Neodarwinismo: la montagna non partorisce neanche un topolino

6

 

Un articolo che avrebbe anche potuto intitolarsi “Tanto rumore per nulla”.

 

Nei giorni scorsi il dibattito è stato su nuovi presunti casi di evoluzione, ma nessuno ha pensato di dire che si trattava di meccanismi validi solo nei casi degli organismi unicellulari.

 

 L’attenzione su ipotizzati episodi di evoluzione avvenuta con il meccanismo neodarwiniano per “caso e necessità” era stata accesa lo scorso settembre con la pubblicazione di un articolo su Nature, nel quale venivano riferiti i risultati degli ultimi studi sulle mutazioni avvenute in E. coli nel corso del noto esperimento di Lenski Genomic analysis of a keyinnovationin an experimental Escherichia coli population“.

Immediatamente, nel mese di ottobre, giungeva un secondo articolo pubblicato su PubMed, che ribadiva l’importanza di determinati meccanismi nella teoria dell’evoluzione Real-time evolution of new genes by innovation, amplification, and divergence, meccanismi riassunti nell’acronimo IED.

Della cosa ce ne siamo occupati in diversi articoli (Escherichia Coli: è vera evoluzione? (prima parte)Escherichia Coli: è vera evoluzione? (seconda parte)Neodarwinismo: la montagna che partorisce topolini), il dato che è emerso dall’analisi dei risultati pubblicati è che nel migliore dei casi siamo di fronte a casi di microevoluzione che quindi non dicono nulla di fondamentale o quantomeno utile a comprendere i meccanismi della macroevoluzione.

 Ma un dato fondamentale non era sinora stato messo adeguatamente in evidenza, il fatto che questi meccanismi, sempre nella migliore delle ipotesi, non dicono nulla, ma proprio nulla riguardo all’evoluzione di organismi pluricellulari che si riproducono per via sessuata.

 Dell’argomento se ne è occupato un articolo apparso su Science Magazine, sempre nello scorso mese di ottobre, col titolo Gene Duplication’s Role in Evolution Gets Richer, More Complex. Innanzitutto l’articolo ha il pregio di iniziare con una chiara immagine di come funzioni il meccanismo IAD:

Meccanismo IAD: Innovazione –  Amplificazione – Divergenza (e Segregazione)

Nell’articolo, a firma di Elizabeth Pennisi, compaiono verso la fine poche ma significative righe:

“Questo processo potrebbe essere limitato a batteri e virus…” anche se ci sono biologi evoluzionisti  “sospettano” che esso possa essere più comune.

Bene, quindi, a meno di non voler considerare il problema evoluzione limitatamente a batteri e virus, la teoria IAD non risolve affatto il problema dell’origine delle specie.

Quello che l’articolo di Pennisi non spiega è il perché della limitazione del meccanismo IAD, e allora è opportuno integrare questa parte.

Il punto è che le mutazioni con meccanismo IAD o simili, avvengono nel corso di un numero elevato di generazioni (oltre 30.000 nel caso di Lenski), negli organismi con riproduzione sessuata, le cellule riproduttive si trasmettono rimescolate dal crossing-over, ma invariate rispetto ai geni originali di generazione in generazione (in modo particolare le cellule uovo che sono presenti sin dalla nascita e vanno solo a maturazione nel corso della vita) e non possono incorporare le mutazioni avvenute nelle altre o andare incontro a meccanismi del tipo IAD, possono solo subire mutazioni dovute a radiazioni. Ovviamente eventuali risultati che mostrassero meccanismi diversi sarebbero significativi, ma in tutto questo tempo non si è fatto riferimento ad una loro esistenza.

Quindi, a meno di non voler tornare all’errata teoria darwinana della “Pangenesi, i cambiamenti di tipo IAD avvenuti nelle cellule somatiche non possono essere trasmessi ai gameti. 

Ecco dunque che le 30.000 generazioni di E. coli che sono state necessarie per un singolo caso di microevoluzione, inducono a ritenere che possa essere necessario almeno un equivalente numero di generazioni ad es. umane, prima di mostrare un caso di microevoluzione come quello studiato da Lenski. Considerato che le generazioni umane si ritengono essere state 8000 in 200.000 anni, siamo ben lontani dal pensare che anche nel milione di anni intercorso tra Australopithecus afarensis e Homo erectus siano potute accedere tutte le mutazioni necessarie per quel notevole cambiamento.

E se un milione di anni appare insufficiente, la situazione peggiora drasticamente nei passaggi successivi che appaiono separati da intervalli di tempo molto minori.

E allora la teoria IAD e altre analoghe, con i loro limiti temporali e con la loro inapplicabilità agli organismi che siano superiori ai batteri, in ultima analisi si dimostrano un boomerang che porta alle conclusioni opposte a quelle ipotizzate dai ricercatori:

il meccanismo per caso e necessità che emerge da teorie come quella IAD, appare del tutto inadeguato a spiegare l’evoluzione così come è testimoniata dai fossili.

.

.

.

.

.

Share.

About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

6 commenti

  1. Questo fino ad ora è stato il peggior buco nell’acqua nel capo della ricerca sui meccanismi darwiniani, o comunque certamente il modello candidato come motore evolutivo che ha impiegato meno tempo prima di essere ridimensionato o escluso come alternativa valida. Una vera e propria meteora, al punto che sono portato pensare che sin dall’inizio il suo scopo fosse quello di far odiens (un po’ come per gli anelli mancanti). Sono convinto che la scienza non spiegherà mai il salto evolutivo che portò da esseri monocellulari e spugne fino ai primi trilobiti e pesci vertebrati verificatosi inseguito all’Esplosione cambriana, figuriamoci quello che condusse all’uomo!

    • Ne approfitto per ringraziarti di aver messo nell’articolo precedente il link dal quale ha preso spunto questo.

      Da parte mia sono fiducioso che si arriverà a spiegare sia l’esplosione del Cambriano che Homo sapiens, ma solo dopo che sarà stata abbandonata la fuorviante teoria neodarwiniana.

  2. “E se un milione di anni appare insufficiente, la situazione peggiora drasticamente nei passaggi successivi che appaiono separati da intervalli di tempo molto minori.”

    Mah..quelli successivi non è che alla fine interessino più di tanto,guardando le cose non secondo il paradigma neodarwinista ci sono tutti uomini,diversi per etnia ed alcune caratteristiche ma uomini,che si incrociarono..l’abbiamo visto e lo ha riportato anche Pikaia..
    Non è che l’Erectus,l’uomo di Pechino Giava etc..fossero un qualcosa di “scimmiesco” e il Sapiens l’uomo definitivo.
    Quelle sono mere speculazioni prive di alcun fondamento e corroborazione.éoiché la maggior parte di fossili di Homo erectus non presenta una caratteristica comune, è abbastanza difficile definire questi uomini in base al loro cranio. Questo è il motivo per cui diversi ricercatori evoluzionisti hanno fatto varie classificazioni e designazioni.
    L’uomo moderno pensa con un cervello di 1345 cm³ in media, mentre l’uomo erectus aveva una capacità di circa 750 cm³(ma anche alcune centinaia superiore in alcuni casi).
    Eh però il suo corpo pesava press’a poco metà di quello dei moderni uomini o giù di lì, e così un cervello, come il nostro, che rappresentava i due centesimi della propria carnalità c’era per l’erectus quanto per il sapiens etc etc..
    Cioè come dire se guardiamo un Semang?Un Pigmeo?Un uomo Floresiensis?Gli Inuit?I Boscimani?Non sono uomini?
    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/bb/African_Pigmies_CNE-v1-p58-B.jpg/220px-African_Pigmies_CNE-v1-p58-B.jpg
    Ed a proposito di topolini,lo sviluppo cranico dell’uomo nei milioni di anni ha sostanzialmente seguito quello del suo peso corporeo e l’insistenza sul suo “valore assoluto” è una beffa,un’approssimazione priva di corroborazione o di un perchè, e vale quanto offrire all’elefante mille volte più intelletto che al topolino…
    Il “salto” è dalle scimmie all’uomo.L’H.Habilis come più volte ricordato,per ultimo dal proff.Fasol non sono un taxon valido.
    Quindi io direi che andando avanti la situazione non peggiora,ma non c’è più situazione.
    Siamo nella microevoluzione e nell’ambito di processi conosciuti,a meno di non dare adito a just so stories neodarwiniste..

    Riguardo all’Erectus:
    “Si potrebbero considerare le differenze nella forma del cranio, nel grado di protrusione della faccia, nella robustezza della fronte e così di seguito. Tali differenze non sono probabilmente più pronunciate di quelle che vediamo oggi tra le diverse razze geografiche degli umani moderni. Una simile varazione biologica si presenta quando le popolazioni vivono geograficamente separate le une dalle altre per significativi periodi di tempo.”

    Richard Leakey, The Making of Mankind, London: Sphere Books, 1981, p. 62.

    http://www.enzopennetta.it/2012/03/le-scienze-unidea-sbagliata-sulle-origini-delluomo/#comment-3804

  3. “…il dato che è emerso dall’analisi dei risultati pubblicati è che nel migliore dei casi siamo di fronte a casi di microevoluzione che quindi non dicono nulla di fondamentale o quantomeno utile a comprendere i meccanismi della macroevoluzione.”

    Professore, vorrei capire una cosa. Pur trovandoci di fronte a casi di microevoluzione, comunque una mutazione nel genoma, capace di far sorgere una nuova funzione, c’è stata si o no? E questa mutazione, che ha fatto sorgere la funzione B là dove prima vi era solo la funzione A, ha determinato un aumento di informazione nel genoma, si o no?

    • Ciao Giancarlo,

      come si può vedere anche dalla figura sopra il carattere “b” era già presente nel batterio della salmonella, in seguito è stato amplificato e infine isolato.

      Rispondendo alle tue domande possiamo dire che:
      a- non c’è una nuova funzione
      b- non c’è stato un aumento di informazione nel genoma.

      Al contrario c’è stata una perdita d’informazione in quanto in alcuni geni manca adesso il carattere “a”.

      Come direbbe Maciej Giertych, l’evoluzione quando la si può seguire nel suo sviluppo sembra avvenire solo per perdita d’informazione.