Il cranio di Dmanisi: nonostante le smentite è un importante punto a sfavore della teoria neodarwiniana

99

Il cranio di Dmanisi sfoltisce in un solo colpo il cespuglio evolutivo dell’Uomo, “non cambia tantissimo” afferma il prof. Pievani, invece la differenza è enorme.

 

Non è elegante dire “avevamo ragione noi”, ma si tratta proprio di un elemento a favore delle nostre ragioni.

 

La notizia è finita sulle pagine di tutte le riviste specializzate ma anche su quelle dei quotidiani, si tratta di uno studio pubblicato su Science il 18 ottobre scorso sulle caratteristiche dei crani ritrovati nella località di Dmanisi.

Per avere un’idea di che cosa si tratti si può leggere una buona sintesi fatta sull’Huffington Post:

L’uomo si è evoluto da un’unica specie. La stravolgente scoperta è stata fatta durante la ricerca nel sito archeologico di Dmanisi, in Georgia, dal gruppo del paleoantropologo David Lordkipanidze, del Museo Nazionale Georgiano a Tbilisi. La ricerca ha conquistato la copertina del magazine Science.

I nuovi dati dimostrano che, contrariamente a quanto si pensava finora, i primi rappresentanti del genere Homo (come l’Homo habilis e l’Homo erectus) appartenevano alla stessa specie.

A quanto correttamente riassunto sull’Huffington Post, va aggiunto che il cranio di Dmanisi (in realtà i resti sono di cinque individui ma uno in particolare è all’origine di queste considerazioni) ha delle caratteristiche che spingono a riunire in una stessa specie non solo Homo habilis e Homo erectus, ma anche Homo rudolfensis. Per comprendere meglio cosa questo significhi possiamo osservare una tabella riassuntiva del cespuglio evolutivo umano fino a prima di questa scoperta:

I reperti di Dmanisi unificherebbero dunque una serie di ominidi sinora ritenuti appartenenti a diverse specie molto distanti tra loro geograficamente e nel tempo.

Che implicazioni ha questo fatto per la teoria neodarwiniana?

La cosa più evidente è che scompaiono in un sol colpo una serie di quegli “anelli di congiunzione” che erano stati così faticosamente ricostruiti, tutte quelle linee tratteggiate riferite ai tre Homo si sono rivelate per quel che avevamo sempre detto che fossero: delle storie inventate ad hoc per supportare una teoria basata su cambiamenti graduali passati al vaglio della selezione naturale.

Ci troviamo invece di fronte ad una storia diversa, quella di un antenato unico dal quale è poi disceso Homo sapiens, qualcosa che ripropone un cammino evolutivo lineare del tipo rappresentato in quella “marcia del progresso” che si voleva eliminare a favore di un’evoluzione che non ci aveva previsto.

La marcia del progresso

 

Interessante è a questo punto leggere come commenta la notizia il prof. Pievani in un’intervista rilasciata al quotidiano online “cronache laiche.globalist.it” all’interno di un articolo dal titolo eloquente: Ominide di Dmanisi, Pievani: l’evoluzione non è da riscrivere. Il filosofo della scienza spiega l’importanza del ritrovamento: i nemici di Darwin stiano calmi, questa scoperta non inficia la teoria.

L’invito a “stare calmi” è rivolto ai “nemici di Darwin”, noi che non siamo nemici di nessuno ma solamente amici della scienza,  francamente non abbiamo nessuna difficoltà ad accoglierlo, restiamo dunque calmi. Ma ci viene da pensare che si tratti di una proiezione freudiana e che qualche difficoltà a restare calmi sia invece presente all’interno del versante neodarwinista. Ma leggiamo come è argomentato l’intervento del prof. Pievani:

Non penso affatto che l’evoluzione umana debba essere riscritta in seguito a questa scoperta. Si tratta di una esagerazione senza fondamento.

Il cranio di Dmanisi era noto dal 2005 ed è estremamente importante perché mostra, se comparato agli altri scoperti nello stesso sito, una notevole variabilità morfologica.

Il che non è sorprendente dato che quello era un periodo di instabilità ecologica e di cambiamenti di areale, e dunque di pressioni selettive cangianti, e dunque di instabilità morfologica prevedibile. Gli scopritori ritengono poi che quella variabilità includa anche reperti africani attribuiti finora ad altre specie e che sia compatibile con la presenza di una sola specie.

Questa variabilità intra-specifica porterebbe a ridimensionare il numero di specie presenti all’inizio dell’evoluzione del genere Homo, ma molti altri paleo-antropologi non sono d’accordo. 

 Insomma il numero di specie all’inizio dell’evoluzione di Homo sarebbe “ridimensionato” ma questo non significherebbe riscrivere l’evoluzione umana,  vediamo allora (sempre dallo stesso articolo) come starebbero le cose:

Il problema è che alcuni osservatori esterni tendono a sopravvalutare la portata “rivoluzionaria” di un certo ritrovamento nella speranza, recondita, che sia tutto da rifare e che magari si ritorni al modello lineare e progressionista che piaceva così tanto e consolava le nostre menti, dato che vedeva Homo sapiens come il culmine di una lunga marcia di progresso.

Non è così. La presenza di più “forme” umane (per prudenza non chiamiamole specie) fino a tempi molto recenti, coeve di Homo sapiens, lo mostra in modo eloquente.

Ci sono stati tanti modi di essere umani, fino a poco tempo fa. Così funziona l’evoluzione di tutte le altre specie e noi non facciamo più eccezione.

 

 Quindi se anche tra i 2 milioni e un milione di anni fa ci fosse stato un solo progenitore, come il cranio di Dmanisi indica, il prof. Pievani ci dice che “ci sono stati tanti modi di essere umani, fino a poco tempo fa”, il riferimento è alla presenza simultanea degli Homo neanderthaliensis, H. floresiensis, H. denisova, H. heidelbergensis et al. che starebbero a dimostrare che Homo sapiens sia solo l’ultimo ramo rimasto di una cespuglio più ampio.

Ma è proprio questa concezione di un’evoluzione rappresentabile come un cespuglio evolutivo che non può più essere accettata dopo Dmanisi.

Quello che emerge è il fatto che sinora i paleontologi si sono fatti guidare dall’idea preconcetta derivata dalla teoria darwiniana secondo la quale le specie si evolvono dando origine ad una ramificazione che poi viene sottoposta alla selezione naturale lasciando solo pochi “rami”. Ma è proprio questa idea neodarwiniana ad essere messa in crisi adesso, non c’è stato nessun “cespuglio”, Homo rudolfensis, ergaster ed erectus sono un unico tronco.

Inoltre, riguardo Homo sapiens, sappiamo da poco che che esso si incrociava tranquillamente con i neanderthal, e l’interfecondità è indicativa proprio dell’appartenenza alla stessa specie, quindi anche Homo sapiens è della stessa specie di Homo neanderthalensis. Ecco dunque prospettarsi per H. sapiens la stessa situazione mostrata a Dmanisi.

Anche negli ultimi 200.000 anni sarebbe dunque esistita una sola specie di sapiens, come sostenuto proprio su CS più volte in passato (qui e qui), una prospettiva che fa riaffacciare lo schema della ‘marcia de progresso’, una possibilità che sembra dispiacere ai neodarwinisti. Ma l’interfecondità tra sapiens e neanderthal mostra come avessimo ragione a proporre la teoria secondo la quale i neanderthal altro non erano che sapiens dalla ridotta variabilità genetica, e che alla fine questa ridotta variabilità abbia probabilmente portato ad una loro incapacità di rispondere adeguatamente alle necessità legate all’ambiente e quindi all’estinzione.

Nessun cespuglio evolutivo dunque: né 2 milioni di anni fa né 200.00, ma una situazione di variabilità all’interno della stessa specie come quella attualmente presente nel genere Canis:

 

L’evoluzione procederebbe quindi per passaggi che danno origine a nuovi gruppi tassonomici dotati di una grandissima ricchezza genetica e che in seguito ad un isolamento geografico o di altro tipo dà origine ad una serie di varietà ottenute per impoverimento genetico. In questo meccanismo l’estinzione può avvenire quando la variabilità genetica si riduce al punto di non conferire più una sufficiente flessibilità e a non contrastare più le mutazioni negative che si vanno accumulando.

 Riassumendo, Dmanisi segna dunque un importante punto a sfavore della teoria neodarwiniana per due motivi:

1) sfronda il cespuglio evolutivo mostrando come quelli che sinora erano stati ritenuti dei casi di evoluzione altro non erano che casi di impoverimento genetico.

2) riconducendo delle presunte specie intermedie ad un’unica specie precedente rende ancora più evidente un ‘salto’ evolutivo con la specie successiva, un salto che difficilmente si concilia con i meccanismi neodarwiniani.

 Ma queste implicazioni sembrano sfuggire al versante neodarwiniano, alla fine dell’articolo citato il prof. Pievani conclude nel seguente modo:

Di sicuro esiste poi una sparuta platea di ostinati anti-evoluzionisti o anti-darwiniani che strumentalizzano vanamente queste scoperte, fraintendendone il significato a volte in modo imbarazzante. Ma il tempo è galantuomo.

 

Se in quanto esposto all’interno di questo articolo dovesse esserci qualche fraintendimento della scoperta di Dmanisi o qualche errore di altro tipo siamo pronti ad accogliere eventuali osservazioni, ma se al contrario le considerazioni esposte fossero ritenute corrette dovranno essere i sostenitori della teoria neodarwiniana a trarne le dovute conclusioni.

Su una cosa sono d’accordo con il prof. pievani: il tempo è galantuomo. Stiamo ad aspettare, noi non abbiamo fretta.

 

.

.

.

.

Share.

About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

99 commenti

  1. stò cò frati e zappo l'orto on

    Hai anche letto il commento del signor s…b…?
    Ora mi aspetto l’assalto dei soliti crazionisti a dirci:”Visto?Era tutto sbagliato,l’evoluzionismo è una bufala.E con questo dimostreranno solo la loro grande ignoranza.
    E’ la risposta ufficiale della Scienza??

    • Caro stò, confronto molte volte i commenti che appaiono su altri siti con quelli che è possibile leggere qui, troppo spesso in giro si trovano tifoserie che non sono in realtà interessate a capire le ragioni degli altri.
      Sono sempre più convinto che al di là dei temi trattati e dell’impostazione generale, la vera differenza tra CS e altre realtà del web sono proprio i contributi di chi interviene.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Grazie,veramente Grazie Prof.
        Grazie a tutti Voi.
        Ritornerei anche a citare parte dell’articolo sulla rivista online facendo notare(ci sono molti altri spunti interessanti)l’attuale posizione di parte dei Palentologi Russi e le loro attuali conclusioni*In questo momento l’albero genealogico del genere umano si mostra come segue:le specie di esseri moderne erano quattro:L’homo sapiens africano,l’euroasiatico uomo di neanderthal,l’uomo di denisova dei territori dell’Altaj e l’uomo orientale,che viveva dove ora c’è la Cina.*

  2. Giorgio Masiero on

    Ma perché in questi casi i giornalisti non seguono il giusto invito di Odifreddi – anch’io do ragione a Odifreddi qualche volta! – ad interpellare gli esperti, i paleontologi in questo caso, come potrebbe essere la dott. Rickards, invece dei soliti teologi o ateologi? Il balbettio altisonante con lapsus freudiano di Pievani ricorda il peripatetico don Ferrante dei Promessi Sposi, morto di peste negandone fino all’ultimo l’esistenza.
    Grazie, prof. Pennetta, per il chiarissimo articolo.
    Questa scoperta non dimostra che l’uomo è stato creato da Dio (lo dico a coloro che fanno sempre una comoda confusione tra scienza e teologia); né dimostra che la specie umana è sorta improvvisamente non si sa da che (lo dico ai creazionisti pseudoscientifici); essa dimostra, se confermata, che tutti gli anelli intermedi suggeriti dagli evoluzionisti (darwiniani e non) per spiegare Homo sapiens sono sbagliati, in quanto sempre della stessa specie si tratta. E che quindi non sappiamo ancora niente sull’origine della “specie” umana e che la ricerca va proseguita.
    Ma quanto è difficile oggi ai nostri professori ammettere di non sapere!

    • Non solo, Enzo l’ha scritto mi pare,ma voglio sottolineare(e negli articoli che ha linkato Enzo ne avevamo parlato più nel dettaglio)ciò che si può osservare ,ed il paragone con la specie “lupo”(e quindi vari lupi,coyote,dingo,sciacalli,cani etc..)è chiarificante,sul ramo “evolutivo umano”.
      Una popolazione umana originaria presentava una variabilità di un certo tipo,quindi con una certa ricchezza di pool genico.Attraverso fattori non-biologici (cambiamenti atmosferici, impatti di meteoriti, inondazioni, glaciazioni, siccità, eruzioni vulcaniche, deriva dei continenti, catastrofismi vari etc etc.. ), tutti i fattori biologici esterni (invasioni di specie in ecosistemi,estinzioni etc..), tutti i fattori genetici e/o biologici interni (ossia quanto concerne tutta la “micro-evoluzione, quindi ibridazioni, speciazioni, incroci, chimere, mutazioni intra-specie (robertsonian fusion, tandem fusion etc..), trasposizioni,adattamenti all’ambiente propri di certe specie (metaprogrammazione, borrowed information), endogenizzazione, simbiosi etc…),attraverso tutti questi fattori,quelli marcatamente evolutivi,la variabilità della popolazione si è deteriorata e si sono formate varietà da quella popolazione originaria,ma nessuna nuova popolazione,nessuna nuova vera “specie”.

      Esattamente come si poteva già ossevare considerando altre cose,come i Neanderthal..il fatto che le presunte e scartate “specie” umane si fossero incrociate,avevano rapporti,coabitavano nel pianeta per lunghi lassi temporali,e presentassero qualità squisitamente,marcatamente e di copyright esclusivo dell’uomo.

      È semplicemente una conferma in più a cose già dette.
      Quel fenomeno ( o insieme di fenomeni,fattori,contingenze come pare..)che ha portato da una popolazione iniziale a una certa variabilità biologica è un qualcosa ben conosciuto e osservabile in molti tipi di animali,che si può anche sperimentare,che in alcuni modi è conosciuto da allevatori da tempo immemore..ma non è evoluzione nel senso di macro-evoluzione(comparsa nella biosfera di nuove funzioni, organi e gruppi tassonomici,Per esempio, l’evoluzione dell’occhio e la comparsa dei cordati, dei tetrapodi (i vertebrati terrestri) e degli euteri (i mammiferi placentati) costituiscono tutti casi di macro evoluzione)

      http://www.enzopennetta.it/2012/03/le-scienze-unidea-sbagliata-sulle-origini-delluomo/#comment-3794

      • Giorgio Masiero on

        Solo la malafede, Leonetto, di fronte ai “fatti” da Lei esposti, può tradire la vera scienza per un’ideologia.
        Ancora un secolo fa già Max Planck metteva in guardia: “Qui sta in agguato un serio pericolo, il più grave che possa minacciare uno scienziato, e di cui non si può tacere: il pericolo che il materiale di cui si dispone invece di essere correttamente interpretato sia interpretato in modo partigiano o addirittura ignorato. Allora la scienza si trasforma in pseudoscienza, in una costruzione vuota che crolla al primo violento urto. Di fronte a questo pericolo che ha già fatto innumerevoli vittime fra giovani e vecchi scienziati entusiasti delle loro convinzioni scientifiche, e che anche ai nostri giorni non ha perduto ancora nulla della sua importanza, non c’è che una difesa efficace: il rispetto dei fatti. Quanto più un pensatore è ricco di idee e di fantasia, tanto più è necessario che si ponga in mente che i fatti sono il fondamento senza il quale la scienza non può esistere, e tanto più coscienziosamente deve chiedersi se egli li apprezza come si deve”.

      • Ciao Leonetto,
        confermo tutto quello che hai scritto in questo intervento, del resto come ben sai, e cosa più importante ben sa chi ci segue, non si tratta di niente di nuovo, anzi si tratta di nostri argomenti abituali, per questo ho scritto “avevamo ragione noi”.

        Devo anche ringraziarti per l’immagine sulle razze canine che ho inserito avendola tratta dal link nel tuo articolo.

    • Ciao Giorgio,
      questo tuo intervento è un vero e proprio completamento dell’articolo, grazie.
      Ed è anche una sintetica e chiarissima risposta a chi pensasse di vedere tutto in termini di creazionismo e antidarwinismo ideologico (vedi il commento segnalato da stò).
      Confermo che il vero problema della scienza attuale è l’incapacità di dire “non lo sappiamo ancora” davanti a questioni fondamentali.

  3. Certamente queste notizie si prestano bene ad alimentare certi tipi di polemica e a suffragare teorie senza spessore scientifico; sarebbe curioso che i fautori del crezionismo o di altre teorie pseudo-scientifiche non ne approfittassero. D’altra parte questo è un sito di critica che propone riflessioni e argomentazioni di criterio rigorosamente scientifico, ed è giusto che entro questi limiti rimanga. Per inciso, è proprio in questo che risiedono la sua forza e il suo tremendo fascino. Personalmente non credo che arriverà mai il giorno in cui Dio e la sua opera potranno essere dimostrati o confutati su un piano razionale, pena la decadenza dell’intero impianto scritturale che indica nella fede uno dei pilastri della salvezza. La “missione” di un sito come quello del professor Pennetta, per come la vedo io, è quella di depurare l’argomentazione scientifica dalle pesantissime intromissioni filosofiche, inevitabilmente mirate, nel caso dell’evoluzionismo, alla delegittimazione di ogni tentativo di dare un senso e una dignità alla nostra esistenza.

    • Giorgio Masiero on

      Mi permetto di dissentire, Giorgio, su un punto da quello che Lei dice, quando dichiara l’impossibilità della dimostrazione dell’esistenza di Dio “sul piano razionale”.
      L’esistenza di Dio (e di molte altre cose) non è dimostrabile sul piano “scientifico sperimentale”, per i limiti del metodo scientifico che ho illustrato in diversi articoli. Ma, ci sono scienze non naturali (come la logica, la matematica, la metafisica) e metodi di conoscenza diversi (come l’intuizione, ad es.) che dànno anche maggiore certezza del metodo scientifico e che, per quanto mi riguarda, dimostrano l’esistenza di Dio con maggior evidenza di ogni “verità” scientifica, sempre soggetta ad usura e possibilità di falsificazione.

      • Le sue argomentazioni sono intriganti, ma mi preoccupano un po’. Mi par di capire che, secondo questa visione, la fede non sia più necessaria, dato che l’evidenza dell’esistenza di Dio emergerebbe smaccatamente da investigazioni scientifiche, se pur non sperimentali. E poiché l’evidenza non ha bisogno di essere creduta, “non credente” risulterebbe una definzione addirittura impropria. A me basterebbe anche solo un po’ di questa certezza. Mi chiedo inoltre se la mancanza di fede debba a questo punto generare dei sensi di colpa, perché se per un qualche motivo a qualcuno risulta intrinsecamente difficile credere all’esistenza di Dio, se pur non intenda in cuor suo rifiutarlo, si configuri un atteggiamento doloso nel non volere in piena coscienza riconoscere una verità innegabile. O forse l’accezione più corretta di fede riguarda ciò che Dio, secondo le nostre aspettative, potrebbe fare e non fa, oppure il non credere che Egli manterrà le sue promesse? Francamente sono un po’ confuso. Entrambe le prospettive, credere o non credere che Dio esista oppure che esista ma non sia degno di fiducia, sono per me questioni estremamente spinose. Non mi aspetto di trovare qui soluzioni definitive, ma certo gli argomenti di questo sito mi danno molto conforto nel senso del mio messaggio precedente, e cioè mi affrancano dalla imbarazzante sensazione di “clandestinità” scientifica che le questioni religiose pongono. O questo almeno è ciò che lo scientismo sembra fissare come obiettivo. Spero di non essere andato troppo fuori tema, e grazie ancora per quest’opera meravigliosa di informazione.

        • Giorgio Masiero on

          Niente d’intrigante, Giorgio, ma solo l-o-g-i-c-a:
          guai a confondere la razionalità con la scienza sperimentale. Si può anche farlo, ma si deve sapere che questa è una scelta filosofica (“positivistica”), che nulla ha a che fare con la scienza ed il suo metodo!
          Il Suo intervento meriterebbe di essere approfondito in mille aspetti, ma non è questo il luogo. Una sola cosa aggiungo, riguardo alla “fede” e alla presunta contraddizione che a Suo parere ne nascerebbe se l’esistenza di Dio è dimostrabile razionalmente.
          L’Antico Testamento (per es., il salmo 8) e il Nuovo (per es., la Lettera ai Romani di San Paolo) o Tommaso d’Aquino (con le sue 5 vie) dichiarano esplicitamente l’esistenza di un Creatore per sole vie razionali. La ragione però non va oltre questo Dio dei filosofi, già dimostrato anche da Aristotele. In particolare per il cristianesimo, che parla di un Dio incarnato ecc. ecc., serve la “fede”, che per quanto mi riguarda coincide con la “fiducia” nella testimonianza degli evangelisti e degli apostoli.

          • Però Ebrei 11,6 indica la centralità della fede intesa come convizione dell’esistenza di Dio. Quella della fede è quindi una questione quindi che si pone frontalmente a chi si avvicina alla religione, si vede che non a tutti questa logica ben scandita è così evidente. E’ vero che stiamo deviando probabilmente troppo dal tema centrale, e me ne dispiace perché vi trovo degli interlocutori eccezionali coi quali molti approfondimenti risulterebbero senz’altro stimolanti. La scoperta di Dmanisi mi fa sospettare che la Bibbia abbia ragione su molte (altre) cose. Vuoi vedere che alla fine il paradiso originale era realmente terrestre e che è la terra, la vita fisica, il destino finale dell’uomo? A me, per inciso, non dispiacerebbe affatto. Ma questo pone una miriade di problemi che, stavolta sì, si scontrano apertamente con la scienza sperimentale. Una volta ne parlai con un amico prete, e la risposta che mi diede fu uno di quei classici casi in cui la soluzione è peggiore del male. Non voglio abusare oltre della pazienza di Pennetta, ma mi farebbe davvero molto piacere scambiare idee su questi temi.

          • Giorgio Masiero on

            Tutto il contrario, Giorgio: tutto il capitolo 11 degli Ebrei spiega proprio cos’è la fede, ovvero “fondamento di ciò che non si vede e prova di ciò che si spera”, e via con Adamo, Enoch, Noè, Abramo, ecc. che tutti richiedono evidentemente fede, cioè fiducia nei Testamenti.
            Dall’altra parte, se Lei crede alla Bibbia addirittura in modo tendenzialmente letterale, come potrebbe un testo contraddire un altro?!

          • Precisamente.Al di la Masiero della matematica e della filosofia,su cui ha comunque ragione,basti apprezzare anche K.Gödel che,per la gioia di Odifreddi,fornì la prova matematica dell’esistenza di Dio,al di la di queste vorrei spendere due parole invece inerenti al campo della fede e della Bibbia.
            Un(forse anche il)tema fondamentale della Bibbia è proprio la fiducia.
            Se un suo fratello,suo padre,un suo amico le chiede 50€(esempio stupido) glieli da,non vuole avere una cambiale o altro.Non serve a comprendere e realizzare determinate cose toccare con mano.E questo è ben spiegato dalla fede cristiana.
            È un aspetto,la fiducia,di una grandissima importanza,presente anche negli animali,a cui l’uomo può insegnare a fidarsi di lui.
            Ebbene, sia in Ebrei 11:6,ma anche Giovanni 20:29,che un po’ in tutto l’AT che il NT viene ribadito(ci sono parallelismi,ripetizioni sia contro distrorsioni,sia per palesare bene determinati messaggi) questo aspetto,fondamentale per la fede cristiana(di qualsiasi religione essa sia)
            Questo non significa, però, che non ci siano (o che non si possano trovare)prove “razionali” dell’esistenza di Dio(del Dio Rivelato anche volendo essere precisi),e che la Bibbia non indichi dove ricercarle.
            Per esempio Romani 1:20 :
            “Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, essendo evidenti per mezzo delle sue opere fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente,affinché siano inescusabili.”

        • Ad ogni modo l’importanza del cranio di Dmanisi è proprio dare ulteriore conferma di alcune considerazioni contro il paradigma neodarwiniano,importanti sono però e c’entrano con il tema(vista anche la segnalazione di stò) considerazioni di cui Masiero ha scritto bene e chiaramente a riguardo:
          http://www.enzopennetta.it/2013/10/il-cranio-di-dmanisi-nonostante-le-smentite-e-un-importante-punto-a-sfavore-della-teoria-neodarwiniana/#comment-18992

          Sono perfettamente d’accordo con Enzo che scrivendo:
          “Giorgio, fatta la debita sostituzione del termine “razionale” con “sperimentale”, come fa giustamente notare Giorgio, condivido pienamente quanto da lei scritto e la ringrazio per la sua attenzione e per il suo contributo.”

          Risolve e chiarifica tranquillamente l’aspetto sollevato da Giorgio.

          • Gentile Leonetto,
            proprio Romani 1:20 è una di quelle scritture che mi ha sempre causato un certo imbarazzo, o forse qualcosa di più. La sento come una condanna vagamente ingiusta nei miei confronti, proprio perché pur non essendo animato da alcuna ostilità, mi vedo relegato alla stregua di un qualsiasi “infedele” senza possibilità di scuse. Cercare Dio senza riuscire a trovarlo equivale a essergli nemici? Mi auguro di no. Certo che ho sempre avuto un rapporto conflittuale, se non estremo, con la religione; ma la considero una cosa tremendamente seria. Pur non essendo (ancora) schierato, ho provato spesso un irritante senso di vuoto per la leggerezza con cui molti credenti intendono la fede. Mi è parso che il loro atteggiamento dimostri molto meglio delle raffinate argomentazioni del Pievani il ruolo antropologico della religione, pratica fonte di consolazione da sfoderare nel momento del bisogno ma altrimenti rigorosamente assente. O addirittura una inquietante espressione di credulonerie e superstizioni (farsi il segno della croce prima di entrare in campo o al momento del decollo dell’aereo in cui si sta seduti). Ma forse sto facendo troppa confusione.

          • Giorgio,poiché non è argomento del sito, e comunque ,anche potendolo inserire in altre sezioni e contesti in Cs, è sicuramente troppo OT le fornisco una risposta sintetica sperando di chiarirle qualcosa.
            Allora,cerco di essere stringato,nella lettera ai romani,Paolo rivolge un messaggio impegnativo ed importante che si può meglio comprendere anche andando a trovare parallelismi nei vangeli etc..
            Per esempio la invito alla lettura,per approfondire l’argomento,della parabola del seminatore e della parabola dei lavoratori della vigna.
            Dunque,nella lettera ai Romani Paolo invita a non fare affidamento sulle sicurezze umane,pur non perdendo la razionalità,e ad affidarsi a Cristo ed al Suo messaggio.E allo stesso tempo a non cercare scusanti per eventuali nostri comportamenti che non sono propri dello spirito cristiano.È contro l’ipocrisia,sepolcri imbiancati.L’uomo non è mai stato perfetto e nemmeno la chiesa apostolica lo era e nemmeno gli apostoli,hanno perfino rinnegato il loro Dio,Paolo prima perseguitava alacremente i cristiani.. Nella chiesa gli apostoli non facevano altro che scrivere lettere per rinvigorire la fede e dirizzarla verso il messaggio di Cristo,e quella di Paolo ne è un esempio.
            Poi Dio va oltre la coscienza umana,e di certo fin da Genesi,basta guardare biblistica ebraica,Eloha viene dalla radice alah(giuramento) e significa ‘Giudice’.Elohim ne è un superlativo ,che tradurre in italiano è quindi impossibile(giudicissimo). Quindi il Suo giudizio verso la persona è al di sopra di qualsiasi giudizio,ognuno ha una sua conoscienza,è cresciuto in una determinata famiglia,in un determinato ambiente,appartiene a un popolo che ha una sua storia, plasmato magari su diversi credo ed ideologie.Dio solo,è ben rivelato,può conoscere a fondo il “cuore” degli uomini. Ciò che viene detto in Romani oltre a quelle cose dette e che ho sottolineato nel precedente commento è che comunque Dio lascia tracce di sé affinché come si legge nella lettera algli Ateniesi:
            “Or egli ha tratto da uno solo tutte le stirpi degli uomini, perché abitassero sopra tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche prestabilite e i confini della loro abitazione, affinché cercassero il Signore, se mai riuscissero a trovarlo come a tastoni, benché egli non sia lontano da ognuno di noi. Poiché in lui viviamo, ci muoviamo e siamo, come persino alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché siamo anche Sua progenie. Essendo dunque noi progenie di Dio, non dobbiamo stimare che la deità sia simile all’ oro o all’ argento o alla pietra o alla scultura d’ arte e d’ invenzione umana. Ma ora, passando sopra ai tempi dell’ ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano”

            Spero magari di averle detto qualcosa di utile.un saluto.

    • Giorgio, fatta la debita sostituzione del termine “razionale” con “sperimentale”, come fa giustamente notare Giorgio, condivido pienamente quanto da lei scritto e la ringrazio per la sua attenzione e per il suo contributo.

      • La ringrazio della risposta. Io la penso un po’ diversamente sul versetto citato, dove si legge che “chi si accosta a Dio deve innanzitutto credere che egli è”, cioè esiste; la questione dell’esistenza o meno di Dio ha radici antiche e profonde, non l’ha mica inventata Odifreddi. Non lo dico per giustificarmi, è solo che mi ostino a credere che chi ha difficoltà ad accettarne l’esistenza si ponga su un piano concettualmente diverso sia da chi sceglie liberamente di rifiutarlo, sia da chi lo nega con decisione. Non mi è chiaro, ad esempio, come lei la pensi sulle figure sacerdotali alla Pievani: credono in Dio ma lo rigettano? Oppure credono che la possibilità che Dio esista, a seguito di opportune deduzioni logico-scientifiche, sia ridottissima e immaginano una società futura che si fonda su questa consapevolezza (agghiacciante)? Comunque sia, io di certezze religiose ne ho ben poche, e non ho affatto scelto aprioristicamente di eleggere la Bibbia a verità letterale assoluta. Alle volte mi piacerebbe fosse così, ma ne ho ancora troppo pudore per via della candida ingenuità di alcuni passi scritturali – che in certe accezioni del cristianesimo vengono stemperati dal richiamo allegorico, e da altre accettati integralmente e inseriti brutalmente nell’insegnamento canonico, rendendo ancora più tagliente – se non grottesco – il contrasto con le realtà scientifiche. Di certo sento un insopprimibile istinto verso l’eternità che faccio fatica a ricondurre all’imprinting culturale o all’umana paura della morte. Non riesco però a figurarmi una vita senza il corpo fisico, né in verità ne sento alcun bisogno. La prego di non essere eccessivamente severo, perché non ho né pretese né particolari conoscenze filosofiche o religiose, ma solo tanta fervida curiosità.
        Un saluto.

        • Giorgio Masiero on

          Neanch’io, e nemmeno Tommaso d’Aquino, riusciamo ad immaginarci una vita senza il corpo fisico. Così come non riesco a immaginare il cervello che mi comanda, ma piuttosto “è il mio Io che comanda al mio cervello” (E. Schrödinger). Per questo, ogni domenica al Credo, dichiaro di credere nella “resurrezione della carne”.

          • Uno dei dieci on

            Anch’io non vedo una vita senza il corpo fisico, tant’è che quando al posto della vita c’è quello stato opposto che si chiama morte il corpo fisico è inanimato e praticamente scompare consumandosi…
            Non metto in dubbio che con una fervida immaginazione si possa anche immaginare il corpo fisico che risorge, o qualcosa del genere, e non pensi che voglia sminuire la sua fede; ad averla, non può essere che così, in fondo.

          • Giorgio Masiero on

            Molta minore immaginazione di quella richiesta per credere a particelle senza massa, o alla dilatazione del tempo o all’entanglement. Per me è addirittura un’evidenza, se penso a ciò che ha detto Schrödinger.

          • A me francamente serve molta più immaginazione per digerire la morte, come concetto voglio dire. E’ così innaturale che persone esistenti a un certo punto cessino di esistere; anche da un punto di vista biologico devo compiere un certo sforzo per vedere la morte come “innata”: tutta quella fatica, quell’organizzazione strabiliante, quel concerto di inimitabili reazioni chimiche per poi spegnersi nel nulla. Secondo qualle legge fisica un organismo biologico NON PUO’ vivere in eterno? Non intenderanno mica gli evoluzionisti in questo caso ribaltare le argomentazioni (anti)entropiche con cui tentano di spiegare la generazione spontanea di ordine e di informazioni dal nulla? No, risparmiatemi i soliti argomenti ritriti che altrimenti non ci staremmo tutti sulla terra, che si invecchia e si muore perché è naturale: non la bevo.
            Quando guardo le mie figlie mi vien da pensare a tutto tranne che a uno scherzo del nulla; mi ci vuole veramente molta immaginazione per credere che una prima cellula sorta per caso e accuratamente addomesticata dalle condizioni meteo di qualche milionata d’anni spieghi perfettamente ciò che ho davanti agli occhi. E mi disturba che una corrente filosofica (contro la quale combatte egregiamente il benedetto Pennetta) si prodighi così ferventemente per farci convinti che, sì, è proprio così, finiamola con le superstizioni, i miracoli e tutte queste baggianate da trogloditi: il caso, l’evoluzione, il non senso, ecco la verità, finalmente. Ma mi facciano il piacere.

          • Giorgio Masiero on

            Vorrei specificare, Giorgio, che quando il prof. Pennetta (ed altri, più modestamente in questo sito) “combatte”, come dice Lei, “contro la corrente filosofica” naturalistica, lo fa in due modi diversi, rispettando i metodi di ogni disciplina che cerca la verità:
            1) da scienziato, combatte contro quelle persone (come Pievani, ad es.) che vorrebbero far passare per “scientifica” quella che è solo la loro personale concezione filosofica;
            2) da credente, combatte sul piano razionale quelle persone (come Odifreddi, ad es.) che vorrebbero far passare per “cretina” ogni Weltanschauung diversa dalla loro, naturalistica e questa sì irrazionale, perché auto-contraddittoria.

  4. Scusate, ma allora la famosa “marcia del progresso”, adesso sarebbe ritornata ad essere plausibile?
    Perché mi ricordo che la denunciavate come un errore che però purtroppo era ancora presente in tutti i libri di scuola.
    Se è così, hanno fatto bene a non toglierla…

    • Ciao frank, hai toccato un punto davvero importante.
      Nell’intervista di Pievani sembra proprio che l’idea di un essere umano a culmine di una marcia del progresso sia il vero problema, sappiamo infatti che per qualche motivo, che ciascuno può provare a immaginare, l’uomo debba essere per forza un accidente casuale e non il culmine di un cammino di progresso.
      A Darwin andava bene un Uomo emerso come evoluzione di una scimmia, adesso questo non basta più, non deve essere per nulla diverso da una scimmia, nessun progresso dunque.
      Ed è proprio in quel passaggio dell’intervista che si rivela pienamente l’ideologizzazione della quale è imbevuta la teoria dell’evoluzione.

    • Beh..mi pare che sia usata in relazione all’opera di Pievani la Vita Inaspettata ,dove P. sottolinea come, forse, sia proprio la nostra solitudine a farci veder l’evoluzione in modo lineare e progressivo,ma che solo per contingenze fortuite ed imprevedibili siamo arrivati così,ma coesistevano specie differenti,delle quali il sapiens è quella adattata meglio per certe situazioni,lo scimpanzè per altre(infatti i due avrebbero antenato a comune)ed evolverebbero in parallelo.
      Ossia come scrive Enzo l’evoluzione procederebbe quindi per passaggi che danno origine a nuovi gruppi tassonomici dotati di una grandissima ricchezza genetica e non dando origine ad una ramificazione che poi viene sottoposta alla selezione naturale lasciando solo pochi “rami”.
      Quindi linearmente come la marcia del progresso.
      Ciò non sta a significare quali siano gli step della marcia,come e se siano collegati etc etc..
      In questo senso la prima versione (quella deglia nelli mancanti)è scartata e scartabile
      http://www.enzopennetta.it/2012/07/darwins-black-beast/#comment-6639
      Anche nell’immagine di Manzi e negli schemi similari,con tutte le linee tratteggiate si va a supporre forme transitorie che si inseriscono collegando rami in parallelo formando un cespuglione.
      Invece linearmente abbiamo(avremmO)come una successione di specie con grandissima variabilità che esplodono nelle loro varianti,una sorta di esplosioni in cascata..

      Non so Enzo se ho detto male..

      • Hai detto giusto Leonetto, proprio in “La vita inaspettata”, come correttamente fai notare, è possibile trovare la filosofia fondamentale del neodarwinismo espressa nell’intervista da Pievani, più che l’evoluzione in sé sembra importante dimostrare che essa non abbia senso.

        Quell’esplosione che con una efficace terminologia definisci “in cascata” fa invece pensare ad un percorso dall’inferiore al superiore e quindi viene adesso rigettata.

  5. Uno dei dieci on

    C’è qualcuno tra voi in grado di figurare uno scenario verosimile, contrario alla teoria neodarwiniana (visto che la considerate fallace), da cui si capisca, almeno un poco, come possono essere andate le cose, secondo voi?
    Naturalmente uno scenario assolutamente naturale, capibile e spiegabile dalle scienze naturali, senza creatori, senza corpi che risorgono, senza finalismo del creato che ci comprenda come i migliori…

    Non prendetela come una provocazione, ma come una cosa seria.

    Visto che vi vantate sempre che questo è un sito di scienza (critica), e che le digressioni filosofico-religiose sono sopportate, provate a fare gli scienziati nel vero senso della parola: non solo demolizione del lavoro scientifico degli altri, ma supposizioni vostre, magari soggette a falsificazione, ipotesi di lavoro, come se doveste mettere insieme un’equipe di studiosi con programma condiviso…

    Chiedo troppo e avrò la solita risposta “non lo sappiamo” (che per inciso non è per nulla scientifica)? Oppure ho una speranza?

    • É evidente che o non ha letto l’articolo di Pennetta o non lo comprende… uno dei due… la risposta è lì ed é pure moltio chiara.

      No, non starò a ripeterla.

      • Sì,beh Tommy immagino si riferisca a :

        http://www.enzopennetta.it/2013/10/il-cranio-di-dmanisi-nonostante-le-smentite-e-un-importante-punto-a-sfavore-della-teoria-neodarwiniana/#comment-19030

        Diciamo che quello è un “punto di partenza”,nel senso che gli organismi diversi che compaiono nei vari strati portano a formare uno schema non rappresentabile con quel “cespuglio” ma come spiega Enzo.
        E questo quindi è un’analisi dei dati di cui bisogna tenere conto.

        • Ciao Leonetto,

          non ho letto il commento che hai riportato perchè non mi sono sbagliato, mi riferivo all’articolo di Enzo e non ad un commento.

          Questa la parte a cui facevo riferimento:
          «Ma l’interfecondità tra sapiens e neanderthal mostra come avessimo ragione a proporre la teoria secondo la quale i neanderthal altro non erano che sapiens dalla ridotta variabilità genetica, e che alla fine questa ridotta variabilità abbia probabilmente portato ad una loro incapacità di rispondere adeguatamente alle necessità legate all’ambiente e quindi all’estinzione.
          […]
          L’evoluzione procederebbe quindi per passaggi che danno origine a nuovi gruppi tassonomici dotati di una grandissima ricchezza genetica e che in seguito ad un isolamento geografico o di altro tipo dà origine ad una serie di varietà ottenute per impoverimento genetico. In questo meccanismo l’estinzione può avvenire quando la variabilità genetica si riduce al punto di non conferire più una sufficiente flessibilità e a non contrastare più le mutazioni negative che si vanno accumulando.
          »

          Questa è una spiegazione, che piaccia o no.
          E per una sua metà è molto ben corroborata dai fatti (microevoluzione).
          Ovviamente manca la spiegazione dei “passaggi che danno origine a nuovi gruppi tassonomici dotati di una grandissima ricchezza genetica“.
          Ma daltronde questo manca anche nelle spiegazioni Darwiniane…

          Quindi è una spiegazione che gode della stessa dignità di quella Darwiniana…

          • Un’ultima errata corrige:
            Ma daltronde questo manca anche nell’ipotesi Darwiniana…

            etc.

          • No Tommy,è bene non confondersi,allora quella nel commento era una “ripresa” di ciò che riportava l’articolo,appunto proprio di ciò che riporti in questo commento,e quella non è un’ipotesi alternativa,ma è una descrizione attinente ai fatti.

            È un po’ come dire che nel Cambriano compaiono più phyla allora ,stando a quanto si ha e alle datazioni prese,e allora c’è stato un’evoluzione maggiore.

            E così dire che da una popolazione unica con grande variabilità di uomini si siano formate le varie popolazioni fra le queli i neanderthal e i sapiens e quindi portare la questione alla luce dei meccanismi microevolutivi noti che la spiegano perfettamente è appunto fornire una descrizione attinente ai fatti.

            Non c’è alcuna spiegazione di come compaiano le specie con elevata vvariabilità e come e se siano legato le une alle altre,che è ciò che dovrebbe fare la teoria sull’origine delle specie,che il neodarwinismo non fa.

            Poi però questi nuovi dati(ma non solo anche vecchi come abbiamo altre volte fatto notare)mettono in luce nuovi problemi all’ipotesi neodarwiniana ed il modello a cespuglio svanisce..

            Quindi al più ci sono punti che in un’eventuale pars costruens dovranno essere presi in considerazione,ma è tutta pars destruens e constatazione di ciò che riportano i fatti.

            Non c’è alcuna teoria alternativa in questa cosa.

          • No Tommy,è bene non confondersi,allora quella nel commento era una “ripresa” di ciò che riportava l’articolo, appunto proprio di ciò che riporti in questo commento, e quella non è un’ipotesi alternativa, ma è una descrizione attinente ai fatti.
            No Leonetto, non mi sono confuso per niente.
            Facevo consapevolemente riferimento ai passaggi citati dell’articolo di Enzo e non al tuo commento, pienamente consapevole del loro contenuto e delle loro implicazioni.

            È un po’ come dire [dato che] che nel Cambriano compaiono più phyla allora, stando a quanto si ha e alle datazioni prese, c’è stata un’evoluzione maggiore.
            Questa è la parte dell’IPOTESI che, anticipandoti, ho chiarito essere la metà non ancora spiegata…
            Il tuo chiarimento quindi rettifica nulla di quanto ho già affermato.

            E così dire che da una popolazione unica con grande variabilità di uomini si siano formate le varie popolazioni fra le queli i neanderthal e i sapiens e quindi portare la questione alla luce dei meccanismi microevolutivi noti che la spiegano perfettamente è appunto fornire una descrizione attinente ai fatti.
            Fornire una descrizione attinente ai fatti” è quello che pretendono di fare anche i Darwinisti mentre in realtà siamo tutti pienamente consapevoli che ciò è solo un’INTERPRETAZIONE dei dati, e quindi un’IPOTESI.
            Quindi anche quella che hai ripetuto è un’IPOTESI, la quale è alternativa, in quanto OPPOSTA, a quella Darwinista.

            Non c’è alcuna spiegazione di come compaiano le specie con elevata variabilità e come e se siano legato le une alle altre, che è ciò che dovrebbe fare la teoria sull’origine delle specie, che il neodarwinismo non fa.
            Scusami, ma hai letto bene e con calma quanto ho scritto?
            Perchè non mi pare proprio…
            Stai solo ripetendo le stesse identiche cose che ho scritto io come se le stessi rettificando ma in realtà è solo una ripetizione di qualcosa che avevo già chiarito io anticipandoti… -_-

            Poi però questi nuovi dati (ma non solo anche vecchi come abbiamo altre volte fatto notare) mettono in luce nuovi problemi all’ipotesi neodarwiniana ed il modello a cespuglio svanisce..
            Questo mi era chiaro e non era oggetto del mio intervento.
            Non capisco perchè quindi hai sentito l’esigenza di ripeterlo…

            Non c’è alcuna teoria alternativa in questa cosa.
            Io infatti ho parlato di IPOTESI…

            Ecco il commento di 1/10 che ha scatenato il mio intervento:
            «Visto che vi vantate sempre che questo è un sito di scienza (critica), e che le digressioni filosofico-religiose sono sopportate, provate a fare gli scienziati nel vero senso della parola: non solo demolizione del lavoro scientifico degli altri, ma SUPPOSIZIONI vostre, MAGARI soggette a falsificazione, IPOTESI DI LAVORO, come se doveste mettere insieme un’equipe di studiosi con programma condiviso…»

            Bene, la supposizione dell’inversione della direzione dell’evoluzione da una maggiore ad una inferiore informazione genetica e quindi dal più complesso al meno complesso (in opposizione totale al Darwinismo) dovuta all’intepretazione dei fatti della microevoluzione è a tutti gli effetti un’IPOTESI alternativa, perchè OPPOSTA, a quella Darwiniana…

          • È stato Enzo ad utilizzare il termine “teoria” nei passaggi da me citati, ma solo in merito alla relazione Sapiens-Neanderthal.

          • Allora Tommy:
            1/10 scrive:

            SUPPOSIZIONI vostre, MAGARI soggette a falsificazione, IPOTESI DI LAVORO

            Quindi ,di norma,lui chiederebbe “supposizioni vostre” e poi specifica, che magari queste supposizioni dovrebbero essere soggette ad ipotesi di lavoro,falsificazione etc..

            Ora,al di la che 1/10 usi parole a casaccio,e che in determinati contesti supposizione possa essere sinonimo di ipotesi etc..
            Qualcosa che nasca in seguito ad ipotesi,che ha criterio di falsificabilità è “vicina” all’idea di teoria scientifica,quindi viene da pensare che chiedesse la “consueta” alternativa.

            Poi se invece chiedeva “un’ipotesi di lavoro”,una “descrizione” sui fatti,allora ha ragione lei Tommy.

            ok?

            Da come è posta però sembrerebbe proprio di no,ma con 1/10 c’è talmente caos che non è neanche detto…

          • Per inciso: la “teoria” Darwiniana per quanto mi riguarda non gode nemmeno della dignità tale da conferirgli lo status di “teoria”.
            Quindi siamo sullo stesso piano…

          • “Per inciso: la “teoria” Darwiniana per quanto mi riguarda non gode nemmeno della dignità tale da conferirgli lo status di “teoria”.
            Quindi siamo sullo stesso piano…”

            Sì..beh che non sia teoria scientifica e perché(assenza di qualsivoglia predizione,assenza di corroborazione-i necessarie,assenza criterio falsificabilità,incapacità di ricostruzioni affidabili etc..)l’abbiamo ricordato e spiegato più volte.

            Su questa base il neodarwinismo può essere sullo stesso piano anche dell’ID o della “creation science” che anch’esse non sono teorie scientifiche,
            ma non c’entra nulla questo.Come abbiamo detto,è stato scritto anche su TA,si assiste proprio a un’assenza di una teoria in quell’ambito e non si ha invece una teoria malfunzionante.

            Quelle sono sullo stesso piano,questa cosa no(pur essendo scientifico e le altre no).
            Questo è “semplicemente” prendere coscienza di cosa dicono i fatti e quindi su di essi fornire descrizioni,ipotesi,che permettono meglio di inquadrare un fenomeno per quel che è in modo scientifico senza dogmi imposti da un paradigma.

            Ciò è utile per rimarcare un concetto.
            Quando vado a studiare un fenomeno,basandomi sui dati che ho,sulle osservazioni che sono state fatte e che è possibile fare,su quelli che sono i dati empirici in prima battuta valuterò se sia spiegabile in modo ordinario.

            E da una popolazione originaria ai vari Floresiensis,erectus,sapiens,heilderbengensis,denisova,peking e via via è un qualcosa spiegabile in modo ordinario come può esserlo per l'”evoluzione” dei canidi,suidi,felidi,meli,insalate etc..
            Se non ci sono cose concrete che mi impongano a non accettare la visione ordinaria di un fenomeno scientificamente assumo che sia andata così.
            Ciò invece non viene fatto perché si vanno ad interpretare i dati dando per assodato un paradigma meravigliandosi poi così doi cose su cui non ci sarebbe da meravigliarsi per nulla.

    • Quale sarebbe la sua speranza, UDD? Quella di trovare un modo più “scientifico” di essere ateo? Quella che la scienza sperimentale dimostri definitivamente la (non-)esistenza di Dio?
      Se è pienamente soddisfatto dell’assenza di significato, speranza e dignità intrinseca della vita che il neodarwinismo offre, che tipo di risposte cerca in un sito come questo? Si aspetta che qualcuno le fornisca un modello sperimentale, riproducibile in laboratorio, del comparire di un suo caro estinto usando come ingredienti qualche ossido di carbonio, di azoto, di idrogeno, ma perché no, anche da qualche amminoacido acquistato alla sigma aldrich?
      Non è che attraverso queste domande lei stia inconsciamente cercando di approcciare una visione più spirituale dell’esistenza?

      • Uno dei dieci on

        Più che cercarlo, tale approccio, caro Giorgio, io cerco di viverlo; non crederà che l’essere spirituale sia appannaggio del solo Homo credente?

        • No. Lo dimostra il fatto che, ad esempio, io non sono (ancora) credente. Mi perdonerà se non do ulteriore largo alla sua provocazione evoluzionista; mi interessa di più dirle che per me quel “vivere” l’approccio di cui lei parla stava diventando un tormento insopportabile. Una spiritualità qualunquista e senza indirizzo, a mio modo di vedere, può diventare fonte di pericolose frustrazioni. E’ anche chiaro, però, che se la propria visione dell’esistenza è fondata sugli assiomi dell’ateismo (non illudiamoci, una scelta, iniziale o finale che sia, bisogna sempre farla), si può “tranquillamente” accettare la spiritualità come un prodotto più o meno spurio dell’evoluzione, che quindi si manifesta in modo proporzionale al livello evolutivo della specie. Io penso che un ipotetico consorzio umano che poggi le sue fondamenta sull’ateismo sia destinato a scomparire rapidamente. Ma ovviamente questa è solo una mia opinione.
          Reitero la mia impressione iniziale: lei sta cercando qui una scintilla che accenda il suo desiderio di credere. Altrimenti perché continuerebbe a frequentare un sito come questo facendosi coprire di insulti?
          Saluti.

          • @Giorgio,
            diversamente da prima il tuo nome è comparso con una P, immagino per meglio distinguerti dal prof. Masiero, direi però di sceglierne uno solo e proseguire con quello nei prossimi interventi.

            Saluti

          • Uno dei dieci on

            Vede, a parte i modi di uno solo qui dentro, per la gran parte non li considero insulti, ma insegnamenti. Sta a me metterli a frutto, piano piano. Se ci riuscirò non lo so, ma ci sto provando…

          • Giorgio l’utente 1/10 non è mai stato insultato da nessuno qui.
            Semplicemnte vuoi Nadia,vuoi Masiero,vuoi altri utenti o io abbiamo, preso coscienza e valutazione di ciò che ha scritto ,e tirato le somme.
            Che non capisca ciò che legge negli articoli,in ciò che gli viene scritto,che parli di cose che non conosce e che si renda ridicolo cercando di fare cose che evidentemente non sa fare,che svii sempre il discorso in OT e in loop,che presenti un atteggiamento da aspirante-troll,e che serva da useful-idiot(che fa riferimento ad un fatto storico),cosa esplicitata anche da Masiero :
            http://www.enzopennetta.it/2013/10/il-cranio-di-dmanisi-nonostante-le-smentite-e-un-importante-punto-a-sfavore-della-teoria-neodarwiniana/#comment-19059
            (poi che si volgia definire certi atteggiamenti come un bambino interviene su tutto a sproposito, come certi bambini nei discorsi degli adulti il discorso sempre quello è)
            sono fatti,non è che si va a dire cose per screditarlo o altro.
            So cose ben visibili a tutti(all’infuori di lui forse)e quindi è lui stesso che si pone in un certo modo e non può lamentarsi se qualcuno lo fa notare.

            Come caro Giorgio non è assolutamente cosa pensabile che 1/10 stia cercando di capire qualsivoglia cosa,lo dimostra come continua a porsi e a non informarsi e a sviare nei discorsi con Masiero.

            Son tutte cose che son verificabili.Quindi Giorgio non dica che 1/10 viene insultato perché non è affatto così.

    • “Non prendetela come una provocazione”

      Sarebbe impossibile.Lei non è in grado di fare provocazioni,osservazioni sarcastiche,impertinenti,pungenti e via discorrendo..in base a quanto ha fin ad oggi mostrato su CS.

      Tutto quello che fa,e ne da prova per l’ennesima volta in questo commento è :

      -parlare a vanvera senza comprendere ciò che legge e costruendosi pensieri da sé mettendoli in bocca ad altri per pi dire quello che vuole lei.
      -parlare di cose su cui non sa niente e non vuole sapere niente,né ha interesse alcuno(capacità non so,ma visto che mostra analfebetismo funzionale può essere manchi anche questa) di informarsi
      -creare continuamente OT e loop

      Quanto alla domanda,per chi legge CS e,non credo,ma avesse qualche dubbio ripeto(repetita iuvans) che se una cosa funziona male,ma funziona posso tenerla ,cercare di migliorarla e per abbandonarla(visto che comunque funziona e qualcosa è meglio di niente)ho necessità di avere un rimpiazzo.
      Ma se una cosa non funziona per dire che non funziona non devo trovare un’alternativa.
      Se ho un’automobile e non ha motore nè ruote per dire che non funziona non devo dire come si farà allora a andare via dal posto in cui ci si trova.
      Se un ascensore non parte non dovrò dire per dire che non funziona come si sale allora ai piani superiori(o scende a quelli inferiori)
      Se un ponte è rotto,le due estremità sono separate e non è possibile saltare da un lato all’altro in alcun modo né collegarle,per dire che il ponte non funziona non devo dire come si farà ad attraversare.

      Si chiama Pars destruens.Quando allora si comprenderà che un qualcosa non funziona(e non semplicemente funziona male)si potrà cercare ed eventualmente trovare una soluzione.Solo allora perchè vi saranno mezzi e risorse adeguate derivanti dall’aver preso coscienza che c’è un problema.

      Cosa che sarà stata detta un’infinità di volte.

    • Giorgio Masiero on

      L’accontento 1/10.
      Procediamo in ordine come si fa in epistemologia.

      “Pars destruens”. EccoLe un bignami. Il darwinismo non è una teoria scientifica perché fa predizioni opposte. Per es., il filosofo darwinista Pievani poeta di “vita inaspettata”, sulla linea del genetista darwinista Monod che filosofa di “evento unico” avvenuto per un grandissimo colpo di fortuna della “roulette” cosmica. L’astronoma darwinista Hack invece credeva agli alieni e ad infiniti pianeti nell’universo brulicanti di vita, sulla linea del biologo darwinista Kauffman che ha scritto un libro dal titolo e dal contenuto opposti a quello di Pievani: At home in the universe.
      Il darwinismo è senza senso perché la selezione naturale (Lei darwinista neoconvertito, 1/10, ha imparato che cos’è?) fa solo scomparire le specie (più deboli nella lotta per l’esistenza), ma non ne fa sorgere nessuna di nuova.
      Il darwinismo invoca come unico agente delle specie viventi il “caso”. Cioè l’ignoranza. Le sembra, 1/10, una spiegazione scientifica richiamarsi alla propria ignoranza?!

      “Pars construens”. una teoria alternativa? http://arxiv.org/pdf/1011.4125.pdf
      Non è ancora la spiegazione “completa” dell’abiogenesi e della vita, dobbiamo fare ancora molta strada, ma cmq usa la fisica quantistica (non quella sorpassata di 150 anni fa usata da Darwin, giustificato, e dai suoi accoliti contemporanei, ignoranti di fisica) e predice infinitamente di più delle chiacchiere di tutti i darwinisti messi insieme. Ed è onesta sui problemi aperti.
      PS. Se l’articolo è troppo difficile per Lei, potrebbe incominciare col leggersi il mio articolo su TA “Per una nuova biologia coerente col secondo principio della termodinamica”. Come vede, 1/10, su CS non facciamo solo critica al darwinismo e alle altre superstizioni che vengono spacciate per scienza, ma ci sforziamo anche di costruire…

      • Uno dei dieci on

        Intanto grazie della fonte, che mi farò tradurre.

        Vedo che stavolta non si è trincerato nel solito “non sappiamo”.

        Sulla “selezione naturale” la comprendo e la spiego né più né meno di Pievani e le fonti di studio che ne parlano. Se per lei non contribuisce, assieme agli altri fattori noti, a formare nuove specie, non so che farci.

        • Giorgio Masiero on

          È Lei, 1/10, che ha cambiato la domanda, non io la risposta. Se mi chiedesse ancora donde viene la vita o l’uomo, io Le risponderei con onestà: non lo sappiamo.
          Lei ha chiesto uno “scenario scientifico alternativo” all’affabulazione darwiniana, ed io gliene ho dato uno. Esso non spiega l’abiogenesi ancora (ma non lo fa neanche il Suo credo), ma è una strada scientifica che merita di essere indagata. E lo sarebbe con maggior velocità se la maggior parte delle risorse non venissero impiegate, come sempre lamentano Pennetta e Leonetto, nei tecnicismi della biologia molecolare e nei filosofemi della biologia evolutiva.
          Quando ha finito lo studio dell’articolo che Le ho inviato, mi faccia sapere le Sue impressioni.
          PS. Se crede di aver compreso che cos’è la selezione naturale, perché non mi spiega COME FA a creare una nuova specie da specie precedenti? Sono tutto orecchi…

          • Uno dei dieci on

            So, Masiero, che per lei la selezione naturale seleziona, impoverisce il patrimonio genetico (?), non crea nuove specie. Il fatto inequivocabile è che nuove specie si formano, per causa di diversi fattori. Sta a lei dimostrare, dinanzi a una nuova specie, che la selezione naturale non vi abbia messo becco…

          • Giorgio Masiero on

            Di che cosa parla,1/10? La selezione naturale “impoverisce il patrimonio genetico”? Che senso ha? Darwin neanche sapeva di geni…
            Con ciò Lei dimostra di non sapere che cos’è la selezione naturale, di usare parole senza conoscere il significato, e di “credere” non per scienza, ma per fede.
            PS. Che la selezione naturale non sia il fattore all’origine delle specie, io l’ho dimostrato nel mio articolo “Il programma sublime”: sta a Lei dimostrare dove il mio ragionamento è errato.

          • Giorgio Masiero on

            @ Emanuele
            La mia “pazienza” nei confronti di 1/10 non ha lo scopo di convincerlo. 1/10 è un cieco credente nella Scienza con la S maiuscola, luce dell’Umanità con la U maiuscola. Non sa nulla di scienza, niente di filosofia, zero di logica, sottozero di teologia, ma interviene su tutto a sproposito, come certi bambini nei discorsi degli adulti.
            Perché parlo con lui allora? Per mostrare ai lettori di CS fin dove è arrivato il lavaggio del cervello nella gente comune e onesta da parte della cosiddetta divulgazione scientifica.

  6. Buon giorno a tutti
    Recentemente ho scoperto il sito Critica Scientifica in una ricerca su cambiamenti climatici. La chiarezza logica dei testi proposti mi ha fatto approfondire la lettura in altri argomenti. In un secondo tempo, ho scoperto i commenti e non posso che ringraziare, come lettore, tutti quelli che partecipano, per l’intelligenza ed educazione che portano a essere interessante le argomentazione anche quando lontane dal topico proposto.
    È Inevitabile che la questione “Divina” venga esaminata nella discussione.
    Per me, un discorso che non abbia Dio, o l’assenza di Dio, come protagonista clandestino, è privo d’interesse. Ma vorrei far notare l’ottimo commento sulla fede e fiducia del sig Leonetto, dicendo a chi soleva la questione scienza verso religione, che per un credente, anche se scienziato, valgono le parole sagge di Gomez Davila (filosofo colombiano):

    “Se Dio fosse il punto d’arrivo di un ragionamento, non sentirei alcuna necessità di adorarlo. Ma Dio non è solo la sostanza di ciò che spero, è anche la sostanza di ciò che vivo.”

    • Uno dei dieci on

      Pensi che sono persino d’accordo con lei e con le parole del filosofo colombiano, che rendono bene cosa significhi avere di Dio la giusta prospettiva.
      Per me, che sono ateo, è la vita, l’unica sostanza che possediamo davvero, a essere il nutrimento del mio lavoro nel campo dell’assistenza ai diversamente abili che, potrà apparire retorico, più mi dono a loro disinteressatamente più mi arricchiscono. Ma qui, su questa terra, in questo momento presente, senza premi né castighi futuri.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Hai il 50%di probabilità di vederti imposto “un premio”o “un castigo” eterno.
        Ma anche il 50%di poter fare una “dormita”che non finisce più.
        ps.se hai percentuali diverse fammele sapere!

        • Uno dei dieci on

          Stò, ciao amico, la tua umiltà è pari di sicuro alla tua onestà intellettuale.

          Vedi, al pari di altri qui su CS, ho una “fede” così salda che non vedo alternative di sorta alla dormita che non finisce più.

          “Dormono, dormono sulla collina”, cantava De André…

          Che c’è di più rassicurante e bello, e soprattutto giusto? Perciò le mie percentuali sono 0% a 100%.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Sei senza dubbio persona interessante ,con un grande bagaglio di esperienze
            Sono tantissime le domande che vorrei farti,conoscere la tua Scelta,il suo percorso , ma ho il pudore e il massimo rispetto per la tua privacy.
            Mi ha colpito comunque moltissimo una delle frasi del commento:Che c’è di più rassicurante e bello,e soprattutto giusto?
            Rassicurante,bello,giusto…..

      • La capisco sig. 1/10 . Il vostro atteggiamento in relazione al prossimo è anche il mio. Credo che nessun essere può realizzare se stesso se non cooperando alla realizzazione di tutti gli altri. Sono sicuro che lei sa che il bene per il momento presente, disinteressato ai premi e castighi, non è una prerogativa del essere ateo. Gli ebrei, che ammiro tanto come cultura, hanno questo come punto di riferimento morale.

        • Uno dei dieci on

          Non è una prerogativa di nessuna categoria precostituita, civile o religiosa che sia, Silvio; se non degli uomini di buona volontà che vivono le difficoltà e le sofferenze dell’altro come fossero le loro. Ci si arriva quando la propria sofferenza è stata abbracciata da qualcun altro che l’ha presa in carico, alleggerendola… Questa per me è la felicità.

  7. umberto fasol on

    Caro Enzo,
    ci voleva proprio un commento a questo articolo apparso su Science che spariglia di nuovo le carte sull’origine dell’uomo!
    Dunque, sintetizzando all’estremo lo stato dell’arte, potremmo dire che:
    1. le australopitecine sono scimmie dell’emisfero australe sia per capacità cranica (400) che per rapporto tra gli arti superiori e inferiori che per splancnocranio;
    2. i crani di Dmanisi hanno capacità cranica che va fino a un massimo di 730, ancora al di sotto del minimo umano attuale e comunque all’interno del range delle scimmie attuali (il teschio della foto misura 546);
    3. Homo sapiens, dotato di capacità cranica superiore, presenta diverse varietà, come la Neandertal, la florensis, ecc.. (secondo me anche erectus potrebbe essere una popolazione di sapiens).
    Mi pare cioè che il salto tra il primate non umano e il primate umano sia sempre più evidente: il “gradualismo” ne esce indubbiamente molto mortificato.
    Molti biologi al di là dell’Oceano condividono questo quadro.
    Bene. A me basterebbe che cominciassimo a insegnare questo.
    Poi, per le conclusioni o per le riflessioni filosofiche deducibili da questi dati, ognuno è libero di farne quante vuole e come vuole. Purchè argomentate.
    O no?
    Ciao e… ottimo articolo!

    • Eh sì Fasol ,come riportava anche lei in diverse occasioni l’habilis è un taxa non valido, è un’australopitecina fra cui sono stati inseriti erroneamente resti appartenenti a erectus ed altri homo,come riportava anche il paleontologo R.Fondi.
      Ora, la capacità del cranio indica,mi dica se sbaglio,la quantità di acqua distillata alla temperatura di 4° , che può essere contenuta nella cavità cranica.
      Quindi è possibile esprimere la misura in centimetri cubici, oppure in grammi.
      Bisogna tenere conto del rapporto testa -corpo.Bisogna vedere che volume del coropo occupa il cervello.
      i Neanderthal erano molto grossi.
      Il Floresiensis con una capacità di 380 – 420cm3 ed era un uomo non minorato…
      e giustamente lei riporta:
      3. Homo sapiens, dotato di capacità cranica superiore, presenta diverse varietà, come la Neandertal, la florensis, ecc.. (secondo me anche erectus potrebbe essere una popolazione di sapiens).
      I Semang della Malaysia?I pigmei?
      I pigmei dell’Oceania immortalati in foto dei primi del ‘900 mostrano basse stature, arcate sopraorbitali piuttosto sporgenti, questo che era indice di “primitività” quando si tratta di fossili, considerate una semplice ipertrofia ossea, quando invece si ha a che fare con uomini viventi.
      Sono tutte cose usate per giustificare idee razziste..
      È un po’ paragonare un chihuahua con un pastore maremmano.Non sono entrambi lupi?

      Certo anche l’erectus si incrociò con il sapiens e mostrava capacità di pensiero umane:
      http://www.enzopennetta.it/2013/04/chi-erano-veramente-i-neanderthal/
      http://www.unita.it/scienza/notizie/che-storia-ingarbugliata-br-quella-dei-nostri-antenati-1.318771

      Se si incrociarono e diedero prole fertile..

      L’uomo è uomo la scimmia è scimmia il salto fra i fossili è netto.i fatti riportano quello.

      Susan Anton,paleoantropologa:
      “Come si comporterebbeun ricercatore che, tra un milione di anni, guardasse i pochi resti fossili di un pigmeo africano e di un giocatore dell’NBA?.”

      • Esempi come questo riportato sono molto più efficaci di mille discorsi:

        “Come si comporterebbeun ricercatore che, tra un milione di anni, guardasse i pochi resti fossili di un pigmeo africano e di un giocatore dell’NBA?.”

      • Scusate se mi intrometto, approfitto per chiedere un chiarimento: la “variabilità morfologica” (citata anche dal professor Pievani nel suo articolo) se ho ben capito è un concetto che si “traduce” in parametri misurabili, ad esempio la capacità cranica. Se io prendessi un foglio e lo dividessi in due colonne, da un lato l’intervallo misurato nella capacità cranica degli uomini moderni (dal Pigmeo al giocatore NBA) e dall’altro quello delle scimmie moderne e poi prendessi i dati relativi ai generi Homo e Australopithecus, sarebbe corretto dire che i primi mi finirebbero sotto la colonna “uomini moderni” e i secondi sotto la colonna “scimmie moderne”? Quindi sarebbe “corretto” (semplificando brutalmente) dire che secondo il record fossile “gli uomini sono uomini e le scimmie sono scimmie”? Oppure sarebbe una forzatura? Grazie mille 🙂

        • Beh diciamo che si intende con v.m. una variabilità di forme strutturali sia esterna che interne, seconda di cosa ci si riferisca.Variabilità su cui sì si può anche fare una misurazione.

          Ora il bene sarebbe,per dirla brutalmente, avere cranio+mandibola+tutto il resto dello scheletro e fare i giusti rapporti vedere mani,piedi,bacino etc..

          Se così non è, bene sarebbe avere sia il cranio che la mandibola e comunque avere il cranio intatto per evitare ricostruzioni fallaci come avvenne per il cranio KNMER 1470 erroneamente attribuito a quel errato taxa che è H.Habilis.

          Infatti una scimmia presenta nel corpo ma anche nelle ossa del cranio e della mandibola aspetti scimmieschi.Ha una morfologia scimmiesca come l’uomo l’ha umana.
          Ci sono parti più pronunciate,inclinazioni differenti etc etc….valutando l’insieme è possibile discriminare uomo o scimmia.

          Se lei guarda un teschio di una australopitecina e quello di un orango e poi quello di un erectus..denisova vedrà subito le differenze.
          ma anche appunto se guarda il cranio di un H.Floresiensis che ha una capacità cranica piccola vedrà la differenza.

          Nel senso considerando il floresienses la capacità cranica delle scimmie australopitecine,scimpanzè etc..
          può rientrare nel range umano.
          Perché appunto il Floresienses l’ha di 300-400 lo scimpanzè 530…
          Quindi di per sé non è un criterio certo per determinare cosa sia uomo e cosa no.

    • Grazie Umberto, anche a me basta insegnare questo, che del gradualismo previsto dalla teoria darwiniana in tutte le sue declinazioni non se ne trova traccia.

      E per quel che mi riguarda lo insegno, basterebbe che aumentassero gli insegnanti che mostrano anche i difetti della teoria e allora si potrebbe superare l’impostazione dogmatica.

  8. Uno dei dieci on

    @Masiero, quel punto di domanda l’ha visto?

    Ho interpretato male quel che andate dicendo a pie’ sospinto: “la formazione di specie affini avviene per sottrazione di caratteri e non per nascita di nuovi caratteri”.

    Intendevo solo questo.

    Se poi credere per fede è colpa grave, a lei dovrebbero dare l’ergastolo… La prenda come battuta rispettosissima.

    • Giorgio Masiero on

      @ 1/10
      Cominciamo da capo.
      Il problema e’ che cosa ha procato l’evoluzione delle specie. Io ho dimostrato nel mio articolo “Il programma sublime” che la selezione naturale puo’ far scomparire una specie, ma non puo’ crearne una nuova.
      Quindi tocca a Lei darwinista dimostrare dove io ho sbagliato il ragionamento.
      Perche’ non dice anche Lei la verita’? Che secondo me, da quel che ho capito di Lei, e’: Io Uno dei dieci
      – non so bene cosa sia la selezione naturale,
      – non mi interessa leggere gli articoli scientifici di Masiero e, anche se li leggessi, non sarei all’altezza di contestarli,
      – sono darwinista non per convinzione scientifica, ma perche’ la concezione filosofica di tanti darwinisti (quella della mancanza di senso delle cose) mi sembra piu’ vicina alla mia.
      Punto. E tanti saluti!

      • Uno dei dieci on

        Sì, da capo.

        C’è molto di vero in ciò di cui mi accusa, ma si metta un poco nei miei panni, come io mi metto nei suoi…

        Masiero: fisico esperto in matematica, logica, filosofia, teologia ecc. ecc., ma soprattutto evoluzionista e soprattutto-soprattutto credente.

        Un’ultima domanda: dal momento che lei è certissimo che il suo Dio ha cavato l’universo dal cilindro (solo per rendere l’idea, non la prenda come affermazione di scienza, la prego), se ne deduce che tutta la sua ricerca delle cause naturali sull’origine della vita partono per forza dall’assunto di base appena citato. Dunque: in cosa le cambia la vita scoprire tali cause naturali, se mai arriveremo a scoprirle, sapere per filo e per segno dal punto di vista empirico cose che potrebbero (è solo un’ipotesi) dimostrare che Dio è solo una favola o al più confermarla nella sua ipotesi religiosa, dando per scontato, alla fine che qualsiasi cosa di empirica lei scoprirà avrà pur sempre, per lei, un origine magica?

        Per questo dicevo qualche giorno fa che, se fossi credente, sarei creazionista: magia per magia, meglio quella diretta, senza vie traverse.

        Che senso ha un Dio che dà il via al tutto e poi se la gode a vedere l’effetto che fa?

        Con questo la saluto, nel senso che continuerò a leggerla senza più contestarla.

        • Giorgio Masiero on

          Perché, 1/10, “credo ut intelligam et intelligo ut credam” (Agostino)! Lei proprio non conosce la bellezza della matematica e della fisica (delle “cause seconde”, secondo Tommaso), uguale solo a quella della musica…
          Anziché contestarmi (cosa su cui non ha le basi per farlo), perché come ogni studente non fa a me domande di fisica o matematica, a Pennetta o Leonetto di biologia, ecc.? In fondo, 1/10, questo è un sito di critica “scientifica”.
          E se invece a Lei piace la filosofia (ho notato che tutti, tutti senza eccezione, i Suoi interventi sono sempre stati di filosofia), perché non sceglie un blog di quel tipo?

  9. Uno dei dieci on

    @Masiero

    “Perché parlo con lui allora? Per mostrare ai lettori di CS fin dove è arrivato il lavaggio del cervello nella gente comune e onesta da parte della cosiddetta divulgazione scientifica.”

    Questo mi piace, le fa onore, anche se qualche giorno fa aveva deciso di chiudere definitivamente con chi non capisce un caspita…
    Fa un po’ meno onore all’Emanuele di turno che, da gente comune anche lui, si fa lavare il cervello dalla controdivulgazione scientifica.

  10. 1/10 io sono solo un semplice venditore di case e visto che non ho acquisito a tempo debito le dovute informazioni che mi interessano , approfitto degli articoli del proff. Pennetta per capire. Da ex ateo (ed ero pure un arrogante convinto) posso dirti che se c’è una “religione” che pratica il lavaggio del cervello, quella è la tua scienza , ma non credo sia questa la sede dove discutere di questi argomenti. Il punto è’ che ogni volta dirotti sempre tutto e tutti verso di te , ma allora perché non ti apri un blog tutto . Io non ho nulla contro la tua “fede”, ma per favore lascia che gli argomenti vengano approfonditi in modo che, un povero ignorante come me possa capire e chi è del mestiere possa approfondire , perlomeno resta nel tema della discussione, buona serata .

    • Uno dei dieci on

      Eri ateo arrogante convinto, adesso sei credente (arrogante convinto?). Ne sono felice.
      Non ce l’ho con te, ma lasciami intervenire a modo mio, per favore.
      Non cambia certo il tuo approccio col sito se “Uno dei dieci” dice la sua e viene regolarmente usato, come affermato più volte, come utile idiota. Ricavaci dunque tutto il bene che ha evocato Masiero e goditi la tua nuova vita da credente.

    • Buongiorno Emanuele.
      Una cosa è sicuramente certa, la titolata del Sole24Ore è imbarazzante.
      Al limite “l’anello mancante”(che i neodarwinisti posson chiamare tale per gli altri dicasi forma transitoria)l’Archicebus lo è fra le tarsiformi e le scimmie del nuovo mondo e i lemuri.Proprio al limite eh…
      Senza parlare che ,come di consueto ,sono state lanciate congetture arbirarie(leggasi just so stories) su questo animale.per pochi grammi di animale hanno fatto quintalate di speculazioni,just so stories.

      L’ Archicebus,se non erro viene inserito fra le tarsiformi fra cui ci sono sia i tarsi(quelli con occhioni molto grossi e zampe che sembra quasi un geco),sia gli omomidi (anch’essi abbastanza simili)con cui ha davvero molto a comune ,però ci sono caratteristiche che sono state raffrontate con le scimmie del nuovo mondo(tipo jack dei pirati dei caraibi sempre per farsi capire).
      Il più antico rinvenuto per questo ramo.
      In particolare l’Archicebus presenta un tallone che non assomiglierebbe a quello di un tarsio, ma a quello di una scimmietta(da lì il nome achilles dato alla specie..)
      L’analisi del computer di più di un migliaio di caratteristiche scheletriche dimostra che è più simile al tarsio,tuttavia ha il tallone d’Achille che assomiglia più ad una scimmia..che vuopi fare..non è che si ipotizza ad una popolazione originaria di tarsi ad elevata variabilità..no si va subito a interpretare alla luce del praradigma…

      Ora, avere un osso del tallone un po ‘più ampia o anche ,eventualmente,occhi più corti,più stretti di quelli dei tarsi significa che l’animale è stato un anello mancante evolutivo?
      La domanda dovrebbe essere “che cosa era questo animale?” E non “che cosa stava diventando questo animale?”

      Si comprende che le cose cambiano se si adotta da proincipio una chiave di lettura,perché l’analisi dei dati viene conddizionata.È inevitabile.
      L’Archicebus può rientrare in una variabilità di una popolazione originaria di quel tipo di “scimmie” in cui magari rientrano tarsi o omomidi, come essere una popolazione,una specie a sé con le sue specificità come un ornitorinco o (se fosse un taxon valido il Tiktaalik),come essere una forma di transizione ,occorrerebbero più dati e più campioni fossili senz’altro.
      Se non conoscessimo per nulla l’ornitorinco e fosse rinvenuto un fossile di ornitorinco..come verrebbe presentato?

      Spero di aver risposto alla tua domanda ,magari Enzo potrà dire qualcosa in più non so..

  11. Jacques de Molay on

    Signori, approfitto di questo articolo in cui si torna a parlare di evoluzione per sottoporvi alcune osservazioni che sono state fatte notare in una delle annose discussioni “evoluzioe si/no”, presenti nel web.
    A sostegno dell’evoluzione, vengono portati esempi come:

    1. un’alga monocellulare che evolve in organismo pluricellulare (http://www.youtube.com/watch?v=JVqxyYBuI_U minuto 4.50);
    2. un batterio che sviluppa un nuovo gene (nyIB)per la digestione del nylon (http://www.pnas.org/content/89/9/3780.long e http://en.wikipedia.org/wiki/Nylon-eating_bacteria);
    3. eventi di speciazioni vari ed eventuali osservati in natura (http://www.talkorigins.org/faqs/speciation.html).

    Se qualcuno avesse voglia di spenderci su due parole, magari anche solo su ciò che ritiene degno di maggior rilievo o limitandosi a fornire qualche link al riguardo, ne sarei lieto e soprattuitto grato!

    • Penso che se ne sia già parlato in verità..sul nylonase sicuramente,come sulla speciazione.
      Il nylonase come negli altri vediamo processi microevolutivi,nello specifico in questo caso un caso di “informazione” presa in prestito….mutazioni diminuiscono la specificità di un enzima esistente , permettendogli di idrolizzare lo stesso tipo di legame chimico in un leggermente diverso ,appunto un composto di nylon.Nel caso del nylonase assistiamo quindi a un fenomeno di informazione presa in prestito,di una capacità di riprogrammazione adattativa di alcune specie,con molti punti a comune con varie forme di microevoluzione batterica…E questo bene ripeterlo ma l’abbiamo osservato già in verità.
      Ci sono casi “analoghi” con il leptospirillum,Salmonella e E.Coli di cui pure si è parlato su CS.

      Quanto il passaggio dal mono al pluricellulare dell’alga qualcosa di analogo a :
      http://www.enzopennetta.it/2012/01/la-bufala-dellevoluzione-del-lievito-approda-su-pikaia/

      • Jacques de Molay on

        Ti ringrazio Leonetto. Quindi, nel caso del batterio che digerisce il nylon non è vero che viene prodotto un nuovo gene, come sostenuto (il fatto di dargli un nome -nyIB- può trarre in inganno in effetti, come ad indicare il sorgere di qualcosa di completamente nuovo che prima non c’era), bensì che ciò che è già presente perde di specificità. Allora ok, il caso in effetti è simile a quello dei batteri Lenski.

        L’articolo sul lievito mi era sfuggito, ma rimedio subito!

        • È sempre il solito discorso su come si va a definire il “nuovo” esattamente come nel caso dell’E.Coli.

  12. Quelle sono sullo stesso
    piano,questa cosa no(pur
    essendo scientifico e le altre
    no).

    ???
    Non ho capito.

  13. Su questa base il neodarwinismo può essere sullo stesso piano anche dell’ID o della “creation science” che anch’esse non sono teorie scientifiche, ma non c’entra nulla questo.
    Appunto, non centra nulla con la mia argomentazione, quindi non capisco perchè inserire questa puntualizzazione fuori luogo…
    Ma vabbhe, ormai che ci siamo: non sono daccordo per quanto riguarda l’ID. Non voglio però addentrarmi in un dibattito a riguardo perchè tanto le motivazioni per le quali affermi che non è una teoria scientifica le so già tutte e so per esperienza che nessuno dei due si sposterebbe di un millimetro.
    Non mi esprimo invece, per ignoranza e per eccessiva vaghezza del termine, su quella che hai definito “Creation Science“.

    Ma, tornando a bomba all’argomento iniziale, tutto ciò non centra niente con la mia argomentazione. Questo è ben ribadire…

    Questo è “semplicemente” prendere coscienza di cosa dicono i fatti e quindi su di essi fornire descrizioni, ipotesi, che permettono meglio di inquadrare un fenomeno per quel che è in modo scientifico senza dogmi imposti da un paradigma.
    No, “prendere coscienza di cosa dicono i fatti” e fornirne ipotesi esplicative sono due passaggi ben differenti e separati fra loro.

    Ciò è utile per rimarcare un concetto.
    A me l’utilità sfugge onestamente…

    Quando vado a studiare un fenomeno, basandomi sui dati che ho, sulle osservazioni che sono state fatte e che è possibile fare, su quelli che sono i dati empirici in prima battuta valuterò se sia spiegabile in modo ordinario. E da una popolazione originaria ai vari floresiensis, erectus, sapiens, heilderbengensis, denisova, peking e via via è un qualcosa spiegabile in modo ordinario come può esserlo per l’evoluzione dei canidi, suidi, felidi, meli, insalate etc.. Se non ci sono cose concrete che mi impongano a non accettare la visione ordinaria di un fenomeno scientificamente assumo che sia andata così.
    La “visione ordinaria di un fenomeno“???
    Quest’affermazione non ha senso, se non in un contesto totalitariamente paradigmatico, che è lo scenario contrario a quello da te prospettato…
    Come già detto spiegare/intepretare i dati è un passaggio differente e separato dalla loro semplice enunciazione ed elencatura così come sono, altrimenti non ci sarebbe nessuna spiegazione/interpretazione degli stessi… è lapalissiano…
    La spiegazione è un’intepretazione e non c’è un “modo ordinario” di interpretare i dati e in uno scenario non totalitariamente paradigmatico le interpretazioni sono molteplici e quindi sono per necessità ontologica diverse, conniventi e concorrenti le une con le altre e nessuna quindi può essere ritenuta “ordinaria”… Inoltre, come già detto, esse non corripondono al dato stesso semplicemente riportato ma ne sono appunto la spiegazione…
    Questa tua affermazione non ha senso proprio sul piano semantico e logico.

    A parte questo continuo a non capire il senso delle tue puntualizzazioni…
    Hai compreso che di ipotesi stavo parlando e non di teoria e che in questo senso il mio appunto a 1/10 è corretto.
    Per questo non ne capisco il senso… 0o

    • “Hai compreso che di ipotesi stavo parlando e non di teoria e che in questo senso il mio appunto a 1/10 è corretto.”

      Quello l’ho già detto,però è evidente, e l’ho spiegato, cosa si andava chiedendo e non erano ipotesi.

      “No, “prendere coscienza di cosa dicono i fatti” e fornirne ipotesi esplicative sono due passaggi ben differenti e separati fra loro.”

      Si,ed io non ho mai detto ne scritto che lo siano. Semplicemnete non sono equivalenti ad una teoria(scientifica o non)

      Quando vado a studiare un fenomeno, basandomi sui dati che ho, sulle osservazioni che sono state fatte e che è possibile fare, su quelli che sono i dati empirici in prima battuta valuterò se sia spiegabile in modo ordinario. E da una popolazione originaria ai vari floresiensis, erectus, sapiens, heilderbengensis, denisova, peking e via via è un qualcosa spiegabile in modo ordinario come può esserlo per l’evoluzione dei canidi, suidi, felidi, meli, insalate etc.. Se non ci sono cose concrete che mi impongano a non accettare la visione ordinaria di un fenomeno scientificamente assumo che sia andata così.

      Ha invece assolutamente senso,dove con ordinario si intende ovviamente qualcosa che rientri nei limiti della norma e della regolarità,ovvero se sotto determinate condizioni osservo che si verifica sempre un determinato fenomeno la prima teoria in presenza di quelle condizioni sarà quella che si verifichi quel fenomeno.
      A meno che non ci sia qualcosa che possa far pensare che si assista a qualcosa di diverso dall’ordinario.
      È un procedimento assolutamente normale e non paradigmatico.
      Nella botanica,nella zootecnica si è osservato in più occasioni che da una popolazione originaria è possibile produrre una varietà di sotto-popolazioni ognuna con caratteristiche anche molto marcate,così come si sono osservate estinzioni.
      La norma è quindi quella.E quindi se ho a che fare con individui di popolazioni differenti valuterò come ho scritto”in prima battuta se sia spiegabile” secondo la norma.
      Funziona così.Una volta che conoco un fenomeno se ci sono condizioni per cui potrebbe essersi verificata una situazione analoga valuterà se sia un caso dello stesso fenomeno.
      Chiaro?

      Lei non capisce il senso, ma io gliel’ho spiegato qui:

      http://www.enzopennetta.it/2013/10/il-cranio-di-dmanisi-nonostante-le-smentite-e-un-importante-punto-a-sfavore-della-teoria-neodarwiniana/#comment-19087

      Mi sembra che il concetto è chiaro,invero non so neanche spiegarlo in altri termini.
      Ad ogni modo,l’avevo detto,glielo ripeto,visto che mi pare che sia d’accordo,se 1/10 intendesse delle ipotesi di partenza haperfettamente ragione lei.
      Siccome però come ho scritto dal momento che chiedeva di “supposizioni soggette a falsificabilità ed ipotesi di lavoro ” e che nell’incipit chiaramente chiedeva uno ” scenario verosimile, contrario alla teoria neodarwiniana”
      mi pare logico che l’oggetto della richiesta fosse la classica teoria alternativa..

      Su questo discorso non ho altro da dire.

      P.S.
      “Creation Science“ non è un termine vago e non l’ho definito io così.

      • Quello l’ho già detto, però è evidente, e l’ho spiegato, cosa si andava chiedendo e non erano ipotesi.
        E non è che io non abbia capito la tua spiegazione…
        Ma come io ho spigato anche qualora 1/10 con “ipotesi di lavoro” ciò intendesse “teoria”, dato che il Darwinismo tale non è e dato che non ne esiste un’altra alternativa, solo di ipotesi si può parlare, e quella, alternativa, c’è.
        Fornire qualcosa di alternativo a qualcosa che non esiste non ha senso…
        Che il signor 1/10 se ne renda conto…

        Si,ed io non ho mai detto ne scritto che lo siano. Semplicemente non sono equivalenti ad una teoria (scientifica o non)
        Puntualizzazione inappropriata dato che io di ipotesi parlavo…

        Ha invece assolutamente senso, dove con ordinario si intende ovviamente qualcosa che rientri nei limiti della norma e della regolarità
        So benissimo cosa significa il termine “ordinario“. L’italiano lo conosco pure io.
        A me pare chiaro che tu invece non abbia compreso il senso del mio discorso…

        ovvero se sotto determinate condizioni osservo che si verifica sempre un determinato fenomeno la prima teoria in presenza di quelle condizioni sarà quella che si verifichi quel fenomeno.
        No, qua la “teoria” non centra niente.
        La teoria è uno step molto oltre e che ha a che fare con l’ambito dell’INTERPRETAZIONE dei fatti.
        Descrivere un fatto per quello che è senza fornire una spiegazione del PERCHÈ o del COME esso sia ciò che è in modo che tale spiegazione sia predittiva e falsificabile non è teorizzare…

        È un procedimento assolutamente normale e non paradigmatico.
        Questa è la prova che non hai compreso il mio discorso…
        Riproviamoci…

        Io NON HO SCRITTO che descrivere un fatto per quello che è (e NON quindi fornire una spiegazione del PERCHÈ o del COME tale fatto esista ed è quello che è) sia un procedimento paradigmatico…

        Ho affermato altresì che in un CONTESTO (termine con il quale volevo intendere uno scenario ipotetico) che NON sia “totalitariamente paradigmatico” (quindi, per capirci, NON come quello che stiamo vivendo oggi nel quale siamo in ostaggio del totalitarismo neo-Darwinista) non ha senso parlare di una “visione ordinaria di un fenomeno” perchè essendo la “visione” un’intepretazione (quindi COME MINIMO un’ipotesi) ed essendo il fenomeno interpretativo per sua natura un fenomeno dialettico che si presta alla connivente e concorrente molteplicità nelle sue possibili espressioni (cioè possono coesistere e concorrere diverse intepretazioni proprio perchè sono “interpretazioni” e non verità definitive, assolute ed incontestabili), in tale contesto NON totalitario, e quindi libero, non ha senso parlare di “ordinarietà” fenomeno (quello intepretativo) che per sua natura può avere molteplici espressioni, conniventi e concorrenti fra di loro…

        Se anche così non è chiaro allora abdico… -_-

        Nella botanica, nella zootecnica si è osservato in più occasioni che da una popolazione originaria è possibile produrre una varietà di sotto-popolazioni ognuna con caratteristiche anche molto marcate, così come si sono osservate estinzioni.
        Il che è un fatto, non un’ipotesi (e quindi un’interpretazione)…

        La norma è quindi quella. E quindi se ho a che fare con individui di popolazioni differenti valuterò come ho scritto ”in prima battuta” se sia spiegabile secondo la norma.
        Come già detto, la norma non è un spiegazione, sono proprio semanticamente questioni differenti… quindi questo enunciato non ha senso.
        Semmai verificherai se si verifica lo stesso fenomeno o no (che non è un’interpretazione dello stesso).
        Nel secondo caso dovrai fornire una spiegazione (quindi come minimo un’ipotesi) del PERCHÈ si verificano due fenomeni differenti al variare della popolazione.
        Inoltre ciò annullerebbe “l’ordinarietà” del primo fenomeno, questione che comunque continua non avere alcun senso porsi al fine di fornire una spiegazione del PERCHÈ o del COME si verifichino due fenomeni differenti.

        Chiaro?
        A me quello che scrivi è chiarissimo, non posso dire lo stesso di te nei miei confronti però.

        Lei non capisce il senso
        No, guardi, è proprio l’incontrario… ^_^

        Ad ogni modo, l’avevo detto,glielo ripeto,visto che mi pare che sia d’accordo, se 1/10 intendesse delle ipotesi di partenza haperfettamente ragione lei.
        Siccome però come ho scritto dal momento che chiedeva di “supposizioni soggette a falsificabilità ed “ipotesi di lavoro” e che nell’incipit chiaramente chiedeva uno “scenario verosimile, contrario alla teoria neodarwiniana” mi pare logico che l’oggetto della richiesta fosse la classica teoria alternativa…

        E io ho richiarito per l’ennesima volta all’inizio di questo commento perchè si è obbligati a parlare di ipotesi e a scartare la teoria…
        Speriamo questa volta sia chiaro…

        “Creation Science“ non è un termine vago e non l’ho definito io così.
        È un calderone nel quale ci si butta dentro di tutto alla bisogna in base all’interesse che si ha se si è pro o contro…
        Il fatto che qualcuno diverso da te abbia coniato il termine è irrilevante dato che in base al contesto e all’interlocutore tale termine cambia di significato e viene più o meno strumentalizzato e distorto…

        Su questo discorso non ho altro da dire.
        Se continui a rispondermi non comprendendo quanto scrivo ma distorcendolo e continuando a fare putualizzazioni non attinenti all’argomentazione iniziale mi costringi a rispondere per rettificare e chiarire…

        • Eppure Tommy,mi costringi a riaprire il discorso,ci sono cose su cui fraintendi e quindi poi,di conseguenza,non ne capisci altre

          Lo capisco anche dalle ultime battute in cui,evidentemente,confondi creazionismo (o creationism) con “creation science”.Ma sono due cose assolutamente diverse.

          In secondo luogo ,e quì è chiaro dove fondi il discorso verso 1/10 :

          “Ma come io ho spigato anche qualora 1/10 con “ipotesi di lavoro” ciò intendesse “teoria””

          Non è richiesta un’ipotesi di lavoro(o almeno non solo).Lui chiede “”
          uno scenario verosimile, contrario alla teoria neodarwiniana ,supposizioni vostre, magari soggette a falsificazione,ipotesi di lavoro…

          Ebbene una supposizione soggetta a falsificabilità e che si fondi su ipotesi di lavoro,uno scenario contrario al neodarwinismo e qui ,pur in modo non vcorretto,ma si parla di teoria.
          Non è rilevante se il neodarwinismo sia teoria scientifica o meno con il discorso,perché non ha senso trovare un’alternativa e proporre qualcosa che va sullo stesso piano.Come ho detto a quel punto tanto varrebbe un ID o la creation science(non creazionismo che non c’entra nulla).

          A scongiurare ogni dubbio il finale dove scrive:

          “Chiedo troppo e avrò la solita risposta “non lo sappiamo””

          È ovvio che si alluda a quello.Non ha infatti senso dire :

          “E io ho richiarito per l’ennesima volta all’inizio di questo commento perchè si è obbligati a parlare di ipotesi e a scartare la teoria…”

          È ovvio che prima si parli di ipotesi,di anlisi dei fatti e tutto quanto,e Masiero l’ha spiegato dicendo e mostrando che si cerca anche di costruire oltre che di ,giustamente,demolire.Demolizione che è cosa scientifica anche qualora non si cerchi di costruire però,in quanto non è necessaria alcuna alternativa per dire se una cosa funzioni oppure no,come più volte ricordato.

          E le ipotesi di lavoro su cui si parte non rientrerebbero comunque in quello che dice lei,perché tali ipotesi servono per definire l’origine delle specie e non per spiegare particolari fenomeni che le interissino.
          Benché anche questa sia ovviamente parte importante.

          E da questo il discorso sulla norma.
          Che è generico e non riferito a neodarwinismo come evidentemente(ciò emerge dal suo commento)ha capito lei.
          Infatti

          “Semmai verificherai se si verifica lo stesso fenomeno o no (che non è un’interpretazione dello stesso).

          ..che equivale a dire che valuterò se sia spiegabile
          secondo la norma.

          Le porto un esempio. Diciamo che si parli dell’E.Coli di Lenski.È possibile pensare che si tratti di un adattamento in seguito a stimoli ambientali,contingenze e tutto quanto(pur non comportando nessuna nuovainformazione).
          Una fortuita rottura del meccanismo di spegnimento di una pompa.
          Ciò non toglie che sia possibile che sia una caratteristica propria del batterio adattarsi mediante quelle fasi(in base alle caratteristiche proprie della specie),come alcuni hanno ipotizzato.
          Però finché non ci sono motivi tengo per buona l’altra spiegazione.
          E il neodarwinismo come vede non c’entra.

          E così è per la popolazione degli Homo.
          la norma è che individui che presentano determinate differenze e al tempo stesso determinate caratteristiche rientrino tutti in un ramo microevolutivo,con meccanismi microevolutivi noti,da cui da una popolazione iniziale,archetipo,con elevata variabilità si è prodotta una gran varietà di popolazioni,che appartengono però alla stessa “specie”.
          Poi potrebbero essere intervenuti altri meccanismi,ma se non ci sono motivi per pensarlo mi è sufficiente questa spiegazione.

          Il neodarwinismo in questo caso dava una spiegazione “stra-ordinaria” perché poneva come se vi fossero specie differenti e vi fosse una macroevoluzione graduale neodarwiniana che portasse al sapiens.E lo faceva senza corroborazioni.
          E con nuovi dati,ultimo l’uomo georgiano,questa spiegazione si sgretola sempre di più.

  14. Eppure Tommy, mi costringi a riaprire il discorso, ci sono cose su cui fraintendi e quindi poi, di conseguenza, non ne capisci altre
    Ti rendi conto che continuiamo a contro-accusarci in maniera speculare vero? -_-

    Lo capisco anche dalle ultime battute in cui, evidentemente, confondi creazionismo (o creationism) con “creation science”. Ma sono due cose assolutamente diverse.
    Io non confondo niente…
    Basta farsi un giro su Wikipedia, per esempio, facendo un salto dalla pagina inglese “Creation Science” a quella rispettiva italiana per vedere cambiare il titolo in “Antievoluzionismo” e poi andare in quella inglese di “Creationism” per vedere che i concetti sono ridondanti e speculari con quella di “Creation Science e di “Antievoluzionismo” (termine con il quale non si intende solo anti-Darwinismo)…
    Ribadisco quanto ho detto e con estrema sicurezza: su questa questione non esiste nessuna uniformità terminologica, solo punti di vista relativi in base al contesto e agli interessi di parte di chi ne parla…

    Non è richiesta un’ipotesi di lavoro (o almeno non solo). Lui chiede “uno scenario verosimile, contrario alla teoria neodarwiniana ,supposizioni vostre, magari soggette a falsificazione, ipotesi di lavoro”. Ebbene una supposizione soggetta a falsificabilità e che si fondi su ipotesi di lavoro,uno scenario contrario al neodarwinismo e qui ,pur in modo non vcorretto,ma si parla di teoria. Non è rilevante se il neodarwinismo sia teoria scientifica o meno con il discorso, perché non ha senso trovare un’alternativa e proporre qualcosa che va sullo stesso piano. Come ho detto a quel punto tanto varrebbe un ID o la creation science (non creazionismo che non c’entra nulla). A scongiurare ogni dubbio il finale dove scrive: “Chiedo troppo e avrò la solita risposta “non lo sappiamo”. È ovvio che si alluda a quello.
    Emmmmobbbbbbastaaaaaaperòòòòò!!! 😀
    Ho capito cosa dice te… non c’è bisogno che continui a ripeterlo…
    Per me le tue rimangono solo puntualizzazioni inutili.
    Non sei d’accordo con me? Bene, neanche io con te.
    Pace e bene…

    Non ha infatti senso dire: “E io ho richiarito per l’ennesima volta all’inizio di questo commento perchè si è obbligati a parlare di ipotesi e a scartare la teoria…
    No, ha perfettamente senso.
    Solo che te devi puntualizzare inutilmente perchè in realtà sei più interessato a dire che l’ID e la “Creation Science” non siano teorie scientifiche per dissimulare l’enorme vuoto che la vostra critica “solo anti-Darwinista” al Darwinismo lascia nel non fornire una teoria scientifica nè per l’origine della vita nè della comparsa di nuova informazione genetica (mi riservo di leggermi però il documento fornito dal prof. Masiero per valutare se invece esso possa sopperire finalmente e in maniera esaustiva a questo vuoto).
    Questo a causa del vostro approccio sostanzialmente naturalista e materialista (perchè in questo non siete in nulla differenti dai Darwinisti sebbene siate filosoficamente teisti) incapace, almeno fino ad oggi, di spiegare nè l’origine della materia nè quella della vita nè quella della nuova informazione genetica.
    Quindi dato che non sapete fornire una teoria scientifica in merito, e ciò evidentemente vi rode di brutto (anche se cercate di dissimulare), attaccate l’ID e la “Creation Science” che non digerite per motivi che voi spacciate per “scientifici” (affermo questo perchè ritengo che su alcune questioni avete ragione ma su altre no).
    È solo questo il tuo problema…
    Ed è veramente triste.

    E le ipotesi di lavoro su cui si parte non rientrerebbero comunque in quello che dice lei, perché tali ipotesi servono per definire l’origine delle specie e non per spiegare particolari fenomeni che le interissino.
    No, quella che io ho definito essere un’ipotesi è la spiegazione “regressiva” del fenomeno della microevoluzione che non riguarda l’origine delle specie…
    Sulle origini ho specificato molto chiaramente che non c’è spiegazione…
    Continua a sembrarmi lampante che sia te a non capire quello che scrivo io e non viceversa… -_-

    P.S. Ma perchè poi hai ricominciato a darmi del lei???

    Le porto un esempio. Diciamo che si parli dell’E.Coli di Lenski. È possibile pensare che si tratti di un adattamento in seguito a stimoli ambientali, contingenze e tutto quanto (pur non comportando nessuna nuova informazione). Una fortuita rottura del meccanismo di spegnimento di una pompa.
    Non è che “è possibile“… È COSÌ!
    Questo è un fatto. È la sua descrizione disinteressata, non un’ipotesi (interpretazione).

    Ciò non toglie che sia possibile che sia una caratteristica propria del batterio adattarsi mediante quelle fasi (in base alle caratteristiche proprie della specie), come alcuni hanno ipotizzato. Però finché non ci sono motivi tengo per buona l’altra spiegazione.
    L’intepretazione del fatto avviene nel momento in cui si cerca di sostenere che tali “fortuite rotture” possano essere viste come meccenismi in grado di produrre nel tempo nuova informazione genetica per sovrapposizione casuale di diverse funzioni.
    Questa è un’ipotesi sulle possibili conseguenze che il fatto di cui sopra potrebbe avere nel tempo.

    E il neodarwinismo come vede non c’entra.
    Nella suddetta intepretazione il neodarwinismo è tutto.

    E così è per la popolazione degli Homo. La norma è che individui che presentano determinate differenze e al tempo stesso determinate caratteristiche rientrino tutti in un ramo microevolutivo con meccanismi microevolutivi noti
    Questo è un fatto, non una “norma”.
    Continuo a contestarti sul piano semantico l’utilizzo dei termini…
    Con il termine “norma” entriamo nel reame statistico ma siamo semanticamente su argomenti differenti…
    Un fatto è tale è basta.

    Poi potrebbero essere intervenuti altri meccanismi, ma se non ci sono motivi per pensarlo mi è sufficiente questa spiegazione.
    Ma nessuno sente l’esigenza di fornire altri meccanismi per spiegare il fatto in questione…
    Il dibattito verte invece sul questione se i meccanismi microevolutivi siano in grado produrre nuova informazione genetica, generando nuovi taxa…

    Guarda davvero…
    Per me stai continuando a puntualizzare sul nulla sbagliando i termini sul piano semantico…

    A questo punto direi che è evidente che utilizziamo due vocabolari differenti…
    Prendiamo atto e basta… -_-