Macron, i migranti e il malthusianesimo delirante

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Non c’è “nuovo” che tenga, nella politica chiunque raggiunga il vertice si allinea sulle stesse direttive, Anche Macron si dichiara malthusiano.

Anche a costo di sfidare il ridicolo.

Il malthusianesimo è una dottrina economica che, rifacendosi all’economista inglese Thomas Malthus, attribuisce principalmente alla pressione demografica la diffusione della povertà e della fame nel mondo, cioè in sostanza allo stretto rapporto esistente tra popolazione e risorse naturali disponibili sul pianeta”

così su Wikipedia viene efficacemente riassunto il malthusianesimo.

In poche parole, secondo il malthusianesimo, la povertà è dovuta la numero troppo alto di persone rispetto alle risorse disponibili e quindi un paese povero dovrebbe vedere la sua situazione migliorare riducendo le nascite e di conseguenza la popolazione. Queste sono le stesse linee guida delle politiche antinataliste che vengono proposte ai paesi africani dalle organizzazioni internazionali, ONU in testa. L’ultima conferma in ordine cronologico è venuta da Emmanuelle Macron che con una dichiarazione al G20 ha incolpato le donne africane che generando 7-8 figli a testa sarebbero responsabili delle attuali condizioni del continente.

 

 

Secondo il Presidente la natalità sarebbe un “problema di civiltà”, qualunque cosa indichi tale parola, il termine “civiltà” è infatti sempre più chiaramente un guscio vuoto dentro il quale ci si può mettere qualsiasi cosa. La presa di posizione neomalthusiana è stata però aspramente criticata dalla storica testata di sinistra “Liberation” con parole ampiamente sovrapponibili a quelle che ho spesso usato qui su CS:

Riprendendo un caso di sterilizzazione forzata avvenuto negli anni ’70 nelle isole Reunion, Liberation fa delle affermazioni importanti:

…la maggioranza degli studi provano al giorno d’oggi che è il sottosviluppo che determina la sovrappopolazione”  e poi ancora “La teoria della sovrappopolazione evita inoltre di porre domande sul ruolo del colonialismo e dell’imperialismo sulla povertà“.

L’alta natalità è di fatto una reazione ad un’alta mortalità, la stessa cosa avveniva in Europa nei secoli scorsi quando ogni donna aveva molti più figli dello stretto necessario a mantenere stabile la popolazione. L’inversione del rapporto causa effetto tra povertà e natalità mostra la balla legata al presunto problema dell’eccessiva natalità come casua della povertà ed è la prima confutazione del malthusianesimo.

Contemporaneamente, presi in un orgasmico delirio di bipensiero orwelliano, ci viene detto dal presidente dell’INPS, Tito Boeri, che il problema di un paese dell’Occidente come l’Italia è l’esatto contrario, e cioè il calo demografico che se non compensato dall’immigrazione porterebbe al collasso dell’INPS e quindi alla povertà per milioni di pensionati:

…la minaccia più grave alla sostenibilità del nostro sistema pensionistico, che è attrezzato per reggere ad un aumento della longevità, ma che sarebbe messo in seria difficoltà da ulteriori riduzioni delle coorti in ingresso nei registri dei contribuenti rispetto agli scenari demografici di lungo periodo”.

da Wired

Sorvolando sulle critiche fatte anche da parti autorevoli (vedi E. Gotti Tedeschi) alla fondatezza di questa posizione, emerge una visione diametralmente opposta a quella malthusiana: per l’italia la diminuzione della popolazione porta povertà e va contrastata con l’arrivo di migranti. Ma se la riduzione della popolazione secondo il malthusiamesimo è la soluzione alla povertà, perché adesso che stiamo riducendo la popolazione non diventiamo tutti ricchi?

Siamo davanti ad una contraddizione elementare: l’Africa è povera perché ha troppi abitanti, l’Italia rischia di impoverirsi perché ne ha troppo pochi. Bipensiero appunto, il problema è che non siamo in un romanzo di Orwell.

Uscendo fuori dalla logica del bipensiero resta il fatto che il malthusianesimo (all’origine della selezione naturale di Darwin e del darwinismo sociale) è nato per giustificare le ineguaglianze sociali nell’Inghilterra colonialista e capitalista, il problema dell’Africa non sono le sue donne e i suoi figli, come ripete ancora oggi Macron. Le aggressive politiche antinataliste imposte dall’Occidente sono infatti la continuazione del colonialismo con altri mezzi, come ha detto in questi giorni alla BBC Obianuju Ekeocha, ingegnere biomedico di origine nigeriana e fondatrice di Culture of Life Africa:

Non capisco, se la stragrande maggioranza degli africani non vuole l’aborto, perché l’Occidente dovrebbe spendere soldi per cercare di introdurlo?».
Presa in contropiede, la giornalista della Bbc ritratta: il punto non è l’aborto, ma la contraccezione che le donne africane «dovrebbero avere». L’attivista africana si irrigidisce: «Lei dice “dovrebbero”, ma chi è lei per decidere? In Africa non c’è richiesta di contraccettivi. Quello che la gente vuole e chiede ogni giorno è cibo, acqua, servizi sanitari di base e scuole. Basta parlare con gli africani a casa loro per saperlo».

La conduttrice della Bbc insiste però che la contraccezione è un «diritto umano fondamentale» e che «con i programmi di pianificazione familiare si aiutano le famiglie a uscire dalla povertà». «Questa è la soluzione al problema dell’Africa che voi occidentali proponete», risponde la fondatrice di Culture of Life Africa. «Ma se ascoltaste anche gli africani, quando dite di volerli aiutare, scoprireste che non è quello che noi vogliamo. Perché cercate di imporci la vostra cultura senza preoccuparvi di quello che noi vogliamo? Questo è un atteggiamento colonialista e dovreste fare attenzione a portarlo avanti».

Da Tempi

 

 

Se dunque l’eccessiva popolazione non è il problema dell’Africa ma lo è il mancato sviluppo, al contrario la riduzione della popolazione in Italia è un vero problema che ha origine nella promozione delle idee malthusiane in Occidente e delle quali ci troviamo a pagare il conto.

Il malthusianesimo si rivela quindi una dottrina doppiamente sconfitta dalla storia e dai fatti ma che viene continuamente sostenuta e riproposta, come ha fatto Macron.

Ma il malthusianesimo non è una dottrina sbagliata e sconfitta se al contrario il vero fine è mantenere i privilegi di pochi facendo finta, davanti all’opinione pubblica, di promuovere lo sviluppo dei più poveri. In tal caso è una dottrina vincente.

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali. Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo"

  • valentino

    Penosa la giornalista che continua a ripetere pappagallescamente la stessa cosa per imporre la sua visione. Diritto all’accesso alla contraccezione? Ma va là, ascolta quello che un’africana ha da dirti piuttosto, chi meglio di lei che è figlia di quella terra e che in quella terra vive e lavora, per altro a contatto con migliaia di donne e i loro problemi, può sapere di cosa le donne africane, e l’Africa in generale ha bisogno? A meno che non si pensi che gli africani siano tutti dei minus habens, ma questo a casa mia si chiama razzismo e questo è un’ulteriore contraddizione del bipensiero che vuole combattere il razzismo su basi razziste.

    • Enzo Pennetta

      Tu Valentino quelle realtà le hai conosciute bene, questo tuo commento ha un peso particolare.

  • gianfranco56

    Ottimo Professore, come sempre! Io sono d’accordo che l’occidente ( anche se quì sarebbe il caso di aprire un capitolo per non criminalizzare, per esempio, tutti gli americani, inglesi, ecc, ignari di tutto ciò) vuole imporre il suo stile di vita agli altri popoli. Magari attraverso l’esportazione della democrazia con le bombe. C’è però un punto sul quale dissento. Quando il medico dice : “…Quello che la gente vuole e chiede ogni giorno è cibo, acqua, servizi sanitari di base e scuole. Basta parlare con gli africani a casa loro per saperlo.” Ebbene, tutti questi beni, prodotti, chiamiamoli come si vuole, occorre produrli, perché non nascono dalle piante.( anche se nascessero dalle piante, occorrerebbe comunque produzione; vedasi il tabacco) Occorrono capitali e forza lavoro. Occorre esattamente quello che fa l’occidente industrializzato, ovvero il capitalismo. L’altra sera, sulla faziosa RAI 3 è stato trasmesso un documentario LUCE, sul fascismo. Commenti a parte su questo, quando l’italia ha colonizzato diversi paesi africani, Libia compreso, sono stati spesi enormi quantità di denaro per quello che noi occidentali chiamiamo civiltà. Il mio piccolo giardino di casa, per rimanere così com’è e non tramutarsi in una “selva oscura” necessita delle mie cure costanti. Il mio lavoro ( aggratis) , l’acqua ( che pago ) il tosaerba, con la sua manutenzione periodica. Olio,benzina, candele e, mi fermo quì. Un semplice esempio di capitalismo domestico. Buona domenica Professore ad anche a tutti i lettori/commentatori.

    • valentino

      Quando il Professore ciclista stava a capo dell’IRI, inondò il Ghana con i pomodori pelati (non ricordo se Cirio, De Rica o entrambi) ad un prezzo stracciato mandando in crisi ed espellendo dal mercato centinaia di famiglie che in quel paese con la coltivazione del pomodoro vivevano. Ora mi domando siamo proprio sicuri che il nostro modello di sviluppo sia quello giusto per l’Africa? Siamo proprio sicuri che un sistema che funziona quì funzioni altrettanto bene lì? E se ne siamo sicuri, siamo sicuri che possa essere vantaggioso imporre i nostri ritmi piuttosto che applicare una “perfusione” lenta?
      Insomma ammesso e non concesso che il sistema capitalistico sia l’unica soluzione valida, cosa di cui io non sono affatto convinto, esiste un problema culturale a monte che non può essere rimosso o ignorato se non con la violenza.
      Il difetto principale del capitalismo così come si è evoluto è la sua premura di omogeneizzare tutto secondo la propria visione e di farlo in fretta, più in fretta possibile.
      D’altra parte il capitalismo moderno non basa più la ricchezza sul reale valore delle cose e sui differenziali di valore ma unicamente sulla “velocità di circolazione della moneta”, cioè sul correre affannosamente a turare falle sul velo di irrealtà che copre un sottostante nulla.
      Il sistema è agli sgoccioli, l’unica sua possibile salvezza è quella di riuscire, prima che si verifichi il grande crollo, a sottomettere in un nuovo regime di schiavitù globale tutto il mondo, per questo ci sono queste accelerazioni, questa premura di raggiungere risultati immediati nell’esportazione di bombecrazia, nell’imposizione del controllo delle nascite, nel provocare e sostenere migrazioni bibliche; il tempo rimasto è poco.
      Se il raggiungimento dell’obbiettivo richiede milioni di morti, richiede di ignorare i reali bisogni delle popolazioni non importa si va avanti lo stesso, tanto sono solo schiavi e se non lo sono ancora compiutamente oggi lo diventeranno ben presto.
      Basterebbe soffermarsi sulle nefandezze del progetto sul Volta (ancora Ghana), il governo aveva un progetto per costruire una centrale elettrica sul Volta, ha autofinanziato tutti gli studi e la progettazione con l’assicurazione che la Banca Mondiale avrebbe cofinanziato l’opera, lo scopo era produzione di energia elettrica; quando tutto era pronto, all’improvviso la Banca mondiale ha ritirato il patrocinio e il governo si è trovato ad aver speso tutti quei soldi per nulla non avendo i mezzi per realizzare l’opera senza interventi esterni; ecco che si presenta l’angelo salvatore del mondo capitalismo: l’ALCOA (sì la stessa dei giochini sporchi in Sardegna) che si offre di realizzare l’opera in cambio dei diritti minerari sulla bauxite (produzione di alluminio), il governo accetta anche per le promesse di posti di lavoro e di fornitura di energia a basso costo e l’opera viene realizzata con il contributo della Banca mondiale stranamente ricredutasi; risultato, i posti di lavoro sono stati davvero pochi e quasi tutti a livello di bassa manovalanza, la fornitura elettrica è di tipo discontinuo, viene immesso in rete solo quanto avanza dalle enormi richieste energetiche della lavorazione della bauxite, la fornitura è quindi scarsa e spesso interrotta con continui black-out anche di diverse ore, il Ghana deve ripagare il finanziamento della Banca mondiale. Qualche anno fa il governo acquisisce ulteriori quote ma sembra che invece di acquisire valore vada ad acquisire ulteriore debito da cui Alcoa si libera (https://www.ghanaweb.com/GhanaHomePage/features/Alcoa-In-Alumina-Politrcks-In-Ghana-58622)
      Per non parlare poi del rame dello Zambia, ed infatti si tace pudicamente (https://www.youtube.com/watch?v=b7Bd5jollQE)
      O vogliamo parlare del coltan in Congo?
      https://www.youtube.com/watch?v=5EQxObNr3LU
      O forse del Cacao in Costa d’Avorio?
      https://www.youtube.com/watch?v=BeJy3dA4Ahk
      https://www.youtube.com/watch?v=462mnZ3kQfY

      Il problema vero è che il nostro capitalismo non permette agli africani di occuparsi e curare il loro giardino ma si assicura che se ne stano ben fuori, con l’esclusioni di quei traditori che hanno venduto i loro paesi e la loro gente in cambio di esagerati privilegi personali (non sta succedendo la stessa cosa anche da noi?). E’ pur vero che i popoli africani hanno una certa inerzia ma io credo che se l’Africa si salverà lo dovrà proprio a questa inerzia che permetterà all’Africa di non rimanere coinvolta più di tanto nel crollo del capitalismo speculativo.
      Tutte le volte che un paese africano ha applicato i suggerimenti del civile occidente capitalistico si è trovato ancor più legato ed imprigionato in una situazione di ingiustizia.

      E’ ovvio che se smettessero di fare figli e se quei pochi che venissero concepiti potessero essere facilmente soppressi, a breve il problema cesserebbe di esistere e le risorse sarebbero disponibili senza più alcun ostacolo.
      Chi vivrà vedrà.

      • Voce nel deserto

        Bravo Valentino 😉

      • gianfranco56

        Grazie per la sua risposta. Tuttavia il mio intervento non voleva aprire un topic sul capitalismo. Volevo soffermarmi esclusivamente sulle parole della dottoressa, che non ripeto. Faccio io una domanda a Lei. Gli stati africani ( scelgano il sistema economico che preferiscono) sono o non sono capaci di costruirsi/prodursi i beni materiali che chiedono? Per la loro popolazione? E’ questa la domanda fondamentale. Oppure ci saranno continue migrazioni economiche, verso i paesi del NORD? L’Italietta, per quel poco che io conosco, non ha materie prime, eppure la sua popolazione vive egregiamente. ( parlo dal punto di vista economico) .L’Africa, mi pare possegga anche grandi risorse di materie prima. Perché non le sfrutta? A mio avviso è una questione esclusivamente culturale. Il Bio-ingegnere dice : ” «Gli africani chiedono cibo, acqua, sanità e scuole. Non contraccettivi»
        Non può che trovarmi d’accordo aggiungendo, pero: prego dottore, spieghi agli africani come vorrebbe acquisire ( senza rubare) questi beni. Troppo comodo dire VOGLIO/CHIEDO. Quando ero piccolo, mia nonna mi diceva : L’erba voglio non nasce nemmeno nel giardino del Rè. Io non penso, come ha scritto l’amico, quì, di avere una visione distorta del capitalismo. Io penso che non esiste nessun altro modo per produrre i beni che aggiungere il lavoro alla materia prima.
        E, quando tutto questo è organizzato, compresa la filiera della distribuzione, si parla di capitalismo. Se qualcuno di voi, conosce un modo diverso di far crescere una pianta nel proprio giardino che non sia, attraverso il proprio lavoro ed il proprio terreno, me lo dica. Le sarò molto grato. Io sono pronto a sottoscrivere in toto il discorso del Bio-ingegnere quando ella mi dirà anche il modo per realizzare quei beni di cui tanto l’Africa, a suo dire aspirerebbe.

        • Voce nel deserto

          Gli stati africani sono o non sono capaci di costruirsi/prodursi i beni materiali che chiedono?
          Essendo gli stati Africani composti da esseri umani, esattamente come gli stati Occidentali, la risposta è: in potenza sì certamente, visto che in quanto esseri umani anche gli Africani sono dotati dell’intelligenza necessaria per traghettarsi verso tale l’obbiettivo.

          Oppure ci saranno continue migrazioni economiche, verso i paesi del NORD?
          Le migrazioni verso l’Occidente sono la conseguenza delle condizioni di indigenza e povertà in cui versa il terzo mondo, le quali sono a loro volta CAUSATE VOLONTARIAMENTE E PIANIFICATE A TAVOLINO dall’Occidente imperialista e colonialista il quale, mantenendo l’Africa in uno stato di indigenza e di sotto-popolazione, se ne garantisce l’asservimento impedendone l’emancipazione e l’autodeterminazione e potendo così continuare indisturbato a depredarla delle sue risorse paralizzandone inoltre la società ad uno stadio pre-industriale, anche (ma non solo) per ragioni di densità demografica a causa delle quali la società Africana non riesce a raggiungere la quantità necessaria di crescita che le possa consentire il passaggio da società pre-industriale ad industriale.

          L’Italietta, per quel poco che io conosco, non ha materie prime, eppure la sua popolazione vive egregiamente.
          Ecco infatti, lei ne conosce davvero poco allora…
          Lo vada a dire ai senzatetto o agli imprenditori che si suicidano se se la spassano egregiamente… così come tutte le famiglie e le persone che vivono sotto la soglia di povertà…
          Ma a parte questo si ricordi sempre che la maggior parte del surplus di cui gode l’Occidente (Italia compresa) è merito dello SFRUTTAMENTO imperialista e colonialista del terzo mondo.
          Valentino le ha fornito degli esempi molto chiari di questo fenomeno…

          L’Africa, mi pare possegga anche grandi risorse di materie prima. Perché non le sfrutta?
          Perchè le viene impedito, mantenendo la popolazione sotto-popolata, ignorante e povera.

          Io penso che non esiste nessun altro modo per produrre i beni che aggiungere il lavoro alla materia prima.
          E su questo non ci piove e nessuno lo mette in discussione.
          Ma non è che il lavoro sia una prerogativa del sistema capitalistico…
          L’essere umano ha sempre lavorato, da quando esiste…
          Il lavoro è un attività che l’essere umano svolge sia che viva in un regime capitalista che sotto una monarchia assoluta o sotto in un regime comunista…

          E, quando tutto questo è organizzato, compresa la filiera della distribuzione, si parla di capitalismo.
          […]
          Se qualcuno di voi, conosce un modo diverso di far crescere una pianta nel proprio giardino che non sia, attraverso il proprio lavoro ed il proprio terreno, me lo dica.

          No, questa è la sua personale definizione di capitalismo: distorta e sbagliata appunto.
          I core concepts del capitalismo sono:
          – la competizione;
          – l’accumulo del capitale come fine principale dell’attività economica;
          – il libero mercato (Adam Smith);
          – la proprietà privata del capitale
          – il consumismo come stile di vita indispensabile affinchè il sistema non collassi.

          Il lavoro, glielo ripeto, è un’attività che l’essere umano svolge da quando esiste e da ancora prima che la parola “capitalismo” potesse anche solo venire immaginata.
          Non è di certo nato con il capitalismo…

        • Enzo Pennetta

          Gli stati africani avranno certamente delle colpe, del resto anche da queste parti sembra che non manchino, ma il dato più importante è che vengono di fatto espropriati delle loro ricchezze con la trappola dei prestiti inestinguibili messa in atto dalla Banca Mondiale.
          Una volta effettuato il prestito il FMI obbliga a favorire le multinazionali che però a loro volta si appropriano dei profitti lasciando al paese ospitante solo dei magri salari, in questo modo il debito non fa che salire divenendo appunto inestinguibile, se vogliamo è la tecnica degli strozzini: non puntare alla restituzione del prestito ma alla sua perpetuazione che rende la vittima schiava a vita dello strozzino stesso.
          Ecco allora che il mancato sviluppo si spiega, e purtroppo questo schema è stato adesso applicato alla Grecia ed è quello che sta minacciando altri paesi del nord del mondo, noi compresi ovviamente.

    • Voce nel deserto

      Gianfranco, ha un’idea un po’ superficiale e distorta del termine “capitalismo“.
      Capitalismo non significa “unica forma di organizzazione economica possibile nella quale possa esistere il capitale e nella quale esistano meccanismi di gestione ed amministrazione del capitale stesso“… ^^

      Sono ben altre le implicazioni del termine che lo contraddistinguono 🙂

      Inoltre il termine “capitale” inteso come soldi/moneta/valuta non è di certo sinonimo di ricchezza reale.
      È la ricchezza reale che ha delle potenzialità, non il “capitale” in sè.

  • GIUSEPPE CACIOPPO

    I problemi africani non si affrontano con le ricette alla Macron, il quale si presenta già come personaggio vacuo quanto tronfio, in perfetta continuità con i suoi predecessori.
    Nemmeno si risolvono dando tutta la colpa a quei cattivoni degli occidentali.
    C’ è un problema culturale che è bene non sottovalutare se si vuole il bene della popolazioni di questo continente.
    Problema del tribalismo che fa si che si abbia a cuore, da parte dei governanti, delle sorti della propria etnia riservando indifferenza e ostilità alle altre tribù.
    Corruzione dei governanti patologica e generalizzata, che fa si che accanto alla povertà più estrema convivano ricchezze e opulenze scandalose. Questo porta allo sperpero dei consistenti aiuti che provengono dall’ occidente.
    In troppe realtà africane persistono concetti radicati che fanno sì che gli uomini evitino il lavoro pretendendo, in virtù di un una pretesa superiorità maschile, che questo sia svolto dalle donne.
    Questo mi risulta da testimonianze di prima mano da parte di amici che hanno soggiornato in Africa per lavoro o volontariato.
    Le stesse cose in modo molto approfondito e documentato le scrive da anni la studiosa di fatti africani Anna Bono, i cui articoli sono reperibili nell’ archivio del sito in linea ” la nuova bussola quotidiana’.
    Se questi aspetti e altri ancora non vengono evidenziati per essere in qualche modo affrontati,
    gli africani continueranno a scappare dalle loro terre e noi continueremo a sorbirci le stupidaggini che sortiscono dalle teste vuote dei nostri governanti.

    • valentino

      Cerco di rispondere sia al Sig. Cacioppo che a Gianfranco56, magari in ordine inverso:

      1) sì il problema del tribalismo è un peso enorme dell’Africa, diciamo che è uno dei loro problemi strutturali ma è anche vero che i paesi occidentali hanno sfruttato questa tara a proprio vantaggio in maniera cinica. E’ un po’ il problema dei nativi americani, ho pochi giorni fa, commentato un post su FB che si basava sulla mitizzazione delle tribù amerinde che “vivevano in armonia con la natura e in armonia fra loro”, tutte balle, tutti miti nati attorno agli anni 60-70 con i movimenti hippie e poi omogeneizzati e spiritualizzati dai movimenti new age. Gli amerindi erano spesso dei feroci combattenti che si derubavano e sterminavano fra di loro, che se potevano spingevano le mandrie di bisonti nei crepacci uccidendone a centinaia per pottere accedere alle poche decine di cui avevano bisogno. Insomma era gente con tecnologie primordiali che doveva sopravvivere in un ambiente durissimo e che viveva sì secondo natura ma secondo la natura vera, e non secondo la natura Disneyana, cioè applicava semplicemente il principio del “mors tua vita mea”. Questo però non toglie una pagliuzza dalla responsabilità dei “bianchi” nel genocidio di quelle popolazioni. Stesso discorso vale per l’Africa, è bene togliersi dalla testa la retorica del buon selvaggio, gli africani sono uomini e come tutti gli uomini hanno le loro qualità e i loro difetti per cui non si può mai applicare un pensiero di tipo manicheo e gli africani portano sulle spalle una responsabilità che non può essere cancellata, ma noi (europei) ci abbiamo marciato alla grande e abbiamo creato degli stati, a nostro vantaggio, disomogenei, impiantando le premesse che avrebbero portato ai conflitti post indipendenza (2) per poter continuare a sfruttare le risorse.

      2) Le cosidette indipendenze sono state spesso delle indipendenze di facciata, conosco molto bene il problema avendo come amico di famiglia l’ex “Gouverneur des territoires d’outre-mer” della Francia, legion d’onore ecc. ecc., l’uomo che ha firmato l’atto d’indipendenza del Madagascar nonchè perchè ho avuto degli interessi ed un’atività in Costa d’Avorio dal 1980 quando ancora era a capo dello stato Félix Houphouët-Boigny, l’uomo che ha guidato il movimento indipendentista e ho vissuto in prima persona le leggi razziste di Henri Konan Bedié sull’Ivorianità (con relativo diritto di voto) e la guerra civili provocata da Laurent Gbagbo, fino all’insediamento di Alaxane Ouattara (ex vice-direttore del Fondo Monetario Internazionale) fino agli ultimi tumulti con la ribellione dell’esercito di un paio di mesi fa. Bene, posso affermare una cosa senza temere smentite, in Costa d’Avorio non si muove foglia che Bollorè non voglia e tutti sapete o dovreste sapere cos’è Bollorè (quella di Vivendi e della faccenda Mediaset). In Africa sono quasi tutte indipendenze col trucco e se servisse un’ulteriore prova basta guardare alla faccenda libica e alla premura francese di eliminare Gheddafi che aveva avuto la brutta idea di sostituire il CFA (franco dell’Africa Orientale, legato e di fatto controllato dalla Francia) con una moneta Africana basata sull’oro. E’ lampante che i governanti Africani non possono fare quello che vogliono ma solo quello che le ex potenze coloniali permettono loro di fare e spesso devono fare quello che le ex potenze coloniali ordinano di fare (un po’ come noi con gli Stati Uniti e la UE).

      3) parlando della Costa d’Avorio, il più grande produttore di cacao al mondo (circa il 40% che se unito alla produzione del Ghana e a quella della Nigeria, organoletticamente molto simile al prodotto ivoriano, supera il 50%), siccome essere sottomessi al controllo di Bollorè non bastava ci si sono messi anche Nestlè, Barry Callebaut, Ferrero e da ultima Domori (gruppo Illy) a dare buoni suggerimenti. Bene, l’ultimo presidente ha avuto l’idea di regolamentare il mercato e di applicare dei prezzi minimi imposti da conferire ai coltivatori, è stato costituito il “consiglio del caffè e del cacao”
      http://www.conseilcafecacao.ci/
      che stabilisce i prezzi minimi ed il prezzo di deblocage (in pratica tutta la produzione è controllata dal consiglio che è parastatale, un misto di privati e stato) e i commercianti devono partecipare ad un’asta per aggiudicarsi le partite (parliamo di semi). La ratio era triplice, dare sostenibilità alla coltivazione, favorire l’insediamento di stabilimenti di trasformazione in loco (la massa di cacao, il burro, la polvere non sono soggetti al sistema sopra descritto), rafforzare la posizione di leadeship aggregando anche Ghana e Nigeria e diventare di fatto capaci di controllare il mercato a vantaggio del paese. Sembrava che il progetto avesse l’approvazione di Nestlè e Barrt Callebault, che hanno già i loro impianti di trasformazione nel paese) ed invece il prezzo del cacao (controllato e stabilito a Londra dalla LIFFE [London International Financial Futures and Options Exchange] e New York) dopo poco è crollato. Classico giochino che ha mandato fuori mercato il progetto. Lo stesso trucchetto giocato al Senegal alcuni anni fa dagli Stati Uniti con le arachidi, solo che quella volta non sono intervenuti i “!liberi mercati” ma direttamente lo stato apllicando dazi insopportabili al prodotto semilavorato.
      Quindi non mi si venga a dire che gli Africani non sanno svilupparsi, la verità è che è loro impedito perchè si vuole mantenerli in quella condizione.

      4) le complicità dei ras locali ci sono e davvero ho visto cose rivoltanti, manifestazioni di lusso ben oltre l’immoralità mentre la gente vive con l’equivalente di pochi dollari al mese.

      5) Io sono un “capitalista”, non nel senso che ho tanti soldi perchè ne ho probabilmente meno di quello fra voi che ne ha meno di tutti ma nel senso che ho sempre considerato il sistema capitalistico l’unico che funziona (Enzo lo sa che ero un Hobbesiano) però ultimamente ho dei seri dubbi, in primis perchè il capitalismo borsistico da fonte di finanziamento e collaterale alla produzione, trasformazione, trasporti, distribuzione e commercio si è sostituito a questi diventando preponderante e contribuendo non poco alla cosidetta crisi dei sub-prime; non è solo una questione di prestiti facili a chi non può ripagarli, quando il commercio si basa su bonds che hanno un valore di 40 volte il valore della produzione mondiale a casa mia si chiama truffa. Il secondo punto critico, secondo me è che praticamente tutti gli stati hanno perso la sovranità monetaria che è emessa da enti privati. Il terzo punto critico è che sono i “mercati”, cioè quegli stessi che commerciano pezzi di carta con valore 40 ed un sottostante reale di 1 che dettano le regole agli stati e conseguentemente alle popolazioni.
      Il capitalismo per funzionare non può essere la regola perchè diventa una Medea, deve sottostare a delle regole e le regole non possono che essere dettate dallo stato.

      • GIUSEPPE CACIOPPO

        Concordo con l’ analisi fatta e soprattutto con il finale. Faccio notare che la perdita di sovranità dovuta allo strapotere della finanza non riguarda solo l’ Africa.
        Berlusconi, regolarmente eletto da democratiche elezioni fu “dimesso” da un improvviso e alquanto drammatico innalzamento dello “spread” dovuto, si disse, al debito pubblico eccezionalmente alto.
        Nei cinque successivi anni lo “spread” si è abbassato a valori minimali nonostante il debito pubblico sia aumentato regolarmente ogni anno!
        Mi scuso per l’ OT, ma c’ è qualcuno che ancora crede davvero che gli italiani possano eleggere liberamente il governo che vogliono?
        C’è qualcuno che crede veramente che i governi che si sono succeduti abbiano fatto realmente gli interessi del nostro paese?
        Vedasi la folle politica sulla immigrazione o la supina e reiterata acquiescenza ai superiori interessi tedeschi e francesi a scapito dei nostri!
        Ritengo che la nostra situazione, in quanto a sovranità, sia molto più vicina a quella africana di quanto si possa pensare!

        Precisazione d’ obbligo al fine di evitare sterili diatribe, non sono tra gli ammiratori del politico incidentalemente citato !

        • Voce nel deserto

          Non solo in Italia Giuseppe, é così ovunque.
          La democrazia moderna post rivoluzione massonica, ops Francese, é de facto sempre stata solo una bella favoletta per tener calmo il popolo bue…

      • Maurizzio

        Quale Stato ? Dove ?

      • Voce nel deserto

        Grazie Valentino!
        gran bell’intervento!

  • Voce nel deserto

    Obianuju Ekeocha: DA SPOSARE!

  • AndreAX

    Ma Macron non potrebbe dire altrimenti il think tank da cui esce è quello che è; egli è l’epigono della PROFONDA IGNORANZA che regna sulle cose economiche là dove volano le aquile.

  • Se77e

    Sette, otto figli per donna sono sostenibili se l’unica necessità è dare loro un piatto di riso al giorno, ma non se gli si vuole garantire accesso all’istruzione, alla sanità, al welfare, alla tecnologia…

    • GIUSEPPE CACIOPPO

      Tasso di fecondità Africa subsahariana 5%, Nord Africa 3%.

      • Se77e

        In molti stati africani sette, otto figli in una famiglia sono la normalità. La questione è che la struttura sociale è diversa, una famiglia numerosa non va incontro a grossi problemi se vive in campagna e se le risorse non scarseggiano, il problema si ha con la crescente urbanizzazione, infatti in molte parti d’Africa le città aumentano a dismisura e non riescono a impiegare (nei servizi e nella poca industria esistenre) i nuovi arrivati, i quali oltretutto non sono stati formati per assolvere le mansioni richieste oggi dalla società moderna.

        Il problema esiste, eccome…

  • Maurizzio

    Elenco dei migranti verso l’ Italia(prime 10 nazioni) e del livello della corruzione nel loro paese.Ultimi 10-15 anni(solo per quanto riguarda il livello di corruzione ).Nigeria 16,4% su 180 paesi è 147° Gambia 12,9 % 143-180 Pakistan 11,7 %138-180 Mali 9,3 %118-180 Afganistan 8,7% 172-180 Senegal 6,3% 71-180 Somalia 4% 179-180 Costa d’Avorio 4% 150-180 Ghana 4% 69-180 Bangladesh 4% 162-180. La Gloriosa Italietta può partecipare al Campionato Mondiale e pure Europeo con un invidiabile 60-67% di Corruzione….ma non Vi preoccupate STIAMO MiGLIORANDO!!!

    • Massimo Ippolito

      Esattamente Maurizzio. Il punto principale da affrontare è la corruzione da noi e da loro. Nessun (o quasi) servitore dello stato serve il popolo e il popolo di indebolisce. Uno degli effetti del ttip è permettere alle multinazionali di denunciare uno stato se con le sue leggi ostacola gli interessi della multinazionale. Una classe dirigente corrotta africana o europea indebolisce immensamente il popolo che dice di servire.

      • Maurizzio

        Ci sono tanti altri dati riferiti alla corruzione.Per fortuna agenzie indipendenti riescono a svelare la trama dei potenti attuali.Ma in “democrazia”basta una maggioranza(molte volte formata da veri e propi mafiosi)per emettere leggi che depenalizzano tanti troppi reati e il caos è servito oppure favorire(sempre con leggi su misura) la loro parte politica ed economica.La fine della “democrazia” come è stata intesa fino ad oggi.Ma quale l’alternativa ?

        • Enzo Pennetta

          La corruzione delle classi politiche del Terzo mondo credo che sia stata favorita da chi quelle regioni doveva sfruttare, probabilmente anche con l’eliminazione degli esponenti sani mediante impiego di mezzi violenti, parlo dell’eliminazione fisica e delle minacce.

          • Voce nel deserto

            Sankara docet…

  • Maurizzio

    Cia Word Factbook elenco del 2008-2009.Tasso di natalità nati/1000 abitanti.
    Nigeria 36,65
    Gambia 37,87
    Pakistan 27,62
    Mali 49,15
    Afganistan 45,46
    Senegal 36,84
    Somalia 43,70
    Costa d’Avorio 32,11
    Ghana 28,58
    Bangladesh 24,68
    E la solita nostra Italietta ??? 192a 8,18 !!! Nell’occasione porgo i miei riveriti saluti al futuro prossimo Presidente di questo Nostro(povero) Paese.Ovvero all’Onorevole Bonino !

    • valentino

      I tassi di natalità dicono poco, anzi sono senza significato se non rapportati ad altri valori:
      https://www.indexmundi.com/map/?v=26&r=af&l=it
      https://www.indexmundi.com/map/?t=0&v=29&r=af&l=it
      https://www.indexmundi.com/map/?t=0&v=30&r=af&l=it
      https://www.indexmundi.com/map/?t=0&v=65&r=af&l=it (per quanto cattivo indicatore sia il PIL)
      https://www.indexmundi.com/map/?t=0&v=78&r=af&l=it
      mancano i dati sulle produzioni agricole e sulle possibilità di sviluppo dell’agricoltura e delle risorse forestali (purtroppo pessimamente gestite).
      In ogni caso, e dico una mia opinione, quindi assolutamente criticabile, il vero problema non è il tasso di natalità in sè stesso quanto il tasso di natalità al di fuori di una famiglia (chiamatela come volete, “regolare” “naturale” o “stabile”) troppe donne in Africa hanno 4-5 figli da uomini diversi e devono arrangiarsi a tirarli su come possono e purtroppo spesso l’unica soluzione che hanno è quella di prostituirsi e mettere al mondo altri figli non seguiti, o mal seguiti; Troppi uomini in Africa hanno rapporti con tutte le donne che possono, le ingravidano e se ne disinteressano.
      Oltre al tribalismo, il secondo problema strutturale è la promiscuità sessuale.
      Il fenomeno ha molto a che fare con i danni arrecati dalla colonizzazione e sucessiva pseudo indipendenza e la proposta di modelli di sviluppo che hanno favorito l’urbanizzazione e di fatto la disgregazione del sistema tribale di cui rimangono solamente gli odi razziali reciproci ma non c’è più traccia delle regole strettissime che i sistemi tribali imponevano.
      Non sto qui a discutere se queste regole fossero buone o cattive, il fatto è che c’erano e che in un modo o nell’altro, più o meno bene assolvevano al loro ruolo e cioè quello di mantenere in vita delle società strutturate.
      Nelle periferie delle città c’è di tutto meno quello che serve cioè il lavoro, le tribù vengono sostituite da bande etniche su cui si innestano improbabili appartenenze religiose, e la frittata è fatta.
      Ecco perchè io penso che l’accoglienza a prescindere non sia una soluzione ma non sia una soluzione nemmeno aiutarli a casa loro.
      E’ il sistema globale che è sbagliato e quelle masse, mantenute ignoranti, sono funzionali al capitalismo di rapina che va per la maggiore.
      L’occidente dovrebbe fare il suo esame di coscienza e ripensare il suo modello di sviluppo, e prima o poi sarà costretto a farlo perchè lo stesso sistema che ha soffocato l’Africa ha iniziato a soffocare anche l’occidente sviluppato.
      L’ Africa deve fare un esame di coscienza per conto suo e riconoscere i propri errori, imparando a distinguere ciò che era inelluttabile (dettato da rapporti di forza troppo dispari) e ciò che invece è colpa degli africani stessi, devono liberarsi sopratutto dal vittimismo e dall’idea che sia solo colpa nostra da cui il nostro dovere di mantenerli.
      Gli Africani devono scegliersi uomini migliori per governarsi, ma questo dovremmo farlo anche noi; comunque se possiamo midre che molti, anzi moltissimi deigovernanti africani sono dei satrapi non possiamo negare che ci sono anche tante persone in gamba, e a mio modesto avviso Alassane Outarra attuale presidente ivoriano è fra questi, purtoppo le persone in gamba durano poco e vengono fatte fuori velocemente.
      Ripensare un sistema potrebbe voler dire riprendere in considerazioni le politche miste, pensiamo a IRI e Mattei; Non c’è scritto da nessuna parte se non nei manuali del perfetto schiavista (the Leviathan) che statale è per forza male e privato è per forza bene.
      male è ciò che è fatto male sia dal privato che dal pubblico, bene ciò che è fatto bene.
      Si può pensare ad un sistema in cui pubblico e privato lavorano bene? Dove esistono controlli e regole (poche e semplici) che entrambi rispettano?
      Secondo me sì, se solo si volesse.

      • Maurizzio

        Mi inondi di links e invece ti rispondo che se vivi in un paese dove 1) Pochi detengono tutte le ricchezze in combutta con le Economie parassitarie del mondo2) il lavoro è sempre sottopagato(praticamente quasi zero) per poter produrre a prezzi bassissimi oggetti utili al più devastante consumismo,facendo ingrassare sempre più i grassi “padroni”3)L’unica risorsa,anche grazie alla martellante propaganda di certe religioni(o la propia tribu) “L’ha detto…..” è mettere in cinta più donne possibile, è allora compressibile la fuga dall’inferno……..Purtroppo a scapito delle nuove generazioni(e dei poveri) europee………ps.Una cosa è certa Valentino entrambi amiamo l’africa,detestando tutti i corrotti.

      • GIUSEPPE CACIOPPO

        Evidentemente tutto si sta facendo tranne le cose utili e necessarie, invece di guardare la luna indicata dal dito si guarda il dito!

        1) Accoglienza indiscriminata di masse di giovani prevalentemente di sesso maschile in un paese come il nostro con un tasso di disoccupazione giovanile elevatissimo, nessuna prospettiva, per loro di futuro dignitoso e civile.

        2) Depauperamento di energie vitali, spesso le migliori, africane cosa denunciata anche dai vescovi di quel continente.

        3) Arricchimento delle organizzazioni di tratta di esseri umani.

        4) Arricchimento delle organizzazioni che si occupano dell’ accoglienza.

        5) Mancata denuncia delle malversazioni delle grandi ditte occidentali ai danni
        delle popolazioni africane.

        6) Mancata denuncia delle politiche predatorie di certi stati occidentali Francia in
        primo piano, altri seguono, non necessariamente occidentali, per esempio la
        Cina che promette bene!

        7) Mancata denuncia delle satrapie africane che contribuiscono copiosamente al
        disastro economico delle proprie nazioni.

        8) Mancato, forse voluto, controllo sulla effettiva destinazione degli aiuti
        occidentali agli stati africani.

        9) Cattiva coscienza che impedisce di responsabilizzare gli africani e
        incoraggiamenento colpevole del loro vittimismo.

        Che Macron a capo di qualla Francia che ha dato ampiamente prova (Gheddafi
        docet) di altruismo e disinteresse fornisca la sua ricetta maltusiana dice tutto su quella nazione e i sui capi!

      • Maurizzio

        Mi sorge spontanea una domanda che non ho mai il coraggio di fare alle decine di africani,tramite l’associazione di respiro nazionale di cui ha fatto parte in gioventù pure il “compagno”Renzi(lui di sinistra io di destra?) e un’altra associazione(Mai e poi mai ONG!) fiorentina che si occupa di sbandati,drogati ecc.principalmente nelle stazioni ferroviarie(ma non solo) con cui sono in contatto;e solo un cattolico come te mi potrebbe rispondere:Perchè i neri(gente di colore) che chiedono con insistenza elemosina TUTTI parlano cosi bene italiano(o almeno lo intendono) ?Sono più “intelligenti” degli italiani oppure hanno appreso l’italiano in africa ? O dove ?

        • Maurizzio

          Riesco a fare con loro veri e propi colloqui.Non basta dire,per esempio,che sono sufficienti alcuni frasi in italiano per chiedere l’elemosina.Quasi tutti quelli con cui ho parlato(ripeto tramite le due associazioni sopracitate)spiccicano un italiano più che sufficente.E intendo parlare di persone arrivate in Italia da poco!

          • valentino

            Bella domanda ma non ho risposte se non una che dava spesso mio nonno: “quando l’acqua tocca il culo, o impari a nuotare o anneghi”. Imparano presto per necessità, sono giovani e quindi più pronti, io sinceramente in Africa che parlano italiano ho trovato solo alcuni eritrei e i libici, tutti di una certa età.
            Ovviamente ci sono anche quelli più portati che non solo hanno imparato l’italiano ma anche l’idiomaa locale, come questo che parla perfettamente friulano, non solo con la grammatica e i vocaboli corretti e la giusta pronucia ma anche con l’intonazione:
            https://www.youtube.com/watch?v=JK6VfpeT0wE

            Però posso dire per esperienza personale, che io che ho sempre avuto grandi diffocoltà con il francese, quando non c’era nessuno che parlasse inglese o italiano, sono comunque riuscito ad arrangiarmi. Insomma si fa di necessità virtù

          • valentino

            Mi è piaciuto quel tuo punto di domanda (lui di sinistra io di destra?) – ti chiedo se tu riesci a trovare ancora un significato nelle parole destra e sinistra.
            Io mi consideravo di destra quand’ero piccolo
            (quand’ero piccolo
            non stavo mica bene
            ero anche magrolino
            e avevo qualche allucinazione)
            mi consideravo di destra tutto patria famiglia e Folgore!
            Però ascoltavo Gaber, De Andrè, Guccini e mi laceravo nei dubbi.
            I “miei” mi guardavano con sospetto, gli altri mi gridavano fascista.

            Oggi non mi potrei definire mai di destra e tantomeno di sinistra, credo che maturare sia anche riconoscersi in quanto individuo pensante e non per la propria appartenenza politica, che poi è sempre una prigione, almeno per me, la cella di destra 9 metri quadri, quella di sinistra 3, ma sempre celle sono.

            In quanto all’essere cattolico, ti prego di non darmi etichette, io non sono affatto un cattolico ma solo un aspirante cattolico.

          • Maurizzio

            Mentre ti scrivo sto ascoltando questi friulani.Una bianca e uno nero.Ho tolto il video e confronto chi dei due parla meglio il friulano(questo dico da erede di Dante…percui vale fino ad un certo punto).Per quanto ci riguarda sono contento di averti “provocato”.Mi piace la tua risposta ma non ti illudere che ti insegni la differenza “tra uno di destra” e “uno di sinistra”.Mi tengo per me il segreto.Per una prossima puntata delle nostre “pubbliche”conversazioni.In quanto all’essere cattolico sta certo non ti attacco nessuna etichetta.Pure io da giovanissimo sono stato un “aspirante”cattolico.

          • valentino

            Mi terrò i miei dubbi allora, ma dimmi piuttosto, già stanco di zappare?

          • Maurizzio

            Zappo sempre con grande piacere.Non so fare altro.

          • Maurizzio

            Quando sono avvenuti cambiamenti all’interno del sito il mio carissimo nome “stò cò frati e zappo l’orto” è stato “sostituito” con un altro che uso su un quotidiano,un giornale online+altro:Maurizzio(con due zeta per evidenziare la mia ignoranza grammaticale).Ma per te(ed altri amici) sono Stò cò frati e zappo l’orto alias Maurizzio.

      • Maurizzio

        Tasso di natalità 2005-2010 relativo alle 10 nazioni con maggiore percentuale di migranti verso l’Italia:
        Afganistan 7,07
        Somalia 6,04
        Mali 6,52

        Nigeria 5,32
        Gambia 4,70
        Senegal 4,69
        Costa d’avorio 4,46
        Ghana 3,84
        Pakistan 3,52
        Bangladesh 2,83
        e Italia? 1,38 ! Ecco perchè le Chiese sono cosi vuote!

  • paolo magris

    Oltre agli aspetti economici e ai paradossi esposti in questo articolo – l’Europa è al contempo sovrapopolata, con forte disoccupazione, e al contempo bisognosa di nuovi immigrati – va tenuto conto che però, oggettivamente, la sovrapopolazione ha un impatto comportamentale e socio-psicologico devastante. Ricordo l’esperimento dell’antropologo Calhoun sui topi, che ha dimostrato che quando la popolazione supera una certa soglia, si va incontro ad un “behavioural sink” irreversibile, che giunge sino all’estinzione. Per quanto si dibatta se l’esperimento sia valido anche per gli umani, certo è che in certe società avanzate, come il Giappone, si hanno segni preccupanti di come l’erosione dello spazio porti a vere e proprie patologie sociali, come il caso dei milioni di adolesenti che non escono dalla stanza.

    • Enzo Pennetta

      Ammesso che il “behavioural sink” sia un problema, allora dovrebbe subirlo il Giappone, gli USA e l’Europa stessa al confronto delle quali la densità di popolazione africana è molto più bassa.
      In ogni caso il mathusianesimo ne esce smentito.

      • paolo magris

        Infatti è quello che succede: il “behavioural sink” consiste proprio nella denatalità crescente, che ,come sappiamo, colpisce Europa e Giappone in modo evidente, e persino gli USA, che cresce di popolazione solo grazie ai flussi migratori. Il malthusianesimo, invece, è una teoria del tutto superata, laddove attribuisce la povertà alla sovrapopolazione, mentre sappiamo benissimo che esistono paesi ricchi, ad altissima densità ( l’Italia!), e paesi poverissimi con basse popolazioni ( Mongolia) . Il processo che descrive Calhoun è più complesso di quel si può pensare: costruendo un paradiso per topi ( risorse ilimitate per tutti, mancanza di predatori ecc. ecc. ), si è assistito prima ad una esplosione della popolazione, poi superata una certa soglia, ecco che improvvisamente, e solo per ragioni comportamentali, il trend della natalità si è invertito ( nonostante il permanere delle risorse) irreversibilmente sino alla completa estinzione. Queso per dire che un conto è il malthusianesimo, da rigettare, un conto è il problema oggettivo , della sovrapopolazione.

    • Voce nel deserto

      Per mi riguarda non è di certo “l’erosione dello spazio” a farmi stare chiuso in casa…è ben altro…

    • Voce nel deserto

      Se l’Europa è sovrappopolata (mah) a maggior ragione non servono più immigrati