2017: l’anno del bavaglio?

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Non so se il 2017 sarà l’anno in cui i siti di informazione libera saranno costretti a chiudere la bocca o a chiudere i battenti.

Di sicuro è un anno che comincia all’insegna di una censura nascosta dietro il neologismo delle ‘fake news’ che è più che altro il termine di una orwelliana neolingua per significare le notizie non allineate con le narrazioni politicamente corrette, che poi sono il termine della stessa neolingua per indicare le narrazioni fornite e approvate dal regime.
Al riguardo il 2016 è terminato con le dichiarazioni rilasciate al Financial Times dal presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella sulla necessità che vengano istituiti degli organi comunitari per la identificazione e la successiva rimozione di notizie ritenute delle fake news.



Peccato che tale organo non fosse attivo al tempo delle notizie sulle presunte armi di distruzione di massa in Iraq e al tempo delle notizie dell’impiego di gas nervino da parte dell’esercito siriano perché la denuncia di quelle fake news avrebbe scongiurato la morte di un milione circa di persone nel primo caso e non avrebbe fatto rischiare lo scontro militare tra Stati Uniti e Russia al largo della Siria nel secondo e così in molti altri casi. A ben vedere sono gli organi di stampa mainstream che avrebbero bisogno di essere depurati dalle fake news:

Ma se una censura che viene preannunciata ce n’è una già attiva e che ci fa prefigurare quelli che saranno gli auspicati sistemi di controllo, lo ha sperimentato direttamente, proprio gli ultimi giorni dell’anno appena terminato, Alessandro Benigni al quale per un articolo in cui esprimeva delle opinioni assolutamente non offensive o in qualche modo lesive di altri (vedi l’articolo pubblicato sul blog Ontologismi)vedeva chiudere il suo profilo Facebook senza alcuna possibilità di difesa. Ecco qui di seguito il passaggio incriminato da Facebook e riportato su “Nelle Note”:

Non viene detto in cosa il testo di Benigni fosse ritenuto inadatto, si fa solo riferimento a dei fumosi standard della comunità, un termine dietro al quale si nasconde l’arbitrio più assoluto. La questione dell’omofobia non è sollevata per tutelare i diritti degli LGBTQ ma è un ballon d’essai lanciato per saggiare le reazioni alla nuova forma di censura, passando quella passeranno tutte le altre.

Sta di fatto che Facebook su richiesta di intervenire verso gruppi di bestemmiatori denominato “Gli anticlericalisti“, mi ha risposto tempo fa che non ravvisava comportamenti contrari alle norme della community. E infatti il gruppo è ancora attivo e come si vede dalle immagini seguenti non viola gli standard della comunità e non incita all’odio:

Questo il post che indica le regole del gruppo, per la comunità di Facebook dire che le persone religiose sono malate mentali non è lesivo.

Il Papa e la Chiesa cattolica sono definiti “cancro dell’umanità”, ma questo non è incitamento all’odio per FB. Cosa sarebbe successo se ci fosse stata una foto del Gay pride?

I cattolici sono definiti in massa “ipocriti”, neanche questo incitamento all’odio per FB è contro gli “standard” della comunità. E si tratta solo dei primi post che ho trovato sulla pagina.

Di fatto assistiamo ad un’operazione asimmetrica che blocca certi contenuti e ne promuove altri, per questo tutti, anche chi la pensa diversamente, dovrebbero protestare contro le misure come quelle adottate nei confronti di Alessandro Benigni.

La censura sotto il pretesto della tutela della corretta comunicazione è dunque già in atto, Facebook l’ha sperimentata in modo pionieristico da tempo, i meccanismi sono semplici e collaudati basterà applicarli anche ai siti Internet e se necessario con l’intervento dell’autorità giudiziaria.

Questo è il primo e fondamentale terreno di scontro sul quale si apre l’anno, fondamentale perché è quello che può escludere ogni confronto sugli altri argomenti.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali.

  • Emanuela

    Ma io penso che sia una battaglia persa in partenza. La rete non si può controllare. L’unico modo per controllarla è chiuderla. Se davvero dovessero far passare delle leggi così restrittive, la polizia postale sarebbe oberata di lavoro e alla fine non riuscirebbe più a fare niente.
    Diverso invece è il caso della censura su Fb, che chiaramente segue la logica dei due pesi e due misure. In questo caso si deve fare come fa Alessandro, cioè prendere delle misure preventive e diffondere i propri scritti anche su altri siti o su pagine Fb antiblocco.
    Purtroppo la libertà di espressione vera ancora di là da venire.
    E buon anno a tutti! 🙂

    • Ciao Emanuela, io purtroppo sono più pessimista, chi tiene un sito in genere non ha grosse risorse e l’idea di finire in un contenzioso giudiziario è sufficiente a causare un’autocensura.
      Per questo la battaglia è veramente la più importante di tutte perché se perdiamo questa le altre non le potremo più fare.
      Nonostante tutto buon anno anche a te!

    • Grazie, caro Enzo, per questo tuo allarme. Condivido la tua preoccupazione. Mi faceva notare un tale, molto critico delle mie posizioni, che in buona sostanza Facebook è un circolo privato e che le chiavi sono del proprietario. Una società privata, in cui si entra dopo aver sottoscritto che le regole – quali che esse siano – non sono oggetto di discussione da parte degli utenti.

      Ha ragione.

      Così come vedi bene tu, quando guardi con preoccupazione allo scenario che ci aspetta: i pesci piccoli, le piccole voci indipendenti, non possono permettersi contenziosi o penalisti che vadano a difendere le loro ragioni nei tribunali. Solo il timore di una querela potrà avere l’effetto di auto-censurare la stampa indipendente.

      Da questo punto di vista credo che sia chiaro a tutti come “lo Scalfarotto” prossimo venturo non sia altro che una nuova finestra in stile Overton che si apre. Silenzia di qua, silenzia di là, facendo credere che è per la difesa dei diritti, per difendere gli oppressi, per il bene comune. Raccontando tutte le balle del mondo.

      Ma come questi piccoli casi dimostrano (parlo del mio), il silenziatore non funziona. In questo caso, per esempio, il concetto espresso nel mio articolo ha avuto molta più risonanza proprio grazie alla censura. Lo testimonia il numero incredibile di messaggi di stima e solidarietà, oltre che di commento e/o critica, nel merito di quanto sostenevo. Ma allora, perché non immaginare che – studiando le opportune strategie comunicative – non possa essere così anche per gli altri?

      Logicamente: possono censurare qualcuno. Certo. Ma non tutti.

      E d’altra parte, se mi concedi una battuta: nel “deep web” c’è di tutto. Ma c’è di tutto anche “in chiaro”: se i “figli delle tenebre” sono così scaltri nel far arrivare il loro messaggio distruttivo sfruttando le stesse potenzialità e gli stessi effetti che la rete offre (censura compresa), perché non dovremmo riuscirci anche noi?

      • Confermo che il tuo caso oggi saltava fuori da differenti fonti su Twitter, l’effetto è stato certamente a tuo favore, un po’ come succedeva negli anni ’70 quando censuravano un film, tutti si precipitavano a vederlo non appena la censura veniva superata in qualche modo.

  • stò cò frati e zappo l’orto

    Enzo su internet i siti liberi ma anche “seri” sono veramente pochissimi(ovvio che inserisca il tuo nell’elenco dei liberi e seri!) .Siamo ancora lontanissimi da una informazione veramente libera.
    Piuttosto quello che minaccia l’uso della censura è la sequela di insulti impuniti(oltretutto insulti inutili,perchè non cambiano di una virgola l’operato dei vari governi) su Fb o altro similare.
    Se comunque nascessero un certo numero (anche soltanto una ventina in tutta Italia) di siti per l’informazione veramente indipendenti sicuramente i potenti(che fino ad ora non hanno avuto una “opposizione scritta valida” )dovrebbero più che preoccuparsi.

    • Caro stò, grazie per l’inclusione nell’elenco dei siti “seri”!
      Riguardo agli insulti dovrebbe essere facile distinguerli e neutralizzarli, per queste cose esiste già lo strumento della querela, altro discorso vale però per le opinioni come quelle spresse da Alessandro Benigni.

  • Emanuela

    Secondo me volere censurare internet è come voler svuotare il mare con un cucchiaino. E’ ovvio che nel momento in cui dovessero davvero varare delle leggi punitive molta gente si autocensurerebbe, ma altri non lo farebbero e allora i “ministri della verità” sarebbero chiamati a dimostrare che il contenuto di quel dato articolo è falso. Boh, mi sembra una cosa talmente surreale… Già i tribunali sono ingolfati adesso, figuriamoci con una cosa del genere!
    Secondo me, più che imporre una censura vera e propria, imporranno una censura “dolce”, cioè certe cose non verranno dette o scritte perché politicamente scorrette, perché la gente non riuscirà più nemmeno a pensarle certe cose. Penso il modello a cui si ispireranno sarà “Il mondo nuovo” e non “1984”…

    • stò cò frati e zappo l’orto

      Ma quali sono per lei i siti censurabili????? Per esempio il blog di Grillo ?????
      Ma lei segue quotidianamente “professionalmente” internet ?
      Segue il corrispettivo web dei quotidiani grandi o piccoli che siano o le notizieweb dei vari siti appositamente creati ?
      La polemica maggiore è nata dalla sequela di insulti ai vari Alti Personaggi della politica.
      Questo è quello che vorrebbero realizzare:Censurare FB,Twitter ecc. Praticamente impossibile,semmai potrebbero denunciare uno per uno milioni di “insultatori”…….

      • Emanuela

        Scusi, ma cos’è che non le è chiaro del mio commento? Per me non c’è nulla di censurabile, per cui non capisco perché strilla tanto. Per me la libertà di espressione è a 360°. Oltretutto mi pare di aver detto la stessa cosa che dice lei, cioè che internet è impossibile da censurare.

        • stò cò frati e zappo l’orto

          I siti del web attuali non fanno paura ad una mosca!
          La stragrande maggioranza dei “siti indipendenti”è solo un misto di quasi verità,pubblicità e fandonie.
          E’ miserevole(purtroppo) affidarsi a certe “fonti di verità”.
          Mi viene più il sospetto che molti,moltissimi abbiano solo lo scopo di depistare i lettori.ps.Non strillo per il gusto di strillare è solo una constatazione di fatto:Non esistono siti web veramente utili,liberi e professionali.

    • Concordo sulla censura dolce, che fra l’altro è già attuata, i siti più grandi potrebbero effettivamente affrontare il rischio di un confronto legale magari con l’aiuto di avvocati volontari, e questo sarebbe rischioso perché la visibilità potrebbe aumentare, un po’ come successo oggi con Benigni.

  • stò cò frati e zappo l’orto

    Enzo carissimo,se cerco una notizia abbastanza attendibile(ad esempio sul confronto,Trump vs Clinton) devo rivolgermi a siti giornalistici esteri(in quel caso mi sono rivolto ad un sito russo !) idem se cerco la conferma
    o smentita(dopo un certo arco di tempo) ad uno scoop di natura scientifica !!!!!!!!!
    Mentre invece considero i piccoli siti locali,cittadini,provinciali o regionali(notiziari) di una utilità,libertà e professionalità fantastica

  • stò cò frati e zappo l’orto

    Che ci siano personaggi che gustano l’hobby della provocazione e della bestemmia verso chi ritiene sacro il nome di Gesù,Madonna,Santi e…..via dicendo è risaputo.Mi chiedo piuttosto se gli attuali cattolici siano più alla ricerca di un compromesso(lasciar perdere,far finta di niente) oppure rischiare di essere tacciati di “fondamentalismo” usando tutte le armi(pacifiche) che la legge consente(ricordandosi che chi ha depenalizzato molti reati si ritiene “cattolico”…e purtroppo pure boy scaut).

  • Nikkolo

    Pitruzzella si preoccupa della democrazia e delle derive polpuliste?
    Ebbene, vale la pena ricordare qualcosa riguardo chi la democrazia la inventò.

    Citazioni da wikipedia:

    Isegoria (da isos = uguale + ὰγορεύω = parlare in assemblea) designa l’eguale possibilità di prendere parola nelle pubbliche assemblee, considerata uno dei cardini della democrazia greca.
    Una prima menzione dell’isegoria la si ha nei poemi omerici, in particolare nell’Iliade.
    Tersite prende la parola per criticare i re, dicendo cose non molto diverse da quelle dette da Achille ma viene severamente punito in una assemblea dominata dai re e dagli eroi: Tersite, uomo del demos, ha sì il diritto di parlare, ma non di pronunciare frasi inopportune verso il ceto dominante.
    L’organizzazione gerarchica prevaleva su un diritto che non aveva trovato regolamentazione con la fissazione di criteri oggettivi.
    Con l’affermarsi, sia pure contrastato, della democrazia, gli strati emergenti delle popolazioni riuscirono a conquistare il diritto di parlare in assemblea (isegoria) e quello di farlo liberamente per quello che riguarda i contenuti (parresia) i due termini sono usati come sinonimi.
    Nella Costituzione degli Ateniesi dello pseudo-Aristotele, l’isegoria è considerata fondamentale. Erodoto afferma che Atene, che era divenuta la polis più potente, aveva introdotto in modo scrupoloso l’isegoria. Anche Euripide, nelle Supplici, sottolinea il rapporto tra l’isegorìa (compresa la libertà di tacere) e le prerogative di libertà e uguaglianza.
    Una grave limitazione all’isegoria fu introdotta ad Atene con l’istituto del grafē paranómōn (in greco Γραφή παρανόμων). Il cittadino che in assemblea avesse proposto alcunché in contrasto con il diritto tradizionale poteva subire pene assai gravi, compreso l’esilio decennale. Questo, ovviamente, comportò una grave limitazione alla libertà di espressione in assemblea.
    L’istituto della graphē paranómōn si prestava a evidenti abusi e soprattutto a un effetto dissuasivo della libertà di espressione e il suo diffondersi coincise con la fine della democrazia greca…..

    A me pare che Pitruzzella stia parlando esattamente di questo graphē paranómōn….

    • Grazie Nikkolo, questa storia della democrazia è molto chiara e istruttiva guardo le implicazioni antidemocratiche di certi divieti e censure.

  • Cacioppo Giuseppe

    ESEMPI DI AUTOCENSURA ?

    IL MINISTRO DELL’ ISTRUZIONE, TALE FEDELI, DICHIARA IL FALSO SCRIVENDO DI ESSERE LAUREATA

    E NESSUNO DEI GRANDI ORGANI DI INFORMAZIONE NE CHIEDE APERTAMENTE LE DIMISSIONI !

    UN ALTRO MINISTRO TALE POLETTI, OFFENDE APERTAMENTE I GIOVANI CHE SONO COSTRETTI AD

    EMIGRARE, GRAZIE ANCHE ALLA MEDIOCRITA’ DEL GOVERNO DI CUI FA PARTE, E NESSUNO DEI

    GIORNALONI NE CHIEDE LE DIMISSIONI!

    UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA TALE MATTARELLA, CHE LI HA NOMINATI, CHE AVREBBE

    DOVUTO AGIRE IMMEDIATAMENTE,TACE SU QUESTI FATTI E NESSUNO NOTA LA COSA!

    IL GOVERNO STA STANZIANDO 20 MILIARDI DI EURO PER COPRIRE LE SCANDALOSE GESTIONI DI

    ALCUNE BANCHE LEGATE AD CERTA AREA POLITICA E NESSUNO SI CHIEDE CHI SIANO I

    RESPONSABILI!

    FORSE NEMMENO MUSSOLINI AI SUO TEMPI POTEVA PERMETTERSI TANTO !!!

    • Queste sono una serie di “censure” atipiche, le notizie ci sono ma vengono date in spazi di secondaria importanza e per poco tempo trasmettendo l’idea di fatti poco importanti.
      Si tratta di un interessantissimo metodo per disinnescare potenziali proteste e perdite di consenso.

  • Claude Liszt

    Dalla mia piccola esperienza con i social network (che ho abbandonato) ho imparato:
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    1. che per interagire tramite queste “finestre” i social network ti fanno lo screening dei tuoi dati, delle tue preferenze, dei tuoi interessi… e anche se dai un profilo falso di te, sanno cosa cerchi e cosa ti interessa, e per loro tanto basta. Tutto, perfino le varie e velate evanescenti bandierine da sovrapporre all’avatar del proprio account servono a carpire dati orientativi sull’utente, perfino i post sui gattini. Insomma, poco ci manca a una radiografia dell’anima;
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    2. ho il lieve sospetto che l’umanità non sia in grado di gestire i vari step tecnologici. Lo dico con un pizzico di imprudenza;
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    3. sono abbastanza d’accordo con alcuni scrittori, che sembrano guardare con un certa dose di scetticismo (se non di critica) questo mondo dei social network (alcuni sostengono che sia un’autentica bolla che prima o poi scoppierà). L’ultimo – è la notizia di oggi – è Philippe Daverio, dove di fronte alla censura di Facebook per la statua del Nettuno del Giambologna perché «sessualmente esplicito» ha affermato che la rete sta per diventare (se già non lo è) «il luogo della repressione del futuro» (un’affermazione forte, ma comprensibile), perché – continua – mette «nello stesso sacco il Nettuno del Giambologna e un fenomeno come la pedofilia». È ovvio che sono errate le impostazioni o i parametri di controllo (leggasi: filtri) di Facebook, ma è pur vero che qualcuno quelle impostazioni le ha dettate…
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    4. dirò un’ovvietà, ma non mi si venga a dire che Facebook (e gli altri social network) non è ideologicamente orientato. In questo senso, do ampiamente ragione all’amico del prof. Benigni, citato sopra: si utilizza le risorse di una società privata, che è libera di dettare le regole come vuole e di essere orientata come meglio crede;
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    5. ribadisco un concetto espresso in un altro post: agli inizi degli anni 2000 veniva esaltato questo mondo dove l’uomo poteva esprimere e confezionare notizie, liberamente (remember copertine del “Time”?). Ora, alla data attuale, si scopre che l’uomo ha preso sul serio quell’«invito» e si è messo a esprimere e a confezionare notizie (più o meno vere, più o meno aderenti alla realtà, più o meno rispettose dell’alterità). Purtroppo non tutti scrivono Divine Commedie, né “Macbeth”, e i video su Youtube non gareggiano per intensità con “Fronte del porto”… Era ben prevedibile, direi. Adesso per qualcuno questa “libertà irrazionale” è un problema e si cercano soluzioni. Non so, mi pare un atteggiamento ingenuo, a essere buoni…
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    Ho i miei anni, potrei indicare diversi saggi e libri per inquadrare quanto ho esposto qui sopra, ma questa volta voglio ricordare una serie televisiva della fine degli anni Sessanta che “avvertiva” su questi rischi e che – se ben ricordo – aveva una profondità di analisi che oggi se la sognano certi registi. Forse qualcuno la ricorderà: “The prisoner” di Patrick McGoohan.
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    Ovviamente, il tutto è una mia libera (?) interpretazione

    • E’ assolutamente vero che Facebook vive raccogkliendo dati sugli utenti per i venderli sul mercato, la vera merce di FB sono gli iscritti.
      d è vero che FB è orientato, l’importante è saperlo, detto questo lo si può usare “cum grano salis”, come lo usa Benigni e altri (e come cerco di usarlo io) come media per diffondere pensieri e contenuti e non fatti propri.

  • GiacomoT.

    Concordo in pieno con l’articolo e con i contributi già dati.
    Succede, non poche volte, che in discussioni su fb riguardanti alcune tematiche, io condivida i vostri articoli.
    Non potete immaginare la caterva di giudizi a priori che vengono dati su siti come il vostro, semplicemente perché deviano da quello che è il politicamente corretto.
    Io rabbrividisco…

    • Benvenuto Giacomot, purtroppo quello che riferisci è solo una conferma, la prima forma di censura è effettivamente la tolleranza di toni aggressivi verso chi come noi critica il politicamente corretto.

      • Il problema è che accade anche per argomenti scientifici.

        • Assolutamente vero, tanto che non ne sono stati immuni neanche grandi nomi quali M.P.Palamrini e Naom Chomsky.

          • stò cò frati e zappo l’orto

            A proposito di scienza.
            Stasera stavo guardando l’eredità rai tv fonte di cultura e notizie; ad una certa domanda su la definizione di gorilla scatta la verità che vien dall’alto: Ominide deve essere la risposta.Strano nel dizionario più consultato risulta ancora essere una Scimmia!
            E nel mio attendibilissimo vocabolario etimologico(non posso fare la pubblicità al editore,ma comunque ottimo libro da sempre) risulta: “Il più grande dei quadrumani(oggi si direbbe direttamente scimmia) e per CONFORMAZIONE IL PIU’ VICINO ALL’UOMO”.
            Da un qualsiasi dizionario conformazione= Aspetto esterno,forma di una cosa……etc.

          • stò cò frati e zappo l’orto

            refùso dannato: all’editore non al editore .Chiedo scusa.

  • beppino

    Secondo me il problema é sempre lo stesso: NON il controllo delle informazioni e delle idee in se QUANTO il controllo della loro trasmissione. Se il “veicolo” é velocissimo (la televisione/radio prima, internet adesso…) il controllo non può che essere rozzo e semplicione. Negli anni ’70, al nascere delle radio libere, il problema venne affrontato imponendo in ogni radio la presenza di un giornalista; nell’era di internet i social come feisbuc, soprattutto sulla scorta dell’enormità di informazioni/dati veicolata, per il controllo di possibili/potenziali “devianze” non possono che puntare sulla risposta di utenti “segnalatori” più o meno occasionali (da cui il problema dei gruppi di “pressione” organizzati, ecc…) o sulla presenza nel testo di “parole” che fanno presupporre l’intento malevolo… ecc…
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    Tempo fa presi di punta un gruppo di “bestemmiatori”; servì a poco… scoprii a mie spese che il problema non é la mancanza di rispetto implicitamente ricevuto e l’oggettiva mancanza di cultura di queste persone quanto il fatto che implicitamente veniva ritenuto più “lesivo” il cercare di togliere a loro la possibilità di esprimersi (ammesso che bestemmiare sia “esprimersi” …) che cercare di essere rispettati in quanto potenziale “parte lesa”.
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    C’é poi la considerazione che al giorno d’oggi (più di ieri) i “veicoli” che trasportano informazione/dati a livello globale sono di fatto “società private”. In quanto società private possiedono un codice comportamentale che é guidato PRIMA di tutto dal denaro (non l’etica, non il rispetto, non la cultura, non qualche barlume di umanità …).
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    Infine bisogna ricordare che ciò che conta al giorno d’oggi non sono i contenuti in quanto tali ma la “visibilità” degli stessi (anche qua … sempre meno cultura…). Sul tema dell’omogenitorialità citato nell’articolo conta di più qualche frase, anche sconfusionata, emessa dal cantante omofobista di turno (stile Elton John per capirci…) che non anni e anni di studi in pedagogia e psicologia o secoli di decorso antropologico.

  • Sentenza

    Nella mia qui e altrove già manifestata ignoranza, considero questo delle “fake news” più o meno una specie di ridotta in cui possano trovar arrocco i benpensanti frastornati dalle tranvate del tanto disprezzato populismo. Insomma un posticino dove ci si compiace di quanto siamo civili. Conoscendo la rete e la sua capacità di reazione, siamo di fronte all’ennesimo goffo e velleitario tentativo di intimidazione nei confronti di chi si ostina a voler pensare e scrivere quello che gli va. E se si considera che gli sponsor dell’operazione sono gli stessi che forniscono il supporto informatico alle elezioni statunitensi e che si lamentano delle “ingerenze” degli hacker russi, viene addirittura da ridere. P.S.: si vive, e bene, anche senza Faccialibro.

  • Emanuela

    Intanto arrivano le prime sentenze http://www.repubblica.it/tecnologia/2017/01/02/news/la_cassazione_i_siti_sono_responsabili_per_i_commenti_dei_lettori_-155302285/?ref=HREC1-29
    Tra l’altro, da quello che ho capito, Tavecchio ha davvero precedenti penali, per cui come fa il commento del lettore a essere diffamazione?