Siate contagiosi, obiettivo R0>1

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Combattere la guerra asimmetrica dell’informazione

Elementi in campo

I confronti asimmetrici sono caratterizzati da una significativa differenza di mezzi a disposizione delle parti in causa, il caso più conosciuto è forse quello della guerra del Viet Nam tra l’ultra tecnologica e ultra finanziata U.S. Army e i poco armati e non tecnologici Vietcong, ma vinto da questi ultimi.

La forza della comunicazione via Internet è nella possibilità di raggiungere potenzialmente lo stesso numero di soggetti dei grandi media.
L’asimmetria mediatica a favore dei grandi media sta in due punti:
– le TV nazionali sono 7, poche e conosciute da tutti, e tutte già dagli anni ’80 presenti e viste in ogni casa mentre i piccoli canali internet sono frammentati in molti rivoli e hanno dovuto farsi strada tra il pubblico negli ultimi 10 anni raggiungendo solo adesso una massa di un certo rilievo.
– i mezzi finanziari in campo sono incommensurabilmente diversi.

Ma esiste anche un’asimmetria a favore della rete:
– all’interno delle numerose iniziative si sono affermate alcune realtà di riferimento che il pubblico stima e di cui si fida.
– i mezzi finanziari limitati non sono un impedimento a realizzare video con un potenziale di visualizzazioni confrontabili a quelle di programmi nazionali, inoltre la mancanza stessa di grandi finanziatori ha permesso che i canali internet restassero indipendenti e questo viene percepito come una qualità dal pubblico.

La seconda asimmetria a favore della rete sta nel fatto che mentre chi segue i grandi media può scoprire e poi seguire i canali indipendenti abbandonando la narrazione mainstream, chi segue la rete quasi mai tornerà a dare nuovamente credito ai grandi media.
Il tempo è quindi un fattore che gioca a favore dell’informazione indipendente.

Sorprendentemente la battaglia dell’informazione è asimmetrica ma lo è a favore dei piccoli canali della rete, il fattore determinate è il tempo.

Contrasto e reazione

Di fronte all’inevitabile affermarsi della rete il contrasto doveva avvenire necessariamente anch’esso in modo asimmetrico andando a colpire le debolezze proprie del mezzo, il punto più vulnerabile della rete è che il controllo dei grandi social network è in mano a pochi soggetti che possono alterare il libero flusso delle informazioni.

Le notizie in rete si affermano in base allo loro “viralità”, analogamente alle note dinamiche delle epidemie la possibilità di diffondere una notizia dipende dal numero di persone che possono essere “contagiate” da un singolo ripetitore della stessa, questo numero è espresso con “Numero di riproduzione di base” indicato con R0 (erre zero).

Con R0 > di 1 vuol dire che la notizia si diffonderà, con R0 < 1 la notizia si estinguerà. Ed esattamente come avviene nelle epidemie la notizia si diffonderà tra le persone della popolazione suscettibili di riceverla, intendendo con questo le persone che danno credito alle notizie online, le altre sono refrattarie e quindi di fatto non raggiungibili.

In una popolazione con poche persone che si informano in rete la viralità non scatta perché in quelle condizioni la probabilità che una di loro possa diffondere una notizia ad un’altra è bassa (R0<1), ma da quando le persone che danno ascolto alle notizie online sono aumentate la possibilità che si inneschi una diffusione virale è alta.

Il grafico elaborato per il COVID19 rappresenta la situazione:

Con R0>1 la curva sale (parte sinistra), con R0<1 la curva scende. La possibilità di diffondere una notizia, similmente a quanto avviene per un virus, dipende quindi dalla “contagiosità” e cioè dal numero di persone che possono essere raggiunte ma anche dalla loro ricettività nei confronti della notizia, c’è dal fatto che questa possa interessarli (infettarli nella similitudine).

Social

Proprio per questa caratteristica le prime misure volte a contrastare le notizie sulla rete sono state indirizzate a diminuire i “contatti” e questo è avvenuto in modo inavvertito mediante la non visibile modifica degli algoritmi e lo shadow ban, in un caso i tuoi contatti e follower vedranno pochi post di approfondimento e più gattini, nel secondo avverrà un abbattimento dei post circolanti all’insaputa dell’autore.
Tutti siamo adesso in grado di capire l’efficacia di questi meccanismi, il “distanziamento” tra soggetti ha come effetto quello di portare R0 al di sotto di 1.

Una misura di distanziamento è quella adottata da Whatsapp con la limitazione ad 1 del numero di chat a cui inoltrare per volta un messaggio molto condiviso, esattamente come in una epidemia si fa scendere il numero di contatti.

Queste limitazioni si possono aggirare solo con un po’ di fatica in più ricorrendo a messaggi indirizzati con N ripetizioni ad N chat.

Il ricorso a social alternativi come Telegram, attualmente attenzionato dalle autorità sulle “fake news”, è una scelta efficace ma sarebbe controproducente abbandonare un social per passare ad un altro, si perderebbe comunque il contatto con numerose persone, la vera scelta non è un “aut aut” ma un “et et”, se si aggiunge un social si mantiene anche il precedente.

Le misura di blocco impiegate dalla triade dei social, Facebook, YouTube e Twitter, sono quindi l’equivalente delle misure di Lockdown e distanziamento, essendo ben chiara a questo punto la dinamica della diffusione epidemica possiamo comprendere come l’informazione indipendente possa avere successo se si aggirano le misure di “Lockdown” e “distanziamento”, per ottenere questo vanno ancora usati il più possibile i canali principali (aprendo profili alternativi su quelli più liberi, Parler, Telegram, Vk) su questi canali vanno rilanciati i contenuti ritenuti importanti in modo da ottenere un R0>1 e render quindi virali i contenuti.

Per questo motivo saranno accolte le richieste di amicizia nei cui profili vedrò dei contenuti rilanciati di soggetti attivi nella contro informazione (Byoblu, canali YouTube, Facebook ecc…), con il massimo affetto per chi vuole esprimere amicizia nei miei confronti devo operare questa scelta perché i social sono più che mai uno strumento di lotta.

Siate contagiosi, siate superdiffusori di informazione, l’epidemia che il “sistema” realmente teme.

Buon 2021 di lotta a tutti.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

15 commenti

  1. Rag. Giovanni Diabolik on

    Credo che bisognerebbe abbandonare:
    -) Facebook
    -) Twitter
    -) YouTube
    Usare questi account solo ed unicamente per diffondere i nuovi social media ai quali si è migrato.

  2. Condivido, non bisogna dimenticare, tuttavia, l’origine di questa Guerra, che risiede nell’Invisibile:

    “La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Efesini, 6,12)

    Dobbiamo lottare tutti i giorni, prima di tutto, in noi stessi, per come ciascuno di noi sa pregare; e poi vigilando che la battaglia sia condotta SOLO per amore della Verità e della Giustizia (e non per nostro conto e per noi stessi).

    Poi, dobbiamo lottare tutti i giorni fuori da noi stessi, e fare opera indefessa di testimonianza di ciò che si sa essere Vero, contro l’onda gigantesca di menzogna e di putridume.
    Personalmente, ho perduto antiche amicizie, in questi mesi, giacché questo è davvero uno spartiacque della Storia, presso il quale a ciascuno viene rivelata la propria natura e presso cui si decidono i destini. Umanamente provo disprezzo misto a pietà per coloro che hanno ceduto al canto di queste tristi sirene di fine epoca; in alcuni casi ho provato dolore nel vedere certuni, rinunciando per codardia alla propria umanità, andare verso la perdizione. Ma se la Verità non viene tollerata, allora si deve essere disposti a rimanere soli, completamente soli.
    Ci attendono tempi cupissimi, che non avrei voluto vedere, ma sono arrivati. Vorrei andarmene da questo mondo di fetore, di menzogna, di terrore e di furore. lo penso per la prima volta, vorrei chiudere qua, avendo mantenuta intatta la Fede, e magari sperando nella Grazia eccelsa del martirio.
    Ma fino ad allora, combattiamo senza timore la nostra santa battaglia.

    • Caro Francesco, da agnostico aperto al mistero della Fede, nel leggere queste sue perentorie e apocalittiche affermazioni provo solo pietà mista a stupore. Frequento uomini e donne religiosi di natura diversa dalla sua, persone in cui trovo la cerca della grazia non del martirio ma dell’intimo rapporto quotidiano con Dio. Ammetto che sono fortunato perché tali persone sono rare.
      Le crociate alla sua maniera inquietano, mi scusi se ho l’ardire di confessarglielo, e vorrei tanto poter leggere un giorno un suo intervento toccato dalla grazia di una Fede che si fondi su sentimenti come la mitezza e la compassione, la carità di un linguaggio depurato da quel disprezzo del suo avversario di turno che ultimamente sempre più lo caratterizzano (non era così all’inizio).
      Glielo auguro di cuore, magari in questo recuperato spirito ritroverà anche qualche vecchia amicizia.

      • Gentile sig. Giuseppe, davvero non so se leggerà queste poche righe, ma vorrei farLe notare solo una cosa. Se è giusto come è giusto che Lei continui a pensare ciò che in buona fede pensa, fino a quando non dovesse convincersi del contrario, crede davvero che solo per il tono, drammatico, ma evidentemente sincero di FrancescoM, non valga per lui la medesima cosa?
        Scrive: “Le crociate come la sua inquietano…” Ma, mi chiedo, come avrebbe ragionato di fronte ai cristiani dei primi secoli? e che cosa sarebbe stato del cristianesimo se loro avessero ragionato come Lei? Certo, Lei pensa, che il governo del mondo fosse allora malvagio, e che adesso sia sostanzialmente buono. Ma non le viene il sospetto di potere essere un po’ “di parte”, visto che il governo “buono” è proprio quello sotto cui Lei vive? Pilato, ad es. pensava esattamente la stessa cosa che pensa Lei, ma riferita al Governo mondiale di allora. Anche Decio non amava molto i cristiani dei suoi tempi perché li riteneva dei potenziali agitatori di folle, intolleranti e ribelli all’Ordine costituito. Lei a propria volta sembra essere favorevole alla Chiesa di oggi perché non cerca il martirio. Sono pensieri stranamente uguali, anche se di esito opposto e chissà se uno di voi due ha avuto ragione?

        • Nulla di nuovo sotto il sole, amico mio… Banalmente, ogni epoca ha i suoi vincitori e vinti. C’è chi domina, o crede di dominare, e chi è dominato, o crede di essere dominato. Chi predica il suo potere e chi quel “potere” osteggia convintamente.
          Contingenze… Mi sono imbattuto per caso nel capitolo 7 di Ezechiele: sembrano dichiarazioni di oggi, e rimarranno attuali fino all’estinzione del genere umano, ché è cosa certissima che il genere umano si estinguerà. Siamo o non siamo una delle tante specie che abitano questo universo? La più intelligente in media, non la più forte. L’unica in rete globale senza riuscire a trarne vantaggio. Sob!
          E consola vedere che quotidianamente si estinguono singoli umani, belli e brutti, ricchi e poveri, gente che conta e che non conta… Anche quelli che credono di lasciare un segno di sé dono ricordati con sincerità il tempo di una flebo. Che giustizia!!! Se credessi in Dio la definirei divina.

          • ….che tristezza: un agnostico che cerca disperatamente di credere.
            Anzi no, che gioia !

    • Rag. Giovanni Diabolik on

      Condivido praticamente tutto, anche se ho una visione decisamente più immanente…
      È comunque fuor di dubbio che l’umanità intera si trovi di fronte, per la prima volta nella sua storia, davanti al bivio di una tirannia globale dalla quale rischia seriamente di non uscirne mai più.
      Se poi questo sia voluto dal Principe di questo mondo (FRANCESCOM) oppure dalla semplice malvagità umana (il sottoscritto), credo sia di secondaria importanza di fronte al desiderio di Libertà e Verità che accomuna tutti gli uomini liberi; siano essi credenti o non credenti, bianchi o neri, statunitensi, cinesi, europei, africani ed asiatici; tutti i quali accomunati dal gravissimo pericolo di perdere la propria libertà per sempre!!!!

      • Il Rag. Giovanni Diabolik scrive:

        “… Se poi questo sia voluto dal Principe di questo mondo (FRANCESCOM) oppure dalla semplice malvagità umana (il sottoscritto), credo sia di secondaria importanza di fronte al desiderio di Libertà e Verità che accomuna tutti gli uomini liberi …”.

        I due aspetti della malvagità – naturale e soprannaturale – non stanno in rapporto di esclusione, l’uno implica ed include l’altro, a seconda del piano di riferimento.
        Prendersela con Satana per il male che si semina – come fanno molti “credenti” con scarsa preparazione teologica e nessuna conoscenza di se stessi – denota pochezza morale e cecità intellettuale, cose da cui deriva una propensione all’auto-inganno e all’auto-assoluzione.
        In ogni caso, l’origine del Male non è un problema politico, e pur tuttavia non è da scordare né sottovalutare che il Male agisce anche in questo ambito.
        Condivido buona parte del suo post, ma non la conclusione. E’ impossibile rimanere veramente liberi al di fuori di una Via che parta dalla Verità e ad essa conduca; ossia, all’infuori da una Via Spirituale. (Ovviamente, la Libertà è del tutto indifferente al colore della pelle).
        La tragedia della modernità consiste proprio nel credere che Via, Verità, e Libertà, possano essere scisse e relativizzate, ossia, laicizzate. I frutti avvelenati di questa credenza (su cui, mi ripeto, fonda tutta la Civiltà occidentale) li abbiamo sotto gli occhi. E, di conseguenza, oggi non è in gioco soltanto la libertà, ma proprio lo specifico che fa dell’umano ciò che è. Poste le premesse, le conseguenze erano ineluttabili.

        Le guerre classiche, con tutto il loro orribile carico di sofferenza e pazzia, distruggevano i corpi. Questa è la prima guerra della Storia che mira allo sterminio della anime.

        ————————————————————————————————

        Postilla e conclusione sul ruolo politico della codardia.
        Nella maggior parte dei casi, i filosofi che si occupano di politica tendono a collocare le loro elaborazioni concettuali troppo lontano dal terreno su cui i soggetti reali che sono i protagonisti della politica, ossia gli esseri umani in carne ed ossa, fanno sì, con la loro specifica natura, che una cosa come la politica possa esistere. Spesso, non sempre, ovviamente, l’essere umano è concepito come pura astrazione, come ciò dovrebbe o potrebbe essere, piuttosto che come ciò che è.
        E’ accaduto a partire dal secolo scorso, tuttavia, che, non tanto i i filosofi, quanto i tecnocrati della politica, quasi del tutto indifferenti agli orientamenti ideologici, hanno cominciato a studiare con metodo scientifico la natura umana, e ovviamente, non hanno potuto non trovare conferma di un fatto noto da sempre: il principale strumento di dominio è la paura.
        Occorre aver chiaro che la figura dell’eroe senza macchia e senza paura è solo una finzione letteraria, per giunta banale e superficiale. Non che gli eroi non esistono, ma tali sono proprio perché, pur conoscendo la paura ed anzi proprio perché la conoscono, la fanno loro, se ne lasciano attraversare, se ne nutrono, e la trasmutano. In altri termini, i soli ad essere normali sono gli eroi, ed ogni persona veramente normale (cioè secondo norma) è un eroe.
        L’immenso Totò (in “Totò contro Maciste”) sintetizzò il processo di trasmutazione della paura in coraggio in una sola, memorabile, espressione: “…il coraggio della paura…”, immenso!

        Gesù Cristo conobbe l’ultimo termine della paura, nel Getsèmani, ma poi beve l’amaro calice fino all’ultima goccia.
        Lo Sceriffo Willy Kane di High Noon (Mezzogiorno di fuoco), abbandonato dai suoi codardi concittadini e sapendo di andare incontro alla morte, prova paura; ma, da solo, va lo stesso al duello. Sarebbe disumano e non superumano non provare paura, quando viene minacciata la propria esistenza, o si ha davanti una prospettiva di sofferenza.
        E tuttavia, rinunciare alla propria dignità, allo scopo di mantenere comunque e ad ogni costo la propria esistenza, non è neppure disumano, quanto subumano. Il codardo è un moncherino, un uomo mancato, ed è anche un parassita, giacché può perpetuare la propria inutile vita solo a scapito di coloro che codardi non sono. E non è soltanto un parassita, ma è soprattutto un nemico implacabile di coloro che sente non essere affetti dalla sua deformità.
        Oggi, il Potere, per tramite di una campagna mediatica di tipo militare, ha reso accessibile ai codardi la propria droga naturale, la paura, in quantità pressoché illimitata. E tu li vedi, nelle strade, questi umani mancati e storpiati, a dirti come devi portare correttamente la mascherina. E se incontri dei conoscenti, ti porgono il gomito coviddaro, anziché darti la mano come si è sempre fatto. E li vedi telefonare alla polizia, al solo sospetto che a casa tua stai pranzando con più persone di quante il monarca di Volturana Appula ti ha concesso di incontrare.
        E quando questo monarca cadrà, all’istante si genufletteranno davanti a quello nuovo; purché, ovviamente, sentano che in lui viva il Potere.
        Di codardi non ne parlerei neppure, se non fosse che sono loro ad averci cacciato dentro questo incubo. Senza la loro complicità, il reuccio di Volturana Appula sarebbe durato appena un DPCM.
        Un perfetto esempio di codardo, il più ripugnate che ricordi (a parte qualche esemplare da me conosciuto personalmente) è certamente uno dei più incisivi personaggi di Dostoevskij, Smerdjakov, il quarto fratello Karamazov, il bastardo mai riconosciuto dal patriarca; abietto in ogni suo aspetto, e ricettacolo fecondo di tutte le bassezze di cui è capace l’anima umana.
        Ecco, se non fosse per turbe di Smerdjakov, oggi non saremmo sprofondati in questo incubo.

        Nel coviddismo converge il peggio delle ideologie antiumane che hanno funestato il secolo scorso.
        Dietro il guanto di velluto, in tutto l’Occidente, diventa ogni giorno che passa sempre più evidente la ferocia di un Potere totalitario implacabile, che non ammette dialettica politica e dissenso filosofico.

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        Ad “ANONIMO”, a proposito di un suo cortese commento ad un mio post, scrivo quanto segue:

        Non c’è nulla di drammatico e neppure di eroico nel martirio. Testimoniare ciò che si crede vero, ove da tale testimonianza dipenda qualcosa di importante (a partire dal proprio onore), è semplicemente ciò che qualsiasi essere umano normale farebbe o dovrebbe fare.
        Pertanto, non trovo nel post cui lei si è riferito alcun accento drammatico.
        E neppure si deve pensare che il martirio coincida, necessariamente, con la perdita della vita; anzi spesso, la perdita della nuda vita non è il danno maggiore che una testimonianza di Fede, o in generale di verità, possa richiedere. La nuda vita, lo ricordo, è il valore supremo dello schiavo, ed è esso, assieme all’impossibilità di gestire la paura, ciò che ne definisce la specificità.
        La schiavitù, in altri termini, è una stato determinato da due condizioni:
        1°, la valutazione della prosecuzione della propria esistenza biologica come valore supremo;
        2, la soggezione di ogni (eventuale) caratteristica umana alla paura.
        Lo schiavo, insomma, è un pezzo di carne tremante, solo apparentemente umano.

        • Non intendevo il senso di “martirio” come legato necessariamente al sacrificio della vita (già dal medioevo è stata teorizzata la possibilità del martirio come pazienza verso la persecuzione sociale cfr.: Gaufridus, Sermo de Sancto Bernardo, 17, in Patrologia latinaa, t. 185, col. 583D), né il senso che ho dato all’aggettivo “drammatico” ha un significato di eccezionalità o di tipo psicologico. Esso si avvicina piuttosto al significato profondo della parola, bene espresso dalla sua etimologia: drama, da drao, come compimento, cioè come vera azione, che ha insieme l’idea dell’esercizio di una funzione e quello di un’azione che de-cide, cioè letteralmente taglia con i legami vincolanti dell’ambiente. In questo senso drao esprime per Pausania, anche l’azione del sacrificio rituale. Così inteso, l’aggettivo “drammatico” si lega al significato della parola “martirio” come testimonianza, come cioè resoconto di qualcosa di nuovo che può assumere anche un valore rivoluzionario rispetto al contesto sociale in cui si opera. Io credo che, in questo senso, sarà inevitabile la testimonianza “drammatica” di chiunque non sia disposto a delegare la propria umanità al sistema di potere attualmente imperante.

          Per farmi capire, citerò queste parole scritte con riferimento ai processi ai gerarchi nazisti, mi limito soltanto a fare una riserva sull’uso della parola “raziocinio” perché credo che in questi contesti la pura ragione non basti assolutamente alla bisogna:

          “In quei processi, dove gli imputati erano persone che avevano commesso crimini «autorizzati», noi abbiamo preteso che gli esseri umani siano capaci di distinguere il bene dal male anche quando per guidare se stessi non hanno altro che il proprio raziocinio, il quale inoltre può essere completamente frastornato dal fatto che tutti coloro che li circondano hanno altre idee. E il problema è tanto più grave, in quanto noi sappiamo che quei pochi che furono abbastanza «arroganti» da confidare soltanto nel proprio raziocinio non erano affatto persone che si attenevano ai vecchi valori o che si lasciavano guidare da una fede religiosa. Poiché nel Terzo Reich tutta la società «rispettabile» aveva in un modo o nell’altro ceduto a Hitler, virtualmente erano svanite le massime morali che determinano il comportamento sociale, e assieme ad esse erano svaniti i comandamenti religiosi («non ammazzare») che guidano la coscienza. E quei pochi che sapevano distinguere il bene dal male giudicavano completamente da soli, e lo facevano liberamente; non potevano attenersi a norme e a criteri generali, non essendoci né norme né criteri per fatti che non avevano precedenti. Dovevano decidere di volta in volta”
          H. Arendt, “Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil”, New York, Viking Press, 1964, trad. it. “La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme”, Milano, Feltrinelli, 1964, p. 296.

  3. Pingback: Buon 2020 bis - pleonastico

  4. Avete visto le immagini dei botti di capodanno nella nostra capitale? Beh, danno proprio il senso di un popolo allo stremo per dittatura sanitaria, un popolo costretto a vivere nelle catacombe nel distanziamento sociale che uccide… Scusate la grossolana analisi che potrà urtare qualche animo sensibile, ma quando ce vole ce vole.

    • Rag.Giovanni Diabolik on

      Io ho visto ai Tg Polizia e Carabinieri impedire fisicamente, ieri sera, a liberi cittadini l’esercizio di un loro diritto costituzionale: quello di riunione ed associazione.
      Per il resto: auguri di buon 2021.

  5. Rag Giovanni Diabolik on

    Per quanto mi riguarda, ieri sera polizia e carabinieri hanno impedito a liberi cittadini il diritto costituzionale di riunione ed associazione.
    Con il beneplacito silenzio del Gatante della Carta Costituzionale.

    • Rag. Giovanni Diabolik on

      Il commento di cui sopra era una risposta a @1Giuseppe.
      Per mio sbaglio l’ho scritto separato.

  6. Paolo Onorati on

    Un’ analisi molto lucida Enzo, ed utile !

    Mi permetto di riportare come il fattore “contagio” fu determinante nel contribuire e ispirare i patrioti nel 1776 a dichiarare l’ indipendenza dalla Gran Bretagna:

    “Thomas Paine emigrò nelle colonie britanniche americane nel 1774 con l’aiuto di
    Benjamin Franklin , praticamente ogni ribelle lesse o ascoltò il suo potente opuscolo di 47 pagine Common Sense , fu così influente che John Adams disse : Senza la penna dell’ autore di Common Sense, la spada di Washington sarebbe stata sollevata invano.”

    Common Sense fu firmato in forma anonima, ebbe successo immediato diffondendosi rapidamente.
    Fu l’ opuscolo più letto durante la rivoluzione americana , scritto in uno stile chiaro, diretto e vivace ed in modo tale da rendere le idee complesse intellegibili al lettore medio : questo stile di facile comprensione valse al successo di contagiosità.

    E chissà, che l’esperienza storica vincente non possa essere fonte di nuova ispirazione in questo anno cruciale 2021,

    Con i migliori auguri per tutti

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