Il DNA ad 8 LEҖROEӚ

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La notizia pubblicizzata come una conquista della scienza dimostra al contrario che del fenomeno “vita” non si è capito, o non si vuole capire, molto.

Dello studio ” Hachimoji DNA and RNA: A genetic system with eight building blocks” pubblicato sulla prestigiosa Science e hanno scritto un po’ tutti, a partire dall’agenzia ANSA per finire con la rivista della generazione digitale “Wired”, io l’ho commentata un po’ duramente con un tweet:

Quello che non si poteva spiegare nella brevità dei 280 caratteri, è che aggiungere basi al DNA è poco più che un virtuosismo, un esercizio inutile dato che non esiste una struttura in grado di usarle ad iniziare da un tRNA per finire con un essere vivente in grado di usarle, è come aggiungere lettere ad un alfabeto senza che esista un vocabolario che le contenga e quindi senza che le parole abbiano alcun significato, è come se prendessimo una parola come “ALBERO” e aggiungendo dei simboli estranei potessimo ‘finalmente’ scrivere “AԪLЯBϢEҖROӚ” affermando che così abbiamo ampliato il numero di parole che possiamo scrivere e quindi possiamo mettere più informazioni.

Ma tutti sappiamo che non esiste nessun problema di capacità riguardo le informazioni biologiche e neanche riguardo quelle linguistiche per restare nel paragone, a cosa servirebbe aumentare le lettere dell’alfabeto? A nulla, ed è per questo che pur potendolo facilmente fare non lo si fa, millantando inoltre che così saremmo più vicini a scoprire una possibile lingua degli alieni. Roba comica.

Se qualcuno scrivesse un’amenità del genere riguardo l’alfabeto non troverebbe spazio neanche su un giornalino di quartiere, se queste affermazioni vengono invece da “la scienza” nessuna critica viene sollevata, tranne su queste pagine che otto anni fa nacquero proprio per fare quello che nessun altro fa, in primis il CICAP che si condanna ad una sostanziale inutilità, e cioè una critica scientifica.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

11 commenti

  1. zoldan valentino on

    Infatti, c’è da ridere ma anche da piangere perchè alla gente non arriverà mica la tua ragionevole critica, ma la cazzata sensazionale e sposterà ancora di un altro millimetro la massa verso il mondo delle favole dove purtroppo non troverà ad aspettarla fatine e principi azzurri ma orchi che la sbraneranno.

    • Enzo Pennetta on

      Hai ragione Valentino, e comunque alla gente forse arriverà poco o niente, la “scienza” ormai ha fatto talmente tanti annunci pubblicitari che ormai vengono istintivamente considerati come tali e ignorati.

      • “la “scienza” ormai ha fatto talmente tanti annunci pubblicitari che ormai vengono istintivamente considerati come tali e ignorati”
        Prof. Pennetta, con questa sua frase lei mi ricorda la favola del pastorello che gridava “al lupo”: alla fine nessuno lo ascoltava più.

  2. Questi non sanno che per scrivere qualsiasi cosa, anche l’intera Divina Commedia, bastano 2 simboli: 0 e 1.

  3. Mi immaginavo che questa ricerca era orientata all’informàtica è l’uso del DNA per immagazzinare informazione, non alla biologia.

  4. Salve Enzo, penso sia opportuno criticare il modo roboante che ha certa stampa di rilanciare notizie scientifiche. Sono lieto se lei che insegna biologia nei licei non ha di questi problemi, ma all’italiano medio della ridondanza nella codifica dei codoni, o della diversa resistenza delle combinazioni di basi azotate nel DNA alla temperatura non interessa purtroppo un gran che, e quindi un po’ di enfatizzazione è necessaria nella divulgazione scientifica.

    Enfasi positiva. Perchè se si fa come lei, che invece mette enfasi negativa, si finisce per fare lo stesso errore che si critica verso la stampa sensazionalistica a cui però si aggiunge un torto al valore della ricerca in questione, che ovviamente essendo su Science ha ottima probabilità di essere rilevante.

    Vengo al punto: biologicamente, scrivere “non esiste nessun problema di capacità riguardo le informazioni biologiche” è sbagliato. I virus ad esempio, hanno grosse limitazioni in termini di spazio. Alcuni virus hanno più proteine codificate una sopra all’altra, con un semplice shift di base. Inoltre come ho accennato sopra, la ridondanza nella codifica funge da protezione degli errori (non sempre una mutazione di singolo nucleotide su un esone implica un cambio di aminoacido). Esiste poi la capacità di resistere alle alte temperature, ed è interessante studiare le proprietà di strutture alternative al DNA. Il DNA inoltre è piuttosto robusto, non come un testo inciso sul marmo, ma di certo più di un disco rigido o una memoria flash. L’idea di usarlo per memorizzare informazioni in modo affidabile non è assurda ed è anzi scientificamente attraente per diversi usi tecnologici. Una cellula copia 3Gb di informazioni in circa 24 ore. Se la performance non sembra eclatante, va ricordato che la cellula non funziona a 90 gradi alimentata da diversi watt di energia, ma che gli enzimi che si occupano della mitosi sono di diversi ordini di grandezza più efficienti dei nostri più preformanti transistor.

    Sarebbe bastato che leggesse il paper su Science, che pubblica testi forse non interessanti per il lettore medio, ma che scientificamente sono spessissimo molto illuminanti e corredati da discussioni piuttosto acute. Letto il testo, anziché negarne il valore, avrebbe potuto più correttamente rettificare l’eccesso divulgativo.

    • Enzo Pennetta on

      Buonasera Nando, chi legge l’articolo sui giornali non va certo a leggere il paper originale, come lei ha sottolineato, quindi io devo commentare quello che le persone trovano, e poiché si fa riferimento a vita aliena quello commento.
      Sui problemi dei virus mi permetta di avere delle riserve, ci si trova troppo spesso a criticare la natura per delle presunte imperfezioni di qualcosa che funziona alla grande.
      Sugli impieghi informatici restiamo aperti, ma allora di quelli si parli e non va bene che per attirare l’attenzione si sparino stupidaggini.

  5. Sì. Le lettere dell’alfabeto sono la codificazione linguistica di una materia preesistente, formatasi in un ambiente che ha permesso a quella materia d’esistere.

    In quanto al DNA “ciccione” di cui si tratta nell’articolo e che malauguratamente è stato giustificato in funzione della comprensione di eventuali forme di vita aliene al pianeta Terra, se non addirittura al riguardo della fabbricazione sintetica di forme di vita (!) dette “aliene”, cosa dire se non che si tratta di un esercizio assai deficitario in termini di profilazione di uno scenario d’inserimento di tale “DNA” in un contesto assai più complesso? Lei l’ha scritto.
    Del resto il puro onanismo, gli sterili voli pindarici che sono limitati in quella facoltà detta perspicacia o immaginazione o intelligenza e deduttiva e intuitiva rappresentano la categoria di certa divulgazione scientifica, che in questo caso ben poco ha a che vedere con le scienze biologiche e molto con quelle merceologiche.
    Ca va sans dire che il mercato – questo mercato – non possiede etica umanistica e disprezza la memoria – qualsiasi memoria, se non quella tecnica: utile ad affermare i propri prodotti. Supera festosamente ogni elemento che potrebbe frenare le proposte che esso produce, e le produce in esclusiva funzione di sé. Ossia si autoalimenta. Compie tale superamento focalizzando, circoscrivendo e riducendo ciò che tratta senza contestualizzarlo in ciò che esso non potrebbe controllare – e non potrebbe controllarlo in quanto assai più esteso e, diciamolo pure, anziano rispetto all’età di questo mercato. E difatti l’età di questo mercato è simile a quella di un bambino o di una bambina che ha molta fantasia ma non ha ancora sviluppato l’esperienza per dotarsi di immaginazione – e dunque si permette di dire e di pensare ogni cosa: dalla più sciocca alla più mostruosa. E non che le due siano necessariamente in conflitto.
    Perdoni la filippica per cui Lei già conosce le ragioni.

    Cordialmente.