Marx e Darwin: critica alla critica di “DuFer” al libro di Gabriele Zuppa (seconda parte)

24

dr darwin1

Dopo gli argomenti ad personam contro Gabriele Zuppa arriva finalmente il dibattito

DuFer si confronta con Dottor Wow e Zoosparkle

.

Affermando di aver limitato al minimo le considerazioni, dopo quasi mezz’ora di monologo, Dal Ferro coinvolge nella discussione all’interno di “Recensione de “Gli strani casi del dr. Darwin e di mr. Marx” di Gabriele Zuppa” i due esperti da lui invitati, gli youtubers Dottor Wow e Zoosparkle.

Il primo a parlare è Gaetano “Dottor Wow”, il quale rileva nel libro di Zuppa un errore “madornale” che consisterebbe nell’aver chiamato “Dottore” Darwin nel titolo del libro, mentre dottore Darwin non lo era. Francamente una tale osservazione lascia sconcertati, primo per aver definito “madornale” un eventuale errore ininfluente, secondo per non aver colto l’ironia del titolo ispirato al celebre “Lo strano caso del Dr. Jeckill e Mr. Hyde” di Louis Stevenson e con nessun riferimento ai reali titoli di Darwin e Marx.

Subito dopo Gaetano, Dottor Wow, passa a domandarsi se Zuppa abbia fatto leggere il libro ad altri prima di pubblicarlo e cosa questi abbiano eventualmente detto. Dopo queste considerazioni giunge infine una considerazione nel merito, Gaetano fa notare che potrebbe esserci una confusione a livello semantico, infatti parlare di “lotta” per l’esistenza traducendo il titolo dell’opera di Darwin è fuorviante in quanto in inglese il termine “struggle for life” ha diversi significati come ad esempio “sofferenza”. Quello che sfugge al dottor Wow è il fatto che la traduzione del termine “struggle for life” con “lotta per l’esistenza” fu approvato dallo stesso Darwin, come attesta la Zanichelli e risulta dalla copertina originale sulla quale è espressamente scritto: “col consenso dell’autore”:

canestrini-salimbeni

Quindi la risposta è no dottor Wow, la traduzione italiana non ha “esagerato” intendendo “struggle” con “lotta”, lo attesta lo stesso Darwin col suo consenso.

Si viene dunque a parlare del rapporto di Darwin con A.R. Wallace (argomento che con il libro di Zuppa non c’entra assolutamente nulla ndr) senza che da questo scaturisca una domanda, poi viene chiamato in causa il prof. Telmo Pievani e il sito Pikaia con la domanda se Zuppa abbia avuto un confronto con questi. Obiezioni nel merito ancora nessuna.

L’intervento del Dott. Wow finisce con la giusta osservazione che essere evoluzionisti non significa essere anticlericali ed essere creazionisti non significa essere credenti. Giustissimo, ma ancora non è una critica al libro di Zuppa.

Come in una commedia surreale a questo punto Dal Ferro interviene dicendo di essersi commosso perché Gaetano ha detto delle cose che mentre leggeva il libro di Zuppa gli “facevano molto male”. Quali? Zuppa si è commosso per la traduzione di “lotta” o per il rapporto Darwin Wallace, o per l’immaginato dialogo Zuppa Pievani? Non sappiamo, però questo gli ha fatto male e si è commosso.

Giunge poi la volta di Willy “Zoosparkle” il quale con grande correttezza ha premesso sin dal principio di non aver letto il libro di Zuppa.

Willy inizia paragonando la live al ruolo svolto da Lyell che criticando Lamarck contribuì a diffonderne il pensiero, poi riporta correttamente che Darwin era fondamentalmente un “lamarckista” essendo convinto che è l’ambiente che plasma i caratteri. Poi afferma che una rivoluzione scientifica non riparte da zero.

Willy afferma infine che Darwin era consapevole dei difetti della sua teoria tanto che nella VI edizione del 1872 dedicherà il 25% dell’opera ad un’autocritica nei capitoli sulle difficoltà della teoria e sull’imperfezione delle memorie geologiche. Su questo è necessario precisare che i due capitoli erano già presenti nell’edizione del 1864 della Zanichelli tradotta in italiano e che già allora essi occupavano una cinquantina di pagine corrispondenti al 25% circa dell’opera.

A questo punto Dal Ferro interviene per sottolineare, proprio riguardo alle testimonianze fossili, il passaggio del libro di Zuppa nel quale si afferma che la non scientificità della teoria sarebbe tale da far adottare l’urlo positivista “metafisica, metafisica!” (DuFer avrebbe detto “stronzate, stronzate!” ndr). Dal Ferro afferma che tale pagina l’avrebbe indotto a spogliarsi nudo e correre per il quartiere per trattenersi dal, dal… non si sa. A parte il dubbio gusto del correre nudo per il quartiere, secondo DuFer l’affermazione di Zuppa sarebbe scandalosa in quanto il problema dei fossili sarebbe stato superato negli anni ’70 dal Gould ed Eldredge con la teoria degli equilibri punteggiati. Senza entrare nelle criticità di questa teoria, che ci sono eccome, Dal Ferro dimentica che quello che si sta esaminando è il pensiero originale di Darwin in rapporto al suo tempo (Marx) e non quello che sarebbe successo novanta anni dopo.

Riprende quindi la parola Gaetano per riportare una metafora di De Chardin sull’evoluzione che sarebbe come l’acqua che si scalda per poi bollire improvvisamente a 100°C, metafora accompagnata da quella del poliedro di Galton. Questo per sostenere che l’evoluzionismo non ha niente a che vedere con la metafisica, cosa che potrebbe anche essere vera ma che, contrariamente a quanto affermato, non viene dimostrata dalle argomentazioni usate dai due.

Riprende quindi la parola Willy criticando da un punto di vista naturalistico la visione “finalistica” che traspare da un passaggio del libro di Zuppa, compiendo però il passo equivalente ma di segno opposto di attribuire una mancanza di “morale” e di finalismo all’evoluzione: ma il finalismo come ben sapeva Jacques Monod non si può provare o smentire, semplicemente è fuori dell’ambito scientifico. E quindi la teoria non può e non potrà mai smentirlo o provarlo. Il finalismo è territorio della filosofia e affrontarlo con argomenti scientifici è solo segno di confusione.

Il naturalista Willy cade in questo errore ma è il filosofo Dal Ferro ad avallarlo definendo “insormontabile dal punto di vista argomentativo” la sua dissertazione per poi affermare “è bello parlare con persone che sanno quello che dicono…”.

A questo punto Dal Ferro fa una dichiarazione ancora una volta sorprendente: non si parlerà di Marx.

Eppure il libro di Zuppa parla di Darwin in rapporto a Marx ed escludere quest’ultimo significa stravolgere completamente il senso del libro stesso, significa realmente parlare di altro. Consapevole di questo Dal Ferro mette le classiche “mani avanti” dicendo che sicuramente Zuppa si lamenterà di questo e che anzi, ha già cominciato a “fare la vittima”.

Poi però dedica qualche minuto a spiegare perché i due nomi compaiono insieme, e cioè per il fatto che mentre Darwin toglie il “destino” agli animali (parola che non si sa per quale motivo gli provoca seri problemi) Marx lo toglie all’uomo, cioè toglie la “destinalità”. La tesi è tutt’altro che fuori luogo, tanto che lo stesso Dal Ferro ammette che fu portata avanti anche da Emanuele Severino, però non ne vuol parlare.

Come dire che nella live sul libro di Gabriele Zuppa non vuol parlare del libro di Gabriele Zuppa.

Una “live” surreale.

(Continua…)


Per chi continuasse a sostenere che Zuppa abbia evitato il confronto per mancanza di argomenti, potrebbe essere utile leggere cosa DuFer stava pubblicamente preparando per la trasmissione:

lodemolisco

 

.

.

.

Share.

About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

24 commenti

    • luigi mojoli on

      OT. Mein Kampf = libro famigerato. Lo è. Ma contiene anche cose di buon senso, tipo: come fanno i giovani a sposarsi se non hanno una casa? Cretina fu la proibizione di stamparlo. Le nefandezze naziste apparivano già come intenzioni. Dall’umanamente indegno al degno, ma non di moda: Clausewitz. Criminalizzato come se avesse inventato lui la guerra. La studiò, e pure bene. Per esempio osservò che gli uomini comandano la guerra prima che ci sia (cioè sono capaci di farla scoppiare) ma poi è la guerra che comanda gli uomini.

      • Se sei sicuro che una cosa sia sbagliata perché vietarla rendendola interessante?
        E’ meglio mostrarla, magari accompagnata da una critica.
        Proibire di stampare i libri è segno di debolezza, un po’ come mostra debolezza DuFer quando si raccomanda di non leggere il libro di Zuppa.

  1. Voglio rettificare quello che ho scritto sopra: ho trovato una lettera al chimico anglo/tedesco Preyer in cui Darwin non e` contento della traduzione tedesca:
    .
    “Der deutsche Begriff Kampf usw. entspricht nicht meiner Idee. Die Worte ‘struggle for existence’ drücken, so denke ich, exakt aus, was ‘concurrency’ besagt”.
    .
    Il termine piu` corretto dovrebbe essere percio`concorrenza`, con il doppio significato di cooperazione e competizione (“correre insieme” per un obiettivo comune oppure per una gara in cui vince solo uno).

      • Grazie per l’utile contributo Lovinsky, ma leggendo il brano da te citato l’accezione di cooperazione non lo vedo.
        C’è l’accezione di “concorrenza” come competizione, ma mai cooperazione, il che non sposta molto il significato.
        Semmai lo allarga al senso figurato di lotta contro gli elementi naturali e non contro altri uomini.
        La seconda considerazione è che Darwin aspetta il 1869 per fare questa osservazione quando cinque anni prima gli era andata benissimo la traduzione con “lotta”, termine che non compare solo nel titolo e che quindi deve essere stato ben vagliato più volte.
        Allora, quale Darwin seguire?
        La realtà è che Darwin spesso ha detto tutto e il contrario di tutto, fin dall’inizio la teoria era impostata per non essere troppo chiara.

        • Anch`io non sono convinto che “struggle” abbia una accezione di “cooperazione”, volevo scriverlo pero` dopo gia` tre messaggi il mio sembrava un monologo, volevo aspettare altri interventi.
          .
          E anche negli esempi dello stesso Darwin ( caccia di due uomini in una situazione di carestia alla stessa preda, ma se la dividono o se la contendono ? ) non mi convincono, pero` e` vero che “concorrere” e` ambiguo: c`e` il concorso di colpa, il concorso a premi, il concorso degli eventi ecc… ma Darwin voleva accennare a questa duplice significato ? O solo al primo significato ?
          .
          Comunque non c`entra nulla con la “lotta” intesa come sofferenza, in quel caso si potrebbe tradurre “agonia”, che nel significato letterale e` appunto la lotta.
          L`agonia del darwinismo non suona pero` molto bene, o forse si` 😉

  2. Ormai è certo che il Darwinismo non è difendibile. Ci sono altre teorie che dimostrano l’esistenza della vita sulla Terra?
    Io credo che il nostro Dio ci abbia fatto così, lei dottor Pennetta pensa che ci sia un Dio che ha creato tutte le specie? Dio c’è? Io non ho fatto studi scientifici ma la penso così. Lei come la pensa su Dio?

    • Buongiorno Mirko, non ci sono altre teorie che spieghino la molteplicità dei viventi, ma non per questo dobbiamo tenercene per forza una sbagliata.
      Riguardo al resto, notoriamente non mi occupo di religione ma di scienza, quella paradossalmente sembra essere una fissazione dei nostri amici atei.

      • Allora perché non la smettono di credere all’evoluzionismo? Se è stata smontata perché ancora sta sui libri, ma questa cosa mi fa arrabbiare. Speravo che un uomo di scienza mi desse conferma dell’esistenza di Dio. Ma lei come uomo e non come scienziato crede in Dio e Gesù?

        • Allora perché non la smettono di credere all’evoluzionismo? Se è stata smontata perché ancora sta sui libri, ma questa cosa mi fa arrabbiare. Speravo che un uomo di scienza mi desse conferma dell’esistenza di Dio. Ma lei come uomo e non come scienziato crede in Dio e Gesù?

      • Paolo Magris on

        Credo che in una sorta di transfert psicologico, molti darwinisti accusano sempre i critici attribuendo loro la patente di “creazionisti mascherati” , laddove il darwinismo è a tutti gli effetti una “fede” , cui bisogna aderire con cieca fiducia, Ciò spiega il perché , a fronte delle obiezioni e delle scoperte che stanno squassando il darwinismo, reagiscono spesso con furia dogmatica e sacerdotale. Ricordo che la grandissima biologa Lynn Margulis ha profetizzato che tra pochi anni il darwinismo sarà catalogato nelle enciclopedie come “setta religiosa minoritaria , nata all’interno della biologia anglosassone.”

  3. muggeridge on

    Mi pare di capire che nessuno dei tre che hanno messo in scena questo dibattito demenziale sul libro di Zuppa avrebbe letto il libro stesso. Quindi parlano del solo titolo e su questo riescono perfino a non capire che parafrasa il titolo del famoso “Lo strano caso del Dr. Jeckill e Mr. Hyde” ! Mi chiedo a questo punto perché continuare a parlare di questa critica da barzelletta al libro di Zuppa. Voglio dire, sono davvero inevitabili le prossime puntate ? Ok, si vuole portare avanti sino in fondo la dimostrazione che i darwinisti militanti si sono bevuti il cervello, ma che pena per chi, come me, ha una sensibilità che lo fa vergognare anche delle figuracce altrui.

    • Non so, forse DuFer l’ha letto, di sicuro l’ha comprato.
      Sono d’accordo che dopo la prima puntata di critica si era bello che capito il discorso, ma mi sembra giusto che se si critica qualcosa venga analizzata nella sua interezza, se no si può essere accusati di aver fatto cherry pickiing.
      Adesso ci saranno due giorni in cui ci occuperemo di altri argomenti poi l’ultima parte.
      Comprendo la tua sensibilità e ti fa onore, anch’io mi dispiaccio per le figuracce altrui, ma proprio per il lor bene è giusto mostrargliele così magari in futuro evitano di farne di analoghe.

    • L’utente qui sopra, ovviamente dopo aver avuto la possibilità di mostrarsi per quello che vale, è stato bannato.
      Vale invece la pena leggere l’articolo su Bufale.net che pur contestando quanto qui scritto lo fa in modo adatto per un confronto corretto.

      • Grazie per aver messo il link all’articolo di bufale.net Professore. Senza di esso, probabilmente, non ci sarebbe stato l’utilissimo, pacato e rispettoso intervento del dott Pozio. Un bel dibattito scientifico a mio avviso.. nella speranza che non si continui a dare del sciachimista, o peggio, a destra e a manca. Meno ideologia e più scienza sarebbe meglio per tutti.
        Un ringraziamento anche al dott Giuliani.

    • http://www.bufale.net/home/precisazioni-se-non-e-zuppa-e-brodo-primordiale/

      Precisazioni per intrattenere una forma di dialogo:

      http://www.filosofiablog.it/argomentazione/pragma-dialettica-1/
      http://www.filosofiablog.it/argomentazione/pragma-dialettica-2/
      http://www.filosofiablog.it/argomentazione/pragma-dialettica-3/
      http://www.filosofiablog.it/argomentazione/pragma-dialettica-4/
      http://www.filosofiablog.it/argomentazione/pragma-dialettica-5/

      Per esempio,tra le sequele di scempiaggini prendo una a caso, domande SENZA senso come queste:”Quanti studi scientifici esistono che negano l’evoluzionismo? ”

      Sono domande prive di significato,quante volte un tacchino deve vedere che il fattore li da mangiare per concludere che anche il giorno del ringraziamento succederà la stessa cosa?

      Mi raccomando il principio di verificazione per peer review “è scientifico”.Per altro si limitano a un argomento talmente fallace:e quindi mi dici di cosa parlava ciascuno dei milioni di articoli citati,rispetto agli argomenti che un interlocutore propone in un libro ,la dimostrazione lampante che leggete abstract senza capirci niente di quello che c’è scritto.Mi raccomando ,se fai statistica dei titoli degli studi ma senza capire gli stessi studi per contestare le tesi di un interlocutore…questo si che è scientifico o da demolitore,non demolisci proprio che niente al più ci fai fare due risate.

      Già solo la parola “tesi confermate” o “verificate” ,rievoca il principio di verificazione,principio di verificazione che stato confutato da decenni.

      “Il destino del p. di verificazione fu tuttavia segnato dalle crescenti difficoltà in cui si imbatté il programma riduzionistico del neoempirismo. Autori come C.G. Hempel e W.V.O. Quine infatti segnalarono, a partire dai primi anni 1950, l’impossibilità di applicare un procedimento di verifica, o anche solo di conferma, ai singoli enunciati, considerando empiricamente significanti le intere teorie a cui gli enunciati appartengono.”

      Dunque nell’introdurmi enunciati come “conferme che brulicano” porti avanti di nuovo il principio di verificazione confutato già 70 anni fa….evolviti e aggiornati.

  4. Nel sito bufale.net troviamo scritto:
    “le tesi (evoluzioniste) vengono confermate continuamente in tutto il mondo. Riportiamo alcuni esempi qui e qui. Per tanto chi volesse assumere una posizione critica dovrebbe presentare prove robuste a supporto delle proprie tesi.”
    Agli amici di bufale.net faccio osservare che:
    Le tesi evoluzioniste vengono confermate supponendo la validità di un ipotesi di partenza. Quello che manca è però il passaggio finale ovvero la dimostrazione conclusiva. Se esistesse una dimostrazione conclusiva di tali tesi (o ipotesi) allora potremmo a buon ragione parlare di leggi dell’evoluzione. Così non è e questo spiega perche’ vi siano così tanti lavori sull’evoluzione. Se vi fosse una legge dell’evoluzione tutti questi lavori non avrebbero alcuna ragione di esistere.

    Detto ciò, gli esempi presi a conferma esprimono chiaramente che si tratta sempre di tesi da dimostrare le quali partono da ipotesi.
    Limitandoci alle affermazioni dirette degli autori e quindi virgolettate ci accorgiamo che loro stessi affermano di essere nel campo delle ipotesi ad esempio l’articolo divulgativo sulla guerra virus batteri cita il Dr. G.J. Dick il quale afferma:
    «i virus si comportano come agenti dell’evoluzione nei sistemi chemiosintetici , scambiando geni con i batteri. SUGGERIAMO L’IDEA che i virus servano come deposito di riserva per la diversità genetica che aiuta a definire l’evoluzione dei batteri».
    Dick all’interno dell’ipotesi evoluzionista suggerisce una possibile relazione tra virus e diversità genetica dei batteri.
    Ed ancora Melissa Duhaime, del dipartimento di Ecologia e biologia evoluzionistica dell’università del Michigan ha detto: «La NOSTRA IPOTESI è che i virus stimolino il consumo batterico di questo zolfo elementare a beneficio dei virus. Le relazioni metaboliche così stimolate possono liberare l’energia che i virus utilizzano per propagarsi e replicarsi».
    Ed Anantharaman aggiunge: «SOSPETTIAMO che, essenzialmente, questi virus sequestrino le cellule dei batteri e le inducano a consumare lo zolfo elementare perché i virus possano propagarsi.
    Ma come hanno fatto geni come quelli del SUP05 a finire in questi virus? I ricercatori NON NE SONO CERTI, ma dicono che «PROBABILMENTE i virus hanno “strappato” i geni da SUP05 durante QUALCHE ANTICA interazione microbica» Dick sottolinea: «SEMBRA che ci sia stato uno scambio di geni, il che implica il virus come agente dell’evoluzione. Questo è interessante dal punto di vista della biologia evolutiva».

    Come si vede anche dai termini utilizzati dagli autori siamo sempre e continuamente nel campo di ragionamenti non conclusivi che poggiano le fondamenta su un ipotesi.
    Il che significa da un punto di vista scientifico che è possibile ed utile obiettare a tali ipotesi come fa il buon Pennetta.
    Il secondo esempio preso a conferma ripreso da un articolo delle Scienze è ancora più interessante. Si tratta dello studio condotto per 25 anni su 12 popolazioni diverse di batteri Escherichia Coli.
    In questo caso si cercava di dimostrare che “In un ambiente che resti stabile per un lungo periodo di tempo, l’adattamento alla fine avrebbe dovuto fermarsi”.
    Perche’ si voleva dimostrare questo? Molto semplice, perche’ semplicemente non vediamo alcuna evoluzione in atto che giustifichi la diversità e la numerosità delle specie esistenti ed i biologi si scervellano per capire il motivo di questa evidenza che spariglia le carte a tutta la teoria dell’evoluzione. Dimostrare che l’adattamento si ferma spiegherebbe l’assurdo (per gli evoluzionisti) di un evoluzione che non si vede in atto.
    I risultati dell’esperimento paradossalmente non dimostrano nulla. Alla fine nelle popolazioni di batteri sembra che 1) l’adattamento non abbia mai fine e 2) che tale adattamento a nulla o poco a che fare con l’evoluzione dato che i batteri restano tali e che dopo 50000 generazioni non si assiste alla nascita di alcuna nuova specie di batteri.
    Insomma cari amici di Bufale.Net mi siete davvero molto simpatici ma in questo caso nella bufala forse ci siete caduti voi. Quella di dare per scontato che un affermazione ripetuta migliaia di volte deva per forza avere un fondo di verità. Seguendovi da tempo ci avete insegnato che una delle caratteristiche della bufala e quella di ripetersi con il meccanismo del copia incolla senza mai andare alla verifica della bufala stessa.
    Passiamo allora alla seconda parte.
    La Peer review non ha la funzione principale di dimostrare che una tesi sia erronea ne di affermare che sia confermata dai fatti (può anche farlo ma un evidenza sperimentale non ha bisogno di “sostenitori” ne di “detrattori” se è tale) ma semplicemente che il lavoro svolto segue il metodo scientifico.
    E’ il caso del riscaldamento globale, un ipotesi scientifica che giustifica migliaia di lavori i quali non avrebbero alcuna ragione di essere pubblicati se l’ipotesi del riscaldamento globale fosse appurata e diventasse quindi una verità scientifica.
    Normalmente un reviewer rifiuta un lavoro che propone ciò che alla scienza è già noto e dimostrato ampiamente. Vi direi che il segno della stato di “ipotesi” dell’evoluzionismo sta proprio nel continuo proporre nuovi lavori sul tema. Lo stallo dipende dall’errata ipotesi o dai nostri limiti scientifici? Ai posteri l’ardua sentenza.
    In tal senso si possono pubblicare 1 milione di lavori basati sull’ipotesi evoluzionistica senza che alcuno di questi la dimostri. La Peer review scartera’ solo i lavori che all’interno dell’ipotesi di partenza non soddisfino i requisiti minimi di scientificità. In secondo luogo faccio osservare che un milione di lavori che si basano su un ipotesi non la rendono per questo meno ipotesi. O forse bufale.net ritiene che esista una “legge dell’evoluzione”? Infine, chiedere di dimostrare che un ipotesi e falsa (come si chiede a Pennetta) non ha molto senso. Si può semplicemente far osservare che un ipotesi e’ insufficiente a spiegare la realtà. Non si puo’ negare un ipotesi e questa e’ la fortuna degli evoluzionisti di professione (che non hanno nulla a che fare con le migliaia di scienziati che usano la teoria come semplice strumento di lavoro) e la iattura dell’umanita’.
    Il sito di Pennetta ha un merito fondamentale, quello di aver capito che la funzione di un ipotesi scientifica non è quella di farci parcheggiare il cervello smettendo di farci domande, ma invece la sua funzione è quella di costituire uno strumento mentale per continuare ad analizzare un problema. Sono proprio le obbiezioni di gente come Pennetta che possono permettere uno sviluppo dell’ipotesi, il suo accantonamento e/o la nascita di nuove ipotesi migliori delle precedenti
    Cordialmente
    Alfonso Pozio, PhD
    ENEA CR Casaccia – Roma

    • Condivido il tuo commento. Purtroppo al liceo non insegnano più la differenza tra teorema e postulato. In questo modo ognuno può dire tutto ed il contrario di tutto. Ad esempio: io potrei dire che l’universo è stato creato in questo istante così come lo vediamo insieme ai nostri ricordi … infondo, che traccia abbiamo del passato se non un ricordo nella nostra mente?
      Un postulato del genere credo sia difficile da smontare … e sicuramente semplificherebbe una caterva di congetture complesse e articolate.

      • Giorgio Masiero on

        “Ognuno può dire tutto e il suo contrario”, può cioè contraddirsi. Ma è proprio sulla contraddizione che si caratterizzano le teorie scientifiche secondo il filosofo Dufour!

  5. Alessandro Giuliani on

    Alfonso ha perfettamente ragione, soprattutto se si considera che le scienze biomediche stanno vivendo un periodo di crisi generale di ripetibilità (in parole povere non funziona niente vedi:

    http://www.nature.com/news/reproducibility-1.17552

    soprattutto l’intervento di Regina Nuzzo che inquadra bene la natura profonda della crisi nella ‘autoreferenzialità’ delle ipotesi di partenza che vengono del tutto decontestualizzate generando una errata valutazione delle evidenze statistiche.

    La critica ai fondamenti può essere operata solo da outsiders fuori dal sistema autoreferenziale di conferma che necessita di una ricostruzione totale, visto che il livello di dettaglio a cui opera la ricerca di base ha smesso di ‘spiegare i fatti’ (vedi anche: http://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.0020124)

    Alessandro Giuliani
    Istituto Superiore di Sanità

  6. viaNegativa on

    Anche io voreri ringraziare i dott. Pozio e Giuliani per i loro interventi, davvero molto apprezzati.

    L’intervento del del dott. Pozio, in particolare, mi dà lo spunto per una considerazione circa un aspetto elementare (da capitolo #1 di “Epistemology for dummies”) legato alla questione della “validità delle ipotesi di partenza” che a mio modo di vedere andrebbe ricordato e rimarcato spesso, specialmente in sede divulgativa.

    Ebbene il fatto è che quando si parla di evoluzione (o comunque di teorie riguardanti le cosiddette “situazioni originarie”) il livello di congetturalità si fa doppio e questo a motivo della struttura della “spiegazione scientifica” classicamente codificata, su cui mi permetto di spendere due parole a beneficio di chi fosse digiuno dell’argomento: data tale struttura, la spiegazione di un fatto empiricamente constatato all’interno di un ambito di ricerca consiste nella sua deduzione a partire da un explanans costituito da alcune leggi generali (di una opportuna teoria scientifica) applicate a delle condizioni iniziali che sono note.
    Similmente si procede quando si vuole spiegare/giustificare una legge generale, solo che in questo caso l’explanans sarà costituito da leggi ancor più generali (per arrivare anche a quelle generalissime dette “princìpi”) che applicate alle condizioni speciali che definiscono la classe dei fenomeni regolati dalla legge che si intende giustificare, permettono di ricavare quest’ultima come conseguenza logica.

    Quello che andrebbe ricordato allora è che data tale struttura di spiegazione le leggi generali e le condizioni iniziali cui esse si applicano entro l’explanans devono essere note e tuttavia accade che questa classica struttura esplicativa venga applicata anche quando le condizioni iniziali sono sconosciute e che dunque hanno da esser postulate in via ipotetica (si dice ad es. “SE si sono verificate le condizioni x,y,z ALLORA in base alle leggi scientifiche α,β,γ, si spiega che…”).

    Ed ecco qui la doppia congetturalità che permea tutto il ragionamento: oltre a essere congetturali – in una certa misura – le stesse leggi scientifiche, ancor di più lo sono i fatti che sono stati ipotizzati come condizioni iniziali. È vero che i rischi di arbitrarietà vengono attenuati in una certa misura mostrando che le condizioni iniziali possono essere dedotte in modo ragionevole da altre condizioni iniziali più arretrate, ma ciò consente una stima solo probabilistica del verificarsi delle condizioni iniziali ignote di primo livello e – mi pare – che tutto questo si scontri fragorosamente col sussiego con cui taluni tramano il romanzo evolutivo…