Scuola: opinioni opinabili

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spitmacc

Spitfire Vs Macchi MC 202. (Dedicato agli intenditori)

Confronto sulla scuola: Inghilterra – Italia

PREMESSA

Da migliori o peggiori studenti seguono in genere migliori o peggiori insegnanti.

Da migliori o peggiori insegnanti seguono in genere migliori o peggiori studenti.

Questi sistemi sono facilmente instabili e divergenti.

OSSERVAZIONI INGLESI

Ho ricevuto da Londra le seguenti osservazioni ed informazioni sulla scuola:

Sul tema principale della condizione della scuola, penso che esistano “reazioni negative”, almeno in principio. Il problema (in Italia) e’ che non sono abbastanza forti. La soluzione potrebbe essere di aumentarle. Qui la reazione negativa principale e’ che genitori e studenti cercano le scuole migliori, lasciando quelle peggiori con meno studenti e quindi meno fondi. Lo stato ha il potere di intervenire mettendo le scuole peggiori in “special measures”, il che spesso risulta nella sostituzione del direttore della scuola con un ‘super direttore’ che ha dimostrato di sapere il fatto suo con i risultati che ha ottenuto in altre scuole. Spesso questo risulta in miglioramenti radicali in pochi anni. Per far funzionare questo meccanismo lo stato pubblica “League tables” che permettono di paragonare i risultati che le scuole ottengono negli esami. 

Non tutto e’ buono in questo sistema, che ha spesso il risultato di insegnare quello che serve per passare gli esami piuttosto che quello che serve agli studenti per capire veramente la materia. Un’altro effetto indesiderato e’ un carico eccessivo di burocrazia sugli insegnanti, i quali spesso sono occupati per gran parte del tempo a riempire carte che servano per la prossima ispezione della scuola.

 

Noto:

  • una attenzione al pilotaggio di questo sistema di natura instabile
  • famiglie che introducono una forte retroazione negativa stabilizzante
  • provvedimenti governativi a salvaguardia della qualità
  • costi ed effetti collaterali

Mi pare una analisi pacata. Spezzetto e numero le asserzioni per commentarle punto a punto.

  • Sul tema principale della condizione della scuola

 

Il fatto fisico è conosciuto: in certi sistemi una deviazione tende a riprodursi e, se è amplificata, divergerà fino a saturazione verso il meglio o il peggio. La scuola non fa eccezione.

  • esistono “reazioni negative”, almeno in principio.

 

Si sottolinea che esistono anche controreazioni a favore della stabilità e della governabilità. Ciò è vero in linea di principio ed è verificato empiricamente.

  • Il problema in Italia e’ che [le controreazioni stabilizzanti]non sono abbastanza forti.

 

Il problema è, come sempre, quantitativo:

  1. A) Se nove insegnanti provengono da una scuola ottima ed uno dalla pessima scuola in cui

   andrà ad insegnare, non è la stessa cosa di uno buono e nove pessimi.

  1. B) La quantità conta anche nella forza relativa tra le controreazioni stabilizzanti

   rispetto a quelle destabilizzanti.

  1. C) In Italia prevale la natura destabilizzante del sistema, rispetto ai provvedimenti

   stabilizzanti, che non sono adottati e neppure richiesti.

 

  • La soluzione potrebbe essere di aumentare [le retroazioni stabilizzanti].

La governabilità è agevolata da sistemi che per natura correggono i loro errori. La prima e più forte controreazione adottata in UK (5) sarebbe da incrementare in Italia, dove è assai debole, anche per tradizione antica. Vi ricordate il “bacino di utenza”? Se abiti nella via Tizio, la tua scuola statale è Caio, e tuo figlio sarà nella classe Sempronio. Se non ti va bene non avrai un “buono scuola” da spendere altrove, ma ti dovrai pagare una scuola privata.

La libera scelta è solo per i ricchi, tu che vuoi, pezzente?

  • Qui [In UK] la reazione negativa principale e’ che genitori e studenti cercano le scuole

   migliori, lasciando quelle peggiori con meno studenti e quindi meno fondi.

 

Qui [IT] si accettano nelle Università gli studenti per avere più fondi e più cattedre.

La retroazione stabilizzante delle famiglie è debole. Interessa il pezzo di carta.

Chi se ne importa se l’insegnamento è di bassa qualità?

L’asinello mio in una Università seria sarebbe a disagio, poverino.

 

  • Lo stato ha il potere di intervenire mettendo le scuole peggiori in “special measures”

 

Lo Stato, che loro chiamano più sobriamente Administration anche se è di “Her Majesty”, ha il potere di intervenire ed interviene. In prima istanza interviene monitorando. In seconda istanza interviene agendo (7). Che succede da noi? Nulla, ora. Quando ero alle elementari il direttore passava ogni anno due mattine in ogni classe, per tastarci il polso. E redigeva note caratteristiche annuali su ogni insegnante. Gli ispettori, come vidi in una pubblicazione sindacale, non ispezionano più sistematicamente, tipo controllo random di qualità, ma solo in casi eccezionali. Cioè a misfatto avvenuto e conclamato. Mi aspetto attacchi del tipo: ma tu credi che la scuola sia una fabbrica? Chi ti credi di essere, Henry Ford?

  • il che spesso risulta nella sostituzione del direttore della scuola con un ‘super direttore’

 

Il capo ad ogni livello risponde del risultato e del comportamento dei suoi. Ha sempre

funzionato in questo modo, dove le cose funzionano. Dove non funzionano la regola non è

applicata. Il capo ha i privilegi del capo, ma non ne ha le responsabilità.

  • Spesso questo risulta in miglioramenti radicali in pochi anni.

 

Un Direttore UK che ottiene risultati deludenti è rimosso e sostituito da uno provatamente più capace. Non si mette un nuovo direttore appena sopra la media, ma uno assai tosto. Funziona? Sì. Funziona. Rispettiamo l’evidenza.

  • Per far funzionare questo meccanismo lo stato pubblica “League tables” che permettono di paragonare i risultati che le scuole ottengono negli esami.

 

Per far funzionare un pilotaggio qualsiasi occorre contemporaneamente:

  1. Sapere dove si vuole andare
  2. Avere una influenza sulla rotta
  3. Saper determinare dove si è
  4. Sapere che prua prendere

 

Qui l’attenzione è su “fare il punto della situazione”.

La misura dei risultati scolastici è affetta da errori sistematici ed accidentali, come qualsiasi altra misura. Dovremmo rinunciare a qualsiasi misura? Perché vi misurate la temperatura? Perché vi misurate la pressione? Ma buttate via tutto, ipocondriaci che siete!

Poi sarete certamente più credibili nel criticare le classifiche delle scuole UK.

Proibite anche le classifiche mondiali delle Università. Cancellate almeno i nomi delle poche Università italiane che vi compaiono, non precisamente in cima.

Quando studiavo io, a fine anno erano esposti i voti in ogni materia per ogni allievo.

Ora è esposto solo “ammesso” o “non ammesso” all’anno successivo.

Tra poco, per la privacy, la comunicazione del risultato sarà data in segreto.

  • Non tutto e’ buono in questo sistema

 

Ed ora veniamo alle critiche. Con una doverosa premessa: avete mai visto una medicina che non abbia effetti collaterali? Io ne conosco una sola: il placebo.

Questo non significa ingoiare ogni veleno. Le regole di buon senso sono:

  • evitare i comportamenti a rischio ma, a guaio in atto
  • decidere la cura confrontando rischi e benefici

Qui il punto non è stabilire se il guaio è presente. Evidentemente lo è. L’intervento è mirato, non si divertono a sparare nel mucchio sprecando ottimi direttori.

A mio parere è sempre necessario un controllo di qualità. Dato che il sistema scolastico è instabile per sua natura, occorre un pilotaggio molto accorto e molto tempestivo, per non lasciarlo divergere verso il peggio, da dove poi è assai difficile schiodarlo.

Tutto ciò premesso, vediamo gli “effetti collaterali” indesiderati.

  • [questo sistema]ha spesso il risultato di insegnare quello che serve per passare gli esami piuttosto che quello che serve agli studenti per capire veramente la materia.

Difetto rimediabile. L’esame deve essere superato solo da chi ha davvero capito.

Qualsiasi insegnante dovrebbe sapere che domande fare per discriminare tra scimmie ammaestrate a mettere le crocette e persone che hanno capito.

I test governativi sono uguali per tutti, il che vuol dire che abbiamo una enorme massa pagante a fronte di pochi specialisti da pagare per redigere le prove.

La possibilità di selezione c’è. La si usi.

 

  • Un altro effetto indesiderato e’ un carico eccessivo di burocrazia sugli insegnanti, i quali

spesso sono occupati per gran parte del tempo a riempire carte che servano per la prossima

ispezione della scuola.

 

Questo è un costo, e tutti i costi sono “effetti indesiderati” di ciò che si vuole! Il problema è, al solito, quantitativo. Quanto mi costa questa roba? Sto comprando roba buona o scadente? Ammesso che sia roba buona, sto comprando e pagando tonnellate quando mi bastano chili?

In Italia il problema non ci sarebbe, basterebbe stabilire che il laureato insegnante, a pari stipendio del laureato non insegnante, lavori le sue otto ore al giorno, per cinque giorni alla settimana, per quattro settimane al mese, per undici mesi all’anno. Come tutti gli altri.

Li dentro ci stanno comodamente l’insegnamento, la preparazione delle lezioni, la correzione dei compiti, l’aggiornamento, e persino l’ingrato tributo alla burocrazia.

                PRIME OSSERVAZIONI ITALIANE

Da Roma ho ricevuto le seguenti osservazioni:

Molto interessanti le notizie da oltre Manica, tra l’altro le controindicazioni finali sono per me una conferma e costituiscono il motivo per cui il metodo stesso non può essere valido.
Ottenere persone preparate a passare un test invece che formate culturalmente non può essere un obiettivo, e poi dei docenti soffocati dalla burocrazia sono l’immagine della morte della scuola.
C’è bisogno di altro, non esistono leggi che funzionino per persone senza etica, al contrario per chi ha un’etica le leggi sono superflue.
In conclusione, meno leggi, meno riforme e recuperare unicamente l’essere umano come persona orientata al bene comune.

Le idee rispettose del prossimo sono rispettabili, ma anche rispettosamente commentabili.

Rispondo punto a punto:

  • Sono per me una conferma

Mai dubitato che una persona del mestiere e di lungo corso avesse una sua idea precisa e radicata. Vedo però una gran disattenzione, diciamo pure una attenzione polarizzata agli svantaggi, avendo saltato a piedi pari i vantaggi . Particolarmente ignorato un fatto della massima importanza, proprio per le scuole messe peggio: riescono a migliorarle.

  • Le controindicazioni finali

Più che controindicazioni sono costi. Facciamo il paragone con una medicina. Controindicata se fa male. Invece ha funzionato. Ogni cosa ha un costo, impone qualche sacrificio.

  • Il metodo non può essere valido.

Attenzione alle parole: non dice “il metodo non è valido” , cosa lecita, ma che impegna poi a specificare perché e per come non è valido. La frase apodittica è: “non può essere valido”. Così si fa per cassare una macchina del moto perpetuo del solito inventore ignaro del secondo principio della termodinamica. Ma qui non parliamo di sogni, parliamo di cose esistenti, di cose fatte. Dire “non mi piacerebbe insegnare in UK” è più che lecito, è insindacabile, ma dire che il metodo “non può essere valido” è scorretto.

  • Ottenere persone preparate [solo]a passare un test

E’ un rischio, non una certezza, e tanto meno un obiettivo. Per legge statistica talvolta accadrà. Ma dove sta scritto che ottengano più scimmie ammaestrate in UK che da noi? Dove sono le misure? Tra l’altro, siamo proprio in grado di dar lezioni a destra e manca su come fare misure? Per caso non siamo tra i più acerrimi nemici di ogni valutazione quantitativa? Pussa via taylorista!

  • invece che formate culturalmente.

Questo è il ritornello di sempre. Mi è venuto a noia. Dove è la prova che noi formiamo in gran quantità persone culturalmente preparate, di somma ed eccelsa qualità? Dove sono le misure? Che strumento di misura è stato usato? E chi ci assicura che quei barbari di inglesi siano messi peggio di noi, una volta esaminati con lo stesso metro? Mi immagino già la tremenda obiezione: la cultura non si misura con la bilancia! Va bene, ma allora perché parlate di meglio e di peggio come se aveste una bilancia infallibile?

  • [formare scimmie ammaestrate]non può essere un obiettivo [ragionevole].

Questo è ben vero, ma dove sta la prova che noi lo evitiamo? Le famose verifiche a crocette non fanno proprio questo? E non le abbiamo copiate acriticamente dai barbari anglosassoni?

  • e poi dei docenti soffocati dalla burocrazia sono l’immagine della morte della scuola.

Qui si potrebbe convenire, con qualche precisazione.

Per prima cosa il rischio di soffocamento è accampato per evitare ogni controllo, si veda al punto 12 delle osservazioni inglesi. Non si vede poi come una scuola di stato possa essere governata senza controlli statali. Infine mi vien da ridere alla pretesa di insegnare, noi agli altri, come ridurre al minimo la burocrazia. E se dessimo esempio di saperlo fare a casa nostra? E se, allargando la visuale, smettessimo di avere 700 medici per 350 posti letto, in una regione da cui i malati migrano altrove per curarsi?

  • C’è bisogno di altro

Il benaltrismo colpisce sempre quando ci si imbatte in qualche cosa di concreto.

  • non esistono leggi che funzionino per persone senza etica,

Se non è verità assoluta, poco ci manca. Il potere di rimuovere un direttore possiamo averlo o non averlo, esercitarlo o non esercitarlo. E’ questione anche etica volere od osteggiare la legge che lo permette. E’ questione anche etica usare o non usare una legge esistente.

  • al contrario per chi ha un’etica le leggi sono superflue.

Errore. Noi circoliamo a destra, gli Inglesi a sinistra. Una regola è necessaria. Ma che c’entra l’etica? Farei circolare tutti questi etici in assenza di regole. Lascerei solo la legge “articolo V. Non uccidere”. Si ucciderebbero. I sopravvissuti si darebbero subito una legge.

  • In conclusione, meno leggi, meno riforme

Su questo convengo. Le riforme passate sono state aria fritta o peggio. E poi credo nella verità insegnata da Pareto. Ogni legge nasce dalla voglia di correggere storture che sono conseguenze impreviste di una legge precedente, che a sua volta nacque per correggere storture … Non è una regressione all’infinito, ma poco ci manca.

  • e recuperare unicamente l’essere umano come persona orientata al bene comune.

Qui dissento totalmente. Ognuno faccia il suo mestiere. Sei stato scelto per fare il direttore spirituale? Fallo. E’ nei patti. Sei stato scelto per insegnare le tabelline? Fallo. E’ nei patti. Tutti poi si guardino bene dal distruggere il lavoro altrui. E’ nei patti. Per il bene comune.

Esistono momenti in cui si deve supplire ad un assenza o incapacità: c’è l’incendio ma non c’è il pompiere: si mette mano all’estintore. Il secondo pilota sostituisce il comandante col mal di pancia. Eccezioni. Di norma, però, le invasioni di campo sono disastrose.

La pretesa di “recuperare unicamente l’essere umano” è molto pericolosa. Apparentemente è olistica (l’essere umano è un tutto) ma “unicamente” significa lasciamo perdere le tabelline?

Altro punto critico: qualsiasi insegnante potrebbe sentire il dovere di recuperare quel povero essere umano. Rapidamente ciò si trasforma in diritto di mettere mano su qualsiasi aspetto della vita di quel poveraccio. Chi vuole una esperienza del genere può cercarla nell’Opus Dei, non deve trovarla a scuola.Quanto meno non nella scuola statale.

Recuperare l’essere umano. Ma che gli avete fatto? Tutti in riabilitazione! Le famiglie sono un disastro e la scuola materna deve recuperare. OK. Poi c’è il recupero in prima elementare. Poi più si va avanti e più c’è da recuperare. Ma allora è la scuola che fa male alla salute! Alla salute fisica fa male di sicuro: tra anoressici ed obesi di normali in mezzo ne vedo pochi alla uscita delle scuole superiori. Ne ho una davanti a casa…

La “religione” del lavoro può e a mio parere deve esserci, che si faccia l’insegnante, il medico, l’idraulico, il meccanico. Mettiamoci pure anche l’ingegnere, in un angolino. Ma l’esaltazione messianica non mi piace. Nel migliore dei casi è rullo di tamburo assordante.

Sorbita dal basso, la petizione di principio cala dall’alto del MIUR. Ecco parte della sviolinata ministeriale a condimento dei programmi di matematica del liceo classico:

perché solo così il patrimonio spirituale acquistato nella scuola media inferiore può essere veramente ripreso, evoluto e rafforzato nella scuola dell’ordine superiore.

Vi accorgete del ridicolo? Il patrimonio spirituale frullato con la trigonometria!

                    SECONDE OSSERVAZIONI ITALIANE

Data la levatura della persona che mi ha fatto queste prime osservazioni, ho voluto accertarmi di non aver inciampato in un masso erratico nel bel mezzo di una verde prateria.

Da Milano, ecco le osservazioni di un altro amico, professore di lungo corso anche lui, autore di ottimi manuali. Un altro masso nella prateria? Forse non c’è nessuna prateria, solo massi.

  1. Ma cosa significa che “genitori e studenti cercano le scuole migliori”? 

   Qual è il criterio che genitori e studenti, nella loro maggioranza, adottano? 

 

Per le famiglie UK è dove i soldi delle tasse renderanno di più in preparazione dei figli.

Preparazione a che? Chiedetelo a loro. I figli sono loro. E loro scelgono la scuola.

Una cosuccia leggermente diversa dal “bacino di utenza” che inventammo noi.

Fummo in pieno delirio laico del “buon pastore”. Ed il gregge seguì.

  1. Non sarà per caso quello della scuola meno esigente, o più ‘comprensiva’

 

Questa è l’idea in Italia. L’estrapolazione a UK è illecita o capziosa. Suona come:

Non sarà, per caso, che quella tal signora sia “comprensiva” quanto nostra moglie?

Primo: non è detto. Secondo: sarebbe meglio badare ai casi ed alla casa propria.

  1. come tutto lascia supporre? 

Tutto che cosa? Forse questo?!

genitori e studenti cercano le scuole migliori, lasciando quelle peggiori

Chi ha evidenze opposte le tiri fuori, invece di fare illazioni.

  1. Io […] il criterio l’avrei: il giudizio (infallibile) degli studenti più dotati.

    Di infallibile al mondo ci sono solo le tautologie. Poi ci sono coloro che si credono infallibili.

  1. ormai il docente non può più essere, come invece dovrebbe, un uomo di studio.

Basterebbe che avesse studiato e capito. Non mi pare che sia tenuto a fare invenzioni.

Il prof. Grandori (Scienza delle costruzioni, Politecnico di Milano) ci disse: “Un professore

universitario è tale non per quello che sa, ma per quello che ha scoperto di nuovo.” Mah.

Quanta letteratura innovativa e di pregio producono i nostri cattedratici? Todos caballeros!

In ogni caso, un professore universitario non può essere ignorante in ciò che insegna. O raccontare e scrivere cretinate. Vedi “100 errori di Fisica pronti per l’uso” di G. Tonzig.

Un aureo libretto che dovrebbe servire ai professori, prima che agli studenti.

 

  1. Non ne ha più il tempo, deve “preparare la prossima ispezione”. 

L’allusione è biricchina: che ispezioni subisce l’insegnante italiano?

Da giovane ho insegnato in una scuola superiore (serale) per diversi anni.

Il supervisore era un professore che ebbi al Politecnico di Milano.

Veniva ogni anno solo per chiedere agli studenti la gita che preferivano.

Sai che controllo didattico. Ah già. Sulla fiducia. Onoratissimo.

  1. O buon tempo antico [ … ] quando il bravo docente poteva davvero insegnare!

 

Nel buon tempo antico il conte Leopardi poteva far educare i figli come gli pareva.

Oggi gli toglierebbero la patria potestà.

In tempi meno antichi, mezzo secolo fa, siamo sicuri che ci fosse questa gran libertà di insegnamento? Gli esami di gruppo ed il 24 politico erano una invezione dei professori?

Per caso in cattedra sono andati anche ex studenti a 24 carati collettivi?

                              CONCLUSIONE

Mi inchino ai professori italiani. Spero di aver capito bene la lezione.

Vige il diritto di mugugno, ma nulla deve essere cambiato.

Siamo bipolari: abbiamo copiato da chi critichiamo sempre.

Tutte le opinioni sono opinabili, eccetto quelle dei professori.

Tutte le opinioni sono rispettabili, meno le mie.

 

Mi rimane un dubbio: I professori inglesi sono professori come i professori italiani?

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About Author

Luigi Francesco Mojoli è nato nel 1941 a Milano e si è laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano. Ha pubblicato articoli e libri su problemi delle trasmissioni in Ponti Radio. Ha progettato la tratta radio in visibilità (LOS) più lunga al mondo: 360 km sopra il Mar Rosso, tra Sudan e Arabia Saudita. Ha contribuito alla normativa internazionale sui Ponti Radio (CCIR). Ha progettato i primi shelter a condizionamento passivo. Nel 2011 ha pubblicato "Analisi per adulti. Il senso della matematica oltre la regola della scimmia"

60 commenti

  1. Una sola osservazione (ne avrei molte): “basterebbe stabilire che il laureato insegnante, a pari stipendio del laureato non insegnante, lavori le sue otto ore al giorno, per cinque giorni alla settimana, per quattro settimane al mese, per undici mesi all’anno. Come tutti gli altri”.
    Questo richiederebbe che il laureato insegnante fosse dotato di un ufficio dove svolgere tale lavoro, poiché in nessun sistema scolastico del mondo si sta in classe per otto ore al giorno e in nessun sistema scolastico del mondo l’anno scolastico dura undici mesi.
    Quindi otto ore al giorno per undici mesi non possono essere svolte tutte “frontalmente” in classe, ma sono in parte (maggiore o minore) di lavoro d’ufficio.
    Immaginiamo ora di voler dotare ogni scuola di un ufficio per ogni due (ma diciamo anche tre) insegnanti, ciascuno dei quali attrezzato con una scrivania e un computer con i relativi software indispensabili, dotati di regolari licenze.
    Consideriamo che la dotazione attuale è pari a zero, sia per gli uffici sia per le scrivanie sia per i computer sia per i software, ad eccezione di quella minoranza di insegnanti, della quale ho la fortuna di far parte, che lavorano in un laboratorio e, comunque, debbono alternarsi con altri colleghi.
    Quale sarebbe il costo di tutto ciò, dato che comporterebbe anche consistenti modificazioni edilizie degli edifici scolastici, con ampliamento considerevole della necessità di spazio?
    E’ pensabile che qualche governo pensi di affrontare una spesa simile (decine di milioni di Euro, direi, per tenersi molto stretti) o è piuttosto più verosimile che si continui a costringere gli insegnanti a svolgere il lavoro d’ufficio a casa per poi contestualmente accusarli di lavorare poco? Certo, chi lavora poco c’è, e nelle presenti condizioni è assai difficile distinguerlo dagli altri, anche perché tutti i meccanismi premiali sinora previsti di tutto tengono conto fuorché dell’attività didattica ordinaria, con la giustificazione che quella è dovuta, e fingendo di ignorare che c’è anche chi non la svolge affatto, talvolta per dedicarsi, appunto, alle attività premiate.
    Tutto ciò anche a non voler tenere conto delle modifiche contrattuali, che comunque comporterebbero un aggravio di costi, perché non mi risulta che lì dove gli insegnanti stanno a scuola per otto ore al giorno i loro stipendi siano paragonabili a quelli italiani.
    Un’altra piccola postilla: i bacini d’utenza forse esistono ancora sulla carta, ma nei fatti sono defunti da tempo. Almeno nella secondaria superiore. Non se ne tiene proprio più conto, da molti anni.

    • Inviterei l’amico Mojoli a stare in classe per 5 ore, poi il discorso sulle 8 ore potrà riporlo con cura e non tornarci più sopra.
      (E ovviamente non ho parlato delle ore di preparazione delle lezioni, dei compiti delle correzioni, dei consigli di classe, scartoffie varie, ricevimento genitori.)

      • luigi mojoli on

        L’ho fatto per 4 ore soltanto, alla sera. Dopo le 8 ore in laboratorio.
        Klaus merita una risposta rispettosamente meditata, ma ora sono stanco.
        Non sono più quello di una volta.

    • luigi mojoli on

      Rispondo all’obiezione sui bacini di utenza, perché mi piace vincere facile. Sono vile meccanico, ma non mi va di essere buttato in mezzo alla strada. Primo: i bacini ci furono e non ricordo sciopero di insegnanti contro di essi. Se mai erano i primi a sapere il trucco del finto affido. Visto che si parla di moralità… Secondo: non mi pare che ne sia stata decretata ufficialmente la fine. Terzo, sono caduti in disuso come tante altre cose, ma mai contestati. Quarto: non sono sparite le teste insegnanti cui quella porcheria andava a genio. Chi è sempre immancabilmente in favore del monopolio? Mi permetto di fare una domanda “attuariale”: quanto costerebbe al vile meccanico, una assicurazione contro il fallimento della ditta in cui lavora? Così tanto per mantenere il senso delle proporzioni. Quando accennai a questo, una signora insegnante mi disse “avresti dovuto impiegarti nel pubblico!”, Giusto. Ma tutti? E chi li mantiene?
      Quanto a 11 mesi a scuola per i ragazzi: Dio ce ne scampi e liberi. L’unica materia obbligatoria, nel senso che la grande maggioranza la impara è la scoliosi. Le ore attuali bastano. La Finnlandia (Suomi) ha il minimo di ore e il massimo risultato. Mi pareva chiaro che il riferimento fosse al tempo per aggiornamento e scartoffie, tempo di lavoro per gli insegnanti. Sui costi, mi viene da ridere. Un ragazzino alle elementari costa, di soli stipendi, 6 mila euro all’anno. Il conte Leopardi ha speso molto meno.
      Tornando da Abu Dhabi in piena estate (non c’è luogo più ameno che lavorare nel deserto salato ed afoso) a Linate unfinaziere mi chiese cosa fosse un bacchettino di giunco comprato per ben 2 $ (roba di lusso, con puntale e manico di ottone, saldato a stagno). Risposi: “Una bacchetta”. Quello insistette: “Per fare cosa?”. Risposta: “Per picchiare i bambini”. Rimbrotto: “I bambini non si picchiano!”. Risposta: “I bambini si picchiano altrimenti da grandi fanno il finanziere!”. Incidentalmente: io il servizio militare l’ho fatto, perdendo quasi due anni di carriera. Metà dei miei compagni di università no. E non erano tisici o sifilitici. Allora chi sono gli evasori? Sempre e solo gli altri!

  2. Bene, vedo che nessuno si fa avanti a sfidare lo Sptfire, eccomi allora a replicare, seppur con limitati colpi.
    Tolgo subito ogni dubbio chiarendo la risposta da Roma è del sottoscritto.
    I provvedimenti descritti non hanno trasformato la scuola inglese in meglio, i metodi per classificare sono largamente imprecisi e misurano solo quello che chi li ha ideati vuole misurare e hanno infine aumentato le disuguaglianze sociali e ispirato i peggiori trucchi (roba che manco a Porta Portese) per gabbare i valutatori.
    Alcuni esempi:
    Vendono casa per pagare la retta della superscuola del figlio
    .
    Atenei, le classifiche instabiliLa Sapienza oscilla di 109 posti
    .
    Mio figlio, le scuole inglesi e la dittatura del quoziente d’intelligenzaMio figlio, le scuole inglesi e la dittatura del quoziente d’intelligenza
    .
    La scuola non è trattabile con modelli fisici o matematici, lavorano persone su altre persone e se non c’è una forte sensibilità umana ed etica nessuna legge e nessun controllo otterranno nulla, se non degli ingegnosi trucchi contabili.
    Confermo che quello che serve sono persone che amino la loro materia, coloro che hanno davanti e se stessi.
    I resto è superfluo.

    • luigi mojoli on

      Anzitutto devo ringraziare il prof. Pennetta per ospitare un bastian contrario come me in un ambiente dove i professori sono di casa. Ciò premesso, certe storie sono stucchevoli. A pochi chilometri da dove abito sta ultimando i licenziamenti la Star che impiegava 3000 persone. E’ una delle tante realtà industriali vendute e fatte a pezzi. Telettra ed IBM erano realtà industriali di tutto riguardo con 5000 persone ciascuna. Ne potrei citare tante altre dalla Gilera a Uquifa tutte nel raggio di pochi chilometri.
      Andate li a raccontare la storiella della sensibilità umana che avete. Oppure spiegatemi come mai ad Aosta uno studente universitario costa 40 mila E/anno contro la media nazionale di 20 mila E/anno. Poi forse ci capiremo.

      • Non credo che Pennetta volesse dare il via ad una gara a chi ha la storia più stucchevole d raccontare, voleva entrare nel merito di cosa fare di concreto per migliorare la scuola.
        In base a quello che ho capito, lei Mojoli vorrebbe leggi opportune che realizzino la retroazione negativa che migliori la scuola italiana. Ok, cosa dovrebbero imporre queste leggi?
        Il dubbio di Pennetta, se ho capito bene, è che l’introdurre classifiche tra le scuole e imporre test valutativi arbitrari sono ambo cose che non risolvono il problema perché ci sarebbe sempre il modo di truccare le carte.
        Abbandonando sia le metafore scientifiche sia discorsi morali, cosa si può fare di concreto?
        Nel mio piccolo, gli insegnanti migliori che ho avuto (cioè mi hanno insegnato di più e meglio) sono stati quelli che erano più “tradizionalisti” ma che trasmettevano amore per la disciplina, mentre quelli che davano lezioni di metodologia di insegnamento sono stati i peggiori.

        • Htagliato hai sempre il dono di venire al nocciolo delle questioni.
          Concordo e rilancio: a parte le classifiche, concretamente se domani Mojoli o chiunque altro fosse al MIUR, cosa farebbe?

    • Vendono casa per pagare la retta della superscuola del figlio

      Non a caso era quello che volevano i superprofessori, gli “ottimati” chiamati a “salvare l’Italia”…

      • Ottima intuizione Piero, si vendono casa così Monti è contento che non ci siano vincoli alla mobilità sul lavoro e al tempo stesso si ottiene a spese della famiglia un nuovo dirigente di medio livello per sostenere l’economia ipercompetitiva…

  3. Un’altra piccola considerazione: si prospettano otto ore settimanali, con undici mesi di lavoro all’anno, come per tutti gli altri laureati, ma con un livello retributivo largamente inferiore a quello degli altri laureati e anche a quello di molti diplomati.
    Si pensa, poi, anche di poter valutare le prestazionali professionali, supponendo implicitamente che dei giovani validi intenderebbero laurearsi e specializzarsi per poi scegliere un’attività professionale che offrirebbe simili condizioni.
    Sarà, ma non mi sembra molto probabile.

    • ‘ ma con un livello retributivo largamente inferiore a quello degli altri laureati ‘ non mi sembra proprio !!!!
      Quando mi occupavo di automazione facevo almeno 40h settimanali (ed anche di più quando si era in ritardo, magari a causa altrui)…. in cantiere poi capitava spesso e volentieri (assieme agli altri tecnici) di segnare più ore di un orologio e MAI, DICO MAI, mi sono trovato in busta più di 2000 €.
      Da insegnante di III fascia, contratto di supplenza annuale in elettronica, 18h/settimana mi ritrovo un cedolino di c.a. € 1600.
      Prenda una calcolatrice e faccia un paio di conti.
      Saluti

    • luigi mojoli on

      Falso. Con tutto il rispetto. Provate a fare il conticino della remunerazione oraria.
      Parlo di impiegati. Non di dirigenti. A cui nulla è dovuto per straordinari.
      Gli si deve solo un anno di stipendio per buttarli fuori senza dover dare spiegazioni. Davide presti la calcolatrice ai signori.

      • Teniamo poi in considerazione la sicurezza e la certezza che oramai non esiste più nel privato.
        Mia moglie prima di entrare in ruolo, esercitava la professione legale e mi conferma che, pur con qualche rimpianto e nostalgia poiché non gli dispiaceva per nulla, non ritornerebbe certo indietro .

    • Credo che un qualsiasi confronto in termini assoluti sia completamente fuorviante in quanto la retribuzione deve essere sempre rapportata al costo della vita.
      Per esempio gli stipendi sono decisamente più alti in Svizzera ma un caffè costa 5/6 € per esempio…. lavorarci e viverci non si avrebbe poi moltissima convenienza, a meno che uno abiti a Varese e faccia il frontaliere.

    • luigi mojoli on

      Ma tu ti metti sullo Spitfire con 4 mitragliatrici e due cannoncini contro di me su CR 32 con due misere mitragliatrici. Non erano questi i patti! Lo sanno tutti che con i soldi non ci so fare. Non parlarmi di omogeneità quando poi si fa di ogni erba un fascio con costi della vita diversissimi in Italia ma stipendi identici ope legis. In ogni caso non vedo calcolata la remunerazione oraria. Il motivo per cui lo stipendio di un laureato competitivo a livello mondiale non debba essere messo a confronto col laureato (stessa università, stessi voti) insegnante io non lo vedo. Tanto meno perché sia vietato il confronto con la remunerazione oraria. Non è corretto, perché non risponde a verità, che il vile meccanico non debba darsi da fare anche fuori, decisamente fuori, dalle 8 ore. Se vuole rimanere competitivo. E non è vero, perché non corrisponde a verità, che l’insegnante debba essere competitivo. Tanto di cappello a chi studia continuamente. Ma chi lo butterebbe fuori mercato nel caso se ne guardasse bene? La matematica non serve? Sarà. Io ho visto che se prendi a caso due insegnanti A, B, e parli con loro marcando le rispettive differenze D = (A-B) e poi le confronti con la loro media M = (A+B)/2 scopri D << M. Grande, ammirevole coesione. Spirito di corpo meglio che tra militari. Ma voi siete assai meglio sindacalizzati. Un mio ex collega con moglie e figlia insegnanti mi diceva ieri che solo il CSM vi batte. Ecco, ora mi sono fatto altri nemici. Di quelli pericolosi. Domanda: non vi sembra strano che si sia passati da etica ai soldi saltando a piedi pari qualche cosuccia d'altro, con vaga attinenza alla scuola?

    • Il tutto si riduce al classico e ottuso “cattocomunismo” in salsa italiana.
      Le distorsioni e i paradossi del sistema educativo italiano sono in larghissima parte dovuti al fatto che, per conquistare voti, si “infornavano” letteralmente migliaia di insegnanti, specialmente al Sud.
      Vedi per esempio migliaia di classi di FRANCESE, specialmente al sud, anche se la lingua piu’ richiesta era ovviamente l’INGLESE.
      Ecco che c’e’ la “migrazione” di migliaia di insegnanti dal Sud al Nord, mentre magari al Sud combiano insegnanti 3–4 volte all’anno.
      Ecco che “la Scuola” e’ tarata piu’ sui bisogni di chi ci lavora che su quelli che devono imparare.
      Ecco che ci sono 3 insegnanti alla scuola elementare anziche’ uno.
      E’ “solo” un volgare problema di “commercio elettorale”.

      • luigi mojoli on

        Sì. La parolona “autoreferenziale” mi induce a “sussumere” (anche io faccio sfoggio di parolone quando devo allungare il brodo o fare fumo) che la scuola sia tarata sugli insegnanti e non sugli allievi. Francese. Mi capitò di assistere a questa scena ignobile in consiglio di istituto: una famiglia chiedeva francese (che in genere nessuno voleva ma 1/4 subiva); risposta no. Spiegazione: potrebbe essere un modo per scegliere la sezione. Altro episodio: una professoressa di italiano laureata anche in psicologia, molto intelligente ed altrettanto comunista, sostenne che era giusto cambiare insegnante in corso d’opera, appena aggiornati i punteggi. Io sostenevo: il punteggio varrà per il prossimo anno. Gli affari interni tra voi ed il Provveditorato non devono riguardare gli studenti e le loro famiglie. Se avessi parlato con qualsiasi altro insegnante, anche di orientamento politico opposto (rara avis) avrei avuto la medesima filippica. Però quando fa comodo a loro parlano di “continuità didattica”. Voglio precisare che ho conosciuto molti insegnanti ben più che dignitosi, e che non ho antichi livori da studente, anzi. Ma mi sono accorto che l’ambiente è malato. Ogni ambiente produce le sue storture, ma nella nostra scuola si esagera. Per un motivo banalissimo: è un fornitore senza concorrenza. E giù a parlare di etica. Più l’ambiente è sano e meno occorre parlare di etica. Certe cose non si fanno e basta. Altre, quelle per cui si è pagati, si fanno con tutta la cura possibile e con quella scienza che si ha.

        • Altro esempio:
          quando facevo le medie io, c’erano OTTO classi di francese, e UNA di inglese (naturalmente in quella di inglese ci andavano le “elite” che si autoinvestivano tali, come anche per la “primina”. Alla domanda di allargare magari facendo quattro e quattro, NO.
          Naturalmente non si poteva bocciare, pena, ancor prima delle reprimende dei genitori (all’epoca ancora si prendevano sonori ceffoni dai genitori qualora si fosse ritornati con un brutto voto a scuola, non parliamo di note), problemi derivanti dalla “formazione delle classi” (e agli alunni piu’ meritevoli cosa ne importava dei problemi del provveditorato?) e fantomatici problemi “psicologici” dei supposti bocciati…
          Naturalmente guai a spostare il proprio pargolo in un’altra scuola migliore (ammesso che ce ne fossero), venivi bersagliato e, se non ti volevi diventare “nemico del popolo insegnante” dovevi, obtorto collo, subire.
          Ecco spiegata tanta acrimonia nella dispensa del “buono scuola” (e non buonA scuola), tanto ardore contro le scuole “private”.
          Anche io ho incontrato tantissimo insegnanti molto bravi che facevano con passione quello che facevano, anche a dispetto di altri loro colleghi piu’ “sindacalizzati” e adagiati sugli allori del “posto fisso”.
          Ma non hanno capito che quanti piu’ insegnanti vengono inseriti, quanto piu’ verra’ ridotto il loro margine…

          • Ai miei tempi c`erano solo classi di francese, a parte una di tedesco (e non riesco a immaginare il comune denominatore di chi avesse compiuto questa scelta linguistica, visto che c`erano ragazzi di ogni estrazione; personalmente, l`ho scelto per amore).
            .
            L`inglese era considerata una lingua secondaria e niente affatto elitaria, da studiare eventualmente assieme al francese. I germanofili, per fortuna, ne erano esentati.

        • intelligente e comunista….. a me sembra una contraddizione in termini; sarebbe come dire A^!(A)…

      • Io vivo al nord e di classi di inglese come lingua principale (anni `90) neanche l`ombra, tu di che anni parli? Perche` poi “ovviamente”? In Europa, per non dire nel mondo intero, questa ovvieta` non e` stata tale per secoli.

    • Prof. Non trova che un sistema scolastico che promuova il 99,8% dei propri studenti non serva a nulla?

      • O è il risultato di scuole molto buone (come un ospedale che guarisca il 99,8% dei pazienti) o sono risultati falsati.
        La prima ipotesi sarebbe anche possibile, ma conoscendo lo stato generale della scuola purtroppo propendo per la seconda ipotesi.

        • Pro.f, non c’e’ dubbio che i test INVALSI sono fini a se stessi, e che si modifichino le cose affinche’ si passi il test.
          Ma il punto e’: usciti dalla scuola gli studenti italiani sono ignoranti quanto e piu’ di prima, non sanno niente e sono arroganti (come i loro genitori).
          E non si boccia per non togliersi di bocca il pane quotidiano…
          Tra l’altro bisognerebbe anche distinguere: dopo l’introduzione della scuola “montessoriana” ha solo peggiorato le cose, assecondando in tutto e per tutto i vizi e i capricci dei poveri frugoletti.
          Negli anni ’50 e ’60 c’erano fior di scienziati, letterati, e anche un buon numero di operai specializzati (prova ne e’ la grande industria manufatturiera italiana che faceva concorrenza ai piu’ grandi gruppi industriali esteri).
          Poi e’ venuto lo sbraco del ’68, e il cattocomunismo (mai abbastanza deplorato) ha fatto il resto…

          • Alla fine siamo ampiamente d’accordo.
            Quello che voglio far notare è che se il sistema scolastico italiano, che nonostante tutto sostanzialmente è cambiato poco, sfornava persone preparate ed educate mentre adesso lo stesso sistema sforna cafoni ignoranti, allora il problema non è il sistema scuola ma i tipi umani che lo popolano.
            Ecco perché dico che anziché metterci a misurare dobbiamo capire che va fatta una contro rivoluzione antropologica.

          • Prof, non credo proprio che la scuola degli anni ’50 e ’60 (pur non avendola ovviamente frequentata, ma ne ho visto le conseguenze nelle persone formate in quel periodo) sia molto simile a quella odierna.

          • Come avevo gia’ detto,
            – mancanza di disciplina (ormai identificata come “fascismo”)
            – 68ismo (di studenti e soprattutto PROFESSORI)
            – approccio “montessoriano”
            – il “!cattocomunismo”
            – il ridurre TUTTO a supposte ferite della sfera psicologica del teppistello in erba
            – in anni piu’ recenti il permessivismo e l’arroganza dei genitori
            – il “poverinismo”, per cui “poverino quello ha preso 4 e il suo compagno ha preso 8, mettiamo 6 e 7” (e’ successo anche questo)
            – il “poverinismo 2”, per cui “poverino quel teppistello ha incendiato la scuola ma il padre si ubriaca quindi sospendiamolo si’, ma poco poco e con l’obbligo di frequenza
            – il “tengofamigli-smo” per cui “poverino quel professore non sa fare nulla non conosce neppure la sua materia ma deve pure campare lui

            Ultimamente, a costo di sembrare impopolare diro’ che una GROSSA fetta di responsabilita’ ce l’ha l’aver innalzato l’obbligo scolastico fino ai 18 anni.
            Non sa quanti pargoli NON ABBIANO MAI AVUTO INTENZIONE DI STUDIARE e NON VOGLIANO FARE STUDIARE NEANCHE GLI ALTRI. Ai piu’ meritevoli si potrebbero dare borse di studio derivate dai risparmi ottenuti dalla scrematura degli studenti.
            Come diceva giustamente l’ ING (tutto maiuscolo) 6000 euro a cranietto di bambino sono un’enormita’. Piuttosto datemi uno sconto di tasse o un buono e faccio studiare mio figlio DOVE E COME VOGLIO IO.
            Aumentare il monte ore non farebbe altro che PEGGIORARE la situazione. I figli sono delle FAMIGLIE, non dello STATO. Ultimamente ho calcolato che mio nipotino vede per piu’ ore degli ESTRANEI che i genitori.
            Non e’ molto diverso da quelli che venivano presi (dopo questi chiari di luna a livello “educativo”) per la HitlerJugend dopotutto, no?

          • Piero, dalla tua risposta che largamente condivido esce confermato quello che vado sostenendo dall’inizio, non c’è bisogno di una riforma della scuola ma di una svolta antropologica che ci restituisca determinati aspetti che la “modernità” ha escluso sostituendoli con grottesche caratteristiche spacciate per progresso.

  4. Gentile Ing. Mojoli, pur condividendo la sua analisi tecnica (ho il vizio di essere ing. anche io, anche se con la ‘i’ minuscola), temo ci sia un parametro non bene inquadrato che, invece, a mio avviso, è il vero discriminante e costituisce principio e fine di ogni analisi in questo ambito: qual è l’obiettivo della scuola.
    Ora, premesso che io stesso ho difficoltà a definirlo (es. è un obiettivo generalizzabile o è diverso scuola per scuola?) quello su cui non possiamo avere dubbi è che la scuola è fatta da docenti e da discenti, quindi da persone.
    Veniamo quindi al punctum dolens: come misurare la qualità di una scuola?
    Di per sè la misura della qualità di una scuola dovrebbe quantificare la distanza del livello raggiunto da docenti-discenti da quello prefissato come obiettivo, ma questa misura è solo un’approssimazione che varia di volta in volta il risultato a seconda del modello che si vuole applicare.
    Es. se voglio misurare il livello nozionistico, potrò ottenere un certo risultato, ma se invece mi rivolgo ad altri parametri (o anche a più di essi) come autonomia acquisita, capacità relazionale, educazione civica, i risultati potrebbero essere diversi.
    Ecco quindi, a mio avviso, il rischio più grande di un approccio di questo tipo (e credo sia una delle critiche più frequenti sulle prove INVALSI): privilegiare un tipo di misura (probabilmente quella più facilmente quantificabile: i.e. quella nozionistica) a discapito delle altre e spostare il bias della misura stessa creando quindi un sistema retroazionato (critica che quindi condivido) che andrà a modificare l’obiettivo della scuola per adeguarlo al sistema di misura: preparo i miei studenti a superare il test.

    Ecco quindi un altro esempio di come la scuola libera non esista e la dimostrazione di come lo stato non sia mai effettivamente “neutro”.

    Detto ciò, riprendo la mia premessa: condivido la sua analisi e sono d’accordo che sia necessario un sistema per migliorare (rispetto a cosa?) la nostra scuola. Ma quello inglese non lo trovo condivisibile negli aspetti che ho evidenziato.

    • Condivido quanto detto dall’Ing. Amedeo e cito quella cosa che ripeto sempre di aver appreso dal prof. Israel: per misurare qualcosa si deve prima stabilire l’unità di misura.
      Qual è l’unità di misura per le scuole?
      E condivido pure che la scuola, come tutto, vada migliorata, ma quella inglese o di altri paesi di cui so qualcosa proprio non può essere un modello.

    • luigi mojoli on

      Anzitutto ringrazio l’ing. Amedeo per la pacatezza con cui esprime le sue convinzioni e le sue critiche, che apprezzo particolarmente in quanto costruttive. Voglio precisare che io non ho affatto proposto il “modello inglese” . Avevo sottoposto un mio testo (caos) poi pubblicato (http://www.enzopennetta.it/2016/06/caos/) a tre persone diverse, tutte e tre italiane, ma una residente in UK da quasi quaranta anni. Il punto era “Attenzione: per sua natura la scuola è un sistema instabile, facilmente divergente verso estremi.”
      Il commento inglese cita la situazione inglese: il fattore stabilizzante (le famiglie), l’azione di controllo e comando, costi e difetti. I due commenti italiani mi sono sembrati, con tutto il rispetto, assai partigiani e di fatto immobilisti. Vero è che ogni riforma ha riformato nulla e fatto peggio. E vengo al punto dolente: le misure. Impossibile ogni accordo. Non si vuole misurare la stessa cosa. Io vorrei un medico educato e civile, ma questo non perché è medico, da lui pretendo che sappia da che parte è il fegato e da che parte è la milza. Altri vuole che la scuola si occupi di virtù morali e civili , e pazienza se non impara le tabelline. Tutti però, meno pochi esseri abominevoli come me e lo yeti, vogliono il valore legale del titolo di studio. Uguale per tutti. Ma con libertà di insegnamento di quel che pare e piace. Questa è una contraddizione in termini. E’ questo che non sopporto. Da una parte si vogliono mutande di stato uguali per tutti, che vanno bene a nessuno. Ideologia. Dall’altra si lascia una “libertà” di insegnare che nei fatti si traduce in: a) contenuti ad libitum e b) licenza di educare come pare agli educatori, con totale estromissione delle famiglie. Ovviamente viste come incolte, becere, non finnlandesi ecc. E’ ora che il monopolio sia infranto, è ora che lo stato faccia meglio il controllore e meno il finto controllato da se stesso. Ma non lo si vuole. E non lo si avrà. Parce sepulto. Buon senso e libertà vi saluto.

      • Tutti però, meno pochi esseri abominevoli come me e lo yeti, vogliono il valore legale del titolo di studio.
        Mi scusi, Ing., ma l’abolizione legale del titolo di studio lo vogliono tutti quelli che vogliono avere mano libera per “proletarizzare” anche le professioni.
        Basta vedere in TV le solite pubblicita’ all’americana, dove spacciano due bretellone (prodotte in Cina a costo zero dalle mani di schiavi nei Laogai) per conto di multinazionali che mirano SOLTANTO al profitto economico, per il rimedio definitivo “scientifico” per tutti i problemi relativi alla spina dorsale. Invece di andare da un “costoso” ortopedico (che si e’ fatto il mazzo a studiare per 40 anni) si supplisce con un “prodotto da banco” buono, secondo loro, per tutte le occasioni, realizzato in economia e che ha alla base soltanto tanto marketing.

      • Ringrazio entrambi gli ingegneri, l’autore dell’articolo e il commentatore, per il loro importantissimo contributo di capacità analitica all’approfondimento del tema scuola.
        Ci tengo a precisare che anch’io come Mojoli vorrei un maggiore pluralismo e mi sorprendo nel constatare come i principi darwiniani di competizione non si vogliano adottare nel caso della scuola.
        Credo anch’io che la famiglia abbia il diritto di scegliere quale tipo di educazione debba avere il figlio e che vada evitata la pura scuola di stato che tende ad essere scuola di regime.
        E infine insisto nell’affermare, come ho fatto sopra, che se la scuola italiana sfornava grandi persone negli anni ’40 -’50 – ’60 non si capisce come mai adesso con pochi cambiamenti sforni troppi cialtroni.
        Se non si cambia l’antropologia non ci sarà riforma o misurazione che tenga, se i ragazzi non sogneranno di diventare degli Enrico Mattei anziché dei tronisti non ci sarà scuola che potrà far molto per loro.

  5. Comunque non mi sembra il caso di intestardirsi troppo su queste cose.
    Tra meno di 15 anni ci pensera’ l’Islam a spazzare via 68ismo, metodo montessori, test INVALSI e quant’altro.
    Tutti con l’AK-47 a recitare a memoria le sure del Corano.
    Facciamoci una promessa: vediamoci qui tra 15 anni (quelli che ancora avranno la testa attaccata al collo) e vediamo chi avra’ avuto, magra consolazione, ragione.

    • luigi mojoli on

      Sì. E’ inutile intestardirsi. Stiamo facendo come i polli di Renzo. L’appuntamento a 15 anni non fa per me, per mia fortuna. Quanto all’Islam vi consiglio la lettura della sura delle donne la IV, se ben ricordo. Vado a memoria (e ne ho poca). La parte eccelsa, ed un pochino maschilista, si riassume così: 1) Se temi che (la donna) ti possa mancare di rispetto, redarguiscila. 2) Se insiste, lasciala sola nel suo letto (hai le altre 3, più 33). 3) Se persegue bastonala (l’Imam a Milano, in via Jenner vi può essere più preciso di me). 4) Ma se (dopo bastonatura) fa atto di sottomissione non cercate pretesti, siate magnanimi (le traduzioni differiscono ma il senso è smettete di bastonarla). E qui si vede che veramente è parola di Dio. Seguitela con fiducia. Continuare a bastonare quando siete già stanchi è male che fate a voi stessi. Riposatevi. Lei ci ricascherà. E voi la bastonerete di nuovo. Con fresche energie. Convertitevi maschietti imbelli!

    • Giuseppe Cipriani on

      Ai tempi delle crociate c’era chi faceva la stessa scommessa a tre anni…
      Scommesse da osteria a parte, io dico, per esperienza dei miei tempi (anni sessanta e settanta), che la differenza la facevano i buoni professori e i buoni studenti. i primi riuscivano anche a coinvolgere gli studenti meno vocati e impegnati; i secondi non riuscivano, purtroppo, a coinvolgere troppo gli insegnanti scadenti e demotivati…
      Ricordo, in un campo come quello di religione (e di educazione alla vita anche), un prete poco propositivo che entrava in classe e lasciava che ognuno facesse il casino che voleva, istigando in tal modo i peggiori di noi a lasciarsi andare; il sostituto, un frate francescano giovane e pieno di energie ha rimesso le cose a posto solo intavolando discussioni provocatorie, mettendosi al centro dell’arena e usando anche un linguaggio colorito che alla fine ha pagato e recuperato molti dei dispersi…
      Anche oggi i miei figli, tra secondarie di primo grado e licei, si trovano coi problemi del loro padre: se l’insegnante è scadente c’è poco da ben sperare, occorre darsi da fare per integrare; se l’insegnante è valido gli stimoli, la passione che trasmette sono coinvolgenti e la sinergia tra bravo insegnante e bravo studente funziona alla grande.
      Ho detto cose ovvie, ma mi sono sentito di dirle per la deriva pessimistica che da un po’ di tempo si respira qui su CS, tanto da aver reso lo stesso Luigi quasi contento di essere arrivato alla terza età… Diamine, finiamola di evocare apocalissi, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare, e non solo a parole. Allora succeda quel che succeda, ma sarà stato entusiasmante lo stesso.

      • Sì, ma ai tempi delle Crociate ‘quello vestito di bianco’ si faceva in quattro per respingerli, non diceva ‘accoglieteli’ all’Angelus.
        E qua incorrerò nella funesta ira di Enzo….

        • e soprattutto non diceva che era una religione simile (se non uguale) alla nostra! (“nostra” intesa come civilita’ cattolica in genere!)

          • Ho tanta paura che noi due siamo ad altissimo rischio BAN permanente…..
            🙂

        • Niente ire omeriche… 🙂
          Siamo in OT ma faccio solo qualche considerazione.
          1- quelli di cui si occupavano le crociate erano soldati e non masse di civili.
          2- se uno ha letto bene il Vangelo sa che non c’è alternativa all’accoglienza del bisognoso (leggi il buon samaritano)
          3- la funzione di regolamentare i flussi migratori non spetta al Pontefice ma ai governi.
          4- quello che manca sempre su questo argomento è la considerazione che i flussi migratori sono stati creati dalle criminali politiche di devastazione portate avanti da quell’associazione criminale che si chiama NATO comandata dai boss di oltre Atlantico e dai guappi d’Europa, e che questa azione continua anche al momento attuale.
          Fine dell’OT da parte mia.

          • Sì, siamo in OT e Le chiedo di scusarmi se ho divagato.
            Fine OT anche per ciò che mi riguarda.

      • e’ lo stesso tono del commento che il vicino di casa tedesco fece ad Anna Frank nel 1939…

      • luigi mojoli on

        Ma certo che sono contento di essere arrivato alla terza età! Ho portato a casa la pelle arrampicando, volando, lavorando in zone di guerra, e altro. Mi par che basti. Un anno fa volavo da Bergamo in Sicilia senza scalo: 6 ore di crociera economica, quasi tutta su mare aperto. Ora mi sono messo a terra.
        Però la quarta età risparmiatemela, non sono attrezzato.

    • Come regola generale accetto scommesse solo nel caso reputo di avere almeno il 40% di probabilità a mio favore…..
      In questo specifico caso non sono disposto a puntare nemmeno un centesimo: le probabilità di perderlo sono al 99,9 (periodico) su cento.
      Saluti

    • Se la scelta è tra Islam e dittatura del politically correct ho già detto che scelgo la terza via, cioè di fare il selvaggio del romanzo di A. Huxley, rifiuto tutte queste assurdità e mi ritiro sui monti a vivere dei prodotti dell’orto e di caccia e pesca.

      • Giuseppe Cipriani on

        In quel caso l’importante sará che tu non faccia la fine di Heidi che, dopo aver fumato l’erba del nonno, vedeva i monti sorriderle e le caprette farle ciao…

      • Quale romanzo ?
        Huxley non lo conosco….. in ogni caso anche io adoro la montagna; Le andrebbe di aprire una piccola fattoria montana in società ?

  6. Pur essendo appassionato di storia militare, non me ne intendo molto, ma non mi sembrano che i Macchi MC 202 siano stati così scadenti…. anzi a leggere Wikipedia mi è sembrato che si siano distinti nel secondo conflitto mondiale.

    • Infatti Davide, io ho messo e citato un MC202 bellissima macchina, mentre Mojoli ha fatto riferimento ad un CR32 che per i suoi tempi era ottimo ma che negli anni ’40 era da museo.

  7. Cacciatrice di stelle on

    Sciocchezze! Come si può avere un problema nella scuola italiana, quando in essa si usa il metodo intuitivo-dinamico, per approssimazioni successive e consapevolezza a poco a poco per gradi insensibili?
    Se si concilia lo spirito d’indeterminatezza dei giovani con la proprietà, la sobrietà, la sintesi e la precisione che la matematica impone, senza scoraggiarli, è ovvio…

    Vorrei mettere un facepalm ma non posso 🙂

  8. Ho trovato questo testo riportato su un tweet, c’è molto di quello che vorrei vedere nell’Uomo e che è stato invece eliminato come roba vecchia:
    .