Speculazioni d’un evoluzionista credente

52

La creazione di Adamo (Michelangelo Buonarroti, 1511)

Speculazioni d’un evoluzionista credente

di Giorgio Masiero

Nell’anniversario della morte di Lamarck, si presenta uno scenario dell’origine dell’uomo, coerente con la Bibbia e l’evoluzionismo

 

Solo un cieco non vede le infinite similitudini, quando non le mere uguaglianze – anatomiche, morfologiche, e genetiche – tra tutte le specie animali, umana compresa. Questa osservazione, unita ai dati della diacronia fossile, è una corroborazione di macro-evoluzione tra le specie animali. Le tracce anatomiche e morfologiche sono evidenti a tutti, soffermiamoci solo su qualche residuo genetico. Un bambino eredita 3 miliardi di coppie di basi del DNA da ciascun genitore, eppure il suo DNA non è una copia perfetta della somma ereditata dai genitori. Ad ogni nascita avvengono alcune mutazioni isolate. Il loro numero è stato misurato e vale in media 70 basi per generazione, sul totale di 6 miliardi di basi. Di conseguenza, ci sono circa 140 differenze tra il tuo DNA, Lettore, e quello dei tuoi 4 nonni; e 210 rispetto a quello dei tuoi 8 bisnonni, ecc. Dalla misura della diversità genetica tra due specie, ciò permette di derivare l’epoca approssimativa in cui visse il loro antenato comune, a meno dell’intervento di macro-mutazioni in blocco per cause non contingenti. Così è stata stimata a non più di 6 milioni di anni fa l’epoca dell’antenato comune di scimpanzé e di uomini anatomicamente moderni (vedi un mio recente articolo), una predizione che confrontata con la misura delle età dei reperti fossili ha offerto un’altra corroborazione dell’evoluzionismo.

Anche le “cicatrici” genetiche, che consistono di blocchi di basi inseriti o cancellati ex abrupto (a differenza delle 70 singole basi casualmente mutate da una generazione all’altra) sono indizi di avvenuta evoluzione, o meglio trasformazione. Come le cicatrici sul corpo tracciano gli eventi passati, così il DNA contiene residui che si trasmettono di generazione in generazione e ne tracciano gli eventi macro-evolutivi. Noi umani abbiamo centinaia di migliaia di tali testimonianze, visibili e precisamente collocate, che possiamo usare per ricostruire l’albero di famiglia degli antenati comuni per tutti i viventi. Per esempio, se la stessa cicatrice è condivisa da umani, scimpanzé e orangutan, vuol dire che apparteneva all’antenato comune di tutte e tre le specie, sicché si formò prima che queste divergessero in popolazioni separate. Se invece è posseduta da umani e scimpanzé, ma non dagli orangutan, si formò dopo che l’antenato comune B di uomini e scimpanzé si separò dall’antenato A, comune a B e agli orangutan.

Come potrebbe la biologia, con un’ipotesi diversa dall’evoluzione, aspirare a spiegare la comparsa sulla Terra d’una dozzina di milioni di specie diverse, per giunta con tanti caratteri simili? Pertanto ha ragione, piena ragione, Theodosius Dobzhansky a dire che “Nulla in biologia ha senso, se non alla luce dell’evoluzione”.

Allo stesso tempo però, solo un cieco non vede la direzione orientata dell’evoluzione verso strutture sempre più complesse (tutt’altro che il “cespuglio” neodarwiniano!), culminata nell’abisso che separa l’uomo da tutte le altre specie. Come scienziato e come credente, Dobzhansky si rese conto degli specifici interrogativi che pone una discendenza evoluzionistica dell’uomo alla scienza e alla fede:

  • Per la scienza, la difficoltà sta nella discontinuità – che pare negare lo stesso concetto di evoluzione – della caratteristica umana: il linguaggio. L’uomo è “zòon lògon èchon”, animale dotato di linguaggio, secondo la definizione aristotelica d’insuperata chiarezza scientifica. Ancor oggi, questo è un “mistero” (I. Tattersall, N. Chomsky, R. Lewontin e altri) per la biologia evolutiva.
  • Per la fede, il problema è come inquadrare i 2 principali insegnamenti biblici riguardanti la storia umana – la specificità della creazione dell’uomo “ad immagine e somiglianza” (Genesi) di Dio e la sua caduta per il peccato originale – nella discendenza da un antenato condiviso con altre specie animali.

Preso atto che la scienza empirica considera il suo problema ancora avvolto nel mistero, riporterò qui gli scenari che sul fronte della fede gli scienziati credenti e i teologi avanzano riguardo alla discendenza dell’uomo da una specie ominide scomparsa.

Per prima cosa, che significa in teologia “creazione”? Che Dio è la causa prima, soprannaturale dell’essere delle cose e del loro non ricadere in nulla. La creazione ex nihilo della Bibbia non ha nulla a che fare con l’abuso della parola “creazione” nelle scienze naturali: in queste si fa sempre riferimento a qualcosa di preesistente, siano trasformazioni fra massa ed energia, o apparizioni di coppie di particelle reali o virtuali (che sono trasformazioni dall’energia del vuoto fisico), o l’emergenza di strutture complesse, o la polimerizzazione spontanea di macromolecole. Né la creazione biblica significa che Dio ha creato le specie una alla volta, in forme immutabili, senza una successione temporale di cause naturali (“seconde”). Il fissismo, cioè la teoria di una comparsa in autonomia l’una dall’altra di specie immaginate immutabili nel tempo, fu la credenza largamente maggioritaria dei filosofi e degli scienziati in Occidente fino alla pubblicazione della “Philosophie zoologique” (1809) ad opera di Lamarck, che introdusse l’evoluzionismo in scienza naturale. Prima di Lamarck, l’ipotesi evolutiva era stata toccata solo in qualche speculazione, anche in campo cristiano. “Che la terra germogli [proclama la Genesi]. Questo piccolo comando fu all’istante legge potente di natura e Parola colma di capacità produttiva, che più veloce del nostro pensiero portava a compimento le infinite caratteristiche delle piante… Come le trottole in forza del primo impulso ricevuto compiono le successive rotazioni, quando, fissato il loro asse, girano su sé stesse; così anche l’ordine della natura, ricevuto l’impulso iniziale, in virtù di quel primo comando, attraversa il tempo successivo, finché non giunga all’universale compimento del tutto” (San Basilio, “Omelie sull’Esamerone”): già nel IV sec. quindi, la teologia cristiana ammetteva la possibilità di un processo evolutivo, una volta poste da Dio le leggi della fisica (la “Parola colma di capacità produttiva dell’ordine della natura”).

Il naturalista francese Jean-Baptiste Lamarck, di cui ricorre in questi giorni l’anniversario della morte (18 dicembre 1829), fu il primo a proporre l’origine delle specie per evoluzione, secondo 4 semplici postulati dalle conseguenze osservabili:

  1. tendenza verso forme organiche sempre più complesse;
  2. comparsa di nuovi organi per l’influenza dell’ambiente sugli individui;
  3. sviluppo o scomparsa degli organi secondo il loro uso o disuso prolungati nel tempo;
  4. trasmissione per ereditarietà dei caratteri acquisiti da un individuo alla specie.

Nessuna teoria scientifica dell’evoluzione potrà mai prescindere dai 4 principi di Lamarck perché corrispondono a dati. Io non so spiegarmi, se non con la passione idealistica che obnubila la ragione, come sia stata scippata a Lamarck la sua primazia nell’evoluzionismo a favore d’una teoria – quella di Darwin –  posteriore di mezzo secolo, fondata a) sulla contingenza che per definizione non può spiegare l’orientamento dell’evoluzione se non al prezzo di negarlo e b) sulla selezione naturale, che è una mera tautologia, oltre che c) sull’ereditarietà.

L’esistenza di un programma genetico invece, che la biologia molecolare ha identificato a metà del secolo scorso nella biomolecola del DNA, fu una necessità di ragione compresa fin dagli albori del pensiero occidentale. Aristotele la trasse semplicemente dal fatto che gli umani generano umani, i conigli conigli e i meli mele…  Si resta strabiliati davanti all’attualità scientifica di molti concetti biologici dello Stagirita e alla forza della sua analisi conseguente ad osservazioni di morfologia, anatomia, sistematica ed anche di embriologia, trattate in 5 libri. Nella generazione degli uomini, egli osserva, il maschio fornisce col seme un principio formale, non un uomo in miniatura. Contro il venerando padre della medicina Ippocrate, per cui il seme è una secrezione dov’è materialmente presente ogni parte del corpo nascituro tramite un contributo di quella stessa parte del genitore (una particella di fegato paterno per il fegato del futuro bambino, di vecchio cuore per il nuovo cuore, ecc.), Aristotele osserva che gli uomini generano progenie anche prima di avere certe parti, per es. la barba o i capelli grigi, e lo stesso vale per le piante; che l’ereditarietà può saltare generazioni, “come nel caso di una donna di Elide che si accoppiò con un etiope. Sua figlia non fu nera, ma il figlio della figlia fu un nero” (“Sulla generazione degli animali”, I, 18); che il seme maschile può generare femminucce, e chiaramente non può farlo come secrezione in un uomo da genitali femminili. “Dalle considerazioni precedenti è chiaro che il seme non consiste di contributi provenienti da tutte le parti del corpo del maschio e che il contributo della femmina è alquanto diverso da quello del maschio. Il maschio offre il piano di sviluppo e la femmina il substrato. Per questa ragione la femmina non è fertile di per se stessa, poiché le manca il principio formale, cioè qualcosa che regoli lo sviluppo dell’embrione, qualcosa che determini la forma che esso assumerà” (I, 21). Secondo Aristotele dunque, il seme maschile fornisce il programma informativo, la femmina il supporto materiale: non è riconosciuto il contributo femminile nella meiosi (forse per un pregiudizio maschilista tipico dell’epoca), ma il concetto d’informazione genetica c’è.

Il principio informativo contenuto nel seme è paragonato da Aristotele al falegname, che costruisce i mobili di casa organizzando i materiali secondo un progetto, senza essere scalfito dal processo produttivo: “Il seme non contribuisce in nulla al corpo materiale dell’embrione, ma solo gli comunica il suo programma di sviluppo. Questa capacità è ciò che agisce e crea, mentre il materiale che riceve le sue istruzioni ed è forgiato da esso è il residuo non scaricato del fluido mestruale La creatura prodotta dal principio formale nel seme e dalla materia proveniente dalla femmina è come un letto, che è prodotto dal falegname e dal legnoNessuna parte del falegname entra nel legno lavorato ma solo la forma viene impartita dal falegname al materiale attraverso i cambiamenti che egli introduce È la sua informazione che controlla il moto delle sue mani” (I, 22). Con parole di oggi, tradurremmo che l’informazione è letta in un modo pre-programmato che forgia la materia su cui agisce, ma non altera l’informazione salvata, la quale non è materialmente parte del prodotto finito. Il DNA ha proprio tale caratteristica, di motore dell’embriogenesi non trasformato dal processo. In greco kinoún àkíneton, motore immobile in italiano.

Per il codice che oggi sappiamo contenuto nel DNA, Tommaso d’Aquino usò invece il termine “ragione seminale (“seminalis ratio”), ricordando che fu Agostino ad introdurre il concetto nel pensiero cristiano: “È evidente che i principi attivi e passivi della generazione delle cose viventi sono i semi da cui si generano le cose viventi. Perciò Agostino opportunamente ha dato il nome di ‘ragioni seminali’ a tutti i principi attivi e passivi che presiedono alla generazione naturale e allo sviluppo [degli organismi viventi]” (Summa Theologiae, I, q. 115).

Che significa allora l’insegnamento biblico che gli uomini sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio? La risposta di Tommaso si articola secondo 3 ordini: per natura, perché siamo capaci di conoscenza e amore; per grazia, perché siamo capaci di conoscere e amare Dio; per gloria, perché in cielo conosceremo e ameremo Dio così come Egli conosce e ama Se stesso. La vita cristiana è tutta qui: una crescita continua nella conoscenza e nell’amore della natura, del prossimo e di Dio, tendente alla perfezione. Essa inizia nella natura umana di creature razionali (l’aristotelico “zòon lògon èchon”) e termina nella gloria dei santi che condividono la vita di Dio.

Dio è la Parola (il “Verbo”) e nella parola l’uomo è immagine di Dio. Una creatura razionale è una creatura che parla e viceversa, poiché il linguaggio presuppone la capacità di conoscere, e anche di amare ciò che si conosce come solo gli umani sanno fare. Perciò la nascita di Adamo ad immagine di Dio può esser fatta coincidere nella storia dell’evoluzione col luogo ed il momento in cui una specie anatomicamente umana acquisì la capacità di parlare. Per essere uomini, non basta avere sviluppato l’anatomia degli uomini moderni, occorre anche averne la “capacità comportamentale” e questa postula “l’evoluzione delle strutture cerebrali necessarie al linguaggio” (I. Tattersall, “Human evolution and cognition”, 2010). In dettaglio, la comparsa della capacità linguistica richiese almeno una decina di macro-mutazioni genetiche (M. Somel, X. Liu e P. Khaitovich, “Human brain evolution: transcripts, metabolites, and their regulators”, 2013), così da produrre le versioni umane dei geni coinvolti nelle funzioni cerebrali collegate al linguaggio dei primati, come sono le versioni (esclusivamente umane) dei geni CNTAP2, ASPM e MCPH1.

Mentre ci sono fossili che datano l’esistenza di bipedi di anatomia moderna a diverse centinaia di migliaia ed anche milioni di anni fa, solo intorno a 100.000 anni fa in una regione dell’Africa meridionale sarebbe avvenuto l’evento critico nel quale, entro un gruppo di tali bipedi, apparve la facoltà neuro-cognitiva del linguaggio. Come esattamente ciò sia avvenuto non si sa, né forse si saprà mai, ma se quella facoltà presuppone un pacchetto di macro-mutazioni del genoma, è ragionevole ipotizzare uno scenario nel quale due esemplari di sesso opposto di umani anatomicamente moderni, ciascuno con un sottoinsieme complementare all’altro di mutazioni di quel pacchetto linguistico, si accoppiarono e concepirono dei bambini. Questi ultimi, avendo ereditato dai genitori un corredo completo dei geni necessari a parlare, si sarebbero trovati in una posizione privilegiata rispetto agli altri membri della tribù moderni solo anatomicamente, cosicché crescendo nell’età avrebbero sviluppato un sistema di comunicazione che li portò infine a dominare il loro ambiente. Diedero un nome alle cose e furono i primi esemplari dell’immagine di Dio.

Qualcosa di simile accadde tra gli anni 1970-80 in Nicaragua in una scuola per bambini sordi: i bambini non impararono mai il programma ufficiale di apprendimento dello spagnolo tramite la lettura delle labbra, ma sfruttarono i momenti in cui giocavano lontani dagli insegnanti per sviluppare ex novo una combinazione di gesti e segni, ogni anno sempre più sofisticata fino a diventare una vera e propria lingua con una propria grammatica. Oggi questa lingua è nota come l’Idioma de señas de Nicaragua (ISN). Allo stesso modo, i primi bambini parlanti di 100.000 anni fa svilupparono un linguaggio che solo essi potevano parlare e comprendere nella tribù. Da adulti, si accoppiarono preferibilmente tra loro ed i loro figli non solo ereditarono la facoltà linguistica, ma anche appresero la lingua madre e concorsero a svilupparla ulteriormente. Il possesso della lingua è chiaramente un vantaggio competitivo, cosicché non richiese molto tempo che i bipedi parlanti prevalessero sugli altri umani solo anatomicamente moderni. Alla fine avrebbero “popolato tutta la terra” (Genesi).

Anche il dogma del peccato originale può essere speculativamente inquadrato nell’evoluzionismo: è possibile immaginare uno scenario – l’ha fatto per esempio il microbiologo e teologo Nicanor Austriaco nel suo “A theological fittingness argument for the historicity of the fall of Homo sapiens” (2015) – dove quei primi bipedi parlanti, creati in stato di grazia, caddero per disobbedienza a Dio.

Si può credere razionalmente nella creazione divina e nell’evoluzione biologica, così come si può non credere né nell’una, né nell’altra (T. Nagel, con riferimento alla comparsa della mente).

.

.

.

Share.

About Author

GIORGIO MASIERO: giorgio_masiero@alice.it Laureato in fisica, dopo un’attività di ricercatore e docente, ha lavorato in aziende industriali, della logistica, della finanza ed editoriali, pubbliche e private. Consigliere economico del governo negli anni ‘80, ha curato la privatizzazione dei settori delle telecomunicazioni, agro-alimentare, chimico e siderurgico, e il riassetto del settore bancario. Dal 2005 interviene presso università italiane ed estere in corsi e seminari dedicati alle nuove tecnologie ICT e Biotech.

  • htagliato

    Grazie Giorgio per aver preso di petto ma con lucidità questioni filosofiche e scientifiche molto delicate, con riflessioni da cui ho imparato molto.

  • beppino

    Vedo dott. Masiero che lei fissa una possibile discriminante evolutiva destinata a “sfornare” l’Uomo nel comparire della facoltà neuro-cognitiva del linguaggio. Ma non é che la discriminante si dovrebbe cercare nel punto in cui fra il “prima” e il “dopo” emerge la consapevolezza?

    • Giorgio Masiero

      “Consapevolezza” è una parola molto ambigua, Beppino. Se s’intende l’avvertenza auto-protettiva dell’individuo di essere distinto dall’ambiente, da altri individui (prede o predatori o neutri) che lo popolano e anche di appartenere ad un gruppo, la consapevolezza è in diversi gradi presente in molte specie animali. Se invece s’intende la facoltà auto-riflessiva su sé ed il proprio destino, questa non può prescindere dal linguaggio simbolico ed appartiene solo a Homo sapiens.

      • Ora mi è chiaro, grazie.

      • beppino

        Per consapevolezza intendevo la facoltà di scoprire e approfondire la cognizione del proprio essere “ideale” indipendentemente dagli stimoli sensoriali e dall’ambiente esterno (capacità che solo l’Uomo possiede …). Da quel che so i luminari delle neuroscienze “localizzano” questa funzione in vari luoghi del cervello (probabilmente é nella “reciproca” interconnessione fra tutte queste zone del cervello la stessa consapevolezza…). E’ quindi probabile che il “linguaggio simbolico” di cui parlava nella sua nota sia una “conseguenza” della realizzata formazione dell’essere senziente consapevole.

        • Giorgio Masiero

          “… la facoltà di scoprire … la cognizione del proprio essere…”: e Lei, Beppino, riesce a concepire questa facoltà cognitiva senza il simbolo? Che cosa può dire di sapere Lei, Beppino, se non riesce a dirlo neanche col pensiero? Non il linguaggio presuppone il sapere, ma il sapere postula il linguaggio.
          Ciò vale in neuroscienze, come nella fede. La Genesi racconta di Dio che portò l’uomo nell’Eden a dare un nome a tutte le bestie, così consegnandogli signoria e conoscenza sulle cose, insieme alla responsabilità di conservarle.

          • beppino

            “…riesce a concepire questa facoltà cognitiva senza il simbolo?…”
            .
            Non può che essere una facoltà senza “simbolo” … presumo … proprio perché per viverla non c’é necessità di confrontarsi/rapportarsi con l’esterno (almeno per valutare ciò che si sente).
            E forse é proprio quando alla fase del “viverla” segue la fase del “con-dividerla” … probabilmente nasce il bisogno del linguaggio simbolico.
            .
            Comunque grazie ancora dell’interessante articolo e Buon Natale a lei, al dott. Pennetta e a tutti gli utenti del sito CS (mi permetto di anticipare gli auguri perché non so se domani passo a visitare il sito).

    • Ottima osservazione che faccio anche mia, tra l’altro la questione dai bambini sordi non mi convice del tutto come paragone (probabilmente non l’ho capita), nel senso che presuppone appunto una precedente capacità di linguaggio comune all’essere umano, data dalla consapevolezza/coscienza.
      .
      Articolo stupendo, grazie.

  • stò cò frati e zappo l’orto

    Sempre lucido e coerente Professore.
    Pochi giorni fa ascoltavo un pezzetto di una intervista a Radio 24-sole(il quotidiano in passato si era distinto per articoli di tono nettamente pro ateismo) ad un professore di biologia(biologia evoluzionista?)che difendeva
    con la massima competenza L’ASSENZA DI DOGMATISMO nella scienza contrapposta al dogmatismo della Teologia.E pure l’intervento di un ascoltatore,un avvocato,che ribatteva che anche la scienza è dogmatica hanno reso ancora più interessante la trasmissione…..anche se il giornalista(che altresì stimo)….ha tolto la parola all’ascoltatore…..definendo chiacchere da bar le sue osservazioni.La scienza(a qualsiasi livello esso possa essere) è in continuo movimento-progresso.Nessuna legge che sia di Popper o di qualsiasi altro studioso può mettere paletti.
    La scienza DEVE Avanzare non può fermarsi.
    Stesso vale alla confusionaria-confusa Origine Comune-Antenato Comune….lasciamo agli addetti ai lavori il proseguo delle ricerche.Evitiamo interventi filosofici di parte o peggio ancora speculazioni di squallido livello politico(come la “scoperta”di alcuni anni orsono,incensata pure dai telegiornali dell’allievo dei gesuiti Berlusconi,appunto “dell’antenato comune”)

    • Giorgio Masiero

      Grazie, Stó.
      È paradossale che ci siano scienziati dogmatici al punto di vantare il fatto che la scienza naturale, non possedendo dogmi, non è abitata dalla verità. Ciò fa il paio con quei religiosi fondamentalisti che disprezzano la scienza empirica perché non ha verità, dimenticando che le verità della fede non sono un merito dell’uomo, ma la parola di Dio donatagli per grazia; e che la scienza empirica è lo strumento primo che l’uomo ha per usare la natura per il suo profitto, nel rispetto per tutte le creature.

      • stò cò frati e zappo l’orto

        Grazie Professore.Concordo con Lei.Come non apprezzare Parole così piene di verità.
        Vorrei anche scrivere un piccolo commento(piccolissimo commento) riferendomi al dogmatismo non tanto della Scienza con la essere maiuscola(la scienza è sempre modestia,umiltà,mai esibizionismo…..)ma dei media che debbono vivere vendendo copie dei loro giornali e degli articoli “in piena libertà”su il Vangelo Wikipedia-Internet.
        Ma nelle prossime ore.

        • stò cò frati e zappo l’orto

          Ho idea che leggendo il Prof.Masiero e il Prof.Pennetta e le corrette osservazioni di Vomiero, dopo la mia ultima presenza su Cs opterò per un tranquillo fine settimana.Comunque mi hanno colpito i commenti del Prof.Masiero delle 15,41 e 18,30 le osservazioni di Vomiero delle 15,04 e 17,30.Gradito molto il promemoria di Pennetta delle 20,06.E ovviamente il commento di Pennetta delle 20,01.

          • stò cò frati e zappo l’orto

            Pardon.
            Ma qualche ora fa il mio Maestro di Ateismo Antonio mi ha inviato un link con un’intervista al giornalista Piero Angela sul sito del Cicap.Inizia con la domanda:Cosa le preoccupa di più nel futuro? “L’incultura.”……consiglio la lettura.

  • muggeridge

    Sempre molto interessante leggere gli articoli del prof. Masiero. Per i bambini sordi mi pare che l’analogia con l’evoluzione ipotizzata del linguaggio sia calzante, ossia la prima generazione capace di linguaggio è analoga all’ultima ed entrambe, da sole, sviluppano un proprio linguaggio (nel primo caso il linguaggio primordiale, nel secondo un linguaggio differente da quelli esistenti).

    • Giorgio Masiero

      Grazie, Muggeridge.
      Citando l’ISN intendevo proprio proporre l’analogia da Lei spiegata.

  • Fabio Vomiero

    Come sempre molto interessanti i temi da lei magistralmente proposti e trattati, prof.Masiero. Peraltro credo non sia per niente facile tentare di avvicinare in maniera razionale come ha fatto lei, due piani concettuali così diversi quali possono essere quello scientifico e quello teologico. L’uomo, così evidentemente simile, ma nello stesso tempo così diverso dalle altre specie animali, e in cui sembra che proprio l’acquisizione per certi versi ancora misteriosa ad un certo punto della sua storia naturale, dell’abilità al linguaggio verbale e simbolico (e non una semplice capacità di comunicazione come gli altri animali), abbia potuto dare inizio ad una “evoluzione culturale” che lo ha condotto ad essere quello che è. Non mi risulta invece ancora ben chiaro il significato teologico di “creazione”, ammesso che esista una visione univoca e non si tratti piuttosto di volta in volta, come temo, di soggettiva “ermeneutica”. Personalmente, tendevo a ritenere che il termine “creazione” implicasse automaticamente anche il concetto espresso dal “fissismo” e cioè di creazione e perpetuazione delle specie così come sono… Infine soltanto un appunto sulla frase finale di Nagel. Mentre ritengo sia corretto usare il verbo “credere” o “non credere” a proposito della creazione, nel caso dell’evoluzione biologica mi pare che la situazione sia un po’ diversa: è un fatto scientificamente assodato e di cui bisognerebbe semplicemente prendere atto.

    • Giorgio Masiero

      Grazie, Vomiero.
      1. Che creazione ex nihilo e fissismo siano due concetti – oltre che distinti, com’è evidente dal loro significato e come si può anche evincere dalla lettura di Agostino o Tommaso – anche autonomi lo si può facilmente dedurre dal “fatto” storico che i Greci erano tutti fissisti senza avere il concetto di creazione nel loro dizionario, che fu mutuato solo in era cristiana dalla Genesi. Da Ippocrate a Platone, da Aristotele a Galeno abbiamo avuto secoli di scienza fissista non creazionista!
      2. I “fatti” appartengono alla storia non alla scienza empirica. La scienza empirica è fatta di “dati” (misure di grandezze osservate), replicati dalla comunità scientifica, e di “teorie”. L’evoluzione (nel senso di trasformazione per salti genomici) di una specie in un’altra non è un dato osservato, né tantomeno replicato, ma solo la teoria scientifica più economica per tentare di spiegare la presenza di 12 milioni di specie diverse.

      • Fabio Vomiero

        Grazie Masiero. Infatti mi pare che il significato del termine “evoluzione” non sia per niente univoco in biologia. Testi diversi riportano ancora definizioni diverse. Io, quando parlo di evoluzione biologica mi riferisco solamente e generalmente al fatto che gli esseri viventi cambino nel tempo e che la vita abbia quindi una storia. Ecco perché parlo di evoluzione come di un fatto (storico). Il che mi sembra talmente evidente dal punto di vista scientifico (dalla paleontologia all’anatomia comparata, dalla biologia molecolare alla sistematica) da non essere più minimamente messo in discussione tra i biologi evoluzionisti.

        • Giorgio Masiero

          Questa micro-evoluzione intra-specifica, dott. Vomiero, è il dato scientifico con cui ho aperto l’articolo: 70 mutazioni di nucleotidi per generazione. Questo numero (e la contingenza delle sue cause) non è messo in discussione da nessuno, neanche da Nagel.
          Il vero problema è la macro-evoluzione (più correttamente: trasformazione) inter-specifica, in particolare quella trattata in questo articolo da un primate anatomicamente moderno non parlante a Homo sapiens. Questa è (solo) un’ipotesi e c’è chi come Nagel la ritiene insostenibile, per l’irriducibilità della mente alla fisica. Se 8 tra i maggiori scienziati evoluzionisti del momento (Marc D.Hauser, Charles Yang, Robert C.Berwick, Ian Tattersall, Michael J.Ryan, Jeffrey Watumull, Noam Chomsky e Richard C.Lewontin) si mettono insieme per scrivere un articolo “interdisciplinare” – come piace a Lei – e chiamano un “mistero” come possa essere accaduta questa trasformazione, aggiungendo che quelle fatte finora sono mere speculazioni, la loro posizione non è più lontana da Nagel di quanto non lo sia da tanti facili racconti sparsi in giro a piene mani.

  • Luca

    Questo sito è sempre più “tomista” nel senso che molti articoli cercano di far coincidere leggi fisiche o scoperte scientifiche con una visione del mondo cristiano-cattolica. Siamo sicuri che tutto questo sia corretto?

    Buone Feste

    • Giorgio Masiero

      Scendiamo dalle sfere celesti al particolare, Luca: quale specifica frase del mio articolo non è secondo Lei “corretta”? Io sono sempre pronto ad imparare dai miei errori…

      • Luca

        Non ho le conoscenze scientifiche per contestare alcunché, ho solo notato quello che secondo me è da un po’ di tempo l’andazzo generale. Spero che dalla critica scientifica non si passi all’apologia.

        • Caro Luca, direi che se riguardo all’articolo non si obietta su qualcosa di specifico l’apologia rischia di essere quella riduzionista.

          • Luca

            Eh, ho capito prof, però se proponete uno scenario “coerente con la Bibbia e l’evoluzionismo” non lamentatevi poi se i riduzionisti vi danno dei creazionisti. Perché mai si vorrebbe una teoria coerente con la Bibbia se non con l’obiettivo di legittimarla?

          • Giorgio Masiero

            Assolutamente no, Luca, semmai la coerenza tra Bibbia – che per me credente è la parola di Dio – e l’evoluzionismo – che è un’ipotesi, non un dato – serve a giustificare la possibilità dell’evoluzione anche per l’uomo (che taluni anche atei ritengono impossibile)!

          • Luca, conosci la storia di quel prete accusato di voler portare la Genesi biblica all’interno dell’astronomia proponendo la teoria dell’atomo primordiale?

  • Concordo anch’io sul fatto dell’evoluzione, come sappiamo il problema è il come sia avvenuta la macroevoluzione, come giustamente ricordato da Giorgio.
    E ancor più senza spiegazione è la nascita del linguaggio, finché i biologi non ammetteranno quello che emerge dal documento degli “otto” citato sopra la scienza resterà impantanata e lo sarà per via di un vero r proprio pre-giudizio.
    Già questo punto lo sostenevo nel 2013 riprendendo proprio considerazioni di Wallace e Tattersall:
    http://www.enzopennetta.it/2013/06/rivedere-la-classificazione-di-homo-sapiens-ian-tattaersall-siamo-diversi-da-tutti-gli-altri-esseri-viventi/

  • Dom

    Buonasera Prof. Masiero,
    ho letto il suo articolo con molto interesse e attenzione, e sono comunque lieto di tale contributo per tutti noi utenti.
    Al di là dell’intreccio scienza-fede, molto creativo e affascinante per un credente come me, non credo che il
    tema principale (la vita) viva di entrambi i percorsi in un ibrido di queste.
    Poiché, a parer mio, si rischia di fare un pasticcio di carne; sono due dimensioni separate, quella simbolica e
    quella materiale. E tali devono rimanere.
    Entrambe hanno bisogno l’uno dell’altra, intendiamoci, ma non possono essere confuse in una macedonia priva di
    chiarezza e limpidità.
    E’ legittimo presentarle come declinazioni diverse di una sola parola: logos; ma non esageriamo.
    Sovrapponendole, come ha fatto lei, si rischia davvero di snaturarle: banalizzarne una ed elevarne un’altra.
    Ha proprio sbagliato metodo, mi creda.
    Ed ora le spiegherò brevemente, in modo semplice e lineare, cosa non mi convince del suo discorso.

    Le Verità presentate nella Bibbia (peccato originale, irriducibilità dell’uomo, ecc…) vivono di natura propria, non hanno bisogno di conferme scientifiche.
    Invece, quest’articolo le cerca tali conferme, parendo un’insensata arrampicata sugli specchi, detto senza offesa. E ciò lo scrivo da credente.
    E’ un articolo di totale sottomissione alla Scienza, quale unica verità preposta a rivelarci i segreti del mondo e dell’uomo. Quindi fallisce nel tentativo di armonizzare i due aspetti del mondo.
    Pertanto, si può affermare come ancora oggi sia difficile affrontare le questioni fondamentali senza ideologia.
    L’errore più evidente è la cecità di tanti attori della cultura, della scienza, del giornalismo, del mondo cattolico, i quali si sono prostrati supinamente al cospetto delle nuove ideologie oggi in voga.
    Lo scientismo è una di queste. Una malattia culturale che è arrivata ad infiltrare il cuore di tanti uomini di Fede, ponendoli all’altare di Mammona. RIFLETTIAMO.
    La sacralità della (Dea) Scienza trasuda in quest’articolo, copia “corretta” di un articolo di un Pievani o di un altro Scientista.
    La Bibbia diventa così un libro qualunque e di secondo livello, che può benissimo aspettare i responsi dell’unica verità.
    Ecco allora vedere un ominide in stato di grazia e tante altre amenità.
    Ma ci rendiamo conto?! Dove stiamo finendo? E ancora, nelle mani di chi siamo?
    Non vorrei apparire scortese o altro, mi dispiaccio solamente di quanto sia precipitato in basso il dibattito in Italia e non solo.
    Stiamo perdendo coscienza di chi siamo e dove stiamo andando. E’ un errore grave!
    Dobbiamo stare attenti! Dobbiamo scuoterci, assolutamente!
    Non possiamo annacquare, per comodità, per apparire “moderni”, cool e smart, quello che siamo e che
    sappiamo. Mai!
    L’uomo, per chi ci crede è spirito oltre che materia. Dall’altra parte, l’evoluzione è un fatto scientifico, punto.
    Diciamo questo, per piacere, senza alcuna confusione, senza alcun asservimento alle mode.
    Quindi, tornando alla questione vera, io non posso (e non devo) da credente scendere a patti con la scienza per sentirmi apposto (ancora di più se ho una vita scientifica alle spalle), perché produco danni ben maggiori.
    Oggi viviamo nell’era dei cattivi maestri. Non faccia l’errore di cadere vittima della presunzione. (Non è un’accusa sia chiaro)
    Per concludere, noi dobbiamo solamente “capire” (non è facile!) le due dimensioni e lasciarle separate. Il cielo e la terra, appunto; perennemente in tensione.
    Non dovremmo in alcun modo umiliarle e svenderle al miglior offerente. E questo vale per entrambe le discipline.
    Questa è la mia più onesta opinione, frutto di un’attenta analisi del mondo che ci circonda.
    Certe idee fanno male al cuore di chi le legge, e (com)portano maggior confusione nelle menti dei lettori.
    Io, comunque, la ringrazio della sua cortesia di aver messo a nudo le sue idee.
    Un saluto.
    DOM

    • Giorgio Masiero

      Grazie, Dom, del Suo franco commento.
      Per me la scienza naturale e la teologia cristiana sono due scienze diverse, con metodi diversi, ma che intersecano un’area comune. In quest’area comune non ci possono essere due “verità” (come teorizzato da Sigieri da Brabante o da Stephen J. Gould), ma sempre solo una verità. Ciò è stato bene spiegato da Tommaso contro Sigieri, e quando ci fosse conflitto la verità è solo la parola di Dio Ciò avevo anche detto nel commento delle 20.59, antecedente al Suo intervento: per questo considero ingiusta nei miei confronti la Sua accusa di scientismo. I lettori che mi leggono, con maggiore frequenza o con minore distrazione, sanno che io non assegno alla scienza naturale alcun grado di “verità”, ma solo di utilità e di potenza di controllo umane sulla natura.

  • Anna

    Profetico il suo commento delle 15.51, prof, alle critiche dello scientista Luca da una parte ha subito corrisposto il separatismo fondamentalista di Dom dall’altra parte.
    Grazie dei suoi articoli unici nel panorama conformista della divulgazione scientifica.

    • Giorgio Masiero

      Grazie, Anna.
      Se lo scientista fa il positivista, esegue solo il suo compitino. Nessuna meraviglia.
      Più doloroso è per me il separatismo di alcuni credenti, che sembrano vivere la presenza soverchiante nella società moderna della scienza naturale con grande disagio per la loro fede. Benedetto XVI ebbe a dire ad Aosta, a proposito della sintesi di Teilhard tra teologia ed evoluzione: “La funzione del sacerdozio è consacrare il mondo perché diventi ostia vivente, perché il mondo diventi liturgia: che la liturgia non sia una cosa accanto alla realtà del mondo, ma che il mondo stesso diventi ostia vivente, diventi liturgia. È la grande visione che poi ha avuto anche Teilhard de Chardin: alla fine avremo una vera liturgia cosmica, dove il cosmo diventi ostia vivente. E preghiamo il Signore perché ci aiuti a essere sacerdoti in questo senso, per aiutare nella trasformazione del mondo, in adorazione di Dio, cominciando con noi stessi”.

      • ACQUARIUS

        Premetto che sono ateo praticamente da bambino e le mie convinzioni non sono cambiate di una virgola da allora, semmai è cambiata nel corso degli anni la “qualità” delle mie convinzioni, che da un ateismo di stampo materialista è mutato in un ateismo molto vicino a quello di Nagel. Con ciò voglio dire che nonostante sia ateo, ho apprezzato molto il suo articolo, come molti suoi precedenti. Non si lasci scoraggiare dal giudizio di utenti come luca o dom. personalmente credo che lei sia davvero sulla strada giusta. Luca ad esempio accusa il sito di essere sempre più tomista e probabilmente ha ragione, ma mi chiedo, qual è il problema? Sarò sincero, inizialmente ero molto scettico riguardo questo sito e credevo come molti, che dietro il nome di critica scientifica si nascondesse l’intento di diffondere il creazionismo biblico. Senza troppi giri di parole faccio riferimento al classico approccio alla Fratus. Non se la prenda Pennetta, ma è stato grazie ai suoi articoli,prof Masiero, che ho cambiato radicalmente il mio giudizio nei confronti del sito. Purtroppo lei è uno dei pochi pensatori cattolici di un certo livello e data la sua atipica posizione credo sia inevitabile essere equivocato sia da atei sia dai credenti stessi. Da ateo apprezzo davvero molto il suo modo di intersecare la metafisica tomista con la scienza. Forse è vero che in un certo senso è simile a Pievani, ma non in quanto schiavi della scienza, ma in quanto amanti delle filosofia, perchè trovo che lei Masiero non abbia lo spirito dello scienziato, ma quello del filosofo che osserva le meraviglie del mondo con gli occhi di un fanciullo. ed ancora mi chiedo, che male c’è in questo?

        • Giorgio Masiero

          La ringrazio, Acquarius. Mi riconosco nella primazia della filosofia (aristotelico-)tomista sulla scienza naturale come suo giudice finale, anche se non ritengo di essere un esemplare raro di ciò nel mondo cattolico. Al contrario, credo che il dottor angelico è oggi il grande ispiratore di gran parte della filosofia moderna, analitica in particolare, cattolica e no.
          Il Suo giudizio, Acquarius, mi incoraggia a proseguire.

    • Dom

      Sig. fondamentalista sarà lei, ma mi scusi; le sembra un interlocuzione accettabile, siamo seri. Qui si parla di scienza-fede ognuno a le proprio idee; tutte le idee dovrebbero essere il sale di un confronto civile e sereno, guardi un po’. Invece, ci impegnamo a etichettarle e a insultarle!
      Guarda caso, non è entrata nel merito: argomentando, ma sputando sentenze. Io sono una persona calma per cui le auguro un buon Natale a lei e a tutti! Spero davvero di potere esprimere le mie idee in modo libero.

  • Paolo Magris

    Interessantissimo articolo, senza dubbio; quello che ancora non convince dell’evoluzionismo, tuttavia, è il dare per scontata la comune discendenza di tutti gli esseri viventi da un comune antenato, basandosi sulle somiglianze molecolari e genetiche. Già Lyn Margulis notava il ragionamento circolare di costruire l’albero filogenetico sulle somiglianze molecolari ( ad esempio l’uomo ha più somiglianze con un topo che con un’alga) per poi , costruito l’albero “della vita”, per poi trovare conferma a posteriori della validità di quest’ultimo dicendo ” Vedete, più le specie sono lontane è più aumentano le differenze “!! Ora la somiglianza, da sola non è prova di derivazione, gli evoluzionisti amano dirci che il DNA delle scimmie è molto simile al quello dell’uomo; strutture molecolari simili, presupporrebbero una discendenza comune, difficile, dicono, che sia un puro caso. Ma allora tutte le somiglianze vanno considerate, non solo quelle selezionate : Il problema imbarazzante è che, per esempio, ci sono strutture morfologiche straordinariamente simili anche tra specie prive di antenati comuni, come accade tra l’occhio dell’uomo e quello del polipo, quasi identico, eppure nessun evoluzionista può dire che l’uomo deriva dal polipo, e stesso discorso per le ali dei pipistrelli – mammiferi- e degli uccelli.
    In questi casi la somiglianza anatomica non può essere spiegata dalla derivazione, perchè non in linea con la scala evolutiva, ed ecco per ovviare a questo problema gli evoluzionisti ci forniscono questa spiegazione: l’ala dei pipistrelli e quella degli uccelli si sono formate parallelamente e per caso, senza derivazione.Il processo evolutivo ossia, può far nascere strutture morfologiche simili per puro caso, e in modo indipendente,
    Come si vede, quindi, per gli evoluzionisti, se la somiglianza anatomica è in linea con la scale evolutiva presupposta (che è costruita sulle somiglianze selezionate), diventa prova di evoluzione, se non lo è, la somiglianza non è più prova di derivazione, ma pura coincidenza. Un vestito cucito su misura.L’occhio addirittura si sarebbe formato in modo indipendente e parallelo per be sei volte, la bioluminiscenza 56Di nuovo, la somiglianza molecolare perchè deve essere prova? Se è giusto affermare che se due specie derivano da un antenato comune, devono avere anche strutture molecolari simili, siamo autorizzati a dire l’inverso , cioè che se due specie presentano somiglianza molecolari, allora devono derivare da un antenato comune?Perchè invece, come avviene per le somiglianze morfologiche, non potrebbe in ipotesi esserci anche per le strutture molecolari, una “evoluzione convergente”, cioè il dna che si arrangia in modo simile tra specie diverse per puro caso? gli evoluzionisti dovrebbero invece dirci qualcosa di simile “La somiglianza genetica tra uomo e scimmia implica necessariamente la derivazione da un comune antenato perchè…..” e completare la risposta con un ragionamento scientifico e un nesso eziologico ben preciso.

    • Giorgio Masiero

      Certamente, Magris, l’evoluzione è un’ipotesi, con molti problemi aperti. A quelli da Lei sollevati, io ne potrei aggiungere altri…, anche senza ricorrere ai “circoli viziosi” della scienza naturale tutta – fisica per prima – che ormai fanno accettare le moderne teorie solo in una concezione olistica (Duhem, Quine).
      Però Le chiedo: se scartiamo la congettura di una comune discendenza da uno o pochi antenati comuni, che altre ipotesi ci restano per spiegare scientificamente la comparsa diacronica di una dozzina di milioni di specie vegetali e animali?

      • stò cò frati e zappo l’orto

        Professore mi perdoni.Le vorrei se lei mi permette portare un piccolissimo esempio di quanto la fretta nel voler spiegare e svelare il “mistero dell’antenato comune”può fare danni gravissimi ad una delle più belle scienze(la paleontologia di cui sono “suddito”).Brevissimo:E’ il 23 ottobre 2009 leggo sul web che “Ida non è l’anello mancante”.NATURE ha pubblicato uno studio condotto da ERIK SEIFFERT che smentisce l’ipotesi per cui il fossile DARWINIUS MASILLAE “Ida” sarebbe l’anello mancante fra i primati e gli esseri umani e le scimmie.”………continua.
        E TUTTI PROPIO TUTTI(cattolici compresi)hanno accolto la notizia con “lieta sorpresa”.

        • Giorgio Masiero

          Non penso proprio, stò, che TUTTI i cattolici abbiano appreso la notizia con letizia. Secondo me, la notizia ha lasciato del tutto indifferenti almeno il 99% di essi – come dev’essere per questo genere di cose!

          • stò cò frati e zappo l’orto

            Bene Professore questo è un fatto positivo.E comunque la scienza ha i suoi tempi….ma per scoprire Bufale frutto della sete irresfrenabile al guadagno facile…..è ben attrezzata(augurandosi che mai nessuna dittatura possa opprimere la libera ricerca).Sinceri Auguri e un grazie infinito per tutti i Suoi stupendi articoli.

      • Paolo Magris

        Innanzitutto , prof. Masiero, concordo pienamente che l’evoluzione non è una teoria scientifica -in quanto difetta del tentativo di spiegazione plausibile -ma una mera ipotesi.
        Sulla necessità di mantenere la congettura della discendenza comune restano molti dubbi, a mio avviso, anche tralasciando i problemi di datazione dei fossili, che è lungi dall’essere risolto, dato che tradizionalmente si sono datate le rocce con i fossili, e i fossili con le rocce…sappiamo tutti che la geologia e la paleontologia danno ( o meglio davano) per scontata l’evoluzione, e quando trovano i fossili li datano in base alla scala evolutiva, poi i biologi prendono i dati come se fossero misurazioni assolute…anche qui circular reasoning…
        Il problema vero tuttavia è che anche ammettendo la successione delle specie negli anni, non può tout court diventare prova automatica di discendenza comune, altrimenti basterebbe il brodo primordiale inanimato e un gorilla oggi per dire per dire che esiste la discendenza comune.
        La scienza deve partire da un fatto osservato, oggettivo , “dasein,” e poi cercare una spiegazione plausibile, se la si trova , bene, altrimenti si continua a lavorare avanti; non c’è bisogno di una ipotesi a tutti i costi, se non come strumento di lavoro, e allora va bene.
        Se il fatto osservato è la successione delle specie negli anni, o si formula una spiegazione del meccanismo di derivazione, o si rimane in silenzio, non serve dire “altrimenti come si spiega” perchè sarebbe un argomento teologico al contrario, come certi evoluzionisti che dicono “ E allora come sono comparse le specie , è stato Dio?”.
        Noi dobbiamo seguire la scienza dovunque essa ci porti, e se ci conduce davanti a un mistero inspiegabile, dobbiamo riconoscere ciò che abbiamo davanti, non ciò che vorremo avere davanti.
        La nascita della prima forma di vita ,. ad esempio, è un assoluto mistero, sulla quale non c’è la più pallida delle spiegazioni, allora non dovremmo, per coerenza, credere alla vita, perchè non spiegabile ?? sarebbe assurdo, cosi come sarebbe assurdo non credere per forza alla successione delle specie se non proviamo la discendenza comune.

        • Giorgio Masiero

          Stavolta non sono d’accordo con Lei, Magris.
          La scienza empirica procede per gradi e per approssimazioni, ben sapendo che deve accontentarsi sempre di congetture anche nel caso delle teorie più corroborate. Io non conosco nessuna teoria della fisica, neanche tra le più corroborate e fertili di applicazioni (comprese le due principali della relatività generale e della meccanica quantistica) che non siano falsificate in qualche esperimento o che non contengano perfino contraddizioni!
          Né per questa carenza (innata al suo stesso metodo) la scienza naturale deve rinunciare alle ipotesi, a parziali teorizzazioni, … con lo spettro dell’insolubilità dei suoi fenomeni. La barriera dell’inaccessibilità della verità finale, di una conoscenza sempre parziale, dell’imperscutabilità dei qualia, delle domande ultime sulla realtà, ecc., sono già nella costituzione della scienza naturale perché il ricercatore le debba anche a priori tirare in ballo, così rinunciando a ricercare!
          In conclusione, pur condividendo con Lei che
          – non abbiamo ancora nessuna soluzione dell’abiogenesi e
          – non abbiamo ancora nessuna soluzione dei meccanismi della macroevoluzione,
          e, aggiungo io, con Nagel
          – pur ritenendo che la comparsa della mente sia un problema inafferrabile dal metodo scientifico,
          pur con tutti questi limiti, io ritengo che l’ipotesi dell’evoluzione biologica da uno o pochi antenati comuni sia la più ragionevole, alla luce dei dati fossili, anatomici, morfologici e genetici di cui disponiamo, per spiegare la comparsa della vita terrestre scaglionata in 3,5 miliardi di anni, articolata in una dozzina di milioni di specie diverse.
          Ipotesi certo, ma ipotesi scientifica con la stessa pari dignità di ogni altra teoria scientifica. L’alternativa per uno scienziato (anche cattolico come me alla ricerca delle cause seconde) sarebbe il fissismo e comporterebbe oltre al problema di Ockam infiniti maggiori meccanismi da ricercare, mi pare.

  • stò cò frati e zappo l’orto

    anch’io nella fretta di andare a pranzo ho commesso un piccolo errore: “avevano “no…”.hanno accolto la notizia”..

  • stò cò frati e zappo l’orto

    Si può tranquillamente scartare il fissismo(oggi non più di moda neppure nel mondo cristiano)ma prove scientifiche(reali e abbastanza tangibili)su i nostri antenati(uomo) condivise dalla maggioranza delle università-istituzioni che contano non superano i 2-3 milioni di anni.Poi è un bombardamento incredibile di supposizioni.
    Nelle maggior parte imposte da riviste-media-tv.Certo è che questo benedetto Uomo deve avere avuto un inizio! Una serie(forse infinita)di progenitori.Beati gli “antichi”che si accontentavano del racconto di Dio che crea l’uomo dal fango!

  • Dom

    Prof. Giorgio Masiero, auguri a lei, al dottor Pennetta e a tutti gli ospiti un buon Natale!

    Chiariscono brevemente la mia posizione. In modo chiaro per farmi capire naturalmente.
    Io non credo che la risposta al problema (alla domanda, alla questione, al dibattito, quello che è) sia quella presentata da Masiero. E lo penso discernendo quanto da me imparato, professato, in qualità di essere umano. Al di là di ogni cadenza, comoda o no, cristiana, razionale, laica, o pure umanista. La spiegazione presentata di “tale” avvenimento è proprio indirizzata a portarci nel più bieco scientismo di stampo fondamentalista, in cui solo la Scienza è legittimata a dire qualcosa. No, non credo sia così. Non perché sia contrario ad essa, intendiamoci, ma perché la trovo “falsata” dalla storia e da tutto ciò in nostro possesso. Io non credo vi siano stati due ominidi in STATO DI GRAZIA. La trovo una panzanata. E lo stesso potrei dire se fossi ateo o altro. Perché è una posizione di COMODO. Una posizione farsesca, quasi comica. È un tentativo maldestro di far coincidere due sponde che viaggiano SEPARATAMENTE. Ma tale viene esposta per accontentare i professionisti cattolici della scienza che vogliono sedere alla pari con i scientisti di prim’ordine. (Non c’è alcuna differenza tra Pievani e Masiero: entrambi venerano la Dea Scienza). Io contrasto questa visione oscura per l’essere umano, non da cattolico, ma da essere pensante e razionale. Lo stesso Marx, non un campione di cattolicesimo ortodosso, ci mise in guardia dai pericoli di un totalitarismo di stampo scientifico. È quello che si è verificato in questi ultimi anni. La tecno-scienza sta rendendo l’uomo sempre più vuoto, alienato, animale e cattivo. Molti anni fa uscì un film rivelatore, “Matrix”, non dite di non aver elementi per considerare i tempi?! Siamo come nel 1984. La Scienza, questo mito del progresso infinito, stanno distruggendo l’umanità. Hanno provocata milioni di morte. Hanno inventato la bomba atomica, stanno inventando l’IA (che finirà per schiavizzare il lavoro), ecc…

    E tutti supini, prostrati genuflessi, alla Scienza…

    • Giorgio Masiero

      Non ho scritto, Dom, di due “ominidi in stato di grazia”, ma dei “primi bipedi parlanti creati in stato di grazia”, cioè dei primi esemplari di Homo sapiens. Io non sono uno specialista di tali materie, biologia e teologia, e mi limito solo a riportare ciò che gli studiosi speculano, l’ultima volta proprio in questi giorni alla conferenza “The Theology of Evolution – Convergent, Contingent or Directed?”, tenutasi a Edinburgo.
      Lei naturalmente è libero di pensare ciò che vuole, Le chiedo solo di non travisare le mie parole.

  • Dom

    Non dite che la scienza è una cosa e la tecnica un’altra. La scienza va contestata in quanto UNICA VERITÀ. Così come oggi viene presentata dalla VERSIONE UFFICIALE.
    L’uomo ha bisogno di riappioparsi della propria essenza.
    Che è soprattutto altro.
    Finché non capiremo che stiamo vivendo n un mondo in cui la scienza ha il primato ed è totale, pervasiva e suprema, non capiremo i problemi dell’uomo contemporaneo. Perso. Totalmente vinto. Dobbiamo attrezzarci e rovesciare questo modo di vedere le cose! Altrimenti resteremo schiacciati.
    Inutile illudersi, occorre solo essere saggi.

  • Fabio Vomiero

    “La tecno-scienza sta rendendo l’uomo sempre più vuoto, alienato, animale e cattivo”.
    Dom, naturalmente il suo commento è molto più articolato e sotto certi aspetti a mio avviso anche condivisibile, però, è proprio sicuro che sia la scienza a rendere l’uomo così come da lei descritto?
    Approfitto per fare a tutti, autori e commentatori i miei migliori auguri di Buone Feste.

    • Giorgio Masiero

      Penso anch’io, Vomiero, che attribuire alla tecnica i difetti dell’uomo moderno sia errato. La tecnica (techne, strumento) fin dal principio – fuoco, clava, coltello, ecc. – è uno strumento neutro: che poi sia positiva o negativa per l’uomo dipende dall’uso che l’uomo ne fa, con la sua responsabilità etica. La tecnica moderna è solo più potente, estremamente più potente di quella antica, ma non certo più cattiva! È strano che i critici negativi delle tecnologie moderne se ne servano non meno degli esaltatori acritici, quando si ammalano (allora vanno bene le applicazioni nucleari), per comunicare via internet, ecc., ecc.
      Buon Natale anche da parte mia.

  • Al Prof. Masiero i miei complimenti per questa puntuale osservazione, ottimamente argomentata e pure giustamente spietata, come dev’essere, sul piano logico – consequenziale. A parte la lettura, sempre piacevole, credo d’aver ritrovato quella linea di disincantata e disincantante ironia, che è oggi quasi del tutto assente in pubblicazioni di questo tipo. Tra i commenti, una frase, mi ha colpito più di tutte “In quest’area comune non ci possono essere due “verità””. Non credo ci sia molto da commentare, se non ribadire il plauso, l’accordo e la soddisfazione nel leggere un’affermazione di questo genere, oggi, mentre ovunque anche i cervelli migliori sembrano squagliarsi come ghiaccoli ad agosto, sotto il sole del relativismo imperante. Che dire. E’ una dose quotidiana di disinquinante mentale. Grazie, ne abbiamo bisogno.

    • Giorgio Masiero

      Grazie, Benigni.

  • Alio Alij

    Buonasera e auguri di Buon Natale agli autori e utenti di CS.
    Ammetto di aver anch’io inizialmente frainteso alcuni concetti espressi dal prof. Masiero in questo articolo (forse il titolo dava più a fraintendimenti): si poteva cioè fraintendere che il prof. Masiero offrisse una sorta di forzata corresponsione tra i dati e le teorie della scienza galileiana con le Scritture.
    Ho però meglio compreso il senso anche leggendo i commenti di cui sopra, ovvero l’assenza di qualsiasi conflitto tra fede e ragione e la possibilità (anzitutto filosofica) di concepire unitariamente scienza e rivelazione: una posizione sempre ribadita dal prof. Masiero, che mi ha trovato sempre d’accordo. Molto interessanti, anche nella grande divergenza delle opinioni, le discussioni aperte dagli utenti Dom e Magris e dal prof. Vomiero (molto tristi e vuote invece, come sempre, le accuse volte ad etichettare e prive di giudizio ed argomentazioni).
    Mi riallaccio ad alcune tematiche ia espresse qui sopra: condivido la concezione e comprensione di ogni disciplina gnomica, estetica e morale alla definizione infinitamente perfettibile di una ed una sola verità: fisica, chimica, biologia, geologia, matematica, musica, architettura, pittura, scultura, letteratura, poesia e quant’altro partecipano essenzialmente alla definizione dell’Uomo tutto, né potrei immaginarLo privato di alcuna delle scientiae da Lui faticosamente forgiate. Per questo negare lo scientismo non comporta negare la sostanziale bontà e beltà della scienza galileiana, prescindendo dagli intenti malvagi capaci di governarla: essenza dell’Uomo può e deve anch’esser tentar di dar senso al mondo scrutandone i meravigliosi fenomeni; chi ama e comprende, o tenta di comprendere la scienza naturale conosce la vera allegrezza e bontà che può carpirsi in una formula, nella sua utile e limitata capacità descrittiva.
    Grazie al prof. Masiero per questo interessante articolo.