Scienziati, non supereroi

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Una ricerca universitaria inglese sui “supereroi” mostra una gravissima crisi nelle pubblicazioni peer review.

Ma anche nella formazione scientifica e nella qualità della stessa ricerca scientifica.

Ho 25 anni, sono vecchio ormai. Lo so che è un’esagerazione, ma a volte è necessario semplificare al punto di mentire per farsi intendere.

Premesso che effettivamente in tempi passati a 25 anni si poteva già essere sposati e con dei figli, è soprattutto nel modo di vedere le cose, nella maturità che ci si aspetta ad una certa età, che rende una persona diversa a 25 anni rispetto a quando ne aveva 18, 15 o 10.

Fino a prima del diploma forse avrei reagito con divertito interesse alla notizia di pochi giorni fa: studenti dell’Università di Leicester hanno ”studiato” le abilità e le debolezze dei supereroi e dei supercattivi dei fumetti, per valutarne la plausibilità reale e per stabilire una classifica di quale fosse il personaggio meglio equipaggiato, cioè con più poteri e minori debolezze.

Premesso che al primo posto è stato collocato senza alcuna sorpresa Superman e che da parte degli studenti si è trattata di un’operazione palesemente semiseria, siccome come vi ho già detto sono un uomo anziano, la cosa non mi ha divertito ma mi ha lasciato parecchi dubbi e perplessità.

Una prima domanda è il perché, visto il tema e il fatto che sono stati svolti soprattutto “calcoli semplici”, gli studenti coinvolti in tale lavoro siano stati universitari e non liceali. Ho paura che la soglia di maturità si sposti sempre più in avanti nell’età col passare delle generazioni. L’università non solo impegna tantissimo, ma spalanca tutta una serie di questioni e problemi aperti che sono pane per i denti per chi vuole fare la propria parte nel mondo della scienza (non alludo solo a cose come i buchi neri e la gravità quantistica, le sfide sono molto più numerose). Gli esercizi in cui si risolvono problemi fittizi solo per divertirsi a leggere il risultato come se fosse roba seria li vedo più adatto ad un liceale.

Un’altra domanda è perché per fare un lavoro che sia anche divertente si sia scelto di prendere soggetti dal mondo della fantascienza e non qualcosa di quotidiano ma reale. Sarebbe stato un modo per avvicinare le persone alla scienza, per esempio sarebbe stato più interessante predire la velocità massima di un pedalò in funzione del numero delle persone che vi salgono a bordo. Almeno si poteva poi testare la cosa durante le vacanze a mare!

La sola vera domanda che conta resta il perché è stato realizzato questo “studio”. Il giornalista di Repubblica Valerio Porcu scrive:

Tempo perso? Può darsi, ma per gli studenti coinvolti nel progetto si è trattata di un’attività mirata a fare esperienza nella pubblicazione di ricerche scientifiche – in questo caso tramite un paio di riviste specializzate.

L’esperienza nelle pubblicazioni scientifiche, questo sembra essere lo scopo. Non mi sembra una bella motivazione: si prendono oggetti di fantasia, volutamente irrealistici, con dati inventati che in genere non interessano a nessuno (basta che Superman salvi Lois Lane, non mi interessa quanti Joule consumi per farlo), nascondono questi limiti scimmiottando il formalismo dei paper e facendo leva sull’interesse un po’ immaturo che nutre il lettore per certi argomenti.

Per essere sicuro che lo scopo fosse quello riportato dal giornalista, ho cercato e trovato la fonte della notizia.

Tralasciando chi stia sul podio con Superman e perché sia stato declassato drammaticamente Batman, ecco il motivo di tali giochi fantascientifici secondo l’università di Leicester. In primis abbiamo la conferma di quanto riportato da Porcu:

The student-run journals are designed to give students practical experience of writing, editing, publishing and reviewing scientific papers.

[Le riviste gestite dagli studenti sono state progettate per fornire agli studenti esperienza pratica nello scrivere, redigere, pubblicare e revisionare articoli scientifici].

Purtroppo è la dura verità, tutte le operazioni riguardanti un articolo scientifico sono formali nel senso più burocratico del termine, non c’entrano nulla con la verificabilità, la riproducibilità e la falsificabilità di una ricerca.

Anche i grandi della scienza hanno trasmesso le loro idee tramite pubblicazioni, ma mi chiedo quanto un Einstein o un Bohr si sia esercitato nell’arte di pubblicare articoli o se forse la vedevano solo come una formalità e l’interesse era rivolto ad altro, ai fenomeni naturali studiati.

Il Dr Cheryl Hurket del Centro degli Studi Interdisciplinari ha dato una risposta più ampia alle motivazioni dietro gli articoli scientifici studenteschi sui supereroi. Divisa in due parti, affrontiamone una alla volta:

“An important part of being a professional scientist (as well as many other professions) is the ability to make connections between the vast quantity of information students have at their command, and being able to utilise the knowledge and techniques they have previously mastered in a new or novel context. The Interdisciplinary Research Journal module models this process, and gives students an opportunity to practise this way of thinking. The intention of this module is to allow students to experience what it’s like to be at the cutting edge of scientific research.

[Una parte importante dell’essere uno scienziato professionista (così come in molte altre professioni) è l’abilità di fare connessioni tra la vasta quantità di informazioni che gli studenti hanno a loro disposizione, e l’essere abili a utilizzare la conoscenza  e le tecniche che hanno padroneggiato in precedenza in un contesto nuovo o insolito. Il modulo della Rivista di Ricerche Interdisciplinari modellizza questo processo e da agli studenti l’opportunità di fare pratica con questo modo di pensare. L’intenzione di questo modulo è di permettere agli studenti di sperimentare come ci si sente ad essere all’avanguardia della ricerca scientifica.]

 

Come gli studenti abbiano esercitato la capacità di fare connessioni tra i dati non l’ho capito, perché all’atto pratico hanno solo speculato sui “dati” inerenti ogni supereroe e supercattivo, per provare poi a esprimere nel linguaggio della fisica e della biologia le loro caratteristiche, facendone una classifica. In breve avevano questa parte del lavoro già svolta (ogni personaggio corrisponde a un insieme di dati).

La seconda abilità dello scienziato mi convince a metà, perché può anche essere vero che calcolare quanto deve mangiare Flash per correre ad altissima velocità può essere un esercizio di applicazione insolita di nozioni di biologia, ma credo che sarebbe molto più istruttiva una vera interdisciplinarità, per esempio un fisico che offre i suoi strumenti concettuali ad un biologo e non un fisico e un biologo che si occupano entrambi di una cosa che non esiste.

Non mi sono dilungato abbastanza sul grande assente, l’abilità nel descrivere con ipotesi controllabili il mondo reale, ma già citandolo capirete che c’è qualcosa di ambiguo nel dire che gli studenti imparano “this way of thinking”. Sembra quasi una presa in giro invece lo sperimentare il sentimento di chi sta all’avanguardia, cioè di chi sta più avanti degli altri nello studiare la natura, quando si stanno ottenendo risultati su dati immaginari per ottenere verità non verificabili.

La seconda parte delle motivazioni mi ha lasciato ancora più perplesso:

The course is engaging to students and the publishing process provides them with an invaluable insight into academic publishing. It also helps students feel more confident when submitting future papers. I find it a very rewarding module to teach and I am always pleased to see my students engaging so enthusiastically with the subject. I encourage them to be as creative as possible with their subject choices as long as they can back it up with hard scientific facts, theories and calculations!

[Il corso è coinvolgente per gli studenti e il processo delle pubblicazioni fornisce loro indicazioni preziose per le pubblicazioni accademiche. Inoltre aiuta gli studenti a sentirsi più sicuri per quando in futuro pubblicheranno articoli. Lo trovo un modo molto gratificante per insegnare e sono sempre lieto di vedere i miei studenti impegnarsi così entusiasticamente con tale materia. Io li incoraggio ad essere quanto più creativi possibili con la scelta dei loro soggetti in quanto essi possono conservare quanto fatto per i duri fatti scientifici, le teorie e i calcoli!]

Faccio una brevissima digressione: durante la mia prima lezione di un breve corso di Informatica il mio professore definì prima cosa non fosse l’informatica, precisando che essa non è la scienza dei computer, perché una cosa è una scienza, un’altra lo strumento che in un dato contesto viene usato per esercitarla.

Nel nostro caso, sembra che il Dr. Hurket sia lieto che i suoi studenti si appassionino a risolvere problemi fantascientifici al fine di avere dimestichezza con la procedura delle pubblicazioni, come se l’ultima tappa di un lavoro scientifico, la formalità di saper scrivere in un testo opportuno un esperimento o un lavoro teorico, fosse il vero soggetto dell’impegno di uno scienziato. Come quelli che credono che l’informatica sia la scienza dei computer, la scienza naturale sembra avere per fine i paper.

Dal momento che i soggetti studiati sono personaggi fumettistici, non si può nemmeno obbiettare che gli studenti si esercitano in un importante passaggio del processo di pubblicazione, la revisione paritaria che controlla la scientificità di un lavoro. Come si può controllare il rispetto del metodo scientifico in uno studio su Spiderman?

Immagino l’obiezione più scontata: htagliato prende la cosa troppo seriamente, dovrebbe imparare a scherzare.

Purtroppo sono troppo vecchio per certe cose, a 25 anni si va oltre il “sta scritto sul libro e devo solo impararlo e applicarlo”, purtroppo la ricerca attuale soffre di alcuni gravi problemi inerenti proprio il sistema delle pubblicazioni.

Come riassunto da Giorgio Masiero la ricerca attuale in molti settori soffre di 4 “peccati capitali”, in particolare mi riferisco in questo articolo all’irriproducibilità e alle banalità.

Siccome il primo è sempre più oggetto di studio anche nelle riviste più importanti, l’iniziativa fumettistica sembra gettare benzina sul fuoco, perché ciò che va superato non è il problema di saper pubblicare articoli scientifici a prescindere dal loro contenuto, ma proprio che il loro contenuto, se irriproducibile, rende inutile il sistema delle pubblicazioni! Come possono le nuove generazioni usare il loro potenziale per risolvere il problema della riproducibilità con Superman e co., irriproducibili per definizione? Di cosa dovrebbe essere lieto il Dr. Hurket?

Anche il problema delle banalità ha un origine non banale (scusate il gioco di parole), perché gli articoli “banalmente veri” spesso sono quelli che riguardano argomenti che non vale la pena affrontare dal punto di vista scientifico, ma che hanno presa sul pubblico dal punto di vista retorico (per esempio questo su pancia piena e cuore caldo). Di nuovo, nel nostro caso, i supereroi piacciono agli studenti e quindi imparano a comporre un articolo che scientifico che si sappia “vendere”, prima ancora che sia capace di descrivere un fenomeno reale (che tanto non c’è).

Un antico precedente storico di questa vicenda riguarda gli studenti di diritto dell’antica Roma che si esercitavano a tenere cause penali inscenando processi agli eroi dei miti greci. Anche in quel caso però c’era già chi criticava tali iniziative, perché gli studenti così non ci esercitavano su questioni reali (mi perdoni il mio prof. di latino del liceo se ho dimenticato da chi partivano le critiche, spero che un lettore più appassionato di me di Letteratura latina mi potrà dare una mano).

Riassumendo, l’iniziativa dei paper fumettistici esercita gli studenti in un lavoro formale, immaturo nei contenti per una persona che studia in ambiente universitario, controproducente nei riguardi dei veri problemi della ricerca attuale e fatto pure male volendo entrare nel merito (alludo al fatto che, in ogni caso, è aberrante che nella top 12 dei personaggi più potenti manchi Hulk, se proprio devo essere semiserio anche io).

Qual è stata la reazione degli altri studenti? Purtroppo non è disponibile il contenuto del link a Facebook, ma quest’altro link  permette di leggere alcune reazioni. Oltre alle critiche nel “merito” (fatte da sicuri appassionati di fumetti, poi non si sa se lo sono anche di scienza), ho notato un’osservazione fuori dal coro di un certo Arthur White. Il suo commento è ricco di espressioni gergali e di riferimenti fumettistici, per cui ne faccio una parafrasi: Arthur sostiene che anche se ama tale esercizio intellettuale, la metodologia ultra-semplicistica fa sembrare tale esercizio più una presa in giro che una discussione spensierata tra appassionati di scienza e fumetti.

Un modo un po’ “dietrologico” di interpretare tale “studio” può essere fatto tenendo conto di quanto scrisse Alessandro Giuliani parlando dello stato dell’arte della biomedicina: se la ricerca non sa trovare soluzioni, lo scienziato si auto-declassa a narratore, cioè i suoi paper devono essere storie che piacciano, che seducano, non che si basino semplicemente su ipotesi testate oppure no.

In questa prospettiva, ecco che acquista senso il “modulo di Ricerca Interdisciplinare”: gli studenti si esercitano nell’arte di saper scrivere articoli su cose che piacciono ad un certo target, che siano scritti formalmente bene, che mettano in secondo piano la riproducibilità e che magari abusino del metodo scientifico, visto che sono indotti a usare al massimo la fantasia nello scegliere i loro soggetti.

La ciliegina sulla torta non poteva che essere l’arroganza scientista di aver fatto pur sempre un lavoro scientifico e quindi non criticabile:

The student papers suggest that fans can now end speculation as to who the best superhero would be if they were to exist among us, with Superman appearing to be the strongest and Batman trailing behind.

[Gli articoli scientifici degli studenti suggeriscono che i fan ora possono smettere di speculare su chi sarebbe il miglior supereroe se essi esistessero tra noi, con Superman che appare come il più forte e Batman che a stento gli va dietro.]

 

Curioso questo rovescismo, gli altri possono smettere di speculare (loro non speculano sui supereroi, calcolano), da bravi studenti hanno imparato bene la lezione: se molti scienziati dicono A, allora la verità è A, o forse qualcuno ha una storia, volevo dire una teoria, più interessante da raccontare?

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"htagliato", Fisico della Materia. Vive a Napoli.

36 commenti

  1. Giorgio Masiero on

    Questo bel pezzo di Htagliato mi risparmia l’onere di scrivere un articolo specifico su quello che ho chiamato il 4° peccato capitale delle pubblicazioni scientifiche: la banalità. Nell’articolo gentilmente citato da Htagliato l’avevo messo al quarto posto non perché sia il meno importante, ma al contrario, perché ne volevo parlare per ultimo in quanto lo considero il più esiziale per i destini della scienza moderna, che si sta avviando a diventare – se non interverrà un’autoriforma nella comunità scientifica – un grande, immenso blob di spazzatura (con qualche perla nascosta sempre più difficile da trovare).
    Ai supereroi dello studio preso di mira da Htagliato, aggiungo alcuni pochi altri esempi:
    “Pressioni prodotte dai pinguini quando fanno la popò – Calcoli sulla defecazione aviaria” (Polar Biology).
    “Il primo caso di necrofilia omosessuale nelle anatre” (Annual of the Natural History Museum Rotterdam).
    “Comparazioni tra i salti delle pulci dei cani e quelle dei gatti” (Veterinary Parasitology).
    “L’effetto della musica country sui suicidi” (Social Forces).
    “Effetti del ciclo ovulatorio sulle mance guadagnate dalle ballerine di lap dance: c’è un’evidenza economica dell’estro umano?” (Evolution and Human Behavior).
    “Nuovo metodo di produzione di essenza al profumo di vaniglia dall’escremento di bestiame usando una reazione acquosa subcritica” (International Journal of Chemical Engineering).
    E poi perché i picchi non hanno il mal di testa, perché le zanzare della malaria sono attratte dal formaggio Limburger, ecc., ecc.

    • Grazie per queste osservazioni, Giorgio. Ti pongo una domanda (retorica): gli articoli sui pinguini, anatre, pulci eccetera hanno subito lo stesso iter di tutti i paper (consegna di un manoscritto, confronto con i temi tipici di una certa rivista, scelta dei recensori, peer review, eventuali correzioni e pubblicazione)?

      • Giorgio Masiero on

        Immagino di sì. Io non ho mai mandato articoli a quelle riviste, ma come tutte hanno un editore, un direttore responsabile, un comitato che riceve gli articoli e li esamina, ecc.
        Questo passa il convento, oggi.

    • Adesso capisco da dove vengono tutti quegli studi farlocchi che costituiscono oggetto di domanda per giochi televisivi come l’eredità!
      C’è da ridere e piangere allo stesso tempo…

  2. MI e` piaciuta la citazione gozzaniana:
    .
    Venticinqu’anni!… sono vecchio, sono
    vecchio! Passò la giovinezza prima,
    il dono mi lasciò dell’abbandono!

    Un libro di passato, ov’io reprima
    il mio singhiozzo e il pallido vestigio
    riconosca di lei, tra rima e rima.

    Venticinqu’anni! Medito il prodigio
    biblico… guardo il sole che declina
    già lentamente sul mio cielo grigio.

    Venticinqu’anni… ed ecco la trentina
    inquietante, torbida d’istinti
    moribondi… ecco poi la quarantina

    spaventosa, l’età cupa dei vinti,

    • Purtroppo per me non era una citazione, la somiglianza con quel verso è puramente casuale.

      • In Gozzano ci sono pure preoccupanti cadute sul darvnismo 😉 :
        .


        Come in questa vicenda e in altre molte,
        la Natura, che i retori vantarono
        perfetta ed infallibile, si svela
        stretta parente col pensiero umano!
        Non divina e perfetta, ma potenza
        maldestra, spesso incerta, esita, inventa,
        tenta ritenta elimina corregge.
        Popola il campo semplice del Tutto
        d’opposte leggi e d’infiniti errori.
        Madre cieca e veggente, avara e prodiga,
        grande meschina, tenera e crudele,
        per non perder pietà si fa spietata.

        E quando vede rotta l’armonia
        riconosce l’errore, vi rimedia
        con nascite novelle ed ecatombi.
        Essa accenna alla Vita ed alla Morte;
        e le custodi appaiono, cancellano,
        ritracciano la strada ed i confini.

        • Gianni Zero on

          Putroppo queste righe mi toccano nel profondo, le sento vere e inesorabili, e non mi basta la convinzione dell’inconsistenza del darwinismo per placare l’inquietudine esistenziale infusa da Gozzano. Siamo venuti al mondo grazie a leggi naturali seppur ad oggi ignote – per caso no, d’accordo -, impietose e indifferenti, che forse hanno un autore o forse no.

          • Il darvinismo strisciante (visto che si parla di bruchi 🙂 ) lo trovo piu` nel concetto “tenta ritenta elimina corregge”: la spietatezza per Gozzano alla fine e` una forma piu` alta di pieta`; come nel caso dei parassiti che servono a controllare una popolazione troppo prolifica.
            .
            Gozzano pero` ha scritto anche della Natura in chiave finalistica:
            .
            Ah! La Natura non è sorda e muta;
            se interrogo il lichène ed il macigno
            essa parla del suo fine benigno…
            Nata di sé medesima, assoluta,
            unica verità non convenuta,
            dinanzi a lei s’arresta il mio sogghigno.

          • @ Gianni Zero:
            Non per aprire un OT di cui non ho proprio voglia, ma solo per spirito di fratellanza, le posso far notare che l’inquietudine esistenziale di cui parla è sicuramente qualcosa che non può avere un’origine puramente naturalistica, perché è figlia di una consapevolezza di esistere che nessuna legge naturale a nessuna scala sistemica potrà mai produrre. Potrà essere brutta questa inquietudine, ma c’è qualcosa di meraviglioso nel fatto in sé che la possegga.
            P.S: Cortesemente, eccetto Gianni Zero, gli altri commentatori non commentino questo post.

          • Gianni Zero on

            Grazie h, questa è una prospettiva che non avevo considerato. Sarò forse un pessimista cosmico, ma l’essere consapevoli dell’insensatezza e della crudeltà della natura mi pare una aggiunga solo una vena di beffarda ironia, rendendo il vivere ancor più doloroso. In pratica, siamo gli unici esseri che si rendono conto di quanto sono sfigati!

  3. L’Incredibile Hulk DOVREBBE essere al primissimo posto !!!!
    Il semplice fatto che addirittura non compaia nell’elenco invalida l’intero ‘studio’.
    BOCCIATI SENZA POSSIBILITA’ DI APPELLO A SETTEMBRE !!!!
    E BOCCIATO ANCHE IL LORO RELATORE !!!!
    🙂

    • Cacciatrice di stelle on

      Incomprensibile lacuna indubbiamente. E che gli venga negato l’accesso in qualunque laboratorio o fumetteria. 🙂

      • Concordo con Davide e con la Cacciatrice di stelle: senza Hulk, non solo è pseudo-scienza, ma è fatta pure male!

      • E i “Fantastici quattro” dove sono?
        Il campione è palesemente scelto con criteri di cherry picking per far vincere Superman, è scandaloso…
        E poi la discriminazione verso i supereroi non anglofoni dove la mettiamo?
        Scommettiamo che il Genio della lampada a Superman gli fa un mazzo così!??

        • Per me tutto si può spiegare e giustificare con il luogo da cui proviene questo articolo “scientifico”… a Leicester quest’anno sono usciti tutti fuori di testa e vivono in una favola a fumetti, per le note vicende calcistiche 🙂

          • Salve Muggeridge, vorrei poterle dare ragione ma purtroppo il “reparto fumettistico” a Leicester va avanti da sette anni, è di pochi giorni fa solo la composizione della classifica dei supereroi.

  4. Gianni Zero on

    “in tempi passati a 25 anni si poteva già essere sposati e con dei figli”: eh? Adesso non si può più?

    • In Italia, oggi, non è che non si può più (ho usato in modo improprio il verbo “potere”, intendevo che era facile riscontrarlo nella popolazione), ma saprà che l’età media dei momenti cruciali della vita si è alzata (primo lavoro, matrimonio e primo figlio). Quello che volevo far capire è che a 25 si hanno tutte le facoltà umane necessarie per essere considerati uomini a tutti gli effetti: maturità, responsabilità professionali, responsabilità sociali e (si spera) gusti culturali opportunamente elaborati. Lavorare sui personaggi dei fumetti in un contesto dove si dovrebbe ormai essere stimolati a rivelare i misteri della scienza lo trovo un po’ demoralizzante.

      • Gianni Zero on

        Se a 25 anni abbiamo le caratteristiche degli uomini fatti e non ci comportiamo come tali, ad esempio sposandoci, allora non è un problema economico bensì di virilità: potremmo essere uomini ma preferiamo vivere come bambini.

    • In teoria si potrebbe, e chi te lo vieta… ma con i mini stipendi, il lavoro fluido e tutte le meraviglie introdotte dall’anarco capitalismo di fatto a 25 anni sei fortunato se per andare a prendere una pizza con gli amici non devi chiedere i soldi della pensione di nonna…

      • luigi mojoli on

        Consiglio la lettura di P101- Quando l’Italia inventò il personal computer – Pier Giorgio Perotto – Edizioni Comunità. Forse più che di anarco-capitalismo trattasi di imbecillità, presunzione, inettitudine. E parliamo di Olivetti, una delle più illuminate realtà industriali di allora. Almeno finché non ebbe dalla Fiat il “privilegio” di avere un certo dott. Peccei.

        • Su Peccei siamo pienamente d’accordo, non dimentichiamo però di dare a Cesare quel che è di Cesare e ricordare cosa ha fatto alla Olivetti un certo De Benedetti, per non parlare di quella porcata fatta a quel gioiello che era la Telecom Italia.

          • luigi mojoli on

            Chiedo scusa: Aurelio Peccei. Quello del Club di Roma che finanziò la stesura de “I limiti dello sviluppo”.
            @ Enzo. Prima di facili consolazioni leggi P101, certo hai notato l’Editore, quindi non ti sarà fonte sospetta.

          • P101, mi sembra che si tratti di un altro capitolo di quell’Italia che negli anni ’60 poteva essere il centro del mondo ma che per demeriti, e più spesso per decisioni politiche volute, non ha realizzato la sua missione.

    • luigi mojoli on

      Belle considerazioni su una deriva che se va bene è solo ludica, ma che l’Autore et. al. giudicano sciatta e preoccupante. Quanto all’interessante e provocatoria osservazione su come ci si sente a 25 anni: Giovanni delle Bande Nere fu, poliziotto a 18, condottiero a 22. B. Colleoni fu scudiero a 14 anni. Jean d’Arc muore a 19 anni. Alessandro Magno fu reggente a 16 anni e condottiero a 18. Ci si può sentire ben vecchi a 25 anni se ci si confronta con Mozart o Gauss. Poi sarebbe il caso di confrontare l’aumento della aspettativa di vita con il ritardo della vita operativa. Mi pare che la differenza stia diminuendo. Infine che dire di argomenti un tempo svolti in V elementare, ed oggi alla fine della III media ? A me pare abituare ad un ritmo mentale 5/8 del precedente. Bambolina premio a chi arriva ultimo.

      • Grazie ingegnere, ha posto diverse considerazioni.
        “una deriva che se va bene è solo ludica, ma che l’Autore et. al. giudicano sciatta e preoccupante.”
        Quando ho letto la notizia, in un primo momento stavo optando per considerarla solo una roba ludica tra studenti, ma quando ne ho scoperto il contesto e ho letto le considerazioni del prof. universitario ha prevalso il giudizio negativo e ne ho fatto un articolo.

        ” Ci si può sentire ben vecchi a 25 anni se ci si confronta con Mozart o Gauss.”
        È vero, ma nell’articolo non alludevo a personaggi storici, ma a quello che ho detto a Gianni Zero un po’ più su nei commenti (http://www.enzopennetta.it/2016/06/scienziati-non-supereroi/#comment-51101).
        —-
        “Poi sarebbe il caso di confrontare l’aumento della aspettativa di vita con il ritardo della vita operativa.”
        Può essere una ricerca interessante, ma ciò di cui mi lamento non è la proporzione o la sproporzione tra la durata totale della vita e quella della fase “iniziale”, prima del lavoro o prima della laurea, ma del fatto in sé che giunti ad una certa età e in un ambiente universitario ci si aspetta una sofisticazione positiva dei gusti scientifici e culturali e una maggiore consapevolezza dei problemi del mondo reale. Di nuovo, anche un trentenne è libero di leggere fumetti se gli piacciono, ma è un’altra cosa se degli studenti ci fanno i finti paper e il loro prof. dice “che bravi, continuate così”.

        ” Infine che dire di argomenti un tempo svolti in V elementare, ed oggi alla fine della III media ?”
        È una bruttissima tendenza, come spiega anche lei. Ci rimettono tutti, soprattutto i volenterosi. Sulle cause di tale declino a partire dalle elementari può interessarle leggere http://www.enzopennetta.it/2015/10/tributo-a-giorgio-israel/

          • L’ho letto è sono d’accordo con quanto sottolineato. Ho ritrovato l’eco di cose lette in “Chi sono i nemici della scienza” di Giorgio Israel (2008) quando riportava il caso di quei prof che prendono una classe che ha svolto un compito e tarano i voti per fare in modo che la loro distribuzione sia sempre gaussiana; tornando indietro di 50 anni mi ha fatto pensare ad un brano di “I persuasori occulti” di Vance Packard (1958) in cui viene rivelato che certi datori di lavoro rifiutano sia l’incompetente sia il genio perché quest’ultimo non è in genere conformista; tornando indietro di altri 50 anni ho notato anche idee di Chesterton, da “Ortodossia” (1908) quando notata che in caso di crisi i politici e anche molte persone comuni cercano la soluzione da parte di “uomini pratici”, ma l’inglese sosteneva che gli uomini pratici sono bravi proprio a risolvere questioni ripetitive e già note, mentre per i grandi cambiamenti occorrono i teorici.
            C’è forse qualcosa che va avanti da più di un secolo e che ha portato lentamente al potere del mediocre. Cosa?
            Pennetta, continua tu nelle righe qui sotto (massimo 15).

          • Mi basteranno meno di 15 righe.
            Il mediocre serve proprio perché, come dicevi tu stesso, è un conformista che non capisce molto ma capisce bene che gli conviene votare quello che vuole il padrone delle ferriere.
            A testimonianza una serie di interviste reperibili su youtube, questa è solo una:
            https://youtu.be/JH9mT1_vBSY

    • Sì, conoscevo già il premio IgNobel, c’era una lista di premi IgNobel affissi ad una bacheca del mio dipartimento di Fisica. Quelli in genere sono divertenti, ma quando li lessi la prima volta pensavo che fossero casi limite. Invece la banalità è uno dei problemi della ricerca attuale.

    • Sono d’accordo, è un altro modo per dire quanto avevo detto per provare a spiegare il problema della banalità.