Opinioni & misure sulla cultura

29

 

Iniziamo con la scolarizzazione dal 1951 al 2001. Della cultura si dirà poi.

.

Il pezzo di carta

Considerare solo il numero di titoli di studio è come contare il numero di lavoratori ma non i soldi che prendono e neppure il valore della moneta con cui sono pagati.

I titoli di studio, pesati per il loro valore, devono essere rapportati alla popolazione, altrimenti sarebbe come dire che i Sudanesi sono più ricchi dei Lussemburghesi.

Chi detesta il PIL cioè, come disse Keynes, “quella cosa che cala se sposo la mia serva”, usi un qualsiasi altro indicatore come esempio. 

Tab. 2  Esempio di PIL annuale pro capite e complessivo. Anno 2016

       https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_(PPA)_pro_capite

 

Confronto tra due valutazioni

Per evitare errori di valutazione (male minore) o capziosità a sostegno di tesi preconcette (male maggiore) è utile procedere secondo tab.1 e fig.1.

B > A Se non è decente sostenere B < A
B < A Se non è decente sostenere B > A
B ≈ A Se non è applicabile uno dei casi precedenti

Tab.1  Criterio di giudizio suggeriti

 

La soglia di decisione sarà proporzionale agli errori di misura stimati, ma non deve essere tale da ridurre troppo le occorrenze decisive, fig.1.

Fig.1  Decisione in base al rapporto B/A.

Una panoramica ISTAT 

Dalla fig.2 si vede che sono sempre diminuiti gli analfabeti (prima serie) e sono sempre aumentati i diplomi superiori e le lauree (penultima e ultima serie). Si noti però che, fino al 1991, il diploma di III media era ancora il più diffuso.

 

Fig.2  ISTAT: 50 anni di istruzione

      http://www3.istat.it/dati/catalogo/20120118_00/cap_7.pdf

Analfabeti, analfabeti funzionali e scuola elementare

Gli analfabeti sono quasi scomparsi nel mezzo secolo dal 1951 al 2001. Però sappiamo che gli analfabeti funzionali, cioè coloro che sanno leggere ma non capiscono frasi anche molto semplici, sono ancora il 46% nel 2004. Fonte OCSE:  https://it.wikipedia.org/wiki/Analfabetismo_funzionale

Fig. 3  Analfabetismo dall’Unità d’Italia al nuovo secolo. ISTAT

       http://www3.istat.it/dati/catalogo/20120118_00/cap_7.pdf

In fig.3 abbiamo marcato con la riga nera il livello dell’analfabetismo funzionale.

L’ISTAT conta il numero dei diplomati, non misura le competenze e tanto meno ciò che rimane dopo qualche anno del fu “saper leggere, scrivere e far di conto”.

La discrepanza è enorme: il 98.5% prende il diploma di V elementare ma solo il 54% mantiene una minima capacità funzionale: www.edscuola.it/archivio/antologia/recensioni/de_mauro.pdf

Rimane la metà di poco.

Il volume della sfera dalla V elementare di un tempo è ora scivolato in III media.

Ciò che si imparava a 11 anni lo si impara a 14 anni: 11/14 = 78,6 %.

Questo somiglia molto a QI = 80. Termometro rozzo il QI, ma la febbre c’è.

Difficile confrontare le ricadute nell’ignoranza nel 2001 rispetto a quelle del 1951.

Stimiamo una riduzione al 70% della nuova scuola elementare rispetto alla vecchia.

Nota. Alcuni argomenti sono usciti dalle elementari, ma altri sono entrati: lingua estera, logica, informatica… Non ci pare che queste novità abbiano fatto miracoli.

Vero che “pollicino & pollicina” sono bravi con i tasti del cellulare ma l’informatica è altra cosa e poi queste attività giovanili hanno notevoli controindicazioni. Si veda:

http://www.lafeltrinelli.it/libri/manfred-spitzer/solitudine-digitale

http://www.corbaccio.it/generi/saggistica_generale/demenza_digitale

Chi vuole sentire l’altra campana passi dal medico Spitzer al filosofo Serres.

www.rickdeckard.net/…/non-è-un-mondo-per-vecchi-perché-i-ragazzi-rivoluzionano-.

Scuola media

E’ il titolo di studio più frequente fino al 1991. Al posto del latino dovrebbero esserci  argomenti moderni. In realtà i testi scolastici sono sconfortanti. Non si impara da chi non ha ancora capito il principio di Archimede dopo duemila anni. Bella modernità. Permane il ritmo rallentato, vizio appreso alle elementari: 11/14.

Le competenze in III media sono ridotte probabilmente al 60% di un tempo.

Lasciamoli divertire!

Osservate i giovani intervistati. Ascoltate domande e risposte:

http://www.lastampa.it/2017/02/23/multimedia/societa/…

Parole chiave: “Quando è nato Gesù” intervista “La Stampa”

Il nome del presidente del consiglio? Miglior risposta: Non c’è!

Quando è nato Gesù? Chi? E che ne so! / Negli anni ‘30 / Nel 900 avanti Cristo…

Chi ha scritto I Promessi sposi? Degli sposi! / Napoleone / Dante Alighieri…

Che festa è il 25 aprile? La Pasqua. La liberazione degli ebrei / dell’umanità…

Che cosa è il suffragio universale? Una catastrofe / Vincono le donne o gli uomini…

Cosa sono le unioni civili? Quelle dove non si picchiano…

L’intervistatore però ci illumina: L’amore è universale! F.to LGBT.

 

Superiori

L’accesso alle scuole superiori ha superato il 90% dei giovani, fig.4. Tentiamo una valutazione comparando le richieste del vecchio Esame di Maturità con quelle del nuovo Esame di Stato. Lasciamo stare le numerose testimonianze su esami farsa, fermo restando che un 60/100 non lo si nega a nessuno:

http://www.studenti.it/maturita-2013-e-una-farsa-il-racconto-di-un-professore.html

Abbiamo visto promuovere all’esame di maturità, liceo scientifico, una ragazza che presentò il foglio in bianco nella prova di Matematica. Promozione diseducativa.

Un tempo si portavano all’esame tutte le materie. Gentile specificò il programma d’esame, non cosa si dovesse insegnare in ogni anno. Ora si portano solo alcuni argomenti, in gran parte a scelta del candidato. L’asticella è posta ben più in basso.

Forese è ottimistico pensare che la competenza richiesta sia ridotta al 50%.

Fig. 4  Istruzione superiore. ISTAT

        http://www3.istat.it/dati/catalogo/20120118_00/cap_7.pdf

Università

E’ vero che le lauree sono aumentate da 1 a 7.5 % nel giro di 50 anni, tab.3.

Abbiamo riportato solo i dati per l’Italia omettendo lo spaccato in macroregioni (NordEst, NordOvest, Centro, Sud, Isole). Le differenze sono notevoli, ma O.T.

Tab. 3  Scolarizzazione dall’Unità d’Italia al nuovo secolo. ISTAT

       http://www3.istat.it/dati/catalogo/20120118_00/cap_7.pdf

Nel 1951 non esistevano le lauree triennali, quindi i titoli di studio erano relativi a corsi universitari di 5 anni (in media). Dando un peso 3/5 alle lauree brevi, il peso medio passa da 1 per le vecchie lauree a 4/5 per le nuove lauree. Ma gli studi sono degradati anche a causa della scarsa preparazione degli studenti, scesa al 50%, testimoniata dai professori universitari.

Stimiamo che rimanga alle lauree il 40% del valore di un tempo.

Nota: qui si valuta la media, non le eccellenze. Quelle c’erano anche nel 1951.

Fig. 5  Istruzione universitaria. ISTAT

      http://www3.istat.it/dati/catalogo/20120118_00/cap_7.pdf

Quattro conti della serva

La tab.4 prende le percentuali di popolazione date dall’ISTAT per i vari gradi di istruzione nel 1951 e nel 2001 e le moltiplica per la percentuale di istruzione.

Così sono calcolati i valori di istruzione in ogni grado e infine è fatta la somma.

La nuova istruzione complessivamente vale circa il 60% della vecchia.

Tab.4  Valutazione complessiva

Costi dell’istruzione

Tab. 5  Costi annuali pro capite e costo dei diplomi

Tutti felici ma …

E’ certo che si può vivere benissimo senza sapere chi ha scritto i Promessi Sposi.

Ma sarebbero ancora più felici con 235 mila Euro in più in tasca.

La società spreca tanti soldi in zucche vuote.

E’ meglio dare 10 borse di studio da 4 mila euro per 5 anni a meritevoli piuttosto che sprecare 200 mila euro per un solo asino.

Gli asini abbassano il livello di tutti e demotivano i professori.

I professori di domani saranno ex studenti di oggi. Tanti auguri a tutti.

Triste andamento

In 50 anni gli strumenti didattici moderni avrebbero dovuto portare a risultati migliori. Anche il livello culturale nelle famiglie avrebbe dovuto crescere. Invece vediamo il contrario. E’ un fallimento umano. E’ il fallimento di una Nazione.

Ci sono confronti umilianti, come si capisce dall’articolo di Giorgio Masiero:

Socrate e il problema di Basilea

Il contenuto mediamente acquisito ai vari livelli (elementare, medie, superiori, università) è costantemente diminuito: -30%; -40%; -50%; -60%.

Fig.6  Decadimento % dell’istruzione verso anni di scuola

CONCLUSIONE

Il livello culturale medio nella popolazione, assunto proporzionale al risultato scolare effettivo, si è ridotto da 100 nel 1951 a 60 nel 2001.

Epilogo

Intervista televisiva al prof. Giovanni Guanti, Roma Tre, facoltà di Lettere e Filosofia:

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/giarrusso-l’esame-barzelletta_694730.html

catania.liveuniversity.it/…/video-iene-regala-18-ai-suoi-studenti-il-prof-ho-accellerato..

Regala 18 ai suoi studenti. Il prof. “Ho accellerato i tempi di smaltimento”

L’evidenza in rosso è nostra, non riguarda il prof. Guanti ma catania.liveuniversity.

Estratto dall’intervista. Guanti (G) e l’intervistatore (I) sono riportati in corsivo.

  • (G) Il lavativo (sic) deve cuocere nel suo brodo. Bene, ma a non a spese degli altri.
  • (G) Ci pensa la vita a dar sberle. Perché io? Cambi mestiere. E’ una bussola rotta.
  • (G) E’ facile far della beneficenza… che non costa nulla. A lui.
  • (G) Senza far la parte del destino infame. Aiutare a rubare un titolo che parte è?
  • (G) Il sangue dalle rape comunque non lo si cava. Vero.
  • (G) I colleghi fanno ritornare 3, 4, 5, 6 volte la stessa persona e poi il 18 glielo danno… Frodano le regole in vigore. Dall’esame si esce legalmente con voto dal 18 al 30 o col “riprovato”. Ma loro non lo scrivono più. Nessuno osava ripresentarsi con due riprovati.
  • (G) io accelero lo smaltimento. Ingorga a valle e inflaziona il titolo di studio.
  • (G) E’ inutile tenere a scaldare i banchi chi non ha voglia.
  • (I) Non dovrebbero fare l’università. (G) Questo è un problema dei ragazzi e delle famiglie, … Le loro famiglie pagano una parte del costo. Problema anche di altri.
  • (G) [è un problema] non mio. Peggio del solito “non è di mia competenza”.
  • (I) se tutti facessero come lei avremmo laureati analfabeti. Vero.
  • (G) Questo è un discorso ipotetico. E allora?
  • (I) Quindi è una cosa corretta? (G) Corretto, con i tempi che corrono. Con i tempi che corrono (e i professori che abbiamo) tutto è lecito? Anche frodare le regole?
  • (G) Non sono un carabiniere, un controllore che deve certificare, che cosa? è una bussola rotta, da buttare. Dal tono delle parole in grassetto si deduce che per G. non c’è nulla da certificare. Una ragione in più per abolire il valore legale dei titoli di studio. I professori però ci tengono tanto al loro monopolio svilito.
  • (I) Lo Stato la paga anche per giudicare gli studenti
  • (G) Questa è una domanda da coglione (sic), da vero coglione (sic). I. ha fatto una affermazione ma per G. è una domanda. Fortuna che non insegna logica. Risponde con un insulto ripetuto e sottolineato: che finezza!
  • (I) se dovesse essere operato da un chirurgo laureato da professori tutti come lei sarebbe tranquillo? Domanda retorica, ma appropriata.
  • (G) Non si può mettere una disciplina cosiddetta umanistica sullo stesso piano di Ingegneria o Medicina. Vero. Però bisogna specificare chi sta sopra e chi sotto. Per Croce al di sotto della Filosofia è tutta roba da maniscalco. Pareto non la pensa così, ma non mi pare fosse e sia molto amato in Italia.
  • (G) io valuto casi individuali. (I) lei non valuta, manco una domanda, il 18 …
  • (G) Quello che dirò è troppo sottile per i media televisivi [ il popolo bue non mi merita]
  • (G) Io così distinguo anche le anime.
  • (I) Mette 18 a caso però distingue le anime
  • (G) Qualcuno parla a cazzo (sic)Chiusura in stile.

.

.

.

 

Share.

About Author

Luigi Francesco Mojoli è nato nel 1941 a Milano e si è laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano. Ha pubblicato articoli e libri su problemi delle trasmissioni in Ponti Radio. Ha progettato la tratta radio in visibilità (LOS) più lunga al mondo: 360 km sopra il Mar Rosso, tra Sudan e Arabia Saudita. Ha contribuito alla normativa internazionale sui Ponti Radio (CCIR). Ha progettato i primi shelter a condizionamento passivo. Nel 2011 ha pubblicato "Analisi per adulti. Il senso della matematica oltre la regola della scimmia"

29 commenti

  1. Credo che Mojoli abbia fatto molto bene a quantificare tale grave problema, perché una volta ho letto i commenti posti sotto ad un articolo dedicato alla lettera firmata da 600 professori universitari che segnalavano il crollo delle capacità linguistiche degli studenti: c’era chi voleva negare il problema del calo della qualità scolastica dando la colpa alle statistiche, con la motivazione che siccome sono aumentati rispetto agli anni ’50 gli iscritti alle università (cioè sono molto di più quelli che “ci provano” a laurearsi) allora è normale che si presentino in aula cani e porci che abbassano la media.
    Quest’argomentazione è smentita da vari fatti, uno dei più evidenti è che, come dice il nostro ingegnere, argomenti che si studiavano a 11 anni adesso si studiano a 14. È un dato tristissimo se per esempio ci mettiamo nei panni di uno studente capace e volenteroso che potrebbe apprendere prima molte cose, ma non può mica imporsi sul docente, sui programmi e sul resto della classe! Forse i genitori sì, ma nella mia piccola esperienza, negli incontri scuola-famiglia non mi è mai capitato di ascoltare un genitore lamentarsi che veniva spiegata poca roba in classe…diciamo che sarebbe stato fantascienza.

  2. Claude Liszt on

    Gent. dr. Mojoli,
    alcuni punti del suo contributo forse avrebbero meritato un approfondimento, a mio avviso. Riprenderò in mano questo suo contributo perché merita.
    Dalla mia posizione di docente universitario, le posso assicurare che è tutto tristemente vero.

    PS. Chissà se il MIUR avrà disposto un’indagine su quel docente universitario che regala il voto sufficiente minimo come fossero bon bon

    • LUIGI MOJOLI on

      Molto dovrebbe essere approfondito e spero che altri lo facciano. A me basterebbe che fosse recepita la differenza tra quantità e qualità. Una è facile da misurare, l’altra è difficile, ma conta solo il loro prodotto. C’è un punto che ho trascurato di evidenziare. Una valutazione puramente scolare dovrebbe dare un peso proporzionale agli anni di scolarità già nel riferimento del 1951. In questo caso il declino nel 2001 rispetto al 1951 appare minore. Ma la situazione rimane disastrosa. Per privilegiare al massimo la “cultura” in senso lato, ho dato peso 100 dato a tutti coloro che hanno passato esami impegnativi, quali che siano. In altre parole la valutazione 1951 è basata sul concetto: abbiamo speso X per la tua educazione, tu ne hai fatto tesoro al 100%, assumiamo che tu ti sia fatto una cultura, in gran parte non scolastica, popolare, da autodidatta, in bottega, che valutiamo 100 (come punto di riferimento rispetto al 2001).

  3. Cacciatrice di stelle on

    Ho dato per anni ripetizioni a ragazzi delle superiori che ignoravano il corretto ordine delle operazioni. L’ingegner Mojoli, con la sua equivalenza tra attuale terza media e vecchia quinta elementare è alquanto ottimista!!
    Comunque, a mio parere, sarebbe auspicabile un intervento a gamba tesa alle elementari, reintrodurre l’esame di quinta, ma, soprattutto, bocciare, bocciare, BOCCIARE!
    A proposito del degrado che avanza lungo il corso degli studi, emblematico è quanto accaduto ai più recenti test d’ingresso a medicina. Tolte le domande di logica (brutte e cattive, sia mai che si testi la capacità di un aspirante medico di prendere una decisione in situazioni complesse e con un tempo limitato, mica serve, a un medico). Sono passati quasi tutti.

  4. muggeridge on

    Pare tutto vero, ma a sensazione, non penso si possano fare calcoli prendendo solo lo spostamento dalla 5° elementare alla 3° media (per me poi è da 10 a 13 anni, non 14…) del volume della sfera. La mia opinione resta che sinché si fa la scuola dell’obbligo non debbano esistere bocciature, come è stato deciso nella civile e culturalmente attrezzata Austria. Poi se vuoi il diploma o la laurea che ti dovrebbe dare accesso più facilmente a livelli superiori di reddito, te lo devi meritare, quindi se non hai le basi o te le fai in fretta recuperando o non vieni mandato avanti.

    • LUIGI MOJOLI on

      Tutto democraticamente giusto: il popolo la pensa come Lei e quindi si continuerà così.
      Più facile assumere 10/13 che 10/14? Vero, basta trascurare la differenza tra inizio V e fine III media. Ma quanto cambia il risultato? Ogni mia stima (grossolana fin che vuole) è solo un peso dato a più fattori. E’ solo un invito a precisare i vostri fattori dando un briciolo di giustificazione: uno o più esempi e poi la conclusione sintetica. Quanto al non bocciare mai nessuno, mi perdoni: dissento. Se si manda in seconda elementare un bimbo che non ha imparato a leggere gli si fa solo del male. E’ molto più frustrante capire anni dopo di aver avuto una carità pelosa. Chi vuole e può faccia studiare i figli in Austria, ma io consiglierei la Finnlandia, dove entrano a 7 anni, fanno le pulizie, hanno il minimo di ore a scuola, e sono in testa alla classifica, quella stessa dove i nostri quindicenni sono in fondo. Tullio De Mauro affermò: occorrono famiglie tipo Suomi che noi non abbiamo. Vero. Ma perché non le abbiamo? E che dire di chi oggi si trova in cattedra ma è passato col 18 anzi 24 anzi 30 politico e di gruppo? Il nostro passato pesa sul presente e peserà ancora sul futuro. Alcune idee mi sembrano vecchiotte e decisamente fallimentari.

  5. Mi pare che questo nasce dal momento che l´educazione diventa un “diritto”, e ora siamo gia quasi arrivati a la laurea é un “diritto”:

    • LUIGI MOJOLI on

      Credo che sia davvero così. E’ più bello dire che abbiamo diritto alla salute invece che diritto ad essere curati decentemente. Essendo impossibile la salute eterna, si crea una scusa per qualsiasi sanità, tanto quella possibile quanto quella mala. Gli allievi e le loro famiglie non accettano più alcuna bussola che indichi il loro errore di rotta, ma poi si lamentano di trovarsi persi. I docenti mai ammetteranno un minimo di controllo di qualità su quello che fanno e sanno. Da pilota (PPL) dovevo passare un esame in volo ogni due anni, ma i piloti di linea hanno controlli semestrali. Gli insegnanti mai. Il modesto tentativo del prof. Berlinguer fece perdere la poltrona a lui e le successive elezioni al suo partito.

  6. Enzo Pennetta on

    Vedo che siamo tutti d’accordo sulla constatazione che la situazione riportata corrisponde alla realtà.
    Non concordo con la promozione obbligatoria proposta da Muggeridge in primo luogo perché fa male ai ragazzi che per un lungo periodo della loro crescita non si confronterebbero con le conseguenze delle loro azioni: la scuola dell’obbligo non significa obbligo di promozione.
    In secondo luogo direi che lo studio non deve essere un’avviamento al lavoro ma una formazione dell’Uomo, basta con “più inglese, Internet e Impresa” e andare con più lingue classiche, filosofia, dimostrazioni matematiche e storia del pensiero scientifico.
    Ma questo non avverrà, almeno per ora, perché il sistema anarco capitalistico nel quale viviamo ha bisogno di consumisti acritici che accettino di vivere e lavorare possibilmente sottopagati e senza protestare.

    • gianfranco56 on

      Caro Professore, io dubito fortemente che in un sistema anarco capitalistico, come lo chiama Lei, al Ministero dell’Istruzione ci vada un ministro con “diploma triennale per insegnare nella scuola materna” : http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/ministro/ministro_cv ; mi permetta di nutrire forti perplessità.
      Se l’Italia è rappresentata da costei, perché pretendere dai ragazzi, dalle famiglie e dagli studenti? Se a governare un Paese, con una storia invidiabile in tutto il mondo, ci mandi una semi-analfabeta, non puoi accusare il capitalismo. 🙂 🙂

        • gianfranco56 on

          …penso proprio di si; è il “bello” della democrazia, ovvero il governo dei poveri… [ Aristotele – Politica ] che, statisticamente parlando, sono anche i più ignoranti in ogni campo dello scibile umano….:-) 🙂 non stupidi, sia chiaro..non vorrei offendere nessuno..:-)

      • Enzo Pennetta on

        Il capitalismo di oggi non ha bisogno di persone formate culturalmente e ancor meno ne ha bisogno la finanza che guadagna sulle speculazioni, per loro vanno bene consumatori il più possibile vicini agli animali.
        Ed è per questo motivo che operano affinché persone come la Fedeli ottengano posti chiave.
        Famiglie e ragazzi dovrebbero rifiutare questo, sempre che non siano già diventati gregge da pascolo.

  7. Giorgio Masiero on

    Ti ringrazio, Luigi, per avermi immeritatamente citato tra gli altri riferimenti, molto più preparati di me. Il tuo articolo zeppo, com’è il tuo stile, di dati mi ha costretto ad aprire gli occhi su una realtà triste, che già immaginavo, ma su cui preferivo illudermi un pochettino.
    Non credo che la situazione negli altri paesi – tipo il Giappone o gli USA – sia molto migliore: senz’altro lì sapranno calcolare il volume della sfera meglio dei nostri, e perfino sviluppare in serie sinx o scrivere un’app piuttosto che soltanto usarla come i nostri figli deficienti…, però quanto a cultura umanistica, sono messi anche peggio, a quel che posso osservare direttamente.
    Mi pare tutta la stessa storia, ovunque, di rimbarbarimento: non servono uomini che pensino, ma uomini che sappiano eseguire.

    • LUIGI MOJOLI on

      Nella fattoria tutti gli animali sono uguali, ma alcuni lo sono di più. Anche nel peggio. Un amico mi parla della scuola francese (dove studia suo figlio liceale). Un disastro: paroloni a josa, ma contenuti vacui. Io osservo due cose: primo, sono malmessi ma meno di noi; secondo, vorrei vedere la trafila all’indietro di chi esce dalla Ecole Polytecnique o dalla Ecole Normale. Scommettiamo che hanno gli stessi voti mirabili ma non escono dalle stesse classi di quelli che lì non ci arrivano proprio? Anche in Francia promuovono tutti, ma non cooptano tutti in certi posti, amministrazione statale compresa.

      • GIUSEPPE CACIOPPO on

        Venti anni fa, quando mio figlio cominciò a frequentare le elementari, rimasi stupito dal cambiamento avvenuto rispetto ai miei tempi. Il maestro si era moltiplicato per quattro, così anche il carico dei compiti. I libri sembravano, in numero e volume, quelli di uno studente universitario e il loro contenuto era quanto di più astruso ed inadatto si potesse pensare per la mente di un bambino. Così i compiti servivano soprattutto per saggiare la cultura dei genitori! I bambini non avevano più il tempo di giocare e non capivano perché, dopo la tortura di stare fermi cinque ore al mattino, dovevano rovinarsi anche il pomeriggio!
        Tuttavia il risultato è ben compendiato dal Suo lavoro, che forse è anche troppo benevolo! Il novanta x cento dei ragazzini della quinta di mio figlio non conosceva le tabelline! La quantità aveva distrutto la qualità!
        Perché tutto ciò? Una risposta, dopo qualche anno, me la sono data! La scuola non era più finalizzata all’ apprendimento dei giovani alunni. Si era trasformata in un gigantesco contenitore di insegnanti altrimenti disoccupati ( i 4 maestri), e di libri inutili da far smaltire alle case editrici! Era la presa dei sindacati e della politica sulla scuola! Era l’ esito finale di quel “primato della politica” che è stata la la bandiera più sventolata dal 68!
        Oggi, con la Fedeli al comando, possiamo forse dire che la “lunga marcia” di quel movimento è giunta alla meta!

        • LUIGI MOJOLI on

          Questa Sua fotografa bene la situazione attuale e la sua genesi. Grazie.

          • GIUSEPPE CACIOPPO on

            Ringrazio Lei per avere sollevato una questione, con dati e grafici, che rimane sottotraccia nonostante l’ importanza!

  8. MenteLibera65 on

    L’articolo evidenzia in modo quasi scientifico una serie di fatti che da tutti sono conosciuti in modo sperimentale (anche soltanto facendo qualche domanda ai figli)

    Molti però vanno oltre e vi leggono un disegno preciso di qualche potere forte. Siete troppo ottimisti. Se ci fosse il disegno complottistico di un gruppo potente di persone, si potrebbe provare a combatterlo.

    Purtroppo la realtà è molto peggiore: Non c’è nessun disegno voluto.
    Tutto questo è la mera conseguenza delle modalità nelle quali si è sviluppato il mondo occidentale dal punto di vista economico, affidato al solo capitalismo liberista, senza reale mediazione statale.

    E’ evidente che il mondo, quindi anche gli studenti ed i professori, con la tecnologia è riuscito a fare a meno di una serie di professionalità scientifiche spinte e con la velocizzazione ha perso la possibilità vera dell’approfondimento, e direi anche la necessità effettiva dello stesso. La visione utilitaristica (impara quello che ti serve per lavorare) ha preso il posto di quella classica (impara tutto, e sarà poi facile imparare quello che ti serve per lavorare. Era inevitabile in un mondo concorrenziale.

    La quantità di nozioni raggiungibili sono di gran lunga maggiori a quelle singolarmente elaborabili, e la loro conoscenza non sarebbe comunque direttamente proporzionale al successo nella vita di tutti i giorni, in un mondo dove viene premiata l’apparenza e l’effimero, che producono molti più soldi della sostanza ed il duraturo (basta vedere la durata di un elettrodomestico).
    Pertanto la cultura approfondita è in controtendenza con l’economia, e poichè l’economia domina il mondo, la cultura approfondita ne esce perdente.

    Dovrebbero intervenire gli stati sovrani, ma poichè hanno spesso meno peso delle multinazionali, non sono in grado di intervenire.

    Le multinazionali, poi , anche volendo non possono che rispondere alle regole della concorrenza (meno costo = maggior guadagno = maggiori investimenti = permanenza sul mercato) e sanno che la loro sopravvivenza è legata alla vittoria sul mercato, anche se significa investire soltanto in tecnologia , che sostituisce la conoscenza delle persone. Quindi al di la della volontà dei singoli, se provassero a produrre meglio con costi del personale più alti, finirebbero col perire ed essere sostituite da altre.

    Che i soldi avessero un’anima propria e tendessero a concentrarsi all’infinito in poche mani lo aveva capito Marx già 150 anni fa. Da li nasce tutto.

    Ora non resta che aspettare che tutto il mondo diventi “consumatore” e non ci sia nessuna nazione più disposta a lavorare 18 ore al giorno a prezzi da fame, per far produrre beni a prezzi bassi da vendere alle nazioni più ricche (e ci siamo vicini, perchè finita la Cina, l’India , il SudAmerica , manca solo l’Africa). A quel punto o cambia il paradigma, o viene giù tutto.

    Tutto questo per dire che la cultura approfondita è destinata ad un lento ma inesorabile declino di massa a livello mondiale, relegata a poche punte di eccellenza.

    • LUIGI MOJOLI on

      Commento da meditare. La situazione è complicata. L’immobilismo è mascherato da riforme che non possono aggiustare una macchina ormai troppo compromessa. Concordo sul fatto che ci sia più stupidità che congiura, ma bastano pochi guastatori intelligenti a guidare una quantità di stupidi o semplicemente di poveracci che faticano a tirare la carretta. Per altro mi pare che poi Lei un disegno dietro ce lo veda. E forse pure di peggio: un meccanismo perverso, diabolico senza un diavolo. Io ricette non ne ho, ma un un provvedimento a costo zero lo suggerirei: ogni scuola esponga tre righe: A ,costo di soli stipendi; B numero di allievi; C costo pro capite A / B, divisione bella e fatta. Forse occorrerebbe aggiungere: se non siete evasori siete voi a pagare. Ho un istituto tecnico davanti a casa. Se le famiglie sapessero che ognuno costa 15 mila euro all’anno forse pretenderebbero qualche cosa di diverso dai figli e pure da se stessi.

  9. GIUSEPPE CACIOPPO on

    Negli anni sessanta Don Milani si batteva per l’ alfabetizzazione, dava per scontato che una volta raggiunto tale traguardo il più era fatto. Oggi che l’ analfabetismo è stato sconfitto ci rendiamo conto che il problema è più complesso. La cultura è un contenitore all’ interno del quale possiamo mettere tante cose, il problema è quali? Una società che ha rinunciato ad avere valori condivisi, che naviga nel relativismo più assoluto, non essendo condiviso neppure il concetto che la scuola debba perseguire un qualche obbiettivo, giustifica anche il professore universitario che regala l’ esame!
    Ma questa non è certo una novità, ” l’ innovazione” viene dalla rivoluzione del 68, e molti dei cattedratici di oggi vengono da quella cultura!

    • LUIGI MOJOLI on

      Molti sono convinti che il ’68 non conti più, tanto è lontano nel tempo. Errato. Ciò per cui allora lottavano gli studenti oggi lo hanno, quindi non lottano più. Sto leggendo “La mia corsa nel tempo” di Vittorino Andreoli. E’ una buona e onesta fotografia di quei tempi. Quanto a Don Milani, assai celebrato (a lui era dedicata anche la scuola dei miei figli) distribuiva sonori schiaffoni. Si fece regalare dalla mamma una Enciclopedia Treccani da dare ai ragazzi da ritagliare. Leggere e prendere qualche nota era troppo borghese vero?

  10. Ieri sera Pennetta e Htagliato mi hanno fatto una richiesta (https://www.enzopennetta.it/2017/03/limiti/#comment-3230354276) relativa agli errori nel calcolo che, secondo loro, dimostra l’implausibilità della teoria dell’evoluzione. Purtroppo ho letto tale richiesta stamattina, quando già era intervenuto il blocco dei commenti. Ho preparato un’adeguata risposta, con tanto di riferimenti bibliografici, ma siccome non mi piace andare off topic (e non avrebbe neanche senso, visto l’argomento che state discutendo qui), la fornirò alla prossima occasione in cui sul sito si parlerà di quegli argomenti.

    • Alla prossima occasione, allora, precisando che la richiesta NON era relativa agli errori nel calcolo sull’implausibilità , non faccia il furbo 😉
      La richiesta era sull’esistenza di un calcolo ALTERNATIVO che potesse dimostrare (ameno in teoria) perché sia plausibile il meccanismo neodarwiniano.

      • La vostra richiesta era conseguenza degli errori nel vostro calcolo che io avevo evidenziato. Lei ha affermato che “non possiamo nemmeno dimostrare che la probabilità sia diversa da quella del calcolo semplicistico senza un calcolo alternativo” e io ho intenzione di fornire un po’ di dati per dimostrare che invece è evidente che la probabilità è diversa.
        Il punto è che voi pretendete di calcolare la plausibilità dell’evoluzione sulla base di lanci di dadi, e questo (lo ripeto per l’ennesima volta) è sbagliato da un punto di vista logico, matematico e biologico. L’evoluzione è un processo fondato su leggi fisiche e biochimiche, e non si risolve con un semplice calcoletto.
        Poi, se proprio vogliamo ipersemplificare, possiamo farlo e vi mostrerò un calcoletto alternativo, ma l’importante è che sia chiaro il punto di partenza, e cioè che le mutazioni NON sono equiprobabili e NON sono indipendenti, né fra di loro né rispetto all’ambiente in cui sono immerse. E questo è un dato di fatto incontrovertibile, sul quale spero concorderemo tutti (e del quale comunque fornirò adeguate prove).

        • Simon de Cyrène on

          Bene se “le mutazioni NON sono equiprobabili e NON sono indipendenti, né fra di loro né rispetto all’ambiente in cui sono immerse” : allora siamo tutti d’accordo, l’evoluzione non è casuale. Punkt Schluss.
          Lavoriamo adesso a scoprire quali siano le leggi che sottintendono il processo evolutivo e proviamone la riproduttività, visto che siamo ormai tutti d’accordo che il sistema è causale.

        • Il punti di partenza è assodato, le mutazioni non sono equiprobabili né indipendenti tra loro e non ci servono prove (ci credo e concordo con l’ultimo commento di Simon), aspettiamo però, al prossimo articolo sull’evoluzione, il calcoletto alternativo.

  11. LUIGI MOJOLI on

    Nella impaginazione dell’articolo è scomparso il colore per cui ha perso di senso la frase:
    ” L’evidenza in rosso è nostra, non riguarda il prof. Guanti ma catania.liveuniversity.”
    Si tratta della doppia elle in “accellerato” ripetuta due volte, non pare errore di battitura.
    Per Università e universitari non è il massimo. Non sono un fanatico dell’ortografia.
    Mi chiedo se spendiamo bene o male tempo e soldi.
    Ho visto una spiegazione del “gradiente” in una dispensa per studenti di Farmacia alla Sapienza, Roma. Spiegazione assurda e zeppa di errori. Ora capisco perché il prof. Tonzig mi diceva: stiamo perdendo la Fisica elementare.

  12. Enzo Pennetta on

    Così, tanto per avere conferme della direzione voluta da chi ha voluto la Fedeli: