet della Coalizione.

    Con il rafforzamento delle posizioni militari russe in Siria c’è il rischio di un “confronto” con le forze della coalizione internazionale guidata dagli Usa, ha detto ieri con estremo sprezzo del ridicolo il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. “Gli Stati Uniti sono preoccupati per le notizie sul dispiegamento da parte della Russia di ulteriore personale militare e di aerei in Sira – ha affermato Earnest – queste azioni potrebbero far aumentare il numero dei morti, potrebbero far aumentare i flussi di rifugiati e il rischio di un confronto con la coalizione anti-Isis che sta operando in Siria”. Se venisse intensificato il sostegno militare di Mosca al governo siriano, ha rincarato Earnest, “sarebbe destabilizzante e controproducente per gli interessi della comunità internazionale”.

    Frasi che confermano come l’amministrazione Obama sia in stato confusionale oppure, come è più probabile, persegua un caos di cui stiamo già pagando il conto noi europei. Bashar Assad è in guerra con ribelli islamisti, qaedisti e Stato Islamico e ha finora consentito ai jet della Coalizione di sorvolare senza ostacoli il suo spazio aereo accettando una forte e umiliante limitazione alla sua sovranità. Se Washington teme che gli aiuti russi possano minacciare la Coalizione significa che gli alleati prevedono di attaccare Damasco e non l’ISIS che in un anno hanno colpito in modo così blando di consentire ai jihadisti di conquistare intere province siriane.

    Ostacolando le forniture di armi russe a Damasco, gli USA e l’Occidente si schierano ancora una volta con i jihadisti che Turchia e monarchie del Golfo vorrebbero vedere al governo in Siria. Se così non fosse non si spiegherebbe perché Emirati Arabi, Arabia Saudita e Qatar hanno inviato 30 mila militari in Yemen a combattere i ribelli sciiti Houthi mentre contro l’ISIS non hanno effettuato che sporadiche azioni aeree per lo più senza l’impiego di armi.

    Quanto ai riflessi sui flussi di immigrati clandestini diretti in Europa è il caso di ricordare agli Stati Uniti che i siriani in fuga provengono per lo più dalle zone “liberate” da ISIS , qaedisti e salafiti e solo in minima parte (per lo più giovani che vogliono sottrarsi alla leva militare) dal quel 30 per cento di territorio controllato dal regime ma abitato da 12 milioni di siriani. Su 18 milioni di abitanti della Siria di prima della guerra 4 milioni sono fuggiti all’estero e 7 milioni sono sfollati all’interno del Paese.

    Se la Siria venisse “liberata” da Assad diventerebbe senza alternative uno Stato islamico retto dalla sharia imposta da ISIS e al-Qaeda e i fuggitivi diretti in Europa supererebbero i 10 milioni facendo impallidire per dimensioni anche l’esodo dei sud vietnamiti che nella seconda metà degli anni ’70 scapparono con ogni mezzo dal regime comunista.

    Non saranno certo le armi russe a far aumentare i flussi migratori. Anzi, il loro impiego a difesa della fascia costiera ha l’obiettivo di proteggere le popolazioni sciite di quella regione (roccaforte del regime) e la base navale russa di Tartus dai qaedisti dell’Esercito della Conquista (che riunisce salafiti, fratelli musulmani e qaedisti con il supporto turco, saudita e del Qatar) che premono sulle alture che circondano il porto di Latakya.

    Ostacolare il flusso di armi russe in questa regione, come fanno americani, turchi e arabi col complice silenzio dell’Europa, significa schierarsi con i tagliagole islamici e favorire il massacro di centinaia di migliaia di siriani sciiti. Del resto affermare, come fa la Casa Bianca, che le armi russe destabilizzerebbero la Siria è ridicolo. La Siria è stata fatta a pezzi da turchi, arabi e americani che da anni armano e finanziano i ribelli. Abbiamo già dimenticato che l’anno scorso le milizie dell’ISIS hanno conquistato Mosul e il nord dell’Iraq imbracciando le armi che arabi e CIA avevano fatto arrivare attraverso la Turchia ai cosiddetti “ribelli moderati” siriani?

    Più delle armi e dei consiglieri militari russi l’Occidente dovrebbe preoccuparsi dei successi dell’ISIS che conquista posizioni in tutto il Paese inclusi i sobborghi di Damasco e dell’offensiva dei qaedisti che pare abbiano preso la base aerea di Abu al Dohur, dive le truppe siriane erano sotto assedio da due anni. Qualcuno in Europa sembra finalmente svegliarsi ribellandosi alle ambiguità arabo-americane. Non si tratta tanto di Francia e Gran Bretagna il cui intervento aereo contro l’ISIS esteso anche alla Siria non influirà molto sul conflitto considerando che le due potenze europee non schierano più di due dozzine di velivoli e droni da combattimento in Medio Oriente.

    Segnali di pragmatismo giungono invece da Spagna e Austria. A Teheran il ministro degli esteri spagnolo, Josè Manuel Garcia Margallo, ha detto senza mezzi termini che “è giunto il momento di avviare negoziati con il regime di Bashar al Assad”.Gli ha fatto eco da Dubai il collega austriaco Sebastian Kurz:”abbiamo bisogno di un approccio pragmatico che includa il coinvolgimento di Assad nella lotta contro il terrore dell’Isis” aggiungendo che contro l’ISIS vanno coinvolti anche Russia e Iran.

    Vale la pena sottolineare che il ministro Kurz aveva riferito il monito espresso sabato scorso al vertice Ue di Lussemburgo dal ministro degli Esteri macedone, Nikola Poposki per la presenza di miliziani jihadisti e foreign fighters nelle masse di immigrati fuori controllo nei Balcani. Le autorità macedoni ne hanno individuato alcuni (anche di origine balcanica) veterani del jihad siriano, iracheno e afghano. Una notizia che sui nostri media travolti dalla “foga buonista” non ha avuto molta eco.

    • stò cò frati e zappo l'orto on

      Perdonami Enzo ma la Bussola è una rivista di totale impostazione cattolica….difende gli sciiti e fa benissimo(una crudelissima guerra fraticida tra fratelli islamici)ma non dovrebbe fomentare odio verso nessuno.Propio perchè cristiana.
      Il problema è uno solo:Via dai paesi islamici TUTTI gli stranieri(per loro,veramente fedeli al Corano)anche i cristiani sono degli stranieri.Americani,Francesi,Russi,Inglesi ecc.ecc.
      Ovviamente ciò è “impossibile” perchè il maledetto petrolio oggi manda avanti tutta l’economia mondiale……
      C’è un odio da parte di certi ambienti cattolici…..ps.Speriamo,finalmente ne hanno azzaccata una,che il nostro Governo non si immischi in questi orrendi massacri,rimanendo “neutrale”o senza far intervenire militari.

      • Ciao Stò, spesso mi trovo in disaccordo con la Bussola, in questo caso però ho trovato parecchi punti condivisibili e una chiarezza che di questi tempi è merce rara.

        • stò cò frati e zappo l'orto on

          Ciao carissimo.Sai che mi manifesto continuamente con la bellissima definizione di LAICO.Questo ,lo hanno ripetuto molte volte signori ben più conosciuti di me,mai significa in automatico ATEISMO E NEPPURE AGNOSTICISMO(personalmente agnosticismo ritengo nella realta,fuori dagli schemi ideologici e filosofici,non esistere,ma tantè…)per cui difendere la fede in questo caso religiosa di ognuno,qualsiasi sia la sua “razza”è un obbligo più che una scelta ,per chi si ritiene,appunto,un LAICO.Di conseguenza vorrei che tutti tenessero conto che I MODERNI OCCIDENTALI NON SONO I POLIZIOTTI DI QUESTO MONDO e per prima cosa dovrebbero pulire la loro i…….casa(Rischiamo di entrare in un ragionamento che richiederebbe minimo 10 pagine e taglio taglio su tutto il commento,come sempre….)Se poi parliamo di Siria io(e non solo,puoi crederci)mi vergogno di essere Occidentale…….Dio ci perdoni e…..se può ci dia la possibilità di farci trovare…..petrolio in ogni giardino…solo allora finirebbero LE CROCIATE.ps.Ho omesso il termine immonda casa…..meglio anzichè no metterla in risalto.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Continuo con altro argomento.
            Sono stato abbonato al IL TIMONE per alcuni anni,stavo cercando-studiando di capire se certi abbienti della Chiesa Cattolica tramite le “loro riviste-quotidiani “si occupavono di cultura e in particolare di scienza(nello specifico come ben saprai,di evoluzione)ma in questi(perdonami non ricordo se 2 o 3 anni)anni ho trovato invece”un vuoto…siderale”NIENTE O POCHISSIMO,ALMENO NON SUFFICENTE!Tieni conto che continuo a parlare di articoli di scienza e evoluzione.La Bussola invece la leggevo pochi anni fa,ma poi ti devo dire mi sono un pò annoiato, perchè mi sembrava di leggere un qualsiasi quotidiano online,non un quotidiano cattolico che “dovrebbe””con la ragione, anche dalla parte del sapere umano chiamato scienza,difendere la Fede”ps.Tieni conto che non leggo LA bUSSOLA da moltissimo.ppss Dalle mie critiche,ovviamente,sono esclusi i tuoi articoli su Il Timone.

  8. Buongiorno,
    con un po’ di ritardo, anch’io mi voglio complimentare con il dottor Pozio. La lucidità e specificità delle analisi è addirittura sorprendente in confronto agli standard comuni (specie dell’informazione italiana).
    Mi dolgo di essere molto ignorante di geopolitica ed economia, il cui disgusto irrazionale che esse mi ispirano in quanto discipline supera in me, purtroppo, la loro gravità ed il loro grande interesse.
    ..
    Da ignorantissimo, appunto, vorrei porre una domanda: tale guerra per le risorse, come si nota, vede come protagonisti l’imperialismo americano ed altre potenze politiche; è dunque una questione di carattere “statalista”. Mi chiedevo quindi in che misura a tutt’oggi la componente “privato-lobbista”, affermatasi a partire dal XVIII secolo tramite il capitalismo, influenzi oggi la componente “statalista”, e viceversa, in fatto di conflitti mondiali.
    Questo dubbio mi vien dal fatto che tale situazione bellica di carattere “interstatale” paia contraddire le tendenze privato-lobbiste che fanno capo ad un processo di globalizzazione ed annullamento politico-culturale delle entità statali. Non so se mi spiego.
    Chiedo scusa, qualora la mia domanda sia confusa ed intrisa di fallacie e contraddizioni.

    • MenteLibera65 on

      Provo ad interpretarti Alio : tu stai chiedendo se nel 2015 si può ancora parlare di influenza degli USA come nazione (e quindi come politica , presidente, parlamento, etc etc, in maniera autonoma) o piuttosto di influenza degli USA come lobby multinazionali , prevalentemente americane, che da una parte hanno un potere economico molto simile a quello di piccoli stati, e dall’altra condizionano pesantemente l’elezione degli organi politici americane, e di conseguenza la loro azione di governo.
      Personalmente credo che siano le due cose insieme, anche se certamente qui molti diranno che il Presidente e Parlamento degli stati uniti sono in mano alle lobby e fanno quello che queste gli dicono di dare.
      Ricordo a tutti che Obama, come altri presidenti prima di lui, si trova a gestire il suo secondo madato. Dopo di questo non può più essere rieletto, qualsiasi cosa accada, ne può ricoprire cariche pubbliche per un pò. Questo significa che al di la della riconoscenza ovvia verso chi lo ha sostenuto, egli è in teoria totalmente libero di agire senza condizionamenti per il futuro.
      Quindi non credo che il futuro della politica americana sia solo in mano alle lobby.
      Questa nazione , anche se leggo molte critiche secondo me esagerate, ha sempre trovato al suo interno tutto ed il contrario di tutto, ed ha dimostrato di saper generare il male ed il bene a riparazione del male.
      Questa è una nazione che ha fatto la guerra del vietnam , e l’ha finita e persa perchè non più sostenuta dall’opnione pubblica. Una nazione che ha fatto dimettere un presidente per merito di due giornalisti. Una nazione che , non ce lo dimentichiamo, ci ha comunque salvato da una dittatura omicida come quella di Hitler, e la sua presenza ci ha garantito contro la possibile trasformazione sovietica dell’italia.
      Questo se cerchiamo di guardare i fatti dall’alto , e non i singoli eventi, dai quali emerge una nazione espansionistica e, sotanzialmente , imperialista.
      Io non sono certamente filo-americano, venendo da una cultura social-democratica, ma sinceramente mi sento molto più garantito dall’essere circondato da basi militari Americane che dall’essere circondato da basi militari Russe, con Putin (che è un semi-dittatore ex-comunista) a gestirle.
      A tutti piacerebbe una europa autonoma, ma non è passando dall’influenza americana a quella russa che la creeremmo.
      E poi..visto che qui piace tanto la “coerenza” etcnica e di valori , penso che come italiani ed europei , siamo anche più simili agli americani che ai russi.

      • “Questa è una nazione che ha fatto la guerra del vietnam , e l’ha finita e persa perchè non più sostenuta dall’opnione pubblica. Una nazione che ha fatto dimettere un presidente per merito di due giornalisti. Una nazione che , non ce lo dimentichiamo, ci ha comunque salvato da una dittatura omicida come quella di Hitler, e la sua presenza ci ha garantito contro la possibile trasformazione sovietica dell’italia.
        Questo se cerchiamo di guardare i fatti dall’alto , e non i singoli eventi, dai quali emerge una nazione espansionistica e, sotanzialmente , imperialista.
        Io non sono certamente filo-americano, venendo da una cultura social-democratica, ma sinceramente mi sento molto più garantito dall’essere circondato da basi militari Americane che dall’essere circondato da basi militari Russe, con Putin (che è un semi-dittatore ex-comunista) a gestirle.”

        .
        @ML65, gli USA sono una nazione che dopo aver perso la guerra nel Viet Nam per via delle immagini dei reporter li ha tolti di mezzo inventando la figura dell’ “embedded”, ha fatto dimettere Nixon per i Watergate e non fa dimettere Obama per lo scandalo NSA che è infinitamente peggiore, è la nazione che è intervenuta nella II Guerra Mondiale dopo averne posto le premesse insieme all’Inghilterra con l’infame trattato di Versailles che ha spinto la Germania alla disperazione.
        .
        Io al contrario di lei vedo le basi USA come forze di occupazione: dopo l’89 dovevano sloggiare senza se e senza ma.
        Quanto all’essere circondati da basi russe questa è una fantasia, quelle USA sono una tragica realtà.

      • Ragiono pià da tecnico, scusatemi. Io credo che bisogna considerare il fatto che oltre il gas naturale e petrolio, la Russia dispone delle più grandi riserve di risorse minerarie del mondo (ferro, rame, manganese, piombo zinco, oro, mercurio amianto, bauxite, manganese, titanio, uranio, etc etc Materie prime per l’industria chimico-manifatturiera come i sali di potassio e di magnesio. Apatite, minerale da cui deriva il fosfato. Estesi depositi di sale naturale, legname, produzione agricola, enormi distese per allevamenti, etc, etc etc.
        Quando Friedman dice: ” temiamo un alleanza tra capacità industriale tedesca (europea) e risorse russe”, sta dicendo la verità. Se noi come Europa Unita fossimo capaci di esprimere una politica estera filo-russa in tal senso…Beh non ce ne sarebbe per nessuno, Cina compresa. La capacita produttiva UE-Russia sarebbe immensa. A quel punto gli USA incomincerebbero a trattarci da pari (e non da sudditi come invece stanno facendo dalla fine della II GM) e forse verrebbero meno le cause che rendono così instabile il medio oriente. Spero che adesso comprendiate l’assurdità dell’embargo UE alla Russia e della federatio intermarium.

    • Penso che in questo caso specifico parliamo di imprese che si occupano di energia e risorse per le quali lo stato è ancora decisivo. Non saprei dirle quanto Gazprom influenzi la Russia di Putin e Putin influenzi Gazprom. Ma Gazprom è legata ala Russia perche’ i giacimenti sono li.
      Certo è che Lo Stato Sovrano si compone di Territorio, area geografica ben definita, su cui si esercita la sovranità, Cittadini, su cui si esercita la sovranità, Ordinamento politico e Ordinamento giuridico. Le Risorse riguardano i territori e quindi non possono prescindere dagli Stati Sovrani. La Bulgaria nega il passaggio del Gas, la Turchia lo permette. l’Azerbajan possiede i giacimenti, l’Italia no.
      Il gas appartiene dunque a Stati Sovrani, i gasdotti passano attraverso Stati Sovrani. Il gas spesso è estratto da gosse compagnie private ed è trasportato da grosse compagnie private. Il gas è venduto spesso da privati a cittadini di Stati Sovrani. Per essere venduto, attraversa Stati Sovrani. Se lo Stato non ha energia e risorse è la sua fine. In tutti questi passaggi le componenti private-lobbiste e gli stati devono accordarsi, fare alleanze etc. Dunque sulle risorse questa dicotomia non mi pare ancora possibile. Potremmo discutere forse su quanto le lobbies transnazionali siano in grado di influenzare gli stati sovrani. Qui però forse il discorso entrerebbe in un altro ambito che forse esula dall’argomento.

    • @Mentelibera65 @Alfonso Pozio
      Grazie delle vostre risposte.
      @Mentelibera65
      Sì, era più o meno quello che intendevo, anche se intendevo dare al raffronto tra stati e lobby pur un senso che potrei definire storico dialettico nella contemporaneità.
      Quindi Lei pensa ad un 50 e 50, mh…
      Per quanto riguarda gli orientamenti ideologici, non mi riconosco in nessuna odierna visione politica del mondo, e mi ritengo perciò diffidente ed apolitico verso tutti. L’influenza americana ci ha resi più materialisti e svergognati di quanto fossimo; un’influenza russa ci renderebbe rudi e caustici. Non saprei dire quale sia peggio, uh…
      @Alfonso Pozio
      Secondo il Suo parere, lo Stato è ancora la principale unità politico-decisionale. D’altronde un’oligarchia di ricconi non potrebbe star dietro a grandi quantità di risorse e questioni varie, il che sembra logico.
      Mi chiedo in qual guisa potrà evolvere una simile dicotomia; sul piano almeno immateriale (legislativo, culturale), sembra che le manipolazioni privato lobbiste tiano avendo la meglio sulle singole entità statali. Comunque, ha ragione nel dire che si va ad un altro discorso in questo modo.

      • Sulle risorse del territorio si (acqua, produzione agricola, gas, petrolio, minerali etc etc), perche’ al contrario della produzione industriale che non è vincolata ad un territorio, le risorse invece lo sono strettamente e più lo Stato è forte più è in grado di gestire tali risorse. Il Qatar è grande quanto il Molise per intenderci ma gestisce bene le sue risorse ed ha un potere di contrattazione enorme con le aziende che vogliono usare di queste risorse.
        Poi, in ogni stato nazionale ci sarà una minoranza di ricconi. Il fatto che tale minoranza oligarchicamente o in modo lobbistico riesca a fare i suoi interessi dipende dalla forza della democrazia. Se c’e’ disequilibrio di poteri, corruzione e mancanza di leggi è più facile che ciò avvenga.
        Sulla produzione molto meno di un tempo in quanto la grande industria è ormai multinazionale e delocalizzata. Fiat docet.

    • Aspetterei di leggere qualcosa di più certo, basterebbe il solo fatto che la datazione oscilla tra i 100 mila e i 2 milioni di anni per indurre alla cautela.
      Ma come abbiamo visto la cautela è invece l’ultima cosa che è saltata in mente a ricercatori e media.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Sono d’accordo con te Enzo.Se pensi che il volto di Homo N. ieri era in prima pagina del maggiore quotidiano toscano,quotidiano che si occupa pochissimo di scienza e moltissimo di gossip….attualmente trova nutrimento nel sostenere i dirigenti del partito d……dopo una passata esperienza di sano antisovietismo…….contrordine compagni padroni!!!!!
        E’ vero aspettiamo ancora un pò,anche perchè sono molti i ricercatori(scienziati)dubbiosi…..
        Comunque ben venga una scoperta nuova che possa eventualmente illuminare la strada della conoscenza.