Homo sapiens: l’uomo venuto dal nulla

21

“La prima grande mostra internazionale che ci racconta da dove veniamo e come siamo riusciti a popolare l’intero pianeta”, così viene presentata la mostra in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Ma siamo sicuri che sia andata proprio così?


Un libro scolastico di storia afferma che Homo sapiens non aveva punti di contatto genetici con le specie più antiche.

E c’è subito chi grida allo scandalo.

 

Ma forse nei testi scolastici ci sono altre cose per cui scandalizzarsi.

 

 

La questione è stata sollevata dal sito oggiscienza in un articolo intitolato Riscrivere Darwin? L’uomo venuto dal nulla… pubblicato il 5 dicembre. Il tutto prende origine dal racconto di una giornata scolastica nella quale uno studente rivolge una domanda al suo professore di scienze:

Prima liceo, ore 9, lezione di scienze. Davide Sassi, il prof, sta parlando di evoluzione, mentre Andrea, in fondo alla classe, sbuffa: “Prof, ma queste cose non sono superate? A me risulta che secondo le ultime scoperte sul DNA l’uomo non sia imparentato con alcun ominide preesistente. È scritto nel nostro libro di storia”. Sassi non crede alle sue orecchie, sicuramente Andrea ha capito male. Ci scommette una pizza. Perde.

A parte il danno economico della perdita della pizza, l’esterrefatto insegnante e la redazione di oggiscienza corrono subito ad analizzare le possibili implicazioni delle affermazioni del libro di storia:

Sassi è esterrefatto (e noi con lui): “Non si tratta solo di enormi stupidaggini. Sono anche scritte in modo molto sapiente, mischiando informazioni più o meno corrette con affermazioni del tutto errate. Una tecnica del panino che mi fa supporre che ci sia dietro un’intenzione ben precisa, quella di far entrare nella scuola idee di stampo creazionista. Se diciamo che Homo sapiens non è parente di nessuno, allora l’unica conclusione logica che possiamo trarre è che sia stato creato”.

Ecco l’insidia, se diciamo in giro che non ci sono prove certe dei collegamenti tra i vari ominidi potrebbe insinuarsi l’eretico pensiero creazionista. Convinti a questo punto di trovarsi di fronte ad un’operazione di “intelligence” delle temute “divisioni vaticane all’attacco di Darwin” (vedi CS- Le “divisioni atee” usano Darwin per attaccare la religione -e la ragione), oggiscienza corre ai ripari interpellando chi di divisioni vaticane se ne intende, l’antropologa molecolare Olga Rickards la quale interviene per chiarire come stiano effettivamente le cose:

“È giusto dire che Homo sapiens non derivi da H. habilis, H. erectus o H. neandertalensis, ma questo non significa che non abbia legami di parentela, e dunque genetici con loro”, afferma Rickards. Il punto è che negando ogni parentela, nego anche la possibilità che abbiano un progenitore comune, cioè nego un percorso evolutivo. E rimango con la patata bollente in mano: da dove è saltato fuori Homo sapiens?

In sostanza la prof. Rickards conferma quanto sostenuto dal manuale di storia: i vari Homo non derivano l’uno dall’altro. Ma questo, secondo la prof, non significa che essi non abbiano legami di parentela tra loro. Insomma, sembra che l’errore imputato al manuale di storia non sia nelle premesse ma nelle conclusioni: i vari Homo non derivano l’uno dall’altro ma vanno considerati parenti per salvare l’attuale ricostruzione dei fatti.

E qui ci sarebbe davvero da non credere alle proprie orecchie. Le risultanze paleontologiche vengono piegate alla dimostrazione della teoria, quanto di più antiscientifico potremmo immaginare.

La ricostruzione dell’evoluzione umana è infatti frutto di una sovrapposizione tra dati reali e collegamenti ipotizzati, come si può vedere dal seguente grafico del prof. Giorgio Manzi riportato sul sito paleontologiaumana.it:

 

Ma se si eliminano i collegamenti tratteggiati restano solo delle linee isolate. Come si può vedere sullo stesso sito, i dati disponibili non autorizzano a trarre conclusioni di parentele, nel seguente grafico sono più evidenti le incertezze e gli autentici spazi vuoti tra i vari ominidi:

 

Sembrerebbe proprio che tutto sommato lo studente, e il suo libro di storia, non abbia torto, che a differenza di quanto sostenuto da oggiscienza, le mancanze di parentela non siano solo “enormi stupidaggini“. L’unico torto dell’alunno del prof. Sassi sembra essere stato quello di aver gridato che “il re è nudo”.

Ma visto che si parla di libri scolastici vorrei sottoporre al prof. Sassi e ad oggiscienza, quanto scritto su un recentissimo testo di scienze per il biennio dei licei:

Circa dieci milioni di anni fa, una lunga fascia di territori orientali dell’Africa (dall’odierna Etiopia al Sudafrica) venne colpita da un clima piuttosto arido. I discendenti delle antiche scimmie dovettero adattarsi a fare a meno della foresta e a cercare il cibo nella savana. Così impararono a camminare sulle zampe posteriori in posizione eretta. La capacità di camminare con due gambe offrì il grandissimo vantaggio di liberare le mani per afferrare sassi e bastoni, o per portare ai propri piccoli il cibo raccolto.

Che ne dice prof. Sassi, e che ne dicono la prof. Rickards e i redattori di oggiscienza di questa affermazione. Qui sì che c’è da rimanere esterrefatti. Che prove ci sono per questa ricostruzione? Perché mai le antiche scimmie anziché adattarsi alla savana non si sono spostate insieme alla foresta?

Giustamente a questa considerazione un mio studente ha così commentato: se veramente discendiamo da quelle scimmie che, anziché fare qualche metro e spostarsi nella foresta, sono rimaste nella zona dove gli alberi si stavano seccando, i nostri antenati erano davvero gli esseri più stupidi dell’epoca. Come dargli torto?

E poi, come si fa a dire Così impararono a camminare sulle zampe posteriori in posizione eretta. Come sappiamo è impossibile imparare a camminare in posizione eretta, perché ciò avvenga sono prima necessarie delle forti modificazioni dell’articolazione dell’anca e dell’inserzione tra capo e colonna vertebrale. Non trovate che ci sia da indignarsi per queste affermazioni e non per quelle oggetto dell’articolo su oggiscienza?

L’articolo su oggiscienza poi si conclude così:

Conclusione: siamo una specie nuova, certo. Ma è altrettanto certo che ci siamo evoluti da specie preesistenti (anche se non conosciamo di preciso tutti i passaggi e forse non li conosceremo mai, visto che non si è trattato –come abbiamo detto altre volte – di una sequenza lineare di eventi). E che continuamo a evolvere. Dire il contrario, dirlo a dei ragazzini e dirlo in un libro di testo (strumento in cui loro hanno piena e totale fiducia: quello che dice è il libro è verità assoluta) è soltanto una svista banale, un errore che può capitare?

Vorrei domandare alla prof. Rickards quali prove ci sono del fatto “certo” che “continuiamo ad evolvere“, ma a parte questo, su una cosa concordo pienamente, i libri scolastici sono una cosa troppo importante per permettere che vi siano riportati racconti fantastici come quello della scimmia che si alza sulle zampe posteriori e diventa bipede per via dei cambiamenti climatici.

Troppe favole vengono raccontate  e spacciate per scienza, questo dovrebbe provocare la reazione dei media che si occupano di scienza. E che dire poi della grande opera di divulgazione ideologica fatta in nome della scienza che compie un personaggio come Richard Dawkins nel suo ultimo libro dedicato proprio ai ragazzi “The Magic of Reality“? (vedi CS- L’evoluzione secondo Richard Dawkins).

E che dire degli errori scientifici compiuti dallo stesso Dawkins nello stesso libro?

Scommettiamo che né oggiscienza né la prof. Olga Rickards denunceranno gli errori che ho segnalato?

 

Il presente articolo viene pubblicato anche sul sito UCCR

 

Share.

About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

21 commenti

  1. “Circa dieci milioni di anni fa, una lunga fascia di territori orientali dell’Africa (dall’odierna Etiopia al Sudafrica) venne colpita da un clima piuttosto arido. I discendenti delle antiche scimmie dovettero adattarsi a fare a meno della foresta e a cercare il cibo nella savana. Così impararono a camminare sulle zampe posteriori in posizione eretta. La capacità di camminare con due gambe offrì il grandissimo vantaggio di liberare le mani per afferrare sassi e bastoni, o per portare ai propri piccoli il cibo raccolto”

    Bella questa ricostruzione..non ricordo se è Andersen o se sono i Fratelli Grimm però..

    Per afferrare sassi e bastoni..Esaminando la storia dell’umanità proposta da un testo scolastico (ma non solo)evoluzionista si possono notare descrizioni dettagliate come questa di come i presunti antenati primitivi,trogloditi,raffigurati nel corso degli anni nei modi scimmieschi più fantasiosi..vivessero e che attività svolgessero nelle loro vite quotidiane.
    Tutto descritto con sicurezza,autorevolezza tanto che al lettore,specialmente allo studente giustamente ancora acerbo di determinate conoscenze tali cose appariranno scientificamente valide,e la loro attendibilità scontata..e da li inizieranno ad associare magari alla critica di tali argomentazioni correnti estremiste ascientifiche più o meno deliranti..
    E’ impressionante,leggendo sembra veramente che chi scrive si fosse trovato la migliaia di anni fa e avesse avuto la possibilità di svolgere le proprie osservazioni.Degno di un prologo di 2001 Odissea nello Spazio,vediamo i nostri presunti antenati – che avevano imparato a stare su due zampe e non avevano altro -ahime-da fare con le mani – cominciare a costruire strumenti di pietra e per un periodo molto lungo non usarono altri attrezzi che quelli fatti di pietra e legno. Soltanto in un periodo molto più tardo cominciarono ad usare il ferro, il rame e il bronzo.Una cosa interessante è che tali considerazione si basano su errate interpretazioni di scoperte alla luce di pregiudizi evoluzionisti, invece che su prove scientifiche. Oltre al già citato Zilmer,per esempio Paul Bahn,nel suo libro ‘Archeologia: una brevissima introduzione’afferma che lo scenario dell’evoluzione dell’umanità non sia che una favoletta(dice di usare il termine favla in senso positivo).Invita quindi i suoi lettori a considerare gli attributi tradizionali della cosiddetta evoluzione umana: cucina e fuochi all’aperto, caverne oscure, riti, costruzione di strumenti, invecchiamento, battaglie e morte. Quante di queste congetture, egli si chiede, sono basate sulle ossa e sui resti reali e quante invece su criteri letterari?L’archeologo non risponde a tutto di getto,anzi è abbastanza reticente a rispondere apertamente a tali domande però il concetto appare chiaramente,ossia che la pretesa evoluzione dell’uomo sia basata su criteri “letterari” piuttosto che su criteri scientifici.
    In effetti, ci sono moltissime domande senza risposta e inconsistenze illogiche in queste ricostruzioni, che chi pensa secondo le linee del dogma evoluzionista non riesce a individuare.
    Di fatto nemmeno si pone l’eventualità,perchè in un processo di accettazione dogmatica di tali cose fin dai primi banchi di scuola,ormai come detto sopra rappresenta l’ignoranza e la follia andargli contro..
    E così si descrive la fantomatica Età della Pietra senza però ad esempio dare una scientifica spiegazione di come tali manufatti venissero intagliati o modellati..Modellare ed intagliare la pietra non è un compito semplice. È impossibile produrre degli attrezzi perfettamente regolari e taglienti come rasoi, così come nei resti arrivati fino a noi, soltanto strofinando una pietra contro l’altra.
    Specialmente per dei trogloditi cavernicoli come vengono descritti..
    È impossibile dare forma alle pietre dure come il granito, il basalto o la dolerite senza che queste vadano in pezzi, soltanto usando lime d’acciaio, torni e pialle. È altrettanto ovvio che i bracciali, gli orecchini e le collane che risalgono a decine di migliaia di anni fa non potrebbero essere stati costruiti usando solo strumenti di pietra. I piccolissimi fori in questi oggetti non avrebbero potuto essere fatti con le pietre.Erano tutti casualmente forati da soli?
    Le decorazioni su di essi non avrebbero potuto essere prodotte con lo sfregamento. La perfezione degli oggetti in questione dimostra che devono essere stati impiegati altri strumenti, fatti di metalli duri.
    Il professor Klaus Schmidt ha effettuato un esperimento sulle incisioni in blocchi in pietra rinvenuti in Turchia, datati a circa 11.000 anni fa. Egli ha fornito agli operai strumenti in pietra, del tipo che gli evoluzionisti sostengono venissero impiegati a quel tempo e ha chiesto loro di produrre simili incisioni su rocce simili. Dopo due ore di lavoro ininterrotto tutto ciò che gli operai erano riusciti a ottenere era una vaga linea.
    Si può provare anche ‘a casa’ a fare noi stessi esperimenti simili,che amiamo o meno il bricolage e l’arte manuale..per esempio prendere una pietra dura come il granito e cercare di ottenerne una punta di lancia affilata..ovviamente possiamo usare slo pietre,legni ,rocce,terra,acqua..neanche Mc Gyver riuscirebbe..
    Eppure trogloditi vissuti 100 000 anni fa ci riuscivano..quindi?
    Spaccare le pietre ed incidere le pietre sono specifici campi di capacità. La tecnologia richiesta è essenziale per poter costruire lime, torni e altri strumenti.Serve anche un certo livello di conoscenze tecniche..altrimenti in applicazioni tecniche delle scuole inferiori avrebbero tutti massimi voti..
    Questo dimostra che, al tempo in cui questi oggetti vennero fatti, la tecnologia “primitiva” era molto progredita. In altre parole le tesi degli evoluzionisti che erano noti soltanto strumenti di semplice pietra, che non vi fosse alcuna tecnologia conosciuta sono solo leggende. Tuttavia, è perfettamente plausibile che qualunque strumento d’acciaio o ferro usato per tagliare e modellare le pietre non avrebbe potuto resistere fino al giorno d’oggi. In un ambiente naturalmente umido e acido uno strumento di metallo può tranquillamente ossidarsi e infine si dissolve.rsi,se non ricordo male dal corso di scienza e tecnologia dei materiali..
    Tutto ciò che resta sono i frammenti e le schegge della pietra lavorata che impiegano molto di più a scomparire.
    Se ciò fosse ciò che si verificò..trovare soli frammenti di pietra può scientificamente far pensare con certezza che vi fosse solo la pietra?

    Eppure libri e non solo abbondano di queste favolistiche rappresentazioni di vita preistorica di cavernicoli che a seconda della vita evolvono in una specie superiore..

    “E poi, come si fa a dire Così impararono a camminare sulle zampe posteriori in posizione eretta. Come sappiamo è impossibile imparare a camminare in posizione eretta, perché ciò avvenga sono prima necessarie delle forti modificazioni dell’articolazione dell’anca e dell’inserzione tra capo e colonna vertebrale. Non trovate che ci sia da indignarsi per queste affermazioni e non per quelle oggetto dell’articolo su oggiscienza?”

    Indignarsi?Io direi che è poco..lo dicesse un bimbo delle elementari ..ma un autore di un libro,un ‘uomo di scienza ‘ no..fra l’altro la stazione eretta ,un prototipo,esisteva già col gibbone..quindi?
    Senza l’anatomia adeguata è una cosa impossibile così come senza l’anatomia adeguata è impossibile spiccare il volo..
    In merito a ciò mi pare venne calcolato il tempo che ci sarebbe voluto attraverso mutazioni(date per scontate le solite cose di rito,un calcolo del livello dell’eq. di Drake)per passare dalla spina simil chimpanzè a quella umana..e venne un tempo assai più lungo di quanto non fosse a disposizione per chè ciò avvenisse…

    Altro che asino d’oro qui…un vero e proprio Epic Fail..

    Non ci si crederebbe neanche..

    • “Conclusione: siamo una specie nuova, certo. Ma è altrettanto certo che ci siamo evoluti da specie preesistenti (anche se non conosciamo di preciso tutti i passaggi e forse non li conosceremo mai, visto che non si è trattato –come abbiamo detto altre volte – di una sequenza lineare di eventi). E che continuamo a evolvere. Dire il contrario, dirlo a dei ragazzini e dirlo in un libro di testo (strumento in cui loro hanno piena e totale fiducia: quello che dice è il libro è verità assoluta) è soltanto una svista banale, un errore che può capitare?”

      Mi ha sempre anche ‘incuriosito’ questa certezza dell’esistenza di quelle che ai tempi che furono si appellarono “anelli mancanti” poi conosciute con altri termini,ma di fatto rappresentanti seppur con concenzione diversa in fondo in fndo la medesima cosa..

      E così:

      ” Ma è altrettanto certo che ci siamo evoluti da specie preesistenti (anche se non conosciamo di preciso tutti i passaggi e forse non li conosceremo mai, visto che non si è trattato –come abbiamo detto altre volte – di una sequenza lineare di eventi)”

      Di preciso tutti i passaggi?Cioè secondo lro è tutto li mancan proprio inezie,particolari e la storia umana dalle origini ad oggi è tutta nero su bianco..mah..

      “E che continuamo a evolvere”

      Transumanesimonudo e crudo ma soprattutto..in cosa?in un uber morlock di the time machine?

      • Effettivamente quel “e continuiamo ad evolvere” buttato lì è la frase con maggiori implicazioni di tutte.

        Sono d’accordo che sia il passo necessario per aprire al transumanesimo.

        • “Trasumanar significar per verba non si poria però l’essemplo basti a cui esperienza grazia serba”. Peccato che non intendano questo.

  2. Grazie per gli auguri! Ricambierò augurando a tutti voi una felice festa del Sol Invictus, affinché ci protegga e ci dia energia rinnovabile in quantità…!

  3. Vogliate scusare la mia assenza in questi giorni, ma purtroppo non ho avuto il tempo di leggere i commenti messi in questo post. Vorrei fare una domanda, sperando che non sia stata già posta. Riguardo alle scimmie che si sono ritrovate nella savana, perché non si sono estinte invece di essersi messe ad imparare a camminare? Un cambiamento di habitat del genere avrebbe fatto estinguere qualunque specie, perché allora quelle si sono messe a camminare, cosa che ovviamente non hanno fatto dall’oggi al domani?

    • Beh riccardo il punto,la patata bollente non è certo quella,è un’osservazione che può anche essere interessante ma sa,un neo-darwinista le potrebbe rispondere tranquillamente ricordandole come funziona la selezione naturale.
      Ovvero al momento della selezione che è l’equivalente di un filtro per un segnale,si va a selezionare qualcosa che già c’è per essere selezionato.
      La fitness totale sarà il risultato delle diverse pressioni selettive..stabilizzante,diversificante..
      Quindi un cambio di habitat avrebbe favorito la preservazione delle specie in grado di ‘adattarsi’ a tale cambiamento.
      Cosa che fra l’altro funziona perfettamente in qualsiasi processo ‘microevolutivo’ quindi il meccanismo diciamo è corretto ,se vogliamo,il problema invece caro Riccardo Z è un altro.
      Ovvero,poichè non vi è finalità,ovvero niente lamarkismo,niente evolversi PER sopravvire..o una tal progenie di specie ha potuto accrescere il proprio pool genico con qualcosa in grado di esprimersi con il verificarsi di tale cambiamento oppure proprio in tal circostanza fortuitamente si è vericato tale accrescimento.
      Il problema sta proprio nelle mutazioni,siano esse osservate sotto un punto di vista gradualista o no.
      Comprendo ciò che lei chiede,però di fatto quello non sarebbe un problema,di certo è una di quelle cose a cui gli evoluzionisti ‘sanno rispondere’..se poi si chiede un esempio :
      http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/11/richard-dawkins-non-sa-indicare-un-solo-caso-di-evoluzione/

      qualcosa così..le cose cambiano.

      Come ricrdava qua il proff.Pennetta:
      http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/12/levoluzione-secondo-dawkins/

      “Aggiungo, se si possono omettere le mutazioni casuali, provi a toglierle da questa pagina di wikipedia e poi vediamo cosa succede?

      http://it.wikipedia.org/wiki/Neodarwinismo#Principi_del_neodarwinismo

      Hanno fatto affermazioni assai più problematiche quelli di cui sopra,e la filogenetica umana ha diversi problemi come si vede dal diagramma reale su,i problemi sono ben altri.

      In qualche modo però la sua osservazione serve certamente a sottolineare la necessità di escludere un finalismo che ,conttrariamente a quanto si possa pensare,spesso viene tirato in causa,come si scordassero della casualità che hannop posto come base.

  4. Ringrazio Leonetto per le delucidazioni. Si potrebbe replicare al darwinista che non si impara a camminare dall’oggi al domani, e che una popolazione che per sopravvivere deve fare ciò si estingue in un tempo inferiore a quello che impiegherebbe per ottenere il fisico necessario per camminare. Ma questo è secondario rispetto alla questione del finalismo, e il passare ad una posizione eretta è certamente una causa finale, anzi, molto finale, in quanto non è facile da raggiungere. Finalismo che peraltro viene fuori anche nel vecchio post dove si portava l’esempio di “mutazioni casuali di lettere che portano ad uan frase di senso compiuto”: come fanno a mutare solo quelle che non servono per arrivare alla frase FINALE? 😀

    Restando in tema di libri, ho letto molti anni fa in “la straordinaria storia della vita” (di Piero e Alberto Angela) che i polmoni sarebbero nati da una piega dell’esofago. Che per millenni non è servita a nulla, salvo a dar fastidio, ma che poi è diventata magicamente un paio di organi funzionanti, questo ovviamente senza una causa finale.

    • Il gfinalismo è un ‘problema’ importante poichè più o meno velatamente spesso viene tirato in ballo in modo più o meno esplicito,mntre è esplicitamente e chiaramente bandito dalle ipotesi iniziali della ‘loro’ teoria.
      Spesso si parla di evoluzione in termini finalistici, come se un particolare cambiamento su di un organismo avvenisse con lo scopo di raggiungere un determinato obiettivo. Si dice, ad esempio, che l’uomo ha acquistato la stazione eretta per poter vedere in lontananza sopra le alte erbe della savana; ma ciò non può essere vero.
      Per esempio,David Carrier,dell’University of Utah,ipotizzò che i nostri presunti antenati avessero adottato la postura bipede in modo che i maschi potessero colpirsi e uccidersi meglio durante la competizione per una partner sessuale..risultato ottenuto attraverso particlari studi..
      Quindi ha perfettamente ragione sul criticare aquando si parla di finalismo e anche trattando di tempo necessario a certe ‘modifiche adattative’,l’enigma di Haldane mostra questo problema temporale..
      La posizione eretta richiede infatti una ristrutturazione radicale della nostra anatomia,questo calcolo lo evidenzia, al confronto lo sviluppo notevole dell’encefalo rappresenta un fenomeno veramente di ‘secondaria importanza’.
      Il modo in cui si muovono i primati è molto più facile, veloce ed efficiente di quello degli uomini. Un uomo non potrebbe mai saltare da un ramo all’altro come uno scimpanzé, né correre alla velocità di 125 km orari come un ghepardo. Al contrario, l’andatura bipede dell’uomo è
      molto più lenta sul terreno. Per la stessa ragione, è la specie più indifesa in natura in termini di movimento e protezione.L’andatura su quattro arti richiede minore dispendio di energia rispetto alla bipede;pertanto l’acquisizione dell’andatura bipede deve essere interpretata in ottica neo-darwinista come un avvenimento straordinario e niente affatto conveniente.non può prevedere gli ambienti che devono ancora venire e le specie non si possono pre-adattare ad un ambiente che non c’è e che chissà se mai ci sarà…poiché l’evoluzione non ha né scopo, né direzione, dobbiamo ritenere che l’acquisizione della stazione eretta da parte di questi proto-uomini,sempre in ottica neo-darwinista, che abitavano la foresta sia avvenuta per caso ed abbia posto quegli ‘animali’ in condizioni più favorevoli rispetto agli altri, perché ha consentito loro di mantenere il tradizionale modo di vita in un ambiente che stava mutando.
      Poi vi è la questione che pan troglodites come scimpanzè e bonobo siano riamsti pressochè invariati dall’australopiteco,mentre in medesime aree una variante di un progenitore abbia intrapreso la sua evoluzione.Ossia in medesime nicchie evolutive sembrerebbe essere avvenuta una selezione sia stabilizzante che non sulla stessa ‘specie’..
      Così a domande come:Perché cammina su due
      gambe?Perché ha perso la pelliccia?Perché ha sviluppato un cervello così grande?Perché ha imparato a parlare?
      Si risponde semplicemente con un bel
      “Ancora non lo sappiamo ,ma lo scopriremo”

      Quindi quando lei dice:

      “Ma questo è secondario rispetto alla questione del finalismo, e il passare ad una posizione eretta è certamente una causa finale, anzi, molto finale, in quanto non è facile da raggiungere.”

      di fatto bisognerebbe fare attenzione affermando ciò,non vi è modoi di affermare che poichè e’ difficile sia in quella visione quantomeno per forza collegabile necessariamente ad un finalismo.Inoltre tal cosa non necessariamente viene legata al finalismo,anzi di fatto non dovrebbe assolutamente esserlo per il neo-darwinismo.
      Cosa implichi ciò,cosa si debba verificare ed in che tempi e modalità,quelli si che sono signori problemi..

      Per quanto riguarda Piero Angela,purtroppo rappresenta una di quelle fonti di proganda scientista,simili trasmissioni possno avere assai più impatto di libri,corsi o quant’altro,come un discovery chanel..

  5. Salvo Perone on

    Davvero interessante e istruttivo questo palleggio di considerazioni e commenti sulla questione dell’evoluzione biologica. Dunque, vediamo un po’. Scorrendo le vostre riflessioni si notano soprattutto due cose:

    1) non mancano, anzi abbondano, le domande su come dovrebbe assere andata, secondo i darwinisti. Si tratta della giusta premessa per comprendere a fondo l’argomento, non dando nulla per scontato. Partire da una posizione critica, tra l’altro, offre le maggiori prospettive per analizzare senza far sconti le tesi della controparte. Ottimo inizio, carissimi.

    2) Purtroppo però, nonostante questa favorevole premessa, non trapela di fatto nessun tentativo di cercare veramente una risposta, cioè capire davvero cosa afferma la biologia moderna sulla questione. L’argomento rimane uno spunto per un po’ di esercizio polemico, con battutine, commenti sarcastici, manifestazioni di doloroso stupore nei confronti di tanta darwiniana superficialità ecc. ecc. L’importante è fare quadrato intorno a una ideologia, cioè un pre-giudizio, spigolando qua e là tra le affermazioni (solo quelle!) che si ritiene possano offrire qualche occasione per esercitare la polemica.
    Ovviamente io non cadrò nella trappola di tentare di confutare le vostre posizioni. Nello spazio concesso da un blog potrei fornire solo una replica ipersemplificata e tutto sommato banale e, vista l’aria che tira qua dentro, ben difficilmente potrei scalfire tante granitiche certezze. Mi limito a porre solo alcune questioni di carattere generale.

    Domande del tipo: “ma perchè queste scimmie non si sono spostate seguendo la foresta….come si fa a imparare a camminare sulle zampe posteriori … ecc. ecc.” sono corrette e legittime ma, mi chiedo, davvero siete convinti che gli evoluzionisti non le abbiano mai prese in considerazione e non abbiano prodotto una serie di risposte ragionevoli, adeguate e articolate? Avete provato a cercarle davvero? Il vostro è un piccolo campionario delle più semplici, ovvie e banali questioni che affronta un biologo che si occupi di queste cose (e il fatto che le poniate con tanta enfasi, da cui trapela la certezza di avere messo nel sacco i vostri avversari con confutazioni memorabili, la dice lunga sul livello elementare delle vostre conoscenze sull’argomento, e questo mi induce a perseverare nell’utilizzo di toni e argomenti che, temo, giudicherete un po’ paternalistici). Mi chiedo se abbiate un’idea di quanto sia stato scritto in relazione a modelli evolutivi e di quanto complessa e sofisticata sia la struttura matematica che descrive le sottili dinamiche della genetica di popolazione e le ricostruzioni filogenetiche. Se pensassi che ci fosse da parte vostra davvero l’intenzione di capire cosa sia l’evoluzionismo oggi vi consiglierei di partire da un buon manuale introduttivo, scritto da gente di di queste cose se ne intende davvero. E lasciate perdere il buon Sermonti, per carità! E’ un vecchietto simpatico, che scrive anche in modo brillante e divertente, ma è l’equivalente di quel Di Bella che qualche anno fa furoreggiò per una breve stagione, facendo credere ai più sprovveduti che la scienza medica fosse soltanto lui e che tutti gli altri non ne capissero niente. Per fortuna il consenso in ambito scientifico (che si ottiene lavorando sodo, pubblicando molto, confrontandosi in modo adeguato con la comunità scientifica) vale qualcosa, e i vari Sermonti della situazione, al di fuori di un ristretto ambito di fedelissimi, non se li fila nessuno. Certo, c’è sempre il caso di Galileo, ma per avere il successo dell’astronomo pisano non basta essere “contro”, bisogna anche avere ragione. Coraggio, dunque! Procuratevi “L’evoluzione” di D. Futuyma, oppure “Evoluzione” di M. Ridley, o meglio ancora “Evoluzione. Modelli e processi” del nostro Ferraguti, e cominciate a leggere, cercando sul serio le risposte alle vostre domande.

    Spero non giudichiate troppo irritante e provocatorio il mio intervento. Non è una colpa non sapere granchè di un argomento. È banale ma, vale per tutti noi, è opportuno ogni tanto ricordarci che sono molte più le cose che non sappiamo di quelle su cui abbiamo un’adeguata informazione. Sono convinto però che il piacere intellettuale di approfondire l’argomento dell’evoluzione biologica, sapendo ascoltare senza pregiudizi chi sulla questione ha qualcosa da insegnare, è di molto superiore alla piccola soddisfazione di sparare con sicumera giudizi affrettati e superficiali, convinti di fare affermazioni memorabili e confortandovi l’un l’altro con la vicendevole concessione di un consenso che ha lo stesso respiro delle chiacchiere di un tavolino del bar Sport.

    Con amicizia, Salvo Perone.

    • Gentile Salvo Perone,
      rispondo al suo lungo intervento cercando di essere il più sintetico possibile.

      Lei inizia con delle considerazioni positive che però finiscono col preparare il terreno a delle critiche.
      Nulla da eccepire, lo trovo legittimo.

      Quello che però non posso fare a meno di notare è che tali critiche si risolvono in una serie di considerazioni che non si calano mai nello specifico, ci invita ad andare a studiare:
      “Se pensassi che ci fosse da parte vostra davvero l’intenzione di capire cosa sia l’evoluzionismo oggi vi consiglierei di partire da un buon manuale introduttivo, scritto da gente di di queste cose se ne intende davvero.”

      Come vede, dopo una partenza apparentemente corretta lei inizia a fare delle scorrette insinuazioni sulle nostre intenzioni e sulla nostra preparazione.
      A questo punto mi corre l’obbligo di chiedere quale sia la sua di preparazione, quali titoli di studio vanta?
      Ma me lo domando solo per pura curiosità, solo perché è lei il primo a porre la questione, in quanto non sono abituato a giudicare il prossimo dai titoli di studio ma dalla correttezza o meno dei suoi ragionamenti.

      Il suo intervento termina poi così:
      “Sono convinto però che il piacere intellettuale di approfondire l’argomento dell’evoluzione biologica, sapendo ascoltare senza pregiudizi chi sulla questione ha qualcosa da insegnare, è di molto superiore alla piccola soddisfazione di sparare con sicumera giudizi affrettati e superficiali, convinti di fare affermazioni memorabili e confortandovi l’un l’altro con la vicendevole concessione di un consenso che ha lo stesso respiro delle chiacchiere di un tavolino del bar Sport.”

      Data la preparazione di chi frequenta queste pagine si tratta di un invito che francamente dovrebbe andare a fare da altre parti (i siti “evoluzionisti” sono ad esempio pieni di queste situazioni).

      L’unica conclusione che posso trarre dal suo intervento è che data la mancanza assoluta di contestazioni su questioni tecniche, l’unica chiacchiera da “bar dello sport”, caro Salvo, è la sua.

      Con amicizia
      ep

  6. Salvo Perone on

    Carissimo Pennetta,

    non credo sia questione di titoli di studio, davvero. Non si illuda di riuscire a portarmi a fare il gioco del gallo cedrone: “chi ha le penne più colorate e scintillanti? Chi ha gli speroni più appuntiti? Quante lauree? Con quanto sei uscito alla maturità? …” Spostare il discorso su queste cose non porterebbe a chiarire le nostre posizioni e darebbe solo l’occasione per sviare il discorso a chi non ha molte frecce al suo arco. La questione è molto semplice: non ci vuole molto a capire quanto uno conosca la materia su cui pretende di argomentare. Ed è chiaro che le persone intervenute prima di me (lei compreso) della materia hanno soltanto una vaga infarinatura. Punto. Non c’è niente di male ad ammetterlo. Non è un crimine. Purtroppo in una situazione di analfabetismo scientifico dilagante è molto improbabile trovare persone, anche di buona cultura, che abbiano una conoscenza appena passabile della biologia evolutiva. In fondo ci sono cose probabilmente più preoccupanti a cui pensare. Del resto credo che per lei sarebbe gioco facile rilevare le mie precarie conoscenze se mi mettessi a parlare di letteratura greca, civiltà precolombiane o storia del fumetto. Lei mi darebbe quasi certamente dell’ignorante e io non potrei che convenirne, senza particolari isterismi. Dopo tutto mi occupo d’altro nella vita e i fumetti non mi hanno mai appassionato neanche quando andavo alle elementari.

    Le ho anche spiegato perchè non entro nel merito delle questioni tecniche: la biologia evolutiva è materia complessa (come tutte le discipline scientifiche), richiede argomentazioni articolate e, soprattutto, disponibilità ad ascoltare con mente aperta. Probabilmente lei pensa che qualche riga di un blog consenta di entrare nel merito con risultati positivi. Se è così è l’ulteriore conferma che ha un’idea, per così dire, ipersemplificata dell’argomento. Oppure spera, appunto, di “buttarla in vacca”, risolvendo il tutto con un ping pong di affermazioni e repliche vaghe e congestionate. Non abbocco, caro Pennetta! Lei è liberissimo di pensare che io mi sottragga al confronto per mancanza di argomenti. Non è mia intenzione cercare di convincerla perché conosco bene la situazione. Tutto quello che posso fare è ribadire il mio consiglio: studi davvero l’argomento, caro Pennetta! Si procuri dei testi validi e ci dia dentro! Lo dico sinceramente e, nonostante quello che potrà pensare di me, senza intenti polemici: la biologia evolutiva è materia BELLISSIMA e AFFASCINANTE! Ne vale la pena!

    Con simpatia,

    Salvo Perone

    • Gentile Salvo,
      lei afferma:
      Lei è liberissimo di pensare che io mi sottragga al confronto per mancanza di argomenti.
      Purtroppo ciò che mi interessa sono solo gli argomenti, e se lei si sottrae al confronto su questi non c’è molto altro da dire.

      Poi termina con:
      Tutto quello che posso fare è ribadire il mio consiglio: studi davvero l’argomento, caro Pennetta! Si procuri dei testi validi e ci dia dentro! Lo dico sinceramente e, nonostante quello che potrà pensare di me, senza intenti polemici: la biologia evolutiva è materia BELLISSIMA e AFFASCINANTE! Ne vale la pena!

      Al riguardo posso darle una buona notizia, è dal 1984 che sono laureto in Scienze biologiche con il massimo dei voti e da allora non ho mai smesso di studiare (qualcuno, come l’ossimorica ocasapiens, sa anche che ho una seconda laurea in discipline scientifiche).
      Così come altri frequentatori del sito sono preparati ed alcuni sono anche autori di libri sugli argomenti trattati.

      Ma come può affermare tutto quello che dice se, per sua stessa ammissione, è lei il primo a non conoscere la materia?

      Caro Salvo, la sua simpatia è ricambiata, ma non potrò accettare altri interventi in cui vengono rivolte accuse generiche e al limite dell’insinuazione.
      Per cui se vorrà nuovamente intervenire lei sarà il benvenuto, ma solo portando obiezioni dettagliate sugli argomenti trattati e non sulle persone.

      Cordialmente
      ep

  7. Questa mattina in edicola mentre acquistavo il quotidiano ho notato l’ultimo(credo) numero di Focus in cui mostro semplicemente la copertina:
    http://antoniogenna.com/wp-content/uploads/2011/12/FocusDomRis31.jpg

    Così non ho resstio e ne ho comprato una copia,ovviamente per la curiosità di sentire cosa e chi avesse da dire circa la domanda di centro copertina.Dopo notizie di spiccato interesse come :Gli insetti fanno pipì? e come si capisce se un uccello è arrabbiato(che richaima a fantastiche battute abbastanza scontate..)arriva l’ergomento clou.

    Rispolverando il vecchio Nietzche viene proposto uno studio dell’ISTITUTO dell’UMANITA’ FUTURA(Oxford University)il cui nome dice già tutto,ha confermato esattamente le mie aspeyttive circa cosa avrei trovato scritto nell’articolo.
    Prima di questo però vengono proposte alcune ipotesi.

    Ian Tattersall(antropologo,New Yorlk musseum of Natural History):

    “Il processo dell’uomo è terminato,l’Homo sapiens è ormai giunto al capolinea”

    Geoffrey Miller(University of New Mexico):
    “L’evoluzione umana è in evidente accelerazione spinta dalle sempre maggiori possibilità di scelta del partner.”

    Stephen Stearns e il suo Team di ricerca (Yale University):
    “immaginiamo le donne del futuro più basse e robuste,caratteristiche che assicurerebbero una maggior fertilità a vantaggio evolutivo”

    Quindi dopo l’osservazione da genetica delle popolazioni dsi vero stampo evolutivo che è plausibile e può avere dei riscontri dei ragazzi di Yale e di altre un po’ più ‘vaghe’diciamo così si arriva a Oxford.

    E li già spicca una scritta sottolineata:SUPERUOMINI.
    “Grazie alla clonazione,alla cibernetica,alla nanotecnologia,gli uomini del futuro saranno supersoldati,superatleti e addirittura potenzialmente immortali potendo trasferire struttura e mente in un computer in grado di vivere ,alimentato,in eterno.

    Non poteva poi mancare anche un intervento sul genere vita nell’universo:

    John Hawks(University of Wisconsin):
    “Il futuro dell’uomo sarà su altri pianeti,pertanto per adattarsi ai nuovi mondi dovrà evolvere”

    Che dire?Mi sembra che la linea ideologia sia sempre riconoscibile..

    • Leonetto… abbia pietà!

      Ha elencato una serie di argomenti su ciascuno dei quali potrebbe essere scritto un articolo!

      Ma che vuole farmi perdere il sonno!?

      • E non finsce qui(cit.)

        Sfogliando e continuando la lettura fra articoli per la salvaguardia ambientale come “esiste un vibratore ecologico?”(che fra l’altro mi rimanda ad una rticolo di cui ho accennato nel precedente commento..
        In un trafiletto leggo un titolo molto ‘interessante’:

        “E’ stata osservata in natura l’evoluzione di qualche specie”?

        risposta?

        Si.E molte volte
        L’evoluzione per selezione naturale è il cambiamento dei geni e quindi dell’aspetto in seguito a mutamenti dell’ambiente e molte specie lo fanno sotto i nostri occhi.

        Un esempio sono gli spinarelli,pesciolini corazzati gli stessi che vivono in torrenti e quelli che vivono in mare,pur derivando dalla medesima popolazione sono leggermente diversi gli uni dagli altri..
        Questo perchè in acwqua dolce le femmine preferiscono maschi più grandi di quelle marine.
        Poi si parla di un nuovo fringuello delle galapagos,per la gioia di Darwin,un maschio di Geospiza fortis si è accoppiato con una femmina di un’altra isola dando origine a una nuova specie.

        Di fronte a fenomeni di semplice speciazione parapatrica allopatrica..si gioca sul termine specie ed evoluzione..
        Chi legge sicuramente coglie che si sta facendo riferimento a specie biologiche,non ‘specie’ in cui si parla circa l’evoluzionismo,e che si sta facendo al più un discorso di microevoluzione,anche se in realtà propriamente nemmeno si sta parlando di evoluzione ma di semplice speciazione?
        Oppure la gente che legge in maggioranza pensa che esistano prove osservabili di evoluzione che faccia pensare a quella per esempio da rettile a uccello?

        • Fra l’altro si fa menzione al Sinosauropterix in questi termini:

          “[…]Confuciosornis e Gansus due uccelli estinti(partiva bene) circa 120-115 ml di anni fa.Nel piumaggio di queste ‘specie’,ed in quello del dinosauro piumato Sinosauropteryx,sono stati trovati melanosomi,strutture che contengono molecole colorate con cui gli scienziati ne hanno ricostruito la livrea.(marrone nera e bianca.)

          http://2.bp.blogspot.com/-2eXAjQKuDlE/TaH-Q4B4LaI/AAAAAAAADQA/4FotgYviI8Q/s320/Confuciusornis.jpg

          Dott. Alan Feduccia, della Facoltà di Biologia della University of North Carolina,noto forse per la denuncia dei finti fossili e l’ammonimento ai vari paleontologi di farne crescere il fenomeno con l’ossessione della riicerca ad un ucellosauro,scrisse

          “Avendo studiato la maggior parte dei campioni, ostentati come protopiume, io, e molti altri come me, non troviamo una prova credibile che confermi che queste strutture sono davvero protopiume. Molti fossili trovati in Cina hanno quell’alone di ciò che è diventato noto come lanugine dei dinosauri , ma anche se questo materiale è stato “omologato” con le piume degli uccelli, l’argomentazione non è per niente convincente.”

          “Ancora più importante è il fatto che questa “lanugine dei dinosauri” viene ora scoperta in un certo numero di taxa biologici, alcuni non pubblicati, ma in particolar modo nel pterosauro cinese [rettile volante] e nel terizinosauro [un dinosauro carnivoro] […] Ancora più sorprendentemente, fibre epidermiche molto somiglianti alla lanugine dei dinosauri sono state trovate in un ittiosauro [rettile marino estinto], e descritte dettagliatamente. Alcune di queste fibre ramificate sono eccezionalmente molto vicine, morfologicamente, alle cosiddette protopiume ramificate (“Le protopiume di Prum”) descritte da Xu [un paleontologo cinese] […] Il fatto che queste cosiddette piume preistoriche abbiano un’estesa distribuzione tra gli arcosauri [rettili mesozoici] è di per sé la prova che non hanno niente a che vedere con le piume.”

    • Il bello è che fa affermazioni difficilmente compatibili con un’evoluzione graduale e spiegabile con la selezione naturale e con meccanismi neodarwiniani:

      “…potremmo definire una “seconda nascita” della nostra specie: la prima volta siamo nati, fisicamente e anatomicamente, in Africa intorno a 200mila anni fa; la seconda volta siamo nati, cognitivamente, intorno a 60-50mila anni fa, probabilmente di nuovo in Africa. Il dato sconcertante è che in tempi piuttosto rapidi emerge un intero complesso di competenze e di atteggiamenti inusitati”

      Ma ecco che scatta il meccanismo dell’orwelliano “bipensiero” e quel che è incompatibile non è più un problema.