Libertari & Dumping

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In Italia sono laureate in economia forse due persone su cento. Sarà quindi lecito riferirsi a siti divulgativi quale: http://vonmises.it/2014/12/29/economia-internazionale/

Il dumping è la fornitura sottocosto di un bene o di un servizio. Può essere una fornitura all’estero, bilanciata da un prezzo maggiore sul mercato interno, oppure può essere una vendita sottocosto per un tempo limitato, puntando a vantaggi futuri.

La posizione libertaria é:

Dumping: vendere sottocosto deve rappresentare una libertà del produttore. Tra l’altro vantaggiosa per il consumatore. Se un paese pratica aiuti all’esportazione, il paese che importa ne trae ugualmente vantaggio e non dovrebbe lamentarsene come invece avviene in base all’argomento delle ‘pari condizioni’ (level playing field), perché le importazioni avvengono a prezzo più basso e ciò consente di indirizzare i fattori produttivi verso produzioni diverse da quelle oggetto di importazione. Una politica protezionistica determina quasi sempre un atteggiamento di rappresaglia da parte dei paesi penalizzati, dunque danneggia anche le esportazioni del paese che la pratica (per non parlare delle tensioni che possono sfociare in conflitti bellici).  [vonmises.it  Vernaglione(grassetto nostro)

Riassumiamo i pregi che il dumping ha per i libertari:

  • Rispetta la libertà
  • Offre costi minori al consumatore
  • Evita rappresaglie economiche
  • Riduce il rischio di conflitti armati

Discuteremo qui di seguito gli effetti del dumping per la società. Precisando che, per noi:

  • Esistono le persone organizzate in società
  • Non esiste uno Stato persona
  • Esistono gli statali, come persone
  • Esiste l’amministrazione statale impropriamente detta Stato
  • Lo Stato etico “sostanza etica consapevole di sé” è un concetto aberrante. E’ poi ben noto a quale “realizzazione concreta del bene universale” abbia portato.

Abbiamo dubbi sulla innocenza del dumping, ma abbiamo dubbi anche sul proibire per legge il dumping. Cercheremo di capire quale sia il male minore.

Chi crede che il dumping sia una pratica scorretta elenca vari motivi.

Noi addurremo solo qualche esempio di vendita sottocosto criticabile:

Esempio #1 Gare per lavori pubblici. Chi vince conta su richeste di varianti. L’aggiornamento ripagherà ad usura lo “sconto” iniziale e annullerà le penali sui ritardi.

Esempio #2 Esportazione sostenuta alzando i prezzi sul mercato interno. Il consumatore interno finanzia l’esportazione ma non partecipa all’utile.

Esempio #3 Prima si elimina la concorrenza e poi si profitta della posizione dominante acquisita.

Gli esempi possono far credere che il dumping sia un male per la società. In realtà la situazione è assai più complessa. Le norme anti dumping sono spesso una forma di protezionismo, che non è mai a favore di tutti, ma solo di pochi.

In alcuni casi il protezionismo assume delle forme poco trasparenti ed è difficile stabilire se una misura abbia o meno natura protezionistica. Come esempio considereremo il caso del dumping che è considerato come una forma di concorrenza sleale da parte di imprese estere.

http://www.dis.uniroma1.it/~fsr/LEZ1908.pdf

La stessa fonte, oltre ad evidenziare la possibile natura maligna delle norme anti dumping, mostra che può essere un modo per massimizzare i profitti. Cosa lecita e utile. Profitti e perdite sono la bussola per un buon uso delle risorse.

Prevedere il futuro è una impresa difficile anche nei fenomeni naturali. Giocare in borsa è facile, ma è un lusso costoso. Keynes amava ricordare che: Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile. Cioè: tu fai ragionamenti giusti, ma lui è irrazionale: tu sbagli previsione, lui te la fa pagare cara. Keynes, prima di dar consigli ai governanti, perse un sacco di soldi suoi in Borsa. Il che ci ricorda De André in Boccadirosa: Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio. Ragionare su modelli di una realtà che nessuno conosce tanto bene da prevedere il futuro è un rischio, ma è il male minore. Un modello è sempre discutibile ed è bene che lo sia. Persino i matematici congetturano prima di dimostrare i teoremi, e pure usano dimostrazioni per assurdo per negare certe assunzioni, visti i risultati.

Crescite in competizione 

Il dumping può giocare sui tempi e sullo sfruttamento di posizioni dominanti.

Occorre chiarire l’effetto di amplificazione delle differenze iniziali sul risultato finale.

Un produttore entra in un mercato vergine con un prodotto nuovo con quantità Po subito assorbita.  Il produttore aumenta la produzione con velocità P’ proporzionale alle sue dimensioni attuali P ed al suo dinamismo: P’ = r P. Il fattore r dipende dalla sua capacità di convincere altre persone a comprare il prodotto e da tante altre cose. Il rapporto P’/ P è una quantità osservabile ma, come tutte le grandezze economiche, non è prevedibile con certezza.

E’ ovvio che il produttore può rincitrullire o schiattare con eredi imbecilli: r varierà. La gente può cambiare gusti: il mercato si saturerà a volumi K diversi. Si può studiare ciò che accade con parametri variabili, ma non è intelligente complicare le cose prima di aver capito i meccanismi elementari. Questo si fa con l’equazione logistica: dP/dt = r P (1 – P/K )

L’andamento di P nel tempo deriva immediatamente, purché si precisi il valore di partenza, Po.

Si osserva una crescita circa esponenziale finché P è molto minore del massimo K. La velocità P’ poi diminuisce fino a svanire. Allo scopo non servono le parole, ma l’equazione che:

  • Esprime la relazione tra velocità di accrescimento P’ ed il valore attuale P
  • Determina l’evoluzione nel tempo P(t)
  • Precisa il numero dei gradi di libertà
  • Precisa il significato dei parametri
  • Permette la determinazione empirica dei parametri
  • Determina le conseguenze delle assunzioni fatte
  • Permette la discussione delle assunzioni visti i risultati

La stenografia matematica permette una analisi critica del modello ben più approfondita di una disquisizione a parole. Molti, purtroppo, non realizzano che le formule sono spesso soltanto una stenografia di lunghi discorsi, le odiano e le rifiutano. Peggio: le ritengono brutali semplificazioni, caricature della realtà. Ovviamente non imputano gli stessi difetti alle corrispondenti parole. Tullio De Mauro, linguista, non la pensava così, vedasi “La cultura degli italiani” e la sua critica al “rapporto retorico con le parole”.

La funzione logistica può essere utilizzata per illustrare il progresso della diffusione di un’innovazione tecnica, lungo il suo ciclo di vita. […] La funzione logistica è stata usata negli articoli di diversi ricercatori ell’IIASA (International Institute of Applied Systems Analysis).       https://it.wikipedia.org/wiki/Equazione_logistica.

Una buona introduzione alla logistica (e tante altre cose) si trova in “Anche tu matematico” di Roberto Vacca. Lettura suggerita a chi ha eccessivi “rapporti retorici con le parole”.

La fig. 1 mostra la tipica evoluzione di P(t) e P’(t).

Passiamo ora a esaminare il caso di due fornitori che competono sul medesimo mercato.

Il valore di saturazione K limita la produzione complessiva (P + Q). Le velocità di crescita di entrambi gli addendi saranno pertanto ridotte dal medesimo fattore [1 – (P + Q) / K ].

In generale saranno invece diverse le abilità e tutto quanto confluisce a determinare i rispettivi parametri di crescita (r, s):

P’ = r P [ 1 – (P + Q) / K ]

Q’ = s Q [1 – (P + Q) / K ]

Alcune cose sono prevedibili senza alcun calcolo. Se le abilità sono uguali (r = s) e le condizioni di partenza sono uguali (Po = Qo) i competitori devono rimanere alla pari ed infine sarà P = Q = K/2. Il modello conferma, fig.2. Il rapporto P / Q = 1 si mantiene in ogni istante. E’ possibile verificare in modo elementare che le equazioni differenziali sono soddisfatte (vedi riquadro).

Possiamo intuire qualitativamente poche altre cose. Ad esempio due competitori di pari bravura  (r = s), partono da valori iniziali diversi. I risultati saranno diversi ma, senza far di conto, non sapremo quanto diversi, fig.3: una piccola differenza iniziale (0.6) conduce ad una differenza cento volte maggiore (60). Solo il calcolo ci garantisce che P(t) / Q(t) = Po / Qo.

Può sembrare ingiusto che P abbia 4/5 e Q soltanto 1/5, avendo uguali capacità. Vista in altro modo: P ottiene 4 volte più di Q, ma ha anche investito 4 volte di più. Qui interessa soltanto mostrare che piccole differenze iniziali possono produrre rilevanti differenze finali.

Differenze di capacità danno risultati finali assai diversi anche a parità di punti di partenza. Questo parrà meno ingiusto, ma quantitativamente è sorprendente, fig. 4. Qui il più bravo si prende oltre 9/10 ed il meno bravo prende meno di 1/10. Il rapporto dei risultati è circa 12:1 mentre il rapporto delle capacità è soltanto 2:1. Può sembrare ingiusto ma poche cose al mondo sono lineari!

Di nuovo: non discutiamo questi aspetti, ma solo l’amplificazione delle differenze.

Rimane da considerare un ritardo T nella partenza di un competitore. Non sorprenderà che anche in questo caso le sorti divergano, fig.5. Basta pensare che nel tempo T uno solo ha avuto modo di crescere, nell’esempio da 0,5 a circa 2, mentre l’altro è rimasto fermo. La fig.5 è pertanto simile alla fig.3 essendo in entrambi i casi circa uguali a 4 i rapporti iniziali.

Questi effetti finali amplificati possono essere ottenuti con un dumping iniziale.

Le disuguaglianze sociali (evidenziate dalle curve di Lorenz e dagli indici di Gini) persistono nonostante il rimescolamento sociale. Ciò è dovuto anche a questa sensibilità del risultato finale. Le piccole differenze iniziali sono comunque facili ad aversi, quindi sono frequenti, inoltre hanno conseguenze rilevanti.

 

Il dumping infine è dannoso o no? Argomenti pro dumping

La posizione liberista è netta ed inequivocabile: le norme anti dumping sono un male. Ci sono anche motivi per sospettare che le norme anti dumping siano in realtà una delle tante forme di protezionismo. Luigi Einaudi nelle sue “Prediche inutili” mostrava che il protezionismo protegge i produttori, non i consumatori e che in totale nuoce alla società. Il danno e la stupidità dei dazi era già stato mostrato chiaramente da Pareto.

Argomento contro il dumping

Chi può vendere sottocosto, con perdite limitate essendo limitati i volumi, può impedire ad altri di accedere al mercato. Ovviamente poi i prezzi saranno alzati e non ci sarà più alcun vantaggio per il consumatore. Con concorrenza assente, il fornitore agirà in regime monopolistico.

I nostri dubbi

Ci rimane il dubbio che il dumping possa essere nocivo alla società. Ma abbiamo il sospetto che le norme anti dumping possano essere un rimedio peggiore del male. Secondo Pareto ogni legge nasce per porre rimedio a distorsioni e danni creati da una legge precedente. Non è stata ancora inventata una legge senza sgradevoli effetti collaterali.

La scienza economica

Rothbard, allievo di Von Mises, ha ben messo in guardia contro i modelli econometrici e gli economisti teorici: «se veramente fossero capaci di prevedere il futuro, non sprecherebbero il loro tempo scrivendo sulle newsletter finanziarie o costruendo modelli econometrici. Sarebbero troppo impegnati a fare i miliardi anticipando gli andamenti dei mercati delle azioni e dei beni».

Tanti altri ce lo ricordano continuamente, per esempio : http://vonmises.it/tag/econometria/

 

La vita non aspetta

Non sapremo mai esattamente il prezzo futuro del bene che oggi desideriamo tanto senza poterlo  comprare. Se e quando finalmente ce lo potremo permettere, saranno cambiate sia le nostre tasche sia il prezzo del bene desiderato. Però i progetti si fanno e le decisioni si prendono continuamente come meglio sembra al momento.

L’opinione contraria

Una liberista ci ha dichiarato che “in economia piccole differenze iniziali non possano portare a risultati assai diversi”. Noi questa evidenza empirica non la abbiamo. Al contrario. Inoltre ci pare ovvio che, in un mercato che si sviluppa, tutto si amplifica, differenze comprese. Il modello poi lo conferma. Nella critica vediamo anche un ricorso a ipse dixit. Von Mises condanna tutti i calcoli economici, noi abbiamo fatto dei calcoli, quindi noi siamo condannati da Von Mises in persona.

 

La nostra convinzione 

Se piccole differenze iniziali in economia non potessero dare rilevanti differenze finali:

  • il futuro sarebbe assai più prevedibile di quello che è
  • ci sarebbe necessariamente un errore nelle premesse del modello
  • avremmo usato un modello attendibile quanto una sfera di cristallo

Le premesse del modello logistico però sono semplici e classiche. Il modello è ben noto ed usato in tanti campi scientifici, dalla Biologia all’Economia. Le semplificazioni (i parametri costanti) sono rimuovibili, ma la conclusione rimane: le differenze sono amplificate.

 

Certezze e incertezze

I parametri del modello dipendono da decisioni umane non prevedibili esattamente.

Possiamo spiegare tante cose, prevederne poche, indovinarne una sola nel lontano futuro:

Nel lungo periodo saremo tutti morti. Keynes. Profezia affidabilissima (il profeta meno).

Conclusioni

Abbiamo trovato che piccole differenze iniziali possono condurre a grosse differenze finali.

Questo potrebbe essere un meccanismo malizioso in mano a chi fa dumping.

Osserviamo aspetti pro dumping e aspetti pro misure antidumping.

Per il mercato reale non sappiamo dire quale sia il male minore.

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About Author

Luigi Francesco Mojoli è nato nel 1941 a Milano e si è laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano. Ha pubblicato articoli e libri su problemi delle trasmissioni in Ponti Radio. Ha progettato la tratta radio in visibilità (LOS) più lunga al mondo: 360 km sopra il Mar Rosso, tra Sudan e Arabia Saudita. Ha contribuito alla normativa internazionale sui Ponti Radio (CCIR). Ha progettato i primi shelter a condizionamento passivo. Nel 2011 ha pubblicato "Analisi per adulti. Il senso della matematica oltre la regola della scimmia"

  • GIUSEPPE CACIOPPO

    Quando il dumping è praticato da entità con risorse praticamente illimitate i suoi effetti possono essere dirompenti. La Cina non è un mercato libero, le sue aziende sono coordinate e guidate dallo stato. La stessa ha dimostrato di essere il grado, per le dimensioni della sua potenza economica, di effettuare il dumping in modo efficace e con finalità strategiche. Se l’ Europa non mettesse dazi sull’ importazione dell’ acciaio avrebbe già perduto la sua industria siderurgica. La perdita di industria manifatturiera per concorrenza sleale, è sempre un danno, perché significa perdita di conoscenze, di capacità oltre che di posti di lavoro. Ma soprattutto significa perdita di autonomia e di libertà. Immaginiamo se dovessimo dipendere, per produzioni strategiche e vitali, da paesi totalitari quanto si ridurrebbe il nostro grado di autonomia!
    È vero che non esiste lo stato persona, tuttavia questo concetto a volte aiuta a capire certe dinamiche.

    • LUIGI MOJOLI

      Giulio Tremonti in Mundus Furiosus ricorda che gli davano addosso quando sosteneva la necessità di dazi a scemare ma non abolire di colpo. Il meglio a volte è nemico del bene. Certo che Stato Etico è un concetto forte. Certo che aiuta a capire certe dinamiche. Aiuta persino a scatenarle. Solo che non mi piacciono affatto.

      • GIUSEPPE CACIOPPO

        Penso di affermare una cosa ovvia nel dire che l’ economia non va vista solo in termini monetari. In un mondo in cui le grandi entità statali non possono più affrontarsi facendosi la guerra, le mosse strategiche sono più che mai di tipo economico, queste hanno sostituito cannoni e corazzate. E non mi riferisco solo alle mire egemoniche della Cina, ma anche alle dinamiche interne europee. La prepotente egemonia di Germania e Francia e la perdita progressiva della capacità della nostra industria manifatturiera non sono dovute soltanto ad un normale decadimento delle nostre capacità competitive, ma al fatto che queste nazioni effettuano, con efficacia, per esempio, un dumping di tipo finanziario. Impediscono con varie strategie l’ acquisizione dall’ estero di industrie e centri finanziari da loro ritenuti nodali ( di fatto quasi tutti) e di converso si dedicano allo shopping nelle altre nazioni in nome dell’ Europa e del libero mercato.
        Con questo non si vuole contestare l’ illuminante analisi del dottor Mojoli, che trovo bella ed elegante, ma semplicemente aggiungere un ulteriore fattore di complessità all’ argomento.

  • Luciano Castello

    Se non è certo chi subisca dei danni dal dumping è certo chi ne trae vantaggio: le Multinazionali. Esse non solo sono avvantaggiate in quanto hanno economie di scala, ma hanno la possibilità di abbattere i costi producendo in Stati dove conviene di più e hanno la possibilità di pagare le tasse in qualche paradiso fiscale.
    Si chiama dumping sociale e oggi è la norma.

    Nel breve questo può essere un vantaggio per i consumatori dei prodotti venduti in questo modo (tipicamente cittadini di Paesi sviluppati) ma nel medio-lungo periodo comporta un impoverimento di questi consumatori dato che produce la chiusura di aziende locali, maggiore disoccupazione, minori spese e minori entrate fiscali… Il gioco vale la candela?

    Per inciso: è quello che è successo in America negli ultimi anni e che Trump vorrebbe invertire

  • Giorgio Masiero

    Intanto grazie, Luigi, per questo tuo n-simo articolo stimolante.
    Io considero il dumping una legittima variante d’investimento e nessuno diverso da uno stakeholder diretto dell’azienda – ultimo lo stato! – può, a mio parere, mettere il naso sulle scelte strategiche degli amministratori. Per l’amministratore il dumping è un rischio “calcolato”, nei limiti in cui si possono calcolare i rischi in economia, allo stesso modo dell’acquisto di una nuova macchina costosa, dello studio di un nuovo prodotto o di un nuovo mercato: sono tutti costi che si caricano sui bilanci a breve in vista di attesi guadagni nel lungo termine.

  • AndreAX

    Posso chiedere se l’autore è un libertario come il qui scrivente? Mi sento di muovere una osservazione sulla sostenibilità, e dunque per via indiretta sulla dannosità, del dumping. Le conclusioni aperte sulla prassi sono tratte dal lato di chi la subisce ma non più di tanto viene detto sul soggetto o il gruppo sociale che la attua. Vendere sottocosto è difatti una pratica antieconomica, cioè poco intelligente, poichè è un azzardo che muove oltre la serie storica che costituisce il sistema dei prezzi per un dato bene. Sia A colui che fa dumping, ebbene A compie de facto un errore abbassando artificiosamente il tasso di preferenza temporale dei beni presenti avendo in mente aspettative sin troppo rosee per il futuro ritorno. Con questo in mente egli compie una scelta esclusiva e sceglie di totalizzare una perdita SICURA OGGI in vista di un ricavo INCERTO DOMANI. Così facendo egli altera la struttura produttiva indirizzando risorse verso una produzione che è sicuramente in perdita. Dunque se si cerca un aspetto eticamente certo esso può essere solo il VOLUTO spreco di risorse scarse che il dumping richiede, ed è a danno di chi lo opera non di chi lo riceve! Ritengo altresì che, in questa prospettiva spazio-temporale, non valga la prospettiva futura a giustificare il dumping poichè eticamente esiste SOLO il presente come tempo per la scelta; se infatti si scegliesse di proiettare la moralità di una scelta a posteriori si ricadrebbe per assurdo nella Amoralità machiavellica de “IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI”.

    • Giorgio Masiero

      Sicché, AndreaX, i supermercati che vendono periodicamente serie di prodotti sotto costo – e lo fanno tutti – sono poco intelligenti, alterano il mercato e sono amorali?

      • AndreAX

        No è una condizione temporalmente diversa. Nel caso da lei citato prof. Masiero è verosimile che il Wallmart di turno si trovi o a smaltire delle eccedenze dunque si tratta di un “ammortamento” spacciato per “sottocosto” oppure che sia semplice marketing e dunque non un vero-sottocosto. Tralasciando l’ultima situazione che è di scarso interesse, la differenza tra un dumping e il sottocosto del supermarket è che il primo è una scelta RAZIONALE (nel senso di una perdita razionalmente ricercata) A PRIORI la seconda è UNA SCELTA RAZIONALE A POSTERIORI (cioè un modo per limitare una perdita).

    • LUIGI MOJOLI

      Mah. Il suo ragionamento eccede le mie capacità di comprensione. Quasi tutta l’economia funziona con spese certe a fronte di ricavi futuri e pertanto pure incerti. Credo che molti uomini abbiano offerto un mazzo di fiori per ingraziarsi una donna. Il guaio poi non è una spesa senza riscontro, è Santippe. Se c’è cascato Socrate…

      • AndreAX

        Sisi ma di fondo infatti è così la mia voleva essere non una soluzione al dilemma di fatto irrisolvibile perchè richiede una conferma futura, quanto una precisazione forse antintuitiva che l’unico a rimetterci SICURAMENTE è chi il dumping lo fa esponendosi a un rischio che è ben maggiore del comune rischio di impresa. Quanto al suo essere un libertario di scuola austriaca ho visto giusto?

    • LUIGI MOJOLI

      A domanda risponde: sì, sostanzialmente. Ma i duri e puri mi rimproverano di stimare von Hayeck mentre loro accettano solo von Mises e suoi discepoli di stretta osservanza. A me piace la scuola di Vienna in senso lato, compresi Wittgenstein e Popper. Con uno che minaccia l’altro con un attizzatoio.

      • AndreAX

        Allora sono doppiamente interessato! Personalmente sono rimasto affascinato da Rothbard perchè mi sono accostato alla scuola tramite De Soto, suo allievo, e seguo Woods, che è un esponente della parte cattolica; visto che lei è un hayekiano magari può spiegarmi questa differenza interna: di Hayek non ho mai inteso l’irrazionalismo di fondo. L’impostazione di Mises che viene mantenuta anche poi, nonostante con un cambio metodologico, (Mises fu un fedele kantiano Rothbard un tomista) è quella logico aprioristica; tra i presupposti vi è la RAZIONALITA’ DEI MERCATI che è un luogo ideale degli scambi, che discende dalla RAZIONALITA’ DEGLI INDIVIDUI che appunto attuano gli scambi. Io credo che tutto ruoti attorno al concetto di IRRAZIONALE e secondo me Hayek lo interpreta come sinonimo di NON CONOSCIBILE invece per me è sinonimo di NON CONOSCIUTO. La differenza è la stessa che esiste in Sant’Agostino quando definisce il Male come NON-ESSERE. Cioè pensare un universo e degli attori razionali implica che ogni scelta sia razionale compreso l’errore che è intempestivo o ha una gradualità inappropriata. Tant’è che a posteriori quando l’errore viene RICONOSCIUTO esso ha una valenza informativa e può averla solo nella misura in cui fu è e sempre sarà CONOSCIBILE A PRIORI. Ad esempio oggi possediamo una conoscenza della biologia decisamente superiore a quella di Ippocrate o Galeno, ma le leggi della fisica, con le quali ci spieghiamo parte dei fenomeni, sono erano ed eternamente saranno le stesse anche ai tempi di Galeno ed Ippocrate,; la differenza informativa è nel modo di darsi a noi, mediante gli accidenti, della sostanza nel tempo e non già nella sostanza delle stesse. Irrazionale è dunque il nome che diamo a ciò che ancora non sappiamo ma possiamo sapere, escludere la possibilità di conoscere in qualsiasi tempo e luogo, vuol dire porci in un altro universo governato da altre leggi e altra logica, il che non può essere o cmq non è di nostro interesse.
        Porre dunque un dualismo conoscitivo di fondo come fa Hayek (perlomeno io così l’ho inteso e di questo cerco conferma) apre a un universo di tecniche matematiche volte a prevenire e domare l’elemento irrazionale che non hanno però un terreno logico su cui posare i piedi e che sono una vana pretesa se di vera irrazionalità si tratta.

  • Menanni

    Tutto molto interessante col difetto di partire dall’assunto che un pomodoro prodotto in Cina sia la stessa cosa di un pomodoro prodotto in Italia.

    • LUIGI MOJOLI

      Dove avrei fatto questa assunzione sui pomodori?
      Su attrezzi per irrigazione dei giardini la produzione è passata in un baleno da noi a paesi est Europa prima e a Cina poi.
      Mi sono trovato persino strumentazione cinese per aerei costruiti in Cechia.
      Il che mostra una certa permeabilità i.e. mercato unico.
      Forse le è sfuggita una cosuccia tipo WTO.
      Ma torniamo a cose serie, i pomodori. Da anni cerco un pomodoro italiano che sappia di pomodoro. Niente da fare. La vecchia semente non l’anno più raccolta, quella dei consorzi agrari dà prodotti insipidi. Però si conservano meglio. Per tirarli in faccia a chi so io sono ottimi.

      • GIUSEPPE CACIOPPO

        Concordo sui pomodori, sono abbastanza vecchio da ricordare con nostalgia il sapore di quelli veri. La loro sparizione non è certo un fenomeno dovuto al dumping. Piuttosto, il fatto meritorio che la moderna agricoltura grazie ai fertilizzanti, ai fitofarmaci e alla ricerca genetica abbia allontanato dalla fame miliardi di persone produce anche effetti di questo genere. Così la ricerca del dato quantitativo, portato alle massime conseguenze, può produrre uno scadimento qualitativo dei prodotti, a volte anche irreversibile. Concordo con il liberismo ma solo se “temperato”!

      • Menanni

        Chiedo scusa, ho scritto un’ovvietà ma sono stato criptico. Mi riferivo al fatto che l’analisi proposta presuppone che il prodotto del produttore A sia completamente indifferente al prodotto del produttore B. L’assunzione è stata fatta implicitamente. Quanto ai pomodori che sappiano di pomodori consiglio vivamente di curarsi un orto personale, visto che quelli che si comprano non maturano al sole ma nelle celle frigorifere.

        • LUIGI MOJOLI

          Scrivendo (P+Q) / K in entrambe le equazioni si intende competizione sul medesimo mercato. Non è che A sia indifferente a B, uno limita l’altro perché l’acquirente che vuole e può comprare, compra uno o l’altro. Non è neppure indifferente l’appetibilità dell’uno o dell’altro (parametri r, s). Sui pomodori sono assai più pessimista di lei: dalla Lombardia alla Puglia stessa solfa. Pure assaggiati belli maturi sul campo. Non si usano più le sementi di una volta. Fino a 10 anni fa in un campicello a Vimercate (MI) c’erano pomodori con profumo verace. Poi il pensionato che li curava ebbe l’idea di prendere la semente al Consorzio Agrario e fu la fine. OGM? Non lo so. Neppure sono pregiudizialmente contrario agli OGM. Ma siamo in tanti e la quantità è talvolta nemica della qualità.

          • Menanni

            Avevo inteso il “mercato” secondo il punto di vista microeconomico, ovvero incontro tra domanda e offerta di un determinato bene e credevo che i parametri r e s si riferissero, ad esempio, alle strategie di marketing o all’efficienza dei fattori produttivi in generale. Per non essere stato attento mangerò una confezione di pomodori della coop.

          • LUIGI MOJOLI

            Quando c’è una incomprensione tra chi scrive e chi legge, ed entrambi sono in buona fede, la responsabilità è sempre di chi scrive.

  • muggeridge

    Ho studiato il dumping quando lo facevano i giapponesi e l’economia cinese era ancora realmente comunista. I giapponesi facevano dumping, ma i cinesi sino a tempi recenti avevano più che altro prezzi bassi dovuti a bassi salari, questo non è esattamente dumping. Per me nell’analisi fatta, che è molto interessante, mancano le “barriere all’entrata”; se queste sono elevate si può sperare di eliminare la concorrenza, ma se sono basse appena alzi i prezzi te la ritrovi tutta.
    Altra cosa a margine: anche io avevo avuto informazioni su Keynes come cattivo investitore, ma di recente ho letto che, al contrario, è stato un buon investitore, pare che questa ultima cosa sia confermata:
    https://it.wikipedia.org/wiki/John_Maynard_Keynes
    Un’altra leggenda quindi da sfatare.

    • LUIGI MOJOLI

      Non ho nulla contro Wikipedia. Ho anzi avuto da un amico il prezioso consiglio di consultare di preferenza W. (in) inglese, effettivamente più completa e accurata.
      Per quanto riguarda Keynes rimando a
      http://www.ateconomics.com/wp-content/uploads/TERZI-A-2008-John-Maynard-Keynes.pdf
      dove cita:
      “Keynes, che aveva investito scommettendo sulla pace, subisce consistenti perdite nella propria ricchezza personale.”

      • muggeridge

        E’ quello che dice Wikipedia, ossia ha avuto problemi con la crisi del ’29, ma ha avuto risultati superiori alla media nel lungo periodo, quello in cui non si è ancora morti:-). Anche per me Wikipedia non è il massimo, ma la mia fonte era autorevole, solo che non la riesco a rintracciare e quindi ho ripiegato su Wikipedia che conferma questa cosa del ’29, ma chi non è caduto con la Grande Crisi ? Non tutti però si sono ripresi altrettanto brillantemente. Diciamo che si è voluto fare un caso fermandosi a una crisi che ha fatto quasi solo vittime e alla quale non ci si poteva facilmente sottrarre, ma non tutti, anzi ben pochi, hanno saputo recuperare negli anni seguenti.

  • valentino

    Io credo che il dumping
    sia neutro, è semplicemente uno strumento utilizzabile o meno secondo le circostanze; nello stesso modo vedo le regole anti-dumping.
    In ogni caso c’è dumping e dumping: il dumping del micro-produttore non ha lo stesso effetto ne’ le stesse prospettive da quello della multinazionale o di uno stato.
    Se la competizione fosse sul prodotto/servizio, non ci troverei nulla di male, ma la competizione sul prodotto è ormai marginale, tutti sono in grado di fare tutto e le aziende (multinazionali ma anche medio piccoli produttori) competono nel settore finanziario della borsa, dei fondi di investimento, dei bond tipici ed atipici.
    In questa situazione l’utilizzo del dumping è funzionale alla variazione del valore finanziario che si vuole raggiungere e del tempo in cui lo si vuole fare.
    la carta che gira rappresenta un valore immensamente superiore ai reali valori di produzionetrasformazionecommercio, diciamo che è un valore amplificato con un guadagno incommensurabile, anche l’effetto del dumping viene quindi amplificato e qui arriva il vero problema: solo chi è in qualche modo nel “giro finanziario” può permettersi il dumping perchè non lo ammortizza con un incerto guadagno futuro sulla vendita del proprio prodotto ma quasi immediatamente con la vendita di bond, cosa che che ha come modello di business la produzione ed il lavoro non può fare.
    Sono dell’opinione che in un mercato “sano” e cioè basato su produzione/trasformazione/commercio il dumping sia un legittimo strumento utilizzabile ma in un mercato drogato come quello attuale sia un danno perchè è un inganno nella maggioranza delle situazioni.
    Con questo non voglio condannare in toto il sistema borsistico che anzi è uno strumento utile ed importante di finanziamento e anche di fluidificazione aziendale (opposto al sistema capitalistico familiare) ma solo se il valore cartaceo sottostà al valore reale, purtroppo ormai è il valore reale a sottostare al valore cartaceo, il denaro, sempre più smaterializzato non rappresenta più il valore ma è esso stesso il valore slegato ed indipendente da qualsiasi realtà.
    Forse discutere di dumping in questa situazione è un po’ come discutere del sesso degli angeli, comunque l’articolo è interessante, completo, chiaro e mi associo anche all’elegante che qualcuno ha usato.