La questione antropologica e la necessità di una nuova classificazione.

10

Ogni sistema sociale si fonda su una determinata idea di Uomo, dal 1859 si è andata affermando quella di una collocazione darwiniana che oggi si dimostra superata e antiscientifica. Esistono le premesse per una nuova antropologia che viene però ostacolata da resistenze ideologiche e incrostazioni culturali.

Il corpo dell’uomo si sta ancora evolvendo in tre modi sorprendenti, con questo titolo viene presentato su Business Insider un video che mostra tre aspetti della specie umana che dovrebbero testimoniare un’evoluzione ancora in atto e conseguentemente il fatto che “non siamo il vertice della storia”:

Figli di un’impostazione culturale antropocentrica, spesso tendiamo a collocarci al vertice della storia, come se dopo di noi il corso degli eventi non potesse più proseguire, come se le nostre vite fossero la fase ultima e più completa di un processo di progressivo perfezionamento.
Questa prospettiva distorta è molto comune anche quando si parla di evoluzione: sono in molti, infatti, a ritenere che l’uomo sia il vertice dell’evoluzione animale, considerandolo a torto come un organismo ormai “perfetto”.
Inutile dire che non è così. Anzi, proprio come si è evoluto nel corso dei millenni, l’uomo continua tuttora ad evolversi e ad adattarsi all’ambiente circostante e alle sfide che esso gli pone di fronte quotidianamente.

L’articolo parte da una visione di Fukuyama sulla fine della storia per poi fare un link alla biologia evoluzionistica mostrando ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, che visione storica, sociale e antropologica sono indissolubilmente legate a quella naturalistica, ma mostrando anche quanto questo legame possa essere tirato in ballo in modo ingannevole.

Contrariamente a quanto sostenuto da Fukuyama negli Anni ’90 noi non siamo giunti alla fine della storia, questo è stato dimostrato ampiamente dai fatti, che l’essere umano non sia giunto alla fine della sua evoluzione è tutto da vedere. Per sostenere tale affermazione viene mostrato un breve video nel quale si riportano tre caratteristiche che dovrebbero dimostrare l’evoluzione umana ancora in atto:

Questi sarebbero i tre cambiamenti che lo dimostrano:

1- la maggiore dimensione della milza nei pescatori Bahjau del sud asiatico che così possono trattenere più al lungo il respiro.

2- la mutazione che circa 4.000 anni fa ha permesso di nutrirsi di latte anche in età adulta.

3- la maggior resistenza di alcune donne sudafricane a virus HIV.

Come è immediatamente evidente si tratta di “microevoluzone”, cioè di una serie di differenze presenti in ogni popolazione e che possono essere dovute a meccanismi neodarwiniani di caso e selezione ma che non spostano di un millimetro il fatto che la specie umana resta specie umana e non sta evolvendo in nulla di diverso della specie umana (macroevoluzione).

Interessante è la premessa dell’articolo, quella in cui si parla dell’impostazione culturale antropocentrica contestandola come una cosa del passato e scientificamente infondata, ma proprio la questione antropocentrica sarà sempre con più evidenza quella da affrontare nella costruzione della società del futuro, ne ho già parlato recentemente nell’articolo La necessità di una nuova filosofia sociale: la rivoluzione antropocentrica.

L’attuale visione socio economica è basata sull’antropologia darwiniana di un essere umano sostanzialmente animale tra gli animali e se inizialmente con la “marcia del progresso” si trattava dell’apice dell’evoluzione successivamente questa visione è stata rivista facendo dell’Uomo un animale tra gli animali e basta.

La “marcia del progresso”, una rappresentazione ormai superata.

Ma come si è detto più volte su queste pagine, accettare i termini di chi propone una questione significa averne già accettato la tesi, in questo caso accettare che la questione sia se l’Uomo è l’apice dell’evoluzione o no significa cadere nell’automatica accettazione di ciò che veramente sta a cuore a chi propone il quesito e cioè che l’Uomo è in una linea di continuità con gli animali e quel che resta da stabilire è se sia superiore o no, propone di fatto una scelta tra le due seguenti alternative:

 

Questi termini sono però erronei e vanno pertanto rigettati e sostituiti con un’altra visione che trova forti supporti nelle conclusioni scientifiche, una visione che così si riassume:

l’Uomo è in una situazione di fondamentale discontinuità con gli animali e proporre un confronto in termini di superiorità o meno è un’operazione indebita.

Ci sono infatti caratteristiche prettamente umane che non consentono di stabilire una scala graduale di confronto con le altre specie in quanto la scala stessa è assente, il riferimento fondamentale di tale discontinuità è la capacità legata al linguaggio simbolico posseduto esclusivamente dall’Uomo come recentemente dimostrato da uno studio di cui ho parlato qui nel 2014: Un rompicapo darwinista: l’evoluzione del linguaggio. La capacità di linguaggio simbolico va insieme a quella di elaborazione ed espressione artistica, etica, estetica, di astrazione e di simbolismo matematici, di progettazione e realizzazione, in definitiva esiste un universo che è propriamente ed esclusivamente umano e con il quale non esiste possibilità di confronto.

Da questa constatazione deriva la necessità di non considerare l’Uomo all’interno della classificazione attualmente in uso, se ne era parlato nel 2013 in Rivedere la classificazione di Homo sapiens. Ian Tattaersall: “Siamo diversi da tutti gli altri esseri viventi”, e successivamente nel 2014 in Il posto dell’Uomo nella natura: è tempo di cambiare.

Alla luce delle differenze dell’Uomo con qualsiasi altro essere vivente non è accettabile farne una specie all’interno della classe dei mammiferi e neanche del subphylum dei vertebrati, ma anche l’appartenenza al dominio degli Eukaryota che fa riferimento alla presenza di un nucleo cellulare è insufficiente, ogni inclusione in queste categorie tassonomiche è inadeguata come lo sarebbe includere un animale tra i minerali solamente perché contengono gli stessi elementi naturali.

L’essere umano va collocato all’interno di una nuova classificazione che prevede un dominio specifico in cui siano presenti esseri viventi dotati di linguaggio simbolico, un dominio in cui tutti i livelli sottostanti fino a quello di specie sono, secondo le conoscenze attuali, occupati solamente dall’Uomo. Appare quindi con grande evidenza l’errore di porre l’Uomo in confronto con gli animali, non si tratta di fare una scala gerarchica ma di riconoscere una incommensurabilità. L’Uomo non è superiore o inferiore agli animali, esso costituisce un unicum posto su un piano diverso e quindi non confrontabile. In questo senso anche il termine “antropocentrismo” non risulta più adeguato e andrà sostituito.

Le conseguenze di questo sono immense. Se ne parlerà su queste pagine sviluppandole.

.

Share.

About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

10 commenti

  1. Massimo Ippolito on

    Il filmato si chiede:”ci evolveremo fino ad essere completamente immuni all’Aids?è ancora troppo presto per dirlo”.
    Sembra Kezzenger di Crozza…

    • Enzo Pennetta on

      Kazzenger, adesso che me lo fai notare mi sembra che a volte sia anche più serio di alcune affermazioni della “scienza”! 🙂

  2. Fabio Vomiero on

    Com’è noto, sulle questioni dell’evoluzionismo e dell’antropocentrismo abbiamo delle visioni un pò diverse, però, per quanto mi riguarda, sono sempre molto interessato a capire quali siano effettivamente le ragioni o le motivazioni che inducono alcune persone intelligenti e colte a pensare differentemente da me e se ci siano quindi degli elementi seri che possano in qualche modo rimettere in discussione la mia visione del mondo. Si renderà conto prof.Pennetta che la sua posizione appare quantomeno rischiosa dal punto di vista scientifico, se non altro per il fatto che il continuum biologico tra gli esseri viventi pare invece oramai essere ampiamente dimostrato su più fronti, dalla paleontologia alla biologia molecolare. Lei afferma inoltre che “Alla luce delle differenze dell’Uomo con qualsiasi altro essere vivente non è accettabile farne una specie all’interno della classe dei mammiferi”; in realtà sono molte di più le somiglianze se proprio vogliamo, genetiche, strutturali, fisiologiche, ormonali; certamente poi anche un altro animale qualsiasi possiede delle differenze da qualsiasi altro essere vivente, dalla sua prospettiva. Dal punto di vista scientifico e filosofico, quindi, anche il titolo di Tattersall mi sembra abbastanza azzardato. Ma poi qualcuno dice “l’autocoscienza”, qualcun altro il “linguaggio simbolico”, come fossero delle proprietà prettamente umane impossibili da acquisire da qualunque altra specie. A parte che un breve trattato generale sulla coscienza l’ho già elaborato http://www.enzopennetta.it/2018/04/the-hard-problem-ossia-il-problema-difficile-della-coscienza/
    aggiungerei però che per esempio il mio cane nel giro di meno di un anno ha imparato a capire qualcosa come 50 parole umane, per il resto comunichiamo con dei gesti a cui attribuiamo entrambi sempre dei significati. Qualcuno mi sa dire come io e il mio cane potremmo comunicare se, oltre alla biologia strutturale, non avessimo anche qualche facoltà cognitiva comune? Tornando poi agli elementi, perchè l’origine e la diffusione del linguaggio simbolico umano non potrebbe essere spiegato semplicemente dalla biologia evoluzionistica? Cos’è che turba così tanto?

    • Enzo Pennetta on

      Fermo subito il ragionamento su un’affermazione errata: il continuum biologico non è affatto esistente tra l’Uomo e le altre specie, a riprova di questo oltre a quanto detto nell’articolo aggiungo il recente studio sul DNA di cui si è parlato in questo articolo:
      https://www.enzopennetta.it/2018/06/levoluzione-non-e-darwiniana-studio-della-rockefeller-university-smentisce-il-gradualismo/

      Riguardo al linguaggio simbolico la rimando, ancora una volta, al citato studio di Chomsky e altri, comunicare con riflessi condizionati non ha niente a che vedere col linguaggio simbolico, provi ad insegnare a leggere al suo cane….
      Insistere sul fatto che il suo cane abbia in embrione le capacità simboliche sembra, alla luce di quello studio, antiscientifica.

      In definitiva respingo con decisione tutte le obiezioni.

      • Fabio Vomiero on

        Io in realtà guardo a quel lavoro che lei cita con la stessa perplessità e coerenza intellettuale con cui guardavo pochi giorni fa l’articolo sull’orologio molecolare pubblicato da Pikaia e su cui, fra l’altro, eravamo d’accordo. A parte il fatto che in quell’articolo si parla di DNA mitocondriale e non di quello nucleare, credo comunque non sia mai prudente e nemmeno metodologicamente corretto citare un singolo lavoro scientifico che magari, come in questo caso, stride evidentemente con una visione scientifica costruita invece sulle prove riportate da centinaia o migliaia di altri lavori. E questo vale sempre, in questo caso, come per la TRE o il cambiamentio climatico. Quindi che il mio ragionamento sul continuum biologico tra le specie sia errato, per quel che so, probabilmente lo è solo per lei e per pochi altri credo, almeno in ambito scientifico, che è quello che mi interessa. L’altro discorso, che a mio parere rimane inevaso e del quale chiedevo lumi, è quello relativo al presunto antropocentrismo spinto (bisognerebbe anche mettersi d’accordo su cosa si intenda per antropocentrismo), che in questo articolo sembra essere difeso, perchè tutte le evidenze scientifiche di cui sono a conoscenza, biologiche, neuroscientifiche, etologiche, nonchè le mie sensazioni di osservatore scientifico del mondo e di chi conosce veramente gli animali da vicino, vanno in realtà in direzione contraria.

        • Enzo Pennetta on

          Lo studio sul DNA mitocondriale non può essere eluso, mostra un fatto che richiede una spiegazione, che piaccia o no.
          Riguardo l’antropocentrismo, che però ho qui smesso di usare per parlare correttamente di “incommensurabilità”, a me appare invece estremamente evidente.

  3. È chiaro che siamo “alieni” per questo pianeta. Poiché non esiste un luogo per cui siamo adatti. L’uomo per vivere deve adattare il mondo che lo circonda a se stesso! Nessuna specie su questo pianeta ha queste caratteristiche!

    • Fabio Vomiero on

      Nessun alieno Gianni, tutti gli esseri viventi modificano in qualche modo l’ambiente in cui vivono, non siamo speciali nemmeno in questo…

    • Enzo Pennetta on

      Buonasera Gianni, colgo l’occasione per chiarire che non c’è assolutamente nessuna apertura a discorsi riguardanti origini aliene o cose del genere (che invece sembrano interessare più uno alla Dawkins).
      Si parla di uno stato di fatto senza voli pindarici di alcun tipo.

  4. Enzo Pennetta on

    Donato caciolari è stato bannato, non si accettano personaggi da osteria.