Informazione: la battaglia di Enrico Mattei

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Ricorrono il 27 ottobre 2018 i 56 anni dall’attentato ad Enrico Mattei, colpito per le sue posizioni che oggi sarebbero state chiamate “sovraniste”.

Quello che lui capì sull’informazione può essere oggi raccolto dalla rete.

Sul caso Mattei ormai si conosce quasi tutto, o meglio da qualche anno si può sapere quasi tutto in quanto la grande maggioranza delle persone non ne sa in realtà nulla, le importantissime implicazioni di quanto avvenne 56 anni fa devono restare nascoste, se raggiungessero l’opinione pubblica sarebbe ancor più difficile affermare che l’Europa ha garantito 70 anni di pace.

Voglio però oggi soffermarmi su un altro aspetto meno considerato ma che in questo momento appare in tutta la sua rilevanza che non viene colta neanche da quella nicchia molto informata che ha studiato e che conosce la storia recente del nostro paese. Mattei si rese molto presto conto del fatto che le politiche di interesse nazionale e di autonomia politica nei confronti dei limiti imposti dalle potenze vincitrici della II Guerra Mondiale trovavano una forte opposizione sugli organi di stampa, oggi finalmente sappiamo che questo avveniva perché essi erano largamente controllati da oltre Manica (vedi “Italians”- il problema del giornalismo colonizzato). Probabilmente questo lo sapeva anche Mattei e fu così che decise di fondare e avere un quotidiano nazionale che non gli fosse pregiudizialmente ostile e potesse difendere le politiche che l’Italia portava avanti facendo molto leva sull’azione dell’ENI.

Nacque così nel 1953 “Il Giorno”, ecco cosa troviamo scritto su Wikipedia:

«Il Giorno» nasce per iniziativa del presidente dell’Eni Enrico Mattei, intenzionato a dar vita ad un nuovo quotidiano che fosse d’appoggio alla linea politica ed economica da lui espressa[3]. Fondatore, nel 1953, e presidente dell’Eni, società pubblica controllata dal Ministero delle partecipazioni statali, Mattei era fortemente osteggiato dalla grande industria privata, che non gli lesinava critiche, anche attraverso i giornali….

La nuova testata puntava ad costituire un’alternativa al «Corriere della Sera» per i lettori milanesi.

Il primo numero venne infine stampato nel 1956.

Dopo la morte di Mattei nel 1962 il quotidiano continuò a svolgere la propria funzione fino a quando proprio in pieni anni di piombo, quando per il timore di un governo che sdoganasse il PCI disponendo così di una maggioranza dei 2/3 del Parlamento la pressione atlantista e del partito britannico era massima, venne tolto di mezzo con una manovra raffinata. Sempre su Wikipedia troviamo:

Nel 1971 «Il Giorno» è il quarto quotidiano italiano d’informazione, con una vendita media di 244.276 copie. L’esercizio 1970 si conclude però con una perdita di quasi 3 miliardi e mezzo di lire. L’ENI pensa dapprima a cedere il giornale, poi decide di sostituire Italo Pietra, considerato un direttore-interventista per i numerosi articoli scritti sul quotidiano, con un direttore-organizzatore. Avutane notizia in anticipo, Pietra si dimette il 9 giugno.

Al suo posto viene chiamato Gaetano Afeltra. Nel suo editoriale di presentazione, il nuovo direttore afferma, riguardo alla linea politica, che “non muterà l’impegno democratico, civile e, quindi, antifascista. La notizia è sacra, il commento è libero”.

Afeltra realizza invece un altro progetto: quello di smontare il “Giorno” per distoglierlo dalle precedenti posizioni politiche. La linea di “disimpegno” e “spoliticizzazione” viene osteggiata dalla redazione, che entra per due volte in sciopero, a breve distanza di tempo: il 27 settembre 1972 e il 20 gennaio 1973. Nel 1973 escono dal giornale, per disaccordi con il direttore, Enzo Forcella, editorialista, e Paolo Murialdi, primo redattore capo.

Subito dopo (1976) nasce La Repubblica di Eugenio Scalfari che punterà agli stessi lettori cercando di carpirli al Giorno ma portandoli però su posizioni diverse. Il quotidiano il Giorno esiste ancora oggi ma certamente dagli anni ’70 non è più quello di Mattei, con l’operazione di “Io” inizia a nascere la sinistra radical chic profetizzata da Augusto del Noce, radice di quel cambiamento che dopo la caduta del Muro si svilupperà nel pensiero globalista.

Non è una coincidenza se le idee di Mattei, che poi furono di Moro, hanno ripreso a vivere insieme ad un’informazione svincolata dalla stampa maistream e che quest’ultima sia osteggiata con ogni mezzo dai sostenitori del globalismo.

A distanza di 56 anni sono infine nati degli eredi di Enrico Mattei, e finché con qualche legge ad hoc non verrà negata la libertà di espressione l’informazione indipendente potrà essere l’erede de “Il Giorno”.

Ancora una volta sullo sfondo si comprende l’asprezza della battaglia sulla libera informazione.

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

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