Malaysian MH17, gli errori dell’esperto

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Farsi un’opinione su fatti come l’abbattimento di un aereo di linea è importante, ma cosa succede se gli esperti portano fuori strada come accaduto sul Corriere della Sera?

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Alcuni elementi per orientarsi.

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Di fronte ad un dramma come quello del volo MH17 verrebbe da scegliere un rispettoso silenzio, ma oltre la tragedia umana ci sono implicazioni per il futuro di tutti, e così, dopo un primo momento di disorientamento è giusto che vengano forniti elementi di valutazione dell’accaduto.

Con grande tempestività il Corriere della Sera ha ospitato un’intervista audio con un esperto, Davide Cenciotti del sito “The Aviationist“, intervista che è ascoltabile con un link nell’articolo «C’era da aspettarselo: abbattimenti sempre più frequenti in Ucraina». Ma già dal titolo stesso qualche perplessità nasce, davvero c’era da aspettarselo? Si direbbe di no, almeno a giudicare dal fatto che tutte le compagnie aeree continuavano ad utilizzare senza timore la rotta seguita dallo sfortunato Boeing, come testimonia il fatto stesso che la rotta fosse autorizzata e che, come riportato dall’ANSA, la richiesta di non impiegarla più sia solo successiva al disastro.

Ma andando avanti nell’intervista i dubbi sull’affermazione non vengono fugati, l’esperto afferma che negli ultimi tempi c’era stato un proliferare di abbattimenti di velivoli “esclusivamente dell’aviazione ucraina”, frase quanto meno superflua poiché i separatisti non dispongono di velivoli e quindi non era possibile che avvenisse il contrario, poi prosegue dicendo che tali abbattimenti sono avvenuti con sistemi “principalmente portatili”. L’affermazione non è di poco conto in quanto con quel “principalmente” si insinua un “non solo” che implica l’idea che si sia già fatto uso di armi antiaeree pesanti che necessitano di un lanciatore posizionato su un camion, ma come fa l’esperto ad  affermare che in alcuni casi i missili non fossero di tipo portatile? Da nessuna parte esiste un’informazione in tal senso.

Cenciotti riferisce poi correttamente che i velivoli abbattuti dalle forze separatiste sono stati una “decina”, tra cui “qualche velivolo cargo quali uno Il 76” (di cui si era parlato su CS), affermazione sulla quale l’intervistatore interviene precisando “quindi velivoli grossi”, puntualizzazione che rende alle orecchie dell’ascoltatore giustificata la frase d’apertura “C’era da aspettarselo”, se infatti era già stato abbattuto un grosso quadrimotore con 49 uomini a bordo, perché non pensare che qualcosa di simile potesse accadere ad un aereo di linea?

Ma su questo proprio non si può essere d’accordo con l’esperto. L’esperto omette di precisare che gli abbattimenti di cui si parla sono stati prevalentemente di elicotteri, e gli aerei interessati erano tutti in volo a bassa quota, una situazione comune a tutti gli episodi che hanno coinvolto le azioni dei separatisti, e che sono compatibili quindi con l’impiego di piccoli dispositivi portatili. Lo stesso cargo Il 76 di cui si parla è stato colpito mentre era in procinto di atterrare, a bassissima quota dunque. Mai, e questo andava evidenziato, si erano visti all’opera mezzi con capacità ad alta quota, ed è per questo che le compagnie aeree si sentivano al sicuro. Quindi la risposta è no, non c’era da aspettarselo.

A questo punto l’intervistatore pone la seguente e fondamentale domanda: “Secondo te è stato un errore o un abbattimento deliberato?“, a cui segue una risposta che facendo riferimento alla complessità di impiego di un’arma non portatile dice “se è stato un errore si tratta di un errore piuttosto grossolano“, cosa che fa pensare, anche se no si può essere certi, ad una volontarietà dell’azione. Alla domanda finale dell’intervistatore che premette che le armi potrebbero averle entrambe le fazioni, l’esperto propende per una responsabilità dei separatisti in quanto “…hanno diversi di questi sistemi e li stanno utilizzando con efficacia contro i velivoli dell’aviazione ucraina, quindi direi loro.

E qui l’errore grossolano lo compie ancora l’esperto del Corriere, infatti data la quota di volo del Boeing, esso non era raggiungibile da un missile portatile del tipo 9K38 Igla o simili, in quanto la quota massima di impiego è la metà di quella  a cui volava il Boeing, e infatti tutti gli esperti propendono ad individuare l’impiego di un missile del tipo Buk che ha una quota di impiego fino a 25.000 metri, o di un S300 – S400, ancora di più grandi dimensioni e complessi da impiegare.

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Una batteria di missili Buk.

Come è possibile constatare una batteria di missili Buk non è facile nasconderla o farla passare inosservata dalla Russia attraverso la frontiera con l’Ucraina. Inoltre se i separatisti avessero avuto a disposizione mezzi di questo tipo, e se avessero avuto il personale fortemente specializzato per usarli, non sarebbe stato facile per l’aviazione di Kiev effettuare i bombardamenti al fosforo su Lugansk (di cui si è parlato su CS). Ma l’esperto del Corriere è in buona compagnia, su altre testate prestigiose e internazionali è possibile trovare argomenti simili.

Diversamente invece la pensano alla CNN dove troviamo il parere del Gen. Kevin Ryan, direttore del Defense and Intelligence Project, che al contrario sostiene cose molto vicine a quanto qui espresso, un articolo che vale la pena leggere.

Fin qui l’analisi sui fatti basata su elementi che ciascuno può verificare e valutare.

Intorno a questi fatti si muovono anche una serie di notizie che sono soggette a maggiore interpretazione, a partire dalla telefonata che sarebbe stata fatta dai separatisti per dire di aver abbattuto un aereo di linea, notizia riportata dai servizi segreti di Kiev, che sono quindi parte in causa, a quella più verificabile, e sempre di una parte in causa, del transito a distanza di una ventina di minuti dal MH17 dell’aereo presidenziale con a bordo il Presidente Putin, riportata su RT, cosa che vorrebbe far a pensare ad uno scenario che noi italiani conosciamo bene, quello del volo Itavia abbattuto mentre in quegli stessi cieli volava l’aereo con a bordo Gheddafi.

Le due versioni che si contrappongono sono attualmente sostanzialmente queste. Ciascuno deciderà se e a quale dare credito, o se a nessuna delle due. Ma in ogni caso non facciamoci prendere in giro.

 

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Aggiornamento 18/07/2014

Si riporta un breve video nel quale si spiega la posizione russa contraria ad un coinvolgimento militare diretto nella crisi ucraina.

Si tratta di un video diffuso pochi giorni fa e girato con un certo impiego di effetti speciali e tecnica grafica,  si vede che è un prodotto rivolto agli utenti del web e in particolare ai giovani, ma non per questo i contenuti non sono seri.

 

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali.

16 commenti

  1. salve a tutti, ritengo che le considerazioni fatte siano corrette.
    Tecnicamente mi sembra molto difficile che i separatisti possano essere i responsabili dell’abbattiment.
    A parte le varie notizie che si accavallano, del tipo che il vero obbiettivo potesse essere l’aereoplano di stato di Putin che sembra abbia incrociato la rotta del liner abatturo sopra Varsavia pochi minuti prima del disastro vorrei fare alcune considerazioni.

    1) questa mattina, mi riferisce un collega, non so quale stazione radiofonica ha detto che l’aereo è stato scambiato per un volo di rifornimento per l’esercito Ukraino e quindi abbattuto per errore dai separatisti. A parte che la cosa non sta in piedi, se fosse stato un volo di rifornimento avrebbe dovuto essere in procinto di atterrare e non volare a 10.000 metri. Non si capisce poi, visto che le rotte sopra la zona non erano chiuse, e quindi di aerei civili ne passano un certo numero ogni giorno, solo questo abbia destato sospetti.

    2) amettendo che siano stati i separatisti, con cosa lo hanno abbattuto? Con le cerbottane? C’è davvero da preoccuparsi allora, sono dei combattenti terribili e sovraumani che davvero costituiscono una minaccia per tutti! Ma se sono così terribili come mai non sono ancora riusciti a sbarazzarsi dell’esercito Ukraino?

    3) può essere stata la Russia? Sì, può essere ma è altamente improbabile perchè mentre il Sig. Obama gioca a tris (quel giochino con le X e le O) Putin gioca a scacchi. Le provocazioni per spingere la Russia ad un intervento sono continue eppure Putin non interviene pur avendo molti motivi per farlo. Ora che il Sig. Putin che non interviene per mesi, che è l’unico a spingere continuamente per una soluzione negoziata, che potrebbe entrare in Ukraina e smazzolarne l’esercito riducendolo ai minimi termini in 3 giorni e non lo fa sarebbe così stupido da far abbattere un aereo civile? Sarebbe un’azione senza vantaggi e con molti svantaggi! Dobbiamo pensare che l’uomo è impazzito? Non credo proprio.

    4) chi resta quindi? Ai posteri l’ardua sentenza. Io credo che non lo sapremo mai chi è stato, abbiamo di fronte un’altro caso Ustica, o il più recente volo Malese disperso nell’oceano Indiano.

    Io certo mi sono fatto un’idea come credo molti altri; per ogni buon conto, vista la frequenza degli incidenti eviterò accuratamente di volare con le linee malesi.

  2. Leggendo le considerazioni di Valentino e Luca mi sembra utile riportare un breve video con toni enfatici ma dai contenuti seri, che sembrerebbe diffuso da ambienti vicini al Governo russo nel quale si spiega perché la Russia non vuole accettare un coinvolgimento militare in Ucraina.
    Una posizione che va contro la tesi di chi vuole vedere una provocazione russa dietro questo evento.
    Riporterò il video come aggiornamento dell’articolo.

    • Video molto interessante prof, grazie.

      Ho comunque la sensazione che quando gli USA avranno terminato le cartucce propagandistiche e le “sanzioni” potrebbero essere costretti ad inscenare un finto incidente, qualcosa per entrare in guerra a tutti i costi.

      Mi auguro che il buonsenso prevalga a Washington ma purtroppo Obama è stato piazzato li dagli squali di Wall Street quindi…

      • Occhio che Dick Cheney ha già annunciato che, entro il decennio, si aspetta un attentato ancora peggiore di quello dell’11 Settembre. Forse anche nucleare.

      • Credo che abbiamo un po’ tutti gli stessi timori. Non avrei mai creduto di dover rimpiangere gli anni della guerra fredda, quando si fronteggiavano personaggi come Kruscev e Kennedy, Breznev e Nixon, mai in quegli anni ci saremmo sognati di andare a destabilizzare un paese dell’est o, peggio, provocare una guerra ai confini della Russia.

        Colpisce il fatto che in quella situazione eravamo più lontani da una catastrofe di quanto non lo siamo adesso, eppure la percezione del pericolo è oggi più bassa.
        Era un mondo in cui una guerra come quella del Viet Nam poteva essere fermata dietro le pressioni dell’opinione pubblica, adesso che i Viet Nam si sono moltiplicati non esiste nessuna opinione pubblica, una rassegnata obbedienza è quello che vedo in tutto l’occidente.
        Comunque siano andate le cose ieri, di una cosa siamo adesso certi, esiste qualcuno che ha come obiettivo quello di farci compiere un salto nel buio, e francamente questo mi preoccupa.

  3. Spero che in occasione del prossimo anniversario dello sbarco sulla Luna non venga pubblicato un articolo in cui si svela che in realtà furono i russi ad arrivarci con dieci anni di anticipo. Si scherza, su!

    • Giorgio Masiero on

      Onestamente, Giuseppe, da una persona della Sua cultura (scientifica e filosofica, in particolare) mi aspetterei – come lettore di questo sito – interventi sul merito, da cui son sicuro tutti avremmo da imparare; piuttosto che la ripetizione di meta-interventi di netiquette.

      • Ma sì professore, trattasi di una sciocchezza. Comunque pare che la possibilità di un coinvolgimento delle milizie filorusse si faccia sempre più concreta. Notizia questa che va presa con le proverbiali molle, visto che proviene da voci interne all’intelligence americana, pertanto parliamo di una fonte non propriamente disinteressata. Ovviamente, anche se fossero stati i filorussi, ogni qualsivoglia collegamento con Mosca risulterebbe quantomeno azzardato allo stato attuale, quindi direi che i tanti filorussi di casa nostra possono continuare a stare tranquilli, per ora…

  4. Putin, furbamente, a differenza dei suoi nanerottoli colleghi politicanti, ha fatto ricadere all’Ucraina la responsabilità (non l’abbattimento) dell’accaduto.

    Responsabilità che cade, per l’appunto, interamente sull’Ucraina e sulla sua demenziale e arrogante determinazione allo scontro frontale con la Russia. Questa è l’unica vera causa di quello che è successo. A prescindere da chi ha lanciato il missile.

    Purtroppo, quando uno la guerra la cerca, prima o poi, la trova.

    • Come dicevo sopra, la tua frase conclusiva Mirko riassume ciò che ci deve preoccupare.
      Un’Europa inetta resta ferma a guardare quello che sta succedendo, non si vede una sola vera iniziativa diplomatica, solo balbettii di quei nanerottoli politici di cui parli.
      Un qualsiasi grande uomo del passato avrebbe cercato di scongiurare in tutti i modi una guerra che ci vedrebbe come campo di battaglia, anche fosse solo economica, tra USA e Russia.
      E invece l’Europa incassa un “Fuck the EU” dall’ambasciatrice USA senza battere ciglio. Che triste fine.

      • Secondo me nessuno vuole davvero la guerra, non la vogliono i russi come non la vogliono gli americani, e nemmeno gli europei… vabbè, conta relativamente cosa vogliono gli europei. Il punto è però affrontare la nuova sfida che si profila sullo scenario internazionale, ovvero la creazione di un nuovo equilibrio multipolare, fatto da USA, Russia e Cina, che si sostituisca all’ormai improponibile modello unipolare tanto vagheggiato dai neocon dell’era Bush. Per come la vedo io, che certo non sono un esperto di geopolitica, nei prossimi anni l’attenzione si sposterà sul sudest asiatico, e lì infatti che un rinato Giappone militarista potrebbe destabilizzare ulteriormente la situazione…

  5. Intervista a Marcello Foa sul Sussidiario:

    Ci sono diversi elementi che sembrano far pendere la responsabilità di quanto accaduto verso i ribelli filorussi, lei che idea si è fatto?

    Al momento mi limito a leggere e studiare tutte queste ricostruzioni con molta cautela. In prima ragione perché seguendo eventi internazionali da lungo tempo sono consapevole che ci sono in casi analoghi dei cambiamenti improvvisi e la probabilità che la verità non salti fuori in prima battuta è molto alta.

    La seconda ragione?
    La seconda ragione è che abbiamo una memoria recente di due episodi in cui il cattivo di turno alla fine non è risultato tale.

    A quali episodi si riferisce?
    Mi riferisco alle accuse contro quegli stati cosiddetti canaglia che poi si sono rivelate non veritiere. E cioè l’Iraq di Saddam Hussein con le sue armi di distruzione di massa mai trovate, e le accuse alla Siria di Assad di aver compiuto stragi con armi chimiche, quando poi si è saputo che a farle sono stati i ribelli islamici dell’Isis. I lettori più attenti si ricorderanno come un anno fa per queste accuse si è arrivati a un soffio dalla guerra contro la Siria.

    Però l’ipotesi dell’errore sembra alquanto ragionevole, non crede? In fondo le guerre sono costellate di terribili errori di cui pagano le conseguenze i civili.
    Delle ricostruzioni che ho letto al momento non mi convince nessuna. C’è chi dice che è colpa dei russi, chi dei ribelli, c’è chi dice che in realtà il Boeing era stato seguito da jet militari ucraini e che sono stati loro a far fuoco. E’ vero che i ribelli hanno armi molto dotate, ma hanno missili, e questo è provato, che raggiungono al massimo i 4mila metri di altitudine e per centrare un aereo a 10mila metri bisogna avere armi più sofisticate.

    Siamo davanti a un bel mistero, su questo non c’è dubbio…

    Una risposta adesso vale l’altra. La mia sensazione è che siamo davanti a un autentico war game. Ai tempi della guerra fredda di avvenimenti analoghi ce ne sono stati molti, la gran parte dei quali ancora oggi nascosta all’opinione pubblica. Potremmo perfino supporre un avvenimento procurato allo scopo di ribaltare la guerra sul terreno. Personalmente, al momento non sposo le ricostruzioni che in queste ore prevalgono in maniera netta sui media occidentali, che cioè siano stati i filorussi.

    C’è poi la gravissima responsabilità, non chiarita, di cosa ci facesse una aereo civile in una zona di guerra.
    Il buon senso dice che in quella zona non bisognerebbe volare. Ma vorrei portare l’attenzione su che cosa succedeva sul terreno fino a 48 ore prima.

    Si spieghi.
    La guerra in Ucraina ha avuto una vampata e poi non si è saputo più niente. Se andiamo a vedere invece cosa succedeva sul terreno fino a prima dell’incidente, veniamo a sapere che gli ucraini stavano subendo pesanti sconfitte. Questo è un elemento che va considerato, un episodio di questo genere scombussola completamente le carte in tavola.

    C’è un elemento però interessante delle ultime ore: Putin che dice di voler trattare con il presidente ucraino il fine duraturo delle ostilità. Che ne pensa?
    Putin, se è per quello, ha parlato anche con Obama. Un’eventualità del genere me la auguro ma non ci credo.

    Perché?
    La crisi ucraina non nasce tanto da una situazione di differenza etnica fra russi e ucraini, quanto da una rivoluzione avvenuta nel paese. Quando ci sono interessi così alti in gioco, l’esperienza insegna che più la partita è grande, più episodi di questo tipo portano solo all’allargamento del conflitto in atto. Se la Russia viene messa all’angolo dall’Occidente il rischio è una nuova guerra fredda, con conseguenze che non possiamo immaginare e questo da europeo mi preoccupa.

  6. MH17, interessante articolo sulla Bussola:

    Nebbia fitta sull’abbattimento dell’aereo di linea
    di Gianandrea Gaiani21-07-2014 AA+A++
    Ucraina, sui resti dell’MH17
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    Le circostanze e le responsabilità dell’abbattimento del Boeing 777 della Malaisya Airlines nei cieli dell’Ucraina Orientale difficilmente potranno venire chiarite in breve tempo. Già in condizioni normali le procedure d’inchiesta internazionali richiedono almeno un mese per ottenere, dai periti, un rapporto preliminare e solitamente un anno per disporre di una valutazione completa e circostanziata. Nel caso del velivolo malese, però, molti elementi indispensabili alle indagini sono già venuti meno, innanzitutto perché non è stato possibile né isolare l’area in cui sono disseminati i frammenti del velivolo e dei 298 passeggeri e membri dell’equipaggio che si trovavano a bordo, né raccoglierli. Un compito la cui responsabilità ricade sull’Ucraina il cui governo non controlla quella zona, in mano ai separatisti filorussi che non hanno voluto o potuto mettere in sicurezza un’area di almeno 20 chilometri quadrati, in cui sono già state segnalate intrusioni di persone che hanno saccheggiato effetti personali e bagagli dei passeggeri e forse parti del relitto. Le due scatole nere pare che siano state infine trovate dai ribelli che le avrebbero portate a Donetsk, nel territorio controllato da separatisti.

    In queste condizioni difficilmente si potranno raccogliere elementi in grado di fornire risposte certe ai mille interrogativi su questa tragedia, divenuta subito preda della propaganda su entrambi i fronti.

    Il governo ucraino accusa i filorussi di aver colpito il velivolo malese con un missile antiaereo ricevuto dai russi e di “distruggere le prove” sul luogo del disastro, dopo aver allontanato gli osservatori dell’Osce. Mosca sostiene, invece, che siano stati missili ucraini a colpire il Boeing. Del resto il sistema antiaereo in questione, il Buk, è in dotazione a ucraini e russi: i primo hanno la versione più datata equipaggiata di missili Sa-11, i secondi la più recente, che utilizza gli Sa-17.

    I ribelli hanno utilizzato finora armi terra-aria portatili a corto raggio, con cui hanno abbattuto una ventina di aerei ed elicotteri di Kiev, ma negli ultimi tempi avrebbero centrato un velivolo nemico a 6.500 metri di quota, segno che dispongono di missili a guida radar e a lungo raggio. A fine giugno, fonti dei separatisti dissero di aver preso possesso di una batteria di Buk in una base governativa, ma non vi sono conferme in proposito, così come non ve ne sono all’ipotesi che Mosca abbia fornito armi simili ai ribelli addestrandone il personale.

    Kiev ha reso nota la trascrizione di un colloquio tra militari russi e paramilitari di Donetsk, intercettato dall’intelligence, in cui i separatisti ammettono con stupore di aver abbattuto un aereo civile invece di un cargo militare ucraino. Ovviamente è impossibile verificare l’autenticità di questi frammenti audio, così come mancano i dettagli alla notizia che l’intelligence statunitense (che addestra e appoggia quello di Kiev) avrebbe rilevato con i satelliti che il missile, esploso contro il Boeing, sia stato lanciato dal territorio in mano ai ribelli. Informazioni che hanno indotto prima l’ambasciatrice alle Nazioni Unite, Samantha Powers, poi lo stesso Barack Obama, a puntare il dito contro i separatisti ucraini e contro Mosca.

    Vale la pena ricordare che, simili rilevazioni dei satelliti spia e simili intercettazioni dei colloqui via radio dei comandanti siriani, consentirono l’anno scorso agli Stati Uniti di sostenere per mesi che il gas nervino sulla periferia di Damasco era stato lanciato dalle forze governative, notizia poi smentita dagli esami condotti dai britannici sui residui di gas che dimostrarono l’estraneità delle forze di Bashar Assad, in quella strage provocata ad arte da armi chimiche fornite ai ribelli salafiti probabilmente dai loro alleati sauditi.

    Nel caso del Boeing malese, i dubbi riguardano anche l’ipotesi dell’incidente, considerata improbabile da esperti in sistemi missilistici antiaerei che non credono che un volo civile non sia stato identificato come tale da chi gestiva apparati di difesa aerea complessi e serviti da radar.

    Nel rimpallo di accuse si è sentito di tutto. Secondo Kiev i ribelli hanno confuso la traccia radar del Boeing con quella di un cargo militare ucraino, per i separatisti e per Mosca il missile lanciato dagli ucraini era diretto contro l’aereo presidenziale di Vladimir Putin, che in quel momento rientrava da un viaggio in America Latina.

    A sostegno della tesi dell’errore dei ribelli vi sono le parole di Igor Strelkov, il comandante militare dei secessionisti, che mezz’ora dopo l’abbattimento del Boeing rivendicava su Facebook l’abbattimento nella stessa zona di un Antonov 26 (che non risulta essere avvenuta) affermando che “li avevamo avvertiti di non volare nel nostro cielo”. Difficile dire se quelle frasi siano state scritte davvero da Strelkov.

    Che dire poi delle “rivelazioni” dei secessionisti filorussi, per i quali testimoni oculari hanno visto l’attacco di un caccia dell’aeronautica ucraina contro il Boeing malese, come se da terra fosse possibile cogliere i dettagli in un’azione che si è sviluppata a 10 mila metri d’altezza. A quanto pare, il 17 luglio, in quei cieli, era in corso una battaglia aerea che, secondo Kiev, ha visto un jet russo abbattere un Sukhoi 25 con i colori ucraini. In teoria è quindi possibile che il volo di linea si sia trovato coinvolto in una battaglia aerea. Mosca smentisce di aver avuto suoi velivoli in volo mentre il Boeing malese veniva colpito e chiede per quale ragione l’esercito ucraino avesse schierato, da pochi giorni, batterie di Buk a ovest di Donetsk quando è noto a tutti che i separatisti non dispongono di forze aeree.

    Kiev, però, da tempo accusa i russi di sconfinare con i loro jet nello spazio aereo ucraino e lo schieramento dei Buk poteva forse avere uno scopo deterrente nei confronti di Mosca, ma in tal caso perché le autorità ucraine che gestiscono il traffico aereo non hanno interdetto tutta l’area ai voli civili? Le stesse autorità, l’8 luglio, avevano posto un limite di quota ai velivoli in transito che dovevano sorvolare il Donbass a oltre 7.900 metri di quota. Circa 2 mila in meno della quota a cui volava il Boeing malese, il cui abbattimento ha indotto Kiev e l’agenzia europea per il traffico aereo a chiudere finalmente i cieli dell’Ucraina Orientale ai voli commerciali.

    Di fatto la disposizione di Eurocontrol rappresenta l’unica iniziativa assunta dalla Ue in questa crisi, la cui gestione vede, ancora una volta, assente l’Europa. Al di là delle responsabilità oggettive per l’abbattimento, pare incredibile che lo spazio aereo di una regione in guerra (combattuta anche nei cieli) sia rimasto per mesi aperto ai voli civili.