Multiverso: dalla fisica la reazione contro le teorie indimostrabili

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Multiverse_by_Kaeltyk

La scoperta delle onde gravitazionali riapre la questione sulla teoria del multiverso, una teoria che è l’applicazione del darwinismo alla cosmologia.

 

Ma una parte consistente di fisici si oppone con decisione affermando che questa non è scienza.

 

 

John Horgan ex direttore di Scientific American, è stato il primo a reagire con determinazione all’idea che la recente scoperta delle onde gravitazionali scaturite dalle prime fasi del Big Bang potessero essere delle prove in favore della teoria degli innumerevoli universi paralleli chiamata del “multiverso”, e lo ha fatto proprio dalle autorevoli colonne di Scientific American nell’articolo “Why I Still Doubt Inflation, in Spite of Gravitational Wave Findings” in cui si leggono le seguenti affermazioni riportate su Le Scienze:

Ma l’inflazione è sempre stata un prodotto della fantasia più che di prove sperimentali. Il meccanismo su cui si fonda, l’inversione della gravità, non ha mai avuto più di un supporto circostanziale ed euristico. Peggio ancora, la teoria ha tante forme diverse. La mia preferita è il modello di multiverso inflazionario caotico eternamente autoriproducente proposto da Andrei Linde che, insieme ad Alan Guth e Paul Steinhardt, è considerato l’inventore dell’inflazione.

In effetti, l’inflazione, come la teoria delle stringhe, ha sempre sofferto di quello che viene spesso chiamato il “problema del ristorante di Alice”. Come il locale celebrato nella famosa canzone di Arlo Guthrie, l’inflazione è disponibile in così tante versioni diverse che può darti “tutto quello che vuoi”. In altre parole, non può essere falsificata, e quindi – come la psicoanalisi, il marxismo e altre ipotesi eccessivamente flessibili – non è una teoria realmente scientifica.

 

Adesso, a pochi giorni di distanza, arriva la conferma che Horgan non è il solo a pensarla così, infatti sullo stesso Scientifica American a solo pochi giorni di distanza è stato pubblicato un secondo articolo sull’argomento ripreso in italiano sempre su Le Scienze in: “I risultati di BICEP2 alimentano la polemica sul multiverso“. Nell’articolo si trovano i pareri a favore del multiverso, sia quello di uno degli autori della teoria, Andrei Linde, che quello di due fisici teorici, Alan Guth e  Alan Guth, entrambi del MIT:

La maggior parte dei modelli inflazionistici, quasi tutti, prevede che l’inflazione dovrebbe diventare eterna”, afferma Alan Guth, fisico teorico del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che nel 1980 formulò per primo la teoria. Se i risultati BICEP2 dimostreranno che l’inflazione si è effettivamente verificata, allora il multiverso può essere preso in considerazione. “Penso che il multiverso sia una conseguenza naturale delle idee dell’inflazione”, spiega il fisico teorico Alan Guth, anch’egli del MIT. “Se è possibile far partire un universo da un piccolo seme, anche altri universi potrebbero crescere da piccoli semi. Non sembra esserci nulla di unico nell’evento che chiamiamo big bang. Si tratta di un evento riproducibile che potrebbe essere, e sarebbe, accaduto ancora, e ancora, e ancora.”

Ma a queste posizioni si contrappone una reazione forte di chi non ritiene che una teoria basata sulla realizzazione di un evento molto improbabile per via di un numero elevatissimo di tentativi casuali, il riferimento è ad esempio al matematico Peter Woit: e al fisico teorico Paul Steinhardt:

  “Il multiverso qui serve da scusa sempre buona per non essere in grado di spiegare nulla della fisica delle particelle”, ha scritto il matematico Peter Woit della Columbia University rispondendo su un blog alle reazioni su BICEP2. “Considero questo punto di vista una rinuncia a trovare una vera spiegazione scientifica”, dice Paul Steinhardt, fisico teorico alla Princeton University.

Parole che sembrano uscite da CS e che normalmente trovano una mancanza di risposte da parte dei sostenitori del caso onnipotente. La perfetta sovrapponibilità delle critiche fatte su queste pagine sulla non scientificità di teorie basate su caso e selezione è confermata dalle dichiarazioni seguenti riportate su Le Scienze:

Oltre a considerare l’idea di multiverso – e il principio antropico che permette – alle stregua di una scappatoia, gli scettici aggiungono che è impossibile da verificare, perché la teoria predice che gli altri universi-bolla sarebbero definitivamente fuori dalla nostra portata e non osservabili. “Letteralmente, tutto può accadere e accadrà infinite volte”, dice Steinhardt. “Questo rende la teoria totalmente non predittiva o, in modo equivalentemente, non falsificabile.”

Un’idea non controllabile è per definizione non scientifica, perché la scienza si basa sulla verifica delle previsioni attraverso la sperimentazione.

Le frasi riportate in grassetto sembrano scritte da Giorgio Masiero o altri autori di CS, sono riferite alla teoria del multiverso la cui scientificità abbiamo sempre contestato sulle stesse basi della nostra contestazione alla teoria neodarwiniana.

Quali sarebbero infatti le differenze tra i fondamenti delle due teorie basate entrambe sulla casuale realizzazione di condizioni altissimamente improbabili e sulla “selezione” del più adatto?

L’articolo su Le Scienze si conclude nel seguente modo:

Molti fisici sono agnostici in merito a ciò che i risultati BICEP2 hanno da dire, se pure l’hanno, a proposito del multiverso. “Il multiverso è un’idea sul modo in cui potrebbe essere avvenuto il periodo di inflazione che ha dato origine al nostro universo”, dice Marc Kamionkowski, professore di fisica e astronomia alla Johns Hopkins University. “Questa specifica misurazione non getta alcuna luce diretta su questo problema.”

In definitiva, nessuna delle due parti del dibattito rischia di dover ammettere a breve la sconfitta

Lo scontro nel mondo della fisica è dunque molto forte, la parte che sostiene il multiverso ha assorbito la logica neodarwiniana delle spiegazioni per “caso e necesità” e fornisce la sua interpretazione cosmologica, l’altra parte respinge invece decisamente tale interpretazione non perché non la condivida ma perché le nega del tutto la dignità di teoria scientifica in quanto non verificabile e non falsificabile.

Quello che si potrebbe definire un “contagio” darwiniano ha portato alla non predittività e alla non dimostrabilità anche nella fisica, la speranza è che tale disciplina abbia in sé gli anticorpi in grado di respingere quella che è una vera e propria patologia della scienza.

Le Scienze parla infine di una sconfitta che ci sarà a breve di una di queste due teorie, se come riteniamo ragionevole la teoria del multiverso sarà alla fine esclusa per mancanza dei requisiti stessi di scientificità, a quel punto sarà più facile dimostrare che la teoria neo-darwiniana non può essere, allo stesso modo, ulteriormente sostenuta.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

42 commenti

  1. Giorgio Masiero on

    Tutto nasce dal fine tuning.
    Una ventina di costanti cosmologiche sono così finemente (cioè improbabilisticamente) sintonizzate tra loro nel nostro Universo per produrre la vita che non sembrano restare che 2 possibilità logiche:
    1) o questo Universo è unico ed è stato progettato per la vita;
    2) o ci sono infiniti universi paralleli (cioè non attraversabili), con tutti i valori possibili delle costanti, e noi ci troviamo non sorprendentemente in uno dei pochi ospitali.

    E’ chiaro che ognuno è libero di fare la sua scelta, come fanno Zichichi o Craig che scelgono la prima opzione, o Linde e Guth che preferiscono la seconda. L’importante è che nessuna delle due classi pretenda di dire che la sua opzione è una conclusione scientifica (cioè sperimentalmente controllabile!).

    NB1. Il multiverso è un’idea nata dai fisici ex-sovietici emigrati in USA: Linde, Vilenkin, Koonin, ecc. Non sorprende che chi riteneva il marxismo una teoria scientifica, dopo la caduta dell’Urss si sia attaccato alla corda del multiverso, ritenuto altrettanto “scientifico”.

    NB2. Un problema di coerenza ce l’hanno i fisici (come Rovelli, per es.), che mentre professano il loro ateismo e la scientificità del darwinismo, negano invece scientificità al multiverso. Ma come abbiamo dimostrato Forastiere ed io, alla luce delle evidenze scientifiche odierne, multiverso e darwinismo aut simul stabunt aut simul cadent.

    • Ricordiamo che esiste anche la scelta 3 della ‘negazione’ come la chiama lei Masiero.
      Diversi neodarwinisti(probabilmente anche non)affermano che questo universo è adatto a ‘questa’ vita come altri potrebbero esserlo per altre.
      e’ un po’ come se invertissero la direzione della la linea logico-consequenziale rispetto alle altre posizioni.
      L’universo è così allora c’è una vita adatta a questo universo.Brutalmente neodarwinismo.
      Ossia:
      http://www.enzopennetta.it/2014/02/da-dove-veniamo-secondo-micromega-prima-parte/#comment-23386
      http://www.enzopennetta.it/2014/02/da-dove-veniamo-secondo-micromega-prima-parte/#comment-23389

      Cionondimeno l’ipotesi del multiverso è comunque non scientifica.
      Forse peggio è antitetico alla scienza.

      • Giorgio Masiero on

        “L’Universo è così, allora…” non spiega perché l’Universo sia proprio “così”. Il fine tuning non è una proposizione semplice, da assumere come assioma, ma la congiunzione di almeno 19 uguaglianze numeriche esatte. Tant’è vero che uno dei suoi scopritori – Hoyle – da ateo che prima era divenne il cultore di un “Super-Intelletto”.

        Le opzioni logiche sono solo 2: Uni-verso progettato per la vita e multi-verso. Poi, all’interno della seconda opzione (che si deve a Democrito e ad Anassagora, niente di nuovo quindi sotto il sole di Linde) la fantasia si può scatenare in mille varianti diverse, ognuna buona per il plot di un diverso film di Hollywood.

        Negare l’equivalenza tra darwinismo e multiverso è l’ultima variante del dubbio di Darwin. Un’aporia.

        • Professore, vorrei proporle questo articolo di Maudlin sul fine-tuning.
          Da quel che capisco, M. sostiene che sarebbe possibile spiegare il FT anche senza ricorso al MV. Cosa ne pensa di questa “terza possibilità” (‘omeostasi’)?

          Per quanto mi riguarda, la prima domanda che mi verrebbe da fare a M. è: come spieghiamo questa omeostasi volta a “congelare” proprio determinati valori? Col caso no di certo, poichè alla fine si ricadrebbe nuovamente nel MV.
          Si ‘spiegherebbe’ allora in termini di leggi che (per usare il suo esempio) fisserebbero la “velocità finale dell’oggetto in caduta” proprio con quei precisi numeri? A me pare che il problema continui comunque a riproporsi…

          O c’è forse qualcosa che mi è sfuggito?

          • Giorgio Masiero on

            Ha capito perfettamente, JdM. Si chiama arrampicarsi sugli specchi.

        • Cionondimeno Masiero sa che Dawkins &co. sono soliti far ricorso al concetto di “teleonomia”.
          Per essere più precisi e allargare il disacorso si può dire che c’è chi dice che le costanti possono variare liberamente(a piacimento,umanizzandole) e chi invece crede che esista,introvabile o ancora celata, una spiegazione naturale che implichi che le costanti di natura debbano essere tali e solo tali.
          partendo dal presupposto che le costanti di natura siano così,e,che esistano fenomeni,processi ,variabili autonome che possono aleatoriamente interagire fra loro innescando processi.
          Ipso facto viene fatto passare l’elemento ‘caso’ come non eliminabile,presente ed agente.
          Ora,se si osserva che le costanti sono finemente accordate per permettere la vita(ricordo che c’è chi comunque adotta una visione più rigidamente neodarwiniana per cui la vita è così perché adattata alla fisica di questo universo,come detto appunto il rovesciamento di veduta) si può dire che:
          -L’Universo esiste,o quantomeno un universo esiste e contiene almeno una forma di vita.
          -L’Universo ha anche condizioni tali da permettere o che siano quantomeno compatibili con un esistenza naturalistica della vita
          -La vita non può esistere in un universo governato solamente da leggi naturali a meno che questo non rispetti la condizione precedente.(versione smart-lite del principio antropico debole).

          In buona sostanza qua arriva una prima consequenzialità:se l’universo è governato soltanto da leggi naturalistiche queste debbono essere necessariamente leggi compatibili con lo sviluppo della vita.

          Cioè non so se è chiaro quel rovesciamento Masiero
          che compiono,che poi ingloba appunto anche l’adattamento neodarwiniano.

          Se a poker per esempio con scala reale di cuori all’ asso vinco la mano(se no o io o un altro sta barando perchè butta giù 4 assi…)è vero che la probabilità è bassa.
          Allora se si guarda il fatto che si è vinta la mano la probabilità che la si è vinta proprio con il colore reale è bassa.
          Però se si rovescia la probabilità con la scala reale si vinca la mano è 1.
          E questo è quanto concettualmente vanno a congetturare riguardo a vita(vittoria) e fine tuning(scala colore).

          Il fatto poi del perché l’universo ‘funzioni’ così invece che in un altro modo ,potrei dire una bestialità,ma viene considerato la domanda delle domande a cui non si può né potrà rispondere mai.
          Del resto il fatto di dire che le leggi naturali siano tali per permettere la vita non lo considerano appropriato perché per quanto detto quel per nn è ,a dire ,giustificato né giustificabile.

          Pertanto allo stato dei fatti ci sono scienziati che rigettano il multiverso e anche quelle due possibilità e negano l’aporia.

          Alcuni hanno anche ampliato il discorso che io ho più che sintetizzato:
          http://www.amazon.com/The-Fallacy-Fine-Tuning-Universe-Designed/dp/1616144432
          http://www.colorado.edu/philosophy/vstenger/DefendFallacy.pdf

          • Giorgio Masiero on

            Come dicevo, non spiegano nulla, ma lo prendono per assodato. Resta per loro, come per tutti, un mistero. Solo che si rifiutano, infantilmente, di riconoscerlo.

          • Certo che non spiegano nulla,non ‘affermano’ nulla, se non al limite il fatto che la vita sia adattata a questo universo.
            Più che altro negano l’aut aut che invece comunque offre due “spiegazioni”.
            O meglio l’aut aut viene corretto,e forse in maniera anche corretta così:

            1)una visione progettuale (comunque va precisato razionale e non in conflitto con scienza e con quello che ci appare e si può osservare)
            2)una visione di apparenza progettuale(teleonomia in cui rientra anche il multiverso naturalistico).

            Si ricorre a condizioni particolari per cui se si verifica una data cosa, poi conseguentemente si ottengono tutta una serie di altre cose, leggi comprese e regolamento fine compreso.La probabilità iniziale si assume quindi non cos’ impossibile.
            Ovviamente congettura,credo,perché che altro é?
            Insomma una riedizione del vecchio determinismo scientifico dei tempi di Newton.
            Grossomodo si trova abbastanza bene nel libro “la fallacia del fine tuning” che ho linkato prima.
            Ovvero Stenger osserva,fra l’altro giustamente,ma anche banalmente,che far variare una o due costanti tenendo le altre fissate sia un’operazione che porta necessariamente ad un universo inabitabile.E fin qui tutto ok.Chi cucina sa che se si variano alcune quantità di ingredienti tenendo le altre fisse il risultato può essere devastoso,non viene comunque il piatto che deve venire. Quindi allo stesso modo le costanti vengono considerate come un tutt’uno da accordare allo stesso tempo.Alché o la probabilità è nulla o qualcosa di più probabile le causa in blocco(rimandendo nel merito delle probabilità del verificarsi di processi aleatori).In quel modo potrebbero esistere luoghi in cui vi sono strutture matematiche diverse,altre leggi di natura,divrse dimensioni spazio-temporali e chissà che altro e luoghi completamente sterili in tutto .Qui si può passare al multiverso.Ma anche no.Infatti quel che si limitano ad asseire è che l’universo non è esso stesso messo a punto per noi ma siamo noi piuttosto che siamo “finemente regolati” per vivere nel nostro.
            Il principio antropico divventa principio di autoselezione,si delineano proprio due visioni ‘duali’ l’una con l’altra.

            La cosa più “brutta” a mio avviso è che dalla sola microevoluzione si va a fare asserzioni su tutto l’universo e ciò che contiene,rifiutandosi di riconoscere che alcune cose restano nell’ambito di credo,di storia naturale e non di scienza.

            Ovviamente poi sfacciatamente arrivano ad usare parole come magia,Dio,progettista,miracolo,botta di fortuna,colpo di fortuna,jackpot alla roulette etc..

        • “Negare l’equivalenza tra darwinismo e multiverso è l’ultima variante del dubbio di Darwin. Un’aporia.”

          Esattamente così Giorgio, è nucleo del discorso, ed è per questo che sarà molto interessante seguire come si svilupperà lo scontr, perché di questo si tratta, sul terreno della fisica.

  2. Domanda sciocca: non si potrebbe introdurre nel corso degli studi dei fisici (e di chiunque voglia intraprendere uno studio della scienza “seconda”) un piccolo esame di Epistemologia, Cosmologia e quindi di Metafisica?
    Una robetta da 5 crediti. Giusto un pò di storia e due nozioni per non straparlare.
    No eh?
    Vabbeh

    • Giorgio Masiero on

      Veramente una proposta seria, minstrel, che io estenderei (almeno per epistemologia) a tutte le facoltà scientifiche.

    • Assolutamente sì!
      Qualsiasi studio scientifico ancor prima dell’università, a partire dal liceo, dovrebbe comprendere un esame di epistemologia.
      E aggiungo, un esame di storia della scienza (la storia vera, non la versione politically correct).

  3. Nicola CSC on

    Buonasera Prof. Masiero,
    ho una domanda da porle. Qualche tempo fa, ho partecipato ad una conferenza sul Bosone di Higgs tenuta da un fisico divulgatore. Dopo la conferenza, parlando di varie cose, siamo finiti proprio sull’argomento multiverso; secondo questo divulgatore, l’inflazione dimostrerebbe quantomeno la possibilità di esistenza di infiniti universi. Io gli ho obbiettato che si tratta di una teoria indimostrabile, quindi metafisica, e gli ho chiesto in che modo, dal momento che lui la ritiene un’ipotesi scientifica, sarebbe possibile verificare da un punto di vista sperimentale l’esistenza di altri universi; lui mi ha risposto che potrebbero esserci tracce di altri mondi all’interno della radiazione cosmica di fondo, tracce lasciate nel momento in cui questi si sono formati (sotto forma di “bolle primordiali”) e separati dal nostro. La bolla di un altro universo, quindi, potrebbe aver “strisciato” contro la bolla del nostro, prima di andare per la sua strada, lasciando una traccia nella radiazione cosmica di fondo; se si trovasse questa traccia, secondo il fisico con cui ho parlato, si potrebbe dimostrare l’esistenza di altri universi.

    Cosa ne pensa di questa risposta?
    Grazie mille.

    • Scusate se mi intrometto, ma mi viene da pensare che le cose stiano così: dato che ho il sospetto che le navi aliene lascino segni sulle automobili, se uscendo di casa trovo la fiancata abbozzata ho dimostrato l’esistenza degli alieni.
      Ho sbagliato qualcosa? 🙂

      A parte gli scherzi a mio parere si potrebbe trattare della fallacia logica chiamata “fallacia del conseguente” espressa nel seguente modo:

      ((p ⊃ q) ∙ q )⊃ p

      Cioè, se “p” allora “q”, quindi se trovo “q” deve essere vero “p”.

      Il che facendo un caso pratico, come da esempio di wikipedia significa:
      “Se piove, allora la strada è bagnata. La strada è bagnata. Dunque piove.”

      • Christian Parolini on

        Buongiorno professore, in merito all’opzione logica 2, nel nostro universo ci sono poche costanti aventi un numero discreto di valori, sui possibili infiniti valori dell’insieme dei numeri razionali positivi. Quindi n/infinito dove n e’ un numero finito. Anche se ci dovessero essere k universi, per k tendente ad infinito, si avrebbe n*k/infinito*k, quindi ancora n/infinito. Potrebbe avere validità questa definizione del limite della probabilità delle costanti, utili alla presenza della vita ?

        • Giorgio Masiero on

          No, Parolini. Mentre con un solo Universo abbiamo n/infinito = 0 probabilità del fine tuning, su k universi, avremmo n*k/infinito, che per k tendente ad infinito tende ad un numero finito, con ciò rendendo possibile (anzi certa) la presenza di un’isola ospitale (anzi di infinite isole ospitali, anzi di infiniti cloni di questo Universo!).
          Cmq, questa non è scienza, ma “metafisica matematica” (Vilenkin), deteriore (aggiungo io).

          • Christian Parolini on

            Grazie professore per la risposta.

            Siamo entrambi d’accordo che tali speculazioni sono lontane anni luce dalla scienza sperimentale.

            Quando scrive “metafisica matematica e deteriore”, intende che è un’attività inutile in quanto è comunque un insieme di sofismi indimostrabili?

            Come ulteriore domanda le vorrei chiedere la sua opinione su discipline come la filosofia teoretica.

          • Giorgio Masiero on

            Alla prima domanda, Parolini, rispondo “sì”, perché la vera metafisica è una cosa molto seria.
            Alla domanda sulla filosofia teoretica, rispondo che provo per essa rispetto e timore. Essa è il fondamento di tutta la conoscenza. Insuperata a questo riguardo è, a mio avviso, il De veritate di Tommaso d’Aquino.

        • Grazie Christian,come dicevo l’argomento del multiverso somiglia molto più alla teiera di Russell che ad una teoria scientifica.
          E così quelli che criticano la fede vera finisco con l’avere una fede surrogata.

          • Macché teiera.
            Siete proprio dei retrogradi oscurantisti che non sanno neppure come funziona il nostro universo!
            Le cose sono già state abbondantemente chiarite fin dal 1967, come dimostrato inconfutabilmente dallo spezzone di questo episodio di Star trek TOS S2x10 “Specchio,specchio”:
            http://youtu.be/muYe_e1j_nc

            “Un universo parallelo che esiste in un’altra dimensione, è tutto un duplicato, o quasi.[…]
            una tempesta magnetica ha causato dei campi distorsivi nei circuiti dei sistemi di smaterializzazione, creando un contatto interdimensionale momentaneo con un universo parallelo.”

            Mi domando come si fa a resistere di fronte a queste affermazioni totalmente scientifiche! 😀
            Fatevene una ragione: il multiverso esiste, l’ha detto Kirk e ci sono pure dei sosia di voi da qualche parte, là fuori.

          • ad ogni modo va ricordato che universi paralleli e multiverso hanno differenze cocettuali importanti

    • Se si trova la traccia si trova la traccia…
      Al più ci sarebbe un elemento in più a supporto di quella teoria.
      Ma come mostrato qui:
      http://www.enzopennetta.it/2013/11/lintelligent-design-approfondimento-di-leonetto/

      deduzione,induzione e adduzione funzionano in altro modo.

      Il ragionamento del professore sarebbe al limite un’adduzione valida se invece che parlare di dimostrazione parlasse di possibiltà.

      Se fra due estremita di un crepaccio di 100 metri si trovano impronte che finiscono al bordo di una dell’estremità e riproseguono sull’altra si dimostrà che una persona abbia saltato 100 metri o abbia planato o abbia volato oppure si è constatato un fatto?

      Un conto sono i fatti un’altro le interpretazioni dei fatti.
      Devono essere logiche e ‘pesate’.

    • LawFirstpope on

      La prima obiezione che mi viene in mente è che se gli universi sono paralleli non interferiscono: se trovo tracce di interferenza, allora non sono paralleli.

      Sempre stando il fatto che a questi ragionamenti si può ipotizzare anche la presenza di meduse fosforescenti al di là dell’universo.

      • Obiezione corretta.

        La seconda considerazione mi fa pensare di usare contro i sostenitori del multiverso l’argomento della teiera di Russell.

        • LawFirstpope on

          Curioso come con le possibili interpetazioni metafisiche del fine tuning l’argomento “teiera di Russell” abbia cambiato bandiera. 😉

          Chissà cosa ne penserebbe il suo ideatore! 😀

  4. L’articolo svolge un analisi molto lucida e i commenti approfondiscono i temi trattati in maniera molto interessante. C.S. si conferma ancora una volta come un sito web di ottimo livello. Grazie a tutti per la preziosa circolazione di idee che state realizzando!

    P.S.: concordo con il prof. Pennetta: “Qualsiasi studio scientifico ancor prima dell’università, a partire dal liceo, dovrebbe comprendere un esame di epistemologia.
    E aggiungo, un esame di storia della scienza (la storia vera, non la versione politically correct)”.
    Di questo c’è davvero bisogno, non della istituzione di un authority per la scienza!!

    • stò cò frati e zappo l'orto on

      Non ho la presunzione di credere che lei possa chiamarci in causa.
      Ma si rende conto,anche come lettore consueto di CS,di quello che scrive?Rifiutanto l’ipotesi di una A.della CULTURA(tutta,non solo della scienza).Rifletta la prego.Chi potrebbe in questo caso “imporre”un esame di storia della scienza?Lei?

      • Buon giorno Sto’: mi perdoni per l’osservazione: io ho solo detto che concordo con quanto ha scritto il Prof. Pennetta nel suo intervento postato l’ otto aprile alle h 21:38.
        Le chiedo quindi di chiarire, anche per correttezza verso chi ha realizzato questo sito, se con la sua critica vuole chiamare in causa prima me anziche’ che il Prof. Pennetta.
        Sono comunque piu’ che disposto a rispondere alle sue osservazioni 🙂

        • Per quel che mi riguarda ribadisco la mia opinione:
          ritengo che le authority siano uno strumento soggetto a politicizzazione e infine ad una degenerazione autoritaria, per tale motivo preferisco l’intervento di un Ministero della cultura che abbia lo scopo di promuovere iniziative e non di bloccarle o censurarle.

          Ed è il Ministero per l’istruzione che dovrebbe stabilire con la sua autorità l’obbligo dello studio scolastico dell’epistemologia e della storia della scienza.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Prima di tutto mi scuso per il mio FuoriTema(gli americani lo chiamano OT?).

            Enzo,non riaccendo,non voglio riaccendere in alcun modo la polemica interna(se mai sia esistita).

            Quelle righe che abbiamo scritto testimoniano prima di tutto la tua capacità(e intelligenza!)di aprirti su ogni possibile ipotesi.

            E anche mi chiedo come potrebbe un Ministero della Cultura(o in qualunque altro modo esso si chiami),eletto dai nostri soliti partiti attuali,dopo 70 anni di pari e dispari interessarsi alla cultura/scienza,se non ha fini elettorali.

            Si fammi sognare un pò……prima di addormentarmi
            …..epistemologia,storia della scienza..ecc.ecc.?

        • stò cò frati e zappo l'orto on

          La ringrazio per la Sua gentilezza,non ho alcuna intenzione di sollevare una polemica,grande e piccola che sia con Commentatori della Sua levatura.
          Qui di seguito leggo l’opinione di Pennetta,in merito alla questione.Indubbiamente interessante e testimonianza
          dell’attualità dell’argomento.
          Nel Mondo di chi decide chissà se qualcosa si muove??

  5. Buongiorno a tutti,

    Da profano domando: ma ammesso che esistano “multiversi” cosa cambierebbe in concreto riguardo alla domanda delle domande ovvero Chi o Cosa e perché in un certo momento ha dato il via a tutta questa serie di nascite continue di universi? Se vi sono nascite deve esserci stato un inizio che si parli di uno mille o infiniti universi…sbaglio?

    Un caro saluto a tutti!

    • il perché non è domanda a cui la scienza può rispondere per definizione.

  6. Giorgio Masiero on

    Assolutamente nulla, Mattia, cambierebbe per la metafisica e la teologia, come ho spiegato nel mio articolo “I sottintesi teologici della scienza moderna”. Il multiverso è solo un problema epistemologico che minaccia la sopravvivenza della scienza sperimentale, così come concepita da Galileo e dagli altri padri fondatori.
    La questione epistemologica in gioco è stata ben sintetizzata da Pennetta, con l’esempio del sofisma: da A -> B si deduce che not(B) -> not(A), no che B -> A! Quando s’insegna geometria alle medie, si spiega bene che una condizione necessaria non è solo per ciò sufficiente. Questi metafisici (da strapazzo) del multiverso dovrebbero studiarsi un po’ di logica dagli Scolastici medievali…

  7. Tommaso se non mi sbaglio faceva l’esempio con il sole (richiamando ovviamente l’analogia divina): se c’è il sole so che c’è la luce, se c’è la luce io non posso sapere se c’è il sole.
    Ed è il medesimo errore che si compie in teodicea. Se c’è il male, secondo la visione perfetta di Agostino, è sicuro infatti che esista il bene poiché non può esistere SOLO il male essendo questo SEMPRE relativo al bene.
    E il contrario? Se c’è il bene, c’è necessariamente il male?
    La risposta è: boh!

    Da qui la razionalità possibile di una ipotesi teologica del peccato originale.

  8. Aggiungo che questa “condizione necessaria non solo per ciò sufficiente” è il classico errore dei neuroteologi (inconsapevolmente tali!) che vedendo che la autocoscienza è necessariamente legata a doppio filo con il cervello ritengono il cervello sufficente per spiegarla.
    Boom…