Sui luoghi comuni riguardo l’estinzione dei Neanderthal

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C’è un modo serio di studiare l’evoluzione, quello di persone che espongono i fatti diffidando dei sensazionalismi.

 

Su neuro@antropologia interessanti considerazioni sui Neanderthal e la loro estinzione.

 

Ma anche in questo caso un luogo comune ostinatamente resiste…

 

Quanti sono ad essere convinti che sia stato il confronto con il più micidiale Sapiens a far estinguere i Neanderthal? In realtà sarebbe corretto essere molto prudenti quando si fanno affermazioni su fatti così lontani e difficilmente verificabili, l’ultimo annuncio sensazionalistico è stato fatto recentemente dalla BBC che riprendendo uno studio della Royal Society ha diffuso la notizia che la causa dell’estinzione dei  Neanderthal sia stato il maggiore sviluppo dei loro occhi, come segnalato su CS in BBC: Neanderthal estinti a causa degli occhi grandi.

Una giusta prudenza la troviamo sul sito neuro@antropologia in un articolo intitolato Paleovuoto del paleoneurologo Emilaino Bruner che al riguardo si esprime con le seguenti parole:

 Le alternative ci sono e non sono mai state nascoste, anche se essendo meno attrattive per una buona sceneggiatura non vengono sponsorizzate eccessivamente dai media e dagli accademici in cerca di un buon primo piano. E l’alternativa più scontata è che i Neandertaliani si siano estinti per conto loro, lasciando alle popolazioni moderne terre libere da colonizzare.

Gli ultimi Neanderthal probabilmente furono quelli che vivevano nella penisola iberica, e non è neanche certo che siano mai venuti a contatto con i Sapiens, come gli ultimi dati paleontologici riferiti nello stesso articolo fanno pensare:

Hanno appena pubblicato una rivalutazione delle datazioni con radiocarbonio nella penisola iberica, considerando i possibili effetti contaminanti di questo tipo di analisi, che in genere ringiovaniscono i campioni.

E a questo punto c’è il dubbio che gli ultimi Neandertaliani iberici non siano poi così recenti. Se le date sono davvero più antiche di quello che si pensa, e se no ci sono difetti del registro fossile, c’è la possibilità che tra l’estinzione Neandertaliana e il popolamento moderno ci sia stato un momento di vuoto umano, o perlomeno di transizione demograficamente floscia. Se così fosse, evidentemente il tema della competizione tra le due specie va ulteriormente rivisto.

 Ma la cosa va in contrasto con la scoperta di una ibridazione Sapiens-Neanderthal datata tra i 47.000 e i 65.000 anni fa, avvenuta però presumibilmente in altre aree geografiche.

Insomma, sia che l’incontro-scontro Sapiens-Neanderthal non sia mai avvenuto, come sembra dai dati provenienti nella zona dove vissero gli ultimi Neanderthal, sia che sia avvenuto in altri luoghi dove però essi si incrociarono generando una discendenza comune, non sembra plausibile parlare di estinzione dei Neanderthal dovuta allo scontro con la specie più evoluta dei Sapiens.

 Ma una frase, posta proprio all’inizio, non ci sentiamo di condividere nell’interessante articolo di Bruner:

 E’ inferenza relativamente condivisa e plausibile che gli ultimi Neandertaliani abbiano abitato la penisola iberica, per poi estinguersi con l’arrivo delle popolazioni moderne.

Secondo un canone di progressismo catto-evolutivo che non ci vogliamo togliere di dosso l’inferenza a seguire (in questo caso già in totale assenza di evidenze e spensieratamente basata su preconcetti) è che la creatura primitiva non abbia retto il confronto con la creatura superiore. 

 E qui il bravo Bruner incappa in un errore che deriva da un paradigma, questo sì che “non ci vogliamo togliere di dosso”: contrariamente a quanto affermato nell’articolo, il progressismo, l’immagine della “March of progress” non è affatto catto-evolutiva.

Si tratta infatti dell’interpretazione darwiniana (anglicana, o piuttosto agnostica, influenzata dall’imperialismo britannico?) dell’evoluzione, un’idea che vedeva razze inferiori e superiori, una visione che né la civiltà romana né quella cattolica avevano mai avuto.

Ed è infatti proprio darwiniana l’idea che una razza più evoluta possa soppiantarne una meno evoluta, proprio come nella comune credenza sui Neanderthal:

At the same time the anthropomorphous apes, as Professor Schaaffhausen has remarked, 16 will no doubt be exterminated. The break will then be rendered wider, for it will intervene between man in a more civilised state, as we may hope, than the Caucasian, and some ape as low as a baboon, instead of as at present between the negro or Australian and the gorilla.

The Descent of Man

 Non riusciremo a sapere perché i Neanderthal si sono estinti ma almeno potremo evitare che si perpetuino determinati luoghi comuni sulla loro fine.

E soprattutto si potrà evitare di attribuire al pensiero “catto-evoluzionista” degli errori che appartengono a quello capitalistico-scientista tuttora dominante.

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

11 commenti

  1. praticamente per auto-contestarsi imputano ad altri, quello che hanno sempre proposto loro stessi, sagaci.

    • Un trucco niente male pensato da chi sin dall’ottocento la sapeva lunga su come fare propaganda, il fatto è che ormai certi luoghi comuni sono così diffusi che vengono ripetuti in perfetta buona fede e così è più difficile correggerli.

  2. @ pennetta

    Se vi sono state delle ibridazioni feconde ha senso parlare di specie separate?
    Dunque è sensato porre il problema di una specie che abbia soppiantato l’altra?

    • Scusa se entro nel discorso ma nel mio commento sopra,rimandavo a diversi altri collegamenti ed articoli.In particolare c’è:
      http://www.enzopennetta.it/2012/03/le-scienze-unidea-sbagliata-sulle-origini-delluomo/#comment-3794

      Specie è infatti un termine come ‘evoluzione’ che purtroppo spesso e volentieri fa confusione.

      Esistono diverse definizioni di specie ognuna si applica in un ambito circoscritto e se la si sposta in un altro si giunge a considerazioni sensibilmente errate.

      Darwin si espresse così:
      « […] io considero il termine specie come una definizione arbitraria che, per motivi di convenienza, serve a designare un gruppo di individui strettamente simili tra di loro, per cui la specie non differisce granché dalla varietà, intendendosi con questo
      termine le forme meno distinte e più fluttuanti. Inoltre, anche il termine di varietà viene applicato arbitrariamente per pura praticità nei confronti delle
      semplici variazioni individuali. »
      (Charles Darwin L’origine delle specie, cap.2 “La variazione in natura”) Una definizione di specie,definizione biologica di specie degli anni ’40 considera come specie “gli individui che incrociandosi tra loro danno prole fertile”,che venne poi successivamente perfezionata in “gli individui che incrociandosi tra loro danno prole illimitatamente feconda”.
      Ora,coyote,lupo,dingo,sciacallo ,per esempio si icrociano tra loro e danno prole fertile.
      Poi tale definizione trova difficile applicazione in campo botanico e con organismi asessuati.
      Nel ’63 con Simpson si definì specie il “gruppo di individui che conserva eredità di caratteri ed in cui ogni individuo del gruppo può trasmettere i propri caratteri ai propri discendenti”
      Negli anni 80-90 si definì la stessa come la più grande comunità di individui aventi un potenziale genetico e/o demografico intercambiabile.
      Greylines ,utente che è tornato commentando il recente articolo che parlava di un articolo del prof.M.Bellone riportò una definizione sempre degli anni ’90 ,la cosiddetta filogenetica,che però è completamente subordinata al paradigma evoluzionistico neodarwiniano e non è pertanto una vera e propria definizione a carattere molto generale.Individua come specie la più piccola unità biologicamente diagnosticabile monofileticamente.
      Ho più volte proposto in queste pagine la definizione secondo cui con specie si può indicare comunità di individui aventi lo stesso pool genico,che incrociandosi tra loro generano potenzialmente una prole illimitatamente feconda.Il pool genico (o pool genetico) di una specie o di una popolazione è l’insieme di tutti gli alleli dell’ intero set di geni che appartengono a tutti
      gli individui che Compongono una popolazione in un determinato momento. Dal momento che qualunque gene di un pool genico può esistere in numerose varianti o alleli, a seconda della frequenza o rarità di ciascun allele, si parla di alta o bassa frequenza allelica del pool Genico che può modificarsi nel corso del tempo e dare un processo di microevoluzione.
      Il concetto e la definizione di specie sono tutt’altro che qualcosa di universalmente e precisamente definito.
      E purtroppo spesso e volentieri si assiste ad una mescolanza di concetti e definizioni.
      Se però si considera che per forza di cose la scoperta del Dna e lo studio della genetica esistettero quando già si parlava di specie è chiaro che oggi bisognerebbe tenere conto anche di queste cose.
      Sicuramente che perdurino o no a dare prole fertile,tutto quanto rappresenta un esito di un prcesso microevolutivo,quindi di ibridazioni, speciazioni, incroci, chimere, mutazioni intra-specie (robertsonian fusion, tandem fusion etc..), trasposizioni, adattamenti all’ambiente propri di certe specie (metaprogrammazione, borrowed information), endogenizzazione, simbiosi,deriva genetica,processi Innovazione – Amplificazione – Divergenza,processi Potenziamento – Attualizzazione – Perfezionamento non può essere,o meglio non dovrebbe essere considerata una ‘vera’ nuova specie come non dovrebbe essere considerata ‘vera’ evoluzione.

      Apparentemente la miglior definizione va così a sembrare quella filogenetica e questo perchè di fatto è una definizione che non da una vera definizione.

      Erectus,Neanderthal,Ergaster(qualora sia un taxon valido),Heidelbergensis,Floresiensis,Sapiens sono tutti uomini,o furono tutti uomini.
      Quindi si può rispondere a questa domanda:
      Due uomini possono appartenere a due specie differenti?
      Credo che la risposta sia ovvia.

      • Leonetto, sono veramente impressionato da questo trattato sulla definizione di specie!

        A me la definizione filogenetica non soddisfa ” la più piccola unità biologicamente diagnosticabile monofileticamente”

        mi sembra più una tautologia che una definizione.

        Ritornando dunque alla riflessione proposta da Enrico, ritengo l’unica definizione sperimentale di specie ancora la possibilità di incrocio con prole interfeconda, e quindi riconosco pertinente la conclusione: se Sapiens e Neanderthal avevano discendenti fertili (tanto che tale discendenza sembra che siamo proprio noi) che senso ha parlare di specie distinte?

        Ma esiste anche un’altra possibilità non presa in considerazione, e forse ci potrei tornare sopra prossimamente…

        • A me la definizione filogenetica non soddisfa ” la più piccola unità biologicamente diagnosticabile monofileticamente”
          mi sembra più una tautologia che una definizione.

          E’ esattamente quello che intendevo dire.
          Si va a dare spiegazione usando quello di cui si dovrebbe fornire spiegazione..un po’ come il solito circolo vizioso della selezione naturale.
          Chi è adatto? Chi sopravvive. E perché sopravvive? Perché è adatto..
          E’ tutto il pensiero che è fondato su tautologie ed implicazioni..è pvvio poi che si generi quanto meno confusione ed è ovvio che definizioni,affermazioni vadano a sembrare valide,chiare,veritiere.
          E’ una vera e propria illusione però.
          Questo andavo cercando di dire con la mia frase:
          “Apparentemente la miglior definizione va così a sembrare quella filogenetica e questo perchè di fatto è una definizione che non da una vera definizione.”

          A me piace “comunità di individui aventi lo stesso pool genico,che incrociandosi tra loro generano potenzialmente una prole illimitatamente feconda.” anche se ha eventuali casi in cui va eventualmente discussa.Credo in verità che Platone con le eidos sia quello che si sia avvicinato più di tutti quantomeno al concetto di specie e non è un caso se specie derivi proprio da quello e definizioni più “filosofiche” di specie come quella tipologica sono improntate proprio sul concetto Platonico,concetto che ha trovato diversi risvolti in alcune più recenti ricerche in campio genetico.

          Sicuramente se la storia dei nostri antenati è “inggarbugliata” frutto di un “dna arlecchino” “ricca di colpi di scena” beh..forse questo significa che non è esattamente la storia che è stata venduta come fatto certo strettamente legato al paradigma..

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