Gotti Tedeschi: l’etica luterana e le ripercussioni in economia

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L’economia è un’invenzione umana che riflette la visione che l’Uomo ha di se stesso.

La prima tappa verso il liberismo fu la riforma di Lutero che non fu solo una questione religiosa ma una vera mutazione antropologica.

La ricorrenza del 500 anniversario della Riforma luterana è il momento adatto per fare un esame delle conseguenze che quell’evento ebbe sul mondo occidentale non solo dal punto di vista religioso ma più generalmente sull’intera società e sull’economia.

Una luce su questo tipo di ripercussioni che la Riforma ha avuto la getta Ettore Gotti Tedeschi, economista e uomo di cultura, che ha affrontato la questione nel libro “Dio è meritocratico” (Giubilei Regnani – 2017), esse furono inevitabili in quanto nell’economia confluisce la visione dell’Uomo, dei rapporti che esso ha con i propri simili e il soddisfacimento dei suoi bisogni, l’oikos, riguarda i beni familiari, ma anche lo Stato che secondo Aristotele è “la comunità di più villaggi” i quali sono a loro volta comunità di famiglie (Aristotele, Politica Libro Primo). Prima di Lutero, nell’etica cattolica, prima di agire si poneva la questione sulla bontà o meno dell’azione, bontà che era data sull’effetto che tale decisione avrebbe avuto sul prossimo.

Con l’arrivo di Lutero cambia tutto.

Qualcuno sentenziò opportunamente che Calvino sta a Lutero come Lenin sta a Marx….

In pratica, mentre Lutero sottrae il comportamento etico della classe dominate dal giudizio dell’autorità morale, così il calvinismo sottrae il comportamento capitalistico da qualunque giudizio etico. Ripeto geniale! Mancando oggettività di giudizio e valutazione morale di un’autorità, il borghese operatore economico si sente autorizzato ad agire come crede, sapendo anche di esser predestinato alla salvezza o condanna… Cosicché, mentre l’operatore economico-finanziario, poi anche politico, di cultura cattolica, prima di prendere una decisione importante, passa scrupolosamente tempo a domandarsi se questa produca del bene o del male, quello protestante fa, e se sbaglia si pente fortemente.

“Dio è meritocratico”, pag. 70 – 71

Con la Riforma cambia la visione dell’Uomo che da responsabile del proprio operato verso gli altri diventa deresponsabilizzato e agisce senza pretendere di sapere se quello che fa è bene o male, in quest’ottica il successo economico diventa un riscontro positivo del suo agire:

Per i calvinisti infatti il successo economico è segno di predestinazione.

Ibidem

Vengono così poste le premesse che porteranno tre secoli dopo all’affermazione del capitalismo, di un sistema di sfruttamento che avrebbe provocato la reazione del marxismo:

Il capitalismo luterano-calvinista ha (conseguentemente?) permesso che si generassero “eccessi capitalistici”, quelli che portarono Marx nel 1867 a scrivere Il Capitale.

Ivi pag. 72

Questa analisi di Ettore Gotti Tedeschi aggiunge un tassello alla ricostruzione della rivoluzione antropologica della modernità che ha portato al darwinismo sociale, gli eccessi del capitalismo “giustificato”, dove i poveri sono visti come colpevoli e i ricchi come i meritevoli, furono riassunti nella visione di Thomas Robert Malthus che, come è noto, ne fu la fonte d’ispirazione.

L’economia era cambiata, il rapporto tra Stato e singoli non era più quello aristotelico, lo Stato veniva trasformato nel leviatano di Hobbes, la Provvidenza nella mano invisibile di Smith e la ricerca del giusto agire si identificava infine nella ricerca della ricchezza, dall’oikos si era passati al chrèmata, dell’economia era rimasto il nome ma si era trasformata in crematistica.

Per giungere a questo era stata necessaria una rivoluzione antropologica luterano-calvinista, ma non bastava. Il capitalismo sganciato da vincoli morali aveva come unico riferimento l’accumulo massimo di ricchezze per giustificare il quale era necessaria un’ulteriore rivoluzione antropologica che eliminasse definitivamente ogni regola che non fosse quella della competizione.

Ma anche il Dio di comodo del calvinismo, che aveva infine partorito la visione malthusiana, era a questo punto d’impaccio, serviva ormai la definitiva eliminazione di ogni impedimento di tipo etico, erano maturi i tempi per il materialismo storico: Comte aveva preparato il terreno, Herbert Spencer cercò invano una soluzione finché giuse Charles Darwin, un inconsapevole attore che prese la teoria economica di Malthus e ne fece una legge di natura, l’uomo giusto al momento giusto.

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali. Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo"

  • Maurizzio

    A quest’ora della notte,solitario, mi viene solo una domanda da fare:Ma è del Dott.Ettore Gotti Tedeschi questa serie di note ?

    • Enzo Pennetta

      Sì, i passaggi messi in evidenza sono citazioni testuali dal libro.

      • Maurizzio

        Grazie

  • Giorgio Masiero

    Tutto si tiene.
    Max Weber, nell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo, all’inizio del Novecento individuava nell’insegnamento tecnico l’elemento decisivo per la nascita della società moderna industriale nell’Europa protestante, contro l’educazione classica diffusa nei paesi cattolici, che avrebbe al contrario esercitato un’azione frenante.

    • Enzo Pennetta

      Aggiungo a conferma di quanto riportato da Masiero che nel libro si mette anche in evidenza la tendenza a fare una scuola del ‘Know How’ rispetto a quella del ‘Know Why’.

      • Voce nel deserto

        Se sai il perchè delle cose poi capisci quando ti stanno schiavizzando e scatta l’autodifesa e ciò per chi vuole ingrassare sfruttando il prossimo non è conveniente.

  • valentino

    Illuminante, credo che leggerò quel libro al più presto

  • paolo magris

    Il capitalismo, al suo nascere, è ben vero che si è per prima cosa sbarazzato della cosmogonia religiosa e dei limiti che essa impone all’homo economicus, e la borghesia protestante dell’800 vi ha sostituito l’etica del lavoro e della autorealizzazione sociale, visti come i nuovi feticci da adorare. Tuttavia il capitalismo – ed è la cosa che stupirebbe Marx- in una costante mutazione di sè stesso, e quasi avesse bisogno di una continua azione destruens, ha via via cancellato le basi stesse su cui si è costruito: ha distrutto l’etica del lavoro e della meritocrazia, il proletariato, la famiglia, lo stato, la nazione, i partiti,le strutture costituzionali, e giunge ora al paradossale esito di distruggere persino il libero mercato e la borghesia: ora, a livello globale, comandano le grandi elite e gli oligarchi degli apparati burocratico-militari in una sorta di neofeudalesimo da ancien regime,e la classe media, retaggio e base dell’europa post rivoluzione francese, è ormai solo un ricordo. Chissà se il capitalismo, in questo continua bisogno di “distruggere” per sopravvivere, sia destinato – non trovando più niente da divorare – a divorare sè stesso.

    • Voce nel deserto

      Levi pure il “chissà“…
      Il problema è che prima di tirare le cuoia la bestia immonda tirerà gli ultimi colpi di coda nel vano tentativo di sopravvivere agendo sull’unica voce del bilancio sulla quale può facilmente intervenire: la manodopera.
      Conseguenza: neo-schiavismo in crescita.

      • paolo magris

        Concordo, il neoschiavismo è in crescita, e le politiche migratorie, di stampo sorosiano e che purtroppo la sinistra applaude, sono solo la volontà di far entrare in Europa quell’esercito di sostituzione capitalista” che serve ad abbassare i salari in una gara la ribasso. Anche i popoli del terzo mondo dovrebbero diffidare a priori di questo improvviso slancio di solidarietà delle elites capitaliste, che nascondono ben altri intenti, e rimanere ad un saggio e collaudato “Timeo danaos et dona ferentes”…

  • Stefano Marchi

    Enzo, condivido le tue analisi, ma bisogna forse bisogna andare oltre alle forme alte di pensiero che ci contraddistinguono. Il capitalismo, o meglio la sua forma piu’ moderna di globalismo, e’ un percorso strumentale che ottimizza i profitti dei decisori (“multi agent decision making”). Non si puo’ capire il capitalismo senza parlare di capitali, e quindi di famiglie, di intrecci e di fortune. Lutero, figlio di industriali e borghesi, nasconde le proprie origini proprio per difendere le istanze dei principi locali. Lutero e’ nullo dal punto di vista teologico, ma rappresenta le istanze di deregolamentazione che servono ai capitalisti Alla fine Lutero ingrassato e incattivito, si schiera totalmente contro i contadini e contro il suo popolo. Nella mia esperienza nella industria tedesca vedo queste tracce di capitalismo sempre piu’ evidenti. Le grandi aziende tedesche dove lavoro non sono meno capitaliste di quelle italiane, ma hanno sapientemente incluso il sindacato nei propri organismi e meglio mascherato la proprieta’ attraverso meccanismi di governance. Quando lavoravo per una primaria aziende italiane, la proprieta’ si vedeva e si sentiva. Ho avuto il privilegio di lavorare con la proprieta’ e ne ho sempre riconosciuto il carisma, non solo i difetti. In germania la proprieta’ non si vede ma si sente. I nomi delle famiglie importanti sono nascosti e gli imprenditori non vanno a lavorare in azienda al sabato, anzi non ci vanno proprio. Tuttavia quando proiettano le diapositive dello sviluppo geografico, e’ immediato vedere come alcune di queste aziende ricalcano la cartina del Terzo Reich. Il capitalismo infatti non ha etica, e un personaggio che faceva filo spinato sotto Hitler si ripropone come primo fornitore di cablaggi del principale costruttore auto tedesco. La vera deregolamentazione e’ proprio la distruzione della opposizione critica. Personalmente ho avuto il privilegio di essere licenziato in tronco quando ho dimostrato, brevetti alla mano, che i nuovi sistemi auto non erano sicuri dal punto di vista elettrico. A distanza di tre mesi capisco che il mio antagonista non era il mio manager, con cui avevo un ottimo rapporto umano e condivideva le mie analisi strategiche, ma l’imprenditore che non avevo mai incontrato. Il capitalismo e’ per definizione privato e quindi occulto, e come tale non rende conto delle decisioni. La fede cattolica e la cultura romana ci impongono invece un parlare chiaro, un si’ che vuol dire si’ e un no’ che vuol dire no. Non e’ un caso che nel management tedesco la parola piu’ pronunciata sia “Jain”, un incrocio scherzoso di si’ e no che in realta’ tradisce la natura occulta delle decisioni. La parola invece piu’ odiata e’ “Aber”, in quanto non si permette di dissentire dalla decisione capitalista. Ieri la figlia di un pastore luterano ha chiuso una coalizione politica con quattro partiti con un programma diverso. Il fascicolo del programma comune era molto sottile, diceva il giornalista alla radio. E’ proprio questo luteranesimo senza contenuti che dobbiamo combattere, ogni giorno, mettendoci la faccia.

    • Enzo Pennetta

      Buongiorno Stefano, leggo spesso i tuoi interventi su Facebook e sono immancabilmente colpito dalla lucidità e originalità dei tuoi contributi, e anche in questo caso confermo tale giudizio, la tua esperienza diretta in Germania porta poi un contributo esperienziale solido.
      La conclusione riguardo alla necessità di contrastare ogni giorno questo tipo di antropologia credo che sia condivisa non solo da me ma da tutti coloro che seguono il sito.

      • Stefano Marchi

        grazie Enzo, e’ vero cerco di rimanere lucido. da queste parti e’ una necessita’ non una virtu’. per quanto riguarda i contributi, non credo bisogna essere necessariamente originali. credo che basti un piccolo gruppo di pensatori indipendenti per recuperare quel patrimonio umanistico e scientifico che il nostro tempo ci porta a dimenticare. oggi come non mai e’ necessario uscire da qualsiasi categoria ideologica e ritornare alle origini di questa deriva. che sia il centenario della prima guerra mondiale o il cinquecentenario della riforma e’ giusto riscoprire che i nostri pensieri non sono cosi’ nuovi, ma sicuramente piu’ difficili da elaborare per via delle imprecisioni e ambiguita’ portate dall’informazione globale.

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  • Simon de Cyrène

    Vorrei giusto far notare che applicando le leggi della termodinamica ai processi economici, analogicamente alla loro applcazione ai sistemi viventi per modellare il fenomeno evoluzionistico, si ottengono risultati simili: in un sistema “termodinamicamente” chiuso, è vincente l’ente il più grosso, mentre in uno aperto vincono le realtà capaci di alleanze, simbiosi, networking dinamici.

    Riportato alla realtà economica, secondo l’epoca considerata e la scala dell’osservazione, si vedranno quindi come vincenti entità relativalente piccole capaci di connessioni e in altri casi la vittoria sempre più preponderante di organizzazioni sempre più gigantesche.

    Il fenomeno del luteranesimo/capitalismo corrisponde al passaggio temporaneo storico e geografico da una struttura termodinamica “relativamente” chiusa ad una significativamente più aperta con la produzione di valore aggiunto significativo da un lato e l’accesso a nuove geografie dall’altro: diventava pertanto necessario, anche se inconsapevolmente, cambiare paradigma culturale per sostenere il nuovo contesto economico il che fu l’opera del luteranesimo.

    Tutto diventando globale al giorno d’oggi in realtà ci ritroviamo in un sistema termodinamicamente più chiuso e quindi con la vittoria più probabile di nuovi dinosauri e un supporto culturale (pensiero unico) che lo giustifichi. Detto ciò, l’avvenire dell’internet materiale e del conseguente sviluppo di valore aggiunto polverizzato (uberizzazione) e non più concentrato in senso capitalistico, potrebbe essere lo spunto di una nuova rivoluzione “luterana” , ma questa volta con la Chiesa dal lato dei poveri e dei polverizzati e contro il “pensiero unico” del medio-evo contemporaneo.

    • Enzo Pennetta

      Questo approccio termodinamico è per me una novità, molto promettente tra l’altro.
      Riguardo il possibile sviluppo del mondo globalizzato in senso neo-luterano devo rifletterci sopra, cerco di capire se mondo attuale possa considerarsi un sistema termodinamicamente aperto.

      • Simon de Cyrène

        Dipende dalla scala alla quale ti riferisci: il mondo globalizzato è alla dimensione di tuto il pianeta e non c’è niente altro aldilà di questo pianeta. Dunque le entità che agiscono su scala planetaria davvro globale, si svilupperanno secondo la legge del più forte, diventando sempre più grossi fino a scoppiare e ricominciare il ciclo.
        Mentre le imprese piccole, le auto-imprese piccolissme sono, all’opposto, alla loro scala come in un bagno termodinamico aperto e quindi sono vincenti non individualmente ma in quanto capaci di agile composizione e ricomposizioni in strutture dinamiche che rispondono a bisogni specifici.

  • Alessandro

    Il difetto di questo articolo di Gotti Tedeschi, per quanto si apprende dalle citazioni, è di fermarsi, ancora, sul piano individualistico-morale. Il tomismo non si ferma invece a quello: Tommaso nella Summa e probabilmente in altre opere, ci dà una teoria della legge, dunque una teoria dello Stato. Rifiutare quel piano conduce i cattolici ad una specie di critica impotente e morale, incapace di dare una risposta al liberismo e al neoliberismo

  • viaNegativa

    «Il capitalismo sganciato da vincoli morali aveva come unico riferimento l’accumulo massimo di ricchezze»

    Sarei tentato di dire che proprio questa è l’essenza del capitalismo.

    Tantopiù che un capitalismo non sganciato da vincoli morali sembra essere una contraddizione in termini se si parte dalla constatazione – e lo si potrebbe argomentare proprio sulla scia di Aristotele, per quanto la cosa possa sembrare contro-intuitiva ad una mentalità contemporanea – che un sistema economico il cui scopo è il ricavo dell’utile è intrinsecamente ingiusto.

    • Simon de Cyrène

      Si, certo.
      Ma secondo me questo, molto più profondamente, deriva dal fatto stesso dell”esistenza del denaro in quanto moneta. Infatti il denaro per avere un certo valore minimo deve per forza avere una certa rarità e per essere raro vuol dire che, intrinsecamente, non tutti possono avervi uguale accesso.
      In altre parole per avere valore il denaro deve essere posseduto in modo ineguale e raro, da dove la sua tendenza ad acumularsi in certi posti piuttisto che in altri.
      Il problema è quindi molto più a monte che quello del capitalismo stesso, secondo me.

      • viaNegativa

        Esattamente. Penso infatti che la questione non possa essere efficaciemente affrontata se, quantomeno!, prima non si delinei opportunamente una “teoria della giustizia”, chiamiamola così, e tutte le implicazioni che essa derivano.

      • Voce nel deserto

        Il denaro è solo un SIMBOLO econometrico che serve per misurare il valore delle cose, non un bene.
        La raritá è artificiale e forzata e gestita scientificamente dal sistema bancario attraverso il controllo del sistema e dei criteri di emissione, potere del quale si è appropriato con l’inganno al fine di ottenere potere sulla societá e lo Stato attraverso il debito/usura.
        La moneta può essere creata dal nulla e ha valore solo per accettazione ed è il portatore a conferirgli il valore per accettazione e in virtù di ciò dovrebbe esserne giuridicamente proprietario e il corso forzoso imposto dallo Stato non contraddice questo principio se si intende lo Stato come dovrebbe essere e cioè una rappresentanza del volere della collettivitá e non un fantasma giuridico costruito attorno all’interesse di una ristretta elite di usurai…
        Indipendentemente dal sistema economico adottato quindi il modo nel quale attualmente la moneta viene creata e PRESTATA dagli usurai ai popoli è il vero problema da risolvere…
        Chi controlla il sitema di emissione della mobeta e di erogazione del credito è onnipotente…

        • Simon de Cyrène

          Il denaro è ANCHE un simbolo econometrico.
          Ma la sua rarità non è artificiosa ma necessaria alla sua stessa definizione: un denaro “abbondante” non vale niente e nessuno scambierebbe i propri beni e servizi contro qualcosa che non vale niente.
          Tutta la lotta contro un’inflazione eccessiva consiste quindi ad assicurarsi che esso sia abbastanza raro (ma non troppo) così da aver un certo valore.
          Il problema risiede proprio nella nozione stessa di denaro: qualunque sia il sistema statale/politico che voglia mantenere il denaro come fondamento societale dovrà per forza assicurarsi che ci sia scarsità sufficiente di denaro tale da garantirgli un certo valore e quindi manterrà le ineguaglainze socio-economiche come necessarie.
          La questione non è quindi captalismo o socialismo: i due avranno bisogno di creare ineguaglainze secondo meccanismi diversi, ma la questione è sapere se sia possibile, intrinsecamente, pensare un mondo senza denaro e cioè, come ben sottolinea via Negatva, un mondo che sia “giusto”.

  • AndreAX

    L’analisi di gotti tedeschi è condivisibile per la maggior parte ma esiste una scuola economica liberale che è quella austriaca che specie nella figura di Rothbard (che fu un tomista metodologico) non ha reciso il cordone aristotelico e anzi ha fondato buona parte di se stessa sulla seconda scolastica o scuola di Salamanca. Osservando come essa e Aristotele prima di essa non fossero caduti nell’errore utilitarista dei classici Smith Ricardo. Ribadisco dunque poiché è tesi a me cara che Lutero e soprattutto Calvino portino al socialismo e non già al capitalismo men che meno liberale.