Qui io sto fermo

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Lutero affigge le 95 Tesi (Ferdinand Pauwels, 1872)

Qui io sto fermo

di Giorgio Masiero

31 ottobre 1517: come Lutero diede avvio 500 anni fa all’epoca moderna

Sono tenuto saldo dalle Scritture da me addotte, la mia coscienza è prigioniera della parola di Dio ed io non posso né voglio revocare alcunché, vedendo che non è sicuro o giusto agire contro la coscienza. Qui io sto fermo, non posso fare altrimenti, Dio mi aiuti. Amen”: con queste parole, Martin Lutero chiudeva il suo discorso alla Dieta di Worms del 1521, convocata da Carlo V. L’audizione di Lutero avrebbe dovuto nelle intenzioni dell’imperatore provocarne l’abiura; si chiuse invece con la “fermezza” di Lutero sulle sue Tesi, che sfocerà nella Riforma protestante.

La rottura con la Chiesa di Roma era nei fatti iniziata 4 anni prima, esattamente il 31 ottobre 1517, con l’affissione da parte del frate agostiniano di 95 Tesi, fortemente polemiche verso il papa ed anche eretiche, sul portone della chiesa di Ognissanti del castello di Wittenberg. Lutero le aveva poi inviate ai vescovi tedeschi, alle università e agli amici. Per capire il  punto critico di distacco dalla Chiesa, può essere utile confrontare la frase di Lutero con la seguente dello statista inglese suo contemporaneo Tommaso Moro, pronunciata in faccia a Enrico VIII: “Se il numero dei vescovi e delle università dovesse essere così importante, come sembra a Vostra signoria, allora io credo che basterebbe poco ad operare un cambiamento nella mia coscienza … Ma se guardo a coloro che sono già morti, di cui molti sono ora santi in cielo, allora sono certo che la gran parte di loro, per tutto il tempo che vissero, pensarono allo stesso modo in cui io penso adesso. E perciò non mi sento legato, mio signore, a conformare la mia coscienza al consiglio di un regno contro il Consiglio Generale della Cristianità”. Questa dichiarazione formalizzò il rifiuto del cancelliere a sottomettersi alla neo costituita Chiesa anglicana e gli costò il martirio.

Entrambi, Lutero e Moro, si appellano alla coscienza: dove sta la differenza? dov’è l’abisso che separa il Protestantesimo dal Cattolicesimo? Il frate Martin Lutero fa appello al primato della coscienza individuale sopra il consenso universale della Chiesa e della tradizione, il laico Tommaso Moro connette l’aderenza della coscienza singola alla fede totale della cristianità, alla storia della Chiesa e dei santi in cielo.

L’essenza del Protestantesimo è tutta qui, nella negazione di un’autorità religiosa stante nella Chiesa visibile. Lutero non promulga una nuova dottrina o una nuova autorità, non crea una contro-chiesa, pone piuttosto per principio la negazione dell’unità. Proclama la negazione del corpo della Chiesa, concepito come organo infallibile, docente, in contatto con Dio. Dal vuoto emergerà l’individuo come fattore esclusivamente responsabile, prima in ambito religioso e poi in quello generalmente culturale ed etico. Il Protestantesimo esploderà all’inizio in dozzine di confessioni e sette diverse, a seconda delle “coscienze” appartenenti alle personalità locali più eminenti della cristianità scismatica…, per atomizzarsi infine nel relativismo moderno.

Martin Lutero è una figura in cui personalità e insegnamento sono così intrecciati da costituire un modello di applicazione del test di Rorschach per uno storico-psicologo. Dove Tommaso d’Aquino argomenterebbe contra, sed contra, Lutero rovescerebbe il tavolo dicendo: si fa così!

Da profondo studioso del rivoluzionario di Eisleben, Benedetto XVI gli diede nei catechismi tedeschi il dovuto affermando che fu “un teologo radicale e polemico, la cui particolare versione della dottrina della giustificazione per fede è incompatibile con la concezione cattolica della fede come co-credente con tutta la Chiesa, all’interno di un’esistenza cristiana composta ugualmente di fede, speranza e carità”. La giustificazione per fede: ecco una posizione eretica, rivelatrice della commistione in Lutero tra le “macchie” (nel senso di Rorschach) del carattere e le linee della dottrina.

È diffusa anche tra i cattolici l’opinione che Lutero avesse il nobile scopo di riformare la Chiesa dai suoi peccati e abusi. E Dio sa quanto ce ne sarebbe stato bisogno nel 1517! La verità è che egli puntava a diffondere le sue posizioni teologiche rivoluzionarie cui era arrivato gradualmente in un’intuizione culminata nel 1516 e alla cui diffusione la crisi morale della Chiesa gli serviva da strumento intelligentemente usato in coppia col carezzamento dei progetti d’indipendenza politica ed economica dall’impero coltivati dai principi tedeschi. Nel 1516, l’“esperienza della torre” al monastero di Wittenberg aveva risolto tutti i suoi dubbi sulla coscienza. Egli aveva visto Dio e i comandamenti come una minaccia: “Io, irreprensibile monaco qual ero, sentii di essere davanti a Dio un peccatore dalla coscienza estremamente travagliata. Dalla mia soddisfazione non potevo sentirmi sicuro che Dio fosse appagato. Non amavo Dio, piuttosto odiavo il Dio giusto che punisce i peccatori. In silenzio, per non bestemmiare, ma certo brontolavo veementemente ed ero arrabbiato con Dio. Dicevo: ‘Come? non basta che noi miserabili peccatori, perduti per tutta l’eternità a causa del peccato originale, siamo oppressi dai dieci comandamenti con ogni tipo di calamità? perché Dio colpisce, un dolore dopo l’altro, col Vangelo e ci minaccia con la sua giustizia e la sua ira?’ Ecco come stavo arrabbiato in preda ad una coscienza selvaggia e tribolata”.

Ed ecco che, nella solitudine della torre di Wittenberg, la Lettera di S. Paolo ai Romani, al capitolo 1, gli aveva spalancato la salvezza. Egli vi aveva trovato nella fede nella grazia di Dio – in questa soltanto – la giustificazione alla sua coscienza selvaggia: “Tutto d’un tratto ho sentito di essere rinato e di essere entrato in paradiso a porte aperte. Immediatamente ho visto l’intera Scrittura in una luce diversa”.

Ora, appartiene certamente alla tradizione della Chiesa la consapevolezza paolina che la giustificazione viene dalla fede, spinta dalla grazia di Dio. Però tutto l’insegnamento e la tradizione cristiana intendono una fede vissuta – o almeno provata a viversi – coerentemente, in una tensione continua all’autoperfezionamento, non una fede teorica a prescindere… dalla carità, dai Sacramentie e dall’assistenza della Gerarchia. Invece la “coscienza tribolata” di Lutero lo aveva portato ad un’interpretazione di S. Paolo che, rompendo ogni legame con la tradizione e l’autorità della Chiesa, gli regalava un’assoluta libertà di coscienza insieme alla promessa del paradiso. Ne seguirà non la riforma della Chiesa, ma lo scisma.

Le implicazioni teologiche, e più in generale morali, filosofiche e culturali traspariranno molto presto, ancor prima della formalizzazione a Worms della rottura, nell’“Appello alla nobiltà cristiana della nazione tedesca”, che Lutero pronuncerà nel 1520: “Se siamo tutti sacerdoti, come è stato detto sopra, e se tutti abbiamo una stessa fede, un Vangelo, un sacramento, perché non dovremmo avere anche il potere di provare e giudicare ciò che è giusto o sbagliato nelle questioni di fede? che ne è delle parole di Paolo (I Corinzi, 2:15) ‘L’uomo mosso dallo Spirito giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno’? o di quelle altre (II Corinzi, 4:13) ‘Siamo tutti animati dallo stesso Spirito di fede’? perché allora non dovremmo capire che cosa è conforme alla fede e che cosa no, come fa un papa miscredente? Questi testi sacri ed altri ancora ci dovrebbero rendere forti e liberi e non dovremmo permettere che lo Spirito di libertà, come Paolo lo chiama, sia spaventato dalle invenzioni dei papi, ma dovremmo andare avanti per giudicare tutto ciò che fanno o omettono di fare, secondo la nostra interpretazione delle Scritture che posa sulla fede, così da costringerli a seguire non la loro interpretazione, ma quella che è la migliore … Spero così di aver allontanato il falso, bugiardo terrore con cui i romani hanno reso timida e stupida la nostra coscienza”.

Tommaso Moro, suo padre, la sua famiglia e i suoi discendenti (acquerello di Rowland Lockey da un quadro di Hans Holbein, 1593-94)

Chesterton interpretò le macchie di Rorschach dell’ex agostiniano osservando che, sebbene l’intelletto di questi fosse minuscolo rispetto a quello del domenicano Tommaso d’Aquino, “la sua figura massiccia e brutta fu abbastanza grande da bloccare per quattro secoli l’alta montagna umana dell’Aquinate”. Cosicché, continuava Chesterton “è toccato ad uno di questi grandi barbari elementari di cambiare il mondo”. La “barbarie” di Lutero che cambiò il mondo fu quella di confondere la coscienza con l’ego, così spalancando le porte al relativismo, che molto più della scoperta dell’America è la cifra del mondo moderno: è giusto ciò che appare tale alla mia coscienza solitaria, non illuminata da alcuna tradizione comunitaria formativa. Come ebbe a dire Maritain, un’altra “alta montagna” del pensiero cattolico in cui l’innovazione s’innesta nella tradizione, quella di Lutero fu un’idea “molto più sottile, molto più profonda e molto più grave dell’egoismo: fu un egoismo metafisico. L’ego di Lutero divenne praticamente il centro di gravità di tutto, soprattutto nell’ordine spirituale”.

Una delle 95 tesi è: “Coloro che credono di essere sicuri della loro salvezza perché hanno lettere di indulgenza saranno eternamente dannati, insieme ai loro insegnanti”. Evidentemente Lutero non era tipo da chiedersi: chi sono io per giudicare? Eppure la sua sentenza diffuse nel Nord Europa la parificazione dell’insegnamento misericordioso della Chiesa sulle indulgenze con la condotta corrotta dei chierici che le commerciavano. Le Tesi, molte delle quali ragionevoli in sé, gettarono così con l’acqua sporca anche il bambino. Una rivoluzione, non una riforma, fu dunque il Protestantesimo. Una riforma che fallì come progetto di rinnovamento del cristianesimo, anzi che mai fu tale se non nella propaganda, ma non fallì come rivoluzione inseminatrice di un nuovo Occidente.

Che il temperamento passionale di Lutero e le circostanze avessero nelle sue decisioni molto più peso delle meditate convinzioni si può anche capire dal suo atteggiamento verso l’Islam, che allora premeva ai confini labili e permeabili dell’Europa. Lutero aveva all’inizio cose più urgenti all’ordine del giorno e se gli Ottomani rappresentavano una minaccia per il papa e per i “romanisti” tanto meglio: questa era per lui un’occasione di portare avanti in patria più tranquillamente i suoi propositi. Così, nel 1518, quando ancora la rottura con Roma non era stata consumata, nelle sue “Risoluzioni riguardo alle 95 Tesi”, aveva argomentato contro una guerra ai Turchi. 10 anni dopo, a rottura ufficializzata e propositi perseguiti, con gli Ottomani minacciosi anche alle frontiere tedesche, avrebbe cambiato idea, giustificando la sua passata posizione con l’affermazione che i papi “non avevano mai avuto la seria intenzione di far guerra ai Turchi, ma avevano usato l’idea come il cappello del prestigiatore … e condannato le mie Risoluzioni non perché esse avevano bloccato la guerra, ma perché avevano strappato fuori dal cappello il percorso lungo il quale i soldi andavano a Roma”.

Per diversi aspetti, l’Islam e le (da subito frammentate) scuole protestanti presentavano affinità. Lutero guardava all’Islam come ad un’eresia ariana e pensava che ogni papa di Roma fosse peggiore di Maometto. L’Allah come pura Volontà si attagliava poi alla sua teologia dove la ragione era chiamata “quella bella puttana”. Islam e luteranesimo condividevano la stessa fobia verso le immagini e il culto dei santi. Lutero tolse al matrimonio quasi ogni valore sacramentale facendone, similmente all’Islam, un semplice contratto civile, rescindibile col divorzio: questo gli permise d’ingraziarsi Enrico VIII approvandone le seconde nozze (negli stessi giorni in cui Tommaso Moro era rinchiuso nella Torre di Londra in attesa del patibolo), esattamente come aveva fatto col suo protettore Filippo d’Assia. Né trovò scandaloso consigliare Filippo di mentire tatticamente sulla sua bigamia, secondo la logica dell’islamica “taqiyya” che giustifica la menzogna quando serve a promuovere la fede.

Lutero sta quindi allo spartiacque tra il Medio evo cristiano e l’evo moderno laico. Il rifiuto ad ogni guida sulla coscienza personale, la separazione tra fede e ragione (tanto cara allo scientismo dei nostri giorni) e la riduzione (tanto cara al laicismo) della Chiesa entro la sfera spirituale hanno anticipato il secolarismo. Certamente Lutero non riconoscerebbe l’Europa attuale come una sua creatura, ma le sue posizioni sulla coscienza e la fede hanno accelerato l’individualismo, che è il fondamento della cultura moderna.

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About Author

GIORGIO MASIERO: giorgio_masiero@alice.it Laureato in fisica, dopo un’attività di ricercatore e docente, ha lavorato in aziende industriali, della logistica, della finanza ed editoriali, pubbliche e private. Consigliere economico del governo negli anni ‘80, ha curato la privatizzazione dei settori delle telecomunicazioni, agro-alimentare, chimico e siderurgico, e il riassetto del settore bancario. Dal 2005 interviene presso università italiane ed estere in corsi e seminari dedicati alle nuove tecnologie ICT e Biotech.

  • Enzo Pennetta

    Ringraziando Giorgio per questa ottima sintesi della vicenda di Lutero ne condivido pienamente le considerazioni sulle ripercussioni riguardo il pensiero occidentale, e quindi non solo quello religioso.
    Lutero è alle radici dei problemi della modernità e questo dovrebbe essere riconosciuto in questo importante anniversario.

  • paolo magris

    Io credo che in sé il luteranismo non sia il vero centro della crisi moderna, ma questa
    vada ascritta ad un fenomeno ben più devastante : il calvinismo. Certo , senza Lutero non ci sarebbe stato Calvino, ma ragionando cosi si va alla regressione infinita.
    Il mondo luterano, per una sorta di eteregonesi dei fini, pur partendo da una visione rigida delle relazioni sociali, del “Nessuno si affanni a uscire dalla proria condizione” ( Lutero era un “reazionario”) è finito per costruire, nel nostro secolo, i sistemi sociali più umani che l’umanità abbia conosciuto – e parlo della socialdemocrazia scandinava ad esempio – e questo proprio con il suo senso della misura, della compostezza, del rispetto delle leggi. Il Calvinismo
    invece, con la sua teologia informata ad una logica apparentemente condivisibile, nel profondo però fortemente malata, è finita per produrre una seri infinita di orrori, dalla tratta degli schiavi (impensabile senza il calvinismo ) sino allo strettissimo legame con la nascita e sviluppo del capitalismo nordamericano, che è forse la forma di organizzazione economica più spietata ed oppressiva della storia moderna.
    É stato il calvinismo, a mio avviso, ad aprire il vaso di Pandora della hybris moderna.

  • Voce nel deserto

    Di certo Lutero ha una responsabilitá STORICA importante per la diffusione del relativismo moderno ma dire che ne sia l’origine è un po’ troppo grossa…
    È un’affermazione faziosa e di parte (Cattolica)…

    Il relativismo è sempre esistito ma solo in dosi differenti.
    Lutero ha avuto una parte fondamentale nell’abbatterne le auto-difese culturali le quali sono state portate avanti in Occidente, sempre per ragioni storiche (e pure politiche), dalla Chiesa di Roma.

    PS: Io non sono nè Protestante ne Cattolico. Giusto per chiarire.
    Al momento sto però scoprendo il vero Cattolicesimo (che non è la pagliacciata abominevole vsibile oggi) e lo rispetto molto.

  • Maurizzio

    Prof.Masiero vorrei anche ribadire la mia stima nei suoi confronti.Francamente,forse ,ho letto male il suo articolo(sempre,tutti,bellissimi).Ma non arrivo a comprendere un eventuale attacco a Lutero.Il mondo cattolico(purtroppo) è il mondo religioso dove la corruzione(anche,per esempio, il Sud America,pieno di ferocissima violenza)spadroneggia immune da qualsiasi critica.Comunque citando solo l’Europa, in un confrontro tra la “cattolicissima” Italia e la piccola ma luterana Danimarca(per le statistiche Italia cattolica la più corrotta d’Europa,forse comprendendo anche Romania e Bulgaria)e appunto,dicevo,versus,la Danimarca(il paese del mondo meno CORROTTO)vien di pensare.Altro che esclusive critiche al relativismo qui è fondamentale insegnare ai popoli l’onesta,non il perdonismo,il buonismo che non porta a nulla.Prof.con immutata stima la saluto.

    • Maurizzio

      Mia moglie che è Luterana(come moltissimi scandinavi) propio giorni orsono mi ricordava che avevo “pagato la messa in suffragio di mia mamma”con una faccia tra il perplesso e il curioso.Si ho fatto “un offerta”(in euro) per far modo che il nome di mia mamma fosse ricordato durante la S.Messa!Ebbene questo scandalizza(ma non meraviglia)ancora i Luterani.In passato(solo nel passato???) ben altro avveniva nella Chiesa Cattolica!ps.Questo Pontefice(non condivido del tutto il suo buonismo) affronta il “nodo” Lutero(in un epoca di profonda secolarizzazione) con i temi giusti ? Oppure dovrebbe leggere il commento di una ultra fondamentalista cattolica:”Santo Padre si ricordi che Lutero è all’inferno”!!

      • luca costa

        L’offerta per le messe di suffragio non dovrebbe necessariamente scandalizzare i Luterani, ha infatti anche un riferimento biblico vedasi: 2 Maccabei cap 12, 38-45. Stiamo parlando di un libro che non è nel loro canone ma per noi cattolici è ispirato per cui non dovrebbe essere per loro motivo di scandalo visto la grande considerazione che loro hanno della scrittura.

        • Maurizzio

          Prendo atto che per lei la “messa a pagamento” è atto consuetudinario.Personalmente non mi scandalizzo.Per quanto riguarda Lutero la sua lotta era(é) rivolta alle Indulgenze a pagamento.Comunque francamente,da cattolico non praticante,preferirei una Chiesa lontana dalle tentazioni del mondo(pensiamo “all’arrabbiatura”di Gesu contro i mercanti del tempio).E leggere delle immense ricchezze possedute da una certa Chiesa,da cattolico(laico) mi ripugna assai.ps.Sicuramente il mondo luterano è ha conoscenza delle Scritture!Grazie del Suo commento.

  • Nadia

    Il calvinismo è stato solo un’applicazione della dottrina luterana della giustificazione per grazia di Dio. Se sono predestinato, come faccio a sapere se sono salvo? Dal mio successo in terra. Questa la risposta di Calvino, con tutto ciò che ne è seguito (v. Weber) in termini di esaltazione dell’imprenditore capitalista. Ha ragione quindi Masiero a puntare il dito sulla rottura che Lutero per primo ha fatto con la tradizione cattolica che connette fede a carità ed entrambe alla tradizione della Chiesa.
    Poi, secondo me, ha ancora ragione Masiero a identificare nel relativismo, e non nel capitalismo, la cifra dell’era moderna. Non confondiamo la contemporaneità, dove il capitalismo sembra trionfare, con l’epoca moderna che data ormai secoli; che ha visto destra e sinistra contrapporsi sul piano ideologico; che ha prodotto i liberalismi, i fascismi, i nazismi, i comunismi e le socialdemocrazie. Erano tutti capitalismi questi? Che ha visto il secolo breve scorso con rivoluzioni, guerre mondiali e decine di altre guerre che si trascinano tuttora. Che cosa hanno i comune tutti gli ismi? Che cosa accomuna estrema destra ed estrema sinistra? Il libertarismo, la coscienza avulsa dalla tradizione, l’iconoclastia. In una parola l’interpretazione personalistica di Lutero della coscienza. Il relativismo appunto.

    • AndreAX

      La tesi di Weber più che al capitalismo porta al socialismo. Il capitalismo è sinonimo di risparmio e libera azione questo richiede sul piano logico esistenziale il libero arbitrio e non già il servo arbitrio. Infatti il sistema bancario nasce nella cattolica e “simoniaca” (sic!) Italia e non nella ligia Germania.

  • paolo magris

    Nella vulgata corrente, ma errata, il pensiero protestante, da Lutero a Calvino, sarebbe un inno alla libertà di coscienza e alla libera interpretazione delle verità dottrinali. Ebbene, nessuno come Lutero (e ancor di più da Calvino ) ha condannato, senza mezze misure, la validità della coscienza individuale, vista come irremediabilmente depravata e peccaminosa, incapace, coi suoi soli sforzi, di innalzarsi a dio. Mentre la dottrina cattolica ammette la cooperazione della ragione nel cammino salvifico, Lutero distrugge la ragione e ogni “valore umano”, ammettendo unicamente il valore della grazia e della fede. Per Lutero, salvarsi “per sola fede”, non significa rinchiudersi nella propria interiorità, cercando un contatto emotivo e personale con l’Assoluto, ma, al contrario, spogliarsi di ogni pretesa mondana, rinnegare ogni contorsione solipsistica, e, giunti alla ” disperazione di sè stessi” affidarsi senza riserve alla Parola redentrice, vista come verità esterna, oggettiva. Che poi il mondo protestante, con la sua rottura con l’ordine universalistico romano, abbia dato strada alla modernità nella sue varie forme, ivi compreso il relativismo di cui tanto si parla, è solo la classica eterogenersi dei fini: ricordiamoci, a proposito di relativismo, che l’unica teocrazia realizzata in Europa è stata quella di Calvino a Ginevra, non proprio un esempio di libero pensiero!

    • Armando Serafino

      Infatti uno degli effetti della riforma fu proprio il divorzio fra ragione e fede, che invece la Chiesa cattolica teneva ferma.

  • valentino

    Bell’articolo che condivido in toto, Lutero è stato il seme, Calvino senza Lutero probabilmente non sarebbe emerso e nemmeno le radicalizzazioni puritane. La pasta di cui era fatto Lutero la si vide quasi subito con la sanguinosa repressione dei contadini insorti, l’albero si giudica dai frutti.
    @Maurizzio, io credo che la corruzione sia una cosa ben distribuita nel mondo e credo poco alle classifiche fatte da enti che appartengono al mondo che si reputa meno corrotto, credo piuttosto che mentre in quei paesi cosiddetti meno corrotti quando lo scandaloviene alla luce manchi qualsiasi pietà ed esaurite tutte le armi di menzogna, inquinamento delle prove e disinformazione, i furbastri preferiscano dare in pasto al popolo il capro espiatorio che ha avuto la dabbedaggine di farsi beccare. In Italia e nei paesi “latini” e cattolici ma anche ortodossi in qualche misura, tutto sommato si ha pietà di queste persone, ben rendendoci conto che noi stessi, salvo rare ecceszzioni, in certe situazioni molto probabilmente avremmo fatto più o meno le stesse cose, non per niente il proverbio “l’occasione fa l’uomo ladro” è un proverbio italiano e non tedesco. Dalla mia piccola ma abbastanza variegata esperienza constato che chi ha il potere è nella stragrande maggioranza dei casi un corrotto, di qualsiasi nazionalità sia e se non si tratta di corruzione pecuniaria si tratta spesso di corruzione morale della peggior specie. Poi gli Angli ma anche i Teutoni, e i loro discendenti sono stati furbi nel mascherare l’atto corruttivo con un premio alla competenza: esempio i generali americani che chiedono esattamente ciò che la tal ditta propone, che firmano collaudi fasulli ecc. quando vanno in pensione vengono assunti dalla tal ditta o dalla tal altra con stipendi tutt’altro che trascurabili e trattamenti principeschi tipo viaggi aerei in prima classe, hotel 5stelle+ per fare lobbing, naturalmente non perchè hanno chiuso uno o entrambi gli occhi al momento opportuno ma perchè sono delle persone capaci.
    Noi siamo meno furbi, ma anche meno stressati, siccome sappiamo che il popolo in fondo ha pietà perchè si riconosce in certi comportamenti non abbiamo bisogno di nasconderli. Forse saremo anche più corrotti, tutto da dimostrare, ma alla fine siamo più onesti.
    Ovvio che non si può generalizzare, e nell’articolo è stato citato un grande che dimostra che le eccezioni esistono: Tommaso Moro, una persona che ho imparato a stimare grazie alla stima che aveva di lui mio padre che me lo portava sempre ad esempio.

    • Maurizzio

      Si carissimo Valentino non nego la profonda bellezza morale dei Popoli Latini vorrei solo dire che forse siamo “più buoni”, di conseguenza con una sostanziosa “confessione”(parlo del confessionale cattolico) e una serie di Ave Maria ci possiamo sentire assolti,anche dei peggiori crimini(?).Tieni conto che nel mondo Luterano e sue vicinanze non esiste la confessione(si la Comunione).Su Lutero è anche il dibattito big che seguo(a volte non comprendendo lo scopo) tra l’attuale Pontefice e le Menti Eccelse della Teologia cattolica e protestante.Montagne di filosofia(dunque non solo teologia) che si scontrano contro altre montagne di filosofia.Praticamente lasciando invariato,sotto le ceneri,l’antico odio tra posizioni non infinitamente distanti di comuni cristiani.

      • Maurizzio

        Rileggo le tue note e sorrido quando citi la corruzione in ambito militare.Girano cifre stratosferiche(tieni anche conto che i generali americani non sono tutti di origine anglosassone)in miliardi e miliardi di dollari;impossibile pensare che tutti questi signori siano “incorruttibili” ,solo perchè “protestanti”!ps.Le statistiche(attendibili) che potrei citarti su la “corruzione nel mondo”evidentemente non sono appannaggio esclusivo dei cattolici(gli islamici,per esempio non stanno certamente meglio).ppss Concordo sul valore infinito di Tommaso Moro.

        • valentino

          lo so che non sono tutti WASP ma sono tutti Americani, hanno cioè sposato in pieno una certa visione moralista, non morale, e possiamo constatare dai fatti quotidiani a che cosa porta: doppiopesismo a gogò. L’ambiente militare americano lo conosco piuttosto bene perchè ci ho lavorato a lungo e la corruzione è a tutti i livelli dal semplice private al generalone. L’astuzia sta nel definire la corruzione e nel presentare una facciata integerrima (anche fra noi dipendenti dello stesso ufficio non potevamo farci regali di valore superiore a 10$) ma sotto il tappeto non c’è polvere ma tonnellate di vermi, scorpioni, ragni, scolopendre e altre bestiacce consimili, tutto il mondo è paese.
          Sulla confessione non mi trovi d’accordo, non è affatto il tutto sommato piccolo pegno da pagare per essere assolti da qualsiasi peccato, dubito che chi la intende così possa mai fare una “buona confessione”, ma è sempre un’immensa sofferenza per diversi motivi: il confronto fra ciò che dovevamo (o non dovevamo fare) e ciò che realmente abbiamo (o non abbiamo fatto), il confronto fra noi stessi ed un modello ideale, lo sconforto che dai due confronti ci assale, credimi un vero dolore e non figurato ma reale, da ultimo la vergogna, la promessa fatta a Dio ed a sè stessi di non ripetere l’errore pur conoscendo la nostra debolezza e rendendoci conto che con ogni probabilità non riusciremo a tenerle fede, eppure ci si prova.

          • Maurizzio

            Valentino devo ammettere che la tua difesa della “confessione autentica”è di gran valore.Dipende da quella “cosa” chiamata coscienza il nostro pentimento.Un vero credente deve sempre rispettarla,mai fingere di non possederla.Se poi un sacerdote,presumerei,visto il nostro sincero pentimento può sollevarci da questi pesi,e con relativamente “poca spesa”(mi riferisco alle Ave Maria o Padre Nostro ecc.)cosa dire ?Certo è che il pentimento vero può essere sempre apprezzato,sia di un cattolico o di un buddista(ad esempio).Direi però che “nell’altro mondo”cristiano:I Riformati ,non “posseggono” la Confessione.Senza un mediatore tra peccatore e Dio ! Ti scandalizza o ti meraviglia ?

          • Maurizzio

            Come ben sai,direi,il vero Caso Bellico,tra cattolici e protestanti è stato(con un numero incredibile di morti) il peso “divino” della Madonna.Per i cattolici infinito,per i protestanti limitato.E giù botte(come diceva qualcuno nei commenti un motivo per i principi di mostrare i muscoli e cessare di pagare tasse altissime a Roma).E Amen ?

          • valentino

            Stò, ti voglio raccontare una storia di molto tempo fa, 1965-1967 in Arabia Saudita, una cosa accaduta a mio padre. Lui era medico per una ditta italiana ma aveva aperto un ambulatorio suo e fra i vari pazienti c’erano molti parenti del re (Feisal, all’epoca) in posizioni politicamente importanti.
            Un giorno ci capita a casa il servitore servitore di uno di questi personaggi altolocati e dice a mia madre di riferire a mio padre di recarsi il più presto possibile dal suo padrone.
            Mio padre ci andò e quando tornò era turbato e ci raccontò quello che era successo: Il dignitario gli chiese “mostrami una fotografia di Gesù” al che mio padre si allarmò perchè introdurre immagini, crocefissi, corone del rosario in Arabia, almeno all’epoca, comportava la morte, quindi rispose “non ne ho” e il dignitario replicò ” non mentirmi io lo so che tu ce l’hai” a quel punto mio padre estrasse il portafogli e da mezzo alle carte tolse un’immagine del Cristo della Misericordia, quello di suor Faustina Kovalska e la porse al dignitario, questi la prese, la esaminò e disse, ritornandola a mio padre “Sì, è proprio lui” poi spiegò che la notte precedente lo aveva visto, non sapeva dire se in sogno o da sveglio e che gli aveva detto “Tu ti salverai”.
            Ora, fatta la tara di eventuali suggestioni, sempre possibili, la cosa mi fa pensare; io sono assolutamente convinto che “extra ecclesiam nulla salus” ma, che dire di fronte a questo fatto? Io ho ricavato una lezioncina e cioè che Dio è superiore a qualsiasi possibile affermazione umana e che essendo onnipotente, misericordioso e giusto travalica qualsiasi regola, e che niente gli è impossibile. Quindi una persona buona, nell’accezione “cattolica” del termine e cioè buona di spirito, caritatevole e sopratutto umile può essere salva non per la sua bontà ne’ per la regola ma per la giustizia e carità dell’Onnipotente. Quindi mi rifiuto di giudicare le persone, non posso giudicare chi non conosco nella sua storia di vita, nelle sue motivazioni e nei suoi travagli e mi rimetto all’Onnipotente.
            Detto questo però non posso non alzarmi in armi, se necessario, per contrastare idee che ritengo errate alla luce della dottrina e della tradizione e utilizzando quel poco di intelligenza e quel pochissimo cuore che mi sono stati concessi.
            Non una lotta contro le persone ma contro le idee quindi.
            In quanto a Lutero, da quello che ho letto non mi sembra proprio uno stinco di santo per come è vissuto e per come sembra sia morto ma non è mio compito giudicarlo però mi permetterai che da un campione dell’immoralità qual’era (lo deduco da ciò che ha scritto) nutro serissimi dubbi che il suo prodotto finale possa essere considerato “buono”.
            Alla luce di quanto detto più sopra devo pensare che i protestanti, di regola, non si salvano ma non posso escludere che molti, anche moltissimi di loro si salveranno nonostante il mio sentire negativo per il protestantesimo che io percepisco, ma è una cosa personale che non fa testo, come assai lontani dalla verità come una religione di costruzione puramente umana in cui il divino assume quasi una veste pagana e l’uomo è in balia ai capricci di un dio bizzarro e bizzoso ed è ridotto a folclore privo della regalità che io riconosco alla divinità, un Dio ridotto alla mera parola ed un uomo ridotto a interpretarla secondo coscienza, per i migliori, o secondo capriccio per troppi, ripeto, è un sentire mio e posso benissimo sbagliarmi.

            Trovo molto più aderente se non altro conservano la giusta prospettiva dell’incommensurabilità fra Dio e L’uomo ed un profondo senso del sacro.
            Io ritengo, anche qui mia opinione, che il pensiero liberale potesse svilupparsi solo nel mondo protestante, non che prima nessuno potesse pensarci ma era comunque ancora una cosa repressa, nebulosa, un seme in quiescenza che aveva bisogno del suo terreno giusto e questo terreno è stato il protestantesimo
            Questo non vuol dire che il protestantesimo sia la fonte di tutti i mali e che i cattolici fossero tutti dei santi, insomma Lutero ha davvero denunciato delle situazioni aberranti ma anche il marxismo l’ha fatto eppure non riesco a trovare nemmeno in questo molto altro di buono.
            I “principi” Italiani, quindi si suppone cattolici, non hanno certo sfigurato nella gara di nefandezze con i baroni tedeschi, basti pensare alle varie bolle papali contro Venezia per denunciarne il traffico di schiavi “cristiani”, e Venezia in confronto agli altri potentati era un faro del diritto e della libertà.
            Quindi certo non basta essere Luterani per essere dannati, ne’ basta dichiararsi, o anche sentirsi, Cattolici per essere salvi e grazie a Dio non spetta a me giudicare.
            Però un’ultima considerazione devo farla a riguardo della filosofia protestante, a me pare che la visione sociale del protestantesimo sia un grande passo indietro verso il medioevo (non quello vero, parlo del medioevo mal-narrato da Holliwood o da Voltair e compagnucci, quello cioè che tutti noi alla fine abbiamo fatto nostro), una visione classista e nello stesso tempo intrisa di pagana predestinazione.
            I frutti li vediamo, eugenetica, razzismo (quello vero che si maschera da antirazzismo non quella sana prudenza istintuale che tutti abbiamo), classismo, mondanismo sfrenato.
            Non so tu ma a me tutto questo irrita e fa anche paura.

          • valentino

            E chiedo scusa per essermi fatto prendere la mano ed aver scritto, come al solito, un romanzo e per essere andato fuori tema.

          • Enzo Pennetta

            Ciao Valentino, ho letto con grandissimo interesse questo tuo intervento, altro che scusarti… un sincero grazie.

          • Maurizzio

            I tuoi articoli sono sempre penetranti,profondi,sinceri.Per fortuna Valentino non ho vissuto quei secoli di guerre infinite.Fratelli contro Fratelli.Per poche”MA FONDAMENTALI”differenze.Dio Santo ti uccido o mi faccio uccidere perchè “suppongo”che TU vuoi impormi,al pari di “un Dio” la Madonna……..Mi chiedo se se lei ne sarebbe felice!…..Quale “numero”dei 10 comandamenti è il comandamento Non uccidere ? Valentino non difendo a spada tratta Lutero(sicuramente i suoi difetti sono infiniti)colui che è riuscito a staccare milioni di esseri da Madre Chiesa!Ma anche direi:Leggi la Storia di quei secoli ? La corruzione dilagava come un mare di melma all’interno del mondo cristiano.I Papi(ma si potevano chiamare Eredi di Pietro ?)quelli si ne combinavano di cotte e di crude.Valentino è stato un gioco “facile” staccare popoli che ancora rimpiangevano i loro Dei “giustizialisti”(THor,Odino e chi più ne ha ne metta)! Molti Nordici “luterani” nell’arco dei secoli hanno(causa il Dna ?????) ripreso i loro usi e costumi.Alcool e altre “consuetudini” sono ritornati come nel più lontano passato(specilmente in questi ultimi decenni)e alla loro vera “religione”(non quella cristiana).Semmai dovremmo noi del sud europa ad aver paura di questi modelli ! Quando viaggio in scandinavia e ritorno poi nella mia “civilissima” Toscana quasi non trovo più differenza nelle ultime generazioni!Anche nella festa di scherzetto o dolcietto,nella valle dove sono nato,certamente non una metropoli(per quanto riguarda la popolazione)si sono avuti 20 casi(quasi tutti minorenni) di coma etilico ! Però a livello “culturale”(mi si perdoni la presunzione) capire e farsi capire è necessario.

          • valentino

            Sono felice anch’io di non essere vissuto in quegli anni, non so se esistano motivi per esere felice di vivere in questi però.
            Si purtroppo conosco i problemi dei “popoli nordici” ho vissuto e lavorato a Brema per un po’ e ho visitato Copenhagen durante quel periodo, Ho frequentato per oltre 10 anni la Lettonia e davvero sivedono delle scene desolanti.

            Concordo con te che anche qui quella muffaccia brutta ha attecchito anche qui, sopratutto fra i giovani ma non solo, anche i vecchietti che vogliono sembrare dicciottenni seguono a ruota. Il mio più grande cruccio è stato ed è tutt’ora quello di non aver avuto figli ma quasi quasi sono tentato di considerarla una benedizione visto come vanno le cose.

            Non è che manchi l’amore per la propria cultura, manca proprio la cultura che è ridotta ad un’esuvia inconsistente.
            Questo paese mi ricorda la Brigitte Bardot, è sempre bella nelle sue foto giovanili ma lei porta tutte le ingiurie del tempo, ecco siamo qui a guardare e rimpiangere vecchie foto ed è quello che è rimasto della nostra cultura.
            Rimangono i bellissimi paesaggi toscani ma ormai si trasformano velocemente in vuoti contenitori turistici come è già successo a Venezia, brulicante di negozi cinesi che vendono souvenirs improbabili.
            E’ il declino della civiltà occidentale e come non mi è piaciuto il declino della Bardot non mi piace nemmeno il declino della nostra civiltà.
            Io resisto come posso, non vado più nei ristoranti in cerca di emozioni creative ma frequento le trattorie e le bettole forse ultimi rifugi di un mondo scomparso e stanno scomparendo anche loro ormai uniformate nello stile falso antico-rustico; quando chiuderà l’ultima osteria dove entrando di colpisce come un pugno il profumo (qualcuno dice puzza) del baccalà e delle arringhe, dei formaggi mescolato all’odore della fatica e del sudore dei frequentatori sarà il momento giusto per morire.

          • Maurizzio

            Vai lentamente.Il tempo se “lo sai prendere per il verso giusto” non è poi cosi avaro(mi riferisco al tuo ultimo rigo) di queste sempre ottime note.Anch’io vado a bettole e trattorie,anch’io amo il baccalà(top del top “il vero baccalà alla livornese”).Vedi qualcosa tra un ambientalista e un altro cittadino abbiamo in comune:la buona cucina(per me nei “limiti”)!Ritornando alla”nostra “Brigitte ti debbo dire che i segni del tempo su una grande amatrice come ella è stata(sarà,tanto per ribadire,essendo di parte,in lei non vedo……poi cosi tante rughe……! Oh che sono miope??)non sono poi più di tante attrici o cantanti(anche molto più giovani).Stasera ho seguito un ottimo programma tv su Lutero,una bella rinfrescata televisiva(rai storia,sempre ottima 10/10).Mi hanno fatto notare(ricordare)il Lutero fissato contro i contadini,il Lutero fissato contro gli Ebrei(in quel tempo anche contro L’Usura).Direi un Lutero “comunista”,cioè contro chi “possedeva”?!ps.sabato vado a ricercare un localino nelle mie montagne(meno alte delle tue ma non meno belle!) da tantissimi anni da me trascurato.Speriamo abbiano funghi e speriamo che il conto sia da bettola….sai noi toscanacci siamo anche un pò tirchi(ma poco poco).ppss.Se ho letto bene abbiamo un altro articolo su Lutero……

  • Fabio Bertamini

    L’eresia non è solo negare un aspetto della verità del Mistero di Dio ma anche rifiutare una dimensione importante della stessa carità. Se dico ad es. – come afferma Lutero – che Cristo è presente nell’Eucaristia solo nel momento della celebrazione e non ha senso, quindi, conservare le Specie del Pane consacrato nel tabernacolo, nego nei fatti un aspetto importante della carità di Dio: nego che Egli ha voluto dimorare nei nostri tabernacoli per stare vicino agli uomini dei nostri paesi e città. Se nego che Gesù sia realmente della stessa sostanza del Padre – come affermava Ario – nego che Dio si è fatto realmente uomo e quindi che ha condiviso con noi la natura umana. In tutte due le eresie (Lutero e Ario) viene scalfito il Mistero di Dio che invece si è manifestato a noi come carità: “Dio è amore” (1 Gv 8).

  • Armando Serafino

    Le 95 tesi non sono eretiche sono in sostanza dottrinalmente cattolicissime; in esse viene data per implicita, quindi accettata perchè data per scontata, la dottrina che riguarda:

    – l’autorità del Papa (5, 6, 25, 26, 61)
    – l’autorità dei Vescovi (25)
    – la confessione come sacramento, in particolare il ruolo del sacerdote come mediatore (2, 7, 12)
    – validità dei canoni penitenziali (8, 85)
    – il purgatorio (16,17, 22, 25, 29)
    – le indulgenze, che non vengono messe in dubbio concettualmente, ma ne viene criticata la modalità con le quali venivano concesse (5, 6, 21, 26, 41, 43, 47, 61)

    Come possono essere dunque considerate “protestanti”? E’ è un fatto più legato al simbolismo storico che alla sostanza.

    Un protestante, oggi, non crede a quello che c’è scritto nelle 95 tesi; ma è paradossale che le celebra come fossero un “atto costitutivo della Riforma”: Leggete per credere.

    “il primo lutero”, quello cioè degli inizi ben prima dello scisma era completamente cattolico . Vi è stato poi un “secondo lutero” cioè un personaggio successivo e molto diverso da quello delle 95 tesi, influenzato da interessi economici e politici non meno abietti di quelli del papa che voleva costruirisi la sontuosa basilica. Con quelle premesse li, era ovvio che si finirà in guerra…. altro che Cristiani!

    Quello scisma – storicamente parlando – è la vergogna di tutti i cristiani: da parte di Roma per le ragioni giustamente esposte nelle 95 tesi; ma anche da parte tedesca si sono confusi gli interessi spirituali con quelli economici – proprio come faceva il papa; i principi tedeschi presero la palla al
    balzo per non pagare più le tasse (ingiuste) a Roma; posizione
    legittima, ma non era certo una ragione “spirituale”; in sostanza all’egoismo papale si è risposto con un egoismo locale invece che con l’amore cristiano; cioè vi è stata una apoteosi degli ego da tutte e due le parti. Quando sono due “ego” che si confrontano non c’è vero dialogo, ma solo scontro, quindi guerra.

    • Giorgio Masiero

      Ha strettamente ragione in senso tecnico, Serafino, nessuna delle 95 tesi è stata condannata come “eretica” dal concilio di Trento. Piuttosto, se la maggioranza delle tesi sono condivisibili, intendevo dire che molte sono inaccettabili, almeno dal sentire comune della tradizione e della maggioranza dei teologi, o perché troppo severe o… perché troppo larghe. Tra le prime io metterei le n. 1, 4, 7, 26, 32 e 40. La ringrazio della giusta precisazione.
      Non condivido il resto del Suo discorso, ma ciò fa parte del pluralismo delle interpretazioni storiche!