La finestra di Overton e le serie TV

27

Al fine d’introdurre dei cosiddetti mutamenti antropologici nella società è fondamentale poter agire sulle nuove generazioni, indirizzando le loro idee ed opinioni.

Negli ultimi decenni è emerso un nuovo mezzo per poter influenzare i giovani: le serie TV. Grazie alla nascita dei canali satellitari e via cavo, le serie TV si sono moltiplicate, raggiungendo uno status che prima non avevano. In precedenza (quando qui da noi si chiamavano ancora telefilm), erano considerate un prodotto di serie B, inferiore al cinema, e anche gli attori che vi partecipavano erano un po’ visti come attori di serie B, tanto che spesso si dedicavano alle serie quegli attori che erano ormai sul viale del tramonto (pensiamo a George Peppard in A-Team o Angela Lansbury in La signora in giallo). Oggi, invece, le serie TV hanno uno status quasi pari a quello del cinema, tanto che hanno persino un loro premio (i Primetime Emmy Awards), e attori anche famosi non disdegnano di alternare la carriera cinematografica con quella televisiva (K. Spacey, B. Cumberbatch, M. Freeman, M. Goode, Eva Green, Tobey Maguire, Anna Paquin, S. Buscemi, ecc.).

Contemporaneamente, le serie TV hanno iniziato a rivolgersi direttamente a un pubblico sempre più giovane, adolescenti o post-adolescenti. Nei vecchi telefilm, di adolescenti ce n’erano pochi, e in ogni caso non erano mai i protagonisti assoluti. Il loro ruolo, inoltre, era sempre inserito all’interno di una famiglia (pensiamo a telefilm come Arnold o Happy Days). Adesso, invece, probabilmente dai tempi di Beverly Hills 90210, le serie hanno spesso adolescenti o post-adolescenti come protagonisti, a volte senza i genitori in vista. Gli argomenti si fanno inoltre più disparati rispetto al passato e oggi esistono serie e miniserie su praticamente qualsiasi argomento: fantascienza, fantasy, storico, western, legale, poliziesco, commedia, medico, biografico, ecc. Non è esagerato dire che dai 30enni in giù le serie TV e i loro attori siano più famosi dei film e degli attori cinematografici. Grazie a internet, inoltre, non è più necessario aspettare che la propria serie preferita venga trasmessa nel proprio paese. Si possono tranquillamente scaricare i vari episodi e poi vederli con i sottotitoli o in lingua originale o tradotti.

Le serie, quindi, riescono là dove i morti programmi scolastici spesso falliscono: colpire l’immaginario dei ragazzi raccontando storie che possano coinvolgerli, e quindi indirizzare le loro idee.

Un argomento che negli ultimi anni si è fatto strada tra le serie TV è quello dell’incesto, inteso non come violenza in famiglia ma come relazione o attrazione tra adulti, fratelli o anche genitori e figli. Anche nella letteratura e nel cinema sono aumentati, negli ultimi decenni, libri e film su questa tematica. Spesso i film in questione sono tratti dai rispettivi libri e in genere le storie, a parte qualche raro caso, finiscono male (i due o vengono separati o uno dei due muore). Esistono anche alcuni film che raccontano storie realmente accadute.

Vediamo quindi quali sono le serie che hanno affrontato, più o meno velatamente, questo argomento.

Happyland è una serie del 2014, con protagonisti un gruppo di adolescenti. Un bel giorno la protagonista, Lucy, s’innamora del figlio del datore di lavoro della madre, per poi scoprire (dopo essersi anche baciati) che i due sono fratellastri, cioè hanno lo stesso padre.

Anche nella celebre serie Lost c’è una relazione (piuttosto complicata) tra due fratellastri, Boone Carlyle e Shannon Rutherford. Anche qui, entrambi alla fine muoiono.

In Awkward (IV stagione) abbiamo una relazione tra due fratelli adottivi, Lissa e Tyler, un ragazzo adottato dai suoi genitori. I due non sono consanguinei, ma tecnicamente sono fratelli.

Un incesto si trova al centro anche de Il prezzo del silenzio, primo episodio (andato in onda nel 2003) della fortunata serie britannica L’ispettore Barnaby. I primi episodi di questa serie vennero tratti dai romanzi di Caroline Graham (il romanzo da cui venne tratto questo episodio uscì in Italia col titolo Ragnatele d’inganni). In questo episodio, i due fratelli sono i cattivi della situazione, e alla fine muoiono con un omicidio/suicidio. È interessante notare che in questa serie vi sono altri due episodi con al centro un incesto. Uno è Il re pescatore (2004), in cui due fratelli scoprono la loro parentela solo dopo essersi sposati e si chiedono se restare insieme o no. Alla fine la questione si risolve da sé perché lui viene ucciso. L’altro è Oscuri segreti (2011), in cui due fratelli hanno una relazione giovanile e lei resta incinta.

In Boardwalk Empire (2010-2014), serie americana ambientata durante il proibizionismo, abbiamo una madre, Gillian, molto legata al figlio, Jimmy, che ebbe a 13 anni dopo uno stupro. Durante la serie apprendiamo che Jimmy aveva lasciato il college per servire nell’esercito durante la Prima guerra mondiale a causa di una notte d’amore con la madre mentre era ubriaco.

Infine veniamo alla relazione incestuosa più famosa del piccolo schermo, cioè quella tra i gemelli Jaime e Cersei Lannister ne Il trono di spade, la serie tratta da Le cronache del ghiaccio e del fuoco di G. R. R. Martin. La loro storia inizia in giovane età e i due hanno anche tre figli, che Cersei spaccia come i figli di suo marito, re Robert Baratheon. È vero che la loro storia non viene mostrata in una luce positiva, poiché entrambi i personaggi sono dei “cattivi” (anche se poi, da quello che so, Jaime si avvierà a una sorta di redenzione e si allontanerà dalla sorella). Inoltre le vicende delle Cronache sono ambientate in un mondo inventato, per cui, in un certo senso, l’incesto appare come distaccato dal nostro mondo reale.

È probabile che nell’immenso mondo delle serie TV ci siano altri episodi come quelli qui sopra, ma questi sono quelli di cui sono a conoscenza. A questo punto ci si potrebbe chiedere se davvero mostrare l’incesto in TV, al cinema o nei romanzi possa avere un effetto normalizzante, e quindi avere anche conseguenze sulla società. Ovviamente la risposta è un po’ difficile da dare, ma sta di fatto che negli ultimi anni sono aumentati i casi di cronaca di fratelli o genitori/figli coinvolti in relazioni romantiche. Eccone alcuni.

  • 2014, Brasile: Adriana e Leandro, abbandonati da piccoli si sposano, ma scoprono di essere fratelli. Nonostante questo, decidono di restare insieme.
  • 2015, New Jersey: 18enne vuole sposare il padre e avere figli con lui
  • 2016, Gran Bretagna: mamma e figlio s’innamorano, vogliono sposarsi e avere un figlio
  • 2016, Spagna: fratello e sorella annunciano il loro amore in diretta TV. Il padre benedice la loro unione
  • 2016, New Mexico: madre e figlio s’innamorano e rischiano il carcere
  • 2016, Oklahoma: madre e figlia arrestate con l’accusa di matrimonio incestuoso

Alcuni di questi casi rientrano in quella che viene chiamata “attrazione sessuale genetica”, cioè un’attrazione sessuale che si sviluppa tra due parenti che si rincontrano, o s’incontrano per la prima volta, in età adulta, e la cosa interessante è che spesso le persone coinvolte la utilizzano proprio per mostrare che nella loro attrazione non c’è nulla di anormale.

A questo punto, volendo fare l’avvocato del diavolo, ci potremmo chiedere su quali basi si possa vietare a due fratelli o genitore/figlio di sposarsi. In genere l’obiezione che viene posta è quella delle malattie genetiche con cui il figlio potrebbe nascere. Oggi, però, quest’obiezione non sta più in piedi, dato che matrimonio e procreazione non sono più correlati. Inoltre, grazie alle numerose tecniche di procreazione assistita, è possibile mettere al mondo figli sani anche per chi ha malattie genetiche. Oppure la coppia potrebbe decidere di ricorrere all’eterologa, o di adottare, e infine, come si suol dire, “c’è sempre l’aborto”.  Per non parlare poi del fatto che impedire a due persone di sposarsi solo perché i figli potrebbe nascere con delle malattie  sa un po’ di eugenetica.

Un ragionamento simile lo si trova in questo articolo, che purtroppo non posso tradurre per intero per ovvie ragioni di spazio.    Tra le altre cose, all’inizio si fa riferimento proprio a due delle serie di cui sopra, cioè Il trono di spade e Boardwalk Empire, e anche alla crescente industria dell’incesto porno. Vengono poi riportate le emblematiche parole di un’assistente professoressa dell’Università della California, Santa Barbara, che dice “Dobbiamo iniziare a chiederci se sia giusto limitare la libertà dell’altra persona solo perché ci fa dire ‘Puah!’. Alla fine dell’articolo viene ricordato un caso del 2007, in cui i giudici decisero che la relazione tra un uomo e la sua figliastra doveva rimanere illegale perché “nuoceva alla famiglia”. Il loro avvocato difensore, però, disse che un giorno la legalizzazione ci sarà, perché queste relazioni diverranno sempre più comuni (secondo la strana logica per cui, se una cosa diventa più comune rispetto al passato, va legalizzata). L’articolo fa comunque un po’ di confusione (non so se di proposito o no), perché parla anche di una ragazza che, dopo una festa, fece sesso con suo cugino, e sappiamo bene che le relazioni tra cugini sono legali in buona parte del mondo.

Volendo misurare questo stato di cose utilizzando l’ormai famosa finestra di Overton, potremmo dire che ci troviamo allo stadio 3, quello in cui la tematica comincia a essere discussa sui media (come si può vedere dagli articoli riportati sopra). In un certo senso è stato anche introdotto un nuovo termine, connotato meno negativamente, cioè “attrazione sessuale genetica” al posto di “incesto”.

Insomma, staremo a vedere cosa ci riserverà il futuro.

Nel frattempo, c’è la possibilità che le serie TV abbraccino un’altra tematica da normalizzare: la pedofilia. Quando si parla di voler normalizzare la pedofilia le persone in genere storcono il naso, ritenendola giustamente una cosa troppo assurda per essere attuata. Tuttavia si cominciano già a vedere alcuni segnali inquietanti, come testimoniamo questi articoli: psicologo sostiene che la pedofilia è un orientamento sessuale;  ex presidente del britannico National Council for Civili Liberties sostiene che non ci sono prove che fare sesso con un bambino provochi in lui dei danni, perciò l’età del consenso dovrebbe essere abbassata; la pedofilia è un orientamento sessuale;  l’Europa tenta di legalizzare la pedofilia? lista delle associazioni pro-pedofilia;  Per non parlare poi di tutte le baby modelle che ammiccano dalle passerelle o dalle copertine delle riviste di moda.

Utilizzando la finestra di Overton, direi che qui siamo allo stadio 2, in cui l’idea è ancora considerata inaccettabile, ma in certi circoli ristretti se ne parla.

Al momento (per fortuna) non ci sono serie TV con riferimenti a questa tematica, ma potrebbe essercene una molto presto. È infatti iniziata la produzione di una serie tratta dalle Cronache di vampiri di Anne Rice.  Molti di voi avranno sentito parlare del libro (e dell’omonimo film) Intervista col vampiro, il primo volume delle Cronache. Uno dei due protagonisti, il vampiro Louis, ha una sorta di relazione (se così si può chiamare) con una bambina-vampiro, Claudia, di circa sei anni (tra l’altro modellata sulla figlia della stessa Rice, che morì da piccola di leucemia). Fu lui stesso a trasformarla in vampiro, poiché la bambina era in fin di vita e lui non voleva che morisse. Più avanti, Louis intreccia un altro rapporto un po’ particolare con un vampiro di quindici anni, Armand, la cui storia viene narrata in un successivo volume delle Cronache, Il vampiro Armand. Quest’ultimo, quando era ancora un essere umano, aveva conosciuto un anziano vampiro, Marius, e ne era diventato l’amante (per quel che la parola “amante” possa valere nel mondo dei vampiri). Un giorno il ragazzo venne pugnalato a morte e Marius, per evitare che morisse, lo trasforma in vampiro.

Quando venne girato il film Intervista col vampiro (1994), i produttori tentarono di apportare delle modifiche alla sceneggiatura. Ad esempio, proposero di alzare l’età di Claudia, o, in alternativa, di trasformare Louis in una donna. La Rice si oppose e ottenne di scrivere lei stessa la sceneggiatura, che quindi fu abbastanza fedele all’originale. L’unica concessione che dovette fare fu di alzare l’età dell’adolescente Armand, che infatti nel film è interpretato da A. Banderas.

I produttori della serie TV, però, saranno la stessa Anne Rice e suo figlio Christopher, il che significa che avranno mano libera e potranno ritrarre i personaggi così come sono nei libri. Inoltre, stando a quello che ha detto la scrittrice, la serie verrà trasmessa da uno dei canali televisivi specializzati in serie TV per un pubblico più “adulto” (tipo HBO o Showtime), e di conseguenza, se anche ci dovessero essere scene un po’ ambigue tra la piccola Claudia e Louis, o tra Armand e altri vampiri, nessuno avrà da ridire, anche in vista del fatto che in fondo si tratta di vampiri, e non di esseri umani.

Come ho già detto prima, il mondo delle serie TV è ormai immenso e sono molte le tematiche che, a mio avviso, sono state introdotte proprio per manipolare i più giovani. Ad esempio negli ultimi anni sono aumentate le serie che parlano di robot, robot umanoidi, androidi in generale e anche zombie, tutti argomenti che fanno riferimento al cosiddetto transumanesimo. È quindi fondamentale che siano la scuola e la famiglia a fornire ai giovani quelle immaginazioni che possano nutrirli e farli crescere, in modo che poi non debbano andare a cercarle al cinema o in TV.

.

.

.

Share.

About Author

Laureata in Lingue presso l'Università per gli studi di Perugia, lavora come traduttrice dall'inglese e da alcuni anni studia pedagogia.

  • Giuseppe1960

    Faccio fatica a pensare che nelle serie tv si rappresenti l’incesto per sdoganarlo… Mi è più facile credere che lo facciano per creare attenzione morbosa verso una trasgressione che aumenti il pubblico degli utenti… E pare che, al pari di altre trovate ambigue, funzioni, come hai ben evidenziato nel commentare il successo delle serie tv oggi.
    Mi auguro solo che i nostri giovani non abbiano trovato un’altra forma di schiavitù mediatica che gli spappola il cervello.

    • Armando Serafino

      La reale intenzione potrebbe non essere effettivamente quella. Ma ciò non toglie che abbia come effetto collaterale l’avanzamento della finestra di overton.
      Non dobbiamo immaginare che questi registi e sceneggiatori siano tutti li intenti a volerci plagiare, fanno invece il loro lavoro, che é fare odience, di vendere un prodotto. Prima di tutto. Altrimenti rischiamo di fare complottismo. Però siccome il loro mondo culturale é quello non può certo sorprendere anche il loro contributo alla finestra di overton.
      Una cosa non esclude l’altra, anzi vanno bene insieme, altrimenti il gioco non funzionerebbe

      • AndreAX

        Concordo eterogenesi dei fini; alcuni potrebbero persino essere puritani per quanto ci è dato sapere, ma non cogliere la discrasia.

  • GIUSEPPE CACIOPPO

    Questi messaggi ripetuti vengono assorbiti dalle menti più indifese, quelle dei giovani!
    Essi passano quando vengono meno i filtri difensivi che sono indispensabili per spedire queste ignominie nella spazzatura.
    Questi filtri funzionano con i semplici concetti di “bene” e “male”, “giusto” e “Ingiusto”, “”buono” e “cattivo”.
    Ma se entriamo nel mondo relativistico del: “chi sono io per giudicare?”, “chi sei tu per giudicare?”, “chi siamo noi per giudicare?”, allora più nessuna difesa è possibile. Senza una gerarchia di valori non si va da nessuna parte, ovvero si resta in balia degli eventi come le navi senza timone! Scriveva Dostoevskij, che di umanità se ne intendeva, : “se Dio non esiste tutto è permesso!”

    • Armando Serafino

      Comunque ci andrei cauto. Negli anni 80 c’erano le petizioni ai ministri per non far vedere sulla Rai Goldrake e Mazinga, che si diceva plagiava i bambini ed erano violenti. e infatti poi fu mediaset a trasmetterli.
      Oggi questi cartoni sono una icona degli attuali quarantenni che non mi pare siano stati plagiati da golgrake, che tra l’altro aveva delle nobili motivazioni e belle storie.
      Certo oggi certi contenuti sono più ambigui perché il confine tra bene e male si é fatto più sottile, questo é il vero problema.

      • Emanuela

        Sei proprio sicuro che i 40enni di oggi non siano plagiati? 😀 Se lo sono meno dei 20enni, magari è solo dovuto al fatto che 40 anni fa non c’erano computer e cellulari e i bambini di allora hanno avuto un’infanzia “normale”. Per quello che riguarda il mostrare la violenza al cinema o in TV, secondo me l’effetto è che ci si anestetizza (e quindi si diventa indifferenti) verso la violenza vera (e con “violenza” non intendo solo quella fisica).

        • Armando Serafino

          Su questo hai ragione, ma guarda che goldrake e mazinga non era violenza gratuita….
          Ti riporto ad esempio il mio caso personale: per molti anni non ho avuto TV in casa, per scelta. Dopo essermi “disintossicato” dopo circa 6 mesi ho notato come il guardate film con una certa violenza (che prima non mi facevano ne caldo ne freddo) mi urtavano alquanto e non riuscito a sopportare certe scene, con stupore di altri che si stupivano di questa sensibilità….. oggi continuo a non avere la TV e sono felice.

          • Emanuela

            Sì anch’io ogni tanto lo guardavo Mazinga, però un bambino non è in grado di distinguere tra violenza gratuita e violenza non gratuita.
            Io è da alcuni anni che non guardo più la TV e adesso quando mi capita di trovarmi davanti alla TV accesa non la sopporto! Mi dà proprio fastidio il suono.

          • Armando Serafino

            E’ vero: anche io la percepisco come un disturbo, anche indipendentemente dal volume. Non sopporto la TV in “background”: o la guardo perchè mi interessa o deve essere spenta. Tenerla sempre accesa è insopportabile, nonchè assuefazione.

  • LUIGI MOJOLI

    Il percorso teorizzato da J. P. Overton purtroppo funziona. Per scoprire se una ideologia è affermata fu suggerito di verificare il percorso: a) si prende un falso storico utile alla causa, b) lo si ripete tante volte per tanto tempo, c) si constata che ormai è accettato acriticamente. A quel punto si può essere certi che l’ideologia sottostante è affermata. Non ha alcuna importanza che essa sia evidente e riconosciuta. Ho amici che in buona fede ritengono il ’68 acqua passata, non più influente. Sbagliano. Allora gli studenti lottavano per il 18 o 24 politico. Oggi hanno il 18 politico senza lottare.

  • Emanuela

    Ma nemmeno io penso che i registi stiano lì a dirsi “Sdoganiamo questo, sdoganiamo quello”. Non posso però fare a meno di notare che ultimamente (come dicevo nell’articolo) l’argomento in questione è molto più presente anche nei romanzi e nei film, e non penso che la cosa sia dovuto solo a una moda o al fatto che “tira”.
    Poi va anche detto che i registi contano poco (soprattutto nel mondo delle serie, dove è raro che un’intera serie abbia sempre lo stesso regista). Sopra ai registi ci sono i produttori e le grandi case di produzione. Il cinema (di cui la TV è figlia) è sempre stato uno strumento di propaganda, fin da quando è nato, e probabilmente la sua influenza nella cultura occidentale è maggiore di quanto si pensi, anche per chi segue poco l’uno o l’altra.

    • GIUSEPPE CACIOPPO

      Che non ci sia un disegno preordinato è probabile. Piuttosto penso che, in parte, concorra la pochezza intellettuale dei protagonisti. Se non sei capace di fare ridere, ti butti sulle parolacce; se sei privo di idee cerchi argomenti scabrosi per catturare un po’ d’attenzione.
      Certo che, il dato quantitativo ha ormai pressoché disintegrato la qualità. Se aggiungiamo l’ enorme platea di materiale pornografico che si offre tramite internet a giovani e giovanissimi, il panorama, per loro non si presenta dei più confortanti!

    • Enzo Pennetta

      Io credo che l’intenzione di orientare l’opinione pubblica verso certi comportamenti ci sia, non vorrei che per timore di essere etichettati come “complottisti” si finisca col diventare ingenui.
      Ricordo cosa diceva la massima autorità di tutti i tempi sull’argomento, sto parlando di Edward Bernays nel suo libro “Propaganda” del 1928:
      https://uploads.disquscdn.com/images/458eeb1c22da74121f50e92fbf525b571fdccda0792863c9c32d41b27e46edaf.jpg

      • AndreAX

        Sì ma non a tutti i livelli cioè l’addetto al montaggio non sta lì a montare con un secondo fine.

        • Emanuela

          Infatti la forza del sistema è data proprio dal fatto che i più ne fanno parte a loro insaputa.

      • Emanuela

        Bel libro, l’ho letto un paio di anni fa. Secondo me quando si parla di “disegno preordinato” bisogna capire cosa si intende. Che ci sia un disegno preordinato per rovinare l’umanità mi pare evidente. Quello che non è chiaro è come, a livello pratico, venga portato avanti (anche se le recenti rivelazioni su Soros possono gettare qualche luce).

  • Emanuela

    Tra l’altro il caso ha voluto che in questi giorni sia uscito un libro proprio sull'”hollywoodismo”: http://roberto.info/it/2017/03/15/il-fondamentalismo-hollywoodista/#more-1422

    • Enzo Pennetta

      Lettura molto, molto interessante, credo che lo prenderò, grazie per la segnalazione, tra l’altro c’è un ottimo tempismo tra l’uscita del libro e questo tuo articolo Emanuela.

      • Emanuela

        Sì anch’io voglio leggerlo. Da ex patita di cinema m’interessa molto!

  • AndreAX

    La Rice, atea ai tempi dei romanzi, si è poi convertita (…mah…) al cristianesimo forse proprio cattolico che ha poi però lasciato poichè non riusciva a condividerne la misoginia (ovviamente a suo dire).

    • Emanuela

      Se non ricordo male, la Rice divenne atea per la morte della figlioletta Michelle. Poi ritrovò la fede, ma (sempre se non ricordo male) la mise in discussione per via di suo figlio Christopher, che è gay. Adesso non so se sia di nuovo atea o se pratichi un cattolicesimo riveduto e corretto. 🙂

      • AndreAX

        YOUR OWN PERSONAL JESUS come cantano i Depeche Mode! Sinceramente non so il film però mi piacque molto bellissime atmosfere e recitazione! Sappi eprò che semrpe sull’argomento i jappo sono avanti anni luce non esistono espedienti narrativi la spazzatura che rimbecillisce le persone è en plain air in manga e anime, poi si stupiscono dei cali di natalità…mah..; infatti pur da appassionato la semitotalità è spazzatura indegna di esistere!

        • Emanuela

          Non ho capito a quale film ti riferisci. Intervista col vampiro? Se è quello, anche a me piacque, tanto che per alcuni anni fui in fissa coi vampiri e ci scrissi pure la mia tesi di laurea! Però quel film/libro, essendo incentrato su Louis (il vampiro che non accetta la sua natura) alla fine ha quasi una sua morale. Lo stesso non si può dire del resto della serie, che invece è incentrato su Lestat.

          • AndreAX

            Si intendevo proprio Intervista col Vampiro

      • Armando Serafino

        Non riuscirò mai a capire la religiosità statunitense.
        E’ normale li, cambiare fede (soprattutto confessione cristiana) con una facilità e sopratutto una superficialità incredibile da non credere per un europeo. C’è chi cambia fede anche dieci volte! Altri parametri. Altre storie.

        Non è un caso che gli USA producano molta devozione e “religiosità” ma (almeno cattolicamente) poca o nessuna santità.

        • Emanuela

          Su questo non saprei che dire, ma credo che la Rice abbia più o meno sempre gravitato intorno al cattolicesimo, essendo di origine irlandese. Anche in alcuni dei romanzi della serie sui vampiri ci sono riferimenti alla religione cattolica (in uno, ad esempio, Lestat incontra il diavolo).

  • Menanni

    Nel mercato globalizzato, polverizzato e specializzato come quello dell’intrattenimento, con scelta ampia al limite del caotico tra media, canali, supporti, generi eccetera, è normale che per differenziare il prodotto alla ricerca di una nicchia i produttori s’ingegnino. Perciò una volta varcata la soglia del piano inclinato della morale cristiana con lo sdoganamento dell’omosessualità come orientamento sessuale che più normale non si può, tutto diventa lesso per il brodo: sulla vita d’acquario blindato degli squali di wall streets con etica professionale da far west, a quello fantasy dove la lotta tra il bene e il male alla Tolkien è rimpiazzata da quella tra il male e il peggio della serie Cesare Borgia lo piglio di tacco. Per non tacere delle sit-com che sono un campionario di perversioni che pure Dante non avrebbe idea di dove collocare nei suoi trentatré canti dell’inferno. Con ciò non voglio negare che dietro a questa deriva etica mediatica ci sia dietro anche una specie di “disegno intelligente” satanico, ma ritengo di essere prossimo al vero parlando di gente danarosa che, per vile pecunia, investe per alimentare l’andazzo verso il “mondo migliore” del porco comodo elevato a diritto civile, costituendo un potente gruppo di pressione in qualche misura coordinato.